mercoledì 10 ottobre 2012

La premessa di Joseph Ratzinger ai suoi scritti conciliari: "Fu una giornata splendida quando, l'11 ottobre 1962..."


ANNO DELLA FEDE (11 OTTOBRE 2012 - 24 NOVEMBRE 2013): LO SPECIALE DEL BLOG 

DISCORSI, MESSAGGI ED OMELIE DEL SANTO PADRE IN OCCASIONE DELL'ANNO DELLA FEDE


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Concilio. Per raccontare quegli anni (Vian)


Concilio, il Papa: un'ermeneutica della rottura è assurda, contraria allo spirito e alla volontà dei Padri conciliari


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Benedetto XVI: "Vi racconto il mio Concilio". Il Papa cronista d'eccezione per l'Osservatore Romano (Galeazzi)

«Fu una giornata splendida» ricorda Benedetto XVI

Fu una giornata splendida quando, l'11 ottobre 1962, con l'ingresso solenne di oltre duemila Padri conciliari nella Basilica di San Pietro a Roma, si aprì il Concilio Vaticano II. 
Nel 1931 Pio XI aveva dedicato questo giorno alla festa della Divina Maternità di Maria, in memoria del fatto che millecinquecento anni prima, nel 431, il concilio di Efeso aveva solennemente riconosciuto a Maria tale titolo, per esprimere così l'unione indissolubile di Dio e dell'uomo in Cristo. Papa Giovanni XXIII aveva fissato per quel giorno l'inizio del concilio, al fine di affidare la grande assemblea ecclesiale, da lui convocata, alla bontà materna di Maria, e ancorare saldamente il lavoro del concilio nel mistero di Gesù Cristo. Fu impressionante vedere entrare i vescovi provenienti da tutto il mondo, da tutti i popoli e razze: un'immagine della Chiesa di Gesù Cristo che abbraccia tutto il mondo, nella quale i popoli della terra si sanno uniti nella sua pace.
Fu un momento di straordinaria attesa. Grandi cose dovevano accadere. I concili precedenti erano stati quasi sempre convocati per una questione concreta alla quale dovevano rispondere. Questa volta non c'era un problema particolare da risolvere. Ma proprio per questo aleggiava nell'aria un senso di attesa generale: il cristianesimo, che aveva costruito e plasmato il mondo occidentale, sembrava perdere sempre più la sua forza efficace
Appariva essere diventato stanco e sembrava che il futuro venisse determinato da altri poteri spirituali. La percezione di questa perdita del presente da parte del cristianesimo e del compito che ne conseguiva era ben riassunta dalla parola “aggiornamento”. Il cristianesimo deve stare nel presente per potere dare forma al futuro. 
Affinché potesse tornare a essere una forza che modella il domani, Giovanni XXIII aveva convocato il concilio senza indicargli problemi concreti o programmi. Fu questa la grandezza e al tempo stesso la difficoltà del compito che si presentava all'assemblea ecclesiale.
I singoli episcopati indubbiamente si avvicinarono al grande avvenimento con idee diverse. Alcuni vi giunsero più con un atteggiamento d'attesa verso il programma che doveva essere sviluppato. Fu l'episcopato centroeuropeo -- Belgio, Francia e Germania -- ad avere le idee più decise. Nel dettaglio l'accento veniva posto senz'altro su aspetti diversi; tuttavia c'erano alcune priorità comuni. 
Un tema fondamentale era l'ecclesiologia, che doveva essere approfondita dal punto di vista della storia della salvezza, trinitario e sacramentale; a questo si aggiungeva l'esigenza di completare la dottrina del primato del Concilio Vaticano i attraverso una rivalutazione del ministero episcopale. Un tema importante per gli episcopati centroeuropei era il rinnovamento liturgico, che Pio XII aveva già iniziato a realizzare. Un altro accento centrale, specialmente per l'episcopato tedesco, era messo sull'ecumenismo: il sopportare insieme la persecuzione da parte del nazismo aveva avvicinato molto i cristiani protestanti e quelli cattolici; ora questo doveva essere compreso e portato avanti anche a livello di tutta la Chiesa. A ciò si aggiungeva il ciclo tematico Rivelazione-Scrittura-Tradizione-Magistero. 
Tra i francesi si mise sempre più in primo piano il tema del rapporto tra la Chiesa e il mondo moderno, ovvero il lavoro sul cosiddetto «Schema XIII», dal quale poi è nata la Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo. Qui veniva toccato il punto della vera aspettativa del concilio. La Chiesa, che ancora in epoca barocca aveva, in senso lato, plasmato il mondo, a partire dal XIX secolo era entrata in modo sempre più evidente in un rapporto negativo con l'età moderna, solo allora pienamente iniziata. Le cose dovevano rimanere così? La Chiesa non poteva compiere un passo positivo nei tempi nuovi? Dietro l'espressione vaga “mondo di oggi” vi è la questione del rapporto con l'età moderna. Per chiarirla sarebbe stato necessario definire meglio ciò che era essenziale e costitutivo dell'età moderna. Questo non è riuscito nello «Schema XIII». Sebbene la Costituzione pastorale esprima molte cose importanti per la comprensione del “mondo” e dia rilevanti contributi sulla questione dell'etica cristiana, su questo punto non è riuscita a offrire un chiarimento sostanziale.
Inaspettatamente, l'incontro con i grandi temi dell'età moderna non avvenne nella grande Costituzione pastorale, bensì in due documenti minori, la cui importanza è emersa solo poco a poco con la ricezione del concilio. 
Si tratta anzitutto della Dichiarazione sulla libertà religiosa, richiesta e preparata con grande sollecitudine soprattutto dall'episcopato americano. La dottrina della tolleranza, così come era stata elaborata nei dettagli da Pio XII, non appariva più sufficiente dinanzi all'evolversi del pensiero filosofico e del modo di concepirsi dello Stato moderno. Si trattava della libertà di scegliere e di praticare la religione, come anche della libertà di cambiarla, in quanto diritti fondamentali alla libertà dell'uomo. 
Dalle sue ragioni più intime, una tale concezione non poteva essere estranea alla fede cristiana, che era entrata nel mondo con la pretesa che lo Stato non potesse decidere della verità e non potesse esigere nessun tipo di culto. 
La fede cristiana rivendicava la libertà alla convinzione religiosa e alla sua pratica nel culto, senza con questo violare il diritto dello Stato nel suo proprio ordinamento: i cristiani pregavano per l'imperatore, ma non lo adoravano. Da questo punto di vista si può affermare che il cristianesimo, con la sua nascita, ha portato nel mondo il principio della libertà di religione. Tuttavia, l'interpretazione di questo diritto alla libertà nel contesto del pensiero moderno era ancora difficile, poiché poteva sembrare che la versione moderna della libertà di religione presupponesse l'inaccessibilità della verità per l'uomo e che, pertanto, spostasse la religione dal suo fondamento nella sfera del soggettivo. 
È stato certamente provvidenziale che, tredici anni dopo la conclusione del concilio, Papa Giovanni Paolo II sia arrivato da un Paese in cui la libertà di religione veniva contestata dal marxismo, vale a dire a partire da una particolare forma di filosofia statale moderna. Il Papa proveniva quasi da una situazione che assomigliava a quella della Chiesa antica, sicché divenne nuovamente visibile l'intimo ordinamento della fede al tema della libertà, soprattutto la libertà di religione e di culto.
Il secondo documento che si sarebbe poi rivelato importante per l'incontro della Chiesa con l'età moderna è nato quasi per caso ed è cresciuto in vari strati. Mi riferisco alla dichiarazione Nostra aetate sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane. 
All'inizio c'era l'intenzione di preparare una dichiarazione sulle relazioni tra la Chiesa e l'ebraismo, testo diventato intrinsecamente necessario dopo gli orrori della shoah. I Padri conciliari dei Paesi arabi non si opposero a un tale testo, ma spiegarono che se si voleva parlare dell'ebraismo, allora si doveva spendere anche qualche parola sull'islam. Quanto avessero ragione a riguardo, in occidente lo abbiamo capito solo poco a poco. Infine crebbe l'intuizione che fosse giusto parlare anche di altre due grandi religioni -- l'induismo e il buddhismo -- come pure del tema religione in generale. A ciò si aggiunse poi spontaneamente una breve istruzione relativa al dialogo e alla collaborazione con le religioni, i cui valori spirituali, morali e socio-culturali dovevano essere riconosciuti, conservati e promossi (cfr. n. 2). Così, in un documento preciso e straordinariamente denso, venne inaugurato un tema la cui importanza all'epoca non era ancora prevedibile. Quale compito esso implichi, quanta fatica occorra ancora compiere per distinguere, chiarire e comprendere, appaiono sempre più evidenti. Nel processo di ricezione attiva è via via emersa anche una debolezza di questo testo di per sé straordinario: esso parla della religione solo in modo positivo e ignora le forme malate e disturbate di religione, che dal punto di vista storico e teologico hanno un'ampia portata; per questo sin dall'inizio la fede cristiana è stata molto critica, sia verso l'interno sia verso l'esterno, nei confronti della religione.
Se all'inizio del concilio avevano prevalso gli episcopati centroeuropei con i loro teologi, durante le fasi conciliari il raggio del lavoro e della responsabilità comuni si è allargato sempre più. I vescovi si riconoscevano apprendisti alla scuola dello Spirito Santo e alla scuola della collaborazione reciproca, ma proprio in questo modo si riconoscevano come servitori della Parola di Dio che vivono e operano nella fede. I Padri conciliari non potevano e non volevano creare una Chiesa nuova, diversa. 
Non avevano né il mandato né l'incarico di farlo. Erano Padri del concilio con una voce e un diritto di decisione solo in quanto vescovi, vale a dire in virtù del sacramento e nella Chiesa sacramentale. Per questo non potevano e non volevano creare una fede diversa o una Chiesa nuova, bensì comprenderle ambedue in modo più profondo e quindi davvero “rinnovarle”. Perciò un'ermeneutica della rottura è assurda, contraria allo spirito e alla volontà dei Padri conciliari.
Nel cardinale Frings ho avuto un “padre” che ha vissuto in modo esemplare questo spirito del concilio. Era un uomo di forte apertura e grandezza, ma sapeva anche che solo la fede guida ad uscire all'aperto, a quell'ampio orizzonte che rimane precluso allo spirito positivistico. È questa fede che voleva servire con il mandato ricevuto attraverso il sacramento dell'ordinazione episcopale. 
Non posso che essergli sempre grato per aver portato me -- il professore più giovane della Facoltà teologica cattolica dell'università di Bonn -- come suo consulente alla grande assemblea della Chiesa, permettendomi di essere presente in questa scuola e percorrere dall'interno il cammino del concilio. In questo volume sono raccolti i diversi scritti con i quali, in quella scuola, ho chiesto la parola. Si tratta di richieste di parola del tutto frammentarie, dalle quali traspare anche il processo di apprendimento che il concilio e la sua ricezione hanno significato e significano tuttora per me.
Mi auguro che questi molteplici contributi, con tutti i loro limiti, nel complesso possano comunque aiutare a comprendere meglio il concilio e a tradurlo in una giusta vita ecclesiale. Ringrazio di tutto cuore l'arcivescovo Gerhard Ludwig Müller e i collaboratori dell'Institut Papst Benedikt XVI. per lo straordinario impegno che hanno assunto per realizzare questo volume.

Castel Gandolfo, nella festa del santo vescovo Eusebio di Vercelli, 2 agosto 2012

BENEDETTO XVI

(©L'Osservatore Romano 11 ottobre 2012)

© Copyright 2012 - Libreria Editrice Vaticana

Il Papa: I documenti del Concilio Vaticano II, a cui bisogna ritornare liberandoli da una massa di pubblicazioni che spesso invece di farli conoscere li hanno nascosti, sono, anche per il nostro tempo, una bussola che permette alla nave della Chiesa di procedere in mare aperto, in mezzo a tempeste o ad onde calme e tranquille, per navigare sicura ed arrivare alla meta


Il teologo Joseph Ratzinger ed il card. Frings
ANNO DELLA FEDE (11 OTTOBRE 2012 - 24 NOVEMBRE 2013): LO SPECIALE DEL BLOG 

DISCORSI, MESSAGGI ED OMELIE DEL SANTO PADRE IN OCCASIONE DELL'ANNO DELLA FEDE


UDIENZA GENERALE: VIDEO INTEGRALE

CATECHESI DEL SANTO PADRE: AUDIO INTEGRALE


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Il Papa: liberare i documenti del Concilio da ammasso di interpretazioni. Al Concilio ero giovane professore, fu un'esperienza unica (Izzo)

All’udienza generale il Papa riflette sulla lezione fondamentale del Vaticano II (O.R.)


Benedetto XVI: "Vi racconto il mio Concilio". Il Papa cronista d'eccezione per l'Osservatore Romano (Galeazzi)

Il Papa: Il Concilio fu un momento di straordinaria attesa, grandi cose dovevano accadere (Asca)

Il Papa:il Concilio si confrontò con modernità senza conformarvisi


Il Papa: il Concilio spinge a vincere la sordità nei confronti di Dio. L'annuncio del Concilio provocò un comprensibile stupore (Izzo)


Udienza generale: servizio di Lucio Brunelli


Il Papa sul Concilio: Un grande evento di Chiesa, di cui sono stato testimone diretto (Sir)

Udienza generale. Benedetto XVI: la "bussola" del Concilio segna sempre la rotta della Chiesa 

Nell'udienza del mercoledì i ricordi personali di Benedetto XVI
40mila fedeli in Piazza San Pietro. Il Papa: prego per tutte le persone di lingua araba. Benedetto incoraggia Radio Maria ed i card. Scola e Bertello (Izzo)

Il Concilio di Ratzinger (Galeazzi)


Il Papa: il Vaticano II, allora, come oggi, pose "la questione di Dio" a un mondo secolarizzato (AsiaNews)

Il Papa: il Concilio è un invito a rimettere al centro Dio, leggete i documenti e non le troppe pubblicazioni che li hanno nascosti (Ambrogetti)

Il Papa: il Concilio e' una bussola che permette alla nave della Chiesa di procedere in mare aperto...


I ricordi del Papa: ero un giovane professore di teologia fondamentale all’Università di Bonn...

Il Papa all'udienza generale: il Concilio Vaticano II, forte appello a riscoprire la bellezza della fede (Radio Vaticana)


L’UDIENZA GENERALE,  10.10.2012


L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 10.30 in Piazza San Pietro dove il Santo Padre Benedetto XVI ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli giunti dall’Italia e da ogni parte del mondo.
Nel discorso in lingua italiana il Papa, alla vigilia del 50° anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II, ha incentrato la sua meditazione sui documenti conciliari.
Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre ha rivolto particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.
L’Udienza Generale si è conclusa con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica.

CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA 

Il Concilio Vaticano II


Cari fratelli e sorelle, 

siamo alla vigilia del giorno in cui celebreremo i cinquant’anni dall’apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II e l’inizio dell’Anno della fede
Con questa Catechesi vorrei iniziare a riflettere - con qualche breve pensiero - sul grande evento di Chiesa che è stato il Concilio, evento di cui sono stato testimone diretto.
Esso, per così dire, ci appare come un grande affresco, dipinto nella sua grande molteplicità e varietà di elementi, sotto la guida dello Spirito Santo. E come di fronte a un grande quadro, di quel momento di grazia continuiamo anche oggi a coglierne la straordinaria ricchezza, a riscoprirne particolari passaggi, frammenti, tasselli. 
Il Beato Giovanni Paolo II, alle soglie del terzo millennio,  scrisse: «Sento più che mai il dovere di additare il Concilio come la grande grazia di cui la Chiesa ha beneficiato nel secolo XX: in esso ci è offerta una sicura bussola per orientarci nel cammino del secolo che si apre» (Lett. ap. Novo millennio ineunte, 57). Penso che questa immagine sia eloquente. 
I documenti del Concilio Vaticano II, a cui bisogna ritornare liberandoli da una massa di pubblicazioni che spesso invece di farli conoscere li hanno nascosti, sono, anche per il nostro tempo, una bussola che permette alla nave della Chiesa di procedere in mare aperto, in mezzo a tempeste o ad onde calme e tranquille, per navigare sicura ed arrivare alla meta.

Io ricordo bene quel periodo: ero un giovane professore di teologia fondamentale all’Università di Bonn, e fu l’Arcivescovo di Colonia, il Cardinale Frings, per me un punto di riferimento umano e sacerdotale, che mi portò con sé a Roma come suo consulente teologo; poi fui anche nominato perito conciliare. Per me è stata un’esperienza unica: dopo tutto il fervore e l’entusiasmo della preparazione, ho potuto vedere una Chiesa viva - quasi tremila Padri conciliari da tutte le parti del mondo riuniti sotto la guida del Successore dell’Apostolo Pietro - che si mette alla scuola dello Spirito Santo, il vero motore del Concilio. Rare volte nella storia si è potuto, come allora, quasi «toccare» concretamente l’universalità della Chiesa in un momento di grande realizzazione della sua missione di portare il Vangelo in ogni tempo e fino ai confini della terra. In questi giorni, se rivedrete le immagini dell’apertura di questa grande Assise, attraverso la televisione o gli altri mezzi di comunicazione, potrete percepire anche voi la gioia, la speranza e l’incoraggiamento che ha dato a tutti noi il prendere parte a questo evento di luce, che si irradia fino ad oggi.

Nella storia della Chiesa, come penso sappiate, vari Concili hanno preceduto il Vaticano II. Di solito queste grandi Assemblee ecclesiali sono state convocate per definire elementi fondamentali della fede, soprattutto correggendo errori che la mettevano in pericolo. 
Pensiamo al Concilio di Nicea del 325, per contrastare l’eresia ariana e ribadire la divinità di Gesù Figlio Unigenito di Dio Padre; o a quello di Efeso, del 431, che definì Maria come Madre di Dio; a quello di Calcedonia, del 451, che affermò l’unica persona di Cristo in due nature, quella divina e quella umana. Per venire più vicino a noi, dobbiamo nominare il Concilio di Trento, nel XVI secolo, che ha chiarito punti essenziali della dottrina cattolica di fronte alla Riforma protestante; oppure il Vaticano I, che iniziò a riflettere su varie tematiche, ma ebbe il tempo di produrre solo due documenti, uno sulla conoscenza di Dio, la rivelazione, la fede e i rapporti con la ragione e l’altro sul primato del Papa e sull’infallibilità, perché fu interrotto per l’occupazione di Roma nel settembre del 1870.  
Se guardiamo al Concilio Ecumenico Vaticano II, vediamo che in quel momento del cammino della Chiesa non c’erano particolari errori di fede da correggere o condannare, né vi erano specifiche questioni di dottrina o di disciplina da chiarire. Si può capire allora la sorpresa del piccolo gruppo di Cardinali presenti nella sala capitolare del monastero benedettino a San Paolo Fuori le Mura, quando, il 25 gennaio 1959, il Beato Giovanni XXIII annunciò il Sinodo diocesano per Roma e il Concilio per la Chiesa Universale. 
La prima questione che si pose nella preparazione di questo grande evento fu proprio come cominciarlo, quale compito preciso attribuirgli. 
Il Beato Giovanni XXIII, nel discorso di apertura, l’11 ottobre di cinquant’anni fa, diede un’indicazione generale: la fede doveva parlare in un modo «rinnovato», più incisivo - perché il mondo stava rapidamente cambiando - mantenendo però intatti i suoi contenuti perenni, senza cedimenti o compromessi. Il Papa desiderava che la Chiesa riflettesse sulla sua fede, sulle verità che la guidano. Ma da questa seria, approfondita riflessione sulla fede, doveva essere delineato in modo nuovo il rapporto tra la Chiesa e l’età moderna, tra il Cristianesimo e certi elementi essenziali del pensiero moderno, non per conformarsi ad esso, ma per presentare a questo nostro mondo, che tende ad allontanarsi da Dio, l’esigenza del Vangelo in tutta la sua grandezza e in tutta la sua purezza (cfr Discorso alla Curia Romana per gli auguri natalizi, 22 dicembre 2005). 
Lo indica molto bene il Servo di Dio Paolo VI nell’omelia alla fine dell’ultima sessione del Concilio - il 7 dicembre 1965 - con parole straordinariamente attuali, quando afferma che, per valutare bene questo evento, «deve essere visto nel tempo in cui si è verificato. Infatti è avvenuto in un tempo in cui, come tutti riconoscono, gli uomini sono intenti al regno della terra piuttosto che al regno dei cieli; un tempo, aggiungiamo, in cui la dimenticanza di Dio si fa abituale, quasi la suggerisse il progresso scientifico; un tempo in cui l’atto fondamentale della persona umana, resa più cosciente di sé e della propria libertà, tende a rivendicare la propria autonomia assoluta, affrancandosi da ogni legge trascendente; un tempo in cui il “laicismo” è ritenuto  la conseguenza legittima del pensiero moderno e la norma più saggia per l’ordinamento temporale della società…  In questo tempo si è celebrato il nostro Concilio a lode di Dio, nel nome di Cristo, ispiratore lo Spirito Santo». 
E concludeva indicando nella questione di Dio il punto centrale del Concilio, quel Dio che «esiste realmente, vive, è una persona, è provvido, è infinitamente buono; anzi, non solo buono in sé, ma buono immensamente altresì per noi, è nostro Creatore, nostra verità, nostra felicità, a tal punto che l’uomo, quando si sforza di fissare la mente ed il cuore in Dio nella contemplazione, compie l’atto più alto e più pieno del suo animo, l’atto che ancor oggi può e deve essere il culmine degli innumerevoli campi dell’attività umana, dal quale essi ricevono la loro dignità» (AAS 58 [1966], 52-53).
Noi vediamo come il tempo in cui viviamo continui ad essere segnato da una dimenticanza e sordità nei confronti di Dio. Penso, allora, che dobbiamo imparare la lezione più semplice e più fondamentale del Concilio e cioè che il Cristianesimo nella sua essenza consiste nella fede in Dio, che è Amore trinitario, e nell’incontro, personale e comunitario, con Cristo che orienta e guida la vita: tutto il resto ne consegue. La cosa importante oggi, proprio come era nel desiderio dei Padri conciliari, è che si veda - di nuovo, con chiarezza - che Dio è presente, ci riguarda, ci risponde. E che, invece, quando manca la fede in Dio, crolla ciò che è essenziale, perché l’uomo perde la sua dignità profonda e ciò che rende grande la sua umanità, contro ogni riduzionismo. 
Il Concilio ci ricorda che la Chiesa, in tutte le sue componenti, ha il compito, il mandato di trasmettere la parola dell’amore di Dio che salva, perché sia ascoltata e accolta quella chiamata divina che contiene in sé la nostra beatitudine eterna.
Guardando in questa luce alla ricchezza contenuta nei documenti del Vaticano II, vorrei solo nominare le quattro Costituzioni, quasi i quattro punti cardinali della bussola capace di orientarci. La Costituzione sulla sacra Liturgia Sacrosanctum Concilium ci indica come nella Chiesa all’inizio c’è l’adorazione, c’è Dio, c’è la centralità del mistero della presenza di Cristo. 
E la Chiesa, corpo di Cristo e popolo pellegrinante nel tempo, ha come compito fondamentale quello di glorificare Dio, come esprime la Costituzione dogmatica Lumen gentium
Il terzo documento che vorrei citare è la Costituzione sulla divina Rivelazione Dei Verbum: la Parola vivente di Dio convoca la Chiesa e la vivifica lungo tutto il suo cammino nella storia. E il modo in cui la Chiesa porta al mondo intero la luce che ha ricevuto da Dio perché sia glorificato, è il tema di fondo della Costituzione pastorale Gaudium et spes.  
Il Concilio Vaticano II è per noi un forte appello a riscoprire ogni giorno la bellezza della nostra fede, a conoscerla in modo profondo per un più intenso rapporto con il Signore, a vivere fino in fondo la nostra vocazione cristiana. 
La Vergine Maria, Madre di Cristo e di tutta la Chiesa, ci aiuti a realizzare e a portare a compimento quanto i Padri conciliari, animati dallo Spirito Santo, custodivano nel cuore: il desiderio che tutti possano conoscere il Vangelo e incontrare il Signore Gesù come via, verità e vita.Grazie!

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martedì 9 ottobre 2012

"GESU' DI NAZARET" DI JOSEPH RATZINGER-BENEDETTO XVI (TERZO VOLUME): LO SPECIALE DEL BLOG

"GESU' DI NAZARET" DI JOSEPH RATZINGER-BENEDETTO XVI (PRIMO VOLUME): LO SPECIALE DEL BLOG

"GESU' DI NAZARET" DI JOSEPH RATZINGER-BENEDETTO XVI (SECONDO VOLUME): LO SPECIALE DEL BLOG

"GESU' DI NAZARET, VOLUME TERZO. LA PREMESSA DEL SANTO PADRE



IN LIBRERIA "L'INFANZIA DI GESU'" DI JOSEPH RATZINGER-BENEDETTO XVI

ANNO DELLA FEDE (11 OTTOBRE 2012 - 24 NOVEMBRE 2013): LO SPECIALE DEL BLOG 

IL TERZO VOLUME DEL SANTO PADRE SU GESU' DI NAZARET: ANTICIPAZIONI


BRANI E STRALCI


"GESU' DI NAZARET, VOLUME TERZO. DUE ESTRATTI


"Gesù di Nazaret", terzo volume. «Cresceva in sapienza, età e grazia»: Gesù vero uomo e vero Dio

"Gesù di Nazaret", terzo volume. Gesù lascia la famiglia perché deve essere presso il Padre

"Gesù di Nazaret", terzo volume. La gioia del Natale


"Gesù di Nazaret", terzo volume. Il quadro storico e teologico della narrazione della nascita nel Vangelo di Luca

"Gesù di Nazaret", terzo volume. Astrologia e religione nella storia dei Magi


"Gesù di Nazaret", terzo volume. La risposta essenziale di Maria all’Annunciazione: il suo semplice «sì»

"Gesù di Nazaret", terzo volume. Il ruolo di una donna, Maria, nella storia del mondo

ARTICOLI E COMMENTI

L'infanzia di Gesù nel libro di Benedetto XVI. Sotto la protezione della Vergine Maria (Alain Besançon)

L'importanza della trilogia di Benedetto XVI su Gesù completata con il prologo sui Vangeli dell'infanzia (Gerhard Ludwig Müller)

Nell' "Infanzia di Gesù" tutte le ragioni del Cristianesimo (Carbajosa)

Invito alla lettura del volume "L'infanzia di Gesù" di Joseph Ratzinger-Benedetto XVI (Leuzzi)


In compagnia di Benedetto. Quest'anno lo vivremo con le pagine del ''piccolo libro'' del Papa (Mariani)

Il libro di Benedetto XVI che completa la trilogia su Gesù di Nazaret a confronto con l'introduzione dell'enciclica «Deus caritas est» e con l'«Introduzione al cristianesimo» di Joseph Ratzinger (Di Cicco)

Natale: “Non un mito ma realtà storica”. “L’infanzia di Gesù”, l’opera di Ratzinger-Benedetto XVI nel commento di Paolo Facciotto

"L'infanzia di Gesù" nella recensione di Mons. Bruno Forte (Corriere della sera)

Libro del Papa su Gesù. Don Bux: un bestseller che unisce cuore e ragione


Caro Gesù Bambino, la letterina di Joseph Ratzinger (Ambrogetti)


Traduzioni papali. E da Ingrid si propagò l’errore (Magister)


Boom del Papa nelle librerie. A guidare le classifiche delle vendite è ancora, questa settimana, «L'infanzia di Gesù» (Bevilacqua)


"L'infanzia di Gesù" guida la classifica dei libri più venduti (Panorama)


Grazie al libro del Papa sull’”Infanzia di Gesù” il mio presepe quest’anno prenderà vita (Pippo Corigliano)


«L'infanzia di Gesù» di Benedetto XVI. Da Bach e Berlioz fino a Ratzinger (González de Cardedal)

"L'infanzia di Gesù" domina anche la classifica digitale: è il primo degli ebook (Rastelli)


L'infanzia di Gesù nell'ultimo studio di Joseph Ratzinger (Zambaldo)



"L'infanzia di Gesù" è il libro più venduto in Italia


Quando Gesù era bambino. Il card. Ravasi commenta il libro del Papa

"L'infanzia di Gesù", Lombardi: un servizio fondamentale alla fede. Il libro del Papa ci accompagna al Natale (Izzo)

Lombardi: il libro su Gesù servizio più fondamentale e più urgente di molti altri nel governo della Chiesa


"L'infanzia di Gesù", un libro una promessa: editoriale di padre Lombardi (Radio Vaticana)

Curia romana sotto accusa per il libro del Papa (Bevilacqua)

Le trilogie del Papa: la risposta di Benedetto ai corvi (Grana)


Ingrid Stampa e l’editing del libro del Papa (Tornielli)


"Introduzione al Cristianesimo" di Joseph Ratzinger: uno studio di Maurizio Buioni

Vangeli dell'infanzia: realtà rivisitata teologicamente, non mito. Il commento di Giuseppe Rusconi

"L'infanzia di Gesù" nel commento di Andrea Gagliarducci

"L'infanzia di Gesù", sala d'ingresso al Vangelo (Piccini)


L'infanzia di Gesù secondo Ratzinger ed il sogno compiuto di un Papa (Rodari)


Ne L'infanzia di Gesù, quel giorno che il cielo e la terra trattennero il fiato. Il commento di Lucio Brunelli

L’infanzia di Gesù, mattino della fede (Muolo)


L'Annunciazione e la stella dei magi: il nuovo libro di Ratzinger completa la trilogia del Nazareno (Tornielli)


"L'infanzia di Gesù": breve sintesi dell'ultimo libro di Benedetto XVI (R.V.)

L'ultimo libro del Papa: nel nome di una Donna ricomincia l'umanità (Antonio Sanfrancesco)

Da oggi nelle librerie la nuova opera del Papa su "L'infanzia di Gesù". Paolo Mieli: pagine emozionanti


"L'infanzia di Gesù" nel commento di Gian Guido Vecchi


"L'infanzia di Gesù" nel commento di Roberto Monteforte

"L'infanzia di Gesù" nel commento di Giacomo Galeazzi


Profezie, storia, politica, umiltà e fede nel libro di Papa Ratzinger (Marroni)

Il piccolo grande libro di Papa Ratzinger (Galluzzo)


Il libro del Papa sull'infanzia di Gesù. La parola che resta (Marina Corradi)


Il libro del Papa sull'infanzia di Gesù. La ricerca del volto (Mazza)

Nel libro del Papa il valore autentico di Gesù Bambino (Scaraffia)


In libreria da oggi "L'infanzia di Gesù" (Marcolivio)

Per il Papa i racconti dell'infanzia di Gesù non sono leggende né ricostruzioni fantasiose (Rodari)


Gesù di Nazaret di Joseph Ratzinger - Benedetto XVI. Tre in uno (Guidi)


"L'infanzia di Gesù" nel commeto di Armin Schwibach

Il ruolo di Maria nella storia del mondo

Il Papa conclude la trilogia su Gesù di Nazaret fra fede e storia (Ecclesia)

Il Santo Padre ed il Figlio dell'Uomo (Lucas Wiegelmann)

Un bambino e una donna. ''L'infanzia di Gesù'' conclude la trilogia iniziata nel 2006 (Sir)


"L'infanzia di Gesù": servizio di Lucio Brunelli

Il Papa e l'infanzia di Gesù (Zavattaro)


Papa: infanzia Gesù, storia non mito (Scaramuzzi)

Le quattro chiavi di Benedetto e la tenerezza di Sartre (Gianfranco Ravasi)


Mons. Mueller, dopo il libro su Gesù il Papa pubblicherà l'enciclica sulla fede (Giansoldati)

"Infanzia di Gesù", il Papa: sì, io credo: la verginità di Maria segno per il mondo (Izzo)


Il Papa scrittore. Vasta produzione pre e post elezione: Benedetto XVI ha innovato lo stile dei Papi (Ansa)


Il Papa torna professore. Per la terza volta il Pontefice indossa i panni del saggista e conclude una trilogia su Gesù di Nazaret


Il terzo volume del Papa su Gesù: servizio di Corriere tv

In libreria "L'infanzia di Gesù": servizio di Rome Reports

Dalla penna di Ratzinger un "piccolo-grande libro" (Marcolivio)

"L'infanzia di Gesù", Vian: il Papa risponde allo scetticismo esegetico degli Anni Sessanta

L'infanzia di Gesù, esce il terzo libro del Papa ed è già un best seller (Giansoldati)


Paolo Mieli: il libro su Gesù non è solo l'opera di un Papa ma anche di un uomo, come Joseph Ratzinger, che è tra le figure piu' importanti della cultura europea (Izzo)

La protesta dei magi (Vian)


Il Papa: i Vangeli dell'infanzia, storia reale che interroga tutti noi ancora oggi (AsiaNews)

Presentato il libro del Papa "L'infanzia di Gesù": da Betlemme l'uomo e la storia sono nuova realtà

Di dove sei tu? Completato il trittico con il quale il Papa presenta la figura di Gesù (O.R.)

"L'infanzia di Gesù", il Papa: ho cercato il dialogo con gli esegeti di ieri e di oggi (Izzo)


Il nuovo libro di Benedetto XVI sull'infanzia di Gesù (Giansoldati)

Nel suo libro il Papa tratta del mistero della Vergine, della simbologia dei Magi e della figura di Giuseppe (Repubblica)

Il Papa contesta che la cometa sia un racconto teologico, che non si dovrebbe mescolare con l'astronomia

Nel terzo volume della sua trilogia su Gesù Benedetto XVI cita Ravasi e Schönborn (Grana)

"L'infanzia di Gesù", il volume di 180 pagine è diviso in quattro capitoli

"L'infanzia di Gesù", il Papa: Giuseppe fu un uomo giusto (Izzo)


Presentazione del volume "L'infanzia di Gesù": video integrale

Libro del Papa su Gesù: servizio di Enzo Romeo

Il Papa: Gesù non era un disobbediente né un contestatore


Il Papa: L'evangelista Luca a volte accenna al fatto che Maria stessa era una delle sue fonti

Gesù bambino raccontato da Giuseppe (Magister)

"L'infanzia di Gesù", la teologa  Bingemer: Un libro di rara bellezza e di grande profondità

Libro, il Papa: non sono le stelle a guidare il destino degli uomini. Un nero fra i tre Re Magi perchè siamo tutti uguali (Izzo)


Da domani in libreria “L’infanzia di Gesù” (Sir)

Libro del Papa. Quando il cardinale Ratzinger pensò di scriverlo (Radio Vaticana)


Il Papa sulla verginità di Maria smentisce Sant'Agostino (Ambrogetti)

Il Papa: «Gesù nuovo inizio temuto dai potenti della terra»

Libro, il Papa: troppa fantasia nella traduzione della Cei e dei vescovi tedeschi. Nessun Presepio rinuncerà al bue ed all'asinello (Izzo)


Il Papa non risparmia qualche rilievo critico alla traduzione della Bibbia della Conferenza episcopale italiana e tedesca


Il Papa: Non è la stella a determinare il destino del Bambino, ma il Bambino guida la stella

Il Papa: Maria, madre di Gesù è stata una "donna coraggiosa", una donna "di grande interiorità" e una donna "che tiene insieme il cuore e la ragione" (Ansa)

Il Papa: I re magi rappresentano il cammino delle religioni verso Cristo


Presentato libro del Papa. Il card. Ravasi: Joseph Ratzinger ci coinvolge intensamente nella vita di Gesù (Radio Vaticana)

Il Papa: Matteo ci racconta la vera storia, che e' stata meditata ed interpretata teologicamente

Il Papa: L'amore non e' un romantico senso di benessere. Redenzione non e' wellness


Il Papa: Nella genealogia di Gesù compaiono i nomi di quattro donne non ebree

Libro del Papa, Lombardi: prima edizione un milione di copie. Volume pubblicato in 20 lingue (Izzo)

Il parto verginale di Maria e la reale risurrezione di Gesù dal sepolcro sono pietre di paragone per la fede

Nel suo ultimo libro «L'infanzia di Gesù» il Papa ricostruisce l'iconografia cristiana e natalizia


Il terzo libro del Papa su Gesù è incentrato molto anche sulla figura di Maria e Giuseppe


Amore e umiltà temi centrali del libro del Papa sull'infanzia di Gesù

Il Papa: alla politica sono assolutamente lasciati il proprio spazio e la propria responsabilità

Vaticano, nuovo libro Papa stampato in un mln di copie e in 20 lingue


I Vangeli dell’infanzia: racconti credibili, non miti. Il nuovo libro di Benedetto XVI sulla nascita di Gesù (Tornielli)


Stamattina in Vaticano la presentazione del terzo volume sulla vita di Gesù scritto dal Papa


La realpolitik, la pace secolare e un po' di Benedetto XVI. A partire dai Vangeli dell'Infanzia (Gagliarducci)


Il Papa completa la trilogia su Gesù con un inno all'amore umile (Juan Vicente Boo)

Nel nuovo libro su Gesù il Papa affronta i temi dell'amore e dell'umiltà (Izzo)

Benedetto racconta l'infanzia di Gesù (Galeazzi)

Nel libro di Papa Ratzinger che esce martedì si parte dalla verità dei Vangeli di Matteo e Luca (Gagliarducci)




Da mercoledì in libreria il volume di Benedetto XVI su Gesù dedicato ai Vangeli dell’infanzia (Grana)

L'infanzia di Gesù secondo Ratzinger (Ambrogetti)

Conto alla rovescia per l'uscita del libro del Papa sull'infanzia di Gesù (Giansoldati)


Il 20 novembre presentazione del libro del Papa sull'infanzia di Gesù


Il 20 novembre presentazione del libro sull'infanzia di Gesù con Ravasi e Mieli


PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI JOSEPH RATZINGER – BENEDETTO XVI: "L’INFANZIA DI GESÙ" - TERZO VOLUME SU GESÙ DI NAZARET

Papa Ratzinger "indaga" sulla nascita di Gesù (Cervo)

Esce il libro su Gesù di Papa Ratzinger. Trecentomila copie, edito da Rizzoli. La Tipografia vaticana non ha voluto stamparlo (Ansa)


Il libro del Papa sul Gesù fanciullo: una novità dentro una grande storia (Giardina)

Nel suo nuovo libro il Papa spiegherà che Gesù non è un mito


Terzo volume, il Papa: l'infanzia di Gesù indagata in dialogo con gli esegeti (Izzo)


Terzo volume, il Papa: non ci sono dubbi sull'epoca di Gesù. I gesti di Maria testimoniano amore non sentimentalismo (Izzo)

Il Papa indaga il mistero dell'infanzia di Gesù (Vecchi)

Alla Buchmesse col pensiero a Roma. La Libreria Editrice Vaticana e la Queriniana (Guidi)


A Natale si completa la trilogia del Papa su Gesù di Nazaret (Zenit)


Terzo volume del Santo Padre su Gesù: comunicato della Rizzoli

Il Papa: Il terzo volume su Gesù è una «sala d'ingresso» ai due precedenti (Rodari)

Alla Buchmesse sarà presentato il volume "L'infanzia di Gesù", il nuovo libro di Joseph Ratzinger-Benedetto XVI (Il Sole 24 Ore)


Nell’infanzia di Cristo la radice della gioia (Gaeta)


Si intitola "L'infanzia di Gesù" il nuovo libro di Benedetto XVI, terzo volume della trilogia su Gesù di Nazaret (Ansa)


"L'infanzia di Gesù", a Natale il nuovo libro del Papa (Tg1)

Il terzo libro del Papa su Gesù (Rome Reports)

Per Natale completata la trilogia dedicata dal Papa a Gesù di Nazaret (O.R.)


“L’infanzia di Gesù” è il titolo del nuovo libro di Joseph Ratzinger-Benedetto XVI, terzo e ultimo della trilogia su Gesù


Il Papa: Gesù "è nato in un'epoca determinabile con precisione"

Le anticipazioni sul terzo libro del Papa dedicato a Gesù di Nazaret (Radio Vaticana)


«Gesù non è un mito». Anticipati alcuni brani del nuovo libro del Papa (Tempi)

Il Papa: Non si tratta di un terzo volume ma di una specie di piccola 'sala d'ingresso' ai due precedenti volumi sulla figura e sul messaggio di Gesù di Nazaret

Nuovo libro su Gesù a Buchmesse, traduzione in 32 lingue


Ecco il nuovo libro del Papa su Gesù - Anticipazione (Il Foglio)

Gesù, la storia, la mangiatoia: ecco i primi brani del nuovo libro del Papa (Tornielli)

Il Papa ai padri sinodali: Il cristiano non deve essere tiepido. L’Apocalisse ci dice che questo è il più grande pericolo del cristiano: che non dica di no, ma un sì molto tiepido. Questa tiepidezza proprio discredita il cristianesimo. La fede deve divenire in noi fiamma dell’amore, fiamma che realmente accende il mio essere, diventa grande passione del mio essere, e così accende il prossimo. Questo è il modo dell’evangelizzazione: «Accéndat ardor proximos», che la verità diventi in me carità e la carità accenda come fuoco anche l’altro. Solo in questo accendere l’altro attraverso la fiamma della nostra carità, cresce realmente l’evangelizzazione, la presenza del Vangelo, che non è più solo parola, ma realtà vissuta

SINODO DEI VESCOVI SULLA NUOVA EVANGELIZZAZIONE PER LA TRASMISSIONE DELLA FEDE CRISTIANA (7-28 OTTOBRE 2012): LO SPECIALE DEL BLOG

ANNO DELLA FEDE (11 OTTOBRE 2012 - 24 NOVEMBRE 2013): LO SPECIALE DEL BLOG

DISCORSI, OMELIE E MESSAGGI DEL SANTO PADRE IN OCCASIONE DEL SINODO SULLA NUOVA EVANGELIZZAZIONE



RIFLESSIONE DEL SANTO PADRE NEL CORSO DELLA PRIMA CONGREGAZIONE GENERALE DELLA XIII ASSEMBLEA GENERALE ORDINARIA DEL SINODO DEI VESCOVI, 09.10.2012

Pubblichiamo di seguito il testo della meditazione che il Santo Padre Benedetto XVI ha tenuto ieri mattina alle ore 9, nell’Aula del Sinodo, nel corso della prima Congregazione Generale della XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, dopo la lectio brevis dell’Ora Terza:

MEDITAZIONE DEL SANTO PADRE

Cari Fratelli,

la mia meditazione si riferisce alla parola «evangelium» «euangelisasthai» (cfr Lc 4,18). 
In questo Sinodo vogliamo conoscere di più che cosa il Signore ci dice e che cosa possiamo o dobbiamo fare noi. E’ divisa in due parti: una prima riflessione sul significato di queste parole, e poi vorrei tentare di interpretare l’Inno dell’Ora Terza «Nunc, Sancte, nobis Spìritus», a pagina 5 del Libro delle Preghiere.
La parola «evangelium» «euangelisasthai» ha una lunga storia. 
Appare in Omero: è annuncio di una vittoria, e quindi annuncio di bene, di gioia, di felicità. Appare, poi, nel Secondo Isaia (cfr Is 40,9), come voce che annuncia gioia da Dio, come voce che fa capire che Dio non ha dimenticato il suo popolo, che Dio, il Quale si era apparentemente quasi ritirato dalla storia, c’è, è presente. E Dio ha potere, Dio dà gioia, apre le porte dell’esilio; dopo la lunga notte dell’esilio, la sua luce appare e dà la possibilità del ritorno al suo popolo, rinnova la storia del bene, la storia del suo amore. In questo contesto dell’evangelizzazione, appaiono soprattutto tre parole: dikaiosyne, eirene, soteria - giustizia, pace, salvezza. Gesù stesso ha ripreso le parole di Isaia a Nazaret, parlando di questo «Evangelo» che porta adesso proprio agli esclusi, ai carcerati, ai sofferenti e ai poveri. 
Ma per il significato della parola «evangelium» nel Nuovo Testamento, oltre a questo – il Deutero Isaia, che apre la porta -, è importante anche l’uso della parola fatto dall’Impero Romano, cominciando dall’imperatore Augusto. Qui il termine «evangelium» indica una parola, un messaggio che viene dall’Imperatore. Il messaggio, quindi, dell’Imperatore - come tale - porta bene: è rinnovamento del mondo, è salvezza. Messaggio imperiale e come tale un messaggio di potenza e di potere; è un messaggio di salvezza, di rinnovamento e di salute. Il Nuovo Testamento accetta questa situazione. San Luca confronta esplicitamente l’Imperatore Augusto con il Bambino nato a Betlemme: «evangelium» - dice - sì, è una parola dell’Imperatore, del vero Imperatore del mondo. Il vero Imperatore del mondo si è fatto sentire, parla con noi. E questo fatto, come tale, è redenzione, perché la grande sofferenza dell’uomo - in quel tempo, come oggi - è proprio questa: dietro il silenzio dell’universo, dietro le nuvole della storia c’è un Dio o non c’è? E, se c’è questo Dio, ci conosce, ha a che fare con noi? Questo Dio è buono, e la realtà del bene ha potere nel mondo o no? Questa domanda oggi è così attuale come lo era in quel tempo. Tanta gente si domanda: Dio è una ipotesi o no? E’ una realtà o no? Perché non si fa sentire? «Vangelo» vuol dire: Dio ha rotto il suo silenzio, Dio ha parlato, Dio c’è. Questo fatto come tale è salvezza: Dio ci conosce, Dio ci ama, è entrato nella storia. Gesù è la sua Parola, il Dio con noi, il Dio che ci mostra che ci ama, che soffre con noi fino alla morte e risorge. Questo è il Vangelo stesso. Dio ha parlato, non è più il grande sconosciuto, ma ha mostrato se stesso e questa è la salvezza.
La questione per noi è: Dio ha parlato, ha veramente rotto il grande silenzio, si è mostrato, ma come possiamo far arrivare questa realtà all’uomo di oggi, affinché diventi salvezza? Di per sé il fatto che abbia parlato è la salvezza, è la redenzione. 
Ma come può saperlo l’uomo? Questo punto mi sembra che sia un interrogativo, ma anche una domanda, un mandato per noi: possiamo trovare risposta meditando l’Inno dell’Ora Terza «Nunc, Sancte, nobis Spìritus». La prima strofa dice: «Dignàre promptus ingeri nostro refusus, péctori», e cioè preghiamo affinché venga lo Spirito Santo, sia in noi e con noi. 
Con altre parole: noi non possiamo fare la Chiesa, possiamo solo far conoscere quanto ha fatto Lui. La Chiesa non comincia con il «fare» nostro, ma con il «fare» e il «parlare» di Dio. Così gli Apostoli non hanno detto, dopo alcune assemblee: adesso vogliamo creare una Chiesa, e con la forma di una costituente avrebbero elaborato una costituzione. No, hanno pregato e in preghiera hanno aspettato, perché sapevano che solo Dio stesso può creare la sua Chiesa, che Dio è il primo agente: se Dio non agisce, le nostre cose sono solo le nostre e sono insufficienti; solo Dio può testimoniare che è Lui che parla e ha parlato. 
Pentecoste è la condizione della nascita della Chiesa: solo perché Dio prima ha agito, gli Apostoli possono agire con Lui e con la sua presenza e far presente quanto fa Lui. Dio ha parlato e questo «ha parlato» è il perfetto della fede, ma è sempre anche un presente: il perfetto di Dio non è solo un passato, perché è un passato vero che porta sempre in sé il presente e il futuro. Dio ha parlato vuol dire: «parla». E come in quel tempo solo con l’iniziativa di Dio poteva nascere la Chiesa, poteva essere conosciuto il Vangelo, il fatto che Dio ha parlato e parla, così anche oggi solo Dio può cominciare, noi possiamo solo cooperare, ma l’inizio deve venire da Dio. Perciò non è una mera formalità se cominciano ogni giorno la nostra Assise con la preghiera: questo risponde alla realtà stessa. Solo il precedere di Dio rende possibile il camminare nostro, il cooperare nostro, che è sempre un cooperare, non una nostra pura decisione. Perciò è importante sempre sapere che la prima parola, l’iniziativa vera, l’attività vera viene da Dio e solo inserendoci in questa iniziativa divina, solo implorando questa iniziativa divina, possiamo anche noi divenire - con Lui e in Lui - evangelizzatori. 
Dio è l’inizio sempre, e sempre solo Lui può fare Pentecoste, può creare la Chiesa, può mostrare la realtà del suo essere con noi. Ma dall’altra parte, però, questo Dio, che è sempre l’inizio, vuole anche il coinvolgimento nostro, vuole coinvolgere la nostra attività, così che le attività sono teandriche, per così dire, fatte da Dio, ma con il coinvolgimento nostro e implicando il nostro essere, tutta la nostra attività. 
Quindi quando facciamo noi la nuova evangelizzazione è sempre cooperazione con Dio, sta nell’insieme con Dio, è fondata sulla preghiera e sulla sua presenza reale. 
Ora, questo nostro agire, che segue dall’iniziativa di Dio, lo troviamo descritto nella seconda strofa di questo Inno: «Os, lingua, mens, sensus, vigor, confessionem personent, flammescat igne caritas, accendat ardor proximos». Qui abbiamo, in due righe, due sostantivi determinanti: «confessio» nelle prime righe, e «caritas» nelle seconde due righe. «Confessio» e «caritas», come i due modi in cui Dio ci coinvolge, ci fa agire con Lui, in Lui e per l’umanità, per la sua creatura: «confessio» e «caritas». E sono aggiunti i verbi: nel primo caso «personent» e nel secondo «caritas» interpretato con la parola fuoco, ardore, accendere, fiammeggiare. Vediamo il primo: «confessionem personent». La fede ha un contenuto: Dio si comunica, ma questo Io di Dio si mostra realmente nella figura di Gesù ed è interpretato nella «confessione» che ci parla della sua concezione verginale della Nascita, della Passione, della Croce, della Risurrezione. Questo mostrarsi di Dio è tutto una Persona: Gesù come il Verbo, con un contenuto molto concreto che si esprime nella «confessio». Quindi, il primo punto è che noi dobbiamo entrare in questa «confessione», farci penetrare, così che «personent» - come dice l’Inno - in noi e tramite noi. 
Qui è importante osservare anche una piccola realtà filologica: «confessio» nel latino precristiano si direbbe non «confessio» ma «professio» (profiteri): questo è il presentare positivamente una realtà. Invece la parola «confessio» si riferisce alla situazione in un tribunale, in un processo dove uno apre la sua mente e confessa. In altre parole, questa parola «confessione», che nel cristiano latino ha sostituito la parola «professio», porta in sé l’elemento martirologico, l’elemento di testimoniare davanti a istanze nemiche alla fede, testimoniare anche in situazioni di passione e di pericolo di morte
Alla confessione cristiana appartiene essenzialmente la disponibilità a soffrire: questo mi sembra molto importante. Sempre nell’essenza della «confessio» del nostro Credo, è implicata anche la disponibilità alla passione, alla sofferenza, anzi, al dono della vita. E proprio questo garantisce la credibilità: la «confessio» non è qualunque cosa che si possa anche lasciar cadere; la «confessio» implica la disponibilità di dare la mia vita, di accettare la passione. Questo è proprio anche la verifica della «confessio». Si vede che per noi la «confessio» non è una parola, è più che il dolore, è più che la morte. Per la «confessio» realmente vale la pena di soffrire, vale la pena di soffrire fino alla morte. Chi fa questa «confessio» dimostra così che veramente quanto confessa è più che vita: è la vita stessa, il tesoro, la perla preziosa e infinita. Proprio nella dimensione martirologica della parola «confessio» appare la verità: si verifica solo per una realtà per cui vale la pena di soffrire, che è più forte anche della morte, e dimostra che è verità che tengo in mano, che sono più sicuro, che «porto» la mia vita perché trovo la vita in questa confessione. 
Adesso vediamo dove dovrebbe penetrare questa «confessione»: «Os, lingua, mens, sensus, vigor». Da San Paolo, Lettera ai Romani 10, sappiamo che la collocazione della «confessione» è nel cuore e nella bocca: deve stare nel profondo del cuore, ma deve essere anche pubblica; deve essere annunciata la fede portata nel cuore: non è mai solo una realtà nel cuore, ma tende ad essere comunicata, ad essere confessata realmente davanti agli occhi del mondo. Così dobbiamo imparare, da una parte, ad essere realmente – diciamo - penetrati nel cuore dalla «confessione», così il nostro cuore è formato, e dal cuore trovare anche, insieme con la grande storia della Chiesa, la parola e il coraggio della parola, e la parola che indica il nostro presente, questa «confessione» che è sempre tuttavia una. «Mens»: la «confessione» non è solo cosa del cuore e della bocca, ma anche dell’intelligenza; deve essere pensata e così, come pensata e intelligentemente concepita, tocca l’altro e suppone sempre che il mio pensiero sia realmente collocato nella «confessione». «Sensus»: non è una cosa puramente astratta e intellettuale, la «confessio» deve penetrare anche i sensi della nostra vita. San Bernardo di Chiaravalle ci ha detto che Dio, nella sua rivelazione, nella storia di salvezza, ha dato ai nostri sensi la possibilità di vedere, di toccare, di gustare la rivelazione. Dio non è più una cosa solo spirituale: è entrato nel mondo dei sensi e i nostri sensi devono essere pieni di questo gusto, di questa bellezza della Parola di Dio, che è realtà. «Vigor»: è la forza vitale del nostro essere e anche il vigore giuridico di una realtà. Con tutta la nostra vitalità e forza, dobbiamo essere penetrati dalla «confessio», che deve realmente «personare»; la melodia di Dio deve intonare il nostro essere nella sua totalità. 
«Confessio» è la prima colonna - per così dire - dell’evangelizzazione e la seconda è «caritas». 
La «confessio» non è una cosa astratta, è «caritas», è amore. Solo così è realmente il riflesso della verità divina, che come verità è inseparabilmente anche amore. Il testo descrive, con parole molto forti, questo amore: è ardore, è fiamma, accende gli altri. C’è una passione nostra che deve crescere dalla fede, che deve trasformarsi in fuoco della carità. Gesù ci ha detto: Sono venuto per gettare fuoco alla terra e come desidererei che fosse già acceso. Origene ci ha trasmesso una parola del Signore: «Chi è vicino a me è vicino al fuoco». 
Il cristiano non deve essere tiepido. L’Apocalisse ci dice che questo è il più grande pericolo del cristiano: che non dica di no, ma un sì molto tiepido. Questa tiepidezza proprio discredita il cristianesimo. La fede deve divenire in noi fiamma dell’amore, fiamma che realmente accende il mio essere, diventa grande passione del mio essere, e così accende il prossimo. Questo è il modo dell’evangelizzazione: «Accéndat ardor proximos», che la verità diventi in me carità e la carità accenda come fuoco anche l’altro. Solo in questo accendere l’altro attraverso la fiamma della nostra carità, cresce realmente l’evangelizzazione, la presenza del Vangelo, che non è più solo parola, ma realtà vissuta. 
San Luca ci racconta che nella Pentecoste, in questa fondazione della Chiesa da Dio, lo Spirito Santo era fuoco che ha trasformato il mondo, ma fuoco in forma di lingua, cioè fuoco che è tuttavia anche ragionevole, che è spirito, che è anche comprensione; fuoco che è unito al pensiero, alla «mens». E proprio questo fuoco intelligente, questa «sobria ebrietas», è caratteristico per il cristianesimo. Sappiamo che il fuoco è all’inizio della cultura umana; il fuoco è luce, è calore, è forza di trasformazione. 
La cultura umana comincia nel momento in cui l’uomo ha il potere di creare fuoco: con il fuoco può distruggere, ma con il fuoco può trasformare, rinnovare. Il fuoco di Dio è fuoco trasformante, fuoco di passione - certamente - che distrugge anche tanto in noi, che porta a Dio, ma fuoco soprattutto che trasforma, rinnova e crea una novità dell’uomo, che diventa luce in Dio. 
Così, alla fine, possiamo solo pregare il Signore che la «confessio» sia in noi fondata profondamente e che diventi fuoco che accende gli altri; così il fuoco della sua presenza, la novità del suo essere con noi, diventa realmente visibile e forza del presente e del futuro. 

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