martedì 28 luglio 2009

VISITA PASTORALE DEL SANTO PADRE A TORINO (2 MAGGIO 2010): LO SPECIALE DEL BLOG


DISCORSI ED OMELIE DEL SANTO PADRE

Il Papa alla diocesi di Torino: "Non abbiate paura di affidarvi a Cristo: solo Lui puo' soddisfare le attese più profonde dell'animo umano" (Discorso del Santo Padre ai partecipanti al Pellegrinaggio dell’Arcidiocesi di Torino, 2 giugno 2008)

ARTICOLI E COMMENTI PRECEDENTI LA VISITA PASTORALE DEL SANTO PADRE

Annunciate oggi nelle varie diocesi le visite pastorali del Santo Padre in Italia nell'anno 2010: Torino, Sulmona, Carpineto Romano e Palermo (R.V.)

Ostensione della Sindone, il Papa cambia platea perchè Piazza del Duomo è troppo piccola (Di Blasi)

La diocesi di Torino prepara l'ostensione e la visita di Benedetto XVI: L'uomo della Sindone e il mistero della sofferenza (Osservatore Romano)

Il 2 maggio 2010 il Papa in visita pastorale a Torino (Osservatore Romano)

IL PAPA A TORINO: SERVIZIO DI STEFANO MARIA PACI

Il Papa il 2 maggio 2010 a Torino per l'Ostensione della Sindone: intervista con il cardinale Poletto (Radio Vaticana)

Il Papa il 2 maggio 2010 a Torino per l'Ostensione della Sindone (Radio Vaticana)

Il Papa visiterà Torino il 2 maggio 2010

L’arrivederci del Papa a Torino. In primavera forse al Santo Volto (Martinengo)

Il Papa andrà a Torino per venerare la Sacra Sindone (Zenit)

Ultimi giorni di riposo per Benedetto XVI a Les Combes. Confermata dal Papa la propria presenza a Torino per l'Ostensione della Sindone nel 2010 (RV)

Il Papa in visita a Torino nel 2010 per l'ostensione della Sindone (La Stampa)

Padre Lombardi: è intenzione del Papa recarsi a Torino in primavera in occasione dell'ostensione della Sindone

Il card. Poletto a pranzo con il Papa. La visita a Torino nel 2010 (Griseri)

domenica 26 luglio 2009

Il Papa a Les Combes: "Nella famiglia i nonni sono i depositari e spesso i testimoni dei valori fondamentali della vita"


IL PAPA OPERATO PER UNA FRATTURA AL POLSO DESTRO: RACCOLTA DI NOTIZIE E ARTICOLI

I DISCORSI DEL SANTO PADRE A LES COMBES, ROMANO CANAVESE ED AOSTA

LE VACANZE DEL PAPA IN VALLE D'AOSTA (13-29 LUGLIO 2009)

IL PAPA IN VACANZA: VIDEO E FOTO

LE VACANZE DEL PAPA A LES COMBES: TUTTI I VIDEO SU BENEDICT XVI.TV


Vedi anche:

Il Papa: i nonni testimoni dei valori fondamentali (Mazza)

Angelus del Papa "sui nonni": il commento di Benedetto Ippolito (Il Riformista)

La nonna tirolese del Santo Padre nel racconto di Mons. Georg Ratzinger (Izzo)

Il geriatra Vergani: Quattro anziani per ogni bambino. Ha fatto bene il Papa a ricordare l'importanza dei nonni (Corriere)

Il Papa elogia i nonni: decisivi nelle famiglie (Vecchi)

Angelus: Benedetto XVI chiede ai sacerdoti totale affidamento a Dio (Zenit)

I nonni di Gesù tra emergenza educativa e Sacra Parentela: una interessantissima scheda di Salvatore Izzo sui Santi Anna e Gioacchino

La benedizione del Papa all’Angelus per tutti i nonni del mondo, nell’odierna festa di Gioacchino ed Anna, nonni di Gesù (Radio Vaticana)

Il Papa elogia i nonni, saluta gli Africani di Torino e scherza sull'infortunio. I fedeli erano più del previsto (Conte)

Lino Banfi ("nonno Libero"): "Papa Benedetto XVI ha ragione: i nonni sono fondamentali..." (Ansa)

Più di cinquemila persone a Les Combes per l'Angelus. "Oggi una preghiera speciale per i nonni" (Albiero)

Il Papa: non lasciare soli gli anziani

A Les Combes saluti anche in patois, dialetto valdostano

Il Papa: pregate a siate grati a tutti i nonni del mondo (AsiaNews)

Il Papa ai nonni: avete un grande ruolo nel trasmettere i valori fondamentali

Il Papa scherza sul suo braccio: il mio infortunio ben noto e ben visibile

LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS, 26.07.2009

Da lunedì 13 luglio, il Santo Padre Benedetto XVI si trova a Les Combes (Introd), in Valle d’Aosta, per trascorrere un periodo di riposo.
Oggi, a mezzogiorno, dalla villetta dove risiede, il Papa guida la recita dell’Angelus.
Nell’atto di introdurre la preghiera mariana, il Santo Padre pronuncia le parole che seguono:

PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle!

Buona domenica! Ci incontriamo qui a Les Combes, presso l’accogliente casa che i Salesiani mettono a disposizione del Papa, dove vado terminando il periodo di riposo fra le belle montagne della Valle d’Aosta. Sono grato a Dio che mi ha concesso la gioia di queste giornate segnate da vera distensione – malgrado il piccolo infortunio a voi ben noto e anche visibile.
Colgo l’occasione per ringraziare con affetto coloro che si sono premurati di starmi accanto con discrezione e con grande dedizione. Saluto il Cardinale Poletto e i Vescovi presenti, in particolare il Vescovo di Aosta, Mons. Giuseppe Anfossi, che ringrazio per le parole che mi ha rivolto. Saluto cordialmente il Parroco di Les Combes, le Autorità civili e militari, le Forze dell’ordine, e tutti voi, cari amici, come pure coloro che sono uniti a noi mediante la radio e la televisione.

Quest’oggi, in questa splendida domenica in cui il Signore ci mostra tutta la bellezza della Sua Creazione, la liturgia prevede come pagina evangelica l’inizio del capitolo VI di Giovanni, che contiene dapprima il miracolo dei pani – quando Gesù diede da mangiare a migliaia di persone con solo cinque pani e due pesci –; quindi l’altro prodigio del Signore che cammina sulle acque del lago in tempesta; e infine il discorso in cui Egli si rivela come "il pane della vita". Narrando il "segno" dei pani, l’Evangelista sottolinea che Cristo, prima di distribuirli, li benedisse con una preghiera di ringraziamento (cfr v. 11). Il verbo è eucharistein, e rimanda direttamente al racconto dell’Ultima Cena, nel quale, in effetti, Giovanni non riferisce l’istituzione dell’Eucaristia, bensì la lavanda dei piedi.

L’Eucaristia è qui come anticipata nel grande segno del pane della vita. In questo Anno Sacerdotale, come non ricordare che specialmente noi sacerdoti possiamo rispecchiarci in questo testo giovanneo, immedesimandoci negli Apostoli, là dove dicono: Dove potremo trovare il pane per tutta questa gente? E leggendo di quell’anonimo ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci, anche a noi viene spontaneo dire: Ma che cos’è questo per una tale moltitudine? In altre parole: che sono io? Come posso, con i miei limiti, aiutare Gesù nella sua missione? E la risposta la dà il Signore: proprio mettendo nelle sue mani "sante e venerabili" il poco che essi sono, i sacerdoti diventano strumenti di salvezza per tanti, per tutti!

Un secondo spunto di riflessione ci viene dall’odierna memoria dei santi Gioacchino e Anna, genitori della Madonna e, dunque, nonni di Gesù. Questa ricorrenza fa pensare al tema dell’educazione, che ha un posto tanto importante nella pastorale della Chiesa.

In particolare, ci invita a pregare per i nonni, che nella famiglia sono i depositari e spesso i testimoni dei valori fondamentali della vita. Il compito educativo dei nonni è sempre molto importante, e ancora di più lo diventa quando, per diverse ragioni, i genitori non sono in grado di assicurare un’adeguata presenza accanto ai figli, nell’età della crescita. Affido alla protezione di sant’Anna e san Gioacchino tutti i nonni del mondo, indirizzando ad essi una speciale benedizione.

La Vergine Maria, che – secondo una bella iconografia – imparò a leggere le Sacre Scritture sulle ginocchia della madre Anna, li aiuti ad alimentare sempre la fede e la speranza alle fonti della Parola di Dio.

DOPO L’ANGELUS

La prière dominicale de l’Angélus me donne la joie de saluer les francophones présents ce matin ainsi que les personnes qui nous rejoignent par la radio ou la télévision. Nous célébrons, comme chaque dimanche, les merveilles que le Seigneur a faites pour chacun de nous. C’est pourquoi je vous convie à reconnaître dans votre vie la grâce surabondante de Dieu pour tout homme. En cette période estivale, je vous invite, suivant l’exemple du Seigneur, à vous retirer à l’écart pour prier. N’oubliez pas Dieu pendant vos vacances car Lui Il reste présent à vos côtés et Il vous accompagne ! Je demande à Dieu de vous bénir, ainsi que vos familles et vos amis !

I greet all the English-speaking visitors present today. Thank you for joining me here in Les Combes to pray the Angelus. I hope that your holidays may be a time of great joy, spent together as families, and of deep spiritual renewal, as you rest in the marvel of God’s gift of creation. May the Almighty abundantly bless each of you and your loved ones.

Einen herzlichen Gruß richte ich an die Gläubigen deutscher Sprache. Vielen Dank für das Gebet und die Genesungswünsche der vergangenen Tage. Jeder Sonntag lädt uns ein, bei der heiligen Messe in die Gegenwart Gottes zu treten: Dort hören wir sein lebendiges Wort und empfangen seinen Leib als geistliche Nahrung. Euch allen wünsche ich gesegnete Ferien!

Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española que han participado en esta oración mariana, así como a cuantos se han unido a nosotros a través de la radio y la televisión. Invito a todos a que, a ejemplo de María, seáis dóciles a la voluntad de Dios, para dar testimonio del amor infinito que tiene a todos. Feliz domingo.

Serdeczne pozdrowienie kieruję do Polaków. Dziękuję wam za modlitwę i słowa solidarności po moim wypadku. W dniu świętych Joachima i Anny, rodziców Maryi, życzę, aby w każdej rodzinie panował ich duch miłości i wierności. Boże błogosławieństwo niech stale wam towarzyszy.

[Un cordiale saluto rivolgo ai polacchi. Vi ringrazio per la preghiera e per le parole di solidarietà dopo il mio infortunio. Nel giorno dei Santi Gioacchino e Anna, genitori di Maria, auguro che in ogni famiglia regni il loro spirito d’amore e di fedeltà. La benedizione di Dio vi accompagni sempre.]

Saluto infine con affetto le famiglie e i gruppi di lingua italiana, in particolare le Suore della Carità di Santa Maria, riunite per il loro Capitolo Generale. Care sorelle, attingete dal vostro carisma nuova linfa per essere segno dell’amore del Signore nel servizio ai poveri e ai giovani, ad imitazione di Maria, modello di carità e Madre del Buon Consiglio. Saluto anche le Suore Figlie di Maria Ausiliatrice di Aosta e le altre Religiose presenti. Accolgo volentieri i fedeli di Romano Canavese, dove ho avuto la gioia di recarmi domenica scorsa, e inoltre quelli di Courmayeur, di Santa Maria della Versa, Castelnuovo Scrivia e di Chieri. Saluto la Comunità di Sant’Egidio, Comunione e Liberazione, i giovani di San Benigno Canavese, di San Protaso in Milano, di Induno Olona e quelli della Diocesi di Lodi; l’"Opera per la Gioventù Giorgio La Pira" di Firenze, il gruppo Domus laetitiae di Biella, e i numerosi africani residenti a Torino. Poco fa, parlando dei santi Gioacchino e Anna, ho ricordato i nonni. Ora vorrei estendere il mio pensiero a tutti gli anziani, specialmente quelli che potrebbero trovarsi più soli e in difficoltà.

Grazie ancora per essere venuti e buona domenica!

Cher Valdôtains, ze si fran content d’itre inquie avui vo. Preiode pe me e pe totta l’Eglieise.

A cieutte ze suetto on bon izoten!

(Cari Valdostani, sono proprio contento di essere qui con voi. Pregate per me e per tutta la Chiesa. A tutti auguro una buona estate!)

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sabato 25 luglio 2009

Il Papa ad Aosta: "Egli, Dio, è il custode della nostra libertà, dell'amore della verità. Questo occhio che ci vede non è un occhio cattivo..."


IL PAPA OPERATO PER UNA FRATTURA AL POLSO DESTRO: RACCOLTA DI NOTIZIE E ARTICOLI

I DISCORSI DEL SANTO PADRE A LES COMBES, ROMANO CANAVESE ED AOSTA

LE VACANZE DEL PAPA IN VALLE D'AOSTA (13-29 LUGLIO 2009)

IL PAPA IN VACANZA: VIDEO E FOTO

IL PAPA AD AOSTA: FOTOGALLERY DI AOSTASERA

LE VACANZE DEL PAPA A LES COMBES: TUTTI I VIDEO SU BENEDICT XVI.TV

Vedi anche:

Ciò che affascina, in Papa Benedetto, è l’ardita semplicità del compito che sempre più mostra di avere assegnato a se stesso: evangelizzare (Scelzo)

Lode a Teilhard: Papa Ratzinger "grazia" il Darwin cattolico (Galeazzi)

Il Papa riabilita il «Darwin cattolico». Cita il gesuita Pierre Teilhard de Chardin, sul quale pende ancora il «monitum» del Sant’Uffizio (Vecchi)

Il Papa: «Buone vacanze... senza incidenti» (Osservatore Romano)

Benedetto XVI: la misericordia è il “vero potere” di Dio (Zenit)

"Se manca Dio, manca la bussola". Così il Papa celebrando i vespri nella Cattedrale di Aosta (prima trascrizione dell'omelia a cura di Radio Vaticana)

“Grazie per la vostra accoglienza, l’affetto e la simpatia”. Il Papa in visita alla città di Aosta (Albiero)

Il Papa ha celebrato i Vespri senza l'anello del Pescatore. Padre Lombardi: tolto "per semplicità"

Il Papa: L'occhio di Dio che ci vede non è un occhio cattivo che ci sorveglia, ma di un amore che non ci abbandona mai

Il Papa ai fedeli: buone vacanze...senza incidenti :-)

Il Papa: il vero potere è misericordia e perdono (Agi)

Aosta, folla nel centro per salutare Benedetto XVI: le foto

Benedetto XVI è ad Aosta, giro tra i fedeli lungo le vie della città. Saluta e benedice con la mano sinistra appoggiandosi alla jeep con la destra

Migliaia di fedeli danno il benvenuto al Papa ad Aosta (Agi)

Il Santo Padre tiene l'omelia "a braccio"

Il Papa è arrivato ad Aosta su un'auto scoperta

Il Presidente Rollandin: "Per la Valle d'Aosta e la città di Aosta, in particolare, oggi è una giornata di festa"

Il Papa presiede la celebrazione dei Vespri nella Cattedrale di Aosta (Radio Vaticana)

DISCORSI E MESSAGGI

Il Papa: Sant'Anselmo non esita ad affermare: «Preferisco essere in disaccordo con gli uomini che, d'accordo con loro, essere in disaccordo con Dio» (Messaggio di Benedetto XVI al card. Biffi in occasione delle celebrazioni e iniziative culturali della diocesi di Aosta per il IX centenario della morte di sant'Anselmo, 21 aprile 2009)

"Anselmo sa che a Pietro e ai suoi successori (e non ad altri) Gesù ha detto: “Conferma i tuoi fratelli” (Lc 22,32); sa che a Pietro e ai suoi successori (e non ai vari opinionisti nella “sacra doctrina”, per quanto dotti e geniali) Gesù ha promesso: “Tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli” (Mt 16,19); sa che a Pietro e ai suoi successori (e non all’una o all’altra colleganza ecclesiastica o culturale) Gesù ha dato il compito di pascere l’intero suo gregge (cf Gv 21,17)" (Monumentale omelia del card. Giacomo Biffi, Aosta, 21 aprile 2009)

OMELIA DEL SANTO PADRE NEL CORSO DELLA CELEBRAZIONE DEI VESPRI NELLA CATTEDRALE DI AOSTA, 25.07.2009

Pubblichiamo di seguito l’omelia che il Santo Padre Benedetto XVI ha pronunciato ieri pomeriggio, nella Cattedrale di Aosta, nel corso della Celebrazione dei Vespri:

OMELIA DEL SANTO PADRE

Eccellenza,
cari fratelli e sorelle
.

Vorrei innanzitutto dire «grazie» a lei, Eccellenza, per le sue buone parole, con le quali mi ha introdotto nella grande storia di questa Chiesa Cattedrale e così mi ha fatto sentire che preghiamo qui, non solo in questo momento, ma possiamo pregare con i secoli in questa bella chiesa.
E grazie a tutti voi che siete venuti per pregare con me e per rendere visibile così questa rete di preghiera che ci collega tutti e sempre.
In questa breve omelia vorrei dire qualche parola sull'orazione, con la quale si concludono questi Vespri, perché mi sembra che in questa orazione, il brano della Lettera ai Romani ora letto sia interpretato e trasformato in preghiera.

L'orazione si compone di due parti: un indirizzo — un'intestazione, per così dire — e poi la preghiera composta da due domande.

Cominciamo con l'indirizzo che ha, anche da parte sua, due parti: va qui un po' concretizzato il «tu» al quale parliamo, per poter bussare con maggior forza al cuore di Dio.

Nel testo italiano, leggiamo semplicemente: «Padre misericordioso». Il testo originale latino è un po' più ampio; dice «Dio onnipotente, misericordioso».

Nella mia recente Enciclica, ho tentato di mostrare la priorità di Dio sia nella vita personale, sia nella vita della storia, della società, del mondo.
Certamente la relazione con Dio è una cosa profondamente personale e la persona è un essere in relazione, e se la relazione fondamentale — la relazione con Dio — non è viva, non è vissuta, anche tutte le altre relazioni non possono trovare la loro forma giusta.

Ma questo vale anche per la società, per l'umanità come tale. Anche qui, se Dio manca, se si prescinde da Dio, se Dio è assente, manca la bussola per mostrare l'insieme di tutte le relazioni per trovare la strada, l'orientamento dove andare.

Dio! Dobbiamo di nuovo portare in questo nostro mondo la realtà di Dio, farlo conoscere e farlo presente. Ma Dio, come conoscerlo? Nelle visite «ad limina» parlo sempre con i Vescovi, soprattutto africani, ma anche quelli dell'Asia, dell'America Latina, dove ci sono ancora le religioni tradizionali, proprio di queste religioni. Ci sono molti dettagli, abbastanza diversi naturalmente, ma ci sono anche elementi comuni. Tutti sanno che c'è Dio, un solo Dio, che Dio è una parola al singolare, che gli dei non sono Dio, che c'è Dio, il Dio.

Ma nello stesso tempo questo Dio sembra assente, molto lontano, non sembra entrare nella nostra vita quotidiana, si nasconde, non conosciamo il suo volto. E così la religione in gran parte si occupa delle cose, dei poteri più vicini, gli spiriti, gli antenati ecc., poiché Dio stesso è troppo lontano e così ci si deve arrangiare con questi poteri vicini. E l'atto della evangelizzazione consiste proprio nel fatto che il Dio lontano si avvicina, che il Dio non è più lontano, ma è vicino, che questo «conosciuto-sconosciuto» adesso si fa conoscere realmente, mostra il suo volto, si rivela: il velo sul volto scompare, e mostra realmente il suo volto. E perciò, poiché Dio stesso adesso è vicino, lo conosciamo, ci mostra il suo volto, entra nel nostro mondo. Non c'è più bisogno di arrangiarsi con questi altri poteri, perché Lui è il potere vero, è l'Onnipotente.

Non so perché abbiano omesso nel testo italiano la parola «onnipotente», ma vero è che ci sentiamo un po' quasi minacciati dall'onnipotenza: sembra limitare la nostra libertà, sembra un peso troppo forte.

Ma dobbiamo imparare che l'onnipotenza di Dio non è un potere arbitrario, perché Dio è il Bene, è la Verità, e perciò Dio può tutto, ma non può agire contro il bene, non può agire contro la verità, non può agire contro l'amore e contro la libertà, perché Egli stesso è il bene, è l'amore, e la vera libertà. E perciò tutto quanto egli fa non può mai essere in contrasto con verità, amore e libertà. E' vero il contrario.

Egli, Dio, è il custode della nostra libertà, dell'amore della verità. Questo occhio che ci vede non è un occhio cattivo che ci sorveglia, ma è la presenza di un amore che non ci abbandona mai e ci dona la certezza che il bene è essere, il bene è vivere: è l'occhio dell'amore che ci dà l'aria per vivere.

Dio onnipotente e misericordioso. Un'orazione romana, collegata con il testo del libro della Sapienza, dice: «Tu, Dio, mostri la tua onnipotenza nel perdono e nella misericordia». Il vertice della potenza di Dio è la misericordia, è il perdono. Nel nostro odierno concetto mondiale di potere, pensiamo a uno che ha grandi proprietà, che in economia ha qualcosa da dire, dispone di capitali, per influire nel mondo del mercato. Pensiamo a uno che dispone del potere militare, che può minacciare. La domanda di Stalin: «Quante divisioni ha il Papa?» ancora caratterizza l'idea media del potere. Ha potere chi può essere pericoloso, chi può minacciare, chi può distruggere, chi ha in mano tante cose del mondo. Ma la Rivelazione ci dice: «Non è così»; il vero potere è il potere di grazia, e di misericordia. Nella misericordia, Dio dimostra il vero potere.

E così la seconda parte di questo indirizzo dice: «Hai redento il mondo, con la passione, con il soffrire del tuo Figlio». Dio ha sofferto e nel Figlio soffre con noi. E questo è l'estremo apice del suo potere che è capace di soffrire con noi. Così dimostra il vero potere divino: voleva soffrire con noi, e per noi. Nelle nostre sofferenze non siamo mai lasciati soli. Dio, nel suo Figlio, prima ha sofferto ed è vicino a noi nelle nostre sofferenze.

Tuttavia rimane la questione difficile che adesso non posso interpretare ampiamente: perché era necessario soffrire per salvare il mondo?

Era necessario perché nel mondo esiste un oceano di male, di ingiustizia, di odio, di violenza, e le tante vittime dell'odio e dell'ingiustizia hanno il diritto che sia fatta giustizia.
Dio non può ignorare questo grido dei sofferenti che sono oppressi dall'ingiustizia.

Perdonare non è ignorare, ma trasformare, cioè Dio deve entrare in questo mondo e opporre all'oceano dell'ingiustizia un oceano più grande del bene e dell'amore. E questo è l'avvenimento della Croce: da quel momento, contro l'oceano del male, esiste un fiume infinito e perciò sempre più grande di tutte le ingiustizie del mondo, un fiume di bontà, di verità, di amore. Così Dio perdona trasformando il mondo ed entrando nel nostro mondo perché ci sia realmente una forza, un fiume di bene più grande di tutto il male che può mai esistere.

Così l'indirizzo a Dio diventa un indirizzo a noi: cioè questo Dio ci invita a metterci dalla sua parte, ad uscire dall'oceano del male, dell'odio, della violenza, dell'egoismo e di identificarci, di entrare nel fiume del suo amore.

Proprio questo è il contenuto della prima parte della preghiera che segue: «Fa' che la tua Chiesa si offra a te come sacrificio vivo e santo». Questa domanda, diretta a Dio, va anche a noi stessi . E' un accenno a due testi della Lettera ai Romani. Noi stessi, con tutto il nostro essere, dobbiamo essere adorazione, sacrificio, restituire il nostro mondo a Dio e trasformare così il mondo. La funzione del sacerdozio è consacrare il mondo perché diventi ostia vivente, perché il mondo diventi liturgia: che la liturgia non sia una cosa accanto alla realtà del mondo, ma che il mondo stesso diventi ostia vivente, diventi liturgia. E' la grande visione che poi ha avuto anche Teilhard de Chardin: alla fine avremo una vera liturgia cosmica, dove il cosmo diventi ostia vivente. E preghiamo il Signore perché ci aiuti a essere sacerdoti in questo senso, per aiutare nella trasformazione del mondo, in adorazione di Dio, cominciando con noi stessi. Che la nostra vita parli di Dio, che la nostra vita sia realmente liturgia, annuncio di Dio, porta nella quale il Dio lontano diventa il Dio vicino, e realmente dono di noi stessi a Dio.

Poi la seconda domanda. Preghiamo «Fa' che il tuo popolo sperimenti sempre la pienezza del tuo amore». Nel testo latino va detto «Saziaci con il tuo amore». Così il testo accenna al salmo che abbiamo cantato, dove si dice: «Apri la tua mano e sazi la fame di ogni vivente. Quanta fame esiste nella terra, fame di pane in tante parti del mondo: Sua Eccellenza ha parlato anche delle sofferenze delle famiglie qui: fame di giustizia, fame di amore. E con questa preghiera, preghiamo Dio: «Apri la tua mano e sazi realmente la fame di ogni vivente. Sazi la fame nostra della verità, del tuo amore».

Così sia. Amen.

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domenica 19 luglio 2009

Il Papa nel Canavese: "Come vedete, a causa del mio infortunio, sono un po’ limitato nella mia agilità, ma la presenza del cuore è piena"


IL PAPA OPERATO PER UNA FRATTURA AL POLSO DESTRO: RACCOLTA DI NOTIZIE E ARTICOLI

I DISCORSI DEL SANTO PADRE A LES COMBES, ROMANO CANAVESE ED AOSTA

LE VACANZE DEL PAPA IN VALLE D'AOSTA (13-29 LUGLIO 2009)

IL PAPA IN VACANZA: VIDEO E FOTO

LE VACANZE DEL PAPA A LES COMBES: TUTTI I VIDEO SU BENEDICT XVI.TV

Titolo completo:

Il Papa nel Canavese: "Come vedete, a causa del mio infortunio, sono un po’ limitato nella mia agilità, ma la presenza del cuore è piena". Ai disoccupati: "Cari amici, non scoraggiatevi! La Provvidenza aiuta sempre chi opera il bene e si impegna per la giustizia; aiuta quanti non pensano solo a sé, ma anche a chi sta peggio di loro"


Vedi anche:

L'incoraggiamento del Papa ai disoccupati: il commento del presidente delle Acli (Radio Vaticana)

Il Papa rincuora famiglie in difficoltà e disoccupati: «Non scoraggiatevi» (Giansoldati)

Il Papa, il polso ingessato, un paese accogliente, una mamma (Zavattaro)

Benedizione con la destra ingessata. E sull’enciclica il Papa dice: spero cambi il mondo (Vecchi)

Marco Politi pensa di mettere paura a noi o al Papa? Se lo scordi!

Il Canavese accoglie Benedetto XVI (Scalvenzo)

Il Papa ai disoccupati: "Non perdete la speranza" (Galeazzi)

Il prof. Soldati esprime dubbi sull’efficacia dell'intervento al Papa (Galeazzi)

"Suor Schumacher": «Io veloce? Ero in ansia per il Papa...». Intanto domani il Santo Padre benedirà il passaggio del Tour de France (Il Giornale)

Quella carezza del Papa alla mamma senza più bimbo

Il pranzo: Santità, vuole vino? No, grazie meglio l’aranciata. L’omaggio: Bernabè regala al Papa un computer (Il Giornale)

Il Papa: «Disoccupati, non vi fate scoraggiare dalla crisi» (Tornielli)

Il Papa ai disoccupati ed alle famiglie: la crisi non vi scoraggi (Conte)

Il Papa benedice con la mano ingessata. Il Card. Bertone scherza: con la sinistra problemi liturgici (Pinna)

Il Papa è ripartito per Les Combes. Valerio Bertone: E' un uomo alla mano e semplice

Un'ora di relax per il Papa a pranzo con la famiglia Bertone. Il fratello del cardinale: nessuna soggezione, il Santo Padre è molto "alla mano"

Grande folla attorno al Papa per la recita dell'Angelus a Romano Canavese.Benedetto XVI ringrazia per la solidarietà ricevuta dopo l'infortunio (R.V.)

Il Papa alle famiglie: "Non scoraggiatevi" (Agi)

ANGELUS: SERVIZIO DI STEFANO MARIA PACI

Il Papa si reca a casa del card. Bertone a bordo di una jeep scoperta

L'anello del Pescatore torna sulla mano destra con la quale il Papa ha dato la benedizione

Il Papa scherza sul suo polso fratturato: sono un pò limitato ma la gioia nel cuore è piena

Dal Papa allarme disoccupati: "Siete troppi, non scoraggiatevi" (Repubblica)

Un ringraziamento speciale a Telepace, il priore di Bose pensi per sé

Il Papa: la crisi non scoraggi e non faccia dimenticare chi sta peggio (AsiaNews)

La visita del Papa a Romano Canavese: «Famiglia e vita sono i valori costituenti della società solidale»

Il Papa: Come vedete sono un po' limitato ma la gioia del mio cuore e' piena

LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS, 19.07.2009

Da lunedì 13 luglio, il Santo Padre Benedetto XVI si trova a Les Combes (Introd), in Valle d’Aosta, per trascorrere un periodo di riposo.
Oggi, a mezzogiorno, il Papa guida la recita dell’Angelus nella Piazza Ruggia antistante la chiesa parrocchiale dei SS. Pietro e Solutore a Romano Canavese (Piemonte).
Nell’atto di introdurre la preghiera mariana, il Santo Padre pronuncia le parole che seguono:

PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle!

Sono venuto con grande gioia nella vostra bella città, nella vostra bella chiesa, la città nativa del mio primo collaboratore, cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, con il quale avevo già collaborato anni nella Congregazione per la Dottrina della Fede.

Come vedete, a causa del mio infortunio, sono un po’ limitato nella mia agilità, ma la presenza del cuore è piena, e sono con voi con grande gioia!

Vorrei in questo momento dire grazie con tutto il mio cuore a tutti: sono stati tanti che hanno mostrato, in questo momento, la loro vicinanza, la loro simpatia, il loro affetto per me e hanno pregato per me, e così si è rafforzata la rete della preghiera che ci unisce in tutte le parti del mondo.

Innanzitutto, vorrei dire grazie ai medici e al personale medico di Aosta che mi ha trattato con tanta diligenza, con tanta competenza ed amicizia e – vedete – con successo – speriamo! – finale.
Vorrei dire grazie anche alle autorità di Stato, della Chiesa e a tutti i semplici che mi hanno scritto o mi hanno fatto vedere il loro affetto e la loro vicinanza.
Salutare vorrei poi soprattutto il vostro vescovo, Mons. Arrigo Miglio, e ringraziarlo per le gentili parole piene di amicizia, che mi ha anche insegnato un po’ la situazione storica e presente di questa vostra città. E vorrei ringraziare anche Sua Eccellenza Luigi Bettazzi per la sua presenza. Saluto il Sindaco, che mi ha dato un bellissimo dono, le Autorità civili e militari, saluto il Parroco e gli altri sacerdoti, i religiosi e le religiose, i responsabili delle associazioni e dei movimenti ecclesiali e l’intera cittadinanza, con un pensiero speciale per i bambini, i giovani, le famiglie, i malati, le persone bisognose. A tutti e ciascuno va il mio più vivo ringraziamento per l’accoglienza che mi avete riservato in questo breve soggiorno fra voi.

Questa mattina avete celebrato l’Eucaristia e il Cardinale Tarcisio Bertone vi ha già certamente illustrato la Parola di Dio, che la liturgia offre alla nostra meditazione in questa XVI domenica del Tempo Ordinario. Come il Signore invita i discepoli a ritirarsi in disparte per ascoltarlo nell’intimità, così anch’io vorrei intrattenermi con voi, ricordando che proprio l’ascolto e l’accoglienza del Vangelo hanno dato vita alla vostra comunità cittadina, il cui nome richiama i legami bimillenari del Canavese con Roma. La vostra terra fu ben presto bagnata, come ha detto Sua Eccellenza, dal sangue dei martiri, tra i quali san Solutore – devo confessare che finora non conoscevo il suo nome, ma sono sempre grato di conoscere nuovi Santi Intercessori! – e insieme a San Pietro, l’Apostolo, è titolare della vostra chiesa. Testimonianza eloquente di una lunga storia di fede è la vostra imponente chiesa parrocchiale, che domina una larga parte della terra canavesana, la cui gente è ben nota per il suo amore e il suo attaccamento al lavoro. Attualmente, però, so che anche qui, nella zona di Ivrea, molte famiglie sperimentano una situazione di difficoltà economiche a causa della carenza di occupazioni lavorative.

Su questo problema – come ha ricordato anche Sua Eccellenza – sono intervenuto più volte ed ho voluto affrontarlo più approfonditamente nella recente Enciclica Caritas in veritate. Spero che possa mobilitare le forze positive per rinnovare il mondo!

Cari amici, non scoraggiatevi! La Provvidenza aiuta sempre chi opera il bene e si impegna per la giustizia; aiuta quanti non pensano solo a sé, ma anche a chi sta peggio di loro. E voi lo sapete bene, perché i vostri nonni furono costretti ad emigrare per carenza di lavoro, ma poi lo sviluppo economico ha portato benessere e altri sono immigrati qui dall’Italia e dall’estero.

I valori fondamentali della famiglia e del rispetto della vita umana, la sensibilità per la giustizia sociale, la capacità di affrontare la fatica e il sacrificio, il forte legame con la fede cristiana attraverso la vita parrocchiale e specialmente la partecipazione alla santa Messa, sono stati lungo i secoli la vostra vera forza. Saranno questi stessi valori a permettere alle generazioni di oggi di costruire con speranza il proprio futuro, dando vita a una società veramente solidale e fraterna, dove tutti i vari ambiti, le istituzioni e l’economia siano permeati di spirito evangelico.

In modo speciale mi rivolgo ai giovani, ai quali occorre pensare in prospettiva educativa. Qui, come dappertutto, bisogna domandarsi quale tipo di cultura vi viene; quali esempi e modelli vengano proposti, e valutare se siano tali da incoraggiarvi a seguire le vie del Vangelo e della libertà autentica. La gioventù è piena di risorse, ma va aiutata a vincere la tentazione di vie facili e illusorie, per trovare la strada della Vita vera e piena.

Cari fratelli e sorelle! In questa vostra terra, ricca di tradizioni cristiane e di valori umani, sono fiorite numerose vocazioni maschili e femminili, in particolare per la Famiglia Salesiana; come quella del Cardinale Bertone, che è nato proprio in questa vostra parrocchia, è stato battezzato in questa chiesa, ed cresciuto in una famiglia dove ha assimilato una fede genuina. La vostra Diocesi deve molto ai figli e alle figlie di Don Bosco, per la loro presenza diffusa e feconda in tutta la zona fin dagli anni in cui era ancora in vita il Santo Fondatore. Sia questo un ulteriore incoraggiamento per la vostra comunità diocesana ad impegnarsi sempre più nel campo dell’educazione e dell’accompagnamento vocazionale. Invochiamo per questo la protezione di Maria, la Vergine Assunta Patrona della Diocesi, Aiuto dei cristiani, Madre amata e venerata in modo speciale nei numerosi santuari a Lei dedicati tra i monti del Gran Paradiso e la pianura del Po. La sua presenza materna indichi a tutti la via della speranza e ve li conduca come la stella che guidò i santi Magi. La Madonna della Stella vegli su voi tutti dal colle che domina Ivrea, il Monte Stella dedicato a Lei e ai Re Magi. Affidiamoci ora con fiducia filiale alla Madonna invocandola con la preghiera dell’Angelus.

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I DISCORSI DEL SANTO PADRE A LES COMBES, ROMANO CANAVESE ED AOSTA


IL PAPA OPERATO PER UNA FRATTURA AL POLSO DESTRO: RACCOLTA DI NOTIZIE E ARTICOLI

LE VACANZE DEL PAPA IN VALLE D'AOSTA (13-29 LUGLIO 2009)

IL PAPA IN VACANZA: VIDEO E FOTO

LE VACANZE DEL PAPA A LES COMBES: TUTTI I VIDEO SU BENEDICT XVI.TV

Il Papa a Les Combes: "Nella famiglia i nonni sono i depositari e spesso i testimoni dei valori fondamentali della vita" (Parole del Santo Padre alla recita dell'Angelus a Les Combes, 26 luglio 2009)

Il Papa: "Egli, Dio, è il custode della nostra libertà, dell'amore della verità. Questo occhio che ci vede non è un occhio cattivo che ci sorveglia, ma è la presenza di un amore che non ci abbandona mai e ci dona la certezza che il bene è essere, il bene è vivere: è l'occhio dell'amore che ci dà l'aria per vivere" (Omelia del Santo Padre in occasione dei Vespri nella Cattedrale di Aosta, 24 luglio 2009)

Il Papa saluta i ciclisti: l’impegno nello sport non sia mai separato dal rispetto dei valori morali e sia attento ai valori educativi (Messaggio del Santo Padre ai partecipanti e a tutti gli sportivi in occasione del Tour de France che transita nella Valle d’Aosta vicino ad Introd, 21 luglio 2009)

Il Papa nel Canavese: "Come vedete, a causa del mio infortunio, sono un po’ limitato nella mia agilità, ma la presenza del cuore è piena". Ai disoccupati: "Cari amici, non scoraggiatevi! La Provvidenza aiuta sempre chi opera il bene e si impegna per la giustizia; aiuta quanti non pensano solo a sé, ma anche a chi sta peggio di loro" (Parole del Santo Padre alla recita dell'Angelus in Piazza Ruggia a Romano Canavese, 19 luglio 2009)

domenica 12 luglio 2009

Il Papa: "Le soluzioni ai problemi attuali dell’umanità non possono essere solo tecniche, ma devono tener conto di tutte le esigenze della persona"


ENCICLICA "CARITAS IN VERITATE": LO SPECIALE DEL BLOG

LE VACANZE DEL PAPA IN VALLE D'AOSTA (13-29 LUGLIO 2009)

VIDEO INTEGRALE SU BENEDICT XVI.TV

ANGELUS: AUDIO INTEGRALE DI RADIO VATICANA

Vedi anche:

Il Papa ai Grandi: “Dite basta alle ingiustizie. Nel mondo sperequazioni non più tollerabili” (Galeazzi)

Papa Ratzinger ai Grandi: combattere le ingiustizie sociali (Giansoldati)

Il Papa con i Grandi: «Contro le ingiustizie una risposta globale» (Vecchi)

Le parole del Papa all'Angelus: rinnovato il monito ai Paesi ricchi (Zavattaro)

Il Papa: "Soluzioni globali contro le ingiustizie" (Il Tempo)

Il Papa: il G8 ha riconosciuto che serve una strategia mondiale. Appello al dialogo in Honduras (Izzo)

Il Papa: "La preghiera non conosce distanze e separazioni: dovunque siamo, essa fa di noi un cuore solo e un’anima sola"

Risposte ai problemi mondiali senza “l’assolutismo della tecnica”: così il Papa che all’Angelus lancia un appello per l’Honduras (Radio Vaticana)

Il Papa saluta Roma: da domani in Valle d'Aosta. Richiamo al rispetto del codice stradale (Izzo)

Appello del Papa per l'Honduras e monito contro l'assolutismo della tecnica (Corriere)

Il Papa: "Non più tollerabili le ingiustizie nel mondo"

Il Papa: Dopo il G8, “foschi scenari” nel mondo se rimane l’assolutismo della tecnica (AsiaNews)

Il Papa: foschi scenari se la tecnica prevale sulla persona (Izzo)

LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS, 12.07.2009

Alle ore 12 di oggi il Santo Padre Benedetto XVI si affaccia alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.
Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:

PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle,

nei giorni scorsi, l’attenzione di tutti si è rivolta al G8 che si è tenuto a L’Aquila, città tanto provata dal terremoto.
Le problematiche in agenda erano talora drammaticamente urgenti. Ci sono nel mondo sperequazioni sociali ed ingiustizie strutturali non più tollerabili, che esigono, oltre a doverosi interventi immediati, una coordinata strategia per ricercare soluzioni globali durevoli.
Durante il summit i Capi di Stato e di Governo del G8 hanno ribadito la necessità di giungere ad accordi comuni al fine di assicurare all’umanità un futuro migliore.
La Chiesa non possiede soluzioni tecniche da presentare, ma, esperta in umanità, offre a tutti l’insegnamento della Sacra Scrittura sulla verità dell’uomo e annuncia il Vangelo dell’Amore e della giustizia.
Mercoledì scorso, commentando nell’udienza generale l’Enciclica Caritas in veritate pubblicata proprio alla vigilia del G8, dicevo che "occorre una nuova progettualità economica che ridisegni lo sviluppo in maniera globale, basandosi sul fondamento etico della responsabilità davanti a Dio e all’essere umano come creatura di Dio".
Questo perché – ho scritto nell’Enciclica – "in una società in via di globalizzazione, il bene comune e l’impegno per esso non possono non assumere le dimensioni dell’intera famiglia umana" (n. 7)

Già il grande Pontefice Paolo VI, nell’Enciclica Populorum progressio, aveva riconosciuto e indicato l’orizzonte mondiale della questione sociale.
Proseguendo sulla medesima strada, anch’io ho avvertito il bisogno di dedicare la Caritas in veritate a tale questione, che nel nostro tempo è diventata "radicalmente questione antropologica", nel senso cioè che essa implica il modo stesso di concepire l’essere umano sempre più posto nelle mani dell’uomo stesso dalle moderne biotecnologie (cfr ibid. 75).

Le soluzioni ai problemi attuali dell’umanità non possono essere solo tecniche, ma devono tener conto di tutte le esigenze della persona, che è dotata di anima e corpo, e devono così tener conto del Creatore, Dio. Potrebbe infatti disegnare foschi scenari per il futuro dell’umanità "l’assolutismo della tecnica", che trova la sua massima espressione in talune pratiche contrarie alla vita.

Gli atti che non rispettano la vera dignità della persona, anche quando sembrano motivati da una "scelta di amore", in realtà sono il frutto di una "concezione materiale e meccanicistica della vita umana", che riduce l’amore senza verità a "un guscio vuoto da riempire arbitrariamente" (cfr n. 6) e può così comportare effetti negativi per lo sviluppo umano integrale.

Per quanto sia complessa l’attuale situazione nel mondo, la Chiesa guarda al futuro con speranza e ricorda ai cristiani che "l’annuncio di Cristo è il primo e principale fattore di sviluppo".

Proprio oggi, nella Colletta della Messa, la liturgia ci invita a pregare: "Donaci, o Padre, di non aver nulla di più caro del tuo Figlio, che rivela al mondo il mistero del tuo amore e la vera dignità dell’uomo". Ci ottenga la Vergine Maria di camminare sulla strada dello sviluppo con tutto il nostro cuore e la nostra intelligenza, "vale a dire con l’ardore della carità e la sapienza della verità" (cfr n. 8).

DOPO L’ANGELUS

In questi giorni sto seguendo con viva preoccupazione gli avvenimenti dell'Honduras. Vorrei oggi invitarvi a pregare per quel caro Paese affinché, per l'intercessione materna di Nostra Signora di Suyapa, i responsabili della Nazione e tutti i suoi abitanti percorrano pazientemente la via del dialogo, della comprensione reciproca e della riconciliazione. Ciò è possibile se, superando le tendenze particolariste, ognuno si sforza di cercare la verità e di perseguire con tenacia il bene comune: è questa la condizione per assicurare una convivenza pacifica e un'autentica vita democratica! All’amato popolo honduregno assicuro la mia preghiera ed imparto una speciale Benedizione Apostolica.

Domani, a Dio piacendo, partirò per un breve periodo di riposo in montagna. Mi recherò in Valle d’Aosta, a Les Combes, località resa celebre dai soggiorni del mio amato predecessore Giovanni Paolo II e anche da me molto amata. Nel dare il mio "arrivederci" a Piazza San Pietro e alla città di Roma, invito tutti ad accompagnarmi con la preghiera. La preghiera non conosce distanze e separazioni: dovunque siamo, essa fa di noi un cuore solo e un’anima sola.

A proposito di partenze, colgo l’occasione per ribadire ancora una volta il dovere per tutti della prudenza nella guida e del rispetto delle norme del codice stradale. Una buona vacanza inizia proprio da questo!

La prière de l’Angélus me donne en ce dimanche la joie de vous saluer, chers fidèles et touristes de langue française. Le dimanche est un bien pour l’homme. Ce jour saint est en effet pour les chrétiens un jour de prière qui leur permet de reprendre des énergies spirituelles en soutenant leur vie par l’écoute et la méditation de la Parole de Dieu, et en se nourrissant du Corps du Christ. Le dimanche est également un jour de délassement et de détente mérités pour se retrouver en famille ou entre amis. J’encourage chacun à vivre ce temps de grâce qu’est le repos dominical ! Je demande à Dieu de vous bénir, ainsi que vos familles et vos amis !

I am pleased to greet the English-speaking visitors here today. I know that some of you have come from as far away as Sydney, Australia, and I extend a particular welcome to you, remembering the joyful celebration of World Youth Day in your city almost exactly a year ago. To all who are on pilgrimage or on holiday at this time, I offer the assurance of my prayers that you will find refreshment in body and spirit and an opportunity to draw closer to the Lord in prayer and thanksgiving. May God bestow his blessings of joy and peace upon all of you, and upon your families and loved ones at home.

Ein herzliches Grüß Gott sage ich den Pilgern und Besuchern deutscher Sprache. Die Bezeichnung „Christ" ist mehr als ein Name, es ist ein Auftrag und eine Sendung. So beten wir im heutigen Tagesgebet: „Gott, gib allen, die sich Christen nennen, die Kraft, zu meiden, was diesem Namen widerspricht, und zu tun, was unserem Glauben entspricht." Dies gelingt uns, wenn wir unser Leben ganz auf Jesus ausrichten und seiner Kraft und Liebe in uns Raum geben. Dann sind wir wirklich „Christen": nicht jemand, der sich selbst verkündet, sondern Mitarbeiter Christi in der Liebe und in der Wahrheit zum Heil der Mitmenschen. Der Heilige Geist helfe uns dabei mit seiner Gnade. Ich wünsche euch einen schönen Sonntag und eine gesegnete Urlaubszeit.

Saludo con afecto a los grupos de lengua española presentes en esta oración mariana, en particular a los jóvenes guatemaltecos del Centro vocacional San José. Deseo a todos que en estas fechas veraniegas puedan reponer las fuerzas del cuerpo y encontrar también serenidad de espíritu, que brota del encuentro con Jesucristo, bajo la maternal protección de la Santísima Virgen María. Gracias por vuestra presencia y vuestras oraciones. Feliz domingo.

Pozdrawiam Polaków. Dzisiejsza liturgia przypomina, że wszyscy jesteśmy wezwani do dawania świadectwa o miłości Boga, który „napełnił nas wszelkim błogosławieństwem duchowym na wyżynach niebieskich w Chrystusie" (Ef 1, 3). Niech wakacyjny odpoczynek przyniesie nam entuzjazm i zapał do codziennej realizacji tego powołania. Niech będzie pochwalony Jezus Chrystus!

[Saluto i polacchi. L’odierna liturgia ci ricorda che tutti siamo chiamati a dare testimonianza dell’amore di Dio che "ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo" (Ef 1, 3). Il riposo durante le vacanze ci porti entusiasmo e zelo per la quotidiana realizzazione di questa vocazione. Sia lodato Gesù Cristo!]

Saluto infine con affetto i pellegrini di lingua italiana, in particolare i Missionari della Divina Redenzione, i fedeli di Trucco e i giovanissimi dell’Azione Cattolica di Nòvoli, come pure il gruppo "Amici della bici" di Spoltore, presso Pescara, venuto in bicicletta facendo tappa in una tendopoli delle zone terremotate d’Abruzzo. A tutti auguro una buona domenica.

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sabato 11 luglio 2009

Introduzione alla Caritas in Veritate: Un Cristianesimo di carità senza verità può venire facilmente scambiato per una riserva di buoni sentimenti..."


ENCICLICA "CARITAS IN VERITATE": LO SPECIALE DEL BLOG

LETTERA ENCICLICA CARITAS IN VERITATE DEL SOMMO PONTEFICE BENEDETTO XVI AI VESCOVI AI PRESBITERI E AI DIACONI ALLE PERSONE CONSACRATE AI FEDELI LAICI E A TUTTI GLI UOMINI DI BUONA VOLONTÀ SULLO SVILUPPO UMANO INTEGRALE NELLA CARITÀ E NELLA VERITÀ

INTRODUZIONE

1. La carità nella verità, di cui Gesù Cristo s'è fatto testimone con la sua vita terrena e, soprattutto, con la sua morte e risurrezione, è la principale forza propulsiva per il vero sviluppo di ogni persona e dell'umanità intera.
L'amore — « caritas » — è una forza straordinaria, che spinge le persone a impegnarsi con coraggio e generosità nel campo della giustizia e della pace.
È una forza che ha la sua origine in Dio, Amore eterno e Verità assoluta. Ciascuno trova il suo bene aderendo al progetto che Dio ha su di lui, per realizzarlo in pienezza: in tale progetto infatti egli trova la sua verità ed è aderendo a tale verità che egli diventa libero (cfr Gv 8,22).
Difendere la verità, proporla con umiltà e convinzione e testimoniarla nella vita sono pertanto forme esigenti e insostituibili di carità.
Questa, infatti, « si compiace della verità » (1 Cor 13,6).
Tutti gli uomini avvertono l'interiore impulso ad amare in modo autentico: amore e verità non li abbandonano mai completamente, perché sono la vocazione posta da Dio nel cuore e nella mente di ogni uomo.
Gesù Cristo purifica e libera dalle nostre povertà umane la ricerca dell'amore e della verità e ci svela in pienezza l'iniziativa di amore e il progetto di vita vera che Dio ha preparato per noi. In Cristo, la carità nella verità diventa il Volto della sua Persona, una vocazione per noi ad amare i nostri fratelli nella verità del suo progetto. Egli stesso, infatti, è la Verità (cfr Gv 14,6).

2. La carità è la via maestra della dottrina sociale della Chiesa. Ogni responsabilità e impegno delineati da tale dottrina sono attinti alla carità che, secondo l'insegnamento di Gesù, è la sintesi di tutta la Legge (cfr Mt 22,36-40). Essa dà vera sostanza alla relazione personale con Dio e con il prossimo; è il principio non solo delle micro-relazioni: rapporti amicali, familiari, di piccolo gruppo, ma anche delle macro-relazioni: rapporti sociali, economici, politici.
Per la Chiesa — ammaestrata dal Vangelo — la carità è tutto perché, come insegna san Giovanni (cfr 1 Gv 4,8.16) e come ho ricordato nella mia prima Lettera enciclica, «Dio è carità» (Deus caritas est): dalla carità di Dio tutto proviene, per essa tutto prende forma, ad essa tutto tende. La carità è il dono più grande che Dio abbia dato agli uomini, è sua promessa e nostra speranza.

Sono consapevole degli sviamenti e degli svuotamenti di senso a cui la carità è andata e va incontro, con il conseguente rischio di fraintenderla, di estrometterla dal vissuto etico e, in ogni caso, di impedirne la corretta valorizzazione.

In ambito sociale, giuridico, culturale, politico, economico, ossia nei contesti più esposti a tale pericolo, ne viene dichiarata facilmente l'irrilevanza a interpretare e a dirigere le responsabilità morali. Di qui il bisogno di coniugare la carità con la verità non solo nella direzione, segnata da san Paolo, della « veritas in caritate » (Ef 4,15), ma anche in quella, inversa e complementare, della « caritas in veritate».

La verità va cercata, trovata ed espressa nell'« economia » della carità, ma la carità a sua volta va compresa, avvalorata e praticata nella luce della verità. In questo modo non avremo solo reso un servizio alla carità, illuminata dalla verità, ma avremo anche contribuito ad accreditare la verità, mostrandone il potere di autenticazione e di persuasione nel concreto del vivere sociale. Cosa, questa, di non poco conto oggi, in un contesto sociale e culturale che relativizza la verità, diventando spesso di essa incurante e ad essa restio.

3. Per questo stretto collegamento con la verità, la carità può essere riconosciuta come espressione autentica di umanità e come elemento di fondamentale importanza nelle relazioni umane, anche di natura pubblica. Solo nella verità la carità risplende e può essere autenticamente vissuta.
La verità è luce che dà senso e valore alla carità. Questa luce è, a un tempo, quella della ragione e della fede, attraverso cui l'intelligenza perviene alla verità naturale e soprannaturale della carità: ne coglie il significato di donazione, di accoglienza e di comunione.
Senza verità, la carità scivola nel sentimentalismo. L'amore diventa un guscio vuoto, da riempire arbitrariamente. È il fatale rischio dell'amore in una cultura senza verità. Esso è preda delle emozioni e delle opinioni contingenti dei soggetti, una parola abusata e distorta, fino a significare il contrario.
La verità libera la carità dalle strettoie di un emotivismo che la priva di contenuti relazionali e sociali, e di un fideismo che la priva di respiro umano ed universale. Nella verità la carità riflette la dimensione personale e nello stesso tempo pubblica della fede nel Dio biblico, che è insieme « Agápe » e « Lógos »: Carità e Verità, Amore e Parola.

4. Perché piena di verità, la carità può essere dall'uomo compresa nella sua ricchezza di valori, condivisa e comunicata. La verità, infatti, è “lógos” che crea “diá-logos” e quindi comunicazione e comunione. La verità, facendo uscire gli uomini dalle opinioni e dalle sensazioni soggettive, consente loro di portarsi al di là delle determinazioni culturali e storiche e di incontrarsi nella valutazione del valore e della sostanza delle cose. La verità apre e unisce le intelligenze nel lógos dell'amore: è, questo, l'annuncio e la testimonianza cristiana della carità. Nell'attuale contesto sociale e culturale, in cui è diffusa la tendenza a relativizzare il vero, vivere la carità nella verità porta a comprendere che l'adesione ai valori del Cristianesimo è elemento non solo utile, ma indispensabile per la costruzione di una buona società e di un vero sviluppo umano integrale.

Un Cristianesimo di carità senza verità può venire facilmente scambiato per una riserva di buoni sentimenti, utili per la convivenza sociale, ma marginali.

In questo modo non ci sarebbe più un vero e proprio posto per Dio nel mondo. Senza la verità, la carità viene relegata in un ambito ristretto e privato di relazioni. È esclusa dai progetti e dai processi di costruzione di uno sviluppo umano di portata universale, nel dialogo tra i saperi e le operatività.

5. La carità è amore ricevuto e donato.
Essa è « grazia » (cháris). La sua scaturigine è l'amore sorgivo del Padre per il Figlio, nello Spirito Santo. È amore che dal Figlio discende su di noi. È amore creatore, per cui noi siamo; è amore redentore, per cui siamo ricreati. Amore rivelato e realizzato da Cristo (cfr Gv 13,1) e « riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo » (Rm 5,5). Destinatari dell'amore di Dio, gli uomini sono costituiti soggetti di carità, chiamati a farsi essi stessi strumenti della grazia, per effondere la carità di Dio e per tessere reti di carità.

A questa dinamica di carità ricevuta e donata risponde la dottrina sociale della Chiesa. Essa è «caritas in veritate in re sociali»: annuncio della verità dell'amore di Cristo nella società. Tale dottrina è servizio della carità, ma nella verità. La verità preserva ed esprime la forza di liberazione della carità nelle vicende sempre nuove della storia. È, a un tempo, verità della fede e della ragione, nella distinzione e insieme nella sinergia dei due ambiti cognitivi. Lo sviluppo, il benessere sociale, un'adeguata soluzione dei gravi problemi socio-economici che affliggono l'umanità, hanno bisogno di questa verità. Ancor più hanno bisogno che tale verità sia amata e testimoniata. Senza verità, senza fiducia e amore per il vero, non c'è coscienza e responsabilità sociale, e l'agire sociale cade in balia di privati interessi e di logiche di potere, con effetti disgregatori sulla società, tanto più in una società in via di globalizzazione, in momenti difficili come quelli attuali.

6. «Caritas in veritate» è principio intorno a cui ruota la dottrina sociale della Chiesa, un principio che prende forma operativa in criteri orientativi dell'azione morale. Ne desidero richiamare due in particolare, dettati in special modo dall'impegno per lo sviluppo in una società in via di globalizzazione: la giustizia e il bene comune.
La giustizia anzitutto. Ubi societas, ibi ius: ogni società elabora un proprio sistema di giustizia. La carità eccede la giustizia, perché amare è donare, offrire del “mio” all'altro; ma non è mai senza la giustizia, la quale induce a dare all'altro ciò che è “suo”, ciò che gli spetta in ragione del suo essere e del suo operare. Non posso « donare » all'altro del mio, senza avergli dato in primo luogo ciò che gli compete secondo giustizia. Chi ama con carità gli altri è anzitutto giusto verso di loro. Non solo la giustizia non è estranea alla carità, non solo non è una via alternativa o parallela alla carità: la giustizia è « inseparabile dalla carità » [1], intrinseca ad essa. La giustizia è la prima via della carità o, com'ebbe a dire Paolo VI, « la misura minima » di essa [2], parte integrante di quell'amore « coi fatti e nella verità » (1 Gv 3,18), a cui esorta l'apostolo Giovanni. Da una parte, la carità esige la giustizia: il riconoscimento e il rispetto dei legittimi diritti degli individui e dei popoli. Essa s'adopera per la costruzione della “città dell'uomo” secondo diritto e giustizia. Dall'altra, la carità supera la giustizia e la completa nella logica del dono e del perdono [3]. La “città dell'uomo” non è promossa solo da rapporti di diritti e di doveri, ma ancor più e ancor prima da relazioni di gratuità, di misericordia e di comunione. La carità manifesta sempre anche nelle relazioni umane l'amore di Dio, essa dà valore teologale e salvifico a ogni impegno di giustizia nel mondo.

7. Bisogna poi tenere in grande considerazione il bene comune. Amare qualcuno è volere il suo bene e adoperarsi efficacemente per esso. Accanto al bene individuale, c'è un bene legato al vivere sociale delle persone: il bene comune. È il bene di quel “noi-tutti”, formato da individui, famiglie e gruppi intermedi che si uniscono in comunità sociale [4]. Non è un bene ricercato per se stesso, ma per le persone che fanno parte della comunità sociale e che solo in essa possono realmente e più efficacemente conseguire il loro bene. Volere il bene comune e adoperarsi per esso è esigenza di giustizia e di carità. Impegnarsi per il bene comune è prendersi cura, da una parte, e avvalersi, dall'altra, di quel complesso di istituzioni che strutturano giuridicamente, civilmente, politicamente, culturalmente il vivere sociale, che in tal modo prende forma di pólis, di città. Si ama tanto più efficacemente il prossimo, quanto più ci si adopera per un bene comune rispondente anche ai suoi reali bisogni. Ogni cristiano è chiamato a questa carità, nel modo della sua vocazione e secondo le sue possibilità d'incidenza nella pólis. È questa la via istituzionale — possiamo anche dire politica — della carità, non meno qualificata e incisiva di quanto lo sia la carità che incontra il prossimo direttamente, fuori delle mediazioni istituzionali della pólis.
Quando la carità lo anima, l'impegno per il bene comune ha una valenza superiore a quella dell'impegno soltanto secolare e politico. Come ogni impegno per la giustizia, esso s'inscrive in quella testimonianza della carità divina che, operando nel tempo, prepara l'eterno. L'azione dell'uomo sulla terra, quando è ispirata e sostenuta dalla carità, contribuisce all'edificazione di quella universale città di Dio verso cui avanza la storia della famiglia umana. In una società in via di globalizzazione, il bene comune e l'impegno per esso non possono non assumere le dimensioni dell'intera famiglia umana, vale a dire della comunità dei popoli e delle Nazioni [5], così da dare forma di unità e di pace alla città dell'uomo, e renderla in qualche misura anticipazione prefiguratrice della città senza barriere di Dio.

8. Pubblicando nel 1967 l'Enciclica Populorum progressio, il mio venerato predecessore Paolo VI ha illuminato il grande tema dello sviluppo dei popoli con lo splendore della verità e con la luce soave della carità di Cristo.
Egli ha affermato che l'annuncio di Cristo è il primo e principale fattore di sviluppo [6] e ci ha lasciato la consegna di camminare sulla strada dello sviluppo con tutto il nostro cuore e con tutta la nostra intelligenza [7], vale a dire con l'ardore della carità e la sapienza della verità. È la verità originaria dell'amore di Dio, grazia a noi donata, che apre la nostra vita al dono e rende possibile sperare in uno « sviluppo di tutto l'uomo e di tutti gli uomini » [8], in un passaggio « da condizioni meno umane a condizioni più umane » [9], ottenuto vincendo le difficoltà che inevitabilmente si incontrano lungo il cammino.

A oltre quarant'anni dalla pubblicazione dell'Enciclica, intendo rendere omaggio e tributare onore alla memoria del grande Pontefice Paolo VI, riprendendo i suoi insegnamenti sullo sviluppo umano integrale e collocandomi nel percorso da essi tracciato, per attualizzarli nell'ora presente.

Questo processo di attualizzazione iniziò con l'Enciclica Sollicitudo rei socialis, con cui il Servo di Dio Giovanni Paolo II volle commemorare la pubblicazione della Populorum progressio in occasione del suo ventennale. Fino ad allora, una simile commemorazione era stata riservata solo alla Rerum novarum. Passati altri vent'anni, esprimo la mia convinzione che la Populorum progressio merita di essere considerata come « la Rerum novarum dell'epoca contemporanea », che illumina il cammino dell'umanità in via di unificazione.

9. L'amore nella verità — caritas in veritate — è una grande sfida per la Chiesa in un mondo in progressiva e pervasiva globalizzazione. Il rischio del nostro tempo è che all'interdipendenza di fatto tra gli uomini e i popoli non corrisponda l'interazione etica delle coscienze e delle intelligenze, dalla quale possa emergere come risultato uno sviluppo veramente umano.
Solo con la carità, illuminata dalla luce della ragione e della fede, è possibile conseguire obiettivi di sviluppo dotati di una valenza più umana e umanizzante. La condivisione dei beni e delle risorse, da cui proviene l'autentico sviluppo, non è assicurata dal solo progresso tecnico e da mere relazioni di convenienza, ma dal potenziale di amore che vince il male con il bene (cfr Rm 12,21) e apre alla reciprocità delle coscienze e delle libertà.

La Chiesa non ha soluzioni tecniche da offrire [10] e non pretende « minimamente d'intromettersi nella politica degli Stati » [11].
Ha però una missione di verità da compiere, in ogni tempo ed evenienza, per una società a misura dell'uomo, della sua dignità, della sua vocazione. Senza verità si cade in una visione empiristica e scettica della vita, incapace di elevarsi sulla prassi, perché non interessata a cogliere i valori — talora nemmeno i significati — con cui giudicarla e orientarla. La fedeltà all'uomo esige la fedeltà alla verità che, sola, è garanzia di libertà (cfr Gv 8,32) e della possibilità di uno sviluppo umano integrale. Per questo la Chiesa la ricerca, l'annunzia instancabilmente e la riconosce ovunque essa si palesi. Questa missione di verità è per la Chiesa irrinunciabile.
La sua dottrina sociale è momento singolare di questo annuncio: essa è servizio alla verità che libera. Aperta alla verità, da qualsiasi sapere provenga, la dottrina sociale della Chiesa l'accoglie, compone in unità i frammenti in cui spesso la ritrova, e la media nel vissuto sempre nuovo della società degli uomini e dei popoli [12].

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Il Papa ai giovani: "Amate le vostre Università, che sono palestre di virtù e di servizio. La Chiesa in Europa confida molto sul generoso impegno..."


VIDEO INTEGRALE SU BENEDICT XVI.TV

Vedi anche:

Il Papa ai giovani: siete voi il futuro dell'Europa (Izzo)

Il Papa: la globalizzazione ha bisogno di Dio (Izzo)

Il Papa: la cultura materialista sfida i Cristiani nelle Università (Izzo)

Il Papa agli studenti europei: "Siete voi il futuro dell'Europa"

UDIENZA AI PARTECIPANTI AL PRIMO INCONTRO EUROPEO DEGLI STUDENTI UNIVERSITARI PROMOSSO DALLA COMMISSIONE CATECHESI-SCUOLA-UNIVERSITÀ DEL CONSIGLIO DELLE CONFERENZE EPISCOPALI EUROPEE (CCEE), 11.07.2009

Alle ore 11.45 di questa mattina, nell’Aula della Benedizione del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza i partecipanti al primo Incontro Europeo degli Studenti Universitari, promosso dalla Commissione Catechesi-Scuola-Università del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee (CCEE) e rivolge loro il discorso che riportiamo di seguito:

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Signor Cardinale,
venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
cari fratelli e sorelle
!

Grazie di cuore per questa vostra visita, che avviene nel giorno della festa di san Benedetto, patrono d’Europa, in occasione del primo Incontro Europeo degli Studenti Universitari, promosso dalla Commissione Catechesi-Scuola-Università del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee (CCEE).
A ciascuno di voi qui presenti il mio più cordiale benvenuto. Saluto, in primo luogo, il Vescovo Marek Jędraszewski, Vice Presidente della Commissione, e lo ringrazio per le parole che mi ha rivolto a nome vostro. Saluto, in modo speciale, il Cardinale Vicario Agostino Vallini e gli manifesto tutta la mia gratitudine per il prezioso servizio che la pastorale universitaria di Roma rende alla Chiesa che è in Europa. E non posso non elogiare Mons. Lorenzo Leuzzi, infaticabile animatore dell’Ufficio diocesano. Saluto inoltre con viva riconoscenza il Prof. Renato Lauro, Magnifico Rettore dell’Università di Roma Tor Vergata.

E soprattutto a voi, cari giovani, rivolgo il mio pensiero: benvenuti nella casa di Pietro! Voi appartenete a ben 31 Nazioni, e vi state preparando per assumere nell’Europa del terzo millennio importanti ruoli e mansioni. Siate sempre consapevoli delle vostre potenzialità e, al tempo stesso, delle vostre responsabilità.

Che cosa la Chiesa attende da voi? È il tema stesso sul quale state riflettendo a suggerire l’opportuna risposta: "Nuovi discepoli di Emmaus. Da cristiani in Università". Dopo l’incontro europeo dei docenti svoltosi due anni orsono, anche voi, studenti, vi ritrovate ora insieme per offrire alle Conferenze Episcopali d’Europa la vostra disponibilità a proseguire nel cammino di elaborazione culturale che San Benedetto intuì come necessario per la maturazione umana e cristiana dei popoli dell’Europa. Questo può avvenire se voi, come i discepoli di Emmaus, incontrate il Signore risorto nella concreta esperienza ecclesiale, ed in particolare nella celebrazione eucaristica. "In ogni Messa, infatti, - ebbi a ricordare ai vostri coetanei un anno fa durante la Giornata Mondiale della Gioventù a Sydney - lo Spirito Santo discende nuovamente, invocato nella solenne preghiera della Chiesa, non solo per trasformare i nostri doni del pane e del vino nel Corpo e nel Sangue del Signore, ma anche per trasformare le nostre vite, per fare di noi, con la sua forza, un solo corpo e un solo spirito in Cristo". Il vostro impegno missionario nell’ambito universitario consiste pertanto nel testimoniare l’incontro personale che avete avuto con Gesù Cristo, Verità che illumina il cammino di ogni uomo.

E’ dall’incontro con Lui che scaturisce quella "novità del cuore", capace di dare un orientamento nuovo all’esistenza personale; e solo così si diventa fermento e lievito di una società vivificata dall’amore evangelico.

Come è facile comprendere, anche l’azione pastorale universitaria deve allora esprimersi in tutta la sua valenza teologica e spirituale, aiutando i giovani a far sì che la comunione con Cristo li conduca a percepire il mistero più profondo dell’uomo e della storia. E, proprio per questa loro specifica azione evangelizzatrice, le comunità ecclesiali impegnate in tale azione missionaria, come ad esempio le cappellanie universitarie, possono essere il luogo della formazione di credenti maturi, uomini e donne consapevoli di essere amati da Dio e chiamati, in Cristo, a diventare animatori della pastorale universitaria.

Nell’Università la presenza cristiana si fa sempre più esigente e nello stesso tempo affascinante, perché la fede è chiamata, come nei secoli passati, ad offrire il suo insostituibile servizio alla conoscenza, che, nella società contemporanea, è il vero motore dello sviluppo. Dalla conoscenza, arricchita con l’apporto della fede, dipende la capacità di un popolo di saper guardare al futuro con speranza, superando le tentazioni di una visione puramente materialistica dell’esistenza e della storia.

Cari giovani, voi siete il futuro dell’Europa. Immersi in questi anni di studio nel mondo della conoscenza, siete chiamati ad investire le vostre migliori risorse, non solo intellettuali, per consolidare le vostre personalità e per contribuire al bene comune. Lavorare per lo sviluppo della conoscenza è la vocazione specifica dell’Università, e richiede qualità morali e spirituali sempre più elevate, di fronte alla vastità e alla complessità del sapere che l’umanità ha a sua disposizione. La nuova sintesi culturale, che in questo tempo si sta elaborando in Europa e nel mondo globalizzato, ha bisogno dell’apporto di intellettuali capaci di riproporre nelle aule accademiche il discorso su Dio, o meglio, di far rinascere quel desiderio dell’uomo di cercare Dio - "quaerere Deum",- a cui ho fatto riferimento in altre occasioni.

Mentre ringrazio tutti coloro che operano nel campo della pastorale universitaria, sotto la guida dagli organismi del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa, auspico che prosegua il proficuo cammino iniziato da alcuni anni e per il quale esprimo il mio più vivo apprezzamento e incoraggiamento. Sono certo che il vostro incontro di questi giorni a Roma potrà indicare ulteriori tappe da percorrere per una più organica progettualità, che favorisca il coinvolgimento e la comunione tra le diverse esperienze già operanti in tanti Paesi. Voi, cari giovani, contribuite, insieme con i vostri docenti, a creare laboratori della fede e della cultura, condividendo la fatica dello studio e della ricerca con tutti gli amici che incontrate in Università.

Amate le vostre Università, che sono palestre di virtù e di servizio. La Chiesa in Europa confida molto sul generoso impegno apostolico di tutti voi, consapevole delle sfide e delle difficoltà, ma anche delle tante potenzialità dell’azione pastorale in ambito universitario.

Quanto a me, vi assicuro il sostegno della preghiera, e so che a mia volta posso contare sul vostro entusiasmo, sulla vostra testimonianza, soprattutto sulla vostra amicizia che oggi mi avete manifestato e di cui vi ringrazio. San Benedetto, Patrono d’Europa, e soprattutto la Vergine Maria, da voi invocata come Sedes Sapientiae, vi accompagnino e guidino i vostri passi. A tutti la mia Benedizione.

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Il Papa all'ambasciatore del Messico: La libertà religiosa è la roccia ferma su cui i diritti umani si fondano saldamente


LE LETTERE CREDENZIALI DELL’AMBASCIATORE DEL MESSICO PRESSO LA SANTA SEDE, 10.07.2009

Alle ore 11 di questa mattina, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza S.E. il Signor Héctor Federico Ling Altamirano, Ambasciatore del Messico presso la Santa Sede, in occasione della presentazione delle Lettere Credenziali.
Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa gli ha rivolto nonché i cenni biografici essenziali di S.E. il Signor Héctor Federico Ling Altamirano:

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Questa è una nostra traduzione del discorso del Pontefice.

Signor Ambasciatore,

1. Sono lieto di riceverla, Eccellenza, nel solenne atto nel quale mi presenta le Lettere che l'accreditano come Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario degli Stati Uniti Messicani presso la Santa Sede. La ringrazio cordialmente per le deferenti parole che mi ha rivolto, chiedendole allo stesso tempo di voler gentilmente trasmettere al Signor Presidente della Repubblica Felipe de Jesús Calderón Hinojosa, al suo Governo e a tutte le nobili popolazioni del suo Paese i miei voti migliori, che accompagno con la mia fervente preghiera, affinché, affrontando con coraggio, decisione e unità le vicissitudini del momento presente, l'amato popolo messicano possa continuare ad avanzare lungo i cammini della libertà, della solidarietà e del progresso sociale.

2. Lei, Eccellenza, viene come rappresentante di una grande nazione la cui identità si è forgiata nel corso dei secoli in feconda relazione con il messaggio di salvezza che la Chiesa cattolica proclama, come si può vedere in molte sue usanze e feste popolari, nella sua architettura e in altre manifestazioni. La fede in Gesù Cristo ha generato in Messico una cultura che offre un senso specifico e completo della vita e una visione dell'esistenza piena di speranza, illustrando allo stesso tempo una serie di principi sostanziali per lo sviluppo armonioso di tutta la società, quali la promozione della giustizia, il lavoro per la pace e la riconciliazione, la promozione dell'onestà e della trasparenza, la lotta contro la violenza, la corruzione e la criminalità, la tutela costante della vita umana e la salvaguardia della dignità della persona.

3. La celebrazione, alcuni mesi fa, del vi Incontro Mondiale delle Famiglie a Città del Messico ha inoltre messo in evidenza l'importanza di questa istituzione, tanto stimata dal popolo messicano. In effetti, la famiglia, comunità di vita e di amore, fondata sul matrimonio indissolubile fra un uomo e una donna, è la cellula primaria di tutto il tessuto sociale, ed è pertanto di somma importanza che venga adeguatamente aiutata, di modo che i focolari domestici non smettano di essere scuole di rispetto e di comprensione reciproca, semenzai di virtù umane e motivo di speranza per il resto della società. In tale contesto, desidero ribadire la mia soddisfazione per i frutti di questo importante incontro ecclesiale, e allo stesso tempo desidero ringraziare nuovamente le Autorità del suo Paese, e tutti i messicani, per la diligenza mostrata nella sua organizzazione.

4. Mi compiaccio di constatare le buone relazioni esistenti fra la Santa Sede e il Messico, dopo gli importanti progressi che sono stati compiuti in questi anni in un clima di reciproca autonomia e di sana collaborazione. Ciò ci deve incoraggiare a impegnarci per rafforzarle nel futuro, tenendo conto del posto importante che la religione occupa nell'indole e nella storia della sua patria. Proprio a motivo del xv anniversario del ristabilimento delle relazioni diplomatiche fra il suo Paese e la Santa Sede, è stata organizzata a Città del Messico una serie di atti commemorativi in cui sono stati approfonditi vari temi di interesse comune, come il modo corretto di intendere un autentico stato democratico e il suo dovere di salvaguardare e di favorire la libertà religiosa in tutti gli aspetti della vita pubblica e sociale della nazione. Di fatto, la libertà religiosa non è un diritto fra i tanti, e neppure un privilegio che la Chiesa cattolica esige. È la roccia ferma su cui i diritti umani si fondano saldamente, poiché tale libertà rivela in modo particolare la dimensione trascendente della persona umana e l'assoluta inviolabilità della sua dignità. Per questo la libertà religiosa appartiene all'essenza di ogni persona, di ogni popolo e nazione. Il suo significato centrale non consente di limitarla a una mera convivenza di cittadini che praticano privatamente la propria religione, o di restringerla al libero esercizio del culto, bensì occorre offrire ai credenti la piena garanzia di poter manifestare pubblicamente la propria religione, dando anche il loro contributo all'edificazione del bene comune e al corretto ordine sociale in qualsiasi ambito della vita, senza alcun tipo di restrizione o coercizione. A tale proposito, la Chiesa cattolica, nel sostenere e promuovere questa visione positiva del ruolo della religione nella società, non desidera interferire nella dovuta autonomia delle istituzioni civili. Essa, fedele al mandato ricevuto dal suo divino Fondatore, cerca di incoraggiare le iniziative che beneficiano la persona umana, promuovono integralmente la sua dignità e riconoscono la sua dimensione spirituale, sapendo che il migliore servizio che i cristiani possono prestare alla società è la proclamazione del Vangelo, che illumina un'autentica cultura democratica e orienta nella ricerca del bene comune. Diviene così evidente che la Chiesa e la comunità politica sono e devono sentirsi, anche se a diverso titolo, al servizio della vocazione personale e sociale degli stessi uomini (cfr. Gaudium et spes, n. 76).
5. Molti sono i passi che, a partire da diverse istanze della vostra nazione, si stanno compiendo per promuovere un ordine sociale più giusto e solidale e per superare le contrarietà che continuano ad attanagliare il Paese. In tal senso, vale la pena sottolineare l'attenzione e l'impegno con cui le Autorità del suo Paese stanno affrontando questioni tanto gravi come la violenza, il narcotraffico, le disuguaglianze e la povertà, che sono terreno fertile per la delinquenza. È risaputo che, per una soluzione efficace e duratura di questi problemi, non sono sufficienti misure tecniche o di sicurezza. Si richiedono una visione ampia e l'efficiente unione degli sforzi, oltre alla promozione di un necessario rinnovamento morale, dell'educazione delle coscienze e della costruzione di una vera cultura della vita. In questo compito, le Autorità e le diverse forze della società messicana troveranno sempre la leale collaborazione e la solidarietà della Chiesa cattolica.
6. Non s'insisterà mai abbastanza sul fatto che il diritto alla vita deve essere riconosciuto in tutta la sua ampiezza. In effetti, ogni persona merita rispetto e solidarietà dal momento del suo concepimento fino alla sua morte naturale. Questa nobile causa, nella quale si sono coraggiosamente impegnati molti uomini e donne, deve essere sostenuta anche dallo sforzo delle Autorità civili nella promozione di leggi giuste e di politiche pubbliche effettive che tengano conto dell'altissimo valore che ogni essere umano possiede in ogni momento della sua esistenza. A tale proposito desidero salutare con gioia l'iniziativa del Messico, nel 2005, di eliminare dalla sua legislazione la pena capitale, e anche le recenti misure che alcuni dei suoi Stati hanno adottato per tutelare la vita umana fin dal suo inizio. Queste scommesse decise in una questione così fondamentale devono essere un emblema della sua patria, di cui deve sentirsi giustamente orgogliosa, poiché sul riconoscimento del diritto alla vita "si fonda l'umana convivenza e la stessa comunità politica" (Giovanni Paolo II, Lettera Enciclica Evangelium vitae, n. 2).
7. Signor Ambasciatore, prima di concludere questo incontro, desidero felicitarmi con lei, con la sua famiglia e con gli altri membri di questa Missione Diplomatica, e anche ribadirle che nei miei collaboratori troverà sempre la cooperazione di cui potrà aver bisogno nell'alto incarico di rappresentare la sua amata nazione presso la Sede Apostolica.
Supplico Dio, per intercessione di Maria Santissima, Nostra Signora di Guadalupe, di benedire, di proteggere e di accompagnare tutti i messicani, tanto vicini al cuore del Papa, affinché nel suo aese risplendano incessantemente la concordia, la fraternità e la giustizia.

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(©L'Osservatore Romano - 11 luglio 2009)

giovedì 9 luglio 2009

La sintesi dell'enciclica «Caritas in Veritate»


ENCICLICA "CARITAS IN VERITATE": LO SPECIALE DEL BLOG

IL TESTO INTEGRALE DELL'ENCICLICA "CARITAS IN VERITATE"

La sintesi dell'enciclica «Caritas in Veritate»

"La Carità nella verità, di cui Gesù s'è fatto testimone" è "la principale forza propulsiva per il vero sviluppo di ogni persona e dell'umanità intera": inizia così Caritas in Veritate, enciclica indirizzata al mondo cattolico e "a tutti gli uomini di buona volontà". Nell'Introduzione, il Papa ricorda che "la carità è la via maestra della dottrina sociale della Chiesa". D'altro canto, dato "il rischio di fraintenderla, di estrometterla dal vissuto etico", va coniugata con la verità.
E avverte: "Un Cristianesimo di carità senza verità può venire facilmente scambiato per una riserva di buoni sentimenti, utili per la convivenza sociale, ma marginali". (1-4)

Lo sviluppo ha bisogno della verità. Senza di essa, afferma il Pontefice, "l'agire sociale cade in balia di privati interessi e di logiche di potere, con effetti disgregatori sulla società". (5)

Benedetto XVI si sofferma su due "criteri orientativi dell'azione morale" che derivano dal principio "carità nella verità"; la giustizia e il bene comune. Ogni cristiano è chiamato alla carità anche attraverso una ''via istituzionale" che incida nella vita della polis, del vivere sociale. (6-7)

La Chiesa, ribadisce, "non ha soluzioni tecniche da offrire", ha però "una missione di verità da compiere" per "una società a misura dell'uomo, della sua dignità, della sua vocazione". (8-9)

Il primo capitolo del documento è dedicato al Messaggio della Populorum Progressio di Paolo VI. "Senza la prospettiva di una vita eterna - avverte il Papa - il progresso umano in questo mondo rimane privo di respiro". Senza Dio, lo sviluppo viene negato, "disumanizzato".(10-12)

Paolo VI, si legge, ribadì "l'imprescindibile importanza del Vangelo per la costruzione della società secondo libertà e giustizia".(13)

Nell'Enciclica Humanae Vitae, Papa Montini "indica i forti legami esistenti tra etica della vita ed etica sociale". Anche oggi, "la Chiesa propone con forza questo collegamento". (14-15)

Il Papa spiega il concetto di vocazione presente nella Populorum Progressio. "Lo sviluppo è vocazione" giacché "nasce da un appello trascendente". Ed è davvero "integrale", sottolinea, quando è "volto alla promozione di ogni uomo e di tutto l'uomo". "La fede cristiana - soggiunge - si occupa dello sviluppo non contando su privilegi o su posizioni di potere", "ma solo su Cristo". (16-18)

Il Pontefice evidenzia che "le cause del sottosviluppo non sono primariamente di ordine materiale". Sono innanzitutto nella volontà, nel pensiero e ancor più "nella mancanza di fraternità tra gli uomini e i popoli". "La società sempre più globalizzata – rileva – ci rende vicini, ma non ci rende fratelli". Bisogna allora mobilitarsi. affinchè l'economia evolva "verso esiti pienamente umani". (19-20)

Nel secondo capitolo, il Papa entra nel vivo dello Sviluppo umano nel nostro tempo. L'esclusivo obiettivo del profitto "senza il bene comune come fine ultimo - osserva - rischia di distruggere ricchezza e creare povertà". Ed enumera alcune distorsioni dello sviluppo: un'attività finanziaria "per lo più speculativa", i flussi migratori "spesso solo provocati" e poi mal gestiti e, ancora, "lo sfruttamento sregolato delle risorse della terra". Dinnanzi a tali problemi interconnessi, il Papa invoca "una nuova sintesi umanistica". La crisi "ci obbliga a riprogettare il nostro cammino". (21)

Lo sviluppo, constata il Papa, è oggi "policentrico". "Cresce la ricchezza mondiale in termini assoluti, ma aumentano le disparità" e nascono nuove povertà. La corruzione, è il suo rammarico, è presente in Paesi ricchi e poveri; a volte grandi imprese transnazionali non rispettano i diritti dei lavoratori. D'altronde, "gli aiuti internazionali sono stati spesso distolti dalle loro finalità, per irresponsabilità" dei donatori e dei fruitori. Al contempo, denuncia il Pontefice, "ci sono forme eccessive di protezione della conoscenza da parte dei Paesi ricchi, mediante un utilizzo troppo rigido del diritto di proprietà intellettuale, specialmente nel campo sanitario". (22)

Dopo la fine dei "blocchi", viene ricordato, Giovanni Paolo II aveva chiesto "una riprogettazione globale dello sviluppo", ma questo "è avvenuto solo in parte". C'è oggi "una rinnovata valutazione'" del ruolo dei "pubblici poteri dello Stato", ed è auspicabile una partecipazione della società civile alla politica nazionale e internazionale. Rivolge poi l'attenzione alla delocalizzazione di produzioni di basso costo da parte dei Paesi ricchi. "Questi processi - è il suo monito - hanno comportato la riduzione delle reti di sicurezza sociale" con "grave pericolo per i diritti dei lavoratori". A ciò si aggiunge che "i tagli alla spesa sociale, spesso anche promossi dalle istituzioni finanziarie internazionali, possono lasciare i cittadini impotenti di fronte a rischi vecchi e nuovi". D'altronde, si verifica anche che "i governi, per ragioni di utilità economica, limitano spesso le libertà sindacali". Ricorda perciò ai governanti che "il primo capitale da salvaguardare e: valorizzare è l'uomo, la persona nella sua integrità". (23-25)

Sul piano culturale, prosegue, le possibilità di interazioni aprono nuove prospettive di dialogo, ma vi è un duplice pericolo. In primo luogo, un eclettismo culturale in cui le culture vengono "considerate sostanzialmente equivalenti". Il pericolo opposto è "l'appiattimento culturale", "l'omologazione degli stili di vita". (26)

Rivolge così il pensiero allo scandalo della fame. Manca, denuncia il Papa, "un assetto di istituzioni economiche in grado" di fronteggiare tale emergenza. Auspica il ricorso a "nuove frontiere" nelle tecniche di produzione agricola e un'equa riforma agraria nei Paesi in via di Sviluppo. (27)

Benedetto XVI tiene a sottolineare che il rispetto per la vita "non può in alcun modo essere disgiunto" dallo sviluppo dei popoli. In varie parti del mondo - avverte -, perdurano pratiche di controllo demografico che "giungono a imporre anche l'aborto". Nei Paesi sviluppati si è diffusa una "mentalità antinatalista che spesso si cerca di trasmettere anche ad altri Stati come se fosse un progresso culturale". Inoltre, prosegue, vi è "il fondato sospetto che a volte gli stessi aiuti allo sviluppo vengano collegati" a "politiche sanitarie implicanti di fatto l'imposizione" del controllo delle nascite. Preoccupanti sono pure le "legislazioni che prevedono l'eutanasia". "Quando una società s'avvia verso la negazione e la soppressione della vita - avverte - finisce per non trovare più" motivazioni ed energie "per adoperarsi a servizio del vero bene dell'uomo" (28).

Altro aspetto legato allo sviluppo è il diritto alla libertà religiosa. Le violenze, scrive il Papa, "frenano lo sviluppo autentico", ciò "si applica specialmente al terrorismo a sfondo fondamentalista". Al tempo stesso, la promozione dell'ateismo da parte di molti Paesi "contrasta con le necessità dello sviluppo dei popoli, sottraendo loro risorse spirituali e umane". (29)

Per lo sviluppo, prosegue, serve l'interazione dei diversi livelli del sapere armonizzati dalla carità. (30-31)

Il Papa auspica, quindi, che le scelte economiche attuali continuino "a perseguire quale priorità l'obiettivo dell'accesso al lavoro" per tutti. Benedetto XVI mette in guardia da un'economia "del breve e talvolta brevissimo termine" che determina "l'abbassamento del livello di tutela dei diritti dei lavoratori" per far acquisire ad un Paese "maggiore competitività internazionale". Per questo, esorta una correzione delle disfunzioni del modello di sviluppo come richiede oggi anche lo "stato di salute ecologica del pianeta". E conclude sulla globalizzazione: "Senza la guida della carità nella verità, questa spinta planetaria può concorrere a creare rischi di danni sconosciuti finora e di nuove divisioni". È necessario, perciò, "un impegno inedito e creativo". (32-33)

Fraternità, Sviluppo economico e società civile è il tema del terzo capitolo dell'Enciclica, che si apre con un elogio dell'esperienza del dono, spesso non riconosciuta "a causa di una visione solo produttivistica e utilitaristica dell'esistenza". La convinzione di autonomia dell'economia dalle "influenze di carattere morale - rileva il Papa - ha spinto l'uomo ad abusare dello strumento economico in modo persino distruttivo". Lo sviluppo, "se vuole essere autenticamente umano", deve invece "fare spazio al principio di gratuità". (34)

Ciò vale in particolare per il mercato. "Senza forme interne di solidarietà e di fiducia reciproca - è il suo monito - il mercato non può pienamente espletare la propria funzione economica", Il mercato, ribadisce, "non può contare solo su se stesso", "deve attingere energie morali da altri soggetti" e non deve considerare i poveri un "fardello, bensì una risorsa". Il mercato non deve diventare "luogo della sopraffazione del forte sul debole". E soggiunge: la logica mercantile va "finalizzata al perseguimento del bene comune di cui deve farsi carico anche e soprattutto la comunità politica". Il Papa precisa che il mercato non è negativo per natura. Dunque, ad essere chiamato in causa è l'uomo, "la sua coscienza morale e la sua responsabilità". L'attuale crisi, conclude il Papa, mostra che i "tradizionali principi dell'etica sociale" - trasparenza – onestà e responsabilità - "non possono venire trascurati". Al contempo, ricorda che l'economia non elimina il ruolo degli Stati ed ha bisogno di "leggi giuste". Riprendendo la Centesimus Annus, indica la "necessità di un sistema a tre soggetti": mercato, Stato e società civile e incoraggia una "civilizzazione dell'economia". Servono "forme economiche solidali". Mercato e politica necessitano "di persone aperte al dono reciproco". (35-39)

La crisi attuale, annota, richiede anche dei "profondi cambiamenti" per l'impresa. La sua gestione "non può tenere conto degli interessi dei soli proprietari", ma "deve anche farsi carico" della comunità locale. Il Papa fa riferimento ai manager che spesso «rispondono solo alle indicazioni degli azionisti" ed invita ad evitare un impiego "speculativo" delle risorse finanziarie. (40-41)

Il capitolo si chiude con una nuova valutazione del fenomeno globalizzazione, da non intendere solo come "processo socio-economico", "Non dobbiamo esserne vittime, ma protagonisti - esorta - procedendo con ragionevolezza, guidati dalla carità e dalla verità". Alla globalizzazione serve "un orientamento culturale personalista e comunitario, aperto alla trascendenza" capace di "correggerne le disfunzioni". C'è, aggiunge, "la possibilità di una grande ridistribuzione della ricchezza", ma la diffusione del benessere non va frenata "con progetti egoistici protezionistici". (42)

Nel quarto capitolo, l'Enciclica sviluppa il tema dello Sviluppo dei popoli, diritti e doveri, ambiente. Si nota, osserva, "la rivendicazione del diritto al superfluo" nelle società opulente, mentre mancano cibo e acqua in certe regioni sottosviluppate. "I diritti individuali svincolati da un quadro di doveri", rileva, "impazziscono". Diritti e doveri, precisa, rimandano ad un quadro etico. Se invece “trovano il proprio fondamento solo nelle deliberazioni di un'assemblea di cittadini" possono essere “cambiati in ogni momento". Governi e organismi internazionali non possono dimenticare "l'oggettività e l'indisponibilità" dei diritti. (43)

Al riguardo, si sofferma sulle “problematiche connesse con la crescita demografica". È "scorretto", afferma, "considerare l'aumento della popolazione come causa prima del sottosviluppo". Riafferma che la sessualità non si può "ridurre a mero fatto edonistico e ludico". Né si può regolare la sessualità con politiche materialistiche di forzata pianificazione delle nascite". Sottolinea poi che "l'apertura moralmente responsabile alla vita è una ricchezza sociale ed economica". Gli Stati, scrive, "sono chiamati a varare politiche che promuovano la centralità della famiglia". (44)

L'economia – ribadisce ancora – ha bisogno dell'etica per il suo collettivo funzionamento; non di un'etica qualsiasi bensì di un'etica amica della persona". La stessa centralità della persona, afferma, deve essere il principio guida "negli interventi per lo sviluppo" della cooperazione internazionale, che devono sempre coinvolgere i beneficiari. "Gli organismi internazionali – esorta il Papa – dovrebbero interrogarsi sulla reale efficacia dei loro apparati burocratici", "spesso troppo costosi". Capita a volte, constata, che "i poveri servano a mantenere in vita dispendiose organizzazioni burocratiche". Di qui l'invito ad una “piena trasparenza" sui fondi ricevuti. (45-47)

Gli ultimi paragrafi del capitolo sono dedicati all'ambiente. Per il credente, la natura è un dono di Dio da usare responsabilmente. In tale contesto, si sofferma sulle problematiche energetiche. "L'accaparramento delle risorse” da parte di Stati e gruppi di potere, denuncia il Pontefice, costituisce “un grave impedimento per lo sviluppo dei Paesi poveri". La comunità internazionale deve perciò "trovare le strade istituzionali per disciplinare lo sfruttamento delle risorse non rinnovabili". “Le società tecnologicamente avanzate – aggiunge – possono e devono diminuire il proprio fabbisogno energetico", mentre deve "avanzare la ricerca di energie alternative".

In fondo, esorta il Papa, ”è necessario un effettivo cambiamento di mentalità che ci induca ad adottare nuovi stili di vita'". Uno stile che oggi, in molte parti del mondo “è incline all'edonismo e al consumismo". Il problema decisivo, prosegue, "è la complessiva tenuta morale della società". E avverte: "Se non si rispetta il diritto alla vita e alla morte naturale" la “coscienza umana finisce per perdere il concetto di ecologia :umana" e quello di ecologia ambientale. (48-52)

La collaborazione della famiglia umana è il cuore del quinto capitolo, in cui Benedetto XVI evidenzia che "lo sviluppo dei popoli dipende soprattutto dal riconoscimento di essere una sola famiglia", D'altronde, si legge, la religione cristiana può con.!!ibuire ailo sviluppo "solo se Dio trova un posto anche nella sfera pubblica". Con "la negazione del diritto a professare pubblicamente la propria religione", la politica "assume un volto opprimente e aggressivo". E avverte: "Nel laicismo e nel fondamentalismo si perde la possibilità di un dialogo fecondo" tra la ragione e la fede. Rottura che "comporta un costo molto gravoso per lo sviluppo dell'umanità". (53-56)

Il Papa fa quindi riferimento al principio di sussidiarietà, che offre un aiuto alla persona "attraverso l'autonomia dei corpi intermedi". La sussidiaretà, spiega, "è l'antidoto più efficace contro ogni forma di assistenzialismo paternalista" ed è adatta ad umanizzare la globalizzazione. Gli aiuti internazionali, constata, "possono a volte mantenere un popolo in uno stato di dipendenza", per questo vanno erogati coinvolgendo i soggetti della società civile e non solo i governi. "Troppo spesso" infatti, "gli aiuti sono valsi a creare soltanto mercati marginali per i prodotti" dei Paesi in via di sviluppo. (57-58)

Esorta poi gli Stati ricchi a "destinare maggiori quote" del Pil per lo sviluppo, rispettando gli impegni presi. ed auspica un maggiore accesso all'educazione e ancor più alla “formazione completa della persona" rilevando che, cedendo al relativismo, si diventa più poveri. Un esempio, scrive, ci è offerto dal fenomeno perverso del turismo sessuale. "è doloroso constatare - osserva - che ciò si svolge spesso con l'avallo dei governi locali, con il silenzio di quelli da cui provengono i turisti e con la complicità di tanti operatori del settore". (59-61)

Affronta poi il fenomeno "epocale" delle migrazioni. "Nessun Paese da solo - è il suo monito - può ritenersi in grado di far fronte ai problemi migratori". Ogni migrante, soggiunge, "è una persona umana" che "possiede diritti che vanno rispettati da tutti e in ogni situazione". Il Papa chiede che i lavoratori stranieri non siano considerati come una merce ed evidenzia il "nesso diretto tra povertà e disoccupazione". Invoca un lavoro decente per tutti e invita i sindacati, distinti dalla politica, a volgere lo sguardo verso i lavoratori dei Paesi dove i diritti sociali vengono violati. (62-64)

La finanza, ripete, "dopo il suo cattivo utilizzo che ha danneggiato l'economia reale, ritorni ad essere uno strumento finalizzato" allo sviluppo. E aggiunge: "Gli operatori della finanza devono riscoprire il fondamento propriamente etico della loro attività”. Il Papa chiede inoltre "una regolamentazione del settore" per garantire i soggetti più deboli. (65-66).

L'ultimo paragrafo del capitolo il Pontefice lo dedica "all'urgenza della riforma" dell'Onu e "dell'architettura economica e finanziaria internazionale". Urge "la presenza di una vera autorità politica mondiale" che si attenga "in modo coerente ai principi di sussidiarietà e di solidarietà". Un'autorità, afferma, che goda di "potere effettivo". e conclude con l'appello ad istituire "un grado superiore di ordinamento internazionale" per governare la globalizzazione. (67)

Il sesto ed ultimo capitolo è incentrato sul tema dello Sviluppo dei popoli e la tecnica. Il Papa mette in guardia dalla "pretesa prometeica" secondo cui "l'umanità ritiene di potersi ricreare avvalendosi dei 'prodigi' della tecnologia". La tecnica, è il suo monito, non può avere una "libertà assoluta". Rileva come "il processo di globalizzazione potrebbe sostituire le ideologie con la tecnica". (68 - 72)

Connessi con lo sviluppo tecnologico sono i mezzi di comunicazione soçjale chiamati a promuovere "la dignità della persona e dei popoli". (73)

Campo primario "della lotta culturale tra l'assolutismo della tecnicità e la responsabilità morale dell'uomo è oggi quello della bioetica", spiega il Papa che aggiunge: "La ragione senza la fede è destinata a perdersi nell'illusione della propria onnipotenza”. La questione sociale diventa “questione antropologica". La ricerca sugli embrioni, la clonazione, è il rammarico del Pontefice, "sono promosse dall'attuale cultura" che “crede di aver svelato ogni mistero". Il Papa paventa "una sistematica pianificazione eugenetica delle nascite". (74-75) Viene quindi ribadito che "lo sviluppo deve comprendere una crescita spirituale oltre che materiale" Infine, l' esortazione del Papa ad avere un "cuore nuovo" per "superare la visione materialistica degli avvenimenti umani”. (76-77)

Nella Conclusione dell'Enciclica, il Papa sottolinea che lo sviluppo "ha bisogno di cristiani con le braccia alzate verso Dio nel gesto della preghiera” di "amore e di perdono, di rinuncia a se stessi, di accoglienza del prossimo, di giustizia e di pace". (78-79)

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mercoledì 8 luglio 2009

Il Papa presenta la "Caritas in veritate": La carità nella verità è la principale forza propulsiva per il vero sviluppo di ogni persona e dell'umanità


ENCICLICA "CARITAS IN VERITATE": LO SPECIALE DEL BLOG

IL TESTO INTEGRALE DELL'ENCICLICA "CARITAS IN VERITATE"

VIDEO INTEGRALE SU BENEDICT XVI.TV

CATECHESI DEL SANTO PADRE: AUDIO INTEGRALE DI RADIO VATICANA

L’UDIENZA GENERALE, 08.07.2009

L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 10.30 nell’Aula Paolo VI dove il Santo Padre ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli giunti dall’Italia e da ogni parte del mondo.
Nel discorso in lingua italiana, il Papa ha incentrato la sua meditazione sull’Enciclica "Caritas in Veritate" presentata ieri.
Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre Benedetto XVI ha rivolto particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.
L’Udienza Generale si è conclusa con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica impartita insieme ai Vescovi presenti.

CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

L'enciclica "Caritas in veritate"

Cari fratelli e sorelle!

La mia nuova Enciclica Caritas in veritate, che ieri è stata ufficialmente presentata, si ispira per la sua visione fondamentale ad un passo della lettera di san Paolo agli Efesini, dove l’Apostolo parla dell’agire secondo verità nella carità: "Agendo – lo abbiamo sentito ora -secondo verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa tendendo a Lui, che è il capo, Cristo" (4,15).

La carità nella verità è quindi la principale forza propulsiva per il vero sviluppo di ogni persona e dell’umanità intera. Per questo, attorno al principio "caritas in veritate", ruota l’intera dottrina sociale della Chiesa.

Solo con la carità, illuminata dalla ragione e dalla fede, è possibile conseguire obiettivi di sviluppo dotati di valenza umana e umanizzante. La carità nella verità "è principio intorno a cui ruota la dottrina sociale della Chiesa, un principio che prende forma operativa in criteri orientativi" (n. 6). L’Enciclica richiama subito nell’introduzione due criteri fondamentali: la giustizia e il bene comune. La giustizia è parte integrante di quell’amore "coi fatti e nella verità" (1 Gv 3,18), a cui esorta l’apostolo Giovanni (cfr n. 6). E "amare qualcuno è volere il suo bene e adoperarsi efficacemente per esso. Accanto al bene individuale, c’è un bene legato al vivere sociale delle persone… Si ama tanto più efficacemente il prossimo, quanto più ci si adopera" per il bene comune. Due sono quindi i criteri operativi, la giustizia e il bene comune; grazie a quest’ultimo, la carità acquista una dimensione sociale. Ogni cristiano – dice l’Enciclica – è chiamato a questa carità, ed aggiunge: "E’ questa la via istituzionale … della carità" (cfr n. 7).

Come altri documenti del Magistero, anche questa Enciclica riprende, continua ed approfondisce l’analisi e la riflessione della Chiesa su tematiche sociali di vitale interesse per l’umanità del nostro secolo. In modo speciale, si riallaccia a quanto scrisse Paolo VI, oltre 40 anni or sono, nella Populorum progressio, pietra miliare dell’insegnamento sociale della Chiesa, nella quale il grande Pontefice traccia alcune linee decisive, e sempre attuali, per lo sviluppo integrale dell’uomo e del mondo moderno.

La situazione mondiale, come ampiamente dimostra la cronaca degli ultimi mesi, continua a presentare non piccoli problemi e lo "scandalo" di disuguaglianze clamorose, che permangono nonostante gli impegni presi nel passato. Da una parte, si registrano segni di gravi squilibri sociali ed economici; dall’altra, si invocano da più parti riforme non più procrastinabili per colmare il divario nello sviluppo dei popoli. Il fenomeno della globalizzazione può, a tal fine, costituire una reale opportunità, ma per questo è importante che si ponga mano ad un profondo rinnovamento morale e culturale e ad un responsabile discernimento circa le scelte da compiere per il bene comune. Un futuro migliore per tutti è possibile, se lo si fonderà sulla riscoperta dei fondamentali valori etici. Occorre cioè una nuova progettualità economica che ridisegni lo sviluppo in maniera globale, basandosi sul fondamento etico della responsabilità davanti a Dio e all’essere umano come creatura di Dio.

L’Enciclica certo non mira ad offrire soluzioni tecniche alle vaste problematiche sociali del mondo odierno – non è questa la competenza del Magistero della Chiesa (cfr n. 9). Essa ricorda però i grandi principi che si rivelano indispensabili per costruire lo sviluppo umano dei prossimi anni.

Tra questi, in primo luogo, l’attenzione alla vita dell’uomo, considerata come centro di ogni vero progresso; il rispetto del diritto alla libertà religiosa, sempre collegato strettamente con lo sviluppo dell’uomo; il rigetto di una visione prometeica dell’essere umano, che lo ritenga assoluto artefice del proprio destino.
Un’illimitata fiducia nelle potenzialità della tecnologia si rivelerebbe alla fine illusoria.

Occorrono uomini retti tanto nella politica quanto nell’economia, che siano sinceramente attenti al bene comune. In particolare, guardando alle emergenze mondiali, è urgente richiamare l’attenzione della pubblica opinione sul dramma della fame e della sicurezza alimentare, che investe una parte considerevole dell’umanità.

Un dramma di tali dimensioni interpella la nostra coscienza: è necessario affrontarlo con decisione, eliminando le cause strutturali che lo provocano e promuovendo lo sviluppo agricolo dei Paesi più poveri. Sono certo che questa via solidaristica allo sviluppo dei Paesi più poveri aiuterà certamente ad elaborare un progetto di soluzione della crisi globale in atto. Indubbiamente va attentamente rivalutato il ruolo e il potere politico degli Stati, in un’epoca in cui esistono di fatto limitazioni alla loro sovranità a causa del nuovo contesto economico-commerciale e finanziario internazionale. E d’altro canto, non deve mancare la responsabile partecipazione dei cittadini alla politica nazionale e internazionale, grazie pure a un rinnovato impegno delle associazioni dei lavoratori chiamati a instaurare nuove sinergie a livello locale e internazionale. Un ruolo di primo piano giocano, anche in questo campo, i mezzi di comunicazione sociale per il potenziamento del dialogo tra culture e tradizioni diverse.

Volendo dunque programmare uno sviluppo non viziato dalle disfunzioni e distorsioni oggi ampiamente presenti, si impone da parte di tutti una seria riflessione sul senso stesso dell’economia e sulle sue finalità. Lo esige lo stato di salute ecologica del pianeta; lo domanda la crisi culturale e morale dell’uomo che emerge con evidenza in ogni parte del globo.

L’economia ha bisogno dell’etica per il suo corretto funzionamento; ha bisogno di recuperare l’importante contributo del principio di gratuità e della "logica del dono" nell’economia di mercato, dove la regola non può essere il solo profitto. Ma questo è possibile unicamente grazie all’impegno di tutti, economisti e politici, produttori e consumatori e presuppone una formazione delle coscienze che dia forza ai criteri morali nell’elaborazione dei progetti politici ed economici.

Giustamente, da più parti si fa appello al fatto che i diritti presuppongono corrispondenti doveri, senza i quali i diritti rischiano di trasformarsi in arbitrio. Occorre, si va sempre più ripetendo, un diverso stile di vita da parte dell’umanità intera, in cui i doveri di ciascuno verso l’ambiente si colleghino a quelli verso la persona considerata in se stessa e in relazione agli altri.

L’umanità è una sola famiglia e il dialogo fecondo tra fede e ragione non può che arricchirla, rendendo più efficace l’opera della carità nel sociale, e costituendo la cornice appropriata per incentivare la collaborazione tra credenti e non credenti, nella condivisa prospettiva di lavorare per la giustizia e la pace nel mondo.

Come criteri-guida per questa fraterna interazione, nell’Enciclica indico i principi di sussidiarietà e di solidarietà, in stretta connessione tra loro.

Ho infine segnalato, dinanzi alle problematiche tanto vaste e profonde del mondo di oggi, la necessità di un’Autorità politica mondiale regolata dal diritto, che si attenga ai menzionati principi di sussidiarietà e solidarietà e sia fermamente orientata alla realizzazione del bene comune, nel rispetto delle grandi tradizioni morali e religiose dell’umanità.

Il Vangelo ci ricorda che non di solo pane vive l’uomo: non con beni materiali soltanto si può soddisfare la sete profonda del suo cuore. L’orizzonte dell’uomo è indubbiamente più alto e più vasto; per questo ogni programma di sviluppo deve tener presente, accanto a quella materiale, la crescita spirituale della persona umana, che è dotata appunto di anima e di corpo. E’ questo lo sviluppo integrale, a cui costantemente la dottrina sociale della Chiesa fa riferimento, sviluppo che ha il suo criterio orientatore nella forza propulsiva della "carità nella verità". Cari fratelli e sorelle, preghiamo perché anche questa Enciclica possa aiutare l’umanità a sentirsi un’unica famiglia impegnata nel realizzare un mondo di giustizia e di pace. Preghiamo perché i credenti, che operano nei settori dell’economia e della politica, avvertano quanto sia importante la loro coerente testimonianza evangelica nel servizio che rendono alla società. In particolare, vi invito a pregare per i Capi di Stato e di Governo del G8 che si incontrano in questi giorni a L’Aquila. Da questo importante summit mondiale possano scaturire decisioni ed orientamenti utili al vero progresso di tutti i Popoli, specialmente di quelli più poveri. Affidiamo queste intenzioni alla materna intercessione di Maria, Madre della Chiesa e dell’umanità.

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MOTU PROPRIO "ECCLESIAE UNITATEM" A PROPOSITO DELLA COMMISSIONE ECCLESIA DEI: LO SPECIALE DEL BLOG


IL TESTO DEL MOTU PROPRIO "ECCLESIAE UNITATEM" A PROPOSITO DELLA COMMISSIONE ECCLESIA DEI

I COLLOQUI DOTTRINALI FRA SANTA SEDE E FRATERNITA' SACERDORTALE SAN PIO X: LO SPECIALE DEL BLOG

SPECIALE: IL MOTU PROPRIO "SUMMORUM PONTIFICUM"

IL TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA DEL SANTO PADRE AI VESCOVI CATTOLICI SULLA REMISSIONE DELLA SCOMUNICA AI QUATTRO VESCOVI "LEFEBVRIANI"

LETTERA DI PAPA BENEDETTO XVI AI VESCOVI CATTOLICI SULLA REMISSIONE DELLA SCOMUNICA DEI QUATTRO VESCOVI CONSACRATI DA MONS. LEFEBVRE: LO SPECIALE DEL BLOG

BENEDETTO XVI REVOCA LA SCOMUNICA AI VESCOVI LEFEBVRIANI: LO SPECIALE DEL BLOG

PADRE LOMBARDI: I COLLOQUI DOTTRINALI CON LA FRATERNITA' SAN PIO X INIZIERANNO LUNEDI' 26 OTTOBRE

Comunicato della Fraternità Sacerdotale San Pio X sui colloqui dottrinali con la Santa Sede

Comunicato del card. Levada in occasione della pubblicazione del motu proprio "Ecclesiae Unitatem"

Assolutamente senza fondamento insinuare che il Papa fosse stato informato sulle posizioni del vescovo Williamson (Radio Vaticana)

Testo integrale dell'intervista al card. Castrillòn Hoyos. Con interessanti sorprese (Messainlatino)

ARTICOLI, COMMENTI ED INTERVISTE

Fraternità San Pio X: Mons. Alfonso de Galarreta guiderà i colloqui con la Santa Sede (Asca)

Statistiche appena aggiornate della Fraternità di San Pietro

Il 26 ottobre primo incontro in Vaticano con la Fraternità San Pio X (Radio Vaticana)

Lefebvriani, il 26 ottobre primo colloquio in Vaticano (Sir)

Lefebvriani, Fellay: d'accordo con il Papa su ermeneutica della continuità (Izzo)

Intervista a Mons. Fellay sugli imminenti colloqui dottrinali (Messainlatino)

Intervista al card. Castrillón Hoyos: Nessuno di noi sapeva alcunché delle affermazioni di Williamson (Süddeutsche Zeitung)

Monitoring papale. Così una società norvegese guarda il Web per B-XVI e previene altri “casi Williamson” (Rodari)

Caso Williamson, chi sapeva e che cosa sapeva…(Tornielli...da leggere con molta, molta, attenzione)

Un'opinione sul nuovo caso Williamson (Messainlatino...da leggere, meditare e poi erigere il monumento)

La mancanza di incisività della Santa Sede ha condotto, oggi, a titoli fuorvianti ed offensivi verso il Papa. Complimenti!

"Fratelli coltelli": il commento di Francesco Colafemmina (che ha visionato il filmato) alla trasmissione svedese

Il testo della mail di padre Lombardi alla tv svedese (Svt via Fides et Forma)

Operazione della tv svedese contro il Vaticano: il commento di chi ha visionato in anteprima la trasmissione. Interviste a Kasper e Gennari

Ecco la traduzione di un comunicato appena apparso sul sito della TV Svedese: da brivido! (Colafemmina)

Il vescovo di Stoccolma vuole l'impeachment del Papa? (Messainlatino)

L'Ansa rettifichi quanto ha scritto sul Papa e su Williamson

Domanda: il vescovo di Stoccolma avvisò il Vaticano dell'intervista a Williamson?

Lombardi: E’ assolutamente senza fondamento affermare o insinuare che il Papa fosse stato antecedentemente informato sulle posizioni di Williamson

Padre Lombardi: il Papa ha riconosciuto con semplicità i limiti nella comunicazione vaticana interna ed esterna (Apcom)

PADRE LOMBARDI: INFONDATO AFFERMARE O ANCHE SOLO INSINUARE CHE IL PAPA CONOSCESSE LE POSIZIONI DI WILLIAMSON

La notizia della dichiarazione del vescovo di Stoccolma è arrivata alle agenzie italiane. La Santa Sede intervenga prima dell'ennesima tempesta

Il comunicato del vescovo di Stoccolma sulla trasmissione in onda stasera sul "caso" Williamson" (Angela Ambrogetti)

In Svezia manovre contro il Papa: «Ha mentito» (Tornielli). Ribadisco: la sala stampa intervenga immediatamente

Programmi della serata: mercoledì, attacco frontale al Papa (Messainlatino)

La mission impossible dei tre teologi incaricati di ricucire coi ribelli di Econe (Rodari)

Padre Lombardi: Nella seconda metà di ottobre, al via i colloqui tra Santa Sede e Fraternità San Pio X (Radio Vaticana)

Colloqui Roma-FSSPX: a ottobre, e segretati. Smentito il card. Schoenborn. Da Messainlatino

Lefebvriani: i colloqui con Roma non prima di metà ottobre. Da "Le Figaro"

Imminente l'inizio dei colloqui dottrinali fra la Santa Sede e la Fraternità Sacerdotale San Pio X. Parli solo la Congregazione vaticana

Il nuovo Segretario dell'Ecclesia Dei celebra in forma straordinaria (Messainlatino)

Mons. de Galarreta nominato presidente della Commissione teologica della Fraternità San Pio X (Messainlatino)

Intervista a tutto campo di Apcom a Mons. Bernard Fellay, Superiore della Fraternità San Pio X

Lefebvriani, il Papa «rinnova» l’Ecclesia Dei. Il motu proprio «Ecclesiae unitatem» (Cardinale)

Motu proprio "Ecclesiae unitatem": il commento di Giacomo Galeazzi

Il Papa: ecco come riporterò i Lefebvriani alla piena comunione (Izzo)

Pubblicato il Motu proprio "Ecclesiae unitatem" con il quale il Papa ristruttura la Pontificia Commissione "Ecclesia Dei" (Radio Vaticana)

Il motu proprio "Ecclesiae unitatem": un segno di particolare sollecitudine (Osservatore Romano)

Motu proprio "Ecclesiae unitatem": il commento del Giornale online

Motu proprio "Ecclesiae unitatem" e nuova configurazione per la Commissione “Ecclesia Dei” (Sir)

Cambio nella Curia vaticana in vista dei colloqui con i Lefebvriani (Apcom)

IL TESTO DEL MOTU PROPRIO "ECCLESIAE UNITATEM" A PROPOSITO DELLA COMMISSIONE ECCLESIA DEI


MOTU PROPRIO "ECCLESIAE UNITATEM" A PROPOSITO DELLA COMMISSIONE ECCLESIA DEI: LO SPECIALE DEL BLOG

I COLLOQUI DOTTRINALI FRA SANTA SEDE E FRATERNITA' SACERDORTALE SAN PIO X: LO SPECIALE DEL BLOG

Comunicato del card. Levada in occasione della pubblicazione del motu proprio "Ecclesiae Unitatem"

LITTERAE APOSTOLICAE MOTU PROPRIO DATAE BENEDICTUS PP. XVI

TESTO IN LINGUA ITALIANA

1. Il compito di custodire l'unità della Chiesa, con la sollecitudine di offrire a tutti gli aiuti per rispondere nei modi opportuni a questa vocazione e grazia divina, spetta in modo particolare al Successore dell'Apostolo Pietro, il quale è il perpetuo e visibile principio e fondamento dell'unità sia dei Vescovi che dei fedeli1.
La priorità suprema e fondamentale della Chiesa, in ogni tempo, di condurre gli uomini verso l’incontro con Dio deve essere favorita mediante l'impegno di giungere alla comune testimonianza di fede di tutti i cristiani.

2. Nella fedeltà a tale mandato, all'indomani dell'atto con cui l'Arcivescovo Marcel Lefebvre, il 30 giugno 1988, conferì illecitamente l'ordinazione episcopale a quattro sacerdoti, il Papa Giovanni Paolo II, di venerata memoria, istituì, il 2 luglio 1988, la Pontificia Commissione Ecclesia Dei "con il compito di collaborare con i Vescovi, con i Dicasteri della Curia Romana e con gli ambienti interessati, allo scopo di facilitare la piena comunione ecclesiale dei sacerdoti, seminaristi, comunità o singoli religiosi e religiose finora in vario modo legati alla Fraternità fondata da Mons. Lefebvre, che desiderino rimanere uniti al Successore di Pietro nella Chiesa Cattolica, conservando le loro tradizioni spirituali e liturgiche, alla luce del Protocollo firmato lo scorso 5 maggio dal Cardinale Ratzinger e da Mons. Lefebvre"2.

3. In questa linea, aderendo fedelmente al medesimo compito di servire la comunione universale della Chiesa nella sua manifestazione anche visibile e compiendo ogni sforzo perché a tutti quelli che hanno veramente il desiderio dell'unità sia reso possibile di rimanervi o di ritrovarla, ho voluto ampliare e aggiornare, con il Motu Proprio Summorum Pontificum, l'indicazione generale già contenuta nel Motu Proprio Ecclesia Dei circa la possibilità di usare il Missale Romanum del 1962, attraverso norme più precise e dettagliate3.

4. Nello stesso spirito e con il medesimo impegno di favorire il superamento di ogni frattura e divisione nella Chiesa e di guarire una ferita sentita in modo sempre più doloroso nel tessuto ecclesiale, ho voluto rimettere la scomunica ai quattro Vescovi ordinati illecitamente da Mons. Lefebvre. Con tale decisione, ho inteso togliere un impedimento che poteva pregiudicare l’apertura di una porta al dialogo e invitare così i Vescovi e la "Fraternità San Pio X" a ritrovare il cammino verso la piena comunione con la Chiesa.
Come ho spiegato nella Lettera ai Vescovi cattolici del 10 marzo scorso, la remissione della scomunica è stata un provvedimento nell'ambito della disciplina ecclesiastica per liberare le persone dal peso di coscienza rappresentato dalla censura ecclesiastica più grave.
Ma le questioni dottrinali, ovviamente, rimangono e, finché non saranno chiarite, la Fraternità non ha uno statuto canonico nella Chiesa e i suoi ministri non possono esercitare in modo legittimo alcun ministero.

5. Proprio perché i problemi che devono ora essere trattati con la Fraternità sono di natura essenzialmente dottrinale, ho deciso - a ventuno anni dal Motu Proprio Ecclesia Dei, e conformemente a quanto mi ero riservato di fare4 - di ripensare la struttura della Commissione Ecclesia Dei, collegandola in modo stretto con la Congregazione per la Dottrina della Fede.

6. La Pontificia Commissione Ecclesia Dei avrà, pertanto, la seguente configurazione:

a) Il Presidente della Commissione è il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

b) La Commissione ha una propria tabella organica composta dal Segretario e da Officiali.

c) Sarà compito del Presidente, coadiuvato dal Segretario, sottoporre i principali casi e le questioni di carattere dottrinale allo studio e al discernimento delle istanze ordinarie della Congregazione per la Dottrina della Fede, nonché sottometterne le risultanze alle superiori disposizioni del Sommo Pontefice.

7. Con questa decisione ho voluto, in particolare, mostrare paterna sollecitudine verso la "Fraternità San Pio X" al fine di ritrovare la piena comunione con la Chiesa. Rivolgo a tutti un pressante invito a pregare senza sosta il Signore, per l'intercessione della Beata Vergine Maria, "ut unum sint".

Dato a Roma, presso San Pietro, il 2 luglio 2009, anno quinto del Nostro Pontificato.

BENEDICTUS PP. XVI

_____________________________

1 Cfr CONC. ECUM. VAT. II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen Gentium, 23; CONC. ECUM. VAT. I, Cost. dogm. sulla Chiesa di Cristo Pastor aeternus, cap. 3: DS 3060.

2 GIOVANNI PAOLO II, Litt. Ap. Motu proprio datae Ecclesia Dei (2 luglio 1988), n. 6: AAS 80 (1988), 1498.

3 Cfr BENEDETTO XVI, Litt. Ap. Motu proprio datae Summorum Pontificum (7 luglio 2007): AAS 99 (2007), 777-781.

4 Cfr. ibid. art. 11, 781.

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SPECIALE: IL MOTU PROPRIO "SUMMORUM PONTIFICUM"

IL TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA DEL SANTO PADRE AI VESCOVI CATTOLICI SULLA REMISSIONE DELLA SCOMUNICA AI QUATTRO VESCOVI "LEFEBVRIANI"

BENEDETTO XVI REVOCA LA SCOMUNICA AI VESCOVI LEFEBVRIANI: LO SPECIALE DEL BLOG

martedì 7 luglio 2009

IL TESTO INTEGRALE DELL'ENCICLICA "CARITAS IN VERITATE"


IL TESTO DELL'ENCICLICA SUL SITO DEL VATICANO

IL TESTO DELL'ENCICLICA SULL'AGENZIA SIR

IL TESTO DELL'ENCICLICA SU L'ESPRESSO

IL TESTO DELL'ENCICLICA SU AVVENIRE

IL TESTO DELL'ENCICLICA SU ZENIT

La sintesi dell'enciclica «Caritas in Veritate»

ENCICLICA "CARITAS IN VERITATE": LO SPECIALE DEL BLOG

CATECHESI DEDICATE DAL SANTO PADRE ALL'ANNO SACERDOTALE


ANNO SACERDOTALE (19 GIUGNO 2009-19 GIUGNO 2010): LO SPECIALE DEL BLOG

OMELIE, DISCORSI, MESSAGGI E TESTI DEL SANTO PADRE SUI SACERDOTI E L'ANNO SACERDOTALE

Anno Sacerdotale (udienza generale, 24 giugno 2009)

La celebrazione dell’Anno sacerdotale (udienza generale, 1° luglio 2009)

San Giovanni Maria Vianney, il "Santo Curato d'Ars" (udienza generale, 5 agosto 2009)

Il nesso tra la Madonna ed il sacerdozio (udienza generale, 12 agosto 2009)

San Giovanni Eudes e la formazione del clero (udienza generale, 19 agosto 2009)

San Giovanni Leonardi (udienza generale, 7 ottobre 2009)

domenica 5 luglio 2009

"Quando impareranno gli uomini che la vita è sacra e appartiene a Dio solo? Il sangue di Cristo è il pegno dell’amore fedele di Dio per l’umanità"


ANGELUS: VIDEO SKYTG24

SERVIZIO THE VATICAN

ANGELUS: AUDIO INTEGRALE DI RADIO VATICANA

VIDEO INTEGRALE SU BENEDICT XVI.TV

Vedi anche:

Il Papa: «Mai più tragedie come quella di Viareggio» (Giansoldati)

Il Papa: Quando impareremo a rispettare la vita sempre e ovunque? (Zavattaro)

"Pro multis" in Ungheria, mentre la Cei si affida alla New Age (Francesco Colafemmina)

Il Papa: "Mai più un'altra Viareggio. Va garantita a tutti la sicurezza sul lavoro e nello svolgimento della vita quotidiana (Galeazzi)

Benedetto XVI ringrazia la Polonia per le celebrazioni della "Festa del Papa" e saluta il Mondiale under 18 di Atletica Leggera di Bolzano (Izzo)

Viareggio, il Papa: simili incidenti non si ripetano. Ignobile l'attentano nelle Filippine (Izzo)

Il Papa condanna la violenza a Cotabato. Alla violenza Dio risponde con il sangue di suo Figlio (AsiaNews)

Il Papa: ognuno può dire: Dio non mi ha abbandonato, mi ama, ha dato la vita per me (Izzo)

Il Papa all'Angelus: nel mondo non scorra più sangue a causa di violenze e ingiustizie (Radio Vaticana)

Il Papa: la vita è sacra. Il sangue di Abele grida anche oggi a Dio dalla terra (Izzo)

L'appello del Papa: "Mai più incidenti sul lavoro" (Repubblica)

Il Papa: Troppo sangue versato ancora oggi nel mondo, vita è sacra

LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS, 05.07.2009

Alle ore 12 di oggi il Santo Padre Benedetto XVI si affaccia alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.
Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:


PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle!

In passato la prima domenica di luglio si caratterizzava per la devozione al Preziosissimo Sangue di Cristo.

Alcuni miei venerati Predecessori nel secolo scorso la confermarono, e il beato Giovanni XXIII, con la Lettera Apostolica Inde a primis (30 giugno 1960), ne spiegò il significato e ne approvò le Litanie.
Il tema del sangue, legato a quello dell’Agnello pasquale, è di primaria importanza nella Sacra Scrittura.
L’aspersione col sangue degli animali sacrificati rappresentava e stabiliva, nell’Antico Testamento, l’alleanza tra Dio e il popolo, come si legge nel libro dell’Esodo: "Allora Mosè prese il sangue e ne asperse il popolo dicendo: Ecco il sangue dell’alleanza che il Signore ha concluso con voi sulla base di tutte queste parole!" (Es 24,8).

A questa formula si rifà esplicitamente Gesù nell’Ultima Cena, quando, offrendo il calice ai discepoli, dice: "Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti per il perdono dei peccati" (Mt 26,28).

Ed effettivamente, a partire dalla flagellazione, fino alla trafittura del costato dopo la morte di croce, Cristo ha versato tutto il suo sangue, quale vero Agnello immolato per la redenzione universale.
Il valore salvifico del suo sangue è affermato espressamente in molti passi del Nuovo Testamento. Basti citare, in questo Anno Sacerdotale, la bella espressione della Lettera agli Ebrei: "Cristo… entrò una volta per sempre nel santuario, non mediante il sangue di capri e di vitelli, ma in virtù del proprio sangue, ottenendo così una redenzione eterna. Infatti, se il sangue dei capri e dei vitelli e la cenere di una giovenca, sparsa su quelli che sono contaminati, li santificano purificandoli nella carne, quanto più il sangue di Cristo – il quale, mosso dallo Spirito eterno, offrì se stesso senza macchia a Dio – purificherà la nostra coscienza dalla opere di morte, perché serviamo al Dio vivente?" (9,11-14).

Cari fratelli, sta scritto nella Genesi che il sangue di Abele, ucciso dal fratello Caino, grida a Dio dalla terra (cfr 4,10). E purtroppo, oggi come ieri, questo grido non cessa, perché continua a scorrere sangue umano a causa della violenza, dell’ingiustizia e dell’odio.

Quando impareranno gli uomini che la vita è sacra e appartiene a Dio solo? Quando comprenderanno che siamo tutti fratelli? Al grido per il sangue versato, che si eleva da tante parti della terra, Dio risponde con il sangue del suo Figlio, che ha donato la vita per noi. Cristo non ha risposto al male con il male, ma con il bene, con il suo amore infinito.

Il sangue di Cristo è il pegno dell’amore fedele di Dio per l’umanità. Fissando le piaghe del Crocifisso, ogni uomo, anche in condizioni di estrema miseria morale, può dire: Dio non mi ha abbandonato, mi ama, ha dato la vita per me; e così ritrovare speranza.

La Vergine Maria, che sotto la croce, insieme con l’apostolo Giovanni, raccolse il testamento del sangue di Gesù, ci aiuti a riscoprire l’inestimabile ricchezza di questa grazia, e a sentirne intima e perenne gratitudine.

DOPO L’ANGELUS

In questi giorni siamo stati toccati dalla tragedia di Viareggio. Mi unisco al dolore di quanti hanno perduto persone care, sono rimasti feriti o hanno subìto danni materiali anche gravi. Mentre elevo la mia accorata preghiera a Dio per tutte le persone coinvolte nella tragedia, auspico che simili incidenti non abbiano a ripetersi e sia garantita a tutti la sicurezza sul lavoro e nello svolgimento della vita quotidiana. Voglia Dio accogliere nella sua pace i defunti, concedere pronta guarigione ai feriti e infondere interiore conforto in quanti sono stati toccati nei loro affetti più cari.

Esprimo inoltre la mia profonda deplorazione per l’attentato compiuto stamani a Cotabato nelle Filippine, dove l’esplosione di una bomba davanti alla Cattedrale, durante la celebrazione della Messa domenicale, ha causato alcuni morti e numerosi feriti, tra cui vi sono donne e bambini. Mentre prego Dio per le vittime dell’ ignobile gesto, elevo la mia voce per condannare ancora una volta il ricorso alla violenza, che non costituisce mai una via degna alla soluzione dei problemi esistenti.

Il Vescovo di Bolzano-Bressanone mi ha informato che dall’8 al 12 luglio si svolgerà a Bressanone il Campionato Mondiale under 18 di Atletica Leggera. Sono lieto di rivolgere il mio saluto agli organizzatori e a tutti i giovani atleti e di augurare una serena e sana competizione, all’insegna del genuino spirito sportivo.

J’accueille avec joie tous les pèlerins de langue française et je suis particulièrement heureux de saluer les jeunes du diocèse de Brugge, en Belgique, et du diocèse de Lausanne, Genève et Fribourg, en Suisse. A l’exemple de la Vierge Marie, je vous encourage à être des témoins de la vérité de Dieu en suivant son chemin qui conduit à la vraie vie. Acceptez pour cela de vous laisser guider par la force de l’Esprit Saint ! En ce début de la période estivale, sachez prendre du temps pour Dieu afin d’être des porteurs de la Bonne Nouvelle ! Que Dieu vous bénisse, ainsi que vos familles et vos amis !

I greet all the English-speaking pilgrims and visitors present at this Angelus. Today’s readings remind us of the call to turn away from empty promises and to heed the voice of the prophets and the wisdom of our Lord. May your time here in Rome strengthen your resolve to bear witness courageously to the Lord in your homes, schools and places of work. Upon you and your families, I invoke God’s abundant blessings of peace and joy!

Einen frohen Gruß richte ich an die Gläubigen deutscher Sprache. Gott ist unsere Kraft, sagt uns Paulus in der zweiten Lesung des heutigen Sonntags. Im Glauben und im Vertrauen auf seine Gnade können wir unsere persönlichen Schwächen ertragen und selbst unter widrigen Umständen im Dienst des Herrn ausharren. Gott läßt uns in unserer Schwachheit nicht allein. Vielmehr will er, daß seine heilbringende Macht unter uns wirksam wird. Öffnen wir Christus unser Herz. Dann werden wir mit ihm Werkzeuge des Guten in der Welt sein. Der Herr schenke euch allezeit seine Gnade und seinen Frieden.

Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española. En el evangelio de este domingo, hemos contemplado la escena en la que Jesús estando "en su tierra" comienza a predicar en la sinagoga. Los que le escuchan desconfiaban de Él porque sabían que era "el hijo del carpintero". El Señor, nos dice el evangelista, quedo extrañado por "su falta de fe" y "no pudo hacer allí ningún milagro". Que la Santísima Virgen María nos alcance la gracia de gozar de una experiencia viva de Cristo, que alimente y nutra nuestra fe en sus palabras y obras. Muchas gracias y feliz domingo.

Pozdrawiam wszystkich Polaków, a szczególnie rowerzystów z Polski i Litwy, którzy przybyli z Łomży do Rzymu w dziękczynnej pielgrzymce z okazji tysiąclecia ewangelizacji ziem północnych przez świętego Brunona z Kwerfurtu. Proszę Boga, aby to dziedzictwo wiary trwało i rozwijało się w waszych narodach. Kościołowi w Polsce dziękuję za obchody „Dnia Papieskiego", za modlitwy w mojej intencji i za materialne wsparcie papieskich dzieł miłosierdzia. Niech dobry Bóg wam wynagradza i błogosławi!

[Saluto tutti i Polacchi e, in particolare, i ciclisti provenienti dalla Polonia e dalla Lituania, venuti da Lomza a Roma nel pellegrinaggio di ringraziamento in occasione del millennio dell’evangelizzazione delle terre del nord da parte di San Bruno di Querfurt. Chiedo a Dio che quest’eredità di fede si mantenga e si sviluppi nelle vostre nazioni. Ringrazio la Chiesa in Polonia per le celebrazioni della "Festa del Papa", per le preghiere secondo le mie intenzioni e per il sostegno materiale alle opere di carità papali. Il buon Dio vi ricompensi e vi benedica.]

Saluto infine con affetto i pellegrini di lingua italiana, in particolare l’associazione "Insieme per la vita – Devoti di San Padre Pio", di Mineo. A tutti auguro una buona domenica.

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Il Papa inaugura la Cappella Paolina: "E' come se Pietro, nell'ora della prova suprema, cercasse quella luce che ha donato la vera fede a Paolo"


ANNO PAOLINO (28 GIUGNO 2008-28 GIUGNO 2009): LO SPECIALE DEL BLOG

SOLENNITA' DEI SANTI PIETRO E PAOLO (2005-2009): LO SPECIALE DEL BLOG

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IMMAGINI DELLA CAPPELLA PAOLINA RESTAURATA

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Riaperta al culto la Cappella Paolina. Con due novità (Magister)

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Il Papa, da teologo a critico d'arte, spiega gli Apostoli di Michelangelo (Izzo)

Il Papa inaugura la Cappella Paolina e "benedice" Michelangelo

Gli affreschi visti da vicino: Quando Michelangelo corregge Michelangelo (Osservatore Romano)

Il restauro della Cappella Paolina lascia aperti ancora molti interrogativi (Osservatore Romano)

Il direttore dei Musei Vaticani sulla grandiosità della Cappella Paolina (Zenit)

Splende l' ultimo Michelangelo ma restano le «correzioni» (Vecchi)

Dalla rinata Cappella Paolina rispunta l'ultimo Michelangelo (Silvestri)

Il Papa inaugurerà la Cappella Paolina restaurata (Zenit)

CELEBRAZIONE DEI VESPRI IN OCCASIONE DELLA RIAPERTURA DELLA CAPPELLA PAOLINA, 04.07.2009

Alle ore 18 di questo pomeriggio, nella Cappella Paolina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI presiede la Celebrazione dei Vespri in occasione della riapertura della Cappella al termine dei lavori di restauro.
La Cappella Paolina, dedicata ai Santi Pietro e Paolo, Principi degli Apostoli, torna così alla sua funzione di luogo di culto del Papa e della Famiglia pontificia, con l’esposizione del Santissimo Sacramento.
Pubblichiamo di seguito il testo dell’omelia che il Papa pronuncia nel corso della celebrazione dei Vespri
:

OMELIA DEL SANTO PADRE

Signori Cardinali,
venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
cari fratelli e sorelle
!

Si realizza quest’oggi, a pochi giorni dalla solennità dei Santi Pietro e Paolo e dalla chiusura dell’Anno Paolino, il mio desiderio di poter riaprire al culto la Cappella Paolina.
Nelle Basiliche Papali di San Paolo e di San Pietro abbiamo vissuto le celebrazioni solenni in onore dei due Apostoli; questa sera, quasi a completamento, ci raccogliamo nel cuore del Palazzo Apostolico, nella Cappella che è stata voluta dal Papa Paolo III e realizzata da Antonio da Sangallo il Giovane, proprio quale luogo riservato di preghiera per il Papa e per la Famiglia pontificia. Aiutano a meditare e a pregare in maniera quanto mai efficace i dipinti e le decorazioni che la abbelliscono, in particolare i due grandi affreschi di Michelangelo Buonarroti, che sono gli ultimi della sua lunga esistenza. Rappresentano la conversione di Paolo e la crocifissione di Pietro.

Lo sguardo è attratto innanzitutto dal volto dei due Apostoli. E’ evidente, già dalla loro posizione, che questi due volti giocano un ruolo centrale nel messaggio iconografico della Cappella.

Ma, al di là della collocazione, essi ci attirano subito "oltre" l’immagine: ci interrogano e ci inducono a riflettere.

Anzitutto, soffermiamoci su Paolo: perché è rappresentato con un volto così anziano? E’ il volto di un uomo vecchio, mentre sappiamo – e lo sapeva bene anche Michelangelo – che la chiamata di Saulo sulla via di Damasco avvenne quando egli era circa trentenne.

La scelta dell’artista ci porta già fuori dal puro realismo, ci fa andare oltre la semplice narrazione degli eventi per introdurci ad un livello più profondo.

Il volto di Saulo-Paolo - che è poi quello dello stesso artista ormai vecchio, inquieto e in cerca della luce della verità - rappresenta l’essere umano bisognoso di una luce superiore.

E’ la luce della grazia divina, indispensabile per acquistare una vista nuova, con cui percepire la realtà orientata alla "speranza che vi attende nei cieli" – come scrive l’Apostolo nel saluto iniziale della Lettera ai Colossesi, che abbiamo appena ascoltato (1,5).


Il volto di Saulo caduto a terra è illuminato dall’alto, dalla luce del Risorto e, pur nella sua drammaticità, la raffigurazione ispira pace e infonde sicurezza. Esprime la maturità dell’uomo interiormente illuminato da Cristo Signore, mentre attorno ruota un turbinìo di eventi in cui tutte le figure si ritrovano come in un vortice.

La grazia e la pace di Dio hanno avvolto Saulo, lo hanno conquistato e trasformato interiormente. Quella stessa "grazia" e quella stessa "pace" egli annuncerà a tutte le sue comunità nei suoi viaggi apostolici, con una maturità di anziano non anagrafica, ma spirituale, donatagli dal Signore stesso. Qui dunque, nel volto di Paolo, possiamo già percepire il cuore del messaggio spirituale di questa Cappella: il prodigio cioè della grazia di Cristo, che trasforma e rinnova l’uomo mediante la luce della sua verità e del suo amore. In questo consiste la novità della conversione, della chiamata alla fede, che trova il suo compimento nel mistero della Croce.

Dal volto di Paolo passiamo così a quello di Pietro, raffigurato nel momento in cui la sua croce rovesciata viene issata ed egli si volta a fissare chi lo sta osservando. Anche questo volto ci sorprende.
L’età rappresentata qui è quella giusta, ma è l’espressione a meravigliarci e interrogarci. Perché questa espressione? Non è un’immagine di dolore, e la figura di Pietro comunica un sorprendente vigore fisico.

Il viso, specialmente la fronte e gli occhi, sembrano esprimere lo stato d’animo dell’uomo di fronte alla morte e al male: c’è come uno smarrimento, uno sguardo acuto, proteso, quasi a cercare qualcosa o qualcuno, nell’ora finale. E anche nei volti delle persone che gli stanno intorno risaltano gli occhi: serpeggiano sguardi inquieti, alcuni addirittura spaventati o smarriti.

Che significa tutto questo?

E’ ciò che Gesù aveva predetto a questo suo Apostolo: "Quando sarai vecchio un altro ti porterà dove tu non vuoi"; e il Signore aveva aggiunto: "Seguimi" (Gv 21,18.19). Ecco, si realizza proprio ora il culmine della sequela: il discepolo non è da più del Maestro, e adesso sperimenta tutta l’amarezza della croce, delle conseguenze del peccato che separa da Dio, tutta l’assurdità della violenza e della menzogna.

Se in questa Cappella si viene a meditare, non si può sfuggire alla radicalità della domanda posta dalla croce: la croce di Cristo, Capo della Chiesa, e la croce di Pietro, suo Vicario sulla terra.

I due volti, su cui si è soffermato il nostro sguardo, stanno l’uno di fronte all’altro. Si potrebbe anzi pensare che quello di Pietro sia rivolto proprio al volto di Paolo, il quale, a sua volta, non vede, ma porta in sé la luce di Cristo risorto. E’ come se Pietro, nell’ora della prova suprema, cercasse quella luce che ha donato la vera fede a Paolo.

Ecco allora che in questo senso le due icone possono diventare i due atti di un unico dramma: il dramma del Mistero pasquale: Croce e Risurrezione, morte e vita, peccato e grazia.

L’ordine cronologico tra gli avvenimenti rappresentati è forse rovesciato, ma emerge il disegno della salvezza, quel disegno che lo stesso Cristo ha realizzato in se stesso portandolo a compimento, come abbiamo poc’anzi cantato nell’inno della Lettera ai Filippesi.

Per chi viene a pregare in questa Cappella, e prima di tutto per il Papa, Pietro e Paolo diventano maestri di fede.
Con la loro testimonianza invitano ad andare in profondità, a meditare in silenzio il mistero della Croce, che accompagna la Chiesa fino alla fine dei tempi, e ad accogliere la luce della fede, grazie alla quale la Comunità apostolica può estendere fino ai confini della terra l’azione missionaria ed evangelizzatrice che le ha affidato Cristo risorto. Qui non si fanno solenni celebrazioni con il popolo.
Qui il Successore di Pietro e i suoi collaboratori meditano in silenzio e adorano il Cristo vivente, presente specialmente nel santissimo Sacramento dell’Eucaristia.
L’Eucaristia è il sacramento in cui si concentra tutta l’opera della Redenzione: in Gesù Eucaristia possiamo contemplare la trasformazione della morte in vita, della violenza in amore. Nascosta sotto i veli del pane e del vino, riconosciamo con gli occhi della fede la stessa gloria che si manifestò agli Apostoli dopo la Risurrezione, e che Pietro, Giacomo e Giovanni contemplarono in anticipo sul monte, quando Gesù si trasfigurò davanti a loro: evento misterioso, la Trasfigurazione, che il grande quadro di Simone Cantarini ripropone anche in questa Cappella con forza singolare.
In realtà però tutta la Cappella – gli affreschi di Lorenzo Sabatini e Federico Zuccari, le decorazioni dei numerosi altri artisti convocati qui in un secondo momento dal Papa Gregorio XIII –, tutto, potremmo dire, qui confluisce in un medesimo unico inno alla vittoria della vita e della grazia sulla morte e sul peccato, in una sinfonia di lode e di amore a Cristo redentore che risulta altamente suggestiva.
Cari amici, al termine di questa breve meditazione, vorrei ringraziare quanti hanno cooperato affinché noi potessimo nuovamente godere di questo luogo sacro completamente restaurato: il Prof. Antonio Paolucci e il suo predecessore il Dott. Francesco Buranelli, che, quali Direttori dei Musei Vaticani, hanno sempre avuto a cuore questo importantissimo restauro; i vari operatori specialisti che, sotto la direzione artistica del Prof. Arnold Nesselrath, hanno lavorato sugli affreschi e sui decori della Cappella e, in particolare, il Maestro Ispettore Maurizio De Luca e la sua assistente Maria Pustka, che hanno diretto i lavori e sono intervenuti sui due murali di Michelangelo, avvalendosi della consulenza di una commissione internazionale formata da studiosi di chiara fama. La mia riconoscenza va altresì al Cardinale Giovanni Lajolo ed ai suoi collaboratori del Governatorato, che hanno prestato all’opera speciale attenzione. E naturalmente un caloroso e doveroso grazie rivolgo ai benemeriti mecenati cattolici, americani e non, ossia ai Patrons of the Arts, impegnati generosamente nella salvaguardia e valorizzazione del patrimonio culturale in Vaticano, i quali hanno reso possibile il risultato che oggi ammiriamo. A tutti e a ciascuno giunga l’espressione della mia riconoscenza più cordiale.

Canteremo tra poco il Magnificat. Maria Santissima, Maestra di preghiera e di adorazione, insieme con i santi Pietro e Paolo, ottenga abbondanti grazie a quanti si raccoglieranno con fede in questa Cappella. E noi questa sera, grati a Dio per le sue meraviglie, e specialmente per la morte e risurrezione del suo Figlio, eleviamo a Lui la nostra lode anche per quest’opera giunta oggi al suo compimento. "A Colui, che in tutto ha potere di fare molto più di quanto possiamo domandare o pensare, secondo la potenza che opera in noi, a lui la gloria nella Chiesa e in Cristo Gesù, per tutte le generazioni, nei secoli dei secoli! Amen" (Ef 3,20-21).

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sabato 4 luglio 2009

Il Papa scrive a Berlusconi in occasione del G8: "Si ascolti la voce dell’Africa e dei Paesi meno sviluppati economicamente!"


IL PAPA E LA CRISI ECONOMICA: LO SPECIALE DEL BLOG

ENCICLICA "CARITAS IN VERITATE": ANTICIPAZIONI

VIAGGIO APOSTOLICO DEL SANTO PADRE IN CAMERUN E ANGOLA (17-23 MARZO 2009): LO SPECIALE DEL BLOG

Vedi anche:

Lettera del Papa al G8: Una lezione di vero sviluppo per il vertice dei Grandi (Colombo)

Il valore del monito del Papa ai Grandi su etica e lavoro (Casavola)

Andrea Riccardi: «Il Papa fa una chiamata alla responsabilità dei grandi Paesi del mondo» (Torno)

Il Papa scrive ai Grandi della Terra: «Creare posti di lavoro per tutti» (Vecchi)

Benedetto XVI scrive al premier: “Misure anti crisi che abbiano una valenza etica” (Galeazzi)

Il Papa al G8: «Garantire un lavoro a tutti» (Giansoldati)

Il Papa: salvate i paesi poveri (Marroni)

Il Papa ed il G8: la bellissima vignetta di Giannelli per "Il Corriere"

Il Papa: «L'etica per battere la crisi» (Rossini)

Benedetto XVI lancia un appello ai Grandi con una lettera a Berlusconi: «Più aiuti ai Paesi poveri» (Tornielli)

Il Papa al G8: "L'etica salvi dalla crisi" (Izzo)

Il Papa al G8: Contro la crisi, investite sull’uomo e ascoltate i Paesi poveri (AsiaNews)

Lettera del Papa al premier Berlusconi in vista del G8: i governi affrontino uniti le sfide per il pianeta e non dimentichino la solidarietà (R.V.)

G8, il Papa scrive al premier: Misure contro crisi abbiano valenza etica (Velino)

Il Papa al G8: la crisi si supera solo tenendo conto dei valori etici

Il Papa scrive a Berlusconi in vista del G8: più multilateralismo in ogni campo (Asca)

G8, il Papa a Berlusconi: Bisogna creare posti di lavoro per tutti. Quanto mai significativa scelta dell'Aquila come sede

LETTERA DEL SANTO PADRE ALL’ON. SILVIO BERLUSCONI, PRESIDENTE DEL CONSIGLIO ITALIANO, IN OCCASIONE DEL G8 (L’AQUILA, 8-10 LUGLIO 2009) 04.07.2009

Pubblichiamo di seguito la Lettera che il Santo Padre Benedetto XVI ha inviato all’Onorevole Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio Italiano, in occasione del G8, che si riunisce a L’Aquila, dall’8 al 10 luglio 2009, sotto la Presidenza Italiana:

LETTERA DEL SANTO PADRE

Onorevole Signor Presidente,

in vista del prossimo G8 dei Capi di Stato e di Governo del Gruppo dei Paesi più Industrializzati, che si svolgerà a L’Aquila nei giorni 8-10 luglio p.v. sotto la Presidenza italiana, mi è gradito inviare un cordiale saluto a Lei e a tutti i partecipanti. Colgo poi volentieri l’occasione per offrire un contributo alla riflessione sulle tematiche dell’incontro, come in passato ho già avuto modo di fare. Sono stato informato dai miei collaboratori circa l’impegno con cui il Governo, che Ella ha l’onore di presiedere, si sta preparando a quest’importante appuntamento, e so quale attenzione abbia riservato alle riflessioni, che, sulle tematiche dell’imminente Vertice, hanno formulato la Santa Sede, la Chiesa Cattolica in Italia e il mondo cattolico in generale, nonché Rappresentanti di altre religioni.

La partecipazione di Capi di Stato o di Governo, non solo del G8 ma di molte altre Nazioni, farà sì che le decisioni da adottare, per trovare vie di soluzione condivise sui principali problemi che incidono su economia, pace e sicurezza internazionale, possano rispecchiare più fedelmente i punti di vista e le attese delle popolazioni di tutti i Continenti. Questa partecipazione allargata alle discussioni del prossimo Vertice appare pertanto quanto mai opportuna, tenendo conto delle molteplici problematiche dell’attuale mondo altamente interconnesso e interdipendente.

Mi riferisco, in particolare, alle sfide della crisi economico-finanziaria in corso, così come ai dati preoccupanti del fenomeno dei cambiamenti climatici, che non possono non spingere a un saggio discernimento e a nuove progettualità per «"convertire" il modello di sviluppo globale» (cfr. Benedetto XVI, Angelus 12 novembre 2006), rendendolo capace di promuovere, in maniera efficace, uno sviluppo umano integrale, ispirato ai valori della solidarietà umana e della carità nella verità.

Alcune di queste tematiche vengono affrontate anche nella mia terza Enciclica Caritas in veritate, che proprio nei prossimi giorni verrà presentata alla stampa.

In preparazione al Grande Giubileo del 2000, su impulso di Giovanni Paolo II, la Santa Sede ebbe a prestare grande attenzione ai lavori del G8. Il mio venerato Predecessore era infatti persuaso che la liberazione dei Paesi più poveri dal fardello del debito e, più in generale, lo sradicamento delle cause della povertà estrema nel mondo dipendevano dalla piena assunzione delle responsabilità solidali nei confronti di tutta l’umanità, che hanno i Governi e gli Stati economicamente più avanzati. Responsabilità che non sono venute meno, anzi sono diventate oggi ancora più pressanti. Nel passato recente, in parte grazie alla spinta che il Grande Giubileo del 2000 ha dato alla ricerca di soluzioni adeguate alle problematiche relative al debito e alla vulnerabilità economica dell’Africa e di altri Paesi poveri, in parte grazie ai notevoli cambiamenti nello scenario economico e politico mondiale, la maggioranza dei Paesi meno sviluppati ha potuto godere di un periodo di straordinaria crescita, che ha consentito a molti di essi di sperare nel conseguimento dell’obiettivo fissato dalla Comunità internazionale alla soglia del terzo millennio, quello cioè di sconfiggere la povertà estrema entro il 2015. Purtroppo, la crisi finanziaria ed economica, che investe l’intero Pianeta dall’inizio del 2008, ha mutato il panorama, cosicché è reale il rischio non solo che si spengano le speranze di uscire dalla povertà estrema, ma che anzi cadano nella miseria pure popolazioni finora beneficiarie di un minimo benessere materiale.

Inoltre, l’attuale crisi economica mondiale comporta la minaccia della cancellazione o della drastica riduzione dei piani di aiuto internazionale, specialmente in favore dell’Africa e degli altri Paesi economicamente meno sviluppati. E pertanto, con la stessa forza con cui Giovanni Paolo II chiese il condono del debito estero, vorrei anch’io fare appello ai Paesi membri del G8, agli altri Stati rappresentati e ai Governi del mondo intero, affinché l’aiuto allo sviluppo, soprattutto quello rivolto a "valorizzare" la "risorsa umana", sia mantenuto e potenziato, non solo nonostante la crisi, ma proprio perché di essa è una delle principali vie di soluzione.

Non è infatti investendo sull’uomo – su tutti gli uomini e le donne della Terra – che si potrà riuscire ad allontanare in modo efficace le preoccupanti prospettive di recessione mondiale? Non è in verità questa la strada per ottenere, per quanto possibile, un andamento dell’economia mondiale a beneficio degli abitanti di ogni Paese, ricco e povero, grande e piccolo?

Il tema dell’accesso all’educazione è intimamente connesso all’efficacia della cooperazione internazionale. Se allora è vero che occorre "investire" sugli uomini, l’obiettivo dell’educazione basica per tutti, senza esclusioni, entro il 2015, non solo va mantenuto, bensì rafforzato generosamente.

L’educazione è condizione indispensabile per il funzionamento della democrazia, per la lotta contro la corruzione, per l’esercizio dei diritti politici, economici e sociali e per la ripresa effettiva di tutti gli Stati, poveri e ricchi. Ed applicando rettamente il principio della sussidiarietà, il sostegno allo sviluppo non può non tener conto della capillare azione educatrice che svolgono la Chiesa cattolica e altre Confessioni religiose nelle regioni più povere e abbandonate del Globo.

Agli illustri partecipanti all’incontro del G8, mi preme altresì ricordare che la misura dell’efficacia tecnica dei provvedimenti da adottare per uscire dalla crisi coincide con la misura della sua valenza etica. Occorre cioè tener presenti le concrete esigenze umane e familiari: mi riferisco, ad esempio, all’effettiva creazione di posti di lavoro per tutti, che consentano ai lavoratori e alle lavoratrici di provvedere in maniera degna ai bisogni della famiglia, e di assolvere alla primaria responsabilità che hanno nell’educare i figli e nell’essere protagonisti nelle comunità di cui sono parte.

«Una società in cui questo diritto sia sistematicamente negato, - ebbe a scrivere Giovanni Paolo II - in cui le misure di politica economica non consentano ai lavoratori di raggiungere livelli soddisfacenti di occupazione, non può conseguire né la sua legittimazione etica né la pace sociale» (Centesimus annus, 43; cfr. Id., Laborem excercens, 18). E proprio a tale scopo, si impone l’urgenza di un equo sistema commerciale internazionale, dando attuazione – e se necessario persino andando oltre – alle decisioni prese a Doha nel 2001, in favore dello sviluppo. Auspico che ogni energia creativa venga impiegata per assolvere agli impegni assunti al Vertice ONU del Millennio circa l’eliminazione della povertà estrema entro il 2015. E’ doveroso riformare l’architettura finanziaria internazionale per assicurare il coordinamento efficace delle politiche nazionali, evitando la speculazione creditizia e garantendo un’ampia disponibilità internazionale di credito pubblico e privato al servizio della produzione e del lavoro, specialmente nei Paesi e nelle regioni più disagiati.

La legittimazione etica degli impegni politici del G8 esigerà naturalmente che essi siano confrontati con il pensiero e le necessità di tutta la Comunità Internazionale. A tal fine, appare importante rafforzare il multilateralismo, non solo per le questioni economiche, ma per l’intero spettro delle tematiche riguardanti la pace, la sicurezza mondiale, il disarmo, la salute, la salvaguardia dell’ambiente e delle risorse naturali per le generazioni presenti e future. L’allargamento del G8 ad altre regioni costituisce senz’altro un importante e significativo progresso; tuttavia nel momento dei negoziati e delle decisioni concrete ed operative, bisogna tenere in attenta considerazione tutte le istanze, non solo quelle dei Paesi più importanti o con un più marcato successo economico.

Solo questo può infatti rendere tali decisioni realmente applicabili e sostenibili nel tempo. Si ascolti pertanto la voce dell’Africa e dei Paesi meno sviluppati economicamente! Si ricerchino modi efficaci per collegare le decisioni dei vari raggruppamenti dei Paesi, compreso il G8, all’Assemblea delle Nazioni Unite, dove ogni Nazione, quale che sia il suo peso politico ed economico, può legittimamente esprimersi in una situazione di uguaglianza con le altre.

Vorrei infine aggiungere che è quanto mai significativa la scelta del Governo Italiano di ospitare il G8 nella città de L’Aquila, scelta approvata e condivisa dagli altri Stati membri ed invitati. Siamo stati tutti testimoni della generosa solidarietà del Popolo italiano e di altre Nazioni, di Organismi nazionali ed internazionali verso le popolazioni abruzzesi colpite dal sisma. Questa mobilitazione solidale potrebbe costituire un invito per i membri del G8 e per i Governi e i Popoli del mondo ad affrontare uniti le attuali sfide che pongono improrogabilmente l’umanità di fronte a scelte decisive per il destino stesso dell’uomo, intimamente connesso con quello del creato.

Onorevole Signor Presidente, mentre imploro l’assistenza di Dio su tutti i presenti al prossimo G8 de L’Aquila e sulle iniziative multilaterali intese a risolvere la crisi economico-finanziaria e a garantire un futuro di pace e di prosperità per tutti gli uomini e le donne senza nessuna esclusione, colgo volentieri l’occasione per esprimerLe nuovamente la mia stima e, assicurando la mia preghiera, Le porgo un deferente e cordiale saluto.

Dal Vaticano, 1° luglio 2009

BENEDICTUS PP. XVI

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Il Papa: "L’Anno Sacerdotale offre una bella opportunità per ritrovare il senso profondo della pastorale vocazionale..."


ANNO SACERDOTALE (19 GIUGNO 2009-19 GIUGNO 2010): LO SPECIALE DEL BLOG

OMELIE, DISCORSI, MESSAGGI E TESTI DEL SANTO PADRE SUI SACERDOTI E L'ANNO SACERDOTALE

UDIENZA AI PARTECIPANTI AL CONVEGNO EUROPEO SULLA PASTORALE VOCAZIONALE, 04.07.2009

Alle ore 12.15 di questa mattina, nella Sala Clementina, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza i partecipanti al Convegno europeo sulla pastorale vocazionale, dal tema: "Seminatori del Vangelo della vocazione: una Parola che chiama e invia" - (Roma, 2-5 luglio 2009). Prendono parte al Convengo i responsabili per le vocazioni delle 34 conferenze episcopali d’Europa.
Riportiamo di seguito il discorso che il Papa rivolge ai presenti nel corso dell’Udienza:


DISCORSO DEL SANTO PADRE

Cari fratelli e sorelle!

È con vero piacere che vi incontro, pensando al prezioso servizio pastorale che svolgete nell’ambito della promozione, dell’animazione e del discernimento delle vocazioni. Siete venuti a Roma per prendere parte a un convegno di riflessione, di confronto e di condivisione tra le Chiese d’Europa, che ha come tema "Seminatori del Vangelo della vocazione: una Parola che chiama e invia", finalizzato a infondere nuovo slancio al vostro impegno a favore delle vocazioni.

La cura delle vocazioni costituisce per ogni diocesi una delle priorità pastorali, che assume ancor più valore nel contesto dell’Anno Sacerdotale appena iniziato. Saluto pertanto di cuore i Vescovi Delegati per la Pastorale Vocazionale delle varie Conferenze Episcopali, come pure i Direttori dei Centri Vocazionali nazionali, i loro collaboratori e tutti voi qui presenti.

Al centro dei vostri lavori avete posto la parabola evangelica del seminatore. Con abbondanza e gratuità, il Signore getta il seme della Parola di Dio, pur sapendo che esso potrà incontrare un terreno inadeguato, che non gli permetterà di maturare a motivo dell’aridità, o che ne spegnerà la forza vitale soffocandolo tra cespugli spinosi.
Tuttavia, il seminatore non si scoraggia, perché sa che una parte di questo seme è destinata a trovare il "terreno buono", cioè cuori ardenti e capaci di accogliere la Parola con disponibilità, per farla maturare nella perseveranza e ridonarne con generosità il frutto a beneficio di molti.

L’immagine del terreno può evocare la realtà più o meno buona della famiglia; l’ambiente talvolta arido e duro del lavoro; i giorni della sofferenza e delle lacrime. La terra è soprattutto il cuore di ogni uomo, in particolare dei giovani, a cui voi vi rivolgete nel vostro servizio di ascolto e di accompagnamento: un cuore spesso confuso e disorientato, eppure capace di contenere in sé impensate energie di donazione; pronto ad aprirsi nelle gemme di una vita spesa per amore di Gesù, capace di seguirlo con la totalità e la certezza che viene dall’avere trovato il più grande tesoro dell’esistenza.

A seminare nel cuore dell’uomo è sempre e solo il Signore. Solo dopo la semina abbondante e generosa della Parola di Dio ci si può inoltrare lungo i sentieri dell’accompagnare e dell’educare, del formare e del discernere. Tutto ciò è legato a quel piccolo seme, dono misterioso della Provvidenza celeste, che sprigiona da sé una forza straordinaria. E’ infatti la Parola di Dio che di per se stessa opera efficacemente quanto dice e desidera.

C’è un’altra parola di Gesù, che utilizza l’immagine del seme, e che si può accostare alla parabola del seminatore: "Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore produce molto frutto" (Gv 12,24).
Qui il Signore insiste sulla correlazione tra la morte del seme e il "molto frutto" che esso porterà. Il chicco di grano è Lui, Gesù. Il frutto è la "vita in abbondanza" (Gv 10,10), che Egli ci ha acquistato mediante la sua Croce. E’ questa anche la logica e la vera fecondità di ogni pastorale vocazionale nella Chiesa: come Cristo, il sacerdote e l’animatore devono essere un "chicco di grano", che rinuncia a se stesso per fare la volontà del Padre; che sa vivere nascosto dal clamore e dal rumore; che rinuncia alla ricerca di quella visibilità e grandezza d’immagine che oggi spesso diventano criteri e addirittura scopi di vita in tanta parte della nostra cultura, ed affascinano molti giovani.

Cari amici, siate seminatori di fiducia e di speranza. E’ infatti profondo il senso di smarrimento che spesso vive la gioventù di oggi. Non di rado le parole umane sono prive di futuro e di prospettiva, prive anche di senso e di sapienza. Si diffonde un atteggiamento di impazienza frenetica e una incapacità a vivere il tempo dell’attesa.
Eppure, questa può essere l’ora di Dio: la sua chiamata, mediata dalla forza e dall’efficacia della Parola, genera un cammino di speranza verso la pienezza della vita. La Parola di Dio può diventare veramente luce e forza, sorgente di speranza, può tracciare un cammino che passa attraverso Gesù, "via" e "porta"; attraverso la sua Croce, che è pienezza d’amore.

E’ questo il messaggio che ci viene dall’Anno Paolino appena concluso.

San Paolo, conquistato da Cristo, è stato un suscitatore e formatore di vocazioni, come si vede bene dai saluti delle sue lettere, dove compaiono decine di nomi propri, cioè volti di uomini e donne che hanno collaborato con lui nel servizio del Vangelo.

Questo è anche il messaggio dell’Anno Sacerdotale appena iniziato: il Santo Curato d’Ars, Giovanni Maria Vianney – che costituisce il "faro" di questo nuovo itinerario spirituale – è stato un sacerdote che ha dedicato la sua vita alla guida spirituale delle persone, con umiltà e semplicità, "gustando e vedendo" la bontà di Dio nelle situazioni ordinarie.

Egli si è così dimostrato un vero maestro nel ministero della consolazione e dell’accompagnamento vocazionale.

L’Anno Sacerdotale offre pertanto una bella opportunità per ritrovare il senso profondo della pastorale vocazionale, come pure le sue scelte fondamentali di metodo: la testimonianza, semplice e credibile; la comunione, con itinerari concertati e condivisi nella Chiesa particolare; la quotidianità, che educa a seguire il Signore nella vita di tutti i giorni; l’ascolto, guidato dallo Spirito Santo, per orientare i giovani nella ricerca di Dio e della vera felicità; e infine la verità, che sola può generare libertà interiore.

Possa, cari fratelli e sorelle, la Parola di Dio diventare in ciascuno di voi sorgente di benedizione, di consolazione e di fiducia rinnovata, perché siate in grado di aiutare molti a "vedere" e "toccare" quel Gesù che hanno accolto come Maestro. La Parola del Signore dimori sempre in voi, rinnovi nei vostri cuori la luce, l’amore, la pace che solo Dio può donare, e vi renda capaci di testimoniare e annunciare il Vangelo, sorgente di comunione e di amore. Con questo augurio, che affido all’intercessione di Maria Santissima, imparto di cuore a tutti voi la Benedizione Apostolica.

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mercoledì 1 luglio 2009

Il Papa: "La preghiera è il primo impegno dei sacerdoti...Chi prega non ha paura; chi prega non è mai solo; chi prega si salva"


ANNO SACERDOTALE (19 GIUGNO 2009-19 GIUGNO 2010): LO SPECIALE DEL BLOG

OMELIE, DISCORSI, MESSAGGI E TESTI DEL SANTO PADRE SUI SACERDOTI E L'ANNO SACERDOTALE

ANNO PAOLINO (28 GIUGNO 2008-28 GIUGNO 2009): LO SPECIALE DEL BLOG

CATECHESI DEDICATE DAL SANTO PADRE ALL'ANNO SACERDOTALE

VIDEO INTEGRALE SU BENEDICT XVI.TV

SERVIZIO THE VATICAN

CATECHESI DEL SANTO PADRE: AUDIO INTEGRALE DI RADIO VATICANA

Vedi anche:

Richiamo del Papa alla politica: non scordi i valori etici e morali (Messaggero)

Papa Ratzinger, richiamo ai politici: "Non trascurare i valori etici" (La Rocca)

Cosa vogliono dire i valori etici e morali per un politico? Commento alla catechesi di ieri (Farina)

Il Papa: il Vangelo e i sacramenti sono la vera missione del prete (AsiaNews)

Il Papa all’udienza generale: il sacerdote non deve costruire una diversa società, ma annunciare la Parola di Dio (Radio Vaticana)

Il Papa: «La politica non dimentichi i valori etici». Benedetto XVI ha poi condannato l'usura: «Flagello, umiliante schiavitù» (Corriere)

Benedetto XVI avverte: "Il primo ruolo dei preti non è la giustizia sociale"

Il Papa: "Nella politica importanti i valori etici e morali" (Repubblica)

Il Papa: dopo il Concilio si è prodotta qua e là l'impressione che il sacerdote dovesse costruire una nuova società...

Il Papa: "La scarsità numerica di ordinazioni sacerdotali in taluni Paesi non deve scoraggiare..." (Sir)

Il Papa: per i sacerdoti è urgente il recupero di un giudizio chiaro ed inequivocabile sul primato assoluto della grazia divina (Sir)

Il Papa: “Approfondire la conoscenza del mistero di Cristo, perché sia Lui il cuore e il centro della nostra esistenza personale e comunitaria”

L’UDIENZA GENERALE, 01.07.2009

L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 10.30 in Piazza San Pietro dove il Santo Padre ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli giunti dall’Italia e da ogni parte del mondo.
Nel discorso in lingua italiana, il Papa si è soffermato sulla celebrazione dell’Anno sacerdotale.
Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre Benedetto XVI ha rivolto particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.
L’Udienza Generale si è conclusa con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica impartita insieme ai Vescovi presenti.

CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

Anno Sacerdotale

Cari fratelli e sorelle,

con la celebrazione dei Primi Vespri della solennità dei santi apostoli Pietro e Paolo nella Basilica di san Paolo fuori le Mura si è chiuso, come sapete il 28 giugno, l’Anno Paolino, a ricordo del secondo millennio della nascita dell’Apostolo delle genti.
Rendiamo grazie al Signore per i frutti spirituali, che questa importante iniziativa ha apportato in tante comunità cristiane. Quale preziosa eredità dell’Anno Paolino, possiamo raccogliere l’invito dell’Apostolo ad approfondire la conoscenza del mistero di Cristo, perché sia Lui il cuore e il centro della nostra esistenza personale e comunitaria.
E’ questa infatti la condizione indispensabile per un vero rinnovamento spirituale ed ecclesiale.

Come ebbi a sottolineare già durante la prima Celebrazione eucaristica nella Cappella Sistina dopo la mia elezione a successore dell’apostolo Pietro, è proprio dalla piena comunione con Cristo che “scaturisce ogni altro elemento della vita della Chiesa, in primo luogo la comunione tra tutti i fedeli, l’impegno di annuncio e di testimonianza del Vangelo, l’ardore della carità verso tutti, specialmente verso i poveri e i piccoli” (cfr Insegnamenti, I, 2005, pp. 8-13). Ciò vale in primo luogo per i sacerdoti.

Per questo, ringraziamo la Provvidenza di Dio che ci offre la possibilità adesso di celebrare l’Anno Sacerdotale.

Auspico di cuore che esso costituisca per ogni sacerdote un’opportunità di rinnovamento interiore e, conseguentemente, di saldo rinvigorimento nell’impegno per la propria missione.

Come durante l’Anno Paolino nostro riferimento costante è stato san Paolo, così nei prossimi mesi guarderemo in primo luogo a san Giovanni Maria Vianney, il santo Curato d’Ars, ricordandone il 150° anniversario della morte.

Nella lettera che per questa occasione ho scritto ai sacerdoti, ho voluto sottolineare quel che maggiormente risplende nell’esistenza di questo umile ministro dell’altare: “la sua totale identificazione col proprio ministero”.
Egli amava dire che “un buon pastore, un pastore secondo il cuore di Dio, è il più grande tesoro che il buon Dio possa accordare ad una parrocchia e uno dei doni più preziosi della misericordia divina”. E, quasi non riuscendo a capacitarsi della grandezza del dono e del compito affidati ad una povera creatura umana, sospirava: “Oh come il prete è grande!... Se egli si comprendesse, morirebbe... Dio gli obbedisce: egli pronuncia due parole e Nostro Signore scende dal cielo alla sua voce e si rinchiude in una piccola ostia”.

In verità, proprio considerando il binomio “identità-missione”, ciascun sacerdote può meglio avvertire la necessità di quella progressiva immedesimazione con Cristo che gli garantisce la fedeltà e la fecondità della testimonianza evangelica.

Lo stesso titolo dell’Anno Sacerdotale - Fedeltà di Cristo, fedeltà del sacerdote - evidenzia che il dono della grazia divina precede ogni possibile umana risposta e realizzazione pastorale, e così, nella vita del sacerdote, annuncio missionario e culto non sono mai separabili, come non vanno mai separati identità ontologico-sacramentale e missione evangelizzatrice.

Del resto il fine della missione di ogni presbitero, potremmo dire, è “cultuale”: perché tutti gli uomini possano offrirsi a Dio come ostia viva, santa e a lui gradita (cfr Rm 12,1), che nella creazione stessa, negli uomini diventa culto, lode del Creatore, ricevendone quella carità che sono chiamati a dispensare abbondantemente gli uni agli altri. Lo avvertivano chiaramente negli inizi del cristianesimo.

San Giovanni Crisostomo diceva, ad esempio, che il sacramento dell’altare e il “sacramento del fratello” o, come dice, “sacramento del povero” costituiscono due aspetti dello stesso mistero. L’amore per il prossimo, l’attenzione alla giustizia e ai poveri non sono soltanto temi di una morale sociale, quanto piuttosto espressione di una concezione sacramentale della moralità cristiana, perché, attraverso il ministero dei presbiteri, si compie il sacrificio spirituale di tutti i fedeli, in unione con quello di Cristo, unico Mediatore: sacrificio che i presbiteri offrono in modo incruento e sacramentale in attesa della nuova venuta del Signore. Questa è la principale dimensione, essenzialmente missionaria e dinamica, dell’identità e del ministero sacerdotale: attraverso l’annuncio del Vangelo essi generano la fede in coloro che ancora non credono, perché possano unire al sacrificio di Cristo il loro sacrificio, che si traduce in amore per Dio e per il prossimo.

Cari fratelli e sorelle, a fronte di tante incertezze e stanchezze anche nell’esercizio del ministero sacerdotale, è urgente il recupero di un giudizio chiaro ed inequivocabile sul primato assoluto della grazia divina, ricordando quanto scrive san Tommaso d’Aquino: “Il più piccolo dono della grazia supera il bene naturale di tutto l’universo” (Summa Theologiae, I-II, q. 113, a. 9, ad 2).

La missione di ogni singolo presbitero dipenderà, pertanto, anche e soprattutto dalla consapevolezza della realtà sacramentale del suo “nuovo essere”. Dalla certezza della propria identità, non artificialmente costruita ma gratuitamente e divinamente donata ed accolta, dipende il sempre rinnovato entusiasmo del sacerdote per la missione.

Anche per i presbiteri vale quanto ho scritto nell’Enciclica Deus caritas est: “All'inizio dell'essere cristiano non c'è una decisione etica o una grande idea, bensì l'incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva” (n. 1).

Avendo ricevuto un così straordinario dono di grazia con la loro “consacrazione”, i presbiteri diventano testimoni permanenti del loro incontro con Cristo. Partendo proprio da questa interiore consapevolezza, essi possono svolgere appieno la loro “missione”, mediante l'annuncio della Parola e l'amministrazione dei Sacramenti.

Dopo il Concilio Vaticano II, si è prodotta qua e là l'impressione che nella missione dei sacerdoti in questo nostro tempo, ci fosse qualcosa di più urgente; alcuni pensavano che si dovesse in primo luogo costruire una diversa società.

La pagina evangelica, che abbiamo ascoltata all’inizio, sta invece a richiamare i due elementi essenziali del ministero sacerdotale. Gesù invia, in quel tempo e oggi, gli Apostoli ad annunciare il Vangelo e dà ad essi il potere di cacciare gli spiriti cattivi. “Annuncio” e “potere”, cioè “parola” e “sacramento” sono pertanto le due fondamentali colonne del servizio sacerdotale, al di là delle sue possibili molteplici configurazioni.

Quando non si tiene conto del “dittico” consacrazione-missione, diventa veramente difficile comprendere l’identità del presbitero e del suo ministero nella Chiesa.

Chi è infatti il presbitero, se non un uomo convertito e rinnovato dallo Spirito, che vive del rapporto personale con Cristo, facendone costantemente propri i criteri evangelici? Chi è il presbitero se non un uomo di unità e di verità, consapevole dei propri limiti e, nel contempo, della straordinaria grandezza della vocazione ricevuta, quella cioè di concorrere a dilatare il Regno di Dio fino agli estremi confini della terra?

Sì! Il sacerdote è un uomo tutto del Signore, poiché è Dio stesso a chiamarlo ed a costituirlo nel suo servizio apostolico. E proprio essendo tutto del Signore, è tutto degli uomini, per gli uomini.

Durante questo Anno Sacerdotale, che si protrarrà fino alla prossima solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù, preghiamo per tutti i sacerdoti. Si moltiplichino nelle diocesi, nelle parrocchie, nelle comunità religiose specialmente quelle monastiche, nelle associazioni e nei movimenti, nelle varie aggregazioni pastorali presenti in tutto il mondo, iniziative di preghiera e, in particolare, di adorazione eucaristica, per la santificazione del clero e le vocazioni sacerdotali, rispondendo all’invito di Gesù a pregare “il Signore della messe perché mandi operai nella sua messe” (Mt 9,38).

La preghiera è il primo impegno, la vera via di santificazione dei sacerdoti, e l’anima dell’autentica “pastorale vocazionale”.

La scarsità numerica di ordinazioni sacerdotali in taluni Paesi non solo non deve scoraggiare, ma deve spingere a moltiplicare gli spazi di silenzio e di ascolto della Parola, a curare meglio la direzione spirituale e il sacramento della confessione, perché la voce di Dio, che sempre continua a chiamare e a confermare, possa essere ascoltata e prontamente seguita da tanti giovani.

Chi prega non ha paura; chi prega non è mai solo; chi prega si salva!

Modello di un’esistenza fatta preghiera è senz’altro san Giovanni Maria Vianney. Maria, la Madre della Chiesa, aiuti tutti i sacerdoti a seguirne l’esempio per essere, come lui, testimoni di Cristo e apostoli del Vangelo.

* * *

Saluto di cuore i pellegrini italiani presenti, rivolgo anzitutto un cordiale benvenuto ai membri dell’Istituto di Cristo Redentore – Missionari Identes, che ricordano il cinquantesimo anniversario di fondazione, e prego perché continuino, con grande generosità, ad annunciare Gesù Cristo, Salvatore del mondo.

Saluto i rappresentanti della Consulta Nazionale Antiusura e, mentre li ringrazio per l’importante e apprezzata opera che svolgono accanto alle vittime di tale flagello sociale, auspico che vi sia da parte di tutti un rinnovato impegno per contrastare efficacemente il fenomeno devastante dell’usura e dell’estorsione, che costituisce una umiliante schiavitù. Non manchi anche da parte dello Stato un adeguato aiuto e sostegno alle famiglie disagiate e in difficoltà, che trovano il coraggio di denunciare coloro che approfittano della loro spesso tragica condizione. Saluto poi gli esponenti dell’Associazione interparlamentare “Cultori dell’etica”, la cui presenza mi offre l’opportunità di sottolineare l’importanza dei valori etici e morali nella politica. Saluto ora con affetto i fedeli abruzzesi provenienti da Civitella Roveto, Canistro e Pescocanale.

Rivolgo infine un cordiale saluto ai giovani, agli ammalati, e agli sposi novelli. Molti di voi, cari amici, avranno in questi mesi la possibilità di trascorrere un periodo di vacanze, ed auguro che per tutti sia sereno e proficuo. Ma ci sono anche molti che, per diverse ragioni, non potranno usufruire delle ferie. Giunga a voi, cari fratelli e sorelle, il mio affettuoso saluto con l’auspicio che non vi manchino la solidarietà e la vicinanza delle persone care. Un pensiero speciale rivolgo infine ai giovani che in questi giorni stanno sostenendo gli esami, ed assicuro per ciascuno un ricordo nella preghiera. Su tutti vegli con il suo amore il Signore che ora invochiamo con il canto del Pater noster.

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ENCICLICA "CARITAS IN VERITATE": LO SPECIALE DEL BLOG


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ENCICLICA "CARITAS IN VERITATE": TRADUZIONE NELLE VARIE LINGUE

Benedetto XVI, "Caritas in veritate", Libreria Editrice Vaticana 2009 (edizione economica)

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Disponibile in libreria e online il testo latino ufficiale dell'enciclica "Caritas in veritate" (Agi)

CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE DELL’ENCICLICA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI DAL TITOLO: "CARITAS IN VERITATE"

Introduzione alla Caritas in Veritate: "Un Cristianesimo di carità senza verità può venire facilmente scambiato per una riserva di buoni sentimenti, utili per la convivenza sociale, ma marginali"

La sintesi dell'enciclica «Caritas in Veritate»

Per leggere l'enciclica: le indicazioni dell'Osservatore Romano

Papa Ratzinger primo in classifica tra i libri (Il Giornale)

«Caritas in veritate», miglior libro del 2009 secondo Mario Deaglio. La classifica di "Forbes" (Vian)

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Lettera del Presidente Napolitano a Benedetto XVI a proposito dell'enciclica "Caritas in Veritate": stimolo a riflessione benefica per tutti

Caritas in veritate, il testo della presentazione del card. Bertone al Senato della Repubblica Italiana

Caritas in veritate, il saluto del Presidente del Senato Schifani: Occorre affermare una politica dei sì (Osservatore Romano)

IL PAPA E LA CRISI ECONOMICA: LO SPECIALE DEL BLOG

Lettera Enciclica di Paolo VI «Populorum progressio»

DISCORSI, MESSAGGI ED OMELIE DEL SANTO PADRE

Il Papa alla Fao: "La fame è il segno più crudele e concreto della povertà. Non è possibile continuare ad accettare opulenza e spreco, quando il dramma della fame assume dimensioni sempre maggiori" (Discorso del Santo Padre in occasione del Vertice Mondiale sulla sicurezza alimentare, 16 novembre 2009)

Il Papa: "Il Creato, materia strutturata in modo intelligente da Dio, è affidato dunque alla responsabilità dell’uomo, il quale è in grado di interpretarlo e di rimodellarlo attivamente, senza considerarsene padrone assoluto. L’uomo è chiamato piuttosto ad esercitare un governo responsabile per custodirlo, metterlo a profitto e coltivarlo, trovando le risorse necessarie per una esistenza dignitosa di tutti" (Catechesi udienza generale, 26 agosto 2009)

Il Papa nel Canavese: "Come vedete, a causa del mio infortunio, sono un po’ limitato nella mia agilità, ma la presenza del cuore è piena". Ai disoccupati: "Cari amici, non scoraggiatevi! La Provvidenza aiuta sempre chi opera il bene e si impegna per la giustizia; aiuta quanti non pensano solo a sé, ma anche a chi sta peggio di loro" (Parole del Santo Padre alla recita dell'Angelus in Piazza Ruggia a Romano Canavese, 19 luglio 2009)

Il Papa sul G8 e la "Caritas in veritate": "Le soluzioni ai problemi attuali dell’umanità non possono essere solo tecniche, ma devono tener conto di tutte le esigenze della persona, che è dotata di anima e corpo, e devono così tener conto del Creatore, Dio" (Parole del Santo Padre alla recita dell'Angelus, 12 luglio 2009)

Il Papa presenta l'enciclica "Caritas in veritate": "La carità nella verità è quindi la principale forza propulsiva per il vero sviluppo di ogni persona e dell’umanità intera. Per questo, attorno al principio "caritas in veritate", ruota l’intera dottrina sociale della Chiesa" (Catechesi udienza generale, 8 luglio 2009)

Il Papa annuncia: "È ormai prossima la pubblicazione della mia terza Enciclica, che ha per titolo Caritas in veritate..." (Parole del Santo Padre alla recita dell'Angelus, 29 giugno 2009)

Il Papa scrive a Berlusconi in occasione del G8: "Si ascolti la voce dell’Africa e dei Paesi meno sviluppati economicamente! Agli illustri partecipanti all’incontro del G8, mi preme altresì ricordare che la misura dell’efficacia tecnica dei provvedimenti da adottare per uscire dalla crisi coincide con la misura della sua valenza etica" (Lettera del Santo Padre a Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio Italiano, in occasione del G8, 1° luglio 2009)

Il testo integrale della conferenza «Chiesa ed economia. Responsabilità per il futuro dell’economia mondiale» di Joseph Ratzinger (1985)

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Caritas in veritate: Che il mercato sia benedetto (Ruffolo)

Lavoro e giustizia sociale nella Caritas in veritate. Le differenze con Paolo VI (Ambrosi)

Enciclica, Sapelli: carità verità giustizia, la rivoluzione del Papa per rifondare l’economia (Sussidiario)

Il Papa: le sfide globali richiedono uomini retti. Incontro con le first ladies: cerchiamo di aiutare l'Africa (Marroni)

E fra i Grandi spunta il "non invitato": è Papa Ratzinger (Francesco Forte)

Caritas in veritate in oro e rosso (traduzione del commento di George Weigel, Fides et Forma)

"Caritas in veritate": La Chiesa oltre le esauste ideologie (Sacconi)

NOTIZIE, RASSEGNA STAMPA E COMMENTI DEL 9 LUGLIO 2009

Michael Novak commenta la Caritas in Veritate: "Guarda al futuro, oltre lo Stato assistenziale" (Galeazzi)

Caritas in veritate, negli Usa i democratici trovano un improbabile alleato in Benedetto XVI (Tiffany Stanley)

Il ministro Zaia: "I Grandi della Terra dovranno mettere in cima all'agenza la fame nel mondo" (Cordasco)

Il documento del G8 e l'enciclica: dove sta la differenza? (Giorgio Bernardelli)

L'Enciclica secondo Messori (Galeazzi)

Caritas in veritate, il plauso di Emma Marcegaglia, Presidente di Confindustria: dal Papa parole coraggiose

L’umanesimo cristiano al servizio dello sviluppo integrale della persona: il commento del prof. Bruni sull’Enciclica “Caritas in veritate” (R.V.)

L’Altro Benedetto dei giornali di sinistra. Il Papa ha ragione (Europa)

Dal Papa il premier australiano Rudd e il presidente coreano Myung-bak: crisi economica e ambiente tra i temi forti degli incontri (Radio Vaticana)

Caritas in veritate: Finisce l'equivoco del presunto abbraccio teo-con (D’Andrea)

Benedetto XVI si nutre del meglio della razionalità politica moderna. Perché non ne discutiamo?

Enciclica, il Papa insegna la sola cosa che dà senso alla borsa come alla vita (Bruno Mastroianni)

Il Papa riceve il Premier australiano che rivela: Sto leggendo l'enciclica

Mons. Reinhard Marx (Monaco e Frisinga): La nuova enciclica sociale di Papa Benedetto XVI è un "punto esclamativo morale" (Sir Europa)

Caritas in veritate, il filosofo Gaspare Mura: L'economia non sarà risanata dalla tecnica (Sir)

Giorgio Vittadini: dagli artigiani alle coop, l'Italia vicina all'enciclica (Vecchi)

Caritas in Veritate: La teologia della globalizzazione (Savino Pezzotta)

Il Governatore di Bankitalia Draghi sposa le tesi del Papa (Caleri)

Enciclica, Benedetto XVI entra nel cuore della "questione sociale" del nostro tempo (Bambara)

Il titolo "bifronte" dell'enciclica: «Caritas in veritate» o «Veritas in caritate»?

Caritas in veritate: Lavoro a tutti e finanza etica (Marroni)

Caritas in veritate, Emma Fattorini: Giustizia sociale su scala mondiale: ritorno a Paolo VI

Il banchiere Gotti Tedeschi: il Papa merita il Nobel per l’economia (Calabrò)

Intervista all'economista Deaglio. Il Papa ai Grandi dice: trovate un'altra forma di globalizzazione

Diritti e lavoro: tutti d'accordo sul richiamo etico. Sindacati e politici, unanimi consensi alla «Caritas in veritate»

"Caritas in veritate: Parole rivolte all'umanità come famiglia (Luigi Campiglio)

Il modello di mercato che piace al Papa (Sforza Fogliani)

Le ministre «scortano» le first ladies dal Papa (Il Giornale)

Enciclica "Caritas in veritate": lo speciale di "Liberal"

Enciclica, la crisi spiegata a chi ancora non l’ha capita (Luigi Campiglio)

Enciclica, card. Scola: la testimonianza di Cristo, al cuore dello sviluppo (Sussidiario)

"Caritas in veritate", Valli: Lo sviluppo integrale (Europa)

Caritas in veritate: i commenti del Foglio, Sansonetti e Libero

NOTIZIE, RASSEGNA STAMPA E COMMENTI DELL'8 LUGLIO 2009

Per Martini la “Humanae vitae” era un ramo secco. Ma Ratzinger lo fa rifiorire (Magister)

Monsignor Fisichella: il Papa non condanna il mercato ma chiede correzioni (Giansoldati)

Il Papa e le tavole della finanza etica. Quel discorso alle coscienze più che ai poteri (Rosati)

Il Governatore della Banca d'Italia, Draghi: Non c'è vero sviluppo senza etica (Osservatore Romano)

Enciclica, Ritanna Armeni: Consiglio a sinistra, leggetevi il Papa

Presentata la «Caritas in veritate»: L'enciclica più attesa (Osservatore Romano)

Enciclica, un nuovo progetto di sviluppo globale (Osservatore Romano)

I commenti alla "Caritas in veritate" dei cardinali Renato Raffaele Martino e Paul Joseph Cordes (Radio Vaticana)

Il Papa all'udienza generale dedicata alla nuova Enciclica: occorrono uomini retti nella politica e nell’economia. La preghiera per i leader del G8

Il Papa alle "First Ladies": Cerchiamo di aiutare l'Africa

Il Papa: preghiamo perché dal G8 vengano decisioni utili al vero progresso dei popoli (AsiaNews)

L'equilibrio da trovare tra profitto e solidarietà (Orioli)

Enciclica, la carità nella verità per uscire dalla crisi del mondo globale (Bobbio)

Enciclica, prof. Zamagni: «L’economia va rifondata a partire dall’utilità sociale» (Riccardi)

Enciclica. Nel mondo global un punto centrale è la libertà responsabile (Bonini)

Il monito del Papa: «Gli immigrati non sono merce» (Bobbio)

“Caritas in veritate”: l'enciclica spiegata dal Papa all'udienza generale (Sir)

Caritas in veritate, prof. Marzano: «Un’analisi lucida e realista contro gli eccessi della finanza» (Foa)

«Un’enciclica che resterà nella storia». Il cardinal Martino presenta «Caritas in veritate». Boff: sorpreso dal taglio sociale (Vecchi)

Benedetto XVI vuole mettere l'etica e la fede al cuore della mondializzazione (Le Monde)

Caritas in veritate: L'audacia papale sta nella sua visione (Botturi)

Il Papa che vuol dare un'anima al mercato (Schiavone)

Da Montini a Ratzinger. Tradizione e novità nell’enciclica sociale di Benedetto XVI (Rodari)

Se Papa Ratzinger invoca un governo mondiale (Politi)

Una Società per (N)azioni: commento alla Caritas in Veritate (Accattoli)

Enciclica, "Basta precari, buon lavoro per tutti" (Galeazzi)

L'enciclica «Caritas in Veritate» punta il dito contro le distorsioni dell'economia (Il Tempo)

Caritas in veritate, il retroscena: Due anni di ritardo per il crac mondiale (Tornielli)

"Caritas in veritate": una lezione sulla crisi (Tornielli)

Enciclica, tutti hanno diritto a un lavoro decente e dignitoso. I migranti non sono merci

L’Enciclica sociale che libera il Pensiero: il commento di Andrea Riccardi (Corriere della sera)

Il Papa: «La finanza senza Dio ha provocato la crisi» (Pinna)

Per leggere l'enciclica: le indicazioni dell'Osservatore Romano

L'introduzione della «Caritas in veritate» (Benedetto XVI)

Caritas in veritate: le reazioni dei vescovi europei

"Caritas in veritate". Pagine scelte (Magister)

Enciclica, il Papa: le regole salvino la dignità delle persone e l'economia (Izzo)

NOTIZIE, RASSEGNA STAMPA E COMMENTI DEL 7 LUGLIO 2009

Giovanni Maria Vian commenta la "Caritas in veritate": "Speranza e realismo" (Osservatore Romano)

Caritas in veritate: L’enciclica del cattolico globale (Giorgio Bernardelli)

Caritas in veritate: le reazioni del mondo economico e politico

Enciclica, il Papa: l'ateismo ostacola lo sviluppo. La Chiesa non vuole intromettersi nella politica degli Stati (Izzo)

Caritas in veritate: Comprende la crescita spirituale oltre che materiale di ogni uomo (Cescon)

Enciclica, il Papa: salvaguardia del Creato e sviluppo sostenibile. Bene iniziative per il risparmio energetico (Izzo)

Enciclica, il Papa: il terrorismo genera morte ed assorbe le risorse (Izzo)

La via e la luce. Sintesi dell’enciclica di Benedetto XVI (Sir)

Il Papa: Enciclica, anche la globalizzazione ha bisogno dell’anima (AsiaNews)

La Caritas in veritate su sessualità, aborto, eutanasia, tutela della famiglia ed eugenetica (Izzo)

Enciclica, il Papa: dalla crisi spinta verso autorità mondiale. L'impresa ha responsabilità sociali (Izzo)

Caritas in veritate, il magistero sociale: da Leone XIII a Benedetto XVI (Sir)

Caritas in veritate: il commento di Stefano Maria Paci

Enciclica, il Papa: il profitto non è peccato, ma no a diseguaglianze (Izzo)

Enciclica, il Papa: Stato e mercato devono convivere (Izzo)

Caritas in veritate: il commento di Marco Politi

Per una globalizzazione a misura dell’uomo: pubblicata l’Enciclica Caritas in veritate di Benedetto XVI sullo sviluppo umano integrale (R.V.)

''Gli immigrati sono persone, non merce'': l'enciclica di Benedetto XVI si schiera dalla parte dei migranti e dei lavoratori precari (Salvagente)

Conferenza stampa di presentazione dell'enciclica: complimenti al prof. Zamagni ed a Mons. Crepaldi

L'Enciclica del Papa: Lavoro per tutti e che sia decente (Unità)

Enciclica, il Papa: il terrorismo e l'ateismo di Stato minacciano la libertà di religione (Asca)

Enciclica, il Papa: Serve etica in finanza, scandalo speculazioni (Apcom)

Enciclica, Prof. Zamagni: il Papa invita a superare l’ormai obsoleta dicotomia tra sfera dell’economico e sfera del sociale (Sir)

Dio è indispensabile per lo sviluppo del mondo. E il Papa ci spiega il perché (Fontana)

Il Papa: «Più etica in finanza, armonizzare Stato e mercato» (Sole 24 Ore)

Enciclica, il Papa: senza verità la carità scivola nel sentimentalismo e l'amore diventa un guscio vuoto, da riempire arbitrariamente (Asca)

Enciclica, il Papa: lavoro decente per tutti. Combattere la precarizzazione (Asca)

Enciclica, il Papa: i lavoratori immigrati non possono essere considerati come una merce o una mera forza lavoro

Mons. Crepaldi: “Nella Caritas in veritate la cosiddetta questione antropologica diventa a pieno titolo questione sociale” (Sir)

Card. Cordes: "l’azione sociale non può venire ridotta a semplice volersi bene umano o a filantropia" (Sir)

Card. Martino: La Carità è la via maestra della Dottrina sociale della Chiesa (Sir)

«Caritas in veritate». "Etica nell'economia": l'enciclica del Papa (Calabrò e Vecchi con brani dell'enciclica)

Il Papa striglia imprese e manager (Italia Oggi pubblica alcuni passaggi dell'Enciclica «Caritas in veritate»

"Caritas in veritate": servizio di Stefano Maria Paci

Il Peccato Originale e la crisi. Oggi l'enciclica del Papa (Burini)

«Caritas in veritate». Oggi la presentazione (Cardinale)

L'ENCICLICA SOCIALE: LAVORO E SOLIDARIETA' PER USCIRE DALLA CRISI (Calabrò e Vecchi con brani dell'enciclica)

Due anni di lavoro per l’Enciclica. Due anni di testi bocciati da Ratzinger (Rodari)

Due anni di lavoro per l’Enciclica. Due anni di testi bocciati da Ratzinger (Rodari)

È l’enciclica del Papa il nuovo codice etico (Accattoli)

Il G8 del Papa (Luca Pesenti)

NOTIZIE, RASSEGNA STAMPA E COMMENTI DEL 6 LUGLIO 2009

In attesa della "Caritas in veritate": il contesto economico, sociale e finanziario mondiale della terza Enciclica del Papa (Radio Vaticana)

530.000 le copie in italiano della “Caritas in veritate” preparate dalla Lev (Zenit)

Il summit del Papa, tra Enciclica e udienze a Obama e Grandi (Apcom)

Con l'enciclica il Papa fa il liberale e spiazza anche i più tifosi del mercato (Saccone)

Con l'enciclica il Papa fa il liberale e spiazza anche i più tifosi del mercato (Saccone)

La libera diplomazia dei Papi (Bobbio)

Il valore del monito del Papa ai Grandi su etica e lavoro (Casavola)

L'enciclica sociale di Benedetto XVI attesa soprattutto dai Paesi più poveri (Conte)

L'enciclica sociale di Benedetto XVI attesa soprattutto dai Paesi più poveri (Conte)

L'enciclica espropriata (Tosatti)

L’enciclica e «il diritto a fare figli» (Vecchi)

Andrea Riccardi: «Il Papa fa una chiamata alla responsabilità dei grandi Paesi del mondo» (Torno)

Il Papa scrive ai Grandi della Terra: «Creare posti di lavoro per tutti» (Vecchi)

ARTICOLI, INTERVISTE E COMMENTI PRECEDENTI LA PUBBLICAZIONE DELL'ENCICLICA

In attesa della "Caritas in veritate": cenni sul rapporto tra Chiesa, economia ed etica nel pensiero di Benedetto XVI (Radio Vaticana)

Arriva l’enciclica sociale: le energie morali siano il motore di sviluppo dell’economia (Giansoldati)

L'enciclica e i semi del post-capitalismo (Zizola)

L'enciclica di Papa Ratzinger rompe antichi schemi (Benny Lai)

Caritas in veritate: "Il primo problema dell'economia è il riconoscimento della verità sull'uomo (Il Foglio)

Non tutto è mercato, la parola al Papa. Il testo integrale di due paragrafi dell'enciclica "Caritas in veritate" nell'anticipazione de "Il Foglio"

L'anticipazione dell'enciclica di Benedetto XVI nel Foglio in edicola oggi

L'enciclica "Caritas in veritate" in edicola il 9 luglio in allegato a Famiglia Cristiana

Caritas in veritate in 150mila copie e 8 lingue. Il documento di 141 pagine e 6 capitoli esce martedì

Caritas in veritate: una enciclica a lungo attesa (con sorprese) di Raffaele Iannuzzi

In attesa della "Caritas in veritate" di Benedetto XVI: breve scheda sulle Encicliche sociali nella storia della Chiesa (Radio Vaticana)

Caritas in veritate. Cioè senza verità non c’è amore (e nemmeno la Borsa) di Tempi

Nuova Enciclica per «approfondire» la «Populorum Progressio» (Flavio Felice)

L'enciclica pubblicata alla vigilia del G8

L’economista Zamagni super consulente di «Caritas in veritate»: “Così il non profit entra nell’enciclica del Papa” (Galeazzi)

Caritas in veritate, l'economista Zamagni: "Non nasce come risposta alla crisi economico-finanziaria" (Sir)

Benedetto XVI annuncia l'imminente pubblicazione della sua terza enciclica che porta la data del 29 giugno (Osservatore Romano)

I punti saldi della nuova enciclica di Benedetto XVI (Flavio Felice)

Il gesuita Reese: «Benedetto XVI più a sinistra di Obama» (Il Tempo)

SERVIZIO SKYTG24 (Angelus, 29 giugno 2009)

In attesa della “Caritas in veritate” (Stefano Fontana)

Prof Zamagni: "La crisi c'è, lo scrive anche il Papa" (Bernasconi)

Il capitalismo ha vinto. E Papa Ratzinger lo sa (Michael Novak)

La crisi cambia l'enciclica (Galeazzi)

Caritas in veritate: Davanti a tutto l'uomo, non il denaro (Carlo Marroni)

Benedetto XVI firma l'enciclica sociale «Caritas in veritate» (Il Sole 24 Ore)

Benedetto XVI ha firmato la sua terza Enciclica "Caritas in veritate". L'annuncio all'Angelus (Radio Vaticana)

Il Papa: "E' ormai prossima la pubblicazione della mia terza Enciclica, che ha per titolo Caritas in veritate" (Izzo)

Enciclica, il Papa riflette sull'economia globale e chiede nuove regole (Adnkronos/Ign)

La Caritas spera che l'enciclica di Benedetto XVI non sia solo una "riflessione" (Il Foglio)

Rush finale per l'enciclica del Papa in vista del G8

Il Papa: «Governare la globalizzazione». Benedetto XVI firmerà lunedì la sua terza enciclica: “Caritas in Veritate” (Il Messaggero)

Enciclica. La crisi c’è e si combatte con la carità e la verità (Rodari)

Economia Globale: la Nuova Enciclica. Il Papa: riflettere sul senso dell’economia e dei suoi fini (Vecchi)

La Caritas spera che l'enciclica di Benedetto XVI non sia solo una "riflessione" (Il Foglio)

Repubblica lamenta il ritardo della pubblicazione dell'enciclica del Papa perchè in Vaticano si sa poco il latino...oh! Che bella figura!

Secondo Gian Guido Vecchi (Corriere della sera) l'enciclica "Caritas in veritate" sarà presentata fra il 6 ed il 7 luglio

Se Marx (Reinhard) riscrive il Capitale (G.Cantoni)

La pubblicazione dell'enciclica sociale rischia di slittare per problemi di traduzione in latino? (Ingrao)

La crisi ispira l’enciclica (Valli)

Enciclica sociale del Papa: "Quell'annuncio è una missione" (Bonfrate)

Nell’enciclica sociale niente anatemi, ma la scoperta che Dio “c’entra” (Bruno Mastroianni)

Enciclica sociale del Papa: "Cristianizzare il mercato" (Fattorini)

L’economia secondo Benedetto XVI (Grana)

Encliclica sociale, i due pilastri: Verità e carità nel magistero di Benedetto XVI (Fontana)

Marx e la sua dottrina cattolica. Parla l’arcivescovo di Monaco e Frisinga (Punzi)

Herr Bockenforde: erede di Marx e consigliere del Papa (Michael Novak)

Il mistero dell'enciclica sociale (Faccioli Pintozzi)

Le attese dell’enciclica sociale di Benedetto XVI (Rosati)

La ricetta del Papa: “L’etica sia il centro dell’economia” (Galeazzi)

Il Papa e l’enciclica sulla crisi: servono regole etiche (Vecchi)

Papa Ratzinger annuncia l'enciclica. Benedetto XVI: "Economia e lavoro per una convivenza libera e solidale" (Lorenzoni)

Economia e lavoro, pronta l'enciclica del Papa (Bobbio)

SERVIZIO DI STEFANO MARIA PACI

Il Papa: «Una libera economia per liberi uomini» (Tornielli)

Il Papa: Nella mia enciclica traccerò i valori da difendere instancabilmente (Pinna)

Il Papa annuncia la prossima uscita della sua enciclica dedicata al vasto tema dell'economia e del lavoro

Il Papa: la mia enciclica sociale verterà su economia e diritti dei deboli

Un’enciclica del Papa contro «paradisi fiscali e off shore» (Galeazzi)

Card. Martino: L'Enciclica Sociale di Papa Benedetto XVI potrebbe uscire il 29 giugno, festa di San Pietro e Paolo

Papa Ratzinger convoca un summit segreto su crisi ed enciclica sociale (Rodari)

L’enciclica «Caritas in veritate» sarà la terza pubblicata da Benedetto XVI (Tornielli)

Il Papa riscrive l’enciclica: sarà un testo anti crisi (Tornielli)

Caritas in Veritate, l’enciclica sociale di Benedetto XVI (Tempi)

Da Benedetto XVI un assaggio della prossima enciclica. Commento di Carlo Marroni

Card. Martino: l'Enciclica sociale potrebbe uscire nei primi mesi del 2009

L'enciclica sulla dottrina sociale può aspettare. Ma non la scommessa sui paesi poveri (Magister)

La crisi nelle Sacre Stanze. E il Papa scrive un’enciclica economica (Ingrao)

Card. Bertone: "L'enciclica sociale uscirà in autunno. Per ora il titolo è Caritas in veritate" (Apcom)

Verso l'enciclica sociale. Il Papa: «Sussidiarietà e lotta alla diseguaglianze» (Marroni)

Lo sviluppo responsabile che piace al Papa: la globalizzazione nella nuova enciclica (Gentili)

Prima enciclica sociale per il Papa (Tosatti per "La Stampa")

Il Papa: «La scuola dia un’educazione etica». La prossima enciclica sarà dedicata ai temi sociali (Il Messaggero)

Arcangelo Paglialunga commenta l'udienza generale di ieri e le anticipazioni sulla "Caritas in veritate"

È la «Caritas in veritate» la nuova enciclica di Benedetto XVI (Bobbio per "L'Eco di Bergamo")

"Caritas in veritate": sarà questo il titolo della prossima enciclica di Benedetto XVI (Nina Fabrizio per l'Ansa)

CARITAS IN VERITATE: L'ENCICLICA SOCIALE DEL PAPA (Ansa)

Il cardinale Bertone parla del rapporto con gli Ortodossi, della preghiera per gli Ebrei e dell'enciclica sociale del Papa...

Card. Bertone: «Presto l'incontro del Papa con Alessio II». «Reciprocità con gli Ebrei nelle preghiere» (Eco di Bergamo)

Presto la terza enciclica di Benedetto XVI: sarà dedicata ai temi sociali (Arcangelo Paglialunga)

L'ENCICLICA SOCIALE DEL PAPA USCIRA' A PASQUA, ANCHE IN ARABO E CINESE

Card. Bertone: "Il Papa prepara un´enciclica sociale" (Politi per "Repubblica")

Ingrao (Panorama): l'enciclica sociale avrà la data del 1° maggio, festa di San Giuseppe lavoratore

ENCICLICA "CARITAS IN VERITATE": ANTICIPAZIONI