domenica 22 febbraio 2009

Il Papa: "Il singolare e specifico ministero del Vescovo di Roma è stato ribadito dal Concilio Vaticano II...(Lumen gentium)"


Il Papa ai fedeli di lingua tedesca: "Chiediamo a San Pietro che, per la sua intercessione, la confusione e le tempeste non scuotano la Chiesa..." (traduzione in italiano)

Il Primato del Papa nella Costituzione Dogmatica sulla Chiesa, Lumen Gentium, del Concilio Vaticano II

"Paolo dice: "Voi divenite come belve, uno morde l’altro".
Accenna così alle polemiche che nascono dove la fede degenera in intellettualismo e l’umiltà viene sostituita dall’arroganza di essere migliori dell’altro"
(Lectio divina del Santo Padre presso il Seminario Romano Maggiore)

TURBAMENTI E DIVISIONI NELLA CHIESA CATTOLICA AUSTRIACA: L'INAUDITO "CASO" WAGNER. LO SPECIALE DEL BLOG

BENEDETTO XVI REVOCA LA SCOMUNICA AI VESCOVI LEFEBVRIANI: LO SPECIALE DEL BLOG

ANGELUS DEL SANTO PADRE: VIDEO DI BENEDICT XVI.TV

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Benedetto XVI chiede preghiere per compiere la sua missione (Zenit)

Cari vescovi, avete visto Piazza San Pietro stamattina? E' la dimostrazione che l'appiattimento sui media non paga!

Gesù che si china sull’umana debolezza e la festa della Cattedra di San Pietro: al centro della riflessione del Papa all’Angelus (Radio Vaticana)

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Benedetto XVI ricorda il primato del Pontefice per l'unità della Chiesa

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Il Papa: Lo smarrimento e le tempeste non scuotano la Chiesa

LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS, 22.02.2009

Alle ore 12 di oggi il Santo Padre Benedetto XVI si affaccia alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.
Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:


PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle!

La pagina evangelica, che la liturgia ci fa meditare in questa settima Domenica del tempo ordinario, riferisce l’episodio del paralitico perdonato e guarito (Mc 2,1-12). Mentre Gesù stava predicando, tra i tanti malati che gli venivano portati, ecco un paralitico su una barella. Al vederlo il Signore disse: "Figlio, ti sono perdonati i peccati" (Mc 2,5). E poiché alcuni dei presenti, all’udire queste parole, erano restati scandalizzati, aggiunse: "Perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, dico a te – disse al paralitico –: alzati, prendi la tua barella e va’ a casa tua" (Mc 2,10-11). E il paralitico se ne andò guarito.

Questo racconto evangelico mostra che Gesù ha il potere non solo di risanare il corpo malato, ma anche di rimettere i peccati; ed anzi, la guarigione fisica è segno del risanamento spirituale che produce il suo perdono. In effetti, il peccato è una sorta di paralisi dello spirito da cui soltanto la potenza dell’amore misericordioso di Dio può liberarci, permettendoci di rialzarci e di riprendere il cammino sulla via del bene.

Nell’odierna domenica cade anche la festa della Cattedra di san Pietro, importante ricorrenza liturgica che pone in luce il ministero del Successore del Principe degli Apostoli.

La Cattedra di Pietro simboleggia l’autorità del Vescovo di Roma, chiamato a svolgere un peculiare servizio nei confronti dell’intero Popolo di Dio.

Subito dopo il martirio dei santi Pietro e Paolo, alla Chiesa di Roma venne infatti riconosciuto il ruolo primaziale in tutta la comunità cattolica, ruolo attestato già nel II secolo da sant’Ignazio di Antiochia (Ai Romani, Pref.: Funk, I, 252) e da sant’Ireneo di Lione (Contro le eresie III, 3, 2-3).
Questo singolare e specifico ministero del Vescovo di Roma è stato ribadito dal Concilio Vaticano II.
"Nella comunione ecclesiastica, - leggiamo nella Costituzione dogmatica sulla Chiesa - vi sono legittimamente delle Chiese particolari, che godono di proprie tradizioni, rimanendo integro il primato della Cattedra di Pietro, la quale presiede alla comunione universale della carità (cfr S. Ign. Ant., Ad Rom., Pref.), tutela le varietà legittime, e insieme veglia affinché ciò che è particolare, non solo non nuoccia all’unità, ma piuttosto la serva" (Lumen gentium, 13).

Cari fratelli e sorelle, questa festa mi offre l’occasione per chiedervi di accompagnarmi con le vostre preghiere, perché possa compiere fedelmente l’alto compito che la Provvidenza divina mi ha affidato quale Successore dell’apostolo Pietro.

Invochiamo per questo la Vergine Maria, che ieri qui, a Roma, abbiamo celebrato con il bel titolo di Madonna della Fiducia. A Lei chiediamo anche di aiutarci ad entrare con le dovute disposizioni d’animo nel tempo della Quaresima, che inizierà mercoledì prossimo con il suggestivo Rito delle Ceneri. Ci apra Maria il cuore alla conversione e all’ascolto docile della Parola di Dio.

DOPO L’ANGELUS

Aujourd’hui, chers pèlerins francophones, nous sommes invités avec saint Paul à redire notre Oui au Christ et à l’amour miséricordieux de Dieu. Il nous donne un cœur capable d’aimer et de pardonner. Il nous libère de nos paralysies et de nos doutes. Il nous met debout et nous invite à nous remettre en marche. En Lui seul, peut s’épanouir notre espérance ! Communauté de pécheurs pardonnés, vivons en Église dans la joie d’un renouveau toujours possible ! En ce jour de la fête de la Chaire de saint Pierre, je vous invite à prier pour le Pape, humble Successeur de Pierre, et pour l’unité de l’Église ! Avec ma Bénédiction Apostolique.

I am pleased to greet all the English-speaking pilgrims gathered for this Angelus. In today’s liturgy, we witness Jesus healing the paralytic lowered to him through the roof because of a large crowd. This passage reminds us that the Lord has power to forgive sins, and that nothing stands in the way of his mercy when we seek him with pure and contrite hearts! Let us never hesitate to ask his pardon – especially through the Sacrament of Reconciliation – so that we may become better instruments of his love for others. God bless you all!

Ganz herzlich begrüße ich alle Gläubigen deutscher Sprache, die mit uns den Engel des Herrn gebetet haben. Heute ist das liturgische Fest der Kathedra Petri, das im Petersdom auch am Sonntag als Hochfest gefeiert wird. Christus hat Petrus als den Felsen erwählt, auf dem er seine Kirche aufbauen wollte. Als Apostel sollte er in der ganzen Welt – universal – als Hirte und Lehrer dienen, und dieses Apostelamt wirkt in seinen Nachfolgern durch alle Zeiten fort. Bitten wir den heiligen Petrus um seinen Fürsprache, daß Verwirrung und Stürme die Kirche nicht erschüttern und wir am unverfälschten Glauben festhalten, in der Einheit bleiben und in Liebe miteinander leben. Der Herr leite und stärke euch mit seinem Segen.

Saludo con afecto a los grupos de lengua española presentes en esta oración mariana, en particular a los fieles de la Diócesis de Cartagena, venidos en peregrinación a Roma acompañados de su Obispo, Monseñor Juan Antonio Reig Pla; a los monaguillos de la Parroquia de Santa Eulalia, en Badajoz; y a las universitarias de las Residencias de las Religiosas Hijas de Cristo Rey, de Cáceres y Santiago de Compostela. Al aproximarse el santo tiempo de Cuaresma, que la meditación asidua del Evangelio de Jesucristo os enseñe a cumplir, de palabra y de obra, lo que es grato a Dios. Feliz domingo.

Serdeczne pozdrowienie kieruję do polaków. Ewangelia tej niedzieli ukazuje Jezusa, który pochyla się nad ludzką słabością i odpuszcza grzechy. Ufni w Jego miłosierdzie z nadzieją zbliżamy się do Wielkiego Postu, czasu pokuty i łaski. Niech wszystkim towarzyszy Boże błogosławieństwo.

[Rivolgo un cordiale saluto ai polacchi. Il Vangelo di questa domenica ci mostra Gesù che si china sull’umana debolezza e perdona i peccati. Fiduciosi nella sua misericordia ci avviciniamo con speranza alla Quaresima, il tempo della penitenza e della grazia. Vi accompagni tutti la benedizione di Dio.]

Saluto infine i pellegrini di lingua italiana, in particolare i fedeli provenienti dalla diocesi di Modena-Nonantola, come pure quelli di Padova, Chieri, Chioggia, Pignola, Canale d'Agordo, Altamura e Castelluccio. Saluto, inoltre, gli studenti della Scuola "Francesco Toselli" di Milano e quelli dell'Istituto "Pantaleo" di Torre del Greco. A tutti auguro una buona domenica.

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sabato 21 febbraio 2009

Il Papa: "Le polemiche nascono dove la fede degenera in intellettualismo e l’umiltà viene sostituita dall’arroganza di essere migliori dell’altro"


VISITE DEL SANTO PADRE AL PONTIFICIO SEMINARIO ROMANO MAGGIORE IN OCCASIONE DELLA FESTA DELLA MADONNA DELLA FIDUCIA: LO SPECIALE DEL BLOG

LECTIO DEL SANTO PADRE AL SEMINARIO MAGGIORE: IL VIDEO

Lettera di San Paolo ai Galati

Vedi anche:

Il teologo Bux sull’Angelus del Papa: il primato di Pietro è al servizio dell’unità e della varietà della Chiesa (Radio Vaticana)

Lectio divina del Papa al Seminario Romano Maggiore: il commento di Zenit

Turbamenti e tempeste nella Chiesa: il commento di Fabio Zavattaro

Lectio mirabilis di Benedetto XVI: La libertà spiegata ai futuri preti e alla Chiesa (Rodari)

Confusione e tempeste nella Chiesa: i timori del Papa (Bobbio)

Nel servizio si realizza la vera libertà: così il Papa in visita al Seminario Romano Maggiore (Radio Vaticana)

Il Papa: nella Chiesa di oggi ci sono polemiche da "arroganza intellettuale" (Izzo)

Il Papa: nella Chiesa troppa arroganza così rischia di diventare una caricatura (Nìcoli)

Il Papa: anche all'interno della chiesa ognuno vuole essere superiore

Il Papa: il libertinismo non è libertà ma fallimento di libertà

Il Papa: "Non c'è libertà contro l'altro. Se io mi assolutizzo divento nemico dell'altro, tutta la vita diventa crudeltà e fallimento"

GRANDIOSA LECTIO DIVINA DEL PAPA...COMPLETAMENTE A BRACCIO

VISITA AL SEMINARIO ROMANO MAGGIORE IN OCCASIONE DELLA FESTA DELLA MADONNA DELLA FIDUCIA, 20.02.2009

Questo pomeriggio, alle ore 18, il Santo Padre Benedetto XVI si è recato in visita al Seminario Romano Maggiore, alla vigilia della Festa della Madonna della Fiducia. Al Suo arrivo è stato accolto dal Cardinale Vicario Agostino Vallini e dal Rettore, Mons. Giovanni Tani. Quindi, nella Cappella Maggiore del Seminario, introdotto dall’indirizzo di omaggio del Rettore, il Papa ha tenuto una lectio divina per i seminaristi sulla Lettera di San Paolo ai Galati. Al termine il Santo Padre ha cenato con la comunità del Seminario Romano. Quindi è rientrato in Vaticano.
Pubblichiamo di seguito il discorso del Santo Padre e le parole che ha rivolto alla Comunità del Seminario al termine della cena:

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Signor Cardinale, cari amici,

è per me sempre una grande gioia essere nel mio Seminario, vedere i futuri sacerdoti della mia diocesi, essere con voi nel segno della Madonna della Fiducia. Con Lei che ci aiuta e ci accompagna, ci dà realmente la certezza di essere sempre aiutati dalla grazia divina, andiamo avanti!

Vogliamo vedere adesso che cosa ci dice San Paolo con questo testo: "Siete stati chiamati alla libertà".
La libertà in tutti i tempi è stata il grande sogno dell’umanità, sin dagli inizi, ma particolarmente nell’epoca moderna. Sappiamo che Lutero si è ispirato a questo testo della Lettera ai Galati e la conclusione è stata che la Regola monastica, la gerarchia, il magistero gli apparvero come un giogo di schiavitù da cui bisognava liberarsi.
Successivamente, il periodo dell’Illuminismo è stato totalmente guidato, penetrato da questo desiderio della libertà, che si riteneva di aver finalmente raggiunto. Ma anche il marxismo si è presentato come strada verso la libertà.

Ci chiediamo stasera: che cosa è la libertà? Come possiamo essere liberi? San Paolo ci aiuta a capire questa realtà complicata che è la libertà inserendo questo concetto in un contesto di visioni antropologiche e teologiche fondamentali.

Dice: "Questa libertà non divenga un pretesto per vivere secondo la carne, ma mediante la carità siate al servizio gli uni degli altri".
Il Rettore ci ha già detto che "carne" non è il corpo, ma "carne" – nel linguaggio di San Paolo – è espressione della assolutizzazione dell’io, dell’io che vuole essere tutto e prendere per sé tutto. L’io assoluto, che non dipende da niente e da nessuno, sembra possedere realmente, in definitiva, la libertà. Sono libero se non dipendo da nessuno, se posso fare tutto quello che voglio. Ma proprio questa assolutizzazione dell’io è "carne", cioè è degradazione dell’uomo, non è conquista della libertà: il libertinismo non è libertà, è piuttosto il fallimento della libertà.

E Paolo osa proporre un paradosso forte: "Mediante la carità, siate al servizio" (in greco: douléuete); cioè la libertà si realizza paradossalmente nel servire; diventiamo liberi, se diventiamo servi gli uni degli altri. E così Paolo mette tutto il problema della libertà nella luce della verità dell’uomo. Ridursi alla carne, apparentemente elevandosi al rango di divinità – "Solo io sono l’uomo" – introduce nella menzogna. Perché in realtà non è così: l’uomo non è un assoluto, quasi che l’io possa isolarsi e comportarsi solo secondo la propria volontà. E’ contro la verità del nostro essere.

La nostra verità è che, innanzitutto, siamo creature, creature di Dio e viviamo nella relazione con il Creatore. Siamo esseri relazionali. E solo accettando questa nostra relazionalità entriamo nella verità, altrimenti cadiamo nella menzogna e in essa, alla fine, ci distruggiamo.

Siamo creature, quindi dipendenti dal Creatore. Nel periodo dell’Illuminismo, soprattutto all’ateismo questo appariva come una dipendenza dalla quale occorreva liberarsi. In realtà, però, dipendenza fatale sarebbe soltanto se questo Dio Creatore fosse un tiranno, non un Essere buono, soltanto se fosse come sono i tiranni umani. Se, invece, questo Creatore ci ama e la nostra dipendenza è essere nello spazio del suo amore, in tal caso proprio la dipendenza è libertà. In questo modo infatti siamo nella carità del Creatore, siamo uniti a Lui, a tutta la sua realtà, a tutto il suo potere. Quindi questo è il primo punto: essere creatura vuol dire essere amati dal Creatore, essere in questa relazione di amore che Egli ci dona, con la quale ci previene. Da ciò deriva innanzitutto la nostra verità, che è, nello stesso tempo, chiamata alla carità.

E perciò vedere Dio, orientarsi a Dio, conoscere Dio, conoscere la volontà di Dio, inserirsi nella volontà, cioè nell’amore di Dio è entrare sempre più nello spazio della verità. E questo cammino della conoscenza di Dio, della relazione di amore con Dio è l’avventura straordinaria della nostra vita cristiana: perché conosciamo in Cristo il volto di Dio, il volto di Dio che ci ama fino alla Croce, fino al dono di se stesso.

Ma la relazionalità creaturale implica anche un secondo tipo di relazione: siamo in relazione con Dio, ma insieme, come famiglia umana, siamo anche in relazione l’uno con l’altro.

In altre parole, libertà umana è, da una parte, essere nella gioia e nello spazio ampio dell’amore di Dio, ma implica anche essere una cosa sola con l’altro e per l’altro. Non c’è libertà contro l’altro. Se io mi assolutizzo, divento nemico dell’altro, non possiamo più convivere e tutta la vita diventa crudeltà, diventa fallimento. Solo una libertà condivisa è una libertà umana; nell’essere insieme possiamo entrare nella sinfonia della libertà.

E quindi questo è un altro punto di grande importanza: solo accettando l’altro, accettando anche l’apparente limitazione che deriva alla mia libertà dal rispetto per quella dell’altro, solo inserendomi nella rete di dipendenze che ci rende, finalmente, un’unica famiglia, io sono in cammino verso la liberazione comune.

Qui appare un elemento molto importante: qual è la misura della condivisione della libertà? Vediamo che l’uomo ha bisogno di ordine, di diritto, perché possa così realizzarsi la sua libertà che è una libertà vissuta in comune. E come possiamo trovare questo ordine giusto, nel quale nessuno sia oppresso, ma ognuno possa dare il suo contributo per formare questa sorta di concerto delle libertà? Se non c’è una verità comune dell’uomo quale appare nella visione di Dio, rimane solo il positivismo e si ha l’impressione di qualcosa di imposto in maniera anche violenta. Da ciò questa ribellione contro l’ordine ed il diritto come se si trattasse di una schiavitù.

Ma se possiamo trovare l’ordine del Creatore nella nostra natura, l’ordine della verità che dà ad ognuno il suo posto, ordine e diritto possono essere proprio strumenti di libertà contro la schiavitù dell’egoismo. Servire l’uno all’altro diventa strumento della libertà e qui potremmo inserire tutta una filosofia della politica secondo la Dottrina sociale della Chiesa, la quale ci aiuta a trovare questo ordine comune che dà a ciascuno il suo posto nella vita comune dell’umanità. La prima realtà da rispettare, quindi, è la verità: libertà contro la verità non è libertà. Servire l’uno all’altro crea il comune spazio della libertà.

E poi Paolo continua dicendo: "La legge trova la sua pienezza in un solo precetto: ‘Amerai il prossimo tuo come te stesso". Dietro a questa affermazione appare il mistero del Dio incarnato, appare il mistero di Cristo che nella sua vita, nella sua morte, nella sua risurrezione diventa la legge vivente. Subito, le prime parole della nostra Lettura – "Siete chiamati alla libertà" – accennano a questo mistero. Siamo stati chiamati dal Vangelo, siamo stati chiamati realmente nel Battesimo, nella partecipazione alla morte e alla risurrezione di Cristo, e in questo modo siamo passati dalla "carne", dall’egoismo alla comunione con Cristo. E così siamo nella pienezza della legge.

Conoscete probabilmente tutti le belle parole di Sant’Agostino: "Dilige et fac quod vis - Ama e fa’ ciò che vuoi". Quanto dice Agostino è la verità, se abbiamo capito bene la parola "amore". "Ama e fa’ ciò che vuoi", ma dobbiamo realmente essere penetrati nella comunione con Cristo, esserci identificati con la sua morte e risurrezione, essere uniti a Lui nella comunione del suo Corpo.

Nella partecipazione ai sacramenti, nell’ascolto della Parola di Dio, realmente la volontà divina, la legge divina entra nella nostra volontà, la nostra volontà si identifica con la sua, diventano una sola volontà e così siamo realmente liberi, possiamo realmente fare ciò che vogliamo, perché vogliamo con Cristo, vogliamo nella verità e con la verità.

Preghiamo quindi il Signore che ci aiuti in questo cammino cominciato con il Battesimo, un cammino di identificazione con Cristo che si realizza sempre di nuovo nell’Eucaristia. Nella terza Preghiera eucaristica diciamo: "Diventiamo in Cristo un solo corpo e un solo spirito". E’ un momento nel quale, tramite l’Eucaristia e tramite la nostra vera partecipazione al mistero della morte e della risurrezione di Cristo, diventiamo un solo spirito con Lui, siamo in questa identità della volontà, e così arriviamo realmente alla libertà.

Dietro questa parola - la legge è compiuta – dietro quest’unica parola che diventa realtà nella comunione con Cristo, appaiono dietro al Signore tutte le figure dei Santi che sono entrati in questa comunione con Cristo, in questa unità dell’essere, in questa unità con la sua volontà. Appare soprattutto la Madonna, nella sua umiltà, nella sua bontà, nel suo amore. La Madonna ci dà questa fiducia, ci prende per mano, ci guida, ci aiuta nel cammino dell’essere uniti alla volontà di Dio, come lei lo è stata sin dal primo momento ed ha espresso questa unione nel suo "Fiat".

E finalmente, dopo queste belle cose, ancora una volta nella Lettera c’è un accenno alla situazione un po’ triste della comunità dei Galati, quando Paolo dice: "Se vi mordete e vi divorate a vicenda, guardate almeno di non distruggervi del tutto gli uni con gli altri… Camminate secondo lo Spirito".

Mi sembra che in questa comunità – che non era più sulla strada della comunione con Cristo, ma della legge esteriore della "carne" – emergono naturalmente anche delle polemiche e Paolo dice: "Voi divenite come belve, uno morde l’altro".

Accenna così alle polemiche che nascono dove la fede degenera in intellettualismo e l’umiltà viene sostituita dall’arroganza di essere migliori dell’altro.

Vediamo bene che anche oggi ci sono cose simili dove, invece di inserirsi nella comunione con Cristo, nel Corpo di Cristo che è la Chiesa, ognuno vuol essere superiore all’altro e con arroganza intellettuale vuol far credere che lui sarebbe migliore. E così nascono le polemiche che sono distruttive, nasce una caricatura della Chiesa, che dovrebbe essere un’anima sola ed un cuore solo.

In questo avvertimento di San Paolo, dobbiamo anche oggi trovare un motivo di esame di coscienza: non pensare di essere superiori all’altro, ma trovarci nell’umiltà di Cristo, trovarci nell’umiltà della Madonna, entrare nell’obbedienza della fede. Proprio così si apre realmente anche a noi il grande spazio della verità e della libertà nell’amore.

Infine, vogliamo ringraziare Dio perché ci ha mostrato il suo volto in Cristo, perché ci ha donato la Madonna, ci ha donato i Santi, ci ha chiamato ad essere un solo corpo, un solo spirito con Lui. E preghiamo che ci aiuti ad essere sempre più inseriti in questa comunione con la sua volontà, per trovare così, con la libertà, l’amore e la gioia.

PAROLE DEL SANTO PADRE AL TERMINE DELLA CENA

Mi dicono che si aspetta ancora una parola mia. Ho già parlato forse troppo, ma vorrei esprimere la mia gratitudine, la mia gioia di essere con voi. Nel colloquio adesso a tavola ho imparato di più della storia del Laterano, cominciando da Costantino, Sisto V, Benedetto XIV, Papa Lambertini.

Così ho visto tutti i problemi della storia e la sempre nuova rinascita della Chiesa a Roma. E ho capito che nella discontinuità degli eventi esteriori c’è la grande continuità dell’unità della Chiesa in tutti i tempi. E anche sulla composizione del Seminario ho capito che è espressione della cattolicità della nostra Chiesa. Da tutti i continenti siamo una Chiesa e abbiamo in comune il futuro. Speriamo soltanto che crescano ancora le vocazioni perché abbiamo bisogno, come ha detto il Rettore, di lavoratori nella vigna del Signore. Grazie a voi tutti!

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Il Papa: "Ogni essere umano è molto di più di una singolare combinazione di informazioni genetiche che gli vengono trasmesse dai genitori"


Vedi anche:

Didier Sicard: I travestimenti contemporanei dell'eugenismo (Osservatore Romano)

L’uomo oltre il corpo: il discorso del Papa alla Pontificia Accademia della vita (Doldi)

Il Papa: ogni discriminazione è un attentato all' umanità (La Rocca e Corriere)

Il Papa: L’uomo è più grande della sua genetica e della sua perfezione fisica (AsiaNews)

Benedetto XVI agli scienziati: no all'eugenetica che seleziona la perfezione fisica e scarta la vita debole o malata (Radio Vaticana)

Il Papa: lo spettro dell'eugenetica torna minaccioso sul mondo (Izzo)

Il Papa: Oggi rischio di mentalità eugenetica, difendere ogni vita

UDIENZA AI PARTECIPANTI AL CONGRESSO SCIENTIFICO INTERNAZIONALE IN OCCASIONE DELL’ASSEMBLEA GENERALE DELLA PONTIFICIA ACCADEMIA PER LA VITA, 21.02.2009

A fine mattinata, nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza i partecipanti al Congresso Scientifico Internazionale "Le nuove frontiere della genetica e il rischio dell’eugenetica" promosso dalla Pontificia Accademia per la Vita in occasione della XV Assemblea Generale e rivolge loro il discorso che riportiamo di seguito:

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Signori Cardinali,
Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
Illustri Accademici,
Gentili Signori e Signore!


Mi è particolarmente gradito potervi ricevere in occasione della XV Assemblea ordinaria della Pontificia Accademia per la Vita.
Nel 1994 il mio Venerato Predecessore Papa Giovanni Paolo II la istituiva sotto la presidenza di uno scienziato, il professor Jerôme Lejeune, interpretando con lungimiranza il delicato compito che avrebbe dovuto svolgere nel corso degli anni. Ringrazio il Presidente, Mons. Rino Fisichella, per le parole con le quali ha voluto introdurre questo incontro, confermando il grande impegno dell'Accademia a favore della promozione e difesa della vita umana.

Da quando, nella metà dell'Ottocento, l'abate agostiniano Gregorio Mendel, scopri le leggi dell'ereditarietà dei caratteri, tanto da essere considerato il fondatore della genetica, questa scienza ha compiuto realmente passi da gigante nella comprensione di quel linguaggio che sta alla base dell'informazione biologica e che determina lo sviluppo di un essere vivente. È per questo motivo che la genetica moderna occupa un posto di particolare rilievo all'interno delle discipline biologiche che hanno contribuito al prodigioso sviluppo delle conoscenze sull'architettura invisibile del corpo umano e i processi cellulari e molecolari che presiedono alle sue molteplici attività. La scienza è giunta oggi a svelare sia differenti meccanismi reconditi della fisiologia umana sia processi che sono legati alla comparsa di alcuni difetti ereditabili dai genitori come pure processi che rendono talune persone maggiormente esposte al rischio di contrarre una malattia.

Queste conoscenze, frutto dell'ingegno e della fatica di innumerevoli studiosi, consentono di giungere più facilmente non solo a una più efficace e precoce diagnosi delle malattie genetiche, ma anche a produrre terapie destinate ad alleviare le sofferenze dei malati e, in alcuni casi, perfino a restituire loro la speranza di riacquistare la salute.

Da quando, inoltre, è disponibile la sequenza dell'intero genoma umano anche le differenze tra un soggetto ed un altro e tra le diverse popolazioni umane sono diventate oggetto di indagini genetiche che lasciano intravedere la possibilità di nuove conquiste.

L'ambito della ricerca rimane anche oggi molto aperto e ogni giorno vengono dischiusi nuovi orizzonti ancora in larga parte inesplorati. La fatica del ricercatore in questi ambiti così enigmatici e preziosi richiede un particolare sostegno; per questo la collaborazione tra le differenti scienze è un supporto che non può mai mancare per approdare a risultati che siano efficaci e nello stesso tempo produttori di autentico progresso per l'umanità intera. Questa complementarità permette di evitare il rischio di un diffuso riduzionismo genetico, incline a identificare la persona esclusivamente con il riferimento all'informazione genetica e alle sue interazioni con l'ambiente. È necessario ribadire che l'uomo sarà sempre più grande di tutto ciò che forma il suo corpo; egli, infatti, porta con sé la forza del pensiero, che è sempre tesa alla verità su di sé e sul mondo. Ritornano, cariche di significato, le parole di un grande pensatore che fu anche valente scienziato, Blaise Pascal: "L'uomo non è che un giunco, il più debole nella natura, ma è un giunco pensante. Non occorre che l'universo intero si armi per schiacciarlo; un vapore, una goccia d'acqua è sufficiente per ucciderlo. Ma quand'anche l'universo intero lo schiacciasse, l'uomo sarebbe pur sempre più nobile di ciò che lo uccide, perché egli sa di morire e conosce la superiorità che l'universo ha su di lui; l'universo invece non ne sa nulla" (Pensieri, 347).

Ogni essere umano, dunque, è molto di più di una singolare combinazione di informazioni genetiche che gli vengono trasmesse dai genitori. La generazione di uomo non potrà mai essere ridotta a una mera riproduzione di un nuovo individuo della specie umana, così come avviene con un qualunque animale. Ogni apparire nel mondo di una persona è sempre una nuova creazione.

Lo ricorda con profonda sapienza la parola del Salmo: "Sei tu che hai creato le mie viscere e mi hai tessuto nel seno di mia madre... Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto" (139,13.15).

Se si vuole entrare nel mistero della vita umana, quindi, è necessario che nessuna scienza si isoli, pretendendo di possedere l'ultima parola. Si deve condividere, invece, la comune vocazione per giungere alla verità pur nella differenza delle metodologie e dei contenuti propri a ogni scienza.

Il vostro convegno, comunque, non analizza solamente le grandi sfide che la genetica è tenuta ad affrontare; ma si estende pure ai rischi dell'eugenetica, pratica non certamente nuova e che ha visto nel passato porre in essere forme inaudite di autentica discriminazione e violenza.

La disapprovazione per l'eugenetica utilizzata con la violenza da un regime di stato, oppure frutto dell'odio verso una stirpe o una popolazione, è talmente radicata nelle coscienze che ha trovato espressione formale nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Nonostante questo, appaiono ancora ai giorni nostri manifestazioni preoccupanti di questa pratica odiosa, che si presenta con tratti diversi.

Certo, non vengono riproposte ideologie eugenetiche e razziali che in passato hanno umiliato l'uomo e provocato sofferenze immani, ma si insinua una nuova mentalità che tende a giustificare una diversa considerazione della vita e della dignità personale fondata sul proprio desiderio e sul diritto individuale.

Si tende, quindi, a privilegiare le capacità operative, l'efficienza, la perfezione e la bellezza fisica a detrimento di altre dimensioni dell'esistenza non ritenute degne. Viene così indebolito il rispetto che è dovuto a ogni essere umano, anche in presenza di un difetto nel suo sviluppo o di una malattia genetica che potrà manifestarsi nel corso della sua vita, e sono penalizzati fin dal concepimento quei figli la cui vita è giudicata come non degna di essere vissuta.

È necessario ribadire che ogni discriminazione esercitata da qualsiasi potere nei confronti di persone, popoli o etnie sulla base di differenze riconducibili a reali o presunti fattori genetici è un attentato contro l'intera umanità. Ciò che si deve ribadire con forza è l'uguale dignità di ogni essere umano per il fatto stesso di essere venuto alla vita. Lo sviluppo biologico, psichico, culturale o lo stato di salute non possono mai diventare un elemento discriminante.

È necessario, al contrario, consolidare la cultura dell'accoglienza e dell'amore che testimoniano concretamente la solidarietà verso chi soffre, abbattendo le barriere che spesso la società erige discriminando chi è disabile e affetto da patologie, o peggio giungendo alla selezione ed al rifiuto della vita in nome di un ideale astratto di salute e di perfezione fisica.

Se l'uomo viene ridotto ad oggetto di manipolazione sperimentale fin dai primi stadi del suo sviluppo, ciò significa che le biotecnologie mediche si arrendono all'arbitrio del più forte. La fiducia nella scienza non può far dimenticare il primato dell'etica quando in gioco vi è la vita umana.

Confido che le vostre ricerche in questo settore, cari amici, possano continuare con il dovuto impegno scientifico e l'attenzione che l'istanza etica richiede su problematiche così importanti e determinanti per il coerente sviluppo dell’esistenza personale. È questo l’auspicio con cui desidero concludere questo incontro. Nell’invocare sul vostro lavoro copiosi lumi celesti, imparto a voi tutti con affetto una speciale Benedizione Apostolica.

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Il Papa:"Vincolanti gli obiettivi dello sradicamento della miseria e della fame e della promozione della sicurezza alimentare e dello sviluppo rurale"


UDIENZA AI PARTECIPANTI ALLA SESSIONE DEL CONSIGLIO DEI GOVERNATORI DEL FONDO INTERNAZIONALE PER LO SVILUPPO AGRICOLO (IFAD), 20.02.2009

Alle ore 11.45 di questa mattina, nella Sala Clementina, il Santo Padre riceve in Udienza i partecipanti alla Sessione del Consiglio dei Governatori del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD), in occasione del trentesimo anniversario di istituzione del Fondo.

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Pubblichiamo una nostra traduzione italiana del discorso di Benedetto XVI ai partecipanti alla trentunesima sessione del Consiglio dei governatori del Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo, ricevuti in udienza, nella Sala Clementina, venerdì mattina, 20 febbraio.

Signor presidente del Consiglio Governativo,
Governatori, Rappresentanti Permanenti degli Stati membri, funzionari dell'Ifad,
Signore e Signori
,

sono lieto di avere l'opportunità di incontrare tutti voi a conclusione delle celebrazioni del xxx anniversario della creazione del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo. Ringrazio il presidente uscente, signor Lennart Båge, per le sue cortesi parole e porgo congratulazioni e buoni auspici al signor Kanayo Nwanze per la sua elezione a questo alto ufficio. Ringrazio tutti voi per essere qui oggi e vi assicuro delle mie preghiere per l'opera importante che svolgete nel promuovere lo sviluppo agricolo. La vostra opera è particolarmente cruciale in questo momento a motivo dell'effetto dannoso sulla sicurezza alimentare dell'attuale instabilità dei prezzi dei prodotti agricoli. Ciò richiede strategie nuove e lungimiranti per la lotta alla povertà rurale e per la promozione dello sviluppo rurale. Come sapete, la Santa Sede condivide pienamente il vostro impegno per superare la povertà e la fame, e per aiutare le popolazioni più povere del mondo. Prego affinché la celebrazione dell'anniversario dell'Ifad sia per voi un incentivo a perseguire nei prossimi anni questi obiettivi meritevoli con energia e determinazione rinnovate.
Fin dall'inizio, il Fondo Internazionale ha ottenuto una forma esemplare di cooperazione e corresponsabilità fra nazioni in diverse fasi di sviluppo. Quando Paesi prosperi e nazioni in via di sviluppo si uniscono per prendere decisioni congiunte e per definire criteri specifici relativamente al contributo che ogni Paese deve dare al Fondo, si può veramente affermare che i vari Stati membri si incontrano sullo stesso piano, esprimendo la loro solidarietà reciproca e il loro impegno comune per sradicare la povertà e la fame. In un mondo sempre più interdipendente, i processi decisionali congiunti di questo tipo sono essenziali se gli affari internazionali devono essere condotti con equità e avvedutezza.
Ugualmente lodevole è l'enfasi posta dall'Ifad sulla promozione delle opportunità di sviluppo nelle comunità rurali, con l'intenzione di far sì che, a lungo termine, esse divengano indipendenti dall'aiuto esterno. L'assistenza fornita ai produttori locali serve a edificare l'economia e contribuisce allo sviluppo generale della nazione interessata. In questo senso, i progetti di "credito rurale", elaborati per aiutare i piccoli proprietari terrieri e gli agricoltori che invece non possiedono terreni propri, possono promuovere la più ampia economia e garantire una sicurezza alimentare maggiore a tutti. Questi progetti aiuteranno anche le comunità indigene a prosperare nella propria terra e a vivere in armonia con la loro cultura tradizionale, invece di essere costrette allo sradicamento per cercare occupazione in città sovraffollate, piene di problemi sociali, in cui spesso devono sopportare condizioni di vita squallide.
Questo approccio ha il merito particolare di restituire al settore agricolo il proprio posto nell'economia e nel tessuto sociale delle nazioni in via di sviluppo. A questo proposito un contributo prezioso può essere reso dalle Organizzazioni Non Governative, alcune delle quali sono strettamente legate alla Chiesa cattolica e sono impegnate nell'applicazione della sua dottrina sociale. Il principio di solidarietà richiede che ogni gruppo nella società sia libero di rendere il proprio contributo al bene generale. Troppo spesso, agli agricoltori delle nazioni in via di sviluppo viene negata quest'opportunità, il loro lavoro viene sfruttato avidamente e i loro prodotti vengono stornati verso mercati lontani con pochissimo o nessun beneficio per la comunità locale stessa.
Circa cinquant'anni fa, il mio predecessore Papa Giovanni XXIII ebbe a dire a proposito del compito di lavorare la terra: "I lavoratori della terra possono facilmente costatare quanto sia nobile il loro lavoro... perché lo si vive nel tempio maestoso della creazione... È un lavoro inoltre che presenta" una dignità propria (Mater et magistra, n. 130-131). Tutto il lavoro umano è partecipazione alla provvidenza creativa di Dio Onnipotente, ma l'agricoltura lo è in maniera preminente. Una società autenticamente umana saprà sempre come apprezzare e ricompensare in modo appropriato il contributo reso dal settore agricolo. Se sostenuto nel modo giusto, esso ha il potenziale di liberare una nazione dalla povertà e di gettare le fondamenta di una sempre maggiore prosperità.
Signore e Signori, mentre rendiamo grazie per i risultati di questi ultimi trent'anni, dobbiamo rinnovare la determinazione ad agire in armonia e solidarietà con tutti i differenti elementi della famiglia umana per garantire un accesso equo alle risorse della Terra ora e in futuro. La motivazione a comportarsi così scaturisce dall'amore: amore per i poveri, amore che non può tollerare ingiustizia o privazione, amore che rifiuta di riposare fino a quando la povertà e la fame non saranno bandite.
Gli obiettivi dello sradicamento della miseria e della fame e della promozione della sicurezza alimentare e dello sviluppo rurale, lungi dall'essere eccessivamente ambiziosi o irrealistici, divengono, in questo contesto, imperativi vincolanti per l'intera comunità internazionale. Prego con fervore affinché le attività di organizzazioni come la vostra continuino a rendere un significativo contributo al raggiungimento di questi obiettivi. Nel ringraziarvi e nell'incoraggiarvi a perseverare nella buona opera che svolgete, vi affido alla sollecitudine costante del nostro Padre amorevole, il Creatore del Cielo e della Terra e di tutto ciò che è in essa. Che Dio vi benedica tutti!

© Copyright 2009 - Libreria Editrice Vaticana

(©L'Osservatore Romano - 21 febbraio 2009)

venerdì 20 febbraio 2009

"Oggi più che mai è necessario che i seminaristi aspirino al sacerdozio spinti unicamente dalla volontà di essere autentici discepoli e missionari"


UDIENZA AI PARTECIPANTI ALLA RIUNIONE PLENARIA DELLA PONTIFICIA COMMISSIONE PER L’AMERICA LATINA, 20.02.2009

Alle ore 12.15 di questa mattina, nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza i partecipanti alla Riunione Plenaria della Pontificia Commissione per l’America Latina e rivolge loro il discorso che pubblichiamo di seguito:

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Pubblichiamo qui di seguito il testo del discorso del Papa in una nostra traduzione in italiano.

Signori cardinali,
Cari fratelli nell'episcopato
,

Saluto cordialmente i consiglieri e i membri della Pontificia Commissione per l'America Latina, che nella loro assemblea plenaria hanno riflettuto su "la situazione attuale della formazione sacerdotale nei seminari" di quel continente.
Ringrazio per le parole che, a nome di tutti, mi ha rivolto il presidente della commissione, il cardinale Giovanni Battista Re, presentandomi le linee centrali dei lavori e le raccomandazioni pastorali delineatesi in questo incontro.
Rendo grazie a Dio per i frutti ecclesiali di questa Pontificia Commissione fin dalla sua creazione nel 1958, quando Papa Pio XII vide la necessità di creare un organismo della Santa Sede per intensificare e coordinare più strettamente l'opera svolta a favore della Chiesa in America Latina, dinanzi all'esiguo numero dei suoi sacerdoti e missionari. Il mio venerato predecessore Giovanni Paolo II sostenne e potenziò questa iniziativa, al fine di mettere in risalto la speciale sollecitudine pastorale del Successore di Pietro per le Chiese che peregrinano in quelle amate terre. In questa nuova tappa della Commissione, non posso non menzionare con viva gratitudine il lavoro realizzato da colui che per lunghi anni è stato il suo Vicepresidente, il vescovo Cipriano Calderón Polo, scomparso di recente, il cui generoso lavoro e fedele servizio alla Chiesa sarà premiato dal Signore.
Lo scorso anno ho ricevuto molti vescovi dell'America Latina e dei Caraibi nella loro visita ad limina. Con essi ho parlato della realtà delle Chiese particolari che sono state affidate loro, potendo così conoscere più da vicino le speranze e le difficoltà del loro ministero apostolico. Li accompagno tutti con la mia preghiera, affinché continuino ad esercitare con fedeltà e gioia il loro servizio al Popolo di Dio, promuovendo nel momento presente la "Missione continentale", che è stata avviata quale frutto della v Conferenza Generale dell'Episcopato dell'America Latina e dei Caraibi (cfr. Documento conclusivo, n. 362).
Serbo un grato ricordo della mia permanenza ad Aparecida, dove abbiamo vissuto un'esperienza di intensa comunione ecclesiale, con l'unico desiderio di accogliere il Vangelo con umiltà e di seminarlo generosamente. Il tema scelto - Discepoli e missionari di Gesù Cristo affinché i nostri popoli in Lui abbiano vita - continua a orientare gli sforzi dei membri della Chiesa in quelle amate nazioni.
Quando ho presentato un bilancio del mio viaggio apostolico in Brasile ai membri della Curia Romana, mi sono chiesto: "Ha fatto bene Aparecida, nella ricerca di vita per il mondo, a dare la priorità al discepolato di Gesù Cristo e all'evangelizzazione? Era forse un ripiegamento sbagliato nell'interiorità?". A ciò ho risposto con totale certezza: "No! Aparecida ha deciso giustamente, perché proprio mediante il nuovo incontro con Gesù Cristo e il suo Vangelo - e solo così - vengono suscitate le forze che ci rendono capaci di dare la giusta risposta alle sfide del tempo" (Discorso alla Curia Romana, 21 dicembre 2007). Continua a essere fondamentale questo incontro personale con il Signore, alimentato dall'ascolto della sua Parola e dalla partecipazione all'Eucaristia, come pure la necessità di trasmettere con grande entusiasmo la nostra propria esperienza di Cristo.
Noi vescovi, successori degli Apostoli, siamo i primi a dover mantenere sempre viva la chiamata gratuita e amorevole del Signore, come quella che Egli fece ai primi discepoli (cfr. Mc 1, 16-20). Come loro, anche noi siamo stati scelti per "stare con lui" (cfr. Mc 3, 14), per accogliere la sua Parola e ricevere la sua forza, e vivere così come lui, annunciando a tutte le genti la Buona Novella del Regno di Dio.
Per tutti noi, il seminario è stato un tempo decisivo di discernimento e di preparazione. Lì, in dialogo profondo con Cristo, si è rafforzato il nostro desiderio di radicarci profondamente in lui. In quegli anni, abbiamo imparato a sentirci nella Chiesa come a casa nostra, accompagnati da Maria, la Madre di Gesù e amatissima Madre nostra, sempre obbediente alla volontà di Dio. Per questo sono lieto che questa assemblea plenaria abbia dedicato la sua attenzione alla situazione attuale dei seminari in America Latina.
Per avere presbiteri secondo il cuore di Cristo, bisogna confidare nell'azione dello Spirito Santo, più che nelle strategie e nei calcoli umani, e chiedere con grande fede al Signore, "il Signore della messe", di inviare numerose e sante vocazioni al sacerdozio (cfr. Lc 10, 2), unendo sempre a questa supplica l'affetto e la vicinanza a quanti sono nel seminario in vista dei sacri ordini.

D'altro canto, la necessità di sacerdoti per affrontare le sfide del mondo di oggi non deve indurre a rinunciare a un attento discernimento dei candidati e neppure a trascurare le esigenze necessarie, persino rigorose, affinché il loro processo formativo contribuisca a fare di essi dei sacerdoti esemplari.

Di conseguenza, le raccomandazioni pastorali di questa assemblea devono essere un punto di riferimento imprescindibile per illuminare l'operato dei vescovi dell'America Latina e dei Caraibi in questo delicato campo della formazione sacerdotale.

Oggi più che mai è necessario che i seminaristi, con retta intenzione e senza alcun altro interesse, aspirino al sacerdozio mossi unicamente dalla volontà di essere autentici discepoli e missionari di Gesù Cristo che, in comunione con i propri vescovi, lo rendano presente con il loro ministero e la loro testimonianza di vita.

Per questo è estremamente importante curare attentamente la loro formazione umana, spirituale, intellettuale e pastorale, come pure la scelta adeguata dei loro formatori e professori, che devono distinguersi per preparazione accademica, spirito sacerdotale e fedeltà alla Chiesa, in modo da saper infondere nei giovani ciò di cui il Popolo di Dio ha bisogno e si aspetta dai suoi pastori.

Affido alla protezione materna della Santissima Vergine Maria le iniziative di questa assemblea plenaria, supplicandola di accompagnare quanti si stanno preparando al ministero sacerdotale nel loro cammino sulle orme del suo divino Figlio, Gesù Cristo, nostro Redentore. Con questi sentimenti, vi imparto con affetto la benedizione apostolica.

© Copyright 2009 - Libreria Editrice Vaticana

(©L'Osservatore Romano - 21 febbraio 2009)

giovedì 19 febbraio 2009

Il Papa: "L'amore e l'adesione alla Sede Apostolica sono fra le caratteristiche più importanti dei popoli latinoamericani e dei Caraibi"


UDIENZA ALLA COMUNITÀ DEL PONTIFICIO COLLEGIO PIO LATINO AMERICANO DI ROMA, 19.02.2009

Alle ore 12.30 di questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza i Membri della Comunità del Pontificio Collegio Pio Latino Americano di Roma e rivolge loro il discorso che riportiamo di seguito:

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Il Papa nel centocinquantesimo del Pontificio Collegio Pio Latino Americano richiama la nuova evangelizzazione

Il dinamismo delle diocesi al servizio della missione continentale

Un rinnovato dinamismo per la "missione continentale" dalla quale dipende la nuova evangelizzazione. È' l'auspicio espresso dal Papa ricevendo questa mattina, giovedì 19, superiori, religiosi e alunni del Pontificio Collegio Pio Latino Americano in occasione del centocinquantesimo anniversario della fondazione.

Pubblichiamo qui di seguito la traduzione italiana del discorso del Papa durante l'incontro nella Sala Clementina.

Venerati fratelli nell'episcopato,
caro padre Rettore, cari superiori, religiose e alunni del Pontificio Collegio Pio Latino Americano di Roma

1. Ringrazio per le cordiali parole che, a nome di voi tutti, mi ha rivolto monsignor Carlos José Ñáñez, arcivescovo di Cordoba e presidente della commissione episcopale del Pontificio Collegio Pio Latino Americano. Sono lieto di ricevervi mentre state celebrando i centocinquant'anni della fondazione di questa benemerita istituzione.
Il 27 novembre del 1858 ebbe inizio il fecondo cammino di questo collegio come prezioso centro di formazione, prima di seminaristi e poi, da poco più di tre decenni, di diaconi e sacerdoti. Oggi più di quattromila alunni si sentono membri di questa grande famiglia. Tutti loro hanno guardato a questa alma mater con profondo affetto, perché si è contraddistinta fin dall'inizio per il clima di semplicità, di accoglienza, di preghiera e di fedeltà al Magistero del Sommo Pontefice, il che contribuisce fortemente a far sì che negli allievi crescano l'amore per Cristo e il desiderio di servire umilmente la Chiesa, cercando sempre la maggior gloria di Dio e il bene delle anime.

2. Voi, cari alunni del Collegio Pio Latino Americano, siete eredi di questo ricco patrimonio umano e spirituale, che bisogna perpetuare e arricchire con uno studio serio delle diverse discipline ecclesiastiche e con l'esperienza gioiosa dell'universalità della Chiesa. Qui, in questa città, gli Apostoli Pietro e Paolo proclamarono con audacia il Vangelo e posero fondamenta salde per diffonderlo in tutto il mondo, nel compimento del mandato del Maestro: "Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Matteo, 28, 19-20).
Voi stessi siete frutto di questa meravigliosa semina del messaggio redentore di Cristo nel corso della storia. In effetti, provenite da diversi Paesi, nei quali, più di cinquecento anni fa, alcuni valorosi missionari fecero conoscere Gesù, nostro Salvatore. In tal modo, per mezzo del battesimo, quei popoli si aprirono alla vita della grazia che fece di essi figli di Dio per adozione e inoltre ricevettero lo Spirito Santo, che fecondò le loro culture, purificandole e facendo crescere i semi che il Verbo incarnato aveva posto in esse, indirizzandole così lungo le vie del Vangelo (cfr. Discorso nella Sessione inaugurale della V Conferenza Generale dell'Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi, n. 1).
A Roma, vicino alla Cattedra del Principe degli Apostoli, avete un'opportunità privilegiata di forgiare il vostro cuore di veri apostoli, nel quale l'essere e l'agire siano fermamente ancorati al Signore, che deve essere sempre per voi base, bussola e meta dei vostri sforzi. Il collegio vi permette inoltre di condividere fraternamente la vostra esperienza umana e sacerdotale e vi offre un'opportunità propizia per aprirvi permanentemente alla conoscenza di altre culture ed espressioni ecclesiali. Ciò vi aiuterà a essere autentici discepoli di Gesù Cristo e intrepidi missionari della sua Parola, con ampiezza di vedute e grandezza d'animo. In tal modo sarete maggiormente capaci di essere uomini di Dio che lo conoscono in profondità, generosi operai nella sua vigna e solleciti dispensatori della carità di Gesù Cristo verso i più bisognosi.

3. I vostri vescovi vi hanno inviato al Pontificio Collegio Pio Latino Americano affinché vi colmiate della sapienza di Cristo crocifisso, di modo che, una volta tornati nella vostra diocesi, possiate mettere questo tesoro a disposizione degli altri nei diversi incarichi che vi saranno affidati. Per farlo dovete sfruttare bene il tempo del vostro soggiorno a Roma. La costanza nello studio e la ricerca rigorosa, oltre a farvi conoscere i misteri della fede e la verità sull'uomo alla luce del Vangelo e della tradizione della Chiesa, promuoverà in voi una vita spirituale radicata nella Parola di Dio e alimentata sempre dalla ricchezza incomparabile dei sacramenti.

4. L'amore e l'adesione alla Sede Apostolica sono fra le caratteristiche più importanti dei popoli latinoamericani e dei Caraibi. Per questo, il mio incontro con voi mi ricorda i giorni che ho trascorso ad Aparecida, quando ho assistito emozionato alle manifestazioni di collegialità e di comunione fraterna nel ministero episcopale dei rappresentanti delle conferenze episcopali di quei nobili Paesi. Con la mia presenza lì ho voluto incoraggiare i vescovi nella loro riflessione su un aspetto fondamentale per ravvivare la fede della Chiesa che peregrina in quelle amate terre: portare tutti i nostri fedeli a essere "discepoli e missionari di Gesù Cristo, perché i nostri popoli in Lui abbiano vita" (Giovanni, 14, 6).
Vi invito a unirvi con entusiasmo a questo spirito, espresso nel dinamismo con cui tutte quelle diocesi hanno iniziato, o stanno iniziando, la "Missione continentale", promossa ad Aparecida, iniziativa che faciliterà la messa in atto di programmi catechetici e pastorali destinati alla formazione e allo sviluppo di comunità cristiane evangelizzatrici e missionarie. Accompagnate questi propositi con la vostra fervente preghiera, affinché i fedeli conoscano, si dedichino e imitino sempre più Gesù Cristo, partecipando frequentemente alle celebrazioni domenicali di ogni comunità e rendendogli testimonianza, in modo da diventare strumenti efficaci di quella "nuova evangelizzazione", alla quale ha ripetutamente invitato il Servo di Dio Giovanni Paolo ii, mio venerato predecessore.

5. Nel concludere questo incontro, desidero rinnovare il mio cordiale ringraziamento a tutti i presenti, in particolare alla commissione episcopale per il collegio, che ha la missione di incoraggiare i suoi alunni e di rafforzare il loro senso di comunione e di fedeltà al Romano Pontefice e ai loro Pastori. Allo stesso tempo desidero manifestare attraverso i superiori del collegio la mia riconoscenza alla Compagnia di Gesù, alla quale il mio predecessore san Pio x affidò la direzione perpetua di questa insigne istituzione, come pure le religiose e il personale che seguono con attenzione e gioia questi giovani. Penso anche con gratitudine a quanti finanziano con il loro aiuto economico e sostengono con la loro generosità e preghiera questa opera ecclesiale.

6. Affido a Maria Santissima, Nostra Signora di Guadalupe, tutti voi, come anche le vostre famiglie e comunità di origine, affinché con la sua materna protezione vi assista amorevolmente nei vostri compiti e vi aiuti a radicarvi profondamente in suo Figlio, nostro Signore Gesù Cristo, frutto benedetto del suo seno.
Grazie.

(©L'Osservatore Romano - 20 febbraio 2009)

mercoledì 18 febbraio 2009

Beda evidenzia "la cattolicità come fedeltà alla tradizione e insieme apertura agli sviluppi storici, e come ricerca della unità nella molteplicità"


CICLO DI CATECHESI SUI GRANDI SCRITTORI DELLA CHIESA DI ORIENTE ED OCCIDENTE NEL MEDIOEVO

CATECHESI DEL SANTO PADRE: AUDIO INTEGRALE DI RADIO VATICANA

UDIENZA GENERALE: IL VIDEO SU BENEDICT XVI.TV

I FEDELI SONO TROPPI: L'UDIENZA GENERALE SI TIENE IN PIAZZA SAN PIETRO

Vedi anche:

La curiosità...il decollo dello zucchetto :-)

Il Papa all'udienza generale parla di San Beda, antico teologo, e prega perché l'Europa si riscopra cristiana alle radici per essere "più umana"

Il Papa: Ritrovare le radici cristiane dell'Europa (Apcom)

Il Papa: nessuno ha il Vangelo solo per sé, è dono per tutti (AsiaNews)

Il Papa: Preghiamo perché possiamo essere disponibili a ritrovare le nostre radici cristiane dell'Europa (Sir)

Udienza in piazza, Benedetto XVI: Fa freddo, ma non piove e non nevica...

«Historia ecclesiastica gentis Anglorum»: a colloquio con il traduttore (Osservatore Romano)

La nuova edizione critica dell'«Historia ecclesiastica gentis Anglorum» di Beda: "Quando gli Angli divennero angeli" (Osservatore Romano)

L’UDIENZA GENERALE, 18.02.2009

L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 10.30 in Piazza San Pietro dove il Santo Padre ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli giunti dall’Italia e da ogni parte del mondo.
Nel discorso in lingua italiana, il Papa, continuando il ciclo di catechesi sui grandi Scrittori della Chiesa di Oriente e di Occidente del Medioevo, si è soffermato sulla figura di San Beda il Venerabile.
Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre Benedetto XVI ha rivolto particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.
L’Udienza Generale si è conclusa con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica impartita insieme ai Vescovi presenti.

CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

Beda il Venerabile

Cari fratelli e sorelle,

per la prima volta in questo anno siamo all'aperto, purtroppo nel freddo, ma almeno non piove e non nevica e siamo già grati...

Oggi vorrei presentare un Santo d'Inghilterra che si chiama Beda e nacque nel Nord-Est dell’Inghilterra, esattamente in Northumbria, nell’anno 672/673. Egli stesso racconta che i suoi parenti, all’età di sette anni, lo affidarono all’abate del vicino monastero benedettino perché venisse educato: “In questo monastero – egli ricorda – da allora sono sempre vissuto, dedicandomi intensamente allo studio della Scrittura e, mentre osservavo la disciplina della Regola e il quotidiano impegno di cantare in chiesa, mi fu sempre dolce o imparare o insegnare o scrivere” (Historia eccl. Anglorum, V, 24). Di fatto, Beda divenne una delle più insigni figure di erudito dell’alto Medioevo, potendo avvalersi dei molti preziosi manoscritti che i suoi abati, tornando dai frequenti viaggi in continente e a Roma, gli portavano.
L’insegnamento e la fama degli scritti gli procurarono molte amicizie con le principali personalità del suo tempo, che lo incoraggiarono a proseguire nel suo lavoro da cui in tanti traevano beneficio. Ammalatosi, non smise di lavorare, conservando sempre un’interiore letizia che si esprimeva nella preghiera e nel canto. Concludeva la sua opera più importante la Historia ecclesiastica gentis Anglorum con questa invocazione: “Ti prego, o buon Gesù, che benevolmente mi hai permesso di attingere le dolci parole della tua sapienza, concedimi, benigno, di giungere un giorno da te, fonte di ogni sapienza, e di stare sempre di fronte al tuo volto”. La morte lo colse il 26 maggio 735: era il giorno dell’Ascensione.

Le Sacre Scritture sono la fonte costante della riflessione teologica di Beda.

Premesso un accurato studio critico del testo (ci è giunta copia del monumentale Codex Amiatinus della Vulgata, su cui Beda lavorò), egli commenta la Bibbia, leggendola in chiave cristologica, cioè riunisce due cose: da una parte ascolta che cosa dice esattamente il testo, vuole realmente ascoltare, comprendere il testo stesso; dall’altra parte, è convinto che la chiave per capire la Sacra Scrittura come unica Parola di Dio è Cristo e con Cristo, nella sua luce, si capisce l’Antico e il Nuovo Testamento come “una” Sacra Scrittura. Le vicende dell’Antico e del Nuovo Testamento vanno insieme, sono cammino verso Cristo, benché espresse in segni e istituzioni diverse (è quella che egli chiama concordia sacramentorum). Ad esempio, la tenda dell’alleanza che Mosè innalzò nel deserto e il primo e secondo tempio di Gerusalemme sono immagini della Chiesa, nuovo tempio edificato su Cristo e sugli Apostoli con pietre vive, cementate dalla carità dello Spirito. E come per la costruzione dell’antico tempio contribuirono anche genti pagane, mettendo a disposizione materiali pregiati e l’esperienza tecnica dei loro capimastri, così all’edificazione della Chiesa contribuiscono apostoli e maestri provenienti non solo dalle antiche stirpi ebraica, greca e latina, ma anche dai nuovi popoli, tra i quali Beda si compiace di enumerare gli Iro-Celti e gli Anglo-Sassoni. San Beda vede crescere l’universalità della Chiesa che non è ristretta a una determinata cultura, ma si compone di tutte le culture del mondo che devono aprirsi a Cristo e trovare in Lui il loro punto di arrivo.

Un altro tema amato da Beda è la storia della Chiesa. Dopo essersi interessato all’epoca descritta negli Atti degli Apostoli, egli ripercorre la storia dei Padri e dei Concili, convinto che l’opera dello Spirito Santo continua nella storia.

Nei Chronica Maiora Beda traccia una cronologia che diventerà la base del Calendario universale “ab incarnatione Domini”. Già da allora si calcolava il tempo dalla fondazione della città di Roma. Beda, vedendo che il vero punto di riferimento, il centro della storia è la nascita di Cristo, ci ha donato questo calendario che legge la storia partendo dall’Incarnazione del Signore. Registra i primi sei Concili Ecumenici e i loro sviluppi, presentando fedelmente la dottrina cristologica, mariologica e soteriologica, e denunciando le eresie monofisita e monotelita, iconoclastica e neo-pelagiana. Infine redige con rigore documentario e perizia letteraria la già menzionata Storia Ecclesiastica dei Popoli Angli, per la quale è riconosciuto come “il padre della storiografia inglese”.

I tratti caratteristici della Chiesa che Beda ama evidenziare sono:

a) la cattolicità come fedeltà alla tradizione e insieme apertura agli sviluppi storici, e come ricerca della unità nella molteplicità, nella diversità della storia e delle culture, secondo le direttive che Papa Gregorio Magno aveva dato all’apostolo dell’Inghilterra, Agostino di Canterbury;

b) l’apostolicità e la romanità: a questo riguardo ritiene di primaria importanza convincere tutte le Chiese Iro-Celtiche e dei Pitti a celebrare unitariamente la Pasqua secondo il calendario romano. Il Computo da lui scientificamente elaborato per stabilire la data esatta della celebrazione pasquale, e perciò l’intero ciclo dell’anno liturgico, è diventato il testo di riferimento per tutta la Chiesa Cattolica.

Beda fu anche un insigne maestro di teologia liturgica. Nelle Omelie sui Vangeli domenicali e festivi, svolge una vera mistagogia, educando i fedeli a celebrare gioiosamente i misteri della fede e a riprodurli coerentemente nella vita, in attesa della loro piena manifestazione al ritorno di Cristo, quando, con i nostri corpi glorificati, saremo ammessi in processione offertoriale all’eterna liturgia di Dio nel cielo. Seguendo il “realismo” delle catechesi di Cirillo, Ambrogio e Agostino, Beda insegna che i sacramenti dell’iniziazione cristiana costituiscono ogni fedele “non solo cristiano ma Cristo”. Ogni volta, infatti, che un’anima fedele accoglie e custodisce con amore la Parola di Dio, a imitazione di Maria concepisce e genera nuovamente Cristo. E ogni volta che un gruppo di neofiti riceve i sacramenti pasquali, la Chiesa si “auto-genera”, o con un’espressione ancora più ardita, la Chiesa diventa “madre di Dio”, partecipando alla generazione dei suoi figli, per opera dello Spirito Santo.

Grazie a questo suo modo di fare teologia intrecciando Bibbia, Liturgia e Storia, Beda ha un messaggio attuale per i diversi “stati di vita”:

a) agli studiosi (doctores ac doctrices) ricorda due compiti essenziali: scrutare le meraviglie della Parola di Dio per presentarle in forma attraente ai fedeli; esporre le verità dogmatiche evitando le complicazioni eretiche e attenendosi alla “semplicità cattolica”, con l’atteggiamento dei piccoli e umili ai quali Dio si compiace di rivelare i misteri del Regno;

b) i pastori, per parte loro, devono dare la priorità alla predicazione, non solo mediante il linguaggio verbale o agiografico, ma valorizzando anche icone, processioni e pellegrinaggi. Ad essi Beda raccomanda l’uso della lingua volgare, com’egli stesso fa, spiegando in Northumbro il “Padre Nostro”, il “Credo” e portando avanti fino all’ultimo giorno della sua vita il commento in volgare al Vangelo di Giovanni;

c) alle persone consacrate che si dedicano all’Ufficio divino, vivendo nella gioia della comunione fraterna e progredendo nella vita spirituale mediante l’ascesi e la contemplazione, Beda raccomanda di curare l’apostolato - nessuno ha il Vangelo solo per sé, ma deve sentirlo come un dono anche per gli altri - sia collaborando con i Vescovi in attività pastorali di vario tipo a favore delle giovani comunità cristiane, sia rendendosi disponibili alla missione evangelizzatrice presso i pagani, fuori del proprio paese, come “peregrini pro amore Dei”.

Ponendosi da questa prospettiva, nel commento al Cantico dei Cantici Beda presenta la Sinagoga e la Chiesa come collaboratrici nella diffusione della Parola di Dio. Cristo Sposo vuole una Chiesa industriosa, “abbronzata dalle fatiche dell’evangelizzazione” – è chiaro l’accenno alla parola del Cantico dei Cantici (1, 5), dove la sposa dice: “Nigra sum sed formosa” (Sono abbronzata, ma bella) –, intenta a dissodare altri campi o vigne e a stabilire fra le nuove popolazioni “non una capanna provvisoria ma una dimora stabile”, cioè a inserire il Vangelo nel tessuto sociale e nelle istituzioni culturali. In questa prospettiva il santo Dottore esorta i fedeli laici ad essere assidui all’istruzione religiosa, imitando quelle “insaziabili folle evangeliche, che non lasciavano tempo agli Apostoli neppure di prendere un boccone”. Insegna loro come pregare continuamente, “riproducendo nella vita ciò che celebrano nella liturgia”, offrendo tutte le azioni come sacrificio spirituale in unione con Cristo. Ai genitori spiega che anche nel loro piccolo ambito domestico possono esercitare “l’ufficio sacerdotale di pastori e di guide”, formando cristianamente i figli ed afferma di conoscere molti fedeli (uomini e donne, sposati o celibi) “capaci di una condotta irreprensibile che, se opportunamente seguiti, potrebbero accostarsi giornalmente alla comunione eucaristica” (Epist. ad Ecgberctum, ed. Plummer, p. 419)

La fama di santità e sapienza di cui Beda godette già in vita, valse a guadagnargli il titolo di “Venerabile”. Lo chiama così anche Papa Sergio I, quando nel 701 scrive al suo abate chiedendo che lo faccia venire temporaneamente a Roma per consulenza su questioni di interesse universale. Dopo la morte i suoi scritti furono diffusi estesamente in Patria e nel Continente europeo. Il grande missionario della Germania, il Vescovo san Bonifacio (+ 754), chiese più volte all’arcivescovo di York e all'abate di Wearmouth che facessero trascrivere alcune sue opere e glie­le mandassero in modo che anch'egli e i suoi compagni potessero godere della luce spirituale che ne emanava. Un secolo più tardi Notkero Galbulo, abate di San Gallo (+ 912), prendendo atto dello straordinario influsso di Beda, lo paragonò a un nuovo sole che Dio aveva fatto sorgere non dall’Oriente ma dall’Occidente per illuminare il mondo. A parte l’enfasi retorica, è un fatto che, con le sue opere, Beda contribuì efficacemente alla costruzione di una Europa cristiana, nella quale le diverse popolazioni e culture si sono fra loro amalgamate, conferendole una fisionomia unitaria, ispirata alla fede cristiana.

Preghiamo perché anche oggi ci siano personalità della statura di Beda, per mantenere unito l’intero Continente; preghiamo affinchè tutti noi siamo disponibili a riscoprire le nostre comuni radici, per essere costruttori di una Europa profondamente umana e autenticamente cristiana.

© Copyright 2009 - Libreria Editrice Vaticana

domenica 15 febbraio 2009

Il Papa: "Non è la malattia fisica della lebbra, come prevedevano le vecchie norme, a separarci da Dio, ma la colpa, il male spirituale e morale"


ANGELUS DEL SANTO PADRE: AUDIO INTEGRALE DI RADIO VATICANA

Il Papa ai pellegrini tedeschi: "Vi prego di sostenermi nel mio compito di Pastore"

Vedi anche:

Olmert conferma la visita del Papa in Israele: servizi di Sky e The Vatican

Il Papa all'Angelus: accogliere e guarire. La conferma del viaggio in Israele (Zavattaro)

Benedetto XVI all’Angelus: i Cristiani riscoprano il valore del Sacramento della Confessione (Radio Vaticana)

Olmert conferma la visita del Papa in Israele a maggio

LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS, 15.02.2009

Alle ore 12 di oggi il Santo Padre Benedetto XVI si affaccia alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.
Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:

PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle!

In queste domeniche, l’evangelista san Marco ha offerto alla nostra riflessione una sequenza di varie guarigioni miracolose. Oggi ce ne presenta una molto singolare, quella di un lebbroso sanato (cfr Mc 1,40-45), che si avvicinò a Gesù e, in ginocchio, lo supplicò: "Se vuoi, puoi purificarmi!". Egli, commosso, stese la mano, lo toccò e gli disse: "Lo voglio, sii purificato!".
Istantanea si verificò la guarigione di quell’uomo, al quale Gesù domandò di non rivelare il fatto, e di presentarsi ai sacerdoti per offrire il sacrificio prescritto dalla legge mosaica. Quel lebbroso sanato, invece, non riuscì a tacere ed anzi proclamò a tutti ciò che gli era accaduto, così che - riferisce l’evangelista - ancor più numerosi i malati accorrevano da Gesù da ogni parte, sino a costringerlo a rimanere fuori delle città per non essere assediato dalla gente.

Disse Gesù al lebbroso: "Sii purificato!". Secondo l’antica legge ebraica (cfr Lv 13-14), la lebbra era considerata non solo una malattia, ma la più grave forma di "impurità". Spettava ai sacerdoti diagnosticarla e dichiarare immondo il malato, il quale doveva essere allontanato dalla comunità e stare fuori dall’abitato, fino all’eventuale e ben certificata guarigione.

La lebbra perciò costituiva una sorta di morte religiosa e civile, e la sua guarigione una specie di risurrezione. Nella lebbra è possibile intravedere un simbolo del peccato, che è la vera impurità del cuore, capace di allontanarci da Dio.

Non è in effetti la malattia fisica della lebbra, come prevedevano le vecchie norme, a separarci da Lui, ma la colpa, il male spirituale e morale. Per questo il Salmista esclama: "Beato l’uomo a cui è tolta la colpa / e coperto il peccato". E poi, rivolto a Dio: "Ti ho fatto conoscere il mio peccato, / non ho coperto la mia colpa. / Ho detto: Confesserò al Signore le mie iniquità, / e tu hai tolto la mia colpa e il mio peccato" (Sal 31/32,1.5). I peccati che commettiamo ci allontanano da Dio, e, se non vengono confessati umilmente confidando nella misericordia divina, giungono sino a produrre la morte dell’anima. Questo miracolo riveste allora una forte valenza simbolica. Gesù, come aveva profetizzato Isaia, è il Servo del Signore che "si è caricato delle nostre sofferenze, / si è addossato i nostri dolori" (Is 53,4). Nella sua passione, diventerà come un lebbroso, reso impuro dai nostri peccati, separato da Dio: tutto questo farà per amore, al fine di ottenerci la riconciliazione, il perdono e la salvezza. Nel Sacramento della Penitenza Cristo crocifisso e risorto, mediante i suoi ministri, ci purifica con la sua misericordia infinita, ci restituisce alla comunione con il Padre celeste e con i fratelli, ci fa dono del suo amore, della sua gioia e della sua pace.

Cari fratelli e sorelle, invochiamo la Vergine Maria, che Dio ha preservato da ogni macchia di peccato, affinché ci aiuti ad evitare il peccato e a fare frequente ricorso al Sacramento della Confessione, il Sacramento del Perdono, che oggi va riscoperto ancor più nel suo valore e nella sua importanza per la nostra vita cristiana.

DOPO L’ANGELUS

Je suis heureux de vous saluer, chers frères et sœurs francophones, et tout particulièrement les jeunes du collège Charles Péguy de Paris. Aujourd’hui, la Parole de Dieu nous invite à changer notre regard et à nous rendre disponibles au souffle de l’Esprit. Jésus est venu purifier l’homme de toutes les formes de dégénérescence et d’esclavage. Le Christ est notre unique modèle. Puissions-nous vivre la liberté qu’Il nous offre et être ses témoins convaincus dans notre vie quotidienne. Avec ma Bénédiction Apostolique.

I greet all the English-speaking visitors and pilgrims here today for the Angelus, especially the members of the joint Catholic-Orthodox pilgrimage from Finland. I pray that the time you spend in Rome may deepen your love for Jesus Christ our Lord, and for his Church. In this Sunday’s Gospel, we hear how Jesus healed a leper who came to him and pleaded to be cured. To those who turn to him today, Jesus continues to offer healing and strength. I encourage all of you to place your trust in him, and to bring before him your hopes and your needs, for yourselves and for your loved ones. May the Lord grant your prayers and pour out upon all of you his abundant blessings.

Einen herzlichen Gruß richte ich an alle deutschsprachigen Pilger und Besucher. In der zweiten Lesung des heutigen Sonntags sagt der heilige Paulus: „Ich suche nicht meinen Nutzen, sondern den Nutzen aller, damit sie gerettet werden" (1 Kor 10, 33). Der Apostel lädt uns ein, ihn in dieser Haltung nachzuahmen. Die selbstlose Bereitschaft, den Mitmenschen zu helfen, muß sich in unserer Herzensmitte ausbreiten, denn auf diese Weise willigen wir in das Liebeshandeln Gottes an uns ein. Das ist meine Hirtensorge, und ich bitte euch, mich in diesem Dienst mit eurem Gebet und durch eure guten Werke zu unterstützen. Der Herr segne euch und eure Lieben.

Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española presentes en esta oración mariana, y a los que se unen a ella a través de la radio y la televisión. Os invito a acoger la exhortación del Apóstol San Pablo de hacerlo todo, más que por el propio interés, para la gloria de Dios y el bien de los demás, siguiendo así el ejemplo de Cristo. Nos acompaña en este camino la intercesión maternal de María Santísima, siempre dócil a la voluntad del Señor. Feliz domingo.

Saúdo com afecto o grupo das paróquias do Barreiro e Vale de Figueira, em Portugal, e demais peregrinos de língua portuguesa, desejando que esta vossa romagem vos ajude a fortalecer a confiança em Jesus Cristo e a encarnar na vida a sua mensagem de salvação. De coração vos agradeço e abençoo. Ide com Deus!

Moją myśl i słowo pozdrowienia kieruję do wszystkich Polaków. Ewangelia dzisiejszej Mszy św. ukazuje nam Jezusa, który uzdrawiając trędowatego pochyla się nad ludzką niedolą, chorobą, cierpieniem. Czyni to z miłością, bezinteresownie, dyskretnie. Stykając się z ludzką biedą, naśladujmy Chrystusa, niosąc bliźnim w potrzebie konkretną pomoc, słowo wsparcia i pociechy. Niech Bóg umacnia w was dobro.

[Rivolgo ora il mio pensiero e una mia parola di saluto a tutti i Polacchi. Il Vangelo di questa domenica ci mostra Gesù che, guarendo un lebbroso, si china sulla miseria, sulla malattia e sulla sofferenza umana. Lo fa amorevolmente, discretamente e gratuitamente. Incontrando la miseria umana, imitiamo Gesù, portando al prossimo un aiuto concreto, una parola di conforto e un gesto di consolazione. Che il Signore rafforzi il bene che è in voi.]

Saluto i pellegrini di lingua italiana, in particolare i giovani partecipanti al terzo laboratorio nazionale sul tema "Giovani e cultura: il lavoro", organizzato dal Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile nell’ambito del triennio dell’"Agorà dei Giovani". Saluto inoltre i fedeli provenienti da Cento di Ferrara, Bologna e Fanano, Trevi nel Lazio, Empoli, Arconate e Dairago, e dalle parrocchie romane di Santa Maria Immacolata di Lourdes e di Santa Francesca Cabrini, come pure i ragazzi della Cresima di Foppenìco. A tutti auguro una buona domenica.

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sabato 14 febbraio 2009

Il Papa ai vescovi della Nigeria: "Bisogna prestare attenzione alla formazione liturgica dei sacerdoti ed evitare eccessi estranei"


VISITA "AD LIMINA APOSTOLORUM" DEGLI ECC.MI PRESULI DELLA CONFERENZA EPISCOPALE DELLA NIGERIA, 14.02.2009

Alle ore 11.30 di questa mattina, nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI incontra i Presuli della Conferenza Episcopale della Nigeria, ricevuti in questi giorni, in separate udienze, in occasione della Visita "ad Limina Apostolorum", e rivolge loro il discorso che riportiamo di seguito:

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Pubblichiamo qui di seguito una nostra traduzione in italiano del discorso rivolto dal Papa ai vescovi nigeriani.

Cari fratelli vescovi,

è con grande gioia che vi accolgo, vescovi della Nigeria, in occasione della vostra visita ad limina sulle tombe degli Apostoli Pietro e Paolo. In quanto successore di Pietro apprezzo questo incontro che rafforza il nostro vincolo di comunione e amore fraterno e ci permette di rinnovare la nostra responsabilità sacra nella Chiesa. Ringrazio l'arcivescovo Job per le cordiali parole che mi ha rivolto a vostro nome. Da parte mia, sono lieto di esprimere i miei sentimenti di rispetto e di gratitudine per voi e per tutti i fedeli della Nigeria.
Fratelli, dalla vostra ultima visita ad limina Dio Onnipotente ha benedetto la Chiesa nel vostro Paese con uno sviluppo generoso. Ciò è particolarmente visibile nel numero di nuovi cristiani che, nel vostro Paese, hanno ricevuto Cristo nei loro cuori e accettano gioiosamente la Chiesa come "colonna e sostegno della verità" (1 Tm 3, 15). Le abbondanti vocazioni sacerdotali e religiose sono anche un segno chiaro dell'opera dello Spirito fra voi. Per queste benedizioni rendo grazie a Dio ed esprimo il mio apprezzamento a voi, ai vostri sacerdoti, religiosi e catechisti che avete lavorato nella vigna del Signore.
L'espansione della Chiesa richiede una cura speciale nella pianificazione diocesana della formazione del personale mediante attività formative per facilitare il necessario approfondimento della fede del vostro popolo (cfr. Ecclesia in Africa, n. 76). Dai vostri resoconti deduco che siete ben consapevoli dei passi da compiere: insegnare l'arte della preghiera, incoraggiare la partecipazione alla liturgia e ai sacramenti, predicare in modo saggio e adeguato, impartire il catechismo, fornire una guida morale e spirituale. Da questo fondamento la fede si sviluppa in virtù cristiana e anima parrocchie vitali e un servizio generoso alla più ampia comunità. Voi stessi, insieme ai sacerdoti, dovete guidare con umiltà, distacco dalle ambizioni terrene, preghiera, obbedienza alla volontà di Dio e trasparenza nel governare. In tal modo diverrete segno di Cristo, il Buon Pastore.
La celebrazione della liturgia è una fonte privilegiata di rinnovamento della vita cristiana. Lodo i vostri sforzi volti a mantenere il giusto equilibrio fra momenti di contemplazione e gesti esteriori di partecipazione e di gioia nel Signore.

A questo fine bisogna prestare attenzione alla formazione liturgica dei sacerdoti ed evitare eccessi estranei. Proseguite lungo questo cammino ricordando che il dialogo di amore e di venerazione del Signore viene molto migliorato dalla pratica dell'adorazione eucaristica nelle parrocchie, nelle comunità religiose e in altri luoghi adatti (cfr. Sacramentum caritatis, n. 67)!
Il prossimo Sinodo dei vescovi per l'Africa affronterà, fra gli altri temi, quello della conflittualità etnica. L'immagine meravigliosa della Gerusalemme Celeste, la riunione di innumerevoli uomini e donne di ogni tribù, lingua, popolo e nazione redenti dal Sangue di Cristo (cfr. Ap 5, 9), vi incoraggi ad affrontare la sfida del conflitto etnico laddove è presente, anche in seno alla Chiesa! Esprimo il mio apprezzamento per quanti di voi hanno accettato una missione pastorale al di fuori dei confini del proprio gruppo linguistico o regionale e ringrazio i sacerdoti e le persone che vi hanno accolto e sostenuto. La vostra disponibilità ad adattarvi agli altri è un segno eloquente del fatto che, quale nuova famiglia di tutti coloro che credono in Cristo (cfr. Mc 3, 31-35), nella Chiesa non è c'è posto per alcun tipo di divisione. Ai catecumeni e ai neofiti bisogna insegnare ad accettare questa verità mentre si impegnano a seguire Cristo e a condurre una vita di amore cristiano.

Tutti i credenti, in particolare seminaristi e sacerdoti, diverranno più maturi e generosi, permettendo al messaggio evangelico di purificare e superare qualsiasi eventuale ristrettezza di vedute locali.

La selezione saggia e ponderata dei seminaristi è fondamentale per il benessere spirituale del vostro Paese. La loro formazione personale deve essere garantita da un costante orientamento spirituale, dalla riconciliazione sacramentale, dalla preghiera e dalla meditazione sulle Sacre Scritture. Nella Parola di Dio seminaristi e sacerdoti troveranno i valori che distinguono il buon sacerdote consacrato al Signore nel corpo e nello spirito (cfr. 1 Cor 2, 1).

Desidero evidenziare il compito del vescovo di sostenere l'importante realtà sociale ed ecclesiale del matrimonio e della vita familiare. Con la cooperazione di sacerdoti e di laici, di esperti e di coniugi ben preparati eserciterete con responsabilità e zelo la vostra sollecitudine in questa area di priorità pastorale (cfr. Familiaris consortio, n. 73). Corsi per fidanzati, insegnamento catechetico generale e specifico sul valore della vita umana, sul matrimonio e sulla famiglia rafforzeranno i vostri fedeli aiutandoli ad affrontare le sfide rappresentate dai cambiamenti sociali. Parimenti non mancate di incoraggiare le associazioni o i movimenti che assistono validamente i coniugi nella loro vita di fede e coniugale.

Rendendo un importante servizio alla nazione, avete mostrato impegno nel dialogo fra le religioni, in particolare con l'Islam.

Con pazienza e perseveranza si instaurano forti rapporti di rispetto, amicizia e cooperazione concreta con i membri di altre religioni. Grazie ai vostri sforzi di promotori di buona volontà intelligenti e instancabili, la Chiesa diverrà un segno e uno strumento più chiari di comunione con Dio e dell'unità con l'intera razza umana (cfr. Lumen gentium, n. 1).
Molto apprezzato è il vostro impegno a trarre dai principi cattolici commenti illuminati sugli attuali problemi nazionali. La legge naturale, inscritta dal Creatore nel cuore di ogni essere umano (cfr. Messaggio in occasione della Giornata mondiale della pace 2009, n. 8) e il Vangelo, correttamente compreso e applicato alle realtà politiche e civili, non riducono in alcun modo la gamma di valide opzioni politiche. Al contrario, costituiscono una garanzia per tutti i cittadini di una vita di libertà, con rispetto per la loro dignità di persone e tutela dalla manipolazione ideologica e dall'abuso basati sulla legge del più forte (cfr. Discorso alla sessione Plenaria della Commissione Teologica Internazionale, 5 dicembre 2008). Con fiducia nel Signore, continuate a esercitare la vostra autorità episcopale nella lotta contro la corruzione e le pratiche ingiuste e contro tutte le cause e le forme di discriminazione e di criminalità, in particolare il trattamento degradante delle donne e il deplorevole fenomeno dei rapimenti. Promuovendo la dottrina sociale cattolica offrite un contributo leale al vostro Paese e promuovete il consolidamento di un ordine nazionale basato sulla solidarietà e su una cultura dei diritti umani.
Miei cari fratelli vescovi, vi esorto con le parole dell'Apostolo Paolo: "Vigilate, state saldi nella fede, comportatevi da uomini, siate forti. Tutto si faccia tra voi nella carità" (1 Cor 16, 13-14). Vi prego di trasmettere i miei saluti al vostro amato popolo, in particolare ai numerosi fedeli che rendono testimonianza di Cristo nella speranza attraverso la preghiera e la sofferenza (cfr. Spe salvi, 35 e 36). Il mio sincero affetto va anche a quanti servono nella famiglia, nelle parrocchie e nelle stazioni missionarie, nei campi dell'educazione, della sanità e in altre sfere della carità cristiana. Affidando voi e quanti seguite con la vostra sollecitudine pastorale alle preghiere del beato Cyprian Michael Iwene Tansi e alla protezione materna di Maria, Madre della Chiesa, imparto di cuore la mia Benedizione Apostolica.

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(©L'Osservatore Romano - 15 febbraio 2009)