venerdì 29 maggio 2009

Il Papa a otto ambasciatori: L'attuale crisi economica si può trasformare in catastrofe umana per gli abitanti di molti Paesi deboli"


IL PAPA E LA CRISI ECONOMICA: LO SPECIALE DEL BLOG

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Il Papa agli ambasciatori di 8 Paesi: solidarietà e sobrietà perché la crisi economica non diventi catastrofe umana (Radio Vaticana)

DISCORSO DEL SANTO PADRE AGLI AMBASCIATORI IN OCCASIONE DELLA PRESENTAZIONE COLLETTIVA DELLE LETTERE CREDENZIALI, 29.05.2009

Pubblichiamo di seguito il discorso che il Santo Padre Benedetto XVI ha rivolto agli Ecc.mi nuovi Ambasciatori presso la Santa Sede, al termine dello scambio delle Lettere Credenziali con ciascun Ambasciatore:

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Questa è una nostra traduzione italiana del discorso del Pontefice.

Eccellenze,

questa mattina, vi ricevo con gioia per la presentazione delle Lettere che vi accreditano come Ambasciatori straordinari e plenipotenziari dei vostri Paesi presso la Santa Sede: la Mongolia, l'India, la Repubblica del Benin, la Nuova Zelanda, la Repubblica Sudafricana, il Burkina Faso, la Namibia e la Norvegia. Vi ringrazio per avermi trasmesso le cortesi parole dei vostri rispettivi capi di Stato. Vi chiedo gentilmente di trasmettere loro in cambio i miei saluti cordiali e i miei voti deferenti per le loro persone e per l'alta missione al servizio del loro Paese e dei loro popoli.
Mi permetto altresì di salutare per mezzo di voi tutte le Autorità civili e religiose delle vostre nazioni, come pure i vostri concittadini. Le mie preghiere e i miei pensieri vanno in particolare alle comunità cattoliche presenti nei vostri Paesi. Siate certi che esse desiderano collaborare fraternamente all'edificazione nazionale apportando, al meglio delle loro possibilità, il loro contribuito specifico fondato sul Vangelo.
Signora e signori Ambasciatori, l'impegno al servizio della pace e il rafforzamento delle relazioni fraterne fra le nazioni è al centro della vostra missione di diplomatici. Oggi, nella crisi sociale ed economica che il mondo sta vivendo, è urgente prendere nuovamente coscienza che una lotta deve essere condotta, in modo efficace, per instaurare una pace autentica in vista della costruzione di un mondo più giusto e più prospero per tutti. In effetti, le ingiustizie spesso evidenti fra le nazioni, o al loro interno, come pure tutti i processi che contribuiscono a suscitare divisioni fra i popoli o a emarginarli, sono pericolosi attacchi alla pace e creano seri rischi di conflitto. Pertanto noi siamo tutti chiamati a offrire il nostro contributo al bene comune e alla pace, ognuno secondo le proprie responsabilità.
Come ho scritto nel mio Messaggio per la Giornata mondiale della pace, il primo gennaio scorso, "una delle strade maestre per costruire la pace è la globalizzazione finalizzata agli interessi della grande famiglia umana. Per governare la globalizzazione occorre però una forte solidarietà globale tra Paesi ricchi e quelli poveri, nonché all'interno dei singoli Paesi, anche se ricchi" (n. 8).
La pace si può costruire solo cercando con coraggio di eliminare le disuguaglianze generate da sistemi ingiusti, al fine di assicurare a tutti un livello di vita che permetta un'esistenza degna e prospera.
Tali disuguaglianze sono divenute ancora più evidenti a causa della crisi finanziaria ed economica attuale che si sta diffondendo attraverso vari canali nei Paesi a basso reddito. Mi limito a menzionarne alcuni: il riflusso degli investimenti esteri, il crollo della domanda delle materie prime e la tendenza al ribasso dell'aiuto internazionale.
A ciò si aggiunge la diminuzione delle rimesse inviate alle famiglie rimaste nel proprio Paese da parte dei lavoratori emigrati, vittime della recessione che affligge anche i Paesi che li accolgono.
Questa crisi si può trasformare in catastrofe umana per gli abitanti di molti Paesi deboli. Quelli che vivevano già in una povertà estrema, sono i primi ad essere colpiti perché sono i più vulnerabili. Questa crisi fa anche cadere nella povertà persone che prima vivevano in modo decente, senza tuttavia essere agiate. La povertà aumenta e ha conseguenze gravi e a volte irreversibili.
Così, la recessione generata dalla crisi economica può divenire una minaccia per l'esistenza stessa di innumerevoli individui. I bambini ne sono le prime vittime innocenti e bisogna proteggerli in modo prioritario. La crisi economica ha anche un altro effetto. La disperazione che provoca porta alcune persone alla ricerca angosciata di una soluzione che permetta loro di sopravvivere quotidianamente. Questa ricerca è accompagnata, a volte purtroppo, da atti individuali o collettivi di violenza che possono condurre a conflitti interni che rischiano di destabilizzare ancora di più società indebolite.
Per affrontare l'attuale situazione di crisi e trovarle una soluzione, alcuni Paesi hanno deciso di non diminuire il loro aiuto a quelli più minacciati, proponendosi al contrario di aumentarlo. Bisognerebbe che il loro esempio fosse seguito da altri Paesi industrializzati, al fine di permettere ai Paesi nel bisogno di sostenere la loro economia e di consolidare le misure sociali destinate a proteggere le popolazioni più bisognose. Faccio appello a una fraternità e solidarietà più grandi e a una generosità globale realmente vissuta. Questa condivisione esige dai Paesi industrializzati che ritrovino il senso della misura e della sobrietà nell'economia e nello stile di vita.
Signora e Signori Ambasciatori, voi non ignorate che nuove forme di violenza si sono manifestate in questi ultimi anni e che si fondano, purtroppo, sul Nome di Dio per giustificare pratiche pericolose. Conoscendo la debolezza dell'uomo, Dio non gli ha forse rivelato sul Sinai le seguenti parole: "Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascia impunito chi pronuncia il suo nome invano" (Esodo, 20, 7)? Simili sconfinamenti hanno a volte portato a vedere nelle religioni una minaccia per le società. Queste vengono allora attaccate e screditate, sostenendo che non sono fattori di pace. I responsabili religiosi hanno il dovere di assistere i credenti e di illuminarli affinché possano progredire in santità e interpretare le parole divine nella verità. È opportuno dunque favorire l'emergere di un mondo in cui religioni e società possano aprirsi le une alle altre, e ciò grazie all'apertura che praticano al loro interno e fra di loro. Sarebbe offrire un'autentica testimonianza di vita. Sarebbe creare uno spazio che renda il dialogo positivo e necessario. Apportando al mondo il suo contributo specifico, la Chiesa cattolica desidera rendere testimonianza di una visione positiva del futuro dell'umanità.
Sono convinto "della funzione insostituibile della religione per la formazione delle coscienze e del contributo che essa può apportare, insieme ad altre istanze, alla creazione di un consenso etico di fondo nella società" (Discorso all'Eliseo, Parigi, 12 settembre 2008).
La vostra missione presso la Santa Sede, signora e signori Ambasciatori, è appena cominciata. Troverete presso i miei collaboratori il sostegno necessario per svolgerla bene. Formulo nuovamente i miei voti più cordiali per il buon esisto della vostra delicata funzione. Possa l'Onnipotente sostenere e assistere voi, i vostri cari, i vostri collaboratori e tutti i vostri concittadini! Che Dio vi colmi dell'abbondanza delle sue benedizioni!

© Copyright 2009 - Libreria Editrice Vaticana

(©L'Osservatore Romano - 30 maggio 2009)

giovedì 28 maggio 2009

Il Papa alla Cei: Siamo chiamati a riscoprire la grazia e il compito del ministero presbiterale. Esso è un servizio alla Chiesa e al popolo cristiano


IL PAPA E LA CRISI ECONOMICA: LO SPECIALE DEL BLOG

IL VIDEO SU BENEDICT XVI.TV

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"Potenti lobbies cercano di soffocare la voce del Papa". Bagnasco: «Pressioni molto forti da parte di gruppi economici e finanziari» (Galeazzi)

Card. Bagnasco: «Una lobby mondiale contro il Papa» (Faccioli Pintozzi)

VIDEO THE VATICAN

SERVIZIO DI STEFANO MARIA PACI

Il Papa: inscindibili la difesa della vita e l'impegno educativo (Izzo)

Conferenza stampa del cardinale Bagnasco a conclusione dell'assemblea Cei (Radio Vaticana)

Un’«alleanza educativa» per vincere l’emergenza: l’invito del Papa all’Italia (Muolo)

Il Papa sulla crisi: c'è bisogno di più solidarietà (Accornero)

Benedetto XVI: «Malgrado gli aiuti la recessione pesa sulle fasce deboli» (Tornielli)

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Sisma Abruzzo, il Papa: il dramma ha dimostrato la solidarietà italiana

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Crisi economica, il Papa: le fasce deboli della società e le famiglie soffrono ancora

Ad alcuni vescovi presenti nell'aula del Sinodo: dormito bene? La prossima volta consiglio gli stuzzicadenti...da infilarsi negli occhi!

Il Papa alla Cei: riscoprire il compito educativo di fronte alla difficoltà di formare autentici cristiani e uomini e donne maturi (Radio Vaticana)

Assemblea Generale della CEI: prolusione del card. Bagnasco

UDIENZA ALL’ASSEMBLEA GENERALE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, 28.05.2009

Alle ore 12 di questa mattina, nell’Aula del Sinodo, in Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI incontra i Membri dell’Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana.
Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa rivolge ai presenti:

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Cari Fratelli Vescovi italiani,

sono lieto di incontrarvi ancora una volta tutti insieme, in occasione di questo significativo appuntamento annuale che vi vede riuniti in assemblea per condividere le ansie e le gioie del vostro ministero nelle Diocesi della diletta Nazione italiana.
La vostra assemblea, infatti, esprime visibilmente e promuove quella comunione di cui la Chiesa vive, e che si attua anche nella concordia delle iniziative e dell’azione pastorale. Con la mia presenza vengo a confermare quella comunione ecclesiale che ho visto costantemente accrescersi e rinsaldarsi.

In particolare, ringrazio il Cardinale Presidente che, a nome di tutti, ha confermato la fraterna adesione e la cordiale comunione con il magistero e il servizio pastorale del Successore di Pietro, riaffermando così la singolare unità che lega la Chiesa in Italia alla Sede Apostolica.

Ho ricevuto in questi mesi veramente tante commoventi testimonianze di questa adesione. Vi posso solo dire con tutto il cuore: grazie!

In questo clima di comunione si può nutrire proficuamente della Parola di Dio e della grazia dei sacramenti il popolo cristiano, che sperimenta il profondo inserimento nel territorio, il vivo senso della fede e la sincera appartenenza alla comunità ecclesiale: tutto ciò grazie alla vostra guida pastorale, al servizio generoso di tanti presbiteri e diaconi, di religiosi e fedeli laici che, con assidua dedizione, sostengono il tessuto ecclesiale e la vita quotidiana delle numerose parrocchie disseminate in ogni angolo del Paese.

Non ci nascondiamo le difficoltà che esse incontrano nel condurre i propri membri ad una piena adesione alla fede cristiana. Non a caso si invoca da varie parti un loro rinnovamento nel segno di una crescente collaborazione dei laici, e di una loro corresponsabilità missionaria.

Per queste ragioni avete voluto opportunamente approfondire nell’azione pastorale l’impegno missionario, che ha caratterizzato il cammino della Chiesa in Italia dopo il Concilio, mettendo al centro della riflessione della vostra assemblea il compito fondamentale dell’educazione.

Come ho avuto modo a più riprese di ribadire, si tratta di una esigenza costitutiva e permanente della vita della Chiesa, che oggi tende ad assumere i tratti dell’urgenza e, perfino, dell’emergenza.

Avete avuto modo, in questi giorni, di ascoltare, riflettere e discutere sulla necessità di porre mano ad una sorta di progetto educativo che nasca da una coerente e completa visione dell’uomo quale può scaturire unicamente dalla perfetta immagine e realizzazione che ne abbiamo in Cristo Gesù.
È Lui il Maestro alla cui scuola riscoprire il compito educativo come un’altissima vocazione alla quale ogni fedele, con diverse modalità, è chiamato.

In un tempo in cui è forte il fascino di concezioni relativistiche e nichilistiche della vita, e la legittimità stessa dell’educazione è posta in discussione, il primo contributo che possiamo offrire è quello di testimoniare la nostra fiducia nella vita e nell’uomo, nella sua ragione e nella sua capacità di amare. Essa non è frutto di un ingenuo ottimismo, ma ci proviene da quella «speranza affidabile» (Spe salvi, 1) che ci è donata mediante la fede nella redenzione operata da Gesù Cristo.

In riferimento a questo fondato atto d’amore per l’uomo può sorgere una alleanza educativa tra tutti coloro che hanno responsabilità in questo delicato ambito della vita sociale ed ecclesiale.
La conclusione, domenica prossima, del triennio dell’Agorà dei giovani italiani, che ha visto impegnata la vostra Conferenza in un percorso articolato di animazione della pastorale giovanile, costituisce un invito a verificare il cammino educativo in atto e a intraprendere nuovi progetti per una fascia di destinatari, quella delle nuove generazioni, estremamente ampia e significativa per le responsabilità educative delle nostre comunità ecclesiali e della società tutta.

L’opera formativa, infine, si allarga anche all’età adulta, che non è esclusa da una vera e propria responsabilità di educazione permanente. Nessuno è escluso dal compito di prendersi a cura la crescita propria e altrui verso la «misura della pienezza di Cristo» (Ef 4,13).

La difficoltà di formare autentici cristiani si intreccia fino a confondersi con la difficoltà di far crescere uomini e donne responsabili e maturi, in cui coscienza della verità e del bene e libera adesione ad essi siano al centro del progetto educativo, capace di dare forma ad un percorso di crescita globale debitamente predisposto e accompagnato.

Per questo, insieme ad un adeguato progetto che indichi il fine dell’educazione alla luce del modello compiuto da perseguire, c’è bisogno di educatori autorevoli a cui le nuove generazioni possano guardare con fiducia.

In questo Anno paolino, che abbiamo vissuto nell’approfondimento della parola e dell’esempio del grande Apostolo delle genti, e che avete in vari modi celebrato nelle vostre Diocesi e proprio ieri tutti insieme nella Basilica di San Paolo fuori le mura, risuona con singolare efficacia il suo invito: «Fatevi miei imitatori» ( Cor 11,1).

Un vero educatore mette in gioco in primo luogo la sua persona e sa unire autorità ed esemplarità nel compito di educare coloro che gli sono affidati.

Ne siamo consapevoli noi stessi, posti come guide in mezzo al popolo di Dio, ai quali l’apostolo Pietro rivolge, a sua volta, l’invito a pascere il gregge di Dio facendoci «modelli del gregge» (1Pt 5,3).

Risulta pertanto singolarmente felice la circostanza che ci vede pronti a celebrare, dopo l’anno dedicato all’Apostolo delle genti, un Anno sacerdotale.

Siamo chiamati, insieme ai nostri sacerdoti, a riscoprire la grazia e il compito del ministero presbiterale. Esso è un servizio alla Chiesa e al popolo cristiano che esige una profonda spiritualità.

In risposta alla vocazione divina, tale spiritualità deve si nutrirsi della preghiera e di una intensa unione personale con il Signore per poterlo servire nei fratelli attraverso la predicazione, i sacramenti, una ordinata vita di comunità e l’aiuto ai poveri.

In tutto il ministero sacerdotale risalta, in tal modo, l’importanza dell’impegno educativo, perché crescano persone libere e responsabili, cristiani maturi e consapevoli.
Non c’è dubbio che dallo spirito cristiano attinga vitalità sempre rinnovata quel senso di solidarietà che è profondamente radicato nel cuore degli italiani e trova modo di esprimersi con particolare intensità in alcune circostanze drammatiche della vita del Paese, ultima delle quali è stato il devastante terremoto che ha colpito talune aree dell’Abruzzo.

Ho avuto modo, nella mia visita a quella terra tragicamente ferita, di rendermi conto di persona dei lutti, del dolore e dei disastri prodotti dal terribile sisma ma anche, questo è stato per me realmente molto impressionante, della fortezza d’animo di quelle popolazioni insieme al movimento di solidarietà che si è prontamente avviato da tutte le parti d’Italia.
Le nostre comunità hanno risposto con grande generosità alla richiesta di aiuto che saliva da quella regione sostenendo le iniziative promosse dalla Conferenza Episcopale tramite le Caritas.
Desidero rinnovare ai Vescovi abruzzesi e, attraverso di loro, alle comunità locali l’assicurazione della mia costante preghiera e della perdurante affettuosa vicinanza.

Da mesi stiamo constatando gli effetti di una crisi finanziaria ed economica che ha colpito duramente lo scenario globale e raggiunto in varia misura tutti i Paesi. Nonostante le misure intraprese a vari livelli, gli effetti sociali della crisi non mancano di farsi tuttora sentire, e anche duramente, in modo particolare sulle fasce più deboli della società e sulle famiglie. Desidero pertanto esprimere il mio apprezzamento e incoraggiamento per l’iniziativa del fondo di solidarietà denominato “Prestito della speranza”, che avrà proprio domenica prossima un momento di partecipazione corale nella colletta nazionale, che costituisce la base del fondo stesso.

Questa rinnovata richiesta di generosità, che si aggiunge alle tante iniziative indette da numerose Diocesi, evocando il gesto della colletta promossa dall’apostolo Paolo a favore della Chiesa di Gerusalemme, è una eloquente testimonianza della condivisione dei pesi gli uni degli altri.

In un momento di difficoltà, che colpisce in modo particolare quanti hanno perduto il lavoro, ciò diventa un vero atto di culto che nasce dalla carità suscitata dallo Spirito del Risorto nel cuore dei credenti. È un annuncio eloquente della conversione interiore generata dal Vangelo e una manifestazione toccante della comunione ecclesiale.

Una forma essenziale di carità su cui le Chiese in Italia sono vivamente impegnate è anche quella intellettuale. Ne è un esempio significativo l’impegno per la promozione di una diffusa mentalità a favore della vita in ogni suo aspetto e momento, con un’attenzione particolare a quella segnata da condizioni di grande fragilità e precarietà.

Tale impegno è ben testimoniato dal manifesto “Liberi per vivere. Amare la vita fino alla fine”, che vede il laicato cattolico italiano concorde nell’operare affinché non manchi nel Paese la coscienza della piena verità sull’uomo e la promozione dell’autentico bene delle persone e della società.

I “sì” e i “no” che vi si trovano espressi disegnano i contorni di una vera azione educativa e sono espressione di un amore forte e concreto per ogni persona. Il pensiero torna dunque al tema centrale della vostra assemblea - il compito urgente dell’educazione - che esige il radicamento nella Parola di Dio e il discernimento spirituale, la progettualità culturale e sociale, la testimonianza dell’unità e della gratuità.

Carissimi Confratelli, pochi giorni appena ci separano dalla solennità di Pentecoste, in cui celebreremo il dono dello Spirito che abbatte le frontiere e apre alla comprensione della verità tutta intera. Invochiamo il Consolatore che non abbandona chi a Lui si rivolge, affidandoGli il cammino della Chiesa in Italia e ogni persona che vive in questo amatissimo Paese. Venga su tutti noi lo Spirito di vita e accenda i nostri cuori col fuoco del suo infinito amore.
Di cuore benedico voi e le vostre comunità!

© Copyright 2009 - Libreria Editrice Vaticana

IL SALUTO DEL CARDINALE ANGELO BAGNASCO

«Grazie per la vicinanza agli italiani»

Pubblichiamo l’indirizzo di saluto rivolto al Papa dal cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, in oc­casione della 59ª Assemblea generale della Confe­renza episcopale italiana.

Beatissimo Padre,

ancora una volta il dono del­la sua presenza in mezzo a noi costituisce un’occasione privilegiata per affermare – an­che visibilmente – il profondo legame spirituale e storico che lega il nostro amato Paese alla Sede di Pie­tro. Incontrarla di persona ci offre anche la possibi­lità di rinnovare profonda gratitudine per la chia­rezza e la profondità del suo quotidiano magistero, che illumina le coscienze e spinge incessantemen­te alla sola ricerca veramente necessaria: quaerere Deum.
Abbiamo negli occhi e nel cuore la sua dedi­zione e tenerezza di Padre universale durante il re­cente pellegrinaggio in Terra Santa, avendo l’occa­sione, grazie alle sue ispirate parole, di congiungere in unità il Gesù storico e il Cristo della fede e pro- vando così la gioia «di vedere, toccare e assa­porare, in preghiera e contemplazione, i luo­ghi benedetti dalla pre­senza fisica del nostro Salvatore» ( Discorso sul Monte Nebo, 9 maggio 2009).
In questa particola­re circostanza, le di­ciamo grazie anche per la sua calda vici­nanza alle popolazioni d’Abruzzo. Sin dai primi momenti, subito dopo il tragico cataclisma, tutti hanno percepito la sua amorevole solida­rietà e, in particolare, la gente colpita negli af­fetti e nelle cose ha avu­to modo di incontrare il suo sguardo di affettuo­sa partecipazione nel­l’intensa visita ad Onna e alla Città de L’Aquila, lo scorso 28 aprile.
Sia­mo tutti impegnati per­ché le popolazioni colpite dal terremoto, che hanno mostrato una singolare dignità e manifestato al mon­do un radicamento agli autentici valori umani ed e­vangelici, possano presto tornare alla vita normale e riacquistare i ritmi e le certezze di prima.
La sua vicinanza peraltro è sempre più avvertita e ri­cercata dal popolo cristiano ed ha avuto innumere­voli occasioni per manifestarsi, nelle Udienze gene­rali del mercoledì come nelle visite alla diocesi e al­la città di Roma e, da ultimo, nella visita di domeni­ca scorsa all’abbazia di Montecassino e alla città di Cassino, sulle orme del suo e nostro patrono, san Be­nedetto da Norcia.
Santità, in questa nostra Assemblea abbiamo provveduto insieme, nello spirito di un colle­giale discernimento pastorale, ad individuare nel compito urgente dell’educazione la sfida che ci attende nei prossimi anni.
Abbiamo così inteso rac­cogliere non solo una questione evidente, che non cessa di interpellare an­che ampi strati della cul­tura e della società, ma altresì declinare l’azione evangelizzatrice della Chiesa.
Ci guiderà in questa prossima stagione eccle­siale la consapevolezza – da lei più volte autore­volmente richiamata – che «educare non è mai stato facile, e oggi sem­bra diventare sempre più difficile», ma insieme che «tutte queste diffi­coltà... non sono insor­montabili. Sono piutto­sto, per così dire, il rove­scio della medaglia di quel dono grande e pre­zioso che è la nostra li­bertà, con la responsabi­lità che giustamente l’ac­compagna.
A differenza di quanto avviene in campo tecnico o econo­mico, dove i progressi oggi possono sommarsi a quelli del passato, nel­l’ambito della formazione e della crescita morale delle persone non esiste una simile possibilità di ac­cumulazione, perché la libertà dell’uomo è sempre nuova e quindi ciascuna persona e ciascuna gene­razione deve prendere di nuovo, e in proprio le sue decisioni. Anche i più grandi valori del passato non possono semplicemente essere ereditati, vanno fat­ti nostri e rinnovati attraverso una, spesso sofferta, scelta personale» (Lettera alla diocesi di Roma sul compito urgente di educare).
Santità, ora ci disponiamo ad ascoltare la sua parola e attendiamo da lei l’auspicata e confor­tatrice apostolica benedizione, perché possia­mo riprendere il nostro cammino a servizio di cia­scuna delle Chiese locali che sono in Italia, non pri­ma di essere stati da lei confermati nella fede.

Cardinale Angelo Bagnasco arcivescovo di Genova presidente della Conferenza episcopale italiana

© Copyright Avvenire, 29 maggio 2009

mercoledì 27 maggio 2009

"Lo spirito del Concilio non ha voluto una rottura, un'altra Chiesa, ma un vero e profondo rinnovamento, nella continuità dell'unico soggetto Chiesa"


Vedi anche:

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Il Papa: «Troppi battezzati ai margini della Chiesa» (Mazza)

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Il Papa: Il Concilio non ha voluto una rottura, un’altra Chiesa, ma un vero e profondo rinnovamento nella continuità (Sir)

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Il card. Vallini a Benedetto XVI: i pronunciamenti del Papa maliziosamente distorti (Izzo)

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Il Papa: "Il futuro del cristianesimo e della Chiesa a Roma dipende anche dall'impegno e della testimonianza di ciascuno di noi"

APERTURA DEL CONVEGNO ECCLESIALE DELLA DIOCESI DI ROMA NELLA BASILICA DI SAN GIOVANNI IN LATERANO, 26.05.2009

Alle 19.30 di questa sera il Santo Padre Benedetto XVI si è recato nella Basilica di San Giovanni in Laterano dove ha inaugurato il Convegno della Diocesi di Roma sul tema: "Appartenenza ecclesiale e corresponsabilità pastorale" (26-29 maggio 2009).
Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa ha pronunciato:

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Signor Cardinale,
venerati Fratelli nell'Episcopato e nel Sacerdozio,
cari religiosi e religiose,
cari fratelli e sorelle
!

Seguendo una ormai felice consuetudine, sono lieto di aprire anche quest'anno il Convegno diocesano pastorale. A ciascuno di voi, che qui rappresentate l'intera comunità diocesana, rivolgo con affetto il mio saluto e un sentito ringraziamento per il lavoro pastorale che svolgete. Per vostro tramite, estendo a tutte le parrocchie il mio saluto cordiale con le parole dell'apostolo Paolo: «A quanti sono in Roma, diletti da Dio e santi per vocazione, grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo» (Rm 1,7). Ringrazio di cuore il Cardinale Vicario per le incoraggianti parole che mi ha rivolto, facendosi interprete dei vostri sentimenti, e per l'aiuto che, unitamente ai Vescovi Ausiliari, mi offre nel quotidiano servizio apostolico a cui il Signore mi ha chiamato come Vescovo di Roma.

E' stato appena ricordato che, nel corso del passato decennio, l'attenzione della Diocesi si è concentrata per tre anni inizialmente sulla famiglia; poi, per un successivo triennio, sull'educazione alla fede delle nuove generazioni, cercando di rispondere a quella «emergenza educativa», che è per tutti una sfida non facile; e da ultimo, sempre con riferimento all'educazione, sollecitati dalla Lettera enciclica Spe salvi, avete preso in considerazione il tema dell'educare alla speranza.
Mentre ringrazio con voi il Signore del tanto bene che ci ha dato di compiere — penso in particolare ai parroci e ai sacerdoti che non si risparmiano nel guidare le comunità loro affidate — desidero esprimere il mio apprezzamento per la scelta pastorale di dedicare tempo ad una verifica del cammino percorso, con lo scopo di mettere a fuoco, alla luce dell'esperienza vissuta, alcuni ambiti fondamentali della pastorale ordinaria, al fine di meglio precisarli, e renderli più condivisi. A fondamento di questo impegno, al quale attendete già da alcuni mesi in tutte le parrocchie e nelle altre realtà ecclesiali, ci deve essere una rinnovata presa di coscienza del nostro essere Chiesa e della corresponsabilità pastorale che, in nome di Cristo, tutti siamo chiamati ad esercitare. E proprio su questo aspetto vorrei ora soffermarmi.

Il Concilio Vaticano II, volendo trasmettere pura e integra la dottrina sulla Chiesa maturata nel corso di duemila anni, ha dato di essa «una più meditata definizione», illustrandone anzitutto la natura misterica, cioè di «realtà imbevuta di divina presenza, e perciò sempre capace di nuove e più profonde esplorazioni» (Paolo VI, Discorso di apertura della seconda sessione, 29 settembre 1963).
Orbene, la Chiesa, che ha origine nel Dio trinitario, è un mistero di comunione.

In quanto comunione, la Chiesa non è una realtà soltanto spirituale, ma vive nella storia, per così dire, in carne e ossa.

Il Concilio Vaticano II la descrive «come un sacramento, o segno e strumento dell'intima unione con Dio e dell'unità di tutto il genere umano». (Lumen gentium, 1). E l'essenza del sacramento è proprio che si tocca nel visibile l’invisibile, che il visibile toccabile apre la porta a Dio stesso.

La Chiesa, abbiamo detto, è una comunione, una comunione di persone che, per l'azione dello Spirito Santo, formano il Popolo di Dio, che è al tempo stesso il Corpo di Cristo.

Riflettiamo un po' su queste due parole-chiave.

Il concetto "Popolo di Dio" è nato e si è sviluppato nell'Antico Testamento: per entrare nella realtà della storia umana, Dio ha eletto un popolo determinato, il popolo di Israele, perché sia il suo popolo. L'intenzione di questa scelta particolare è di arrivare, per il tramite di pochi, ai molti, e dai molti a tutti. L'intenzione, con altre parole, dell'elezione particolare è l'universalità. Per il tramite di questo Popolo, Dio entra realmente in modo concreto nella storia. E questa apertura all'universalità si è realizzata nella croce e nella risurrezione di Cristo. Nella croce Cristo, così dice San Paolo, ha abbattuto il muro di separazione. Dandoci il suo Corpo, Egli ci riunisce in questo suo Corpo per fare di noi una cosa sola.
Nella comunione del "Corpo di Cristo" tutti diventiamo un solo popolo, il Popolo di Dio, dove - per citare di nuovo san Paolo - tutti sono una cosa sola e non c'è più distinzione, differenza, tra greco e giudeo, circonciso e incirconciso, barbaro, scita, schiavo, ebreo, ma Cristo è tutto in tutti.
Ha abbattuto il muro della distinzione di popoli, di razze, di culture: tutti siamo uniti in Cristo. Così vediamo che i due concetti – "Popolo di Dio" e "Corpo di Cristo" - si completano e formano insieme il concetto neotestamentario di Chiesa. E mentre "Popolo di Dio" esprime la continuità della storia della Chiesa, "Corpo di Cristo" esprime l'universalità inaugurata nella croce e nella risurrezione del Signore. Per noi cristiani, quindi, "Corpo di Cristo" non è solo un'immagine, ma un vero concetto, perché Cristo ci fa il dono del suo Corpo reale, non solo di un'immagine.
Risorto, Cristo ci unisce tutti nel Sacramento per farci un unico corpo. Quindi il concetto "Popolo di Dio" e "Corpo di Cristo" si completano: in Cristo diventiamo realmente il Popolo di Dio. E "Popolo di Dio" significa quindi "tutti": dal Papa fino all'ultimo bambino battezzato. La prima Preghiera eucaristica, il cosiddetto Canone romano scritto nel IV secolo, distingue tra servi – "noi servi tuoi" - e "plebs tua sancta"; quindi, se si vuol distinguere, si parla di servi e plebs sancta, mentre il termine "Popolo di Dio" esprime tutti insieme nel loro comune essere la Chiesa.

All'indomani del Concilio questa dottrina ecclesiologica ha trovato vasta accoglienza, e grazie a Dio tanti buoni frutti sono maturati nella comunità cristiana.
Dobbiamo però anche ricordare che la recezione di questa dottrina nella prassi e la conseguente assimilazione nel tessuto della coscienza ecclesiale, non sono avvenute sempre e dovunque senza difficoltà e secondo una giusta interpretazione.
Come ho avuto modo di chiarire nel discorso alla Curia Romana del 22 dicembre del 2005, una corrente interpretativa, appellandosi ad un presunto «spirito del Concilio», ha inteso stabilire una discontinuità e addirittura una contrapposizione tra la Chiesa prima e la Chiesa dopo il Concilio, travalicando a volte gli stessi confini oggettivamente esistenti tra il ministero gerarchico e le responsabilità dei laici nella Chiesa.

La nozione di «Popolo di Dio», in particolare, venne da alcuni interpretata secondo una visione puramente sociologica, con un taglio quasi esclusivamente orizzontale, che escludeva il riferimento verticale a Dio.

Posizione, questa, in aperto contrasto con la parola e con lo spirito del Concilio, il quale non ha voluto una rottura, un'altra Chiesa, ma un vero e profondo rinnovamento, nella continuità dell'unico soggetto Chiesa, che cresce nel tempo e si sviluppa, rimanendo però sempre identico, unico soggetto del Popolo di Dio in pellegrinaggio.

In secondo luogo, va riconosciuto che il risveglio di energie spirituali e pastorali nel corso di questi anni non ha prodotto sempre l'incremento e lo sviluppo desiderati. Si deve in effetti registrare in talune comunità ecclesiali che, ad un periodo di fervore e di iniziativa, è succeduto un tempo di affievolimento dell'impegno, una situazione di stanchezza, talvolta quasi di stallo, anche di resistenza e di contraddizione tra la dottrina conciliare e diversi concetti formulati in nome del Concilio, ma in realtà opposti al suo spirito e alla sua lettera.
Anche per questa ragione, al tema della vocazione e missione dei laici nella Chiesa e nel mondo, è stata dedicata l'assemblea ordinaria del Sinodo dei Vescovi nel 1987. Questo fatto ci dice che le luminose pagine dedicate dal Concilio al laicato non erano ancora state sufficientemente tradotte e realizzate nella coscienza dei cattolici e nella prassi pastorale. Da una parte esiste ancora la tendenza a identificare unilateralmente la Chiesa con la gerarchia, dimenticando la comune responsabilità, la comune missione del Popolo di Dio, che siamo in Cristo noi tutti. Dall'altra, persiste anche la tendenza a concepire il Popolo di Dio come ho già detto, secondo un'idea puramente sociologica o politica, dimenticando la novità e la specificità di quel popolo che diventa popolo solo nella comunione con Cristo.

Cari fratelli e sorelle, viene ora da domandarsi: la nostra Diocesi di Roma a che punto sta? In che misura viene riconosciuta e favorita la corresponsabilità pastorale di tutti, particolarmente dei laici?

Nei secoli passati, grazie alla generosa testimonianza di tanti battezzati che hanno speso la vita per educare alla fede le nuove generazioni, per curare gli ammalati e soccorrere i poveri, la comunità cristiana ha annunciato il Vangelo agli abitanti di Roma. Questa stessa missione è affidata a noi oggi, in situazioni diverse, in una città dove non pochi battezzati hanno smarrito la via della Chiesa e quelli che non sono cristiani non conoscono la bellezza della nostra fede. Il Sinodo Diocesano, voluto dal mio amato predecessore Giovanni Paolo II, è stato un'effettiva receptio della dottrina conciliare, e il Libro del Sinodo ha impegnato la Diocesi a diventare sempre più Chiesa viva e operosa nel cuore della città, attraverso l'azione coordinata e responsabile di tutte le sue componenti. La Missione cittadina, che ne seguì in preparazione al Grande Giubileo del 2000, ha consentito alla nostra comunità ecclesiale di prendere coscienza del fatto che il mandato di evangelizzare non riguarda solo alcuni ma tutti i battezzati. E' stata una salutare esperienza che ha contribuito a far maturare nelle parrocchie, nelle comunità religiose, nelle associazioni e nei movimenti la consapevolezza di appartenere all'unico Popolo di Dio, che — secondo le parole dell'apostolo Pietro — «Dio si è acquistato perché proclami le opere meravigliose di lui» (1 Pt 2,9). E di ciò questa sera vogliamo rendere grazie.

Molta strada tuttavia resta ancora da percorrere. Troppi battezzati non si sentono parte della comunità ecclesiale e vivono ai margini di essa, rivolgendosi alle parrocchie solo in alcune circostanze per ricevere servizi religiosi.
Pochi sono ancora i laici, in proporzione al numero degli abitanti di ciascuna parrocchia che, pur professandosi cattolici, sono pronti a rendersi disponibili per lavorare nei diversi campi apostolici. Certo, non mancano le difficoltà di ordine culturale e sociale, ma, fedeli al mandato del Signore, non possiamo rassegnarci alla conservazione dell'esistente. Fiduciosi nella grazia dello Spirito, che Cristo risorto ci ha garantito, dobbiamo riprendere con rinnovata lena il cammino. Quali vie possiamo percorrere? Occorre in primo luogo rinnovare lo sforzo per una formazione più attenta e puntuale alla visione di Chiesa della quale ho parlato, e questo da parte tanto dei sacerdoti quanto dei religiosi e dei laici. Capire sempre meglio che cosa è questa Chiesa, questo Popolo di Dio nel Corpo di Cristo. E' necessario, al tempo stesso, migliorare l'impostazione pastorale, così che, nel rispetto delle vocazioni e dei ruoli dei consacrati e dei laici, si promuova gradualmente la corresponsabilità dell'insieme di tutti i membri del Popolo di Dio.
Ciò esige un cambiamento di mentalità riguardante particolarmente i laici, passando dal considerarli «collaboratori» del clero a riconoscerli realmente «corresponsabili» dell'essere e dell'agire della Chiesa, favorendo il consolidarsi di un laicato maturo ed impegnato.
Questa coscienza comune di tutti i battezzati di essere Chiesa non diminuisce la responsabilità dei parroci. Tocca proprio a voi, cari parroci, promuovere la crescita spirituale e apostolica di quanti sono già assidui e impegnati nelle parrocchie: essi sono il nucleo della comunità che farà da fermento per gli altri. Affinché tali comunità, anche se qualche volta numericamente piccole, non smarriscano la loro identità e il loro vigore, è necessario che siano educate all'ascolto orante della Parola di Dio, attraverso la pratica della lectio divina, ardentemente auspicata dal recente Sinodo dei Vescovi.

Nutriamoci realmente dell'ascolto, della meditazione della Parola di Dio. A queste nostre comunità non deve venir meno la consapevolezza che sono «Chiesa» perché Cristo, Parola eterna del Padre, le convoca e le fa suo Popolo. La fede, infatti, è da una parte una relazione profondamente personale con Dio, ma possiede una essenziale componente comunitaria e le due dimensioni sono inseparabili.

Potranno così sperimentare la bellezza e la gioia di essere e di sentirsi Chiesa anche i giovani, che sono maggiormente esposti al crescente individualismo della cultura contemporanea, la quale comporta come inevitabili conseguenze l'indebolimento dei legami interpersonali e l'affievolimento delle appartenenze. Nella fede in Dio siamo uniti nel Corpo di Cristo e diventiamo tutti uniti nello stesso Corpo e così, proprio credendo profondamente, possiamo esperire anche la comunione tra di noi e superare la solitudine dell'individualismo.

Se è la Parola a convocare la Comunità, è l'Eucaristia a farla essere un corpo: «Poiché c'è un solo pane — scrive san Paolo —, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell'unico pane» (1 Cor 10,17). La Chiesa dunque non è il risultato di una somma di individui, ma un'unità fra coloro che sono nutriti dall'unica Parola di Dio e dall'unico Pane di vita. La comunione e l'unità della Chiesa, che nascono dall'Eucaristia, sono una realtà di cui dobbiamo avere sempre maggiore consapevolezza, anche nel nostro ricevere la santa comunione, sempre più essere consapevoli che entriamo in unità con Cristo e così diventiamo noi, tra di noi, una cosa sola. Dobbiamo sempre nuovamente imparare a custodire e difendere questa unità da rivalità, da contese e gelosie che possono nascere nelle e tra le comunità ecclesiali. In particolare, vorrei chiedere ai movimenti e alle comunità sorti dopo il Vaticano II, che anche all'interno della nostra Diocesi sono un dono prezioso di cui dobbiamo sempre ringraziare il Signore, vorrei chiedere a questi movimenti, che ripeto sono un dono, di curare sempre che i loro itinerari formativi conducano i membri a maturare un vero senso di appartenenza alla comunità parrocchiale.

Centro della vita della parrocchia, come ho detto, è l'Eucaristia, e particolarmente la Celebrazione domenicale. Se l'unità della Chiesa nasce dall'incontro con il Signore, non è secondario allora che l'adorazione e la celebrazione dell'Eucaristia siano molto curate, dando modo a chi vi partecipa di sperimentare la bellezza del mistero di Cristo. Dato che la bellezza della liturgia «non è mero estetismo, ma modalità con cui la verità dell'amore di Dio in Cristo ci raggiunge, ci affascina e ci rapisce» (Sacramentum caritatis n. 35), è importante che la Celebrazione eucaristica manifesti, comunichi, attraverso i segni sacramentali, la vita divina e riveli agli uomini e alle donne di questa città il vero volto della Chiesa.

La crescita spirituale ed apostolica della comunità porta poi a promuoverne l'allargamento attraverso una convinta azione missionaria. Prodigatevi pertanto a ridar vita in ogni parrocchia, come ai tempi della Missione cittadina, ai piccoli gruppi o centri di ascolto di fedeli che annunciano Cristo e la sua Parola, luoghi dove sia possibile sperimentare la fede, esercitare la carità, organizzare la speranza. Questo articolarsi delle grandi parrocchie urbane attraverso il moltiplicarsi di piccole comunità permette un respiro missionario più largo, che tiene conto della densità della popolazione, della sua fisionomia sociale e culturale, spesso notevolmente diversificata. Sarebbe importante se questo metodo pastorale trovasse efficace applicazione anche nei luoghi di lavoro, oggi da evangelizzare con una pastorale di ambiente ben pensata, poiché per l'elevata mobilità sociale la popolazione vi trascorre gran parte della giornata.

Infine, non va dimenticata la testimonianza della carità, che unisce i cuori e apre all'appartenenza ecclesiale. Alla domanda come si spieghi il successo del Cristianesimo dei primi secoli, l'ascesa da una presunta setta ebrea alla religione dell'Impero, gli storici rispondono che fu particolarmente l'esperienza della carità dei cristiani che ha convinto il mondo. Vivere la carità è la forma primaria della missionarietà. La Parola annunciata e vissuta diventa credibile se si incarna in comportamenti di solidarietà, di condivisione, in gesti che mostrano il volto di Cristo come di vero Amico dell'uomo. La silenziosa e quotidiana testimonianza della carità, promossa dalle parrocchie grazie all'impegno di tanti fedeli laici, continui ad estendersi sempre di più, perché chi vive nella sofferenza senta vicina la Chiesa e sperimenti l'amore del Padre, ricco di misericordia. Siate, dunque, «buoni samaritani» pronti a curare le ferite materiali e spirituali dei vostri fratelli. I diaconi, conformati con l'ordinazione a Cristo servo, potranno svolgere un utile servizio nel promuovere una rinnovata attenzione verso le vecchie e le nuove forme di povertà. Penso inoltre ai giovani: carissimi, vi invito a porre a servizio di Cristo e del Vangelo il vostro entusiasmo e la vostra creatività, facendovi apostoli dei vostri coetanei, disposti a rispondere generosamente al Signore, se vi chiama a seguirlo più da vicino, nel sacerdozio o nella vita consacrata.

Cari fratelli e sorelle, il futuro del cristianesimo e della Chiesa a Roma dipende anche dall'impegno e dalla testimonianza di ciascuno di noi. Invoco per questo la materna intercessione della Vergine Maria, venerata da secoli nella Basilica di Santa Maria Maggiore come Salus populi romani. Come fece con gli Apostoli nel Cenacolo in attesa della Pentecoste, accompagni anche noi e ci incoraggi a guardare con fiducia al domani. Con questi sentimenti, mentre vi ringrazio per il vostro diuturno lavoro, imparto di cuore a tutti una speciale Benedizione Apostolica.

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L’obbedienza alle regole del bene comune e della vita comune può sanare una società come pure l’io stesso dalla superbia di essere al centro del mondo


CICLO DI CATECHESI SUI GRANDI SCRITTORI DELLA CHIESA DI ORIENTE ED OCCIDENTE NEL MEDIOEVO

UDIENZA GENERALE: IL VIDEO SU BENEDICT XVI.TV

CATECHESI DEL SANTO PADRE: AUDIO INTEGRALE DI RADIO VATICANA

Vedi anche:

VIDEO THE VATICAN

Il Papa: “Il mondo del lavoro va umanizzato, e così l’uomo nel lavoro diventa più se stesso, più vicino a Dio” (Sir)

Il Papa: senza rispetto per il bene comune, la società non può funzionare (AsiaNews)

Il Papa: “Un tessuto sociale non può funzionare se ognuno segue solo se stesso” (Sir)

Il Papa: difendere l'unità della Chiesa dalle numerose correnti individualistiche...chi ha orecchi per intendere...

L’UDIENZA GENERALE, 27.05.2009

L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 10.30 in Piazza San Pietro dove il Santo Padre ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli giunti dall’Italia e da ogni parte del mondo.
Nel discorso in lingua italiana, il Papa, riprendendo il ciclo di catechesi sui grandi Scrittori della Chiesa di Oriente e di Occidente del Medioevo, si è soffermato su San Teodoro Studita.
Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre Benedetto XVI ha rivolto particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.
L’Udienza Generale si è conclusa con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica impartita insieme ai Vescovi presenti.

CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

San Teodoro Studita

Cari fratelli e sorelle!

Il Santo che oggi incontriamo, san Teodoro Studita, ci porta in pieno medioevo bizantino, in un periodo dal punto di vista religioso e politico piuttosto turbolento.
San Teodoro nacque nel 759 in una famiglia nobile e pia: la madre, Teoctista, e uno zio, Platone, abate del monastero di Sakkudion in Bitinia, sono venerati come santi.
Fu proprio lo zio ad orientarlo verso la vita monastica, che egli abbracciò all’età di 22 anni. Fu ordinato sacerdote dal patriarca Tarasio, ma ruppe poi la comunione con lui per la debolezza dimostrata nel caso del matrimonio adulterino dell’imperatore Costantino VI. La conseguenza fu l’esilio di Teodoro, nel 796, a Tessalonica. La riconciliazione con l’autorità imperiale avvenne l’anno successivo sotto l’imperatrice Irene, la cui benevolenza indusse Teodoro e Platone a trasferirsi nel monastero urbano di Studios, insieme alla gran parte della comunità dei monaci di Sakkudion, per evitare le incursioni dei saraceni.
Ebbe così inizio l’importante “riforma studita”.

La vicenda personale di Teodoro, tuttavia, continuò ad essere movimentata. Con la sua solita energia, divenne il capo della resistenza contro l’iconoclasmo di Leone V l’Armeno, che si oppose di nuovo all’esistenza di immagini e icone nella Chiesa. La processione di icone organizzata dai monaci di Studios scatenò la reazione della polizia. Tra l’815 e l’821, Teodoro fu flagellato, incarcerato ed esiliato in diversi luoghi dell’Asia Minore. Alla fine poté tornare a Costantinopoli, ma non nel proprio monastero. Egli allora si stabilì con i suoi monaci dall’altra parte del Bosforo. Morì, a quanto pare, a Prinkipo, l’11 novembre 826, giorno in cui il calendario bizantino lo ricorda. Teodoro si distinse nella storia della Chiesa come uno dei grandi riformatori della vita monastica e anche come difensore delle sacre immagini durante la seconda fase dell’iconoclasmo, accanto al Patriarca di Costantinopoli, san Niceforo. Teodoro aveva compreso che la questione della venerazione delle icone chiamava in causa la verità stessa dell’Incarnazione. Nei suoi tre libri Antirretikoi (Confutazioni), Teodoro fa un paragone tra i rapporti eterni intratrinitari, dove l’esistenza di ciascuna Persona divina non distrugge l’unità, e i rapporti tra le due nature in Cristo, le quali non compromettono, in Lui, l’unica Persona del Logos.
E argomenta: abolire la venerazione dell’icona di Cristo significherebbe cancellare la sua stessa opera redentrice, dal momento che, assumendo la natura umana, l’invisibile Parola eterna è apparsa nella carne visibile umana e in questo modo ha santificato tutto il cosmo visibile. Le icone, santificate dalla benedizione liturgica e dalle preghiere dei fedeli, ci uniscono con la Persona di Cristo, con i suoi santi e, per mezzo di loro, con il Padre celeste e testimoniano l’entrare della realtà divina nel nostro cosmo visibile e materiale.

Teodoro e i suoi monaci, testimoni di coraggio al tempo delle persecuzioni iconoclaste, sono inseparabilmente legati alla riforma della vita cenobitica nel mondo bizantino.

La loro importanza già si impone per una circostanza esterna: il numero. Mentre i monasteri del tempo non superavano i trenta o quaranta monaci, dalla Vita di Teodoro sappiamo dell’esistenza complessivamente di più di un migliaio di monaci studiti. Teodoro stesso ci informa della presenza nel suo monastero di circa trecento monaci; vediamo quindi l’entusiasmo della fede che è nato nel contesto di questo uomo realmente informato e formato dalla fede medesima. Tuttavia, più che il numero, si rivelò influente il nuovo spirito impresso dal fondatore alla vita cenobitica. Nei suoi scritti egli insiste sull’urgenza di un ritorno consapevole all’insegnamento dei Padri, soprattutto a san Basilio, primo legislatore della vita monastica e a san Doroteo di Gaza, famoso padre spirituale del deserto palestinese.
L’apporto caratteristico di Teodoro consiste nell’insistenza sulla necessità dell’ordine e della sottomissione da parte dei monaci. Durante le persecuzioni questi si erano dispersi, abituandosi a vivere ciascuno secondo il proprio giudizio. Ora che era stato possibile ricostituire la vita comune, bisognava impegnarsi a fondo per tornare a fare del monastero una vera comunità organica, una vera famiglia o, come dice lui, un vero “Corpo di Cristo”. In tale comunità si realizza in concreto la realtà della Chiesa nel suo insieme.

Un’altra convinzione di fondo di Teodoro è questa: i monaci, rispetto ai secolari, assumono l’impegno di osservare i doveri cristiani con maggiore rigore ed intensità.

Per questo pronunciano una speciale professione, che appartiene agli hagiasmata (consacrazioni), ed è quasi un “nuovo battesimo”, di cui la vestizione è il simbolo. Caratteristico dei monaci, invece, rispetto ai secolari, è l’impegno della povertà, della castità e dell’obbedienza.
Rivolgendosi ai monaci, Teodoro parla in modo concreto, talvolta quasi pittoresco, della povertà, ma essa nella sequela di Cristo è dagli inizi un elemento essenziale del monachesimo e indica anche una strada per noi tutti.

La rinuncia al possesso delle cose materiali, l’atteggiamento di libertà da esse, come pure la sobrietà e semplicità valgono in forma radicale solo per i monaci, ma lo spirito di tale rinuncia è uguale per tutti. Infatti non dobbiamo dipendere dalla proprietà materiale, dobbiamo invece imparare la rinuncia, la semplicità, l’austerità e la sobrietà. Solo così può crescere una società solidale e può essere superato il grande problema della povertà di questo mondo.

Quindi in questo senso il radicale segno dei monaci poveri indica sostanzialmente anche una strada per noi tutti. Quando poi espone le tentazioni contro la castità, Teodoro non nasconde le proprie esperienze e dimostra il cammino di lotta interiore per trovare il dominio di se stessi e così il rispetto del proprio corpo e di quello dell’altro come tempio di Dio.

Ma le rinunce principali sono per lui quelle richieste dall’obbedienza, perché ognuno dei monaci ha il proprio modo di vivere e l’inserimento nella grande comunità di trecento monaci implica realmente una nuova forma di vita, che egli qualifica come il “martirio della sottomissione”.
Anche qui i monaci danno solo un esempio di quanto sia necessario per noi stessi, perché, dopo il peccato originale, la tendenza dell’uomo è fare la propria volontà, il principio primo è la vita del mondo, tutto il resto va sottomesso alla propria volontà.

Ma in questo modo, se ognuno segue solo se stesso, il tessuto sociale non può funzionare. Solo imparando ad inserirsi nella comune libertà, condividere e sottomettersi ad essa, imparare la legalità, cioè la sottomissione e l’obbedienza alle regole del bene comune e della vita comune, può sanare una società come pure l’io stesso dalla superbia di essere al centro del mondo.

Così san Teodoro ai suoi monaci e in definitiva anche a noi, con fine introspezione, aiuta a capire la vera vita, a resistere alla tentazione di mettere la propria volontà come somma regola di vita e di conservare la vera identità personale - che è sempre una identità insieme con gli altri - e la pace del cuore.

Per Teodoro Studita una virtù importante al pari dell’obbedienza e dell’umiltà è la philergia, cioè l’amore al lavoro, in cui egli vede un criterio per saggiare la qualità della devozione personale: colui che è fervente negli impegni materiali, che lavora con assiduità, egli argomenta, lo è anche in quelli spirituali. Non ammette perciò che, sotto il pretesto della preghiera e della contemplazione, il monaco si dispensi dal lavoro, anche dal lavoro manuale, che in realtà è, secondo lui e secondo tutta la tradizione monastica, il mezzo per trovare Dio.

Teodoro non teme di parlare del lavoro come del “sacrificio del monaco”, della sua “liturgia”, addirittura di una sorta di Messa attraverso la quale la vita monastica diventa vita angelica. E proprio così il mondo del lavoro va umanizzato e l’uomo attraverso il lavoro diventa più se stesso, più vicino a Dio.

Una conseguenza di questa singolare visione merita di essere ricordata: proprio perché frutto di una forma di “liturgia”, le ricchezze ricavate dal lavoro comune non devono servire alla comodità dei monaci, ma essere destinate all’aiuto dei poveri. Qui possiamo tutti cogliere la necessità che il frutto del lavoro sia un bene per tutti. Ovviamente, il lavoro degli “studiti” non era soltanto manuale: essi ebbero una grande importanza nello sviluppo religioso-culturale della civiltà bizantina come calligrafi, pittori, poeti, educatori dei giovani, maestri di scuole, bibliotecari.

Pur esercitando un’attività esterna vastissima, Teodoro non si lasciava distrarre da ciò che considerava strettamente attinente alla sua funzione di superiore: essere il padre spirituale dei suoi monaci. Egli sapeva quale influsso decisivo avevano avuto nella sua vita sia la buona madre che il santo zio Platone, da lui qualificato col significativo titolo di “padre”. Esercitava perciò nei confronti dei monaci la direzione spirituale. Ogni giorno, riferisce il biografo, dopo la preghiera serale si poneva davanti all’iconostasi per ascoltare le confidenze di tutti. Consigliava pure spiritualmente molte persone fuori dello stesso monastero. Il Testamento spirituale e le Lettere mettono in rilievo questo suo carattere aperto e affettuoso, e mostra come dalla sua paternità sono nate vere amicizie spirituali in ambito monastico e anche fuori.

La Regola, nota con il nome di Hypotyposis, codificata poco dopo la morte di Teodoro, fu adottata, con qualche modifica, sul Monte Athos, quando nel 962 sant’Atanasio Athonita vi fondò la Grande Lavra, e nella Rus’ di Kiev, quando all’inizio del secondo millennio san Teodosio la introdusse nella Lavra delle Grotte. Compresa nel suo significato genuino, la Regola si rivela singolarmente attuale. Vi sono oggi numerose correnti che insidiano l’unità della fede comune e spingono verso una sorta di pericoloso individualismo spirituale e di superbia spirituale. E’ necessario impegnarsi nel difendere e far crescere la perfetta unità del Corpo di Cristo, nella quale possono comporsi in armonia la pace dell’ordine e le sincere relazioni personali nello Spirito.

E’ forse utile riprendere alla fine alcuni degli elementi principali della dottrina spirituale di Teodoro. Amore per il Signore incarnato e per la sua visibilità nella Liturgia e nelle icone. Fedeltà al battesimo e impegno a vivere nella comunione del Corpo di Cristo, intesa anche come comunione dei cristiani fra di loro. Spirito di povertà, di sobrietà, di rinuncia; castità, dominio di sé stessi, umiltà ed obbedienza contro il primato della propria volontà, che distrugge il tessuto sociale e la pace delle anime. Amore per il lavoro materiale e spirituale. Amicizia spirituale nata dalla purificazione della propria coscienza, della propria anima, della propria vita. Cerchiamo di seguire questi insegnamenti che realmente ci mostrano la strada della vera vita.

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martedì 26 maggio 2009

LE VACANZE DEL PAPA IN VALLE D'AOSTA (13-29 LUGLIO 2009)


IL PAPA OPERATO PER UNA FRATTURA AL POLSO DESTRO: RACCOLTA DI NOTIZIE E ARTICOLI

I DISCORSI DEL SANTO PADRE A LES COMBES, ROMANO CANAVESE ED AOSTA

IL PAPA IN VACANZA: VIDEO E FOTO

LE VACANZE DEL PAPA IN VALLE D'AOSTA: LO SPECIALE DI 12VDA.IT

Il Papa diventa cittadino onorario di Introd: "In questo momento, mi vengono in mente tanti ricordi, soprattutto lo chalet, che era nel mezzo dei boschi: un luogo di riposo spirituale, con uno splendido panorama, e un segno di affetto della popolazione, del Sindaco, di tutti voi. Potrei raccontare molte cose. In questi giorni abbiamo parlato di che cosa si fa in inverno con lo chalet: sono contento di sapere che è ben custodito e protetto" (Discorso, 16 dicembre 2009)

LE VACANZE DEL PAPA: NOTIZIE, RASSEGNA STAMPA E COMMENTI

Introd pensa già al ritorno del Papa (Pellissier)

L’arrivederci del Papa a Torino. In primavera forse al Santo Volto (Martinengo)

L’ultimo giorno del Papa a Les Combes. I saluti alla sicurezza e le poesie dei bimbi (Pellissier)

Il Papa: “Spero di tornare”. Les Combes favorita per il prossimo anno (Sergi)

Il Consigliere Comunale di Alessandria Mario Bocchio al Papa: "Venga ad Alessandria"

Benedetto XVI a Castel Gandolfo (Osservatore Romano)

Il Papa a Castel Gandolfo dopo il soggiorno in Valle d'Aosta (Radio Vaticana)

Il Papa saluta Les Combes: «Un posto meraviglioso» (Mazza)

Il grazie di Mons. Anfossi: grande armonia (Favre)

Il Papa indica Dio agli uomini per aiutarli a usare la ragione (Bruno Mastroianni)

Ucci ucci sento odor di "censurucci" per il Papa

Il Papa a Castel Gandolfo, ora passeggiate con il fratello Georg (Agi)

Il Papa lascia Les Combes (Osservatore Romano)

Il Papa è rientrato a Castelgandolfo: “Arrivederci all'anno prossimo Santo Padre” (AostaSera)

Arrivo del Papa a Castel Gandolfo: trascrizione delle parole del Santo Padre

Il Papa ironico ed autoironico: una bella lezione per tutti noi

La perdita dello stato clericale di padre Vlasic non è un giudizio su Medjugorje (Zenit)

Il Papa ai fedeli di Castel Gandolfo: felice di essere qui con voi. Audio di Radio Vaticana

Padre Lombardi: il Papa lascia la Valle d'Aosta veramente in ottima forma (Asca)

Gli abitanti di Les Combes: Santità, torni. Il Papa: "Se Dio vuole, spero di sì" (Apcom)

Il Papa lascia la Valle d'Aosta e dice: le notizie si possono inventare... (Izzo)

Il saluto di Benedetto XVI alle Forze dell'ordine a Les Combes: "Grazie, siete stati angeli custodi discreti ed efficienti" (Radio Vaticana)

Il Papa ai giornalisti: "Quest'anno c'è stato poco da scrivere anche se...si può sempre inventare" ;-)

Il Papa: ho vissuto qui in una pace celeste, nessun disturbo poteva entrare. Invece potevano entrare tante cose buone...torte, formaggi, vini... :-)

Il Papa scherza con i cronisti: "Quest'anno avete scritto poco...questo (il polso ingessato) era un avvenimento sufficiente..." :-)

Il Papa: purtroppo il mio angelo custode non ha impedito il mio infortunio. Forse il Signore voleva insegnarmi più pazienza e più umiltà

Benedetto XVI oggi saluta la Valle d’Aosta (Mazza)

Arrivederci Les Combes (Galeazzi)

Il racconto di padre Lombardi: «Il Papa dopo la frattura non ha chiesto aiuto» (Vecchi)

Una decisione approvata all'unanimità dal Comune di Indrod: il Papa cittadino onorario (Galeazzi e Pellissier)

Angelus del Papa "sui nonni": il commento di Benedetto Ippolito (Il Riformista)

Domani il Papa rientra a Roma, sabato vedrà i campioni di nuoto (Conte)

Verso la conclusione le vacanze del Papa a Les Combes. Tutto pronto alle Ville Pontificie per accogliere Benedetto XVI (Osservatore Romano)

Benedetto XVI si prepara a congedarsi da Les Combes (Zenit)

A colloquio con il sindaco di Introd: Cittadinanza onoraria per Benedetto XVI (Osservatore Romano)

Il Papa: i nonni testimoni dei valori fondamentali (Mazza)

Padre Lombardi: il comune di Introd ha un nuovo cittadino, il Papa (Sir)

Ultime ore di riposo in montagna per Benedetto XVI, domani il congedo da Les Combes (Radio Vaticana)

Cena di saluto a Les Combes. Domani la partenza del Papa (Ansa)

Il presidente della regione Valle d'Aosta spera che il Papa torni anche il prossimo anno

Angelus: per la sicurezza tecnologia Nato utilizzata per il G8. Arrivati più fedeli del previsto (Sergi)

Al Papa il saluto di seimila fedeli (Pellissier)

Il card. Poletto a pranzo con il Papa. La visita a Torino nel 2010 (Griseri)

Il Papa riceverà le chiavi di Introd (Il Giornale)

Ascolti record per l'Angelus del Papa su Raitre :-) Valle d'Aosta (Ansa)

Il Papa andrà a Torino per venerare la Sacra Sindone (Zenit)

Padre Lombardi: il Papa cadde da solo, di notte, in camera sua. Non ha chiesto aiuto a nessuno fino alla mattina (Sky)

Il commento all'Angelus del Papa sul ruolo educativo dei nonni "testimoni dei valori fondamentali della vita" (Radio Vaticana)

Ultimi giorni di riposo per Benedetto XVI a Les Combes. Confermata dal Papa la propria presenza a Torino per l'Ostensione della Sindone nel 2010 (RV)

Il Papa in visita a Torino nel 2010 per l'ostensione della Sindone (La Stampa)

Angelus, Corriere della Valle: “Un messaggio di grande speranza e di alto profilo spirituale” (Sir)

Il comune di Indrod conferisce la cittadinanza onoraria a Benedetto XVI. La consegna a dicembre

Oggi e domani riposo, preghiera, studio e lettura per il Papa. Mercoledì la partenza intorno alle 17

Padre Lombardi: è intenzione del Papa recarsi a Torino in primavera in occasione dell'ostensione della Sindone

Ciò che affascina, in Papa Benedetto, è l’ardita semplicità del compito che sempre più mostra di avere assegnato a se stesso: evangelizzare (Scelzo)

La nonna tirolese del Santo Padre nel racconto di Mons. Georg Ratzinger (Izzo)

Il geriatra Vergani: Quattro anziani per ogni bambino. Ha fatto bene il Papa a ricordare l'importanza dei nonni (Corriere)

Il Papa elogia i nonni: decisivi nelle famiglie (Vecchi)

Angelus: Benedetto XVI chiede ai sacerdoti totale affidamento a Dio (Zenit)

Lode a Teilhard: Papa Ratzinger "grazia" il Darwin cattolico (Galeazzi)

Il Papa riabilita il «Darwin cattolico». Cita il gesuita Pierre Teilhard de Chardin, sul quale pende ancora il «monitum» del Sant’Uffizio (Vecchi)

I nonni di Gesù tra emergenza educativa e Sacra Parentela: una interessantissima scheda di Salvatore Izzo sui Santi Anna e Gioacchino

La benedizione del Papa all’Angelus per tutti i nonni del mondo, nell’odierna festa di Gioacchino ed Anna, nonni di Gesù (Radio Vaticana)

Il Papa elogia i nonni, saluta gli Africani di Torino e scherza sull'infortunio. I fedeli erano più del previsto (Conte)

Lino Banfi ("nonno Libero"): "Papa Benedetto XVI ha ragione: i nonni sono fondamentali..." (Ansa)

Più di cinquemila persone a Les Combes per l'Angelus. "Oggi una preghiera speciale per i nonni" (Albiero)

Il Papa: non lasciare soli gli anziani

A Les Combes saluti anche in patois, dialetto valdostano

Il Papa: pregate a siate grati a tutti i nonni del mondo (AsiaNews)

Il Papa ai nonni: avete un grande ruolo nel trasmettere i valori fondamentali

Il Papa scherza sul suo braccio: il mio infortunio ben noto e ben visibile

Oggi da Les Combes l’Angelus del Papa (Mazza)

Il polso del Papa sta guarendo, via il gesso dopo Ferragosto (Conte)

Dottor Manuel Mancini: La convalescenza del Papa procede benissimo (Apcom)

Il Papa scherza con i medici nelle immagini riprese dal CTV

Il Papa: «Buone vacanze... senza incidenti» (Osservatore Romano)

La comunità tedesca dei Walser all'Angelus: cori per il Papa (Ansa)

Il chirurgo che ha operato il Papa: L'ingessatura potrà essere rimossa indicativamente nella settimana dopo ferragosto. Benedetto "ottimo paziente"

Il polso del Papa sottoposto ad esame radiologico. I medici: "Decorso clinico buono" (Radio Vaticana)

Il medico che ha operato il Papa conferma: va tutto bene

Benedetto XVI si prepara per l'Angelus di domani a Les Combes

Padre Lombardi: la visita medica di controllo al Papa ha dato ottimi risultati (Ansa)

Radiografia al polso per il Papa: "Ottimi risultati, decorso è buono". Visita controllo: "Convalescenza corrisponde a quanto previsto"

Il Papa: una società senza Dio non sa dove andare (AsiaNews)

Benedetto XVI: la misericordia è il “vero potere” di Dio (Zenit)

"Se manca Dio, manca la bussola". Così il Papa celebrando i vespri nella Cattedrale di Aosta (prima trascrizione dell'omelia a cura di Radio Vaticana)

“Grazie per la vostra accoglienza, l’affetto e la simpatia”. Il Papa in visita alla città di Aosta (Albiero)

Il Papa ha celebrato i Vespri senza l'anello del Pescatore. Padre Lombardi: tolto "per semplicità"

Il Papa: L'occhio di Dio che ci vede non è un occhio cattivo che ci sorveglia, ma di un amore che non ci abbandona mai

Il Papa ai fedeli: buone vacanze...senza incidenti :-)

Il Papa: il vero potere è misericordia e perdono (Agi)

Aosta, folla nel centro per salutare Benedetto XVI: le foto

Benedetto XVI è ad Aosta, giro tra i fedeli lungo le vie della città. Saluta e benedice con la mano sinistra appoggiandosi alla jeep con la destra

Migliaia di fedeli danno il benvenuto al Papa ad Aosta (Agi)

Il Santo Padre tiene l'omelia "a braccio"

Il Papa è arrivato ad Aosta su un'auto scoperta

Il Presidente Rollandin: "Per la Valle d'Aosta e la città di Aosta, in particolare, oggi è una giornata di festa"

Il Papa presiede la celebrazione dei Vespri nella Cattedrale di Aosta (Radio Vaticana)

Il Papa, l'ombrello, la giacca ed il basco bianchi e Don Georg: foto :-)

"Corriere della Valle" sulla visita del Papa ad Aosta: “Un fine settimana estremamente significativo” (Sir)

Padre Lombardi: “Una mattinata tranquilla di lavoro per il Papa” (Sir)

Il Papa prepara l'omelia di stasera, arrivo ad Aosta previsto per le 17.15 (Ansa)

Il vescovo di Aosta: la presenza del Papa pone domande e attende risposte (Sir)

Mattinata tranquilla per il Papa, in serata Vespri in cattedrale Aosta

Il Papa sulla strada d’Anselmo, il santo razionalista (Rodari)

Il Papa incontra una signora malata: scambio di auguri e di abbracci (Ansa)

Ma il canale del Vaticano su YouTube è andato in vacanza?

Il Papa e la popolazione valdostana. Intervista a don Aldo Armellin (Osservatore Romano)

Le vacanze di Benedetto XVI: Il Papa e i bambini (Osservatore Romano)

Tutto è pronto ad Aosta per accogliere Benedetto XVI (Albiero)

Il riposo del Papa in montagna tra riflessioni e incontri con gli abitanti di Les Combes. Intervista a P. Lombardi (Radio Vaticana)

Padre Lombardi racconta dell'incontro del Papa con un gruppetto di cinque bambini (Sir)

Domani radiografia al polso del Papa, auguri dai Reali di Spagna, dalla Merkel e dal senatore Ciampi

Padre Lombardi: il Papa sta studiando i documenti che gli ha portato il card. Bertone (Ansa)

Il Papa scherza il suo polso rotto. Confermato per sabato il controllo ortopedico (Agi)

L'incontro del Papa con i bambini e le mamme (Ansa)

Il Papa scherza con due signore: Il braccio? Ci vuole tempo e pazienza. Sei metri di neve? Non posso immaginare :-)

Un pezzo di arte canavesana arriva in Vaticano in ricordo della visita del Papa (Scalvenzo)

Il Papa chiama e saluta i bimbi di Les Combes durante la passeggiata serale

Il Papa non rinuncia a scrivere la seconda parte del libro su Gesù e "si arma" di registratore :-)

La mano del Papa sta meglio. Vacanze di lavoro con registratore (Conte)

Il vicario di Aosta sull'incontro della comunità diocesana con il Papa: Evento di grazia in un cammino di rinnovamento (Osservatore Romano)

Il Papa riceve a Les Combes il suo segretario di Stato. Vacanze di lavoro (Osservatore Romano)

Il Papa in Valle d'Aosta: il programma dei Vespri, della visita ai malati e dell'Angelus di domenica (Ansa)

Venerdì radiografia al polso per il Papa, sabato visita di controllo (Ansa)

Frattura al polso: Padre Lombardi sottolinea la serenità e la pazienza del Papa (Zenit)

Il cardinale Bertone in visita al Papa a Les Combes. Ad Aosta si intesificano i preparativi per la celebrazione dei Vespri di venerdì (Radio Vaticana)

Santa Sede: "Il Papa sta bene". Ricevuto il card. Bertone (Sir)

Il Papa ed il cardinale Bertone sotto l'ombrellone: foto

Padre Lombardi: il Papa si è attrezzato con un registratore per poter dettare le sue riflessioni. Sente regolarmente il fratello al telefono (Apcom)

Se Papa Ratzinger non usa il computer. La notizia non diventi ulteriore pretesto...(Bruni)

La lezione di Anselmo di Aosta (Alberto Chiara)

E dire che parlavano di un Papa intellettuale ininfluente: monumentale commento di Bruno Mastroianni

Il Papa a "spasso" nel parco :-)

La gioia di Romano Canavese: «Quasi non ci sembra vero» (Scavo)

I ragazzi di Romano Canavese al Papa: «Le nostre mani per te» (Scavo)

Padre Lombardi: "Mi sembra che l’infortunio sia stato assorbito in tempi molto brevi e che non abbia inciso tantissimo" (Radio Vaticana)

Il grazie di Benedetto XVI per la preghiera e l’affetto: «Sono un po’ limitato ma la gioia del cuore è piena» (Mazza)

Quello strano caso delle suore da F1: la polizia smentisce. Avvocati diffondono notizie curiose ma inverificabili, pubblicate senza riscontri

Il Papa all'Angelus: Grazie con tutto il mio cuore a tutti (Sir)

Se un Papa dimostra la sua grandezza impersonando l'umiltà nei piccoli gesti: Benedetto XVI ha rivelato la statura eccezionale (Piccinelli)

Per il Papa vacanze di riposo. Il medico: sta bene (Apcom)

Il Papa e la benedizione con la mano destra ingessata (Accattoli)

Le giornate del Papa a Les Combes e le precisazioni di Padre Lombardi (Pinna)

Il medico che ha operato il Papa: Tutto procede regolarmente. Nei prossimi giorni la radiografia (Apcom)

Confermati la visita ad Aosta e l'Angelus di domenica, annullate tutte le gite a causa del polso bloccato

La visita di Benedetto XVI a Romano Canavese: Un'accoglienza particolare per un ospite d'eccezione (Osservatore Romano)

L'incoraggiamento del Papa ai disoccupati: il commento del presidente delle Acli (Radio Vaticana)

Giornata "casalinga" per Papa Benedetto (Ansa)

Il Papa rincuora famiglie in difficoltà e disoccupati: «Non scoraggiatevi» (Giansoldati)

Suora multata perchè sfrecciava verso Aosta? Bufala colossale, parola della Polizia Stradale...

Padre Lombardi: la soluzione migliore per il Papa l'intervento deciso dai medici ad Aosta (Radio Vaticana)

Il Papa, il polso ingessato, un paese accogliente, una mamma (Zavattaro)

Benedizione con la destra ingessata. E sull’enciclica il Papa dice: spero cambi il mondo (Vecchi)

Marco Politi pensa di mettere paura a noi o al Papa? Se lo scordi!

Il Canavese accoglie Benedetto XVI (Scalvenzo)

Il Papa ai disoccupati: "Non perdete la speranza" (Galeazzi)

Tutti gli articoli, le interviste ed i commenti sull'infortunio subito dal Papa al polso destro

Il prof. Soldati esprime dubbi sull’efficacia dell'intervento al Papa (Galeazzi)

"Suor Schumacher": «Io veloce? Ero in ansia per il Papa...». Intanto domani il Santo Padre benedirà il passaggio del Tour de France (Il Giornale)

Quella carezza del Papa alla mamma senza più bimbo

Il pranzo: Santità, vuole vino? No, grazie meglio l’aranciata. L’omaggio: Bernabè regala al Papa un computer (Il Giornale)

Il Papa: «Disoccupati, non vi fate scoraggiare dalla crisi» (Tornielli)

Il Papa ai disoccupati ed alle famiglie: la crisi non vi scoraggi (Conte)

L’abbraccio della gente: «Santità, guarisca presto» (Il Mattino)

Il Papa benedice con la mano ingessata. Il Card. Bertone scherza: con la sinistra problemi liturgici (Pinna)

Il Papa è ripartito per Les Combes. Valerio Bertone: E' un uomo alla mano e semplice

Un'ora di relax per il Papa a pranzo con la famiglia Bertone. Il fratello del cardinale: nessuna soggezione, il Santo Padre è molto "alla mano"

Grande folla attorno al Papa per la recita dell'Angelus a Romano Canavese.Benedetto XVI ringrazia per la solidarietà ricevuta dopo l'infortunio (R.V.)

Il Papa alle famiglie: "Non scoraggiatevi" (Agi)

ANGELUS: SERVIZIO DI STEFANO MARIA PACI

Il Papa si reca a casa del card. Bertone a bordo di una jeep scoperta

L'anello del Pescatore torna sulla mano destra con la quale il Papa ha dato la benedizione

Il Papa scherza sul suo polso fratturato: sono un pò limitato ma la gioia nel cuore è piena

Dal Papa allarme disoccupati: "Siete troppi, non scoraggiatevi" (Repubblica)

Un ringraziamento speciale a Telepace, il priore di Bose pensi per sé

Il Papa: la crisi non scoraggi e non faccia dimenticare chi sta peggio (AsiaNews)

La visita del Papa a Romano Canavese: «Famiglia e vita sono i valori costituenti della società solidale»

Il Papa: Come vedete sono un po' limitato ma la gioia del mio cuore e' piena

Il 24 luglio la "prima" volta di Benedetto XVI ad Aosta

Papa Benedetto XVI renderà omaggio a Sant'Anselmo nella Cattedrale di Aosta (Ansa)

"Fuori programma" del Papa: il 24 luglio reciterà i Vespri in Cattedrale ad Aosta (Albiero)

Ampia copertura mediatica per la visita del Santo Padre in canavese (Campagnolo)

Prime passeggiate per il Papa a Les Combes (Mazza)

Orto biologico per il Papa in Valle d'Aosta. La cura è affidata a quindici disabili (Apcom)

La terza giornata del Papa a Les Combes (Apcom)

Per il Papa la borsa con le "cose da fare" a Les Combes sembra piuttosto pesante. Il secondo volume del libro su Gesù in uscita a Pasqua? (Agi)

Verdure ecologiche e lamponi nel menù del Papa (Ansa)

Prosegue il riposo di Benedetto XVI a Les Combes, primo mercoledì della pausa estiva senza udienza generale (Radio Vaticana)

Il Papa a Les Combes: cronaca della seconda giornata (Pinna)

FOTOGALLERY DI AOSTASERA (Arrivo a Les Combes)

Intervista al vescovo di Aosta, Mons. Anfossi: Benedetto XVI a Les Combes tra natura, musica e libri (Osservatore Romano)

Il Papa a Les Combes: Un posto bellissimo. Per pregare, pensare, incontrare (Sir)

Il Papa in Valle d’Aosta: «Riposo e un po’ di lavoro» (Mazza)

Il Papa ha iniziato le vacanze. Scivolone del Tg3 (Eco di Bergamo)

Benedetto XVI: primo giorno di assoluto riposo a Les Combes (Vignolini)

Il Papa: Il G8? Sì, mi sembra che sia andato molto bene (Pinna)

NOTIZIE, RASSEGNA STAMPA E COMMENTI DEL 13 LUGLIO 2009

Bellissimo servizio sul Papa al Tg2 :-)

Chiuso il "caso" Balducci. Telefonata di "chiarimento" fra Padre Lombardi e Di Bella. Il Tg3 però ignora la polemica e ovviamente non si scusa

Pomeriggio di tutto riposo per il Papa a Les Combes

Riposo e lavoro per le vacanze del Papa (Osservatore Romano)

Al via le vacanze del Papa a Les Combes tra riposo, lavoro e passeggiate

Papa, vacanze in Valle d'Aosta (Tgcom)

Benedetto XVI in Valle: "Questo posto è veramente bellissimo" (Vignolini)

Il Papa in Valle d’Aosta: Mi sembra che il G8 sia andato molto bene (Velino)

Iniziato il soggiorno del Papa a Les Combes in Valle d'Aosta. Affetto, fiori e poesie per salutare l'arrivo di Benedetto XVI (Radio Vaticana)

Il Papa a Les Combes: "Un posto bellissimo (altrimenti...). Saranno vacanze di riposo e lavoro"

Il Papa accolto a Les Combes dai bambini, auguri in patois

Il Papa: "A Les Combes mi riposerò e lavorerò anche un pò". "Questo posto è veramente bellissimo, altrimenti non ci sarei tornato":-)

Il Papa è arrivato a Les Combes, iniziano le vacanze in Valle d'Aosta

Il Papa: "Mi pare che il G8 sia andato bene" (Studio Aperto)

Il Papa accolto dal cardinale Poletto all'aeroporto di Torino Caselle (Agi)

Il Papa è arrivato a Torino, in viaggio per Les Combes

Benedetto XVI torna in Valle: la trepidante attesa del popolo valdostano (Vignolini e Porta)

Il Papa in vacanza in Valle d'Aosta (Corriere)

Il Papa da oggi in vacanza in Valle d'Aosta (Apcom)

ARTICOLI PRECEDENTI L'ARRIVO DEL SANTO PADRE

A Les Combes il Papa troverà barbecue, ombrellone e due gattti (Pinna)

Il Papa: "La preghiera non conosce distanze e separazioni: dovunque siamo, essa fa di noi un cuore solo e un’anima sola"

Il Papa saluta Roma: da domani in Valle d'Aosta. Richiamo al rispetto del codice stradale (Izzo)

La Valle d’Aosta è pronta per l’abbraccio al Papa (Favre)

Il Papa in Valle d'Aosta, Mons. Anfossi: “Un momento di grazia” (Sir)

PERIODO DI RIPOSO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI IN VALLE D’AOSTA (13-29 LUGLIO 2009) - AVVISO

Anno Anselmiano: Papa Benedetto in Valle d'Aosta rievocherà Anselmo (Ansa)

Il Papa in Valle d’Aosta dal 13 al 29 luglio. Angelus a Romano Canavese e a Les Combes

In Valle d’Aosta le vacanze del Papa (Mazza)

GLI INCONTRI DEL PAPA CON IL CLERO DELLA VALLE D'AOSTA, DEL CADORE E DI BRESSANONE

I sacerdoti di Bressanone e Bolzano chiedono, il Papa risponde...(8 agosto 2008)

Auronzo di Cadore: i sacerdoti di Belluno e Treviso chiedono, il Papa risponde... (24 luglio 2007)

I parroci valdostani chiedono, il Papa risponde... (25 luglio 2005)

ANGELUS

Il Papa: "C’è un punto nel Vangelo di Marco dove egli racconta che, dopo giorni di stress, il Signore ha detto ai discepoli: "Venite con me in un luogo solitario e riposatevi un pò". E siccome la Parola di Cristo non è mai legata al solo momento in cui è pronunciata, ho applicato questo invito ai discepoli anche a me e sono venuto in questo luogo bello e tranquillo per riposare un poco" (Parole del Santo Padre alla recita dell'Angelus, Bressanone, 10 agosto 2008)

Benedetto XVI: "Man mano che il nostro sguardo sul passato si fa più largo e consapevole, appare sempre più grande, direi quasi sovrumano, il merito di Paolo VI nel presiedere l’Assise conciliare, nel condurla felicemente a termine e nel governare la movimentata fase del post-Concilio" (Parole del Santo Padre alla recita dell'Angelus, Bressanone, 3 agosto 2008)

LE PRECEDENTI VACANZE DEL PAPA

IL PAPA IN ALTO ADIGE (2008): LO SPECIALE DEL BLOG

IL PAPA IN CADORE (2007): LO SPECIALE DEL BLOG