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venerdì 21 settembre 2007

Alcune reti terroristiche rimproverano l'Occidente di avere dimenticato Dio


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Lo splendido discorso del Papa ai politici cristiani e la sparata del nobel Fo

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UDIENZA AI PARTECIPANTI ALL’INCONTRO PROMOSSO DALL’INTERNAZIONALE DEMOCRATICA DI CENTRO E DEMOCRATICO CRISTIANA (IDC), 21 SETTEMBRE 2007

Questa mattina, nella Sala degli Svizzeri del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza i partecipanti all’Incontro promosso dall’Internazionale Democratica di Centro e Democratico Cristiana (IDC) e rivolge loro il discorso che riportiamo di seguito:

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Signor Presidente,
onorevoli Parlamentari,
distinti Signore e Signori!


Sono lieto di accogliervi durante i lavori del Comitato Esecutivo dell’Internazionale Democratica di Centro e Democratico Cristiana e desidero, anzitutto, rivolgere un cordiale saluto alle numerose Delegazioni presenti, che provengono da tante nazioni del mondo. Un particolare saluto dirigo al Presidente, On. Pier Ferdinando Casini, e lo ringrazio per le cortesi parole che mi ha rivolto a nome dei presenti. La vostra visita mi dà l’opportunità di offrire alla vostra attenzione alcune considerazioni su valori e ideali che sono stati forgiati o approfonditi in maniera decisiva dalla tradizione cristiana in Europa e nel mondo intero.

So che voi, pur nella varietà delle vostre provenienze, condividete non pochi dei suoi principi, come ad esempio la centralità della persona ed il rispetto dei diritti umani, l’impegno per la pace e la promozione della giustizia per tutti. Voi fate pertanto riferimento a principi fondamentali, che sono tra loro correlati, come dimostra l’esperienza della storia.

Quando, in effetti, i diritti umani sono violati, è la stessa dignità della persona ad essere ferita; se la giustizia vacilla, la pace è in pericolo. D’altra parte, la giustizia, dal canto suo, può dirsi veramente umana, solo se la visione etica e morale sulla quale si fonda è centrata sulla persona e sulla sua inalienabile dignità.

Onorevoli Signori e Signore, la vostra attività, che si ispira a tali principi, oggi è resa ancor più difficile dal clima di profondi mutamenti che vivono le nostre comunità. Per questo vorrei ancor più incoraggiarvi a proseguire nello sforzo di servire il bene comune, adoperandovi a far sì che non si diffondano, né si rafforzino ideologie che possono oscurare o confondere le coscienze e veicolare una illusoria visione della verità e del bene.

Esiste, ad esempio, in campo economico una tendenza che identifica il bene con il profitto e in tal modo dissolve la forza dell’ethos dall’interno, finendo per minacciare il profitto stesso. Alcuni ritengono che la ragione umana sia incapace di cogliere la verità e, pertanto, di perseguire il bene corrispondente alla dignità della persona. C’è poi chi valuta legittima l’eliminazione della vita umana nella sua fase prenatale o in quella terminale. Preoccupante è inoltre la crisi in cui versa la famiglia, cellula fondamentale della società fondata sul matrimonio indissolubile di un uomo e di una donna. L’esperienza dimostra che quando la verità dell’uomo è oltraggiata, quando la famiglia è minata nelle sue fondamenta, la pace stessa è minacciata, il diritto rischia di essere compromesso e, come logica conseguenza, si va incontro a ingiustizie e violenze.

C’è un altro ambito che a voi sta a cuore ed è quello della difesa della libertà religiosa, diritto fondamentale insopprimibile, inalienabile ed inviolabile, radicato nella dignità di ogni essere umano e riconosciuto da vari documenti internazionali, fra i quali, anzitutto, la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. L’esercizio di tale libertà comprende anche il diritto di cambiare religione, che va garantito non soltanto giuridicamente, bensì pure nella pratica quotidiana.

La libertà religiosa risponde, infatti, all’intrinseca apertura della creatura umana a Dio, Verità piena e Bene sommo e la sua valorizzazione costituisce un’espressione fondamentale di rispetto della ragione umana e della sua capacità di verità. L’apertura alla trascendenza costituisce una garanzia indispensabile per la dignità umana perché ci sono aneliti ed esigenze del cuore di ogni persona che solo in Dio trovano comprensione e risposta. Non si può pertanto escludere Dio dall’orizzonte dell’uomo e della storia! Ecco perché va accolto il desiderio comune a tutte le tradizioni autenticamente religiose di mostrare pubblicamente la propria identità, senza essere costretti a nasconderla o mimetizzarla.

Il rispetto della religione contribuisce, inoltre, a smentire il ripetuto rimprovero di aver dimenticato Dio, con cui alcune reti terroristiche cercano pretestuosamente di giustificare le loro minacce alla sicurezza delle società occidentali. Il terrorismo rappresenta un fenomeno gravissimo, che spesso arriva a strumentalizzare Dio e disprezza in maniera ingiustificabile la vita umana. La società ha certo il diritto di difendersi, ma questo diritto, come ogni altro, va sempre esercitato nel pieno rispetto delle regole morali e giuridiche anche per quanto concerne la scelta degli obiettivi e dei mezzi. Nei sistemi democratici l'uso della forza non giustifica mai la rinuncia ai principi dello stato di diritto. Si può, infatti, proteggere la democrazia minacciandone le fondamenta?

Occorre dunque tutelare strenuamente la sicurezza della società e dei suoi membri, salvaguardando tuttavia i diritti inalienabili di ogni persona. Il terrorismo va combattuto con determinazione ed efficacia, nella consapevolezza che, se il male è un mistero pervasivo, la solidarietà degli uomini nel bene è un mistero ancor più diffusivo.

La dottrina sociale della Chiesa Cattolica offre, al riguardo, elementi di riflessione utili per promuovere la sicurezza e la giustizia, sia a livello nazionale che internazionale, a partire dalla ragione, dal diritto naturale ed anche dal Vangelo, a partire cioè da quanto è conforme alla natura di ogni essere umano ed anche la trascende.

La Chiesa sa che non è suo compito far essa stessa valere politicamente questa sua dottrina: del resto suo obbiettivo è servire la formazione della coscienza nella politica e contribuire affinché cresca la percezione delle vere esigenze della giustizia e, insieme, la disponibilità ad agire in base ad esse, anche quando ciò contrastasse con situazioni di interesse personale (cfr Deus caritas est, 28).

In questa sua missione, la Chiesa è mossa dall’amore per Dio e per l’uomo e dal desiderio di collaborare con tutte le persone di buona volontà per costruire un mondo dove vengano salvaguardati la dignità e i diritti inalienabili di tutte le persone. A quanti condividono la fede in Cristo, la Chiesa chiede di testimoniarla oggi, con ancor più grande coraggio e generosità. La coerenza dei cristiani è infatti indispensabile anche nella vita politica, perché il "sale" dell’impegno apostolico non perda il suo "sapore" e la "luce" degli ideali evangelici non venga oscurata nella loro azione quotidiana.

Onorevoli Signori e Signore, grazie ancora una volta per questa vostra gradita visita. Mentre formulo fervidi voti per il vostro lavoro, assicuro un ricordo nella preghiera perché Iddio benedica voi, le vostre famiglie e vi ottenga saggezza, coerenza e vigore morale per servire la grande e nobile causa dell’uomo e del bene comune.

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martedì 28 agosto 2007

Il Papa ancora profetico: nei paesi più sviluppati pratiche di eugenismo fino alla ricerca ossessiva del "figlio perfetto"


DISCORSO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI AI PARTECIPANTI ALL’ASSEMBLEA GENERALE DELLA PONTIFICIA ACCADEMIA PER LA VITA

Sala Clementina

Sabato, 24 febbraio 2007

Cari fratelli e sorelle,

è per me una vera gioia ricevere in questa Udienza così affollata i Membri della Pontificia Accademia per la Vita, riuniti in occasione della XIII Assemblea Generale; e quanti hanno inteso partecipare al Congresso che ha per tema: "La coscienza cristiana a sostegno del diritto alla vita". Saluto il Cardinale Javier Lozano Barragán, gli Arcivescovi e Vescovi presenti, i confratelli sacerdoti, i relatori del Congresso e tutti voi, convenuti da diversi Paesi. Saluto in particolare il Vescovo Elio Sgreccia, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, che ringrazio per le amabili parole rivoltemi, e per il lavoro a cui attende insieme con il Vice-Presidente, il Cancelliere e i membri del Consiglio Direttivo, per attuare i compiti delicati e vasti della Pontificia Accademia.

Il tema che avete posto all’attenzione dei partecipanti, e pertanto anche della comunità ecclesiale e dell’opinione pubblica, è di grande rilevanza: la coscienza cristiana, infatti, ha una interna necessità di alimentarsi e rafforzarsi con le motivazioni molteplici e profonde che militano a favore del diritto alla vita. E’ un diritto che esige di essere sostenuto da tutti, perché è il diritto fondamentale in ordine agli altri diritti umani. Lo afferma con forza l’Enciclica Evangelium vitae: "Pur tra difficoltà e incertezze, ogni uomo sinceramente aperto alla verità e al bene, con la luce della ragione e non senza il segreto influsso della grazia, può arrivare a riconoscere nella legge naturale scritta nel cuore (cfr Rm 2, 14-15) il valore sacro della vita umana dal primo inizio fino al suo termine, e ad affermare il diritto di ogni essere umano a vedere sommamente rispettato questo suo bene primario. Sul riconoscimento di tale diritto si fonda l'umana convivenza e la stessa comunità politica" (n. 2). La medesima Enciclica ricorda che "questo diritto devono in modo particolare difendere e promuovere i credenti in Cristo, consapevoli della meravigliosa verità, ricordata dal Concilio Vaticano II: ‘con l’Incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo’ (Gaudium et spes, 22). In questo evento di salvezza, infatti, si rivela all’umanità, non solo l’amore sconfinato di Dio, che ‘ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio Unigenito’ (Gv 3,16), ma anche il valore incomparabile di ogni persona umana" (ibid.)

Continuamente, perciò, il cristiano è chiamato a mobilitarsi per far fronte ai molteplici attacchi a cui è esposto il diritto alla vita. In ciò egli sa di poter contare su motivazioni che hanno profonde radici nella legge naturale e che possono quindi essere condivise da ogni persona di retta coscienza. In questa prospettiva, soprattutto dopo la pubblicazione dell’Enciclica Evangelium vitae, molto è stato fatto perché i contenuti di tali motivazioni potessero essere meglio conosciuti nella comunità cristiana e nella società civile, ma bisogna ammettere che gli attacchi al diritto alla vita in tutto il mondo si sono estesi e moltiplicati, assumendo anche nuove forme.

Sono sempre più forti le pressioni per la legalizzazione dell’aborto nei Paesi dell’America Latina e nei Paesi in via di sviluppo, anche con il ricorso alla liberalizzazione delle nuove forme di aborto chimico sotto il pretesto della salute riproduttiva: si incrementano le politiche del controllo demografico, nonostante che siano ormai riconosciute come perniciose anche sul piano economico e sociale.

Nello stesso tempo, nei Paesi più sviluppati cresce l’interesse per la ricerca biotecnologica più raffinata, per instaurare sottili ed estese metodiche di eugenismo fino alla ricerca ossessiva del "figlio perfetto", con la diffusione della procreazione artificiale e di varie forme di diagnosi tendenti ad assicurarne la selezione. Una nuova ondata di eugenetica discriminatoria trova consensi in nome del presunto benessere degli individui e, specie nel mondo economicamente progredito, si promuovono leggi per legalizzare l’eutanasia.

Tutto questo avviene mentre, su un altro versante, si moltiplicano le spinte per la legalizzazione di convivenze alternative al matrimonio e chiuse alla procreazione naturale. In queste situazioni la coscienza, talora sopraffatta dai mezzi di pressione collettiva, non dimostra sufficiente vigilanza circa la gravità dei problemi in gioco, e il potere dei più forti indebolisce e sembra paralizzare anche le persone di buona volontà.

Per questo è ancor più necessario l’appello alla coscienza e, in particolare, alla coscienza cristiana. "La coscienza, come dice il Catechismo della Chiesa Cattolica, è un giudizio della ragione mediante il quale la persona umana riconosce la qualità morale di un atto concreto che sta per porre, sta compiendo o ha compiuto. In tutto quello che dice e fa, l’uomo ha il dovere di seguire ciò che sa essere giusto e retto" (n. 1778). Da questa definizione emerge che la coscienza morale, per essere in grado di guidare rettamente la condotta umana, deve anzitutto basarsi sul solido fondamento della verità, deve cioè essere illuminata per riconoscere il vero valore delle azioni e la consistenza dei criteri di valutazione, così da sapere distinguere il bene dal male, anche laddove l’ambiente sociale, il pluralismo culturale e gli interessi sovrapposti non aiutino a ciò.

La formazione di una coscienza vera, perché fondata sulla verità, e retta, perché determinata a seguirne i dettami, senza contraddizioni, senza tradimenti e senza compromessi, è oggi un’impresa difficile e delicata, ma imprescindibile. Ed è un’impresa ostacolata, purtroppo, da diversi fattori. Anzitutto, nell’attuale fase della secolarizzazione chiamata post-moderna e segnata da discutibili forme di tolleranza, non solo cresce il rifiuto della tradizione cristiana, ma si diffida anche della capacità della ragione di percepire la verità ci si allontana dal gusto della riflessione. Addirittura, secondo alcuni, la coscienza individuale, per essere libera, dovrebbe disfarsi sia dei riferimenti alle tradizioni, sia di quelli basati sulla ragione. Così la coscienza, che è atto della ragione mirante alla verità delle cose, cessa di essere luce e diventa un semplice sfondo su cui la società dei media getta le immagini e gli impulsi più contraddittori.

Occorre rieducare al desiderio della conoscenza della verità autentica, alla difesa della propria libertà di scelta di fronte ai comportamenti di massa e alle lusinghe della propaganda, per nutrire la passione della bellezza morale e della chiarezza della coscienza. Questo è compito delicato dei genitori e degli educatori che li affiancano; ed è compito della comunità cristiana nei confronti dei suoi fedeli. Per quanto concerne la coscienza cristiana, la sua crescita e il suo nutrimento, non ci si può accontentare di un fugace contatto con le principali verità di fede nell’infanzia, ma occorre un cammino che accompagni le varie tappe della vita, dischiudendo la mente ed il cuore ad accogliere i fondamentali doveri su cui poggia l’esistenza sia del singolo che della comunità. Solo così sarà possibile avviare i giovani a comprendere i valori della vita, dell’amore, del matrimonio, della famiglia. Solo così si potrà portarli ad apprezzare la bellezza e la santità dell’amore, la gioia e la responsabilità di essere genitori e collaboratori di Dio nel dare la vita. In mancanza di una formazione continua e qualificata, diventa ancor più problematica la capacità di giudizio nei problemi posti dalla biomedicina in materia di sessualità, di vita nascente, di procreazione, come anche nel modo di trattare e curare i pazienti e le fasce deboli della società.

E’ certamente necessario parlare dei criteri morali che riguardano questi temi con professionisti, medici e giuristi, per impegnarli ad elaborare un competente giudizio di coscienza, e, nel caso, anche una coraggiosa obiezione di coscienza, ma una pari urgenza insorge a livello di base, per le famiglie e le comunità parrocchiali, nel processo di formazione della gioventù e degli adulti. Sotto questo aspetto, accanto alla formazione cristiana, finalizzata alla conoscenza della Persona di Cristo, della sua Parola e dei Sacramenti, nell’itinerario di fede dei fanciulli e degli adolescenti occorre unire coerentemente il discorso sui valori morali che riguardano la corporeità, la sessualità, l’amore umano, la procreazione, il rispetto per la vita in tutti i momenti, denunciando nel contempo con validi e precisi motivi, i comportamenti contrari a questi valori primari. In questo specifico campo l’opera dei sacerdoti dovrà essere opportunamente coadiuvata dall’impegno di laici educatori, anche specialisti, dediti al compito di guidare le realtà ecclesiali con la loro scienza illuminata dalla fede. Prego, pertanto, il Signore perché mandi fra voi, cari fratelli e sorelle, e fra quanti si dedicano alla scienza, alla medicina, al diritto, alla politica, dei testimoni forniti di coscienza vera e retta, per difendere e promuovere lo "splendore della verità" a sostegno del dono e del mistero della vita. Confido nel vostro aiuto, carissimi professionisti, filosofi, teologi, scienziati e medici. In una società talora chiassosa e violenta, con la vostra qualificazione culturale, con l’insegnamento e con l’esempio, potete contribuire a risvegliare in molti cuori la voce eloquente e chiara della coscienza.

"L’uomo ha in realtà una legge scritta da Dio nel suo cuore -ci ha insegnato il Concilio Vaticano II-; ubbidire ad essa è la dignità stessa dell’uomo e, secondo questa, egli sarà giudicato" (Gaudium et spes, 16). Il Concilio ha offerto sapienti indirizzi perché "i laici imparino a distinguere accuratamente diritti e doveri che spettano loro in quanto membri della Chiesa da quelli che competono loro in quanto membri della società umana" e "perché imparino ad armonizzarli fra loro, ricordando che in ogni cosa temporale, devono lasciarsi guidare dalla coscienza cristiana, perché nessuna attività umana, nemmeno temporale, può sottrarsi a Dio" (Lumen gentium, 36). Per questa stessa ragione il Concilio esorta i laici credenti ad accogliere "quanto i pastori decidono come maestri e capi della Chiesa" e, d’altro canto, raccomanda "che i pastori riconoscano e promuovano la dignità e responsabilità dei laici nella Chiesa, si servano volentieri del loro prudente consiglio" e conclude che "da tali rapporti familiari tra laici e pastori si devono attendere molti vantaggi nella Chiesa" (Lumen gentium, 38).

Quando è in gioco il valore della vita umana, questa armonia tra funzione magisteriale e impegno laicale diventa singolarmente importante: la vita è il primo dei beni ricevuti da Dio ed è fondamento di tutti gli altri; garantire il diritto alla vita a tutti e in maniera uguale per tutti è dovere dal cui assolvimento dipende il futuro dell’umanità. Emerge anche da questa angolatura l’importanza di questo vostro incontro di studio. Ne affido i lavori ed i risultati all’intercessione della Vergine Maria, che la tradizione cristiana saluta come la vera "Madre di tutti i viventi". Sia Lei ad assistervi e a guidarvi! A suggello di questo auspicio, desidero impartire a tutti voi, ai vostri familiari e collaboratori l’Apostolica Benedizione.

© Copyright 2007 - Libreria Editrice Vaticana

martedì 13 marzo 2007

Analisi e sintesi dell'Esortazione Apostolica "Sacramentum Caritatis"


Ecco le prime analisi e sintesi dell'Esortazione Apostolica del Santo Padre, il cui testo e' consultabile integralmente qui


IL PAPA: IN TROPPI PAESI MANCA LIBERTA', ANDARE IN CHIESA E' DA EROI
Garantire a tutti di vivere liberamente le loro convinzioni

Città del Vaticano, 13 mar. (Apcom) - Il Papa è preoccupato per quei paesi che non possono esprimere liberamente la propria fede. "Non sono poche le regioni del mondo nelle quali il solo recarsi in Chiesa costituisce un'eroica testimonianza che espone la vita del soggetto all'emarginazione e alla violenza - scrive Benedetto XVI nell'Esortazione postsinodale sull'Eucaristia presentata questa mattina in Vaticano - anche in questa circostanza voglio confermare la solidarietà di tutta la Chiesa con coloro che soffrono per la mancanza di libertà di culto".
"Laddove manca la libertà religiosa, lo sappiamo - prosegue il Pontefice - manca in definitiva la libertà più significativa, poiché nella fede l'uomo esprime l'intima decisione riguardo al senso ultimo della propria esistenza". Infine, una preghiera affinchè "si allarghino gli spazi della libertà religiosa in tutti gli Stati, affinché i cristiani, come pure i membri delle altre religioni, possano liberamente vivere le loro convinzioni, personalmente e in comunità".


IL PAPA: NON SMARRIRE SENSO DELLA DOMENICA, UOMO NON IDOLATRI LAVORO
Società civile non penalizzi cristiani che santificano la festa

Città del Vaticano, 13 mar. (Apcom) - "Smarrire il senso della domenica come giorno del Signore da santificare è sintomo di una perdita del senso autentico della libertà cristiana". Ed ancora: "L'uomo non si lasci asservire dal lavoro, non lo idolatri, pretendendo di trovare in esso il senso ultimo e definitivo della vita". Così Benedetto XVI richiama, nell'Esortazione postsinodale sull'Eucaristia presentata oggi in Vaticano, al senso della domenica, giorno da preservera e "festa primordiale".

La domenica, dunque "merita di essere santificata, perché non finisca per risultare un giorno 'vuoto di Dio'". "Infine - scandisce il Papa - è particolarmente urgente in questo nostro tempo ricordare che il giorno del Signore è anche il giorno del riposo dal lavoro. Ci auguriamo vivamente - prosegue Benedetto XVI - che esso sia riconosciuto come tale anche dalla società civile, così che sia possibile essere liberi dalle attività lavorative, senza venire per questo penalizzati".


PAPA/ APPELLO A SACERDOTI: MIGLIORARE LA QUALITA' DELL'OMELIA
Sia preparata accuratamente, no a omelie generiche o astratte

Città del Vaticano, 13 mar. (Apcom) - Appello del Papa ai sacerdoti a "migliorare la qualità dell'omelia". L'invito è contenuto nell'Esortazione postisinodale sull'Eucaristia presentata questa mattina in Vaticano, a conclusione del Sinodo dei Vescovi che si è tenuto nell'ottobre del 2005.

L'omelia "è parte dell'azione liturgica", spiega il Papa e "ha il compito di favorire una più piena comprensione ed efficacia della Parola di Dio nella vita dei fedeli". In tal senso, il Pontefice invita i sacerdoti a "preparare accuratamente l'omelia, basandosi su una conoscenza adeguata della Sacra Scrittura" e a "evitare omelie generiche o astratte".


IL PAPA: LA SECOLARIZZAZIONE HA FALLITO, CRISTO NON E' UN FATTO PRIVATO
Esortazione post-sinodale: "Capace di rinnovare la vita di tutti"

Città del Vaticano, 13 mar. (APCom) - Il fallimento della secolarizzazione "è ora davanti a tutti", e oggi bisogna riscoprire che Cristo "non è una semplice convinzione privata o una dottrina astratta": è uno dei passaggi dell'esortazione post-sinodale del Papa che è stata presentata questa mattina in Vaticano dal cardinale Angelo Scola.

"Uno degli effetti più gravi della secolarizzazione - scrive il Papa nel paragrafo 77 - sta nell'aver relegato la fede cristiana ai margini dell'esistenza, come se essa fosse inutile per quanto riguarda lo svolgimento concreto della vita degli uomini. Il fallimento di questo modo di vivere 'come se Dio non ci fosse' è ora davanti a tutti. Oggi - prosegue Papa Ratzinger, che sulla figura di Cristo ha scritto un libro di prossima pubblicazione - c'è bisogno di riscoprire che Gesù Cristo non è una semplice convinzione privata o una dottrina astratta, ma una persona reale il cui inserimento nella storia è capace di rinnovare la vita di tutti".

Al paragrafo successivo,il 78, Benedetto XVI affronta il tema della "evangelizzazione delle culture". "Cristo stesso è la verità di ogni uomo e di tutta la storia umana", afferma il Papa.


DIVORZIATI: PAPA, PIU' TRIBUNALI PER VERIFICARE NULLITA' MATRIMONIO

(ASCA) - Citta' del Vaticano, 13 mar - Rilanciare e moltiplicare la presenza dei tribunali ecclesiastici sul territorio delle diocesi per dare adeguata consulenza ai coniugi divorziati che si sono risposati o intendano farlo. Lo chiede il papa per accrescere l'attenzione pastorale della Chiesa verso i divorziati risposati ai quali non e' concessa la possibilita' di ricevere la comunione eucaristica. La prima cosa da fare, infatti, prima di ogni altra decisione e' quella di verificare se il loro matrimonio e' stato contratto validamente o rientra nei casi di nullita'. In questo caso l'ammissione all'eucaristia non creerebbe problemi. Diversamente per accedere all'eucaristia i divorziati risposati dovrebbero vivere senza avere rapporti sessuali con il rispettivo partner. E' quanto viene stabilito dal Papa nell'esortazione apostolica postsinodale dedicata all'Eucaristia e pubblicata oggi, un anno e mezzo dopo la conclusione del sinodo dei vescovi. Il tema dei divorziati risposati viene trattato nel capitolo dedicato al rapporto che esiste tra l'Eucaristia e il sacramento del matrimonio che rimane la forma unica di famiglia riconosciuta e sostenuta dalla Chiesa, fondata sull'indissolubilita' del sacramento. ''Se l'Eucaristia esprime l'irreversibilita' dell'amore di Dio in Cristo per la sua Chiesa, - afferma il testo al paragrafo 29 - si comprende perche' essa implichi, in relazione al sacramento del Matrimonio, quella indissolubilita' alla quale ogni vero amore non puo' che anelare.Piu' che giustificata quindi l'attenzione pastorale che il Sinodo ha riservato alle situazioni dolorose in cui si trovano non pochi fedeli che, dopo aver celebrato il sacramento del Matrimonio, hanno divorziato e contratto nuove nozze. Si tratta di un problema pastorale spinoso e complesso, una vera piaga dell'odierno contesto sociale che intacca in misura crescente gli stessi ambienti cattolici. I Pastori, per amore della verita', sono obbligati a discernere bene le diverse situazioni, per aiutare spiritualmente nei modi adeguati i fedeli coinvolti.Il Sinodo dei Vescovi ha confermato la prassi della Chiesa, fondata sulla Sacra Scrittura (cfr Mc 10,2-12), di non ammettere ai Sacramenti i divorziati risposati, perche' il loro stato e la loro condizione di vita oggettivamente contraddicono quell'unione di amore tra Cristo e la Chiesa che e' significata ed attuata nell'Eucaristia. I divorziati risposati, tuttavia, nonostante la loro situazione, continuano ad appartenere alla Chiesa, che li segue con speciale attenzione, nel desiderio che coltivino, per quanto possibile, uno stile cristiano di vita attraverso la partecipazione alla santa Messa, pur senza ricevere la Comunione, l'ascolto della Parola di Dio, l'Adorazione eucaristica, la preghiera, la partecipazione alla vita comunitaria, il dialogo confidente con un sacerdote o un maestro di vita spirituale, la dedizione alla carita' vissuta, le opere di penitenza, l'impegno educativo verso i figli. La' dove sorgono legittimamente dei dubbi sulla validita' del Matrimonio sacramentale contratto, - rileva Benedetto XVI nella parte piu' innovativa del provvedimento - si deve intraprendere quanto e' necessario per verificarne la fondatezza. Bisogna poi assicurare, nel pieno rispetto del diritto canonico,la presenza sul territorio dei tribunali ecclesiastici, il loro carattere pastorale, la loro corretta e pronta attivita'. Occorre che in ogni Diocesi ci sia un numero sufficiente di persone preparate per il sollecito funzionamento dei tribunali ecclesiastici. Ricordo che '' e' un obbligo grave quello di rendere l'operato istituzionale della Chiesa nei tribunali sempre piu' vicino ai fedeli ''. E' necessario, tuttavia, evitare di intendere la preoccupazione pastorale come se fosse in contrapposizione col diritto. Si deve piuttosto partire dal presupposto che fondamentale punto d'incontro tra diritto e pastorale e' l'amore per la verita': questa infatti non e' mai astratta, ma '' si integra nell'itinerario umano e cristiano di ogni fedele ''. Infine, la' dove non viene riconosciuta la nullita' del vincolo matrimoniale e si danno condizioni oggettive che di fatto rendono la convivenza irreversibile, la Chiesa incoraggia questi fedeli a impegnarsi a vivere la loro relazione secondo le esigenze della legge di Dio, come amici, come fratello e sorella; cosi' potranno riaccostarsi alla mensa eucaristica, con le attenzioni previste dalla provata prassi ecclesiale. Tale cammino, perche' sia possibile e porti frutti, deve essere sostenuto dall'aiuto dei pastori e da adeguate iniziative ecclesiali, evitando, in ogni caso, di benedire queste relazioni, perche' tra i fedeli non sorgano confusioni circa il valore del Matrimonio. Data la complessita' del contesto culturale in cui vive la Chiesa in molti Paesi, il Sinodo ha, poi, raccomandato di avere la massima cura pastorale nella formazione dei nubendi e nella previa verifica delle loro convinzioni circa gli impegni irrinunciabili per la validita' del sacramento del Matrimonio. Un serio discernimento a questo riguardo potra' evitare che impulsi emotivi o ragioni superficiali inducano i due giovani ad assumere responsabilita' che non sapranno poi onorare. Troppo grande e' il bene che la Chiesa e l'intera societa' s'attendono dal matrimonio e dalla famiglia su di esso fondata per non impegnarsi a fondo in questo specifico ambito pastorale. Matrimonio e famiglia sono istituzioni che devono essere promosse e difese da ogni possibile equivoco sulla loro verita', perche' ogni danno arrecato ad esse e' di fatto una ferita che si arreca alla convivenza umana come tale''.


PAPA A POLITICI CATTOLICI: RISPETTATE VALORI NON NEGOZIABILI
Esortazione, "responsabilità" dei vescovi a guidare il "gregge"

Città del Vaticano, 13 mar. (Apcom) - Il Papa torna a rivolgere un appello affinché "i politici e i legislatori cattolici" promulghino leggi che non contraddicano i cosiddetti valori "non negoziabili" (rifiuto di aborto, eutanasia e sperimentazione sugli embrioni, difesa dell'unicità della famiglia fondata sul matrimonio eterosessuale, libertà di educazione): a questo tema è dedicato un passaggio della esortazione postsinodale sull'eucaristia presentato questa mattina in Vaticano. Mentre in Italia prosegue il dibattito sulle coppie di fatto (Dico, nella dizione del ddl governativo), il paragrafo 83 del documento, dedicato alla "coerenza eucaristica", sottolinea anche il fatto che "i vescovi sono tenuti a richiamare costantemente tali valori".

"I politici e i legislatori cattolici, consapevoli della loro grave responsabilità sociale, devono sentirsi particolarmente interpellati dalla loro coscienza, rettamente formata, a presentare e sostenere leggi ispirate ai valori fondati nella natura umana", scrive Benedetto XVI. "Tali valori non sono negoziabili", precisa il Papa, che elenca "il rispetto e la difesa della vita umana, dal concepimento fino alla morte naturale, la famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna, la libertà di educazione dei figli e la promozione del bene comune in tutte le sue forme"

"I Vescovi - aggiunge Papa Ratzinger - sono tenuti a richiamare costantemente tali valori. Ciò fa parte della loro responsabilità nei confronti del gregge loro affidato".

domenica 11 marzo 2007

IL PAPA ALL'ANGELUS: LA PENITENZA NON E' MORALISMO


Il Papa: Il rifiuto di Dio e dell'etica porta la società alla rovina

CITTA' DEL VATICANO

«Le persone e le società che vivono senza mai mettersi in discussione hanno come unico destino finale la rovina». Benedetto XVI pronuncia parole molto severe nel discorso agli oltre 60 mila fedeli presenti oggi in piazza San Pietro ai quali ricorda: «Cristo invita a rispondere al male prima di tutto con un serio esame di coscienza e con l’impegno a purificare la propria vita. Altrimenti, dice Gesù, periremo». Il Papa si ferma un istante e poi ripete: «periremo tutti nello stesso modo».
È un invito a ripensare la vita di ciascuno e di tutti alla luce del Vangelo e del suo messaggio etico. «La conversione - spiega il Papa - pur non preservando dai problemi e dalle sventure, permette di affrontarli in modo diverso. Anzitutto aiuta a prevenire il male, disinnescando certe sue minacce.
E, in ogni caso, permette di vincere il male con il bene, se non sempre sul piano dei fatti - che a volte sono indipendenti dalla nostra volontà, certamente su quello spirituale. In sintesi: la conversione vince il male nella sua radice che è il peccato, anche se non sempre può evitarne le conseguenze». Benedetto XVI prende spunto dal Vangelo di oggi che riporta il commento di Gesù a due fatti di cronaca. Il primo era la rivolta di alcuni Galilei, che era stata repressa da Pilato nel sangue; il secondo: il crollo di una torre Gerusalemme, che aveva causato diciotto vittime. «Due avvenimenti tragici - spiega il Papa - ben diversi: l’uno causato dall’uomo, l’altro accidentale. Secondo la mentalità del tempo, la gente era portata a pensare che la disgrazia si fosse abbattuta sulle vittime a motivo di qualche loro grave colpa».
«Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei? O che quei diciotto fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme?», chiese invece Gesù che in entrambi i casi conclude: «No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti nello stesso modo».
«Ecco - afferma il Papa - il punto al quale Gesù vuole portare i suoi ascoltatori: la necessità della conversione. Non la propone in termini moralistici, bensì realistici, come l’unica risposta adeguata ad accadimenti che mettono in crisi le certezze umane. Di fronte a certe disgrazie non serve scaricare la colpa sulle vittime. Vera saggezza è piuttosto lasciarsi interpellare dalla precarietà dell’esistenza e assumere un atteggiamento di responsabilità: fare penitenza e migliorare la nostra vita». Secondo il Pontefice, «questa è sapienza, questa è la risposta più efficace al male, ad ogni livello, interpersonale, sociale e internazionale».
«Preghiamo Maria Santissima che ci accompagna e ci sostiene nell’itinerario quaresimale - è stata l’esortazione di Papa Ratzinger - affinchè aiuti ogni cristiano a riscoprire la grandezza, direi la bellezza della conversione. Ci aiuti a comprendere che fare penitenza e correggere la propria condotta non è semplice moralismo, ma la via più efficace per cambiare in meglio se stessi e la società. Lo esprime molto bene - conclude il Pontefice mentre sulla piazza gremita come non mai è calato un irreale silenzio - una felice sentenza: accendere un fiammifero vale più che maledire l’oscurità».

La Stampa.it


Benedetto XVI all’Angelus: la conversione a Dio salva l’uomo e la società e li aiuta ad affrontare con efficacia il male e le sventure della vita

di Alessandro De Carolis


L’umanità di ogni tempo ha bisogno di convertirsi a Dio perché la conversione vince il male alla radice e permette all’uomo, alla società, di migliorarsi e di aprirsi alla speranza. Le persone e le società che invece non si mettono in mai discussione “hanno come unico destino finale la rovina”. Con queste considerazioni, Benedetto XVI si è rivolto alle oltre 60 mila persone che a mezzogiorno di oggi si sono raccolte in Piazza San Pietro per partecipare alla recita dell’Angelus. Il servizio di Alessandro De Carolis

Convertire il cuore non vuol dire scampare al male, ma affrontarlo in modo che la sventura sia o prevenuta o vinta con il bene: e se anche non si può sempre evitare le conseguenze del male, la conversione riporta sempre la pace nell’anima. Dunque, la conversione a Dio è un atto di realismo non di moralismo, è l’insegnamento che Benedetto XVI ha tratto dal Vangelo della terza domenica di Quaresima per poi riproporlo nella sua breve riflessione all’Angelus. Sono due fatti di cronaca, ricorda il Papa, a originare quella pagina del Vangelo: un rivolta di Galilei soffocata nel sangue da Pilato e il crollo di una torre a Gerusalemme che ha fatto 18 morti. Gesù, commentando quei fatti, ribalta la mentalità del tempo che riteneva una qualsiasi disgrazia, accidentale o causata dall’uomo, la diretta conseguenza di una grave colpa personale. I Galilei morti nelle due drammatiche circostanze non sono invece più colpevoli di tutti gli altri, obietta Gesù, che conclude perentorio: “Ma se non vi convertirete, perirete tutti allo stesso modo”:

“Ecco, dunque, il punto al quale Gesù vuole portare i suoi ascoltatori: la necessità della conversione. Non la propone in termini moralistici, bensì realistici, come l’unica risposta adeguata ad accadimenti che mettono in crisi le certezze umane. Di fronte a certe disgrazie - Egli avverte - non serve scaricare la colpa sulle vittime. Vera saggezza è piuttosto lasciarsi interpellare dalla precarietà dell’esistenza e assumere un atteggiamento di responsabilità: fare penitenza e migliorare la nostra vita”.

“Questa è sapienza, questa è la risposta più efficace al male, ad ogni livello, interpersonale, sociale e internazionale”, ha affermato Benedetto XVI, che ha rilevato come “in effetti, le persone e le società che vivono senza mai mettersi in discussione hanno come unico destino finale la rovina”: La conversione, invece, ha osservato il Papa:

“Pur non preservando dai problemi e dalle sventure, permette di affrontarli in ‘modo’ diverso. Anzitutto aiuta a prevenire il male, disinnescando certe sue minacce. E, in ogni caso, permette di vincere il male con il bene, se non sempre sul piano dei fatti – che a volte sono indipendenti dalla nostra volontà – certamente su quello spirituale. In sintesi: la conversione vince il male nella sua radice che è il peccato, anche se non sempre può evitarne le conseguenze”.

Occorre “un serio esame di coscienza”, ha insistito Benedetto XVI, e l’“impegno a purificare la propria vita”. E prima di recitare l'Angelus e salutare in cinque lingue i fedeli nella piazza, il Papa ha concluso chiedendo aiuto alla Madonna per riscoprire la “bellezza della conversione”:

“Ci aiuti a comprendere che fare penitenza e correggere la propria condotta non è semplice moralismo, ma la via più efficace per cambiare in meglio se stessi e la società. Lo esprime molto bene una felice sentenza: Accendere un fiammifero vale più che maledire l’oscurità”.

Radio Vaticana


PAPA: AI POLACCHI, DA ESAME COSCIENZA UN NUOVO CAMMINO

"Il Vangelo di oggi ci chiama alla conversione. E' necessario l'esame di coscienza per conoscere lo stato dell'anima, l'umilta' per riconoscere la colpa, la fede nella misericordia per chiedere perdono a Dio e ai fratelli, e l'amore per aderire di nuovo alla verita', al bene e al bello". Lo ha detto Benedetto XVI ai fedeli polacchi presenti questa mattina in piazza San Pietro. Per la Polonia, ha esortato nella lingua di Papa Wojtyla, "chiediamo a Dio questi doni dello Spirito. Dio vi benedica". Erano in tutto molti piu' di 60 mila i fedeli presenti oggi in piazza San Pietro. Tra i pellegrini di lingua italiana, il Papa ha salutato in particolare i fedeli provenienti da Conegliano, Burano, Padova, Pescara, Fermo e Senigallia; i cresimandi del Vicariato del Mugello Est, diocesi di Firenze, e quelli di Cavenago d'Adda, diocesi di Lodi; i ragazzi di Oggiono che si preparano alla professione di fede; la Scuola delle Suore Carmelitane di Santa Teresa e l'Associazione culturale "San Giuseppe", di Prato; la Schola Cantorum "San Gaetano" di Campo nell'Elba; la Scuola "San Benedetto" di Parma; la Scuola "Nostra Signora della Neve" di Genova; il gruppo ministranti di Pozzuoli. "A tutti - ha concluso - auguro una buona domenica.

Repubblica.it


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mercoledì 7 marzo 2007

Ratzinger: i pericoli del potere dell'uomo


E' stato presentato a Roma il volume "Bellezza e identità - L’Europa e le sue Cattedrali", curato da Monsignor Timothy Verdon ed edito da FMR: un omaggio a Papa Benedetto XVI in occasione del suo ottantesimo compleanno, che sarà il prossimo aprile, attraverso una trattazione approfondita sull’identità cristiana del vecchio continente, tema assai caro al pontefice, letta attraverso l’architettura e gli arredi delle cattedrali.

Timothy Verdon, noto esperto di iconologia e storia della religione, ha curato il volume tracciando, attraverso le più belle immagini di cattedrali, duomi e battisteri di tutta Europa, la storia della Chiesa, della liturgia e della vita sociale che con la Chiesa, e attraverso essa, è cresciuta e si è connotata negli ultimi 2000 anni.

L'introduzione, del cardinale Ratzinger, riproduce integralmente il discordo tenuto dal futuro Benedetto XVI a Subiaco, il 1° aprile 2005.
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