giovedì 7 ottobre 2010

DISCORSI ED OMELIE DEL SANTO PADRE IN OCCASIONE DEL SINODO DEI VESCOVI PER IL MEDIO ORIENTE (10-24 OTTOBRE 2010)

SINODO DEI VESCOVI PER IL MEDIO ORIENTE (10-24 OTTOBRE 2010): LO SPECIALE DEL BLOG

IL TESTO DELL'ESORTAZIONE APOSTOLICA POSTSINODALE "ECCLESIA IN MEDIO ORIENTE"

DISCORSI, MESSAGGI E OMELIE DEL SANTO PADRE NEL CORSO DEL SINODO DEI VESCOVI PER IL MEDIO ORIENTE

Il Papa: Con la solenne Celebrazione di questa mattina nella Basilica Vaticana si è conclusa l’Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi, sul tema: "La Chiesa Cattolica in Medio Oriente: comunione e testimonianza" (Parole del Santo Padre alla recita dell'Angelus, 24 ottobre 2010)

Il Papa chiude il Sinodo sul Medio Oriente: "Non bisogna mai rassegnarsi alla mancanza della pace. La pace è possibile. La pace è urgente. La pace è la condizione indispensabile per una vita degna della persona umana e della società. La pace è anche il miglior rimedio per evitare l’emigrazione dal Medio Oriente" (Omelia in occasione della concelebrazione dell’Eucaristia con i Padri Sinodali, in occasione della Conclusione dell’Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi, 24 ottobre 2010)

Il Papa ai Padri Sinodali: E’ bello vedere questa vera cattolicità, che è così ricca di diversità, così ricca di possibilità, di culture diverse; e, tuttavia, proprio così cresce la polifonia di un’unica fede, di una vera comunione dei cuori, che solo il Signore può dare (Parole del Santo Padre al termine del pranzo con i Padri sinodali, 23 ottobre 2010)

Il Papa: "Apparentemente in nome di Dio viene fatta violenza, ma non è Dio: sono false divinità, che devono essere smascherate, che non sono Dio. E poi la droga, questo potere che, come una bestia vorace, stende le sue mani su tutte le parti della terra e distrugge: è una divinità, ma una divinità falsa, che deve cadere" (Riflessione "a braccio" del Santo Padre in occasione della prima Congregazione Generale dell’Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi, 11 ottobre 2010)

Il Papa: "I Cristiani del Medio Oriente si trovano spesso a sopportare condizioni di vita difficili, sia a livello personale che familiare e di comunità. Ma ciò non deve scoraggiare: è proprio in quel contesto che risuona ancora più necessario e urgente il perenne messaggio di Cristo: "Convertitevi e credete nel Vangelo"" (Parole del Santo Padre alla recita dell'Angelus, 10 ottobre 2010)

Il Papa apre il Sinodo per il Medio Oriente: "Nonostante le difficoltà, i cristiani di Terra Santa sono chiamati a ravvivare la coscienza di essere pietre vive della Chiesa in Medio Oriente, presso i Luoghi santi della nostra salvezza. Ma quello di vivere dignitosamente nella propria patria è anzitutto un diritto umano fondamentale: perciò occorre favorire condizioni di pace e di giustizia, indispensabili per uno sviluppo armonioso di tutti gli abitanti della regione" (Omelia in occasione della Celebrazione dell’Eucaristia con i Padri Sinodali, in occasione dell’apertura dell’Assemblea speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi, 10 ottobre 2010)

DISCORSI, MESSAGGI E OMELIE DEL SANTO PADRE PRECEDENTI IL SINODO DEI VESCOVI

Il Papa: "Auguriamo tutti alla Terra Santa, all'Iraq e al Medio Oriente il dono di una pace stabile e di una salda convivenza pacifica" (Discorso alla R.O.A.C.O., 25 giugno 2010)

Il Papa consegna l'Instrumentum laboris: "Prego che i lavori dell’Assemblea Speciale aiutino a volgere l’attenzione della comunità internazionale sulla condizione di quei cristiani in Medio Oriente, che soffrono a causa della loro fede, affinché si possano trovare soluzioni giuste e durature ai conflitti che causano così tante sofferenze. In merito a questa grave questione, ripeto il mio appello personale per uno sforzo internazionale urgente e concertato al fine di risolvere le tensioni che continuano nel Medio Oriente, specie in Terra Santa, prima che tali conflitti conducano a uno spargimento maggiore di sangue" (Discorso del Santo Padre in occasione della consegna dell’Instrumentum laboris del Sinodo per il Medio Oriente, Nicosia, 6 giugno 2010)

Il Papa: "Siamo chiamati a superare le nostre differenze, a portare pace e riconciliazione dove ci sono conflitti, ad offrire al mondo un messaggio di speranza" (Omelia in occasione della Santa Messa in occasione della pubblicazione dell’Instrumentum Laboris dell’Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi - Palazzo dello Sport Elefteria, Nicosia, 6 giugno 2010)

Il Papa: "Mentre si conclude questo Sinodo (per l'Africa), desidero ora ricordare che per il prossimo anno è prevista un’Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi. In occasione della mia Visita a Cipro, avrò il piacere di consegnare l’Instrumentum laboris di tale assise" (Parole del Santo Padre alla recita dell'Angelus, 25 ottobre 2009)

Il Papa ai patriarchi orientali: "Colgo l’occasione per dare l’annuncio dell’Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per il Medio Oriente, da me convocata e che si terrà dal 10 al 24 ottobre 2010, sul tema “La Chiesa cattolica in Medio Oriente: comunione e testimonianza: “La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola” (At 4,32)" (Discorso del Santo Padre ai Patriarchi ed agli Arcivescovi Maggiori Orientali, 19 settembre 2009)

COMUNICATO: INCONTRO DEL SANTO PADRE CON I PATRIARCHI E GLI ARCIVESCOVI MAGGIORI ORIENTALI

mercoledì 6 ottobre 2010

Il Papa: l’esistenza di santa Gertrude rimane una scuola di vita cristiana, di retta via, e ci mostra che il centro di una vita felice, di una vita vera, è l’amicizia con Gesù, il Signore

CICLO DI CATECHESI SULLE GRANDI FIGURE FEMMINILI NEL MEDIOEVO

CATECHESI DEL SANTO PADRE: AUDIO INTEGRALE DI RADIO VATICANA

Vedi anche:

Il Papa: Santa Gertrude con la sua vita e il suo pensiero ha inciso in modo singolare sulla spiritualità cristiana. Benedetto XVI rilancia la pratica del Rosario e benedice "Italia 2000" (Izzo)

Il Papa svela il segreto della felicità (Benedetta Frigerio)

Il Papa tradotto nel linguaggio dei segni all'udienza generale (Osservatore Romano)

Il Papa all'udienza generale: l'amicizia con Cristo è il segreto della felicità. Invito a valorizzare la preghiera del Rosario (Radio Vaticana)

Il Papa: liturgia e amore per la Scrittura “scuola di retta vita cristiana” (AsiaNews)

Il Papa all’udienza generale parla di Santa Gertrude la Grande: l’amicizia con Gesù è il segreto per raggiungere la felicità (Radio Vaticana)

Il Papa: amare con umiltà e fede sull'esempio di Santa Gertrude (Sir)

L’UDIENZA GENERALE, 06.10.2010

L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 10.30 in Piazza San Pietro dove il Santo Padre Benedetto XVI ha incontrato gruppi di pellegrini e di fedeli giunti dall’Italia e da ogni parte del mondo.
Nel discorso in lingua italiana, il Papa si è soffermato sulla figura di Santa Gertrude la Grande (1256-1302), religiosa tedesca cistercense.
Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre Benedetto XVI ha rivolto particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.
L’Udienza Generale si è conclusa con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica.


CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

Santa Gertrude la Grande

Cari fratelli e sorelle,

Santa Gertrude la Grande, della quale vorrei parlarvi oggi, ci porta anche questa settimana nel monastero di Helfta, dove sono nati alcuni dei capolavori della letteratura religiosa femminile latino-tedesca.

A questo mondo appartiene Gertrude, una delle mistiche più famose, unica donna della Germania ad avere l’appellativo di “Grande”, per la statura culturale ed evangelica: con la sua vita e il suo pensiero ha inciso in modo singolare sulla spiritualità cristiana. È una donna eccezionale, dotata di particolari talenti naturali e di straordinari doni di grazia, di profondissima umiltà e ardente zelo per la salvezza del prossimo, di intima comunione con Dio nella contemplazione e di prontezza nel soccorrere i bisognosi.

A Helfta si confronta, per così dire, sistematicamente con la sua maestra Matilde di Hackeborn, di cui ho parlato nell’Udienza di mercoledì scorso; entra in rapporto con Matilde di Magdeburgo, altra mistica medioevale; cresce sotto la cura materna, dolce ed esigente, della Badessa Gertrude. Da queste tre consorelle attinge tesori di esperienza e sapienza; li elabora in una propria sintesi, percorrendo il suo itinerario religioso con sconfinata confidenza nel Signore. Esprime la ricchezza della spiritualità non solo del suo mondo monastico, ma anche e soprattutto di quello biblico, liturgico, patristico e benedettino, con un timbro personalissimo e con grande efficacia comunicativa.

Nasce il 6 gennaio del 1256, festa dell’Epifania, ma non si sa nulla né dei genitori né del luogo di nascita. Gertrude scrive che il Signore stesso le svela il senso di questo suo primo sradicamento: “L'ho scelta per mia dimora perché mi compiaccio che tutto ciò che c'è di amabile in lei sia opera mia […]. Proprio per questa ragione io l'ho allontanata da tutti i suoi parenti perché nessuno cioè l'amasse per ragione di consanguineità e io fossi il solo motivo dell'affetto che le si porta” (Le Rivelazioni, I, 16, Siena 1994, p. 76-77).

All’età di cinque anni, nel 1261, entra nel monastero, come si usava spesso in quella epoca, per la formazione e lo studio. Qui trascorre tutta la sua esistenza, della quale lei stessa segnala le tappe più significative. Nelle sue memorie ricorda che il Signore l’ha prevenuta con longanime pazienza e infinita misericordia, dimenticando gli anni della infanzia, adolescenza e gioventù, trascorsi - scrive - “in un tale accecamento di mente che sarei stata capace […] di pensare, dire o fare senza alcun rimorso tutto ciò che mi fosse piaciuto e dovunque avessi potuto, se tu non mi avessi prevenuta, sia con un insito orrore del male ed una naturale inclinazione per il bene, sia con la vigilanza esterna degli altri. Mi sarei comportata come una pagana […] e ciò pur avendo tu voluto che fin dall'infanzia e cioè dal mio quinto anno di età, abitassi nel santuario benedetto della religione per esservi educata fra i tuoi amici più devoti” (Ibid., II, 23, p. 140s).

Gertrude è una studentessa straordinaria, impara tutto ciò che si può imparare delle scienze del Trivio e del Quadrivio, la formazione di quel tempo; è affascinata dal sapere e si dà allo studio profano con ardore e tenacia, conseguendo successi scolastici oltre ogni aspettativa. Se nulla sappiamo delle sue origini, molto ella ci dice delle sue passioni giovanili: letteratura, musica e canto, arte della miniatura la catturano; ha un carattere forte, deciso, immediato, impulsivo; sovente dice di essere negligente; riconosce i suoi difetti, ne chiede umilmente perdono. Con umiltà chiede consiglio e preghiere per la sua conversione. Vi sono tratti del suo temperamento e difetti che l’accompagneranno fino alla fine, tanto da far stupire alcune persone che si chiedono come mai il Signore la prediliga tanto.

Da studentessa passa a consacrarsi totalmente a Dio nella vita monastica e per vent’anni non accade nulla di eccezionale: lo studio e la preghiera sono la sua attività principale. Per le sue doti eccelle tra le consorelle; è tenace nel consolidare la sua cultura in svariati campi. Ma, durante l’Avvento del 1280, inizia a sentire disgusto di tutto ciò, ne avverte la vanità e il 27 gennaio del 1281, pochi giorni prima della festa della Purificazione della Vergine, verso l’ora di Compieta, la sera, il Signore illumina le sue dense tenebre. Con soavità e dolcezza calma il turbamento che l’angoscia, turbamento che Gertrude vede come un dono stesso di Dio “per abbattere quella torre di vanità e di curiosità che, pur portando ahimè e il nome e l'abito di religiosa, io ero andata innalzando con la mia superbia, onde almeno così trovar la via per mostrarmi la tua salvezza” (Ibid., II,1, p. 87). Ha la visione di un giovanetto che la guida a superare il groviglio di spine che opprime la sua anima, prendendola per mano. In quella mano, Gertrude riconosce “la preziosa traccia di quelle piaghe che hanno abrogato tutti gli atti di accusa dei nostri nemici” (Ibid., II,1, p. 89), riconosce Colui che sulla Croce ci ha salvati con il suo sangue, Gesù.

Da quel momento la sua vita di comunione intima con il Signore si intensifica, soprattutto nei tempi liturgici più significativi - Avvento-Natale, Quaresima-Pasqua, feste della Vergine - anche quando, ammalata, era impedita di recarsi in coro. È lo stesso humus liturgico di Matilde, sua maestra, che Gertrude, però, descrive con immagini, simboli e termini più semplici e lineari, più realistici, con riferimenti più diretti alla Bibbia, ai Padri, al mondo benedettino.

La sua biografa indica due direzioni di quella che potremmo definire una sua particolare “conversione”: negli studi, con il passaggio radicale dagli studi umanistici profani a quelli teologici, e nell’osservanza monastica, con il passaggio dalla vita che ella definisce negligente alla vita di preghiera intensa, mistica, con un eccezionale ardore missionario. Il Signore, che l’aveva scelta dal seno materno e fin da piccola l’aveva fatta partecipare al banchetto della vita monastica, la richiama con la sua grazia “dalle cose esterne alla vita interiore e dalle occupazioni terrene all'amore delle cose spirituali”.

Gertrude comprende di essere stata lontana da Lui, nella regione della dissomiglianza, come ella dice con sant’Agostino; di essersi dedicata con troppa avidità agli studi liberali, alla sapienza umana, trascurando la scienza spirituale, privandosi del gusto della vera sapienza; ora è condotta al monte della contemplazione, dove lascia l’uomo vecchio per rivestirsi del nuovo. “Da grammatica diventa teologa, con l'indefessa e attenta lettura di tutti i libri sacri che poteva avere o procurarsi, riempiva il suo cuore delle più utili e dolci sentenze della Sacra Scrittura. Aveva perciò sempre pronta qualche parola ispirata e di edificazione con cui soddisfare chi veniva a consultarla, e insieme i testi scritturali più adatti per confutare qualsivoglia opinione errata e chiudere la bocca ai suoi oppositori”(Ibid., I,1, p. 25).

Gertrude trasforma tutto ciò in apostolato: si dedica a scrivere e divulgare la verità di fede con chiarezza e semplicità, grazia e persuasività, servendo con amore e fedeltà la Chiesa, tanto da essere utile e gradita ai teologi e alle persone pie. Di questa sua intensa attività ci resta poco, anche a causa delle vicende che portarono alla distruzione del monastero di Helfta. Oltre all’Araldo del divino amore o Le rivelazioni, ci restano gli Esercizi Spirituali, un raro gioiello della letteratura mistica spirituale.

Nell'osservanza religiosa la nostra Santa è “una salda colonna […], fermissima propugnatrice della giustizia e della verità” (Ibid., I, 1, p. 26), dice la sua biografa. Con le parole e l’esempio suscita negli altri grande fervore. Alle preghiere e alle penitenze della regola monastica ne aggiunge altre con tale devozione e tale abbandono fiducioso in Dio, da suscitare in chi la incontra la consapevolezza di essere alla presenza del Signore. E di fatto Dio stesso le fa comprendere di averla chiamata ad essere strumento della sua grazia. Di questo immenso tesoro divino Gertrude si sente indegna, confessa di non averlo custodito e valorizzato. Esclama: “Ahimè! Se Tu mi avessi dato per tuo ricordo, indegna come sono, anche un filo solo di stoppa, avrei pur dovuto riguardarlo con maggior rispetto e reverenza di quanto ne abbia avuta per questi tuoi doni!” (Ibid., II,5, p. 100). Ma, riconoscendo la sua povertà e la sua indegnità, ella aderisce alla volontà di Dio, “perché – afferma - ho così poco approfittato delle tue grazie che non posso risolvermi a credere che mi siano state elargite per me sola, non potendo la tua eterna sapienza venir frustrata da alcuno. Fa’ dunque, o Datore di ogni bene che mi hai gratuitamente elargito doni così indebiti, che, leggendo questo scritto, il cuore di uno almeno dei tuoi amici sia commosso al pensiero che lo zelo delle anime ti ha indotto a lasciare per tanto tempo una gemma di valore così inestimabile in mezzo al fango abominevole del mio cuore” (Ibid., II,5, p. 100s).

In particolare due favori le sono cari più di ogni altro, come Gertrude stessa scrive: “Le stimmate delle tue salutifere piaghe che mi imprimesti, quasi preziosi monili, nel cuore, e la profonda e salutare ferita d'amore con cui lo segnasti. Tu mi inondasti con questi Tuoi doni di tanta beatitudine che, anche dovessi vivere mille anni senza nessuna consolazione né interna né esterna, il loro ricordo basterebbe a confortarmi, illuminarmi, colmarmi di gratitudine. Volesti ancora introdurmi nell’inestimabile intimità della tua amicizia, aprendomi in diversi modi quel sacrario nobilissimo della tua Divinità che è il tuo Cuore divino […]. A questo cumulo di benefici aggiungesti quello di darmi per Avvocata la santissima Vergine Maria Madre Tua, e di avermi spesso raccomandata al suo affetto come il più fedele degli sposi potrebbe raccomandare alla propria madre la sposa sua diletta” (Ibid., II, 23, p. 145).

Protesa verso la comunione senza fine, conclude la sua vicenda terrena il 17 novembre del 1301 o 1302, all’età di circa 46 anni. Nel settimo Esercizio, quello della preparazione alla morte, santa Gertrude scrive: “O Gesù, tu che mi sei immensamente caro, sii sempre con me, perché il mio cuore rimanga con te e il tuo amore perseveri con me senza possibilità di divisione e il mio transito sia benedetto da te, così che il mio spirito, sciolto dai lacci della carne, possa immediatamente trovare riposo in te. Amen” (Esercizi, Milano 2006, p. 148).

Mi sembra ovvio che queste non sono solo cose del passato, storiche, ma l’esistenza di santa Gertrude rimane una scuola di vita cristiana, di retta via, e ci mostra che il centro di una vita felice, di una vita vera, è l’amicizia con Gesù, il Signore. E questa amicizia si impara nell’amore per la Sacra Scrittura, nell’amore per la liturgia, nella fede profonda, nell’amore per Maria, in modo da conoscere sempre più realmente Dio stesso e così la vera felicità, la meta della nostra vita.

Grazie.

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lunedì 4 ottobre 2010

Il Papa ai vescovi brasiliani: "La Chiesa non lavora per se stessa: è al servizio di Gesù Cristo; esiste per far sì che la Buona Novella sia accessibile a tutte le persone. La Chiesa è cattolica proprio perché invita ogni essere umano a sperimentare la nuova esistenza in Cristo"

VISITA "AD LIMINA APOSTOLORUM" DEGLI ECC.MI PRESULI DELLA CONFERENZA EPISCOPALE DEL BRASILE (REGIONI "NORTE I" E "NOROESTE"), 04.10.2010

Alle ore 12 di questa mattina, il Santo Padre Benedetto XVI incontra i Vescovi della Conferenza Episcopale del Brasile (Regioni Norte 1e Noroeste), ricevuti in questi giorni, in separate udienze, in occasione della Visita "ad Limina Apostolorum".
Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa rivolge loro:

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Cari Fratelli nell'Episcopato,

È con grande soddisfazione che vi do il benvenuto, pastori dei Regionali Norte 1 e Noroeste della Conferenza nazionale dei Vescovi del Brasile, in occasione della vostra visita ad limina Apostolorum.
Ringrazio monsignor Moacyr Grechi per le cordiali parole e per i sentimenti che mi ha espresso a nome vostro, e allo stesso tempo vi assicuro che vi tengo presenti ogni giorno nelle mie preghiere, chiedendo al Cielo di sostenere e di rendere fecondi gli sforzi che fate — molto spesso senza i mezzi adeguati — per portare la Buona Novella di Gesù in tutti gli angoli della foresta amazzonica, consapevoli che Dio «vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità» (1 Tm 2, 4).

Dio può realizzare questa salvezza lungo vie straordinarie che solamente Lui conosce. Tuttavia, se suo Figlio è venuto, è stato proprio per rivelarci, attraverso la sua parola e la sua vita, i cammini ordinari della salvezza; ed Egli ci ha poi inviati a trasmettere agli altri questa rivelazione, con la sua stessa autorità. Noi non possiamo quindi sottrarci a questo pensiero: gli uomini potranno salvarsi per altre vie, grazie alla misericordia di Dio, se non annunciamo loro il Vangelo; ma potrò io salvarmi se per negligenza, paura e vergogna e per seguire idee false, smettessi di annunciarlo?

A volte ci viene sollevata questa obiezione: imporre una verità, sebbene sia la verità del Vangelo, imporre una via, sebbene sia la salvezza, non può che essere una violenza alla libertà religiosa.

Mi compiaccio di trascrivere qui la risposta pertinente e chiarificatrice che diede Papa Paolo VI: «Sarebbe certo un errore imporre qualcosa alla coscienza dei nostri fratelli. Ma proporre a questa coscienza la verità evangelica e la salvezza in Gesù Cristo con piena chiarezza e nel rispetto assoluto delle libere opzioni che essa farà — senza «spinte coercitive o sollecitazioni disoneste o stimoli meno retti» — lungi dall'essere un attentato alla libertà religiosa, è un omaggio a questa libertà, alla quale è offerta la scelta di una via, che gli stessi non credenti stimano nobile ed esaltante... Questo modo rispettoso di proporre il Cristo e il suo Regno, più che un diritto, è un dovere dell'evangelizzatore. Ed è parimenti un diritto degli uomini suoi fratelli di ricevere da lui l'annuncio della Buona Novella della salvezza» (Esortazione apostolica Evangelii nuntiandi, n. 80).

«Guai a me se non annuncio il Vangelo!» (1 Cor 9, 16), esclamava l'Apostolo delle genti. Il desiderio di annunciare il Vangelo nasce da un cuore innamorato di Gesù, che vuole ardentemente che più persone possano ricevere l'invito a partecipare al banchetto di nozze del Figlio di Dio (cfr Mt 22, 8-10).

Di fatto, la missione è il diffondersi della fiamma d'amore che arde nel cuore dell'essere umano, che, aprendosi alla verità del Vangelo e lasciandosi trasformare da essa, passa a vivere la sua vita — come diceva san Paolo — «nella fede del Figlio di Dio che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me» (Gal 2, 20). Di conseguenza, la chiamata alla missione non è qualcosa di destinato esclusivamente a un ristretto gruppo di membri della Chiesa, ma è un imperativo rivolto a ogni battezzato, un elemento essenziale della sua vocazione. Come ha affermato il concilio Vaticano II: «la vocazione cristiana infatti è per sua natura anche vocazione all'apostolato» (Decreto Apostolicam actuositatem, n. 2). In tal senso, uno degli impegni centrali della v Conferenza dell'Episcopato dell'America Latina e dei Caraibi, che ho avuto la gioia di aprire ad Aparecida, nel 2007, è stato quello di risvegliare nei cristiani la consapevolezza di essere discepoli e missionari; ha così riscattato la dimensione missionaria della Chiesa convocando una «Missione Continentale».

Nel pensare alle sfide che questa proposta di rinnovamento comporta per voi, prelati brasiliani, mi viene in mente la figura del Beato José de Anchieta. Di fatto la sua instancabile e generosissima attività apostolica, non esente da gravi pericoli, che fece sì che la Parola di Dio si diffondesse sia fra gli indios sia fra i portoghesi — ragion per cui dal momento della sua morte ricevette l'epiteto di Apostolo del Brasile — può servire da modello per aiutare le vostre Chiese particolari a trovare i cammini per intraprendere la formazione dei discepoli missionari nello spirito della Conferenza di Aparecida (cfr. Documento di Aparecida, n. 275).

Ciononostante, le sfide del momento attuale potrebbero condurre a una visione riduttiva del concetto di missione. Questa non si può limitare a una semplice ricerca di nuove tecniche e forme che rendano la Chiesa più attraente e capace di vincere la concorrenza di altri gruppi religiosi o di ideologie relativiste.

La Chiesa non lavora per se stessa: è al servizio di Gesù Cristo; esiste per far sì che la Buona Novella sia accessibile a tutte le persone. La Chiesa è cattolica proprio perché invita ogni essere umano a sperimentare la nuova esistenza in Cristo. La missione, pertanto, non è altro che la conseguenza naturale dell'essenza stessa della Chiesa, un servizio del ministero di unione che Cristo ha voluto operare nel suo corpo crocifisso.

Ciò deve portare a riflettere sul fatto che l'indebolimento dello spirito missionario forse non si deve tanto a limitazioni e a carenze nelle forme esterne dell'azione missionaria tradizionale, quanto all'aver dimenticato che la missione deve alimentarsi a partire da un nucleo più profondo. Tale nucleo è l'Eucaristia. Questa, come presenza dell'amore umano-divino di Gesù Cristo, presuppone continuamente il passaggio da Gesù agli uomini che saranno sue membra, che saranno essi stessi Eucaristia. In sintesi, per essere realmente efficace, la Missione Continentale deve partire dall'Eucaristia e condurre all'Eucaristia.

Amati Fratelli, una volta tornati alle vostre diocesi e prelature, vi chiedo di trasmettere ai vostri sacerdoti, religiosi, religiose, seminaristi, catechisti e fedeli, il saluto affettuoso del Papa, che pensa a tutti e prega per tutti con grande affetto e ferma speranza. All'intercessione del Beato José de Anchieta, che trovava nell'Eucaristia il segreto della sua efficacia apostolica, affido le vostre persone, le vostre intenzioni e i vostri propositi pastorali, affinché il nome di Cristo sia sempre presente nel cuore e sulle labbra di ogni brasiliano. Con questi sentimenti vi accompagnano la mia preghiera e la mia Benedizione Apostolica.

[L'OSSERVATORE ROMANO - Edizione quotidiana - del 4-5 ottobre 2010]

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domenica 3 ottobre 2010

Il Papa ai giovani siciliani: Non cedete alle suggestioni della mafia, che è una strada di morte, incompatibile con il Vangelo

VISITA PASTORALE DEL SANTO PADRE A PALERMO (3 OTTOBRE 2010): LO SPECIALE DEL BLOG

DISCORSI ED OMELIE DEL SANTO PADRE A PALERMO

VISITA PASTORALE DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI A PALERMO IN OCCASIONE DEL RADUNO ECCLESIALE REGIONALE DELLE FAMIGLIE E DEI GIOVANI (3 OTTOBRE 2010)

INCONTRO CON I GIOVANI IN PIAZZA POLITEAMA

Alle ore 18, in Piazza Politeama a Palermo ha avuto luogo l’incontro con i giovani.
Dopo l’introduzione di S.E. Mons. Mario Russotto, Vescovo di Caltanissetta, Delegato della Pastorale per la Famiglia e per i Giovani, e il saluto di due giovani, il Papa ha pronunciato il discorso che riportiamo di seguito:

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Cari giovani e care famiglie della Sicilia!

Vi saluto con tanto affetto e tanta gioia! Grazie per la vostra gioia e la vostra fede!

Questo incontro con voi è l’ultimo della mia visita di oggi a Palermo, ma in un certo senso è quello centrale; in effetti, è l’occasione che ha dato il motivo per invitarmi: il vostro incontro regionale di giovani e famiglie. Allora oggi devo iniziare da qui, da questo avvenimento; e lo faccio prima di tutto ringraziando Mons. Mario Russotto, Vescovo di Caltanissetta, che è delegato per la pastorale giovanile e familiare a livello regionale, e poi i due giovani Giorgia e David. Il vostro, cari amici, è stato più di un saluto: è stata una condivisione di fede e di speranza. Vi ringrazio di cuore. Il Vescovo di Roma va dovunque per confermare i cristiani nella fede, ma torna a casa sua confermato dalla vostra fede, dalla vostra gioia, dalla vostra speranza!

Dunque, giovani e famiglie. Dobbiamo prendere sul serio questo accostamento, questo trovarsi insieme, che non può essere solamente occasionale, o funzionale. Ha un senso, un valore umano, cristiano, ecclesiale. E voglio partire non da un ragionamento, ma da una testimonianza, una storia vissuta e attualissima.

Penso che tutti voi sappiate che sabato 25 settembre scorso, a Roma, è stata proclamata beata una ragazza italiana di nome Chiara, Chiara Badano. Vi invito a conoscerla: la sua vita è stata breve, ma è un messaggio stupendo. Chiara è nata nel 1971 ed è morta nel 1990, a causa di una malattia inguaribile. Diciannove anni pieni di vita, di amore, di fede. Due anni, gli ultimi, pieni anche di dolore, ma sempre nell’amore e nella luce, una luce che irradiava intorno a sé e che veniva da dentro: dal suo cuore pieno di Dio! Com’è possibile questo? Come può una ragazza di 17, 18 anni vivere una sofferenza così, umanamente senza speranza, diffondendo amore, serenità, pace, fede? Evidentemente si tratta di una grazia di Dio, ma questa grazia è stata anche preparata e accompagnata dalla collaborazione umana: la collaborazione di Chiara stessa, certamente, ma anche dei suoi genitori e dei suoi amici.

Prima di tutto i genitori, la famiglia. Oggi voglio sottolinearlo in modo particolare. I genitori della beata Chiara Badano sono vivi, erano a Roma per la beatificazione - io stesso li ho incontrati personalmente - e sono testimoni del fatto fondamentale, che spiega tutto: la loro figlia era ricolma della luce di Dio! E questa luce, che viene dalla fede e dall’amore, l’hanno accesa loro per primi: il papà e la mamma hanno acceso nell’anima della figlia la fiammella della fede, e hanno aiutato Chiara a tenerla accesa sempre, anche nei momenti difficili della crescita e soprattutto nella grande e lunga prova della sofferenza, come fu anche per la Venerabile Maria Carmelina Leone, morta a 17 anni.

Questo, cari amici, è il primo messaggio che vorrei lasciarvi: il rapporto tra i genitori e i figli – lo sapete – è fondamentale; ma non solo per una giusta tradizione – so che questa è molto sentita dai siciliani. E’ qualcosa di più, che Gesù stesso ci ha insegnato: è la fiaccola della fede che si trasmette di generazione in generazione; quella fiamma che è presente anche nel rito del Battesimo, quando il sacerdote dice: “Ricevete la luce di Cristo … segno pasquale … fiamma che sempre dovete alimentare”.

La famiglia è fondamentale perché lì germoglia nell’anima umana la prima percezione del senso della vita. Germoglia nella relazione con la madre e con il padre, i quali non sono padroni della vita dei figli, ma sono i primi collaboratori di Dio per la trasmissione della vita e della fede. Questo è avvenuto in modo esemplare e straordinario nella famiglia della beata Chiara Badano; ma questo avviene in tante famiglie. Anche in Sicilia ci sono splendide testimonianze di giovani cresciuti come piante belle, rigogliose, dopo essere germogliate nella famiglia, con la grazia del Signore e la collaborazione umana.

Penso alla Beata Pina Suriano, alle Venerabili Maria Carmelina Leone e Maria Magno, grande educatrice; ai Servi di Dio Rosario Livatino, Mario Giuseppe Restivo, e a tanti giovani che voi conoscete! Spesso la loro azione non fa notizia, perché il male fa più rumore, ma sono la forza, il futuro della Sicilia! L’immagine dell’albero è molto significativa per rappresentare l’uomo. La Bibbia la usa, ad esempio, nei Salmi. Il Salmo 1 dice: Beato l’uomo che medita la legge del Signore, “è come albero piantato lungo corsi d’acqua, / che dà frutto a suo tempo” (v. 3). Questi “corsi d’acqua” possono essere il “fiume” della tradizione, il “fiume” della fede da cui si attinge la linfa vitale.

Cari giovani di Sicilia, siate alberi che affondano le loro radici nel “fiume” del bene! Non abbiate paura di contrastare il male! Insieme, sarete come una foresta che cresce, forse silenziosa, ma capace di dare frutto, di portare vita e di rinnovare in modo profondo la vostra terra! Non cedete alle suggestioni della mafia, che è una strada di morte, incompatibile con il Vangelo, come tante volte i vostri Vescovi hanno detto e dicono!

L’apostolo Paolo riprende questa immagine nella Lettera ai Colossesi, dove esorta i cristiani ad essere “radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede” (cfr Col 2,7).

Voi giovani sapete che queste parole sono il tema del mio Messaggio per la Giornata Mondiale della Gioventù dell’anno prossimo a Madrid.

L’immagine dell’albero dice che ognuno di noi ha bisogno di un terreno fertile in cui affondare le proprie radici, un terreno ricco di sostanze nutritive che fanno crescere la persona: sono i valori, ma sono soprattutto l’amore e la fede, la conoscenza del vero volto di Dio, la consapevolezza che Lui ci ama infinitamente, fedelmente, pazientemente, fino a dare la vita per noi. In questo senso la famiglia è “piccola Chiesa”, perché trasmette Dio, trasmette l’amore di Cristo, in forza del sacramento del Matrimonio. L’amore divino che ha unito l’uomo e la donna, e che li ha resi genitori, è capace di suscitare nel cuore dei figli il germoglio della fede, cioè la luce del senso profondo della vita.

Ed eccoci all’altro passaggio importante, che posso solo accennare: la famiglia, per essere “piccola Chiesa”, deve vivere ben inserita nella “grande Chiesa”, cioè nella famiglia di Dio che Cristo è venuto a formare. Anche di questo ci dà testimonianza la beata Chiara Badano, come tutti i giovani santi e beati: insieme con la famiglia di origine, è fondamentale la grande famiglia della Chiesa, incontrata e sperimentata nella comunità parrocchiale, nella diocesi; per la beata Pina Suriano è stata l’Azione Cattolica - ampiamente presente in questa terra -, per la beata Chiara Badano il Movimento dei Focolari; infatti, anche i movimenti e le associazioni ecclesiali non servono se stessi, ma Cristo e la Chiesa.

Cari amici! Conosco le vostre difficoltà nell’attuale contesto sociale, che sono le difficoltà dei giovani e delle famiglie di oggi, in particolare nel sud d’Italia. E conosco anche l’impegno con cui voi cercate di reagire e di affrontare questi problemi, affiancati dai vostri sacerdoti, che sono per voi autentici padri e fratelli nella fede, come è stato Don Pino Puglisi. Ringrazio Dio di avervi incontrato, perché dove ci sono giovani e famiglie che scelgono la via del Vangelo, c’è speranza. E voi siete segno di speranza non solo per la Sicilia, ma per tutta l’Italia. Io vi ho portato una testimonianza di santità, e voi mi offrite la vostra: i volti dei tanti giovani di questa terra che hanno amato Cristo con radicalità evangelica; i vostri stessi volti, come un mosaico!

Ecco il dono più grande che abbiamo ricevuto: essere Chiesa, essere in Cristo segno e strumento di unità, di pace, di vera libertà. Nessuno può toglierci questa gioia! Nessuno può toglierci questa forza! Coraggio, cari giovani e famiglie di Sicilia! Siate santi! Alla scuola di Maria, nostra Madre, mettetevi a piena disposizione di Dio, lasciatevi plasmare dalla sua Parola e dal suo Spirito, e sarete ancora, e sempre più, sale e luce di questa vostra amata terra. Grazie!

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Il Papa: Il Sacerdote trova sempre, ed in maniera immutabile, la sorgente della propria identità in Cristo Sacerdote. Non è il mondo a fissare il nostro statuto, secondo i bisogni e le concezioni dei ruoli sociali

VISITA PASTORALE DEL SANTO PADRE A PALERMO (3 OTTOBRE 2010): LO SPECIALE DEL BLOG

DISCORSI ED OMELIE DEL SANTO PADRE A PALERMO

VISITA PASTORALE DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI A PALERMO IN OCCASIONE DEL RADUNO ECCLESIALE REGIONALE DELLE FAMIGLIE E DEI GIOVANI (3 OTTOBRE 2010)

INCONTRO CON I SACERDOTI, I RELIGIOSI, LE RELIGIOSE E I SEMINARISTI NELLA CATTEDRALE

Alle ore 17, nella Cattedrale di Palermo ha luogo l’incontro con il clero, i membri della vita consacrata e i seminaristi.
Al suo arrivo, il Santo Padre si sofferma in adorazione nella Cappella del Santissimo Sacramento. Quindi, dopo l’introduzione di S.E. Mons. Paolo Romeo, Arcivescovo Metropolita di Palermo e Presidente della Conferenza Episcopale Siciliana, il Papa pronuncia il discorso che riportiamo di seguito:

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Venerati Fratelli nell’Episcopato,
cari fratelli e sorelle
!

In questa mia visita pastorale nella vostra terra non poteva mancare l’incontro con voi. Grazie per la vostra accoglienza! Mi è piaciuto il parallelismo, nelle parole dell’Arcivescovo, tra la bellezza della Cattedrale e quella dell’edificio di “pietre vive” che siete voi. Sì, in questo breve ma intenso momento con voi io posso ammirare il volto della Chiesa, nella varietà dei suoi doni. E, come Successore di Pietro, ho la gioia di confermarvi nell’unica fede e nella profonda comunione che il Signore Gesù Cristo ci ha acquistato.

A Mons. Paolo Romeo esprimo la mia gratitudine, e la estendo al Vescovo Ausiliare. A voi, cari presbiteri di questa Arcidiocesi e di tutte le Diocesi della Sicilia, a voi, cari diaconi e seminaristi, e a voi, religiosi e religiose, e laici consacrati, rivolgo il mio saluto più cordiale, e vorrei farlo arrivare a tutti i confratelli e le consorelle della Sicilia, in modo speciale a quelli che sono malati e molto anziani.

L’adorazione eucaristica, che abbiamo avuto la grazia e la gioia di condividere, ci ha svelato e ci ha fatto sentire il senso profondo di ciò che siamo: membra del Corpo di Cristo che è la Chiesa. Prostrato davanti a Gesù, qui in mezzo a voi, gli ho chiesto di infiammare i vostri cuori con la sua carità, così che siate assimilati a Lui e possiate imitarlo nella più completa e generosa donazione alla Chiesa e ai fratelli.

Cari sacerdoti, vorrei rivolgermi prima di tutto a voi. So che lavorate con zelo e intelligenza, senza risparmio di energie. Il Signore Gesù, al quale avete consacrato la vita, è con voi! Siate sempre uomini di preghiera, per essere anche maestri di preghiera. Le vostre giornate siano scandite dai tempi dell’orazione, durante i quali, sul modello di Gesù, vi intrattenete in colloquio rigenerante con il Padre. Non è facile mantenersi fedeli a questi quotidiani appuntamenti con il Signore, soprattutto oggi che il ritmo della vita si è fatto frenetico e le occupazioni assorbono in misura sempre maggiore.

Dobbiamo tuttavia convincerci: il momento della preghiera è fondamentale: in essa, agisce con più efficacia la grazia divina, dando fecondità al ministero. Tante cose ci premono, ma se non siamo interiormente in comunione con Dio non possiamo dare niente neppure agli altri. Dobbiamo sempre riservare il tempo necessario per “stare con lui” (cfr Mc 3,14).

Il Concilio Vaticano II a proposito dei sacerdoti afferma: “È nel culto eucaristico o sinassi che essi esercitano soprattutto il loro ministero sacro” (Cost. dogm. Lumen gentium, 28). L’Eucaristia è la sorgente e il culmine di tutta la vita cristiana. Cari fratelli sacerdoti, possiamo dire che lo è per noi, per la nostra vita sacerdotale? Quale cura poniamo nel prepararci alla santa Messa, nel celebrarla, nel rimanere in adorazione? Le nostre chiese sono veramente “casa di Dio”, dove la sua presenza attira la gente, che purtroppo oggi sente spesso l’assenza di Dio?

Il Sacerdote trova sempre, ed in maniera immutabile, la sorgente della propria identità in Cristo Sacerdote. Non è il mondo a fissare il nostro statuto, secondo i bisogni e le concezioni dei ruoli sociali. Il prete è segnato dal sigillo del Sacerdozio di Cristo, per partecipare alla sua funzione di unico Mediatore e Redentore.

In forza di questo legame fondamentale, si apre al sacerdote il campo immenso del servizio delle anime, per la loro salvezza in Cristo e nella Chiesa. Un servizio che deve essere completamente ispirato dalla carità di Cristo. Dio vuole che tutti gli uomini siano salvi, che nessuno si perda. Diceva il Santo Curato d’Ars: “Il sacerdote dev’essere sempre pronto a rispondere ai bisogni delle anime. Egli non è per sé, è per voi”. Il sacerdote è per i fedeli: li anima e li sostiene nell’esercizio del sacerdozio comune dei battezzati, nel loro cammino di fede, nel coltivare la speranza, nel vivere la carità, l’amore di Cristo. Cari sacerdoti, abbiate sempre una particolare attenzione anche per il mondo giovanile. Come disse in questa terra il Venerabile Giovanni Paolo II, spalancate le porte delle vostre parrocchie ai giovani, perché possano aprire le porte del loro cuore a Cristo! Mai le trovino chiuse!

Il Sacerdote non può restare lontano dalle preoccupazioni quotidiane del Popolo di Dio; anzi, deve essere vicinissimo, ma da sacerdote, sempre nella prospettiva della salvezza e del Regno di Dio. Egli è testimone e dispensatore di una vita diversa da quella terrena (cfr Decr. Presbyterorum Ordinis, 3). Egli è portatore di una speranza forte, di una “speranza affidabile”, quella di Cristo, con la quale affrontare il presente, anche se spesso faticoso (cfr Enc. Spe salvi, 1).E’ essenziale per la Chiesa che l’identità del sacerdote sia salvaguardata, con la sua dimensione “verticale”. La vita e la personalità di san Giovanni Maria Vianney, ma anche di tanti Santi della vostra terra, come sant’Annibale Maria di Francia, il beato Giacomo Cusmano o il beato Francesco Spoto, ne sono una dimostrazione particolarmente illuminante e vigorosa.

La Chiesa di Palermo ha ricordato recentemente l’anniversario del barbaro assassinio di Don Giuseppe Puglisi, appartenente a questo presbiterio, ucciso dalla mafia.

Egli aveva un cuore che ardeva di autentica carità pastorale; nel suo zelante ministero ha dato largo spazio all’educazione dei ragazzi e dei giovani, ed insieme si è adoperato perché ogni famiglia cristiana vivesse la fondamentale vocazione di prima educatrice della fede dei figli. Lo stesso popolo affidato alle sue cure pastorali ha potuto abbeverarsi alla ricchezza spirituale di questo buon pastore, del quale è in corso la causa di Beatificazione. Vi esorto a conservare viva memoria della sua feconda testimonianza sacerdotale imitandone l’eroico esempio.

Con grande affetto mi rivolgo anche a voi, che in varie forme ed istituti vivete la consacrazione a Dio in Cristo e nella Chiesa. Un particolare pensiero ai monaci e alle monache di clausura, il cui servizio di preghiera è così prezioso per la Comunità ecclesiale. Cari fratelli e sorelle, continuate a seguire Gesù senza compromessi, come viene proposto nel Vangelo, dando così testimonianza della bellezza di essere cristiani in maniera radicale. Spetta in particolare a voi tenere viva nei battezzati la consapevolezza delle esigenze fondamentali del Vangelo. Infatti, la vostra stessa presenza e il vostro stile infondono alla Comunità ecclesiale un prezioso impulso verso la “misura alta” della vocazione cristiana; anzi potremmo dire che la vostra esistenza costituisce come una predicazione, assai eloquente, anche se spesso silenziosa.
Il vostro, carissimi, è un genere di vita antico e sempre nuovo, nonostante la diminuzione del numero e delle forze. Ma abbiate fiducia: i nostri tempi non sono quelli di Dio e della sua provvidenza. E’ necessario pregare e crescere nella santità personale e comunitaria. Il Signore poi provvede!

Con affetto di predilezione saluto voi, cari seminaristi, e vi esorto a rispondere con generosità alla chiamata del Signore e alle attese del Popolo di Dio, crescendo nell’identificazione con Cristo, il Sommo Sacerdote, preparandovi alla missione con una solida formazione umana, spirituale, teologica e culturale. Il Seminario è quanto mai prezioso per il vostro futuro, perché, attraverso un’esperienza completa e un lavoro paziente, vi conduce ad essere pastori d’anime e maestri di fede, ministri dei santi misteri e portatori della carità di Cristo. Vivete con impegno questo tempo di grazia e conservate nel cuore la gioia e lo slancio del primo momento della chiamata e del vostro “sì”, quando, rispondendo alla voce misteriosa di Cristo, avete dato una svolta decisiva alla vostra vita. Siate docili alle direttive dei superiori e dei responsabili della vostra crescita in Cristo, e imparate da Lui l’amore per ogni figlio di Dio e della Chiesa.

Cari fratelli e sorelle, mentre vi ringrazio ancora per il vostro affetto, vi assicuro il mio ricordo nella preghiera, perché proseguiate con rinnovato slancio e con forte speranza il cammino di fedele adesione a Cristo e di generoso servizio alla Chiesa. Vi assista sempre la Vergine Maria, nostra Madre; vi proteggano santa Rosalia e tutti i Santi patroni di questa terra di Sicilia; e vi accompagni anche la Benedizione Apostolica, che imparto di cuore a voi e alle vostre comunità. Grazie!

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Il Papa: Maria è il modello della vita cristiana. A Lei chiedo soprattutto di farvi camminare spediti e gioiosi sulla via della santità, sulle orme di tanti luminosi testimoni di Cristo, figli della terra siciliana

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DISCORSI ED OMELIE DEL SANTO PADRE A PALERMO



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RECITA DELL’ANGELUS AL FORO ITALICO

Al termine della Celebrazione Eucaristica al Foro Italico a Palermo, il Papa introduce la preghiera mariana dell’Angelus con le seguenti parole:

PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle!

In questo momento di profonda comunione con Cristo, presente e vivo in mezzo a noi e in noi, è bello, come famiglia ecclesiale, rivolgerci in preghiera alla sua e nostra Madre, Maria Santissima Immacolata. La Sicilia è costellata di Santuari mariani, e da questo luogo, mi sento spiritualmente al centro di questa "rete" di devozione, che congiunge tutte le città e tutti i paesi dell’Isola.

Alla Vergine Maria desidero affidare tutto il popolo di Dio che vive in questa amata terra. Sostenga le famiglie nell’amore e nell’impegno educativo; renda fecondi i germi di vocazione che Dio semina largamente tra i giovani; infonda coraggio nelle prove, speranza nelle difficoltà, rinnovato slancio nel compiere il bene. La Madonna conforti i malati e tutti i sofferenti, e aiuti le comunità cristiane affinché nessuno in esse sia emarginato o bisognoso, ma ciascuno, specialmente i più piccoli e deboli, si senta accolto e valorizzato.

Maria è il modello della vita cristiana. A Lei chiedo soprattutto di farvi camminare spediti e gioiosi sulla via della santità, sulle orme di tanti luminosi testimoni di Cristo, figli della terra siciliana.

In questo contesto desidero ricordare che oggi, a Parma, è proclamata beata Anna Maria Adorni, che nel secolo XIX fu sposa e madre esemplare e poi, rimasta vedova, si dedicò alla carità verso le donne carcerate e in difficoltà, per il cui servizio fondò due Istituti religiosi. Madre Adorni, a motivo della sua costante preghiera, veniva chiamata "Rosario vivente". Mi piace rilevarlo all’inizio del mese dedicato al santo Rosario. La quotidiana meditazione dei misteri di Cristo in unione con Maria, Vergine orante, ci fortifichi tutti nella fede, nella speranza e nella carità.

Angelus Domini…

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Il Papa a Palermo: Ci si deve vergognare del male, di ciò che offende Dio, di ciò che offende l’uomo; ci si deve vergognare del male che si arreca alla Comunità civile e religiosa con azioni che non amano venire alla luce

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CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA AL FORO ITALICO

Alle ore 10.30, al Foro Italico Umberto I di Palermo, il Papa presiede la Santa Messa nel corso della quale pronuncia l’omelia che riportiamo di seguito:

OMELIA DEL SANTO PADRE

Cari fratelli e sorelle!

E’ grande la mia gioia nel poter spezzare con voi il pane della Parola di Dio e dell’Eucaristia. Vi saluto tutti con affetto e vi ringrazio per la vostra calorosa accoglienza! Saluto in particolare il vostro Pastore, l’Arcivescovo Mons. Paolo Romeo; lo ringrazio per le espressioni di benvenuto che ha voluto rivolgermi a nome di tutti, e anche per il significativo dono che mi offerto. Saluto anche gli Arcivescovi e i Vescovi presenti, i Sacerdoti, i Religiosi e le Religiose, i rappresentanti delle Associazioni e dei Movimenti ecclesiali. Rivolgo un deferente pensiero al Sindaco, On. Diego Cammarata, grato per il cortese indirizzo di saluto, al Rappresentante del Governo ed alle Autorità civili e militari, che con la loro presenza hanno voluto onorare questo nostro incontro. Un ringraziamento speciale a quanti hanno generosamente offerto la loro collaborazione per l’organizzazione e preparazione di questa giornata.

Cari amici! La mia Visita avviene in occasione di un importante raduno ecclesiale regionale dei giovani e delle famiglie, che incontrerò nel pomeriggio. Ma sono venuto anche per condividere con voi gioie e speranze, fatiche e impegni, ideali e aspirazioni di questa comunità diocesana. Quando gli antichi Greci approdarono in questa zona, come ha anche ricordato il Sindaco nel suo saluto, la chiamarono “Panormo”, cioè “tutto porto”: un nome che voleva indicare sicurezza, pace e serenità. Venendo per la prima volta fra di voi, il mio augurio è che veramente questa Città, ispirandosi ai valori più autentici della sua storia e della sua tradizione, sappia sempre realizzare per i suoi abitanti, come pure per l’intera Nazione, l’auspicio di serenità e di pace sintetizzato nel suo nome.

So che a Palermo, come anche in tutta la Sicilia, non mancano difficoltà, problemi e preoccupazioni: penso, in particolare, a quanti vivono concretamente la loro esistenza in condizioni di precarietà, a causa della mancanza del lavoro, dell’incertezza per il futuro, della sofferenza fisica e morale e, come ha ricordato l’Arcivescovo, a causa della criminalità organizzata.

Oggi sono in mezzo a voi per testimoniare la mia vicinanza ed il mio ricordo nella preghiera. Sono qui per darvi un forte incoraggiamento a non aver paura di testimoniare con chiarezza i valori umani e cristiani, così profondamente radicati nella fede e nella storia di questo territorio e della sua popolazione.

Cari fratelli e sorelle, ogni assemblea liturgica è spazio della presenza di Dio. Riuniti per la santa Eucaristia, i discepoli del Signore sono immersi nel sacrificio redentore di Cristo, proclamano che Egli è risorto, è vivo e datore di vita, e testimoniano che la sua presenza è grazia, forza e gioia. Apriamo il cuore alla sua parola ed accogliamo il dono della sua presenza! Tutti i testi della liturgia di questa domenica ci parlano della fede, che è il fondamento di tutta la vita cristiana. Gesù ha educato i suoi discepoli a crescere nella fede, a credere e ad affidarsi sempre di più a Lui, per costruire sulla roccia la propria vita. Per questo essi gli chiedono: «Accresci in noi la fede» (Lc 17,6). E’ una bella domanda che rivolgono al Signore, è la domanda fondamentale: i discepoli non chiedono doni materiali, non chiedono privilegi, ma chiedono la grazia della fede, che orienti e illumini tutta la vita; chiedono la grazia di riconoscere Dio e di poter stare in relazione intima con Lui, ricevendo da Lui tutti i suoi doni, anche quelli del coraggio, dell’amore e della speranza.

Senza rispondere direttamente alla loro preghiera, Gesù ricorre ad un’immagine paradossale per esprimere l’incredibile vitalità della fede. Come una leva muove molto più del proprio peso, così la fede, anche un pizzico di fede, è in grado di compiere cose impensabili, straordinarie, come sradicare un grande albero e trapiantarlo nel mare (Ibid.).

La fede - fidarci di Cristo, accoglierlo, lasciare che ci trasformi, seguirlo fino in fondo - rende possibili le cose umanamente impossibili, in ogni realtà. Ne dà testimonianza anche il profeta Abacuc nella prima lettura. Egli implora il Signore a partire da una situazione tremenda di violenza, d’iniquità e di oppressione; e proprio in questa situazione difficile e di insicurezza, il profeta introduce una visione che offre uno spaccato del progetto che Dio sta tracciando e sta attuando nella storia: «Soccombe colui che non ha l’animo retto, mentre il giusto vivrà per la sua fede» (Ab 2,4). L’empio, colui che non agisce secondo Dio, confida nel proprio potere, ma si appoggia su una realtà fragile e inconsistente, perciò si piegherà, è destinato a cadere; il giusto, invece, confida in una realtà nascosta ma solida, confida in Dio e per questo avrà la vita.

Nei secoli passati la Chiesa che è in Palermo è stata arricchita ed animata da una fede fervida, che ha trovato la sua più alta e riuscita espressione nei Santi e nelle Sante. Penso a santa Rosalia, che voi venerate e onorate e che, dal monte Pellegrino, veglia sulla vostra Città, di cui è Patrona. E penso anche ad altre due grandi Sante della Sicilia, Agata e Lucia.

Né va dimenticato come il vostro senso religioso abbia sempre ispirato e orientato la vita familiare, alimentando valori, quali la capacità di donazione e di solidarietà verso gli altri, specialmente i sofferenti, e l’innato rispetto per la vita, che costituiscono una preziosa eredità da custodire gelosamente e da rilanciare ancor più ai nostri giorni. Cari amici, conservate questo prezioso tesoro di fede della vostra Chiesa; siano sempre i valori cristiani a guidare le vostre scelte e le vostre azioni!

La seconda parte del Vangelo odierno presenta un altro insegnamento, un insegnamento di umiltà, che tuttavia è strettamente legato alla fede. Gesù ci invita ad essere umili e porta l’esempio di un servo che ha lavorato nei campi. Quando torna a casa, il padrone gli chiede ancora di lavorare. Secondo la mentalità del tempo di Gesù, il padrone aveva tutto il diritto di farlo. Il servo doveva al padrone una disponibilità completa; e il padrone non si riteneva obbligato verso di lui perché aveva eseguito gli ordini ricevuti. Gesù ci fa prendere coscienza che, di fronte a Dio, ci troviamo in una situazione simile: siamo servi di Dio; non siamo creditori nei suoi confronti, ma siamo sempre debitori, perché dobbiamo a Lui tutto, perché tutto è suo dono. Accettare e fare la sua volontà è l’atteggiamento da avere ogni giorno, in ogni momento della nostra vita. Davanti a Dio non dobbiamo mai presentarci come chi crede di aver reso un servizio e di meritare una grande ricompensa.

Questa è un’illusione che può nascere in tutti, anche nelle persone che lavorano molto al servizio del Signore, nella Chiesa. Dobbiamo, invece, essere consapevoli che, in realtà, non facciamo mai abbastanza per Dio. Dobbiamo dire, come ci suggerisce Gesù: «Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare» (Lc 17,10).

Questo è un atteggiamento di umiltà che ci mette veramente al nostro posto e permette al Signore di essere molto generoso con noi. Infatti, in un altro brano del Vangelo egli ci promette che «si cingerà le sue vesti, ci farà mettere a tavola e passerà a servirci» (cfr Lc 12,37). Cari amici, se faremo ogni giorno la volontà di Dio, con umiltà, senza pretendere nulla da Lui, sarà Gesù stesso a servirci, ad aiutarci, ad incoraggiarci, a donarci forza e serenità.

Anche l’apostolo Paolo, nella seconda lettura odierna, parla della fede. Timoteo è invitato ad avere fede e, per mezzo di essa, ad esercitare la carità. Il discepolo viene esortato a ravvivare nella fede anche il dono di Dio che è in lui per l’imposizione delle mani di Paolo, cioè il dono dell’Ordinazione, ricevuto per svolgere il ministero apostolico come collaboratore di Paolo (cfr 2Tm 1,6). Egli non deve lasciar spegnere questo dono, ma deve renderlo sempre più vivo per mezzo della fede. E l’Apostolo aggiunge: «Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza» ( v. 7).

Cari Palermitani e cari Siciliani! La vostra bella Isola è stata tra le prime regioni d’Italia ad accogliere la fede degli Apostoli, a ricevere l’annunzio della Parola di Dio, ad aderire alla fede in modo così generoso che, anche in mezzo a difficoltà e persecuzioni, è sempre germogliato in essa il fiore della santità. La Sicilia è stata ed è terra di santi, appartenenti ad ogni condizione di vita, che hanno vissuto il Vangelo con semplicità ed integralità.

A voi, fedeli laici, ripeto: non abbiate timore di vivere e testimoniare la fede nei vari ambiti della società, nelle molteplici situazioni dell’esistenza umana, soprattutto in quelle difficili! La fede vi dona la forza di Dio per essere sempre fiduciosi e coraggiosi, per andare avanti con nuova decisione, per prendere le iniziative necessarie a dare un volto sempre più bello alla vostra terra.

E quando incontrate l’opposizione del mondo, sentite le parole dell’Apostolo: «Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro» (v. 8). Ci si deve vergognare del male, di ciò che offende Dio, di ciò che offende l’uomo; ci si deve vergognare del male che si arreca alla Comunità civile e religiosa con azioni che non amano venire alla luce!

La tentazione dello scoraggiamento, della rassegnazione, viene a chi è debole nella fede, a chi confonde il male con il bene, a chi pensa che davanti al male, spesso profondo, non ci sia nulla da fare. Invece, chi è saldamente fondato sulla fede, chi ha piena fiducia in Dio e vive nella Chiesa, è capace di portare la forza dirompente del Vangelo.

Così si sono comportati i Santi e le Sante, fioriti, nel corso dei secoli, a Palermo e in tutta la Sicilia, come pure laici e sacerdoti di oggi a voi ben noti, come, ad esempio, Don Pino Puglisi. Siano essi a custodirvi sempre uniti e ad alimentare in ciascuno il desiderio di proclamare, con le parole e con le opere, la presenza e l’amore di Cristo. Popolo di Sicilia, guarda con speranza al tuo futuro!

Fa’ emergere in tutta la sua luce il bene che vuoi, che cerchi e che hai! Vivi con coraggio i valori del Vangelo per far risplendere la luce del bene! Con la forza di Dio tutto è possibile! La Madre di Cristo, la Vergine Odigitria da voi tanto venerata, vi assista e vi conduca alla profonda conoscenza del suo Figlio. Amen!

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sabato 2 ottobre 2010

Il Papa: La parola della fede ha bisogno di un grande silenzio interiore, per ascoltare e obbedire ad una voce che è oltre il visibile e il tangibile

CONCERTO E DISCORSO DEL SANTO PADRE: IL VIDEO SU BENEDICT XVI TV

CONCERTO IN ONORE DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI OFFERTO DALL’ENI, 01.10.2010

Questo pomeriggio, alle ore 18, nell’Aula Paolo VI, ha luogo un Concerto in onore del Santo Padre Benedetto XVI, offerto dall’ENI.
In programma musiche di Franz Joseph Haydn, Arvo Pärt e Ludwig van Beethoven eseguite dall’Orchestra e dal Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, dirette dal Maestro Neeme Järvi, solista il Maestro Andrea Lucchesini.
Al termine del concerto, il Papa rivolge agli artisti e a tutti i presenti il discorso che riportiamo di seguito:


DISCORSO DEL SANTO PADRE

Venerati Fratelli,
illustri Signori e Signore, cari fratelli e sorelle
!

Desidero prima di tutto rivolgere il mio sentito ringraziamento all’ENI, nella persona del Presidente, Prof. Roberto Poli, che ha cortesemente introdotto questa serata. Già da tempo l’ENI aveva offerto di organizzare un concerto in concomitanza con i lavori di restauro dei prospetti laterali della Basilica di San Pietro.

Dopo aver realizzato la memorabile pulitura della facciata, ammirata da milioni di pellegrini durante il Giubileo del 2000, questa ulteriore, grande opera è in pieno svolgimento: entrando in Vaticano dall’Arco delle Campane o dal Petriano, si rimane colpiti – guardando la parte già ultimata – dall’aspetto del travertino, che appare come mai l’abbiamo veduto, quasi morbido e vellutato. Anche questo è un grande lavoro "di orchestra", e meritano un applauso tutti coloro che lo dirigono e quanti lo eseguono, con maestria e con fatica!

E così l’ENI ha pensato ad un concerto – forse per compensare i rumori che inevitabilmente questi lavori producono! Per questo sono stati chiamati l’Orchestra e il Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, vale a dire due istituzioni che, per la loro storia, la qualità della loro arte e il suono tipicamente "italiano", rappresentano Roma e l’Italia nel panorama musicale mondiale. A tutti gli Orchestrali e i Coristi vorrei porgere le mie congratulazioni, con l’augurio di potersi sempre rinnovare nello spirito, per dare vita – come questa sera – ad opere immortali. In particolare, esprimo vivo apprezzamento al Direttore Neeme Järvi, al pianista Andrea Lucchesini e al Maestro del Coro Ciro Visco. Un saluto speciale anche al gruppo di poveri, assistiti dalla Caritas diocesana, che ho voluto invitare per vivere con noi questo momento di gioia.

Ed ora una breve riflessione sulla musica che abbiamo ascoltato: una sinfonia di Haydn, del gruppo delle "Londinesi", detta "La sorpresa", o "mit dem Paukenschlag" per il caratteristico uso del timpano nel secondo tempo; la Fantasia corale di Beethoven, un brano abbastanza atipico come genere nel panorama beethoveniano, ma che mostra sinteticamente le possibilità espressive della musica solistica, orchestrale e corale; e, collocata in mezzo, la Cecilia, vergine romana di Arvo Pärt.

Le due opere di Haydn e di Beethoven hanno fatto risuonare tutta la ricchezza e la potenza della musica sinfonica del periodo classico e romantico: con essa il genio umano gareggia in creatività con la natura, dà vita ad armonie varie e multiformi, dove anche la voce umana partecipa di questo linguaggio, che è come un riflesso della grande sinfonia cosmica. Tale forma è caratteristica soprattutto del periodo romantico e tardo romantico, ma va oltre, rappresenta una dimensione universale dell’arte, un modo di concepire l’uomo e il suo posto nel mondo.

Invece l’opera di Pärt, pur avvalendosi anch’essa di uno strumento simile, un’orchestra sinfonica ed un coro, vuole dare voce ad un’altra realtà, che non appartiene al mondo naturale: dà voce alla testimonianza della fede in Cristo, che in una parola si dice "martirio". E’ interessante che questa testimonianza sia impersonata proprio da santa Cecilia: una martire che è anche la patrona della musica e del bel canto.

Bisogna dunque congratularsi anche con chi ha ideato il programma del concerto, perché l’accostamento di questo lavoro su santa Cecilia alle opere di Haydn e Beethoven offre un contrasto ricco di significato, che invita a riflettere.

Il testo del martirio della Santa e il particolare stile che lo interpreta in chiave musicale, sembrano rappresentare il posto e il compito della fede nell’universo: in mezzo alle forze vitali della natura, che sono intorno all’uomo e anche dentro di lui, la fede è una forza diversa, che risponde a una parola profonda, "uscita dal silenzio", come direbbe sant’Ignazio di Antiochia.

La parola della fede ha bisogno di un grande silenzio interiore, per ascoltare e obbedire ad una voce che è oltre il visibile e il tangibile. Questa voce parla anche attraverso i fenomeni della natura, perché è la potenza che ha creato e governa l’universo; ma per riconoscerla ci vuole un cuore umile e obbediente – come ci insegna anche la Santa di cui oggi facciamo memoria: santa Teresa di Gesù Bambino. La fede segue questa voce profonda là dove l’arte stessa da sola non può arrivare: la segue nella via della testimonianza, dell’offerta di se stessi per amore, come ha fatto Cecilia.

Allora l’opera d’arte più bella, il capolavoro dell’essere umano è ogni suo atto di amore autentico, dal più piccolo – nel martirio quotidiano – fino all’estremo sacrificio. Qui la vita stessa si fa canto: un anticipo di quella sinfonia che canteremo insieme in Paradiso. Grazie di nuovo e buona serata.

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VISITA PASTORALE DEL SANTO PADRE ALLA DIOCESI DI SAN MARINO-MONTEFELTRO (19 GIUGNO 2011): LO SPECIALE DEL BLOG

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Messaggio di Mons. Negri ai fedeli della diocesi di San Marino-Montefeltro in occasione della visita del Papa

Lo "splendore della tradizione" nella cerimonia papale a San Marino (Paolo Facciotto)

Il liturgista della diocesi di San Marino ci spiega la Messa papale (Messainlatino)

Il Papa a San Marino. Nota Sir

La lezione di San Marino (Gabriele Mangiarotti)

Il Papa a Pennabilli: tra noi come un padre amorevole (Francesco Partisani)

La laicità di Benedetto (Luigi Negri)

San Marino, i frontalieri: “Il Papa ha letto nostra lettera”. Ringraziamo il Santo Padre, molte famiglia faticano ad arrivare a fine mese

«Che emozione accogliere il Papa nella mia terra». Intervista a padre Ciro Benedettini, vice direttore della sala stampa vaticana (Raschi)

La Provincia ringrazia i lavoratori: "Incontro col Pontefice esperienza unica"

Il Papa a San Marino: servizio di Rome Reports

L'incontro del Papa con le nuove generazioni. Una vitalità umana e religiosa (Ponzi)

Il saluto dei capitani reggenti. Un popolo tenace radicato nella fede (O.R.)

Il Papa: Nell'attuale fase storica e sociale non va dimenticata la crisi di non poche famiglie, aggravata dalla diffusa fragilità psicologica e spirituale dei coniugi (Galeazzi)

La giornata del Pontefice sul monte Titano (Ponzi)

Mons. Negri: «Il Papa ci ha riproposto una fede integrale» (Frigerio)

Dio non è un argomento occasionale tra i tanti, ma la questione centrale della proposta teologica di Benedetto XVI da cui discende ogni azione pastorale capace di toccare il cuore dell'uomo (Di Cicco)

Dio non è un argomento occasionale tra i tanti, ma la questione centrale della proposta teologica di Benedetto XVI da cui discende ogni azione pastorale capace di toccare il cuore dell'uomo (Di Cicco)

Il Papa a San Marino. Quell'inquietudine che niente colma (Massimo Pandolfi)

La visita di Benedetto XVI alla diocesi di San Marino - Montefeltro. Il bene nasce dall’amore e dalla libertà (O.R.)

San Marino. Una presenza che dà respiro. Tutti conquistati dal Sommo Pontefice (Facciotto)

IL PAPA A SAN MARINO E PENNABILLI: FOTO ROMAGNA OGGI

Mons. Luigi Negri: la visita del Papa a San Marino, prima pietra del rinnovamento diocesano (Radio Vaticana)

La visita del Papa a San Marino nel breve commento di Marco Ansaldo

La visita del Papa a San Marino nel commento di Franca Giansoldati

Lasagne e passatelli per il Papa che poi si incarica di offrire il pasto ad un piccolo gatto randagio (Cassiani)

I giovani hanno fatto tremare di gioia Pennabilli (Filippo Graziosi)

Il Papa conquista San Marino (Pandolfi)

Il Resto del Carlino incontra il Papa: foto

Il Papa a San Marino nel commento di Gian Guido Vecchi

Il Papa a San Marino. Un richiamo ai capisaldi di una sana laicità ed il commovente incontro con i giovani (Sir)

Il Papa: "Troppo fragili sul lavoro" (Galeazzi)

Il Papa: la difesa della famiglia è la risposta cristiana alla crisi (Izzo)

Il Papa: «L'edonismo erode la moralità» (Bosco)

IL PAPA A SAN MARINO PENNABILLI: FOTO RESTO DEL CARLINO

Quando il Papa riempie gli stadi, si svuotano le chiese (Magdi Cristiano Allam)

Il pensiero del Papa per i giovani precari e le famiglie alle prese con la crisi (Il Giornale)

Il Papa ai giovani: Impegnatevi per il bene comune. Non si può vivere senza dimensione spirituale (Izzo)

ARTICOLI, NOTIZIE, INTERVISTE E COMMENTI DEL 19 GIUGNO 2011

La giornata del Papa a San Marino nel commento di Giacomo Galeazzi

La commozione del giornalista del "Resto del Carlino", Massimo Pandolfi, che oggi ha incontrato il Santo Padre

Il Papa ai giovani di Pennabilli:" Non cedete a logiche individualistiche ed egoistiche" (Radio Vaticana)

A San Marino Benedetto XVI riafferma le radici cristiane della civiltà perché qui "la fede ha rappresentato storicamente un collante tra le diverse etnie ed un elemento di civilizzazione" (Galeazzi)

Il Papa a San Marino: due terzi della popolazione alla Messa di stamattina. Visita ufficiale alle istituzioni della Repubblica. Il Papa richiama il concetto di "sana laicità" e ricorda che la crisi della famiglia mette a rischio i giovani ed il futuro (Izzo)

Il Papa a San Marino, elogio dell'inquietudine (Tornielli)

Il Papa ai giovani: Non cedete a logiche individualistiche ed egoistiche

Il Papa: Nel frangente di difficoltà economiche in cui versa anche la Comunità Sammarinese nel contesto italiano e internazionale, la mia vuole essere una parola di incoraggiamento

La vera ricchezza. La messa e l’Angelus allo stadio di Serravalle (Sir)

Santa Messa a San Marino: foto Romagna Noi

Immensa folla festante per il Papa: foto Romagna Noi

Santa Messa del Papa a San Marino: video Corriere TV

Il Papa ringrazia le Autorità di San Marino per l'accoglienza. Poi il pranzo presso il Santuario francescano di Valdragone (Izzo)

Il Papa a San Marino: i servizi di Alessandra Buzzetti

Santa Messa del Papa a San Marino: servizio del TG1

Il Papa: Invito le Autorità civili ed ogni persona di buona volontà a garantire accoglienza e degne condizioni di vita ai rifugiati

Il Papa a San Marino: servizio di Lucio Brunelli (Tg2)

Il Papa: La fede ha rappresentato un collante tra le diverse etnie ed un elemento di civilizzazione nella storia di San Marino (Galeazzi)

Il Papa: non mancano difficoltà e ostacoli, dovuti soprattutto a modelli edonistici che ottenebrano la mente e rischiano di annullare ogni moralità. Immigrati, Benedetto XVI: garantire accoglienza sicura ai rifugiati. Oggi diventa beata una suona ghigliottinata dai Giacobini (Izzo)

Benedetto XVI, nella Repubblica di San Marino, chiede di tornare alla fede di fronte a modelli edonistici che ottenebrano la mente. All’Angelus sollecita condizioni degne per tutti i rifugiati (R.V.)

Il Papa: garantire sicurezza e accoglienza ai rifugiati (AsiaNews)

Nello stadio di San Marino Benedetto XVI manifesta la sua vicinanza a coloro che soffrono per la mancanza di lavoro (Giansoldati)

Il telegramma del Santo Padre al Presidente Napolitano e la risposta del Capo dello Stato

Il messaggio del Papa a Napolitano: un pensiero all'Italia. Poi giunge il elicottero a San Marino: Mons. Negri: il secolarismo non ha ucciso la fede granitica (Izzo)

IL PAPA A SAN MARINO: FOTO QUOTIDIANO NET

Il Pontefice a San Marino parla di "molteplici precarietà, prima fra tutte del ruolo sociale e della possibilità lavorativa"

Il Papa: I giovani sono «condizionati da molte precarietà, in primo ruolo sociale e di possibilità lavorativa» (Corriere)

Il Papa: Dio ama l'uomo nonostante il male, i peccati e l'egoismo (Adnkronos)

Benedetto XVI: "Non dimentichiamo le famiglie in crisi e i giovani precari"

Il Papa a San Marino: anche qui, come altrove, non mancano difficoltà e ostacoli, dovuti soprattutto a modelli edonistici che ottenebrano la mente e rischiano di annullare ogni moralità (Ansa)

IL PAPA A SAN MARINO: FOTO ANSA

Crisi, preoccupazione del Papa: "Troppa precarietà per i giovani" (Repubblica)

Il Papa: Nell'attuale fase storica e sociale non vanno "dimenticate la crisi di non poche famiglie, aggravata dalla diffusa fragilità psicologica e spirituale dei coniugi (RaiNews)

Il Papa in visita pastorale a San Marino, lo stadio gremito per la Santa Messa (Resto Carlino)

Mons. Negri: con il Papa crescere nella fede per vivere la carità (Mazza)

Visita Papa: Benedetto XVI è arrivato allo stadio di Serravalle accolto dal tripudio della folla

Il Pontefice in visita a San Marino. Messa e Angelus nello Stadio di Serravalle

Il Papa è arrivato a San Marino

CONSIGLI PER SEGUIRE LA DIRETTA DELLA VISITA DEL PAPA A SAN MARINO-MONTEFELTRO

Il Papa a San Marino. Nel pomeriggio la visita di Stato

San Marino e Pennabilli, un “esercito” di specialisti veglia sul Santo Padre

Il Papa a San Marino. E’ tutto pronto, benvenuto Benedetto

Benvenuto Benedetto XVI. Avvisi pratici. I giornali di San Marino

Domenica nuovo viaggio apostolico di Benedetto XVI in Italia. Sulla rotta del santo Marino (O.R.)

ARTICOLI, NOTIZIE, INTERVISTE E COMMENTI PRECEDENTI IL VIAGGIO DEL SANTO PADRE

Visita Papa san Marino-Montefeltro: video AltaRimini

La visita del Papa a San Marino (Giansoldati)

Colloquio con il vescovo Luigi Negri alla vigilia della visita del Papa alla diocesi di San Marino - Montefeltro (Ponzi)

Viaggio a San Marino, un viaggio pastorale e un incontro tra i due mini-stati incastonati all'interno dei confini italiani

Il Papa a San Marino: interviste con mons. Luigi Negri e con il ministro degli Esteri Antonella Mularoni

Migliaia di persone in attesa della visita pastorale di Benedetto XVI alla diocesi di San Marino - Montefeltro (R.V.)

San Marino. Il Titano è pronto per il Pontefice

Domani la visita del Papa nella diocesi di San Marino-Montefeltro (R.V.)

Pennabilli, 4000 giovani in marcia per abbracciare Papa Benedetto

San Marino, domenica arriva il Papa Ecco il programma completo

Tutto pronto per la visita del Papa a San Marino

L'attesa nelle diocesi di San Marino e Montefeltro a due giorni dalla visita pastorale di Benedetto XVI (Radio Vaticana)

Il Papa a San Marino e Pennabilli: messaggio di Stefano Vitali, Presidente della Provincia

Benedetto XVI a San Marino, Mons. Negri: «Il Papa ci darà un colpo d'ala» (Pandolfi)

Così San Marino attende la visita del Papa (Gabriele Mangiarotti)

San Marino, trasporto pubblico gratuito per la visita del Papa

Tutto pronto per la visita del Papa a San Marino

Mostra in occasione della visita del Santo Padre a San Marino-Montefeltro: comunicato stampa

Un grande Cristo Risorto di Leonardo Lucchi accoglierà Papa Benedetto XVI a San Marino

Benedetto XVI venererà le reliquie di San Marino. Pubblicato il programma della visita pastorale di giugno (Zenit)

Programma ufficiale della visita pastorale di Benedetto XVI alla diocesi di San Marino-Montefeltro (Radio Vaticana)

Il 19 giugno il Papa a San Marino-Montefeltro. Mons. Negri: qui è casa sua (Partisani)

Benedetto XVI a San Marino: il programma della visita

Programma definitivo della visita del Papa a San Marino: comunicazione ufficiale di Mons. Negri

Intervista a tutto campo a Mons. Luigi Negri sulla Liturgia, l'insegnamento del Papa, il motu proprio Summorum Pontificum e la visita di Benedetto a San Marino (Paolo Facciotto)

Il 19 giugno 2011 Benedetto XVI visiterà la Repubblica di San Marino (Radio Vaticana)

La conferma: il 19 giugno 2011 il Papa visiterà San Marino (Osservatore Romano)

Papa Benedetto XVI in visita a San Marino il 19 giugno 2011?

Il Santo Padre visiterà la Diocesi di San Marino-Montefeltro: l'annuncio del vescovo, Mons. Luigi Negri

VISITA PASTORALE DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI ALLA DIOCESI DI SAN MARINO-MONTEFELTRO (19 GIUGNO 2011) - PROGRAMMA