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giovedì 24 gennaio 2008

Il Papa: "Su talune vicende i media non sono utilizzati per un corretto ruolo di informazione, ma per "creare" gli eventi stessi"


CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE DEL MESSAGGIO DEL SANTO PADRE PER LA 42a GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI , 24.01.2008

Vedi anche:

STEFANO MARIA PACI PER SKYTG24 (1)

STEFANO MARIA PACI PER SKYTG24 (2)

I media al bivio tra protagonismo e servizio: presentato il Messaggio del Papa per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali (Radio Vaticana)

In Sala Stampa, mons. Celli presenta il Messaggio del Papa e risponde a tutto campo sui media cattolici e l'etica dell'informazione

Il Papa inaugura l'info-etica (Gazzetta del sud)

Il Papa invoca una info-etica internazionale (Elisa Pinna per "La Gazzetta del sud")

Messaggio del Papa sui media: il commento di Rodolfo Lorenzoni per "Il Tempo"

«I mass-media spesso impongono distorti modelli di vita» ("Eco di Bergamo" e "Il Giornale")

Il Papa inaugura l'info-etica (Gazzetta del sud)

Il Papa contro la tv spazzatura: «I media non impongano la violenza e modelli distorti» (Giansoldati per "Il Messaggero")

Botturi: «Un codice info-etico contro le derive della surrealtà»

Il massmediologo Casetti: «Il Papa ci invita a servire l’uomo favorendo la libertà di pensiero»

La voce della fede e la tv amorale (Stefano Mannucci per "Il Tempo")

L'allarme del Papa nella giornata mondiale delle comunicazioni sociali (Tosatti per "La Stampa")

“Protagonismo” e “manipolazione”, i rischi della Tv italiana. Il commento al messaggio del Papa (Zenit)

Messaggio del Papa ai media: i commenti di "Repubblica" e "Corriere"

Messaggio del Papa sui mass media: il commento di Mons. Celli e di Gianni Riotta (Radio Vaticana)

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE PER LA 42a GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI , 24.01.2008

"I mezzi di comunicazione sociale: al bivio tra protagonismo e servizio. Cercare la Verità per condividerla". Questo il tema scelto dal Santo Padre Benedetto XVI per la 42a Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2008. Pubblichiamo di seguito il Messaggio del Santo Padre:

TESTO ORIGINALE IN LINGUA ITALIANA

Cari fratelli e sorelle!

1. Il tema della prossima Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali - "I mezzi di comunicazione sociale: al bivio tra protagonismo e servizio. Cercare la verità per condividerla" – pone in luce quanto importante sia il ruolo di questi strumenti nella vita delle persone e della società.

Non c’è infatti ambito dell’esperienza umana, specialmente se consideriamo il vasto fenomeno della globalizzazione, in cui i media non siano diventati parte costitutiva delle relazioni interpersonali e dei processi sociali, economici, politici e religiosi.

In proposito, scrivevo nel Messaggio per la Giornata della Pace dello scorso 1° gennaio: "I mezzi della comunicazione sociale, per le potenzialità educative di cui dispongono, hanno una speciale responsabilità nel promuovere il rispetto per la famiglia, nell’illustrarne le attese e i diritti, nel metterne in evidenza la bellezza" (n. 5).

2. Grazie ad una vorticosa evoluzione tecnologica, questi mezzi hanno acquisito potenzialità straordinarie, ponendo nello stesso tempo nuovi ed inediti interrogativi e problemi.

È innegabile l’apporto che essi possono dare alla circolazione delle notizie, alla conoscenza dei fatti e alla diffusione del sapere: hanno contribuito, ad esempio, in maniera decisiva all’alfabetizzazione e alla socializzazione, come pure allo sviluppo della democrazia e del dialogo tra i popoli.

Senza il loro apporto sarebbe veramente difficile favorire e migliorare la comprensione tra le nazioni, dare respiro universale ai dialoghi di pace, garantire all’uomo il bene primario dell’informazione, assicurando, nel contempo, la libera circolazione del pensiero in ordine soprattutto agli ideali di solidarietà e di giustizia sociale. Sì! I media, nel loro insieme, non sono soltanto mezzi per la diffusione delle idee, ma possono e devono essere anche strumenti al servizio di un mondo più giusto e solidale.

Non manca, purtroppo, il rischio che essi si trasformino invece in sistemi volti a sottomettere l’uomo a logiche dettate dagli interessi dominanti del momento. E’ il caso di una comunicazione usata per fini ideologici o per la collocazione di prodotti di consumo mediante una pubblicità ossessiva.

Con il pretesto di rappresentare la realtà, di fatto si tende a legittimare e ad imporre modelli distorti di vita personale, familiare o sociale. Inoltre, per favorire gli ascolti, la cosiddetta audience, a volte non si esita a ricorrere alla trasgressione, alla volgarità e alla violenza. Vi è infine la possibilità che, attraverso i media, vengano proposti e sostenuti modelli di sviluppo che aumentano anziché ridurre il divario tecnologico tra i paesi ricchi e quelli poveri.

3. L’umanità si trova oggi di fronte a un bivio. Anche per i media vale quanto ho scritto nell’Enciclica Spe salvi circa l’ambiguità del progresso, che offre inedite possibilità per il bene, ma apre al tempo stesso possibilità abissali di male che prima non esistevano (cfr n. 22). Occorre pertanto chiedersi se sia saggio lasciare che gli strumenti della comunicazione sociale siano asserviti a un protagonismo indiscriminato o finiscano in balia di chi se ne avvale per manipolare le coscienze. Non sarebbe piuttosto doveroso far sì che restino al servizio della persona e del bene comune e favoriscano "la formazione etica dell’uomo, nella crescita dell’uomo interiore" (ibid.)? La loro straordinaria incidenza nella vita delle persone e della società è un dato largamente riconosciuto, ma va posta oggi in evidenza la svolta, direi anzi la vera e propria mutazione di ruolo, che essi si trovano ad affrontare.

Oggi, in modo sempre più marcato, la comunicazione sembra avere talora la pretesa non solo di rappresentare la realtà, ma di determinarla grazie al potere e alla forza di suggestione che possiede.

Si costata, ad esempio, che su talune vicende i media non sono utilizzati per un corretto ruolo di informazione, ma per "creare" gli eventi stessi. Questo pericoloso mutamento della loro funzione è avvertito con preoccupazione da molti Pastori.

Proprio perché si tratta di realtà che incidono profondamente su tutte le dimensioni della vita umana (morale, intellettuale, religiosa, relazionale, affettiva, culturale), ponendo in gioco il bene della persona, occorre ribadire che non tutto ciò che è tecnicamente possibile è anche eticamente praticabile. L’impatto degli strumenti della comunicazione sulla vita dell’uomo contemporaneo pone pertanto questioni non eludibili, che attendono scelte e risposte non più rinviabili.

4. Il ruolo che gli strumenti della comunicazione sociale hanno assunto nella società va ormai considerato parte integrante della questione antropologica, che emerge come sfida cruciale del terzo millennio. In maniera non dissimile da quanto accade sul fronte della vita umana, del matrimonio e della famiglia, e nell’ambito delle grandi questioni contemporanee concernenti la pace, la giustizia e la salvaguardia del creato, anche nel settore delle comunicazioni sociali sono in gioco dimensioni costitutive dell’uomo e della sua verità.

Quando la comunicazione perde gli ancoraggi etici e sfugge al controllo sociale, finisce per non tenere più in conto la centralità e la dignità inviolabile dell’uomo, rischiando di incidere negativamente sulla sua coscienza, sulle sue scelte, e di condizionare in definitiva la libertà e la vita stessa delle persone. Ecco perché è indispensabile che le comunicazioni sociali difendano gelosamente la persona e ne rispettino appieno la dignità.

Più di qualcuno pensa che sia oggi necessaria, in questo ambito, un’"info-etica" così come esiste la bio-etica nel campo della medicina e della ricerca scientifica legata alla vita.

5. Occorre evitare che i media diventino il megafono del materialismo economico e del relativismo etico, vere piaghe del nostro tempo. Essi possono e devono invece contribuire a far conoscere la verità sull’uomo, difendendola davanti a coloro che tendono a negarla o a distruggerla. Si può anzi dire che la ricerca e la presentazione della verità sull’uomo costituiscono la vocazione più alta della comunicazione sociale. Utilizzare a questo fine tutti i linguaggi, sempre più belli e raffinati di cui i media dispongono, è un compito esaltante affidato in primo luogo ai responsabili ed agli operatori del settore. E’ un compito che tuttavia, in qualche modo, ci riguarda tutti, perché tutti, nell’epoca della globalizzazione, siamo fruitori e operatori di comunicazioni sociali. I nuovi media, telefonia e internet in particolare, stanno modificando il volto stesso della comunicazione e, forse, è questa un’occasione preziosa per ridisegnarlo, per rendere meglio visibili, come ebbe a dire il mio venerato predecessore Giovanni Paolo II, i lineamenti essenziali e irrinunciabili della verità sulla persona umana (cfr Lett. ap. Il rapido sviluppo, 10).

6. L’uomo ha sete di verità, è alla ricerca della verità; lo dimostrano anche l’attenzione e il successo registrati da tanti prodotti editoriali, programmi o fiction di qualità, in cui la verità, la bellezza e la grandezza della persona, inclusa la sua dimensione religiosa, sono riconosciute e ben rappresentate. Gesù ha detto: "Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi" (Gv 8, 32). La verità che ci rende liberi è Cristo, perché solo Lui può rispondere pienamente alla sete di vita e di amore che è nel cuore dell’uomo. Chi lo ha incontrato e si appassiona al suo messaggio sperimenta il desiderio incontenibile di condividere e comunicare questa verità: "Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi – scrive san Giovanni -, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita […], noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia perfetta" (1Gv 1, 1-3).

Invochiamo lo Spirito Santo, perché non manchino comunicatori coraggiosi e autentici testimoni della verità che, fedeli alla consegna di Cristo e appassionati del messaggio della fede, "sappiano farsi interpreti delle odierne istanze culturali, impegnandosi a vivere questa epoca della comunicazione non come tempo di alienazione e di smarrimento, ma come tempo prezioso per la ricerca della verità e per lo sviluppo della comunione tra le persone e i popoli" (Giovanni Paolo II, Discorso al Convegno Parabole mediatiche, 9 novembre 2002).

Con questo auspicio a tutti imparto con affetto la mia Benedizione.

Dal Vaticano, 24 gennaio 2008, Festa di San Francesco di Sales.

BENEDICTUS PP. XVI

© Copyright 2008 - Libreria Editrice Vaticana

martedì 1 gennaio 2008

La famiglia naturale, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, è culla della vita e dell’amore e la prima e insostituibile educatrice alla pace


Vedi anche:

FESTIVITA' NATALIZIE 2005-2006-2007


SANTA MESSA NELLA SOLENNITÀ DI MARIA SS.MA MADRE DI DIO E NELLA 41a GIORNATA MONDIALE DELLA PACE , 01.01.2008

Alle ore 10 di questa mattina, nella Basilica Vaticana, il Santo Padre Benedetto XVI presiede la Celebrazione della Solennità di Maria Santissima Madre di Dio nell’ottava di Natale e in occasione della 41ª Giornata Mondiale della Pace sul tema: "Famiglia umana, comunità di pace".
Concelebrano con il Papa il Card. Tarcisio Bertone, Segretario di Stato; il Card. Renato Raffaele Martino, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace e del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti; Mons. Fernando Filoni, Arcivescovo tit. di Volturno, Sostituto della Segreteria di Stato; Mons. Dominique Mamberti, Arcivescovo tit. di Sagona, Segretario per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato; Mons. Giampaolo Crepaldi, Vescovo tit. di Bisarcio, Segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace.
Pubblichiamo di seguito l’omelia che il Papa pronuncia nel corso della Santa Messa
:

OMELIA DEL SANTO PADRE

Cari fratelli e sorelle!

Iniziamo quest’oggi un nuovo anno e ci prende per mano la speranza cristiana; lo iniziamo invocando su di esso la benedizione divina ed implorando, per intercessione di Maria, Madre di Dio, il dono della pace: per le nostre famiglie, per le nostre città, per il mondo intero. Con questo auspicio saluto tutti voi qui presenti ad iniziare dagli illustri Ambasciatori del Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, convenuti a questa celebrazione in occasione della Giornata Mondiale della Pace. Saluto il Cardinale Tarcisio Bertone, mio Segretario di Stato, il Cardinale Renato Raffaele Martino e tutti i componenti del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace. Ad essi sono particolarmente grato per il loro impegno nel diffondere il Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, che quest’anno ha come tema: "Famiglia umana, comunità di pace".

La pace. Nella prima Lettura, tratta dal Libro dei Numeri, abbiamo ascoltato l’invocazione: "Il Signore ti conceda pace" (6,26); il Signore doni pace a ciascuno di voi, alle vostre famiglie, al mondo intero. Tutti aspiriamo a vivere nella pace, ma la pace vera, quella annunciata dagli angeli nella notte di Natale, non è semplice conquista dell’uomo o frutto di accordi politici; è innanzitutto dono divino da implorare costantemente e, allo stesso tempo, impegno da portare avanti con pazienza restando sempre docili ai comandi del Signore. Quest’anno, nel Messaggio per l’odierna Giornata Mondiale della Pace, ho voluto porre in luce lo stretto rapporto che esiste tra la famiglia e la costruzione della pace nel mondo.

La famiglia naturale, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, è "culla della vita e dell’amore" e "la prima e insostituibile educatrice alla pace". Proprio per questo la famiglia è "la principale ‘agenzia’ di pace" e "la negazione o anche la restrizione dei diritti della famiglia, oscurando la verità dell’uomo, minaccia gli stessi fondamenti della pace" (cfr nn. 1-5).

Poiché poi l’umanità è una "grande famiglia", se vuole vivere in pace non può non ispirarsi a quei valori sui quali si fonda e si regge la comunità familiare. La provvidenziale coincidenza di varie ricorrenze ci sprona quest’anno ad uno sforzo ancor più sentito per realizzare la pace nel mondo.

Sessant’anni or sono, nel 1948, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite rese pubblica la "Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo"; quarant’anni fa il mio venerato Predecessore Paolo VI celebrò la prima Giornata Mondiale della Pace; quest’anno inoltre ricorderemo il 25° anniversario dell’adozione da parte della Santa Sede della "Carta dei diritti della famiglia". "Alla luce di queste significative ricorrenze – riprendo qui quanto ho scritto proprio a conclusione del Messaggio – invito ogni uomo e ogni donna a prendere più lucida consapevolezza della comune appartenenza all’unica famiglia umana e ad impegnarsi perché la convivenza sulla terra rispecchi sempre più questa convinzione da cui dipende l’instaurazione di una pace vera e duratura".

Il nostro pensiero si volge ora naturalmente alla Madonna, che oggi invochiamo come Madre di Dio. Fu il Papa Paolo VI a trasferire al primo gennaio la festa della Divina Maternità di Maria, che un tempo cadeva l’11 di ottobre. Prima infatti della riforma liturgica seguita al Concilio Vaticano II, nel primo giorno dell’anno si celebrava la memoria della circoncisione di Gesù nell’ottavo giorno dopo la sua nascita - come segno della sottomissione alla legge, il suo inserimento ufficiale nel popolo eletto - e la domenica seguente si celebrava la festa del nome di Gesù. Di queste ricorrenze scorgiamo qualche traccia nella pagina evangelica che è stata poco fa proclamata, in cui san Luca riferisce che otto giorni dopo la nascita il Bambino venne circonciso e gli fu posto il nome di Gesù, "come era stato chiamato dall’angelo prima di essere concepito nel grembo della madre" (Lc 2,21). Quella odierna pertanto, oltre che essere una quanto mai significativa festa mariana, conserva pure un contenuto fortemente cristologico, perché, potremmo dire, prima della Madre, riguarda proprio il Figlio, Gesù vero Dio e vero Uomo.

Al mistero della divina maternità di Maria, la Theotokos, fa riferimento l’apostolo Paolo nella Lettera ai Galati. "Quando venne la pienezza del tempo, - egli scrive - Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge" (4,4).

In poche parole troviamo sintetizzati il mistero dell’incarnazione del Verbo eterno e la divina maternità di Maria: il grande privilegio della Vergine sta proprio nell’essere Madre del Figlio che è Dio. A otto giorni dal Natale trova pertanto la sua più logica e giusta collocazione questa festa mariana.

Infatti, nella notte di Betlemme, quando "diede alla luce il suo figlio primogenito" (Lc 2,7), si compirono le profezie concernenti il Messia. "Una Vergine concepirà e partorirà un figlio", aveva preannunciato Isaia (7,14); "ecco concepirai nel seno e partorirai un figlio", disse a Maria l’angelo Gabriele (Lc 1,31); e ancora un angelo del Signore - narra l’evangelista Matteo -, apparendo in sogno a Giuseppe, lo rassicurò dicendogli: "non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quello che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio"(Mt 1,20-21).

Il titolo di Madre di Dio è il fondamento di tutti gli altri titoli con cui la Madonna è stata venerata e continua ad essere invocata di generazione in generazione, in Oriente e in Occidente.

Al mistero della sua divina maternità fanno riferimento tanti inni e tante preghiere della tradizione cristiana, come ad esempio un’antifona mariana del tempo natalizio, l’Alma Redemptoris mater con la quale così preghiamo: "Tu quae genuisti, natura mirante, tuum sanctum Genitorem, Virgo prius ac posterius – Tu, nello stupore di tutto il creato, hai generato il tuo Creatore, Madre sempre vergine". Cari fratelli e sorelle, contempliamo quest’oggi Maria, madre sempre vergine del Figlio unigenito del Padre; impariamo da Lei ad accogliere il Bambino che per noi è nato a Betlemme. Se nel Bimbo nato da Lei riconosciamo il Figlio eterno di Dio e lo accogliamo come il nostro unico Salvatore, possiamo essere detti e lo siamo realmente figli di Dio: figli nel Figlio. Scrive l’Apostolo: "Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l’adozione a figli" (Gal 4,4).

L’evangelista Luca ripete più volte che la Madonna meditava silenziosa su questi eventi straordinari nei quali Iddio l’aveva coinvolta. Lo abbiamo ascoltato anche nel breve brano evangelico che quest’oggi la liturgia ci ripropone. "Maria serbava queste cose meditandole nel suo cuore" (Lc 2,19). Il verbo greco usato "sumbállousa" letteralmente significa "mettere insieme" e fa pensare a un mistero grande da scoprire poco a poco. Il Bambino che vagisce nella mangiatoia, pur apparentemente simile a tutti i bimbi del mondo, è al tempo stesso del tutto differente: è il Figlio di Dio, è Dio, vero Dio e vero uomo. Questo mistero – l’incarnazione del Verbo e la divina maternità di Maria – è grande e certamente non facile da comprendere con la sola umana intelligenza.

Alla scuola di Maria però possiamo cogliere con il cuore quello che gli occhi e la mente non riescono da soli a percepire, né possono contenere. Si tratta, infatti, di un dono così grande che solo nella fede ci è dato accogliere pur senza tutto comprendere. Ed è proprio in questo cammino di fede che Maria ci viene incontro, ci è sostegno e guida.

Lei è madre perché ha generato nella carne Gesù; lo è perché ha aderito totalmente alla volontà del Padre. Scrive sant’Agostino: "Di nessun valore sarebbe stata per lei la stessa divina maternità, se lei il Cristo non l’avesse portato nel cuore, con una sorte più fortunata di quando lo concepì nella carne" (De sancta Virginitate, 3,3). E nel suo cuore Maria continuò a conservare, a "mettere insieme" gli eventi successivi di cui sarà testimone e protagonista, sino alla morte in croce e alla risurrezione del suo Figlio Gesù.

Cari fratelli e sorelle, solo conservando nel cuore, mettendo cioè insieme e trovando un’unità di tutto ciò che viviamo, possiamo addentrarci, seguendo Maria, nel mistero di un Dio che per amore si è fatto uomo e ci chiama a seguirlo sulla strada dell’amore; amore da tradurre ogni giorno in un generoso servizio ai fratelli. Possa il nuovo anno, che oggi fiduciosi iniziamo, essere un tempo nel quale avanzare in quella conoscenza del cuore, che è la sapienza dei santi. Preghiamo perché, come abbiamo ascoltato nella prima Lettura, il Signore "faccia brillare il suo volto" su di noi, ci "sia propizio" (cfr Nm 6,24-7), e ci benedica. Possiamo esserne certi: se non ci stanchiamo di ricercare il suo volto, se non cediamo alla tentazione dello scoraggiamento e del dubbio, se pur fra le tante difficoltà che incontriamo restiamo sempre ancorati a Lui, sperimenteremo la potenza del suo amore e della sua misericordia. Il fragile Bambino che la Vergine quest’oggi mostra al mondo, ci renda operatori di pace, testimoni di Lui, Principe della pace. Amen!

© Copyright 2008 - Libreria Editrice Vaticana

sabato 1 dicembre 2007

Il Papa: incoraggio le Ong ad opporre al relativismo la grande creatività della verità circa l'innata dignità dell'uomo e dei diritti che ne derivano


Vedi anche:

"Spe salvi" e discorso alle Ong cattoliche: il Papa eterno incompreso...dai media! Vladimir per Europa (grandioso articolo sui vaticanisti)


Il Papa non ha attaccato l'Onu? Abbiamo letto male? Padre Lombardi ci ha bacchettato? Non importa: noi giornali andiamo dritti per la nostra strada!

Padre Lombardi deplora le forzature anti-Onu dei media dopo il discorso del Papa alle ONG cattoliche (da Petrus)

Titoli e servizi sull’Onu rischiano di creare una polemica che non c’è

Polemica (inventata) Papa-Onu: ecco come sono andate veramente le cose...agenzie e giornali prendano atto!

"Libero" profetico: le parole del Papa alle Ong appariranno sui giornali come l'ennesima "crociata"

Falsa polemica Papa-Onu: i commenti di Accattoli e Politi. Notare bene: i titoli non corrispondono ai testi degli articoli

Come creare un caso che non esiste: polemica Papa-Onu. Basterebbe leggere il discorso del Papa. O forse c'entrano i consensi intorno alla "Spe salvi"?

Padre Lombardi: le agenzie ed i tg hanno "forzato" il discorso del Papa alle Ong

Il Papa: il dibattito internazionale è segnato dal relativismo


UDIENZA AI PARTECIPANTI AL FORUM DI ORGANIZZAZIONI NON GOVERNATIVE DI ISPIRAZIONE CATTOLICA , 01.12.2007

Alle ore 12 di oggi, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in udienza i partecipanti al Forum di Organizzazioni non-governative (ONG) di ispirazione cattolica, in corso di svolgimento a Roma. Al forum prendono parte 85 Organizzazioni non-governative che fanno riferimento, nella loro presenza ed attività in ambito internazionale, all'insegnamento evangelico e alla Dottrina Sociale della Chiesa.
Di seguito pubblichiamo il testo del discorso che il Papa ha rivolto ai partecipanti, convenuti nella Sala Clementina:

DISCORSO DEL SANTO PADRE

TRADUZIONE IN LINGUA ITALIANA

Eccellenze,
Rappresentanti della Santa Sede presso gli Organismi Internazionali,
cari amici,


sono lieto di dare il mio benvenuto a tutti voi che siete convenuti a Roma per riflettere insieme sul contributo che le Organizzazioni non Governative (ONG) di ispirazione cattolica possono offrire, in stretta collaborazione con la Santa Sede, alla soluzione delle tante problematiche e sfide che affronta la molteplice attività delle Nazioni Unite e delle altre organizzazioni internazionali e regionali. A ciascuno di voi rivolgo il mio cordiale saluto. Ringrazio in particolare il Sostituto della Segreteria di Stato che si è fatto cortese interprete dei comuni sentimenti, delineandomi nel contempo gli obbiettivi del vostro Forum. Saluto, inoltre, il giovane rappresentante delle Organizzazioni non Governative, qui presente.

Ai lavori di quest’importante riunione prendono parte rappresentanti di realtà nate negli anni in cui sbocciava per la prima volta l’azione del laicato cattolico a livello internazionale, come pure membri di altre associazioni sorte recentemente, di pari passo con l’attuale processo di integrazione globale. Vi è poi chi si dedica prevalentemente all’azione di advocacy, e chi si occupa principalmente della gestione concreta di progetti di cooperazione allo sviluppo. Alcune vostre organizzazioni si configurano nella Chiesa come Associazioni Pubbliche e Private di Fedeli o partecipano al carisma di taluni Istituti di Vita Consacrata, altre hanno solo un riconoscimento giuridico nell’ordine civile e annoverano fra i loro membri anche non cattolici e non cristiani. Tutti, però, vi accomuna l’unica passione per la dignità dell’uomo, quella stessa passione che ispira costantemente l’azione della Santa Sede presso le diverse istanze internazionali. Ed è proprio per questo che si è voluto promuovere l’incontro di questi giorni: per esprimervi cioè gratitudine e apprezzamento per quanto già fate, collaborando attivamente con i Rappresentanti Pontifici presso gli Organismi Internazionali. Allo stesso tempo si intende rendere ancor più stretta e, dunque, più efficace questa comune azione al servizio del bene integrale della persona umana e dell’umanità.

Non bisogna, del resto, dimenticare che questa unità di scopi è possibile realizzarla attraverso ruoli e modalità diverse. Infatti, mentre la diplomazia multilaterale della Santa Sede deve, prevalentemente, affermare i grandi principi fondamentali della vita internazionale, perché il contributo specifico della Gerarchia Chiesa è "servire la formazione della coscienza, affinché le esigenze della giustizia diventino comprensibili e politicamente realizzabili" (Deus Caritas est, 28, a), dall’altra parte "il compito immediato di operare per un giusto ordine nella società è invece proprio dei fedeli laici - nel caso della vita internazionale, dei diplomatici cristiani e dei membri delle ONG - che sono chiamati a partecipare in prima persona alla vita pubblica... a configurare rettamente la vita sociale, rispettandone la legittima autonomia e cooperando con gli altri cittadini secondo le rispettive competenze e sotto la propria responsabilità (Ibid., 29).

La cooperazione internazionale tra i Governi, nata già alla fine del secolo XIX e sviluppatasi sempre più nel secolo scorso, nonostante le tragiche interruzioni delle due guerre mondiali, ha contribuito significativamente alla creazione di un ordine internazionale più giusto.
A tale riguardo, possiamo osservare con soddisfazione ai risultati ottenuti, quali il riconoscimento universale del primato giuridico e politico dei diritti umani, la fissazione di obiettivi condivisi per il pieno godimento dei diritti economici e sociali da parte di tutti gli abitanti della terra, la promozione della ricerca di un sistema economico mondiale giusto e, ultimamente, la salvaguardia dell’ambiente e la promozione del dialogo interculturale.

Tuttavia, spesso il dibattito internazionale appare segnato da una logica relativistica che pare ritenere, come unica garanzia di una convivenza pacifica tra i popoli, il negare cittadinanza alla verità sull’uomo e sulla sua dignità nonché alla possibilità di un agire etico fondato sul riconoscimento della legge morale naturale. Viene così di fatto ad imporsi una concezione del diritto e della politica, in cui il consenso tra gli Stati, ottenuto talvolta in funzione di interessi di corto respiro o manipolato da pressioni ideologiche, risulterebbe essere la sola ed ultima fonte delle norme internazionali. I frutti amari di tale logica relativistica nella vita internazionale sono purtroppo evidenti: si pensi, ad esempio, al tentativo di considerare come diritti dell’uomo le conseguenze di certi stili egoistici di vita, oppure al disinteresse per le necessità economiche e sociali dei popoli più deboli, o al disprezzo del diritto umanitario e ad una difesa selettiva dei diritti umani.

Auspico che lo studio e il confronto di questi giorni permetta di individuare modi efficaci e concreti per far recepire a livello internazionale gli insegnamenti della dottrina sociale della Chiesa.

In tale senso, vi incoraggio ad opporre al relativismo la grande creatività della verità circa l’innata dignità dell’uomo e dei diritti che ne conseguono. Una tale creatività consentirà di dare una risposta più adeguata alle molteplici sfide presenti nell’odierno dibattito internazionale e soprattutto permetterà di promuovere iniziative concrete, che vanno vissute in spirito di comunione e libertà.

Occorre uno spirito di solidarietà che conduca a promuovere uniti quei principi etici non "negoziabili" per la loro natura e per il loro ruolo di fondamento della vita sociale. Solidarietà intrisa di forte senso di amore fraterno che porti ad apprezzare le iniziative altrui, a facilitarle e a collaborare con esse. In forza di questo spirito non si mancherà, ogni volta che sia utile o necessario, di coordinarsi sia tra le diverse ONG sia con i Rappresentanti della Santa Sede, sempre nel rispetto della diversità di natura, di fini istituzionali e dei metodi operativi. D’altra parte, un autentico spirito di libertà, vissuto nella solidarietà, spingerà l’iniziativa dei membri delle ONG ad espandersi in una vasta pluralità di orientamenti e di soluzioni circa le questioni temporali che Dio ha lasciato al libero e responsabile giudizio di ciascuno. Infatti, se vissuti nella solidarietà, il legittimo pluralismo e la diversità non solo non diventano motivo di divisione e concorrenza, ma sono condizione di maggiore efficacia. L’azione delle Organizzazioni che voi rappresentate sarà dunque veramente feconda se resterà fedele al Magistero della Chiesa, ancorata nella comunione con i suoi Pastori e soprattutto con il Successore di Pietro, ed affronterà con un’apertura prudente le sfide dell’ora presente.

Cari amici, vi rinnovo il mio grazie per l’odierna vostra presenza e per il vostro impegno nel promuovere la causa della giustizia e della pace all’interno dell’umana famiglia. Mentre vi assicuro il mio speciale ricordo nella preghiera, invoco su di voi e sulle Organizzazioni che rappresentate la protezione materna di Maria, Regina Mundi, imparto con affetto la mia Benedizione Apostolica a voi, alle vostre famiglie e a quanti sono membri delle vostre Associazioni.

© Copyright 2007 - Libreria Editrice Vaticana

IL TESTO DEL DISCORSO IN INGLESE

venerdì 23 novembre 2007

L'ENCICLICA "SPE SALVI": LO SPECIALE DEL BLOG


IL TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA ENCICLICA "SPE SALVI" DI PAPA BENEDETTO XVI: CLICCA QUI

CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE DELL’ENCICLICA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI "SPE SALVI"

SPE SALVI: IL TESTO IN PODCAST (H2O)

L'enciclica in Francese, Inglese, Italiano, Latino, Polacco, Portoghese, Spagnolo, Tedesco

"SPE SALVI": EDIZIONE TASCABILE (ECONOMICA)

"SPE SALVI": EDIZIONE RILEGATA

ENCICLICA "SPE SALVI": GIA' VENDUTE UN MILIONE DI COPIE (7 dicembre 2007, a una settimana dalla pubblicazione)

Due nuove sedi per la libreria del Papa grazie allo straordinario successo di vendite dei libri di Benedetto XVI (Corriere)


ALTRI ARTICOLI E COMMENTI

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Il già e il non ancora nella «Spe salvi»: "L'esperienza della valle oscura dove non si teme alcun male" (Osservatore Romano)

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"Spe salvi", Walter Abbondanti: "Dopo Marx, Ratzinger" (Tempi)

Carità e speranza nelle encicliche di Benedetto XVI. Un riassetto teologico dell'intelligenza cristiana (Osservatore Romano)

La "Spe salvi" presentata a Mosca. Un nuovo tassello sulla via del dialogo tra cattolici e ortodossi. «Ci sentiamo vicini a Benedetto XVI» (Tempi)

La "Spe salvi" tra storia ed escatologia: "Una nuova alleanza tra Chiesa e modernità laica" (Aldo Schiavone per l'Osservatore Romano)

L'enciclica in lingua russa presentata da un'esponente del Patriarcato di Mosca: "La Spe salvi, motivo di unità tra cattolici e ortodossi" (O.R.)

Traduzione in russo della "Spe salvi", Mons. Pezzi: "Segnale positivo per il dialogo tra cattolici e ortodossi" (Radio Vaticana)

BENEDETTO XVI: OGGI A MOSCA LA PRESENTAZIONE DELL’ENCICLICA ”SPE SALVI”

Una pura ragione: "Nella Spe salvi Benedetto XVI rilegge il passato che ha reso orfana la modernità"

Spe salvi, il teologo protestante Jürgen Moltmann e Mons. Bruno Forte si confrontano sull'enciclica del Papa

Per un nuovo illuminismo. Voltaire e Pascal, sintesi per un'alleanza tra razionalisti e cattolici (Giulio Giorello per "Il Corriere")

Mons. Sgreccia: "Con speranza e solidarietà accanto all'uomo sofferente" (Osservatore Romano)

Le intuizioni del Papa sulla vera speranza (Parte I). Intervista a padre James Schall (Zenit)

Le intuizioni del Papa sulla vera speranza (Parte II). Intervista a padre James Schall (Zenit)

La speranza cristiana secondo John Henry Newman: "In attesa di una luce più chiara" (Osservatore Romano)

Quella sconosciuta realtà conosciuta: don Stefano Alberto commenta la "Spe salvi" (Tracce)

Il Papa della Spe salvi non teme il dubbio moderno. E affronta a viso aperto il "silenzio di Dio" (Tempi)

Il rabbino Jacob Neusner parla all'Osservatore del suo dialogo a distanza con Joseph Ratzinger: il Papa è un uomo coraggioso

Joseph Ratzinger? Teologo colto e padre benevolo (Nikolaus Lobkowicz sul Papa e la "Spe salvi")

Dialogo tra lo scienziato Marco Bersanelli e il filosofo Costantino Esposito "provocati" dalla "Spe salvi" (Tracce)

«Ratzinger papa della speranza»: Mons. Ambrosio presenta la "Spe salvi"

"Spe Salvi": studenti e professori a confronto. Dibattito fra Mons. Fisichella ed il filosofo Botturi (Zenit)

La "Spe salvi" e la visione dell’uomo nella psicoterapia (Zenit)

"Spe salvi": il commento di Mons. Leuzzi per Zenit

"Spe salvi", il sociologo Alberoni: "Nutriamo speranza certi che Dio si cura di noi" (Zenit)

"Spe Salvi", Pertici: "La storia e la giustizia nella nuova enciclica di Benedetto XVI"

Lo scienziato Bersa­nelli ed il filosofo Esposito si confrontano sulla "Spe salvi"

"Spe salvi", card. Martini: "Affidiamoci alla speranza" (Valli per "Europa")

"Spe salvi", Mons. Fisichella: "La speranza che non delude" (Tempi)

"Spe salvi", il filosofo Fabris: "Il Giudizio è speranza"

Il teologo della Casa Pontificia, Wojciech Giertych, commenta l'enciclica "Spe salvi" (Osservatore Romano)

Le speranze dell'Europa alla luce dell'Enciclica del Papa "Spe salvi": la riflessione di padre Lombardi

"Spe salvi": "Il dramma della speranza, in quattro atti" (di Massimo Introvigne)

Incredibile: Scalfari attacca la Binetti usando la "Spe salvi" come clava...ma non aveva tentato infruttosamente di demolire l'enciclica?

"Spe salvi", Scruton: "La speranza restaura le rovine moderne" (Avvenire)

"Spe salvi", Mons. Fisichella a RomaSette: "Amare perché si radichi la speranza"

John Finnis (Oxford): la "Spe salvi" è un'enciclica giuridica

«Spe Salvi», dai Campi Elisi di Virgilio al Paradiso cristiano (Sordi per "Avvenire")

"Spe salvi", Prof. Dalla Torre: "L'«agire» e la speranza"

"Spe salvi", Amicone: "Un'enciclica per noi pagani"

"Spe salvi"; Gian Maria Vian a "Tempi": "Il tono dell'enciclica è immediato e diretto

"Spe salvi", Lindo Ferretti: Benedetto XVI, il bene più prezioso che ho...

"Spe salvi", Natoli: "Solo il pregiudizio laicista trova il Papa antimoderno e contro il progresso"

"Spe salvi", Prof. Brague a "Il Foglio": "L'ellenismo non ha il copyright del logos"

"Spe salvi", "Se la Chiesa si rialza davanti al mondo" (di Amedeo Costabile)

"Spe salvi", Prof. Brague (Sorbona) ad Avvenire: "Non è certo mestiere della scienza quello di salvare l’uomo"

"Spe salvi", la Speranza e le speranze (Bandinelli per "Il Foglio")

"Spe salvi", Baget Bozzo: "Tutti i cattolici ascoltano ciò che dice Benedetto XVI, ma molti guardano ciò che pensa Ratzinger"

Gibellini (Osservatore Romano): "La «Spe salvi» tra modernità ed escatologia"

"Spe salvi": il commento di Lee Harris per "Il Foglio"

"Spe salvi", Giuliano Ferrara: "Anche se Benedetto non convertirà il mondo, già lo convince"

"Spe salvi", il teologo ortodosso O­livier Clément: Marx e Nietzsche morti di speranza

"Spe salvi": un impressonante dettaglio... (di Antonio Socci)

"Spe salvi", le nuove frontiere della Chiesa cattolica (Guerriero per "Avvenire")

Enciclica "Spe salvi", riflessione del Prof. Lucio Coco

"Spe salvi", Scalfari e la speranza cristiana (Incampo per CulturaCattolica.it)

Pietro De Marco a Baget Bozzo: "Non riduciamo la teologia di Benedetto a fede dei semplici"

"La fede dei semplici", commento di Baget Bozzo alla "Spe salvi"

"Spe salvi", "La poesia della speranza": i commenti di Luca Doninelli e Roberto Mussapi

"Spe salvi", Umberto Berardo: "È un Papa esigente quello che chiede ai battezzati fede profonda nel Dio dell'amore"

Prof. Raynaud (Sorbona): "la Spe salvi è una combinazione di vero pensiero e di vera fede. Rende intelleggibile il Cristianesimo ai non credenti

Angela Ambrogetti commenta per "Korazym" l'omaggio del Santo Padre alla Madonna Immacolata

"Spe salvi", Mons. Sigalini: «La fede è speranza»

Ci mancava solo la speranza: lettera aperta di zio Berlicche a Malacoda :-)

"Spe salvi": Lucetta Scaraffia (Avvenire) risponde a Luisa Muraro (Il Manifesto)

Enciclica "Spe salvi": il commento di Mons. Domenico Sigalini per Radio Vaticana

Maurizio Costanzo a Petrus: "La Spe salvi ci consente di pensare positivo"

"Spe salvi", Marina Corradi (Avvenire): Benedetto ci dice di non avere paura della "cosa ignota", la vita eterna!

"Spe salvi", Giuliano Ferrara per Panorama: "La salvezza non è la salute"

"Spe salvi": il commento di Luisa Muraro per "Il Manifesto"

Enciclica "Spe salvi": il commento di Alessandra Borghese

Enciclica "Spe salvi" e discorso alle Ong: il SOLITO commento stizzito di Odifreddi

Enciclica "Spe salvi": il commento di Alberto Bobbio per "Famiglia Cristiana"

Mons. Santoro (Brasile): la "Spe salvi" è un dono per il mondo postmoderno

"Spe salvi", Padre Scalfi (Russia Cristiana): “La speranza marxista è utopismo”

"Spe salvi", prof. Baggio: la bellezza dell'enciclica sta nel farci capire come anche i piccoli atti d'amore ci portino al di là dei miti contemporanei

"Spe salvi", Giuliano Ferrara: "Ehi, laiconi, provate a rispondere al Papa"

"Spe salvi", Brescia Oggi: quell’enciclica non vuole demolire scienza e ragione

René Girard: la "Spe salvi" è un'enciclica sociale

"Spe salvi", Mons. Amato a Famiglia Cristiana: l'enciclica non critica la scienza, ma la speranza fondata sulla scienza...

"Spe salvi" e discorso alle Ong cattoliche: il Papa eterno incompreso...dai media! Vladimir per Europa (grandioso articolo sui vaticanisti)

Rosso "malpela" Scalfari ("Repubblica") e Franceschelli ("Il Riformista")

Enciclica "Spe salvi": il commento di Orlando Franceschelli per "Il Riformista"

Dai classici ai Cristiani: "La speranza rovesciata dalla fede in Dio" (Osservatore Romano)

“Spe salvi”. Piccola guida per leggerla con frutto (dal blog di Sandro Magister)

"Spe salvi": tre intellettuali di spicco rispondono "per le rime" ad Eugenio Scalfari

"Spe salvi", Natoli: "Credenti e no, alleati per il riscatto del presente"

"Spe salvi", Mons. Thomas Dabre: "L’enciclica della speranza nell’Asia tormentata da problemi e pericoli"

"Spe salvi", lo storico Giovagnoli: "Il Papa chiede a i cristiani di non ripiegarsi su se stessi, ma di testimoniare a tutti la speranza evangelica" (Radio Vaticana)

"Spe salvi", il «grazie» di Bartolomeo I: «Dal Papa un’enciclica che aiuta l’ecumenismo»

"Spe salvi", Davide Rondoni risponde a Scalfari: "La malintesa strada della modernità"

"Spe salvi", il Papa: «Avvento, tempo della speranza»

Enciclica "Spe salvi": l'analisi di Franco Pisano per Asianews

Enciclica "Spe salvi": il commento di Padre Cervellera, direttore di Asianews

La santità di Bakhita nell'Enciclica del Papa

Opera Don Orione: l'enciclica "Spe salvi" smuoverà nel mondo una nuova ondata di freschezza cristiana

"Spe salvi", il teologo Vitiello: l'enciclica valorizza la ragione e la libertà. Per certi media è più comodo andare per slogan che leggere i testi..

"Spe salvi", card. Lehmann (Germania): l'enciclica è un documento impressionante

Speranza: La «Spe salvi» interroga la modernità (Sergio Givone per "Avvenire")

"Spe salvi": Luca Volontè risponde a Scalfari, Odifreddi, Hack e Vattimo

"Spe salvi": né la scienza né la politica redimono l'uomo ma la speranza cristiana (Fontana per "L'Occidentale)


Rassegna stampa del 2 dicembre 2007:

Enciclica "Spe salvi": il commento di Gianni Baget Bozzo per "Il Foglio"

Enciclica "Spe salvi": i commenti di Franco Garelli e Gianni Vattimo ("La Stampa")

Enciclica "Spe salvi": due commenti de "Il Giornale"

Enciclica "Spe salvi": i commenti di Angelo Zema, Paola Bignardi e Gaspare Mura (RomaSette)

Enciclica "Spe salvi": i commenti di Brambilla e Colombo per "Avvenire"

"Spe salvi": "Redenzione fa rima con amore" (Briguglio per "La Gazzetta del sud")

Il vaticanista Lucio Brunelli: "L'inferno, Benigni e Papa Benedetto" (Eco di Bergamo)

Eugenio Scalfari boccia l'enciclica "Spe salvi" con argomenti non nuovi

"Spe salvi", Accattoli: sul «cristianesimo moderno» il Pontefice annuncia un mea culpa

Enciclica "Spe salvi": il commento del Vicedirettore dell'Osservatore Romano, Carlo Di Cicco ("Ritorno alla speranza")


Rassegna stampa del 1° dicembre 2007:

Randazzo (L'Occidentale): leggendo la "Spe Salvi" si ha l’impressione che il Papa si rivolga al singolo lettore, quasi avesse un unico destinario

"Spe salvi": i commenti di Mons. Pieran­gelo Sequeri (teologo) e del prof. Francesco Botturi (filosofo)

Enciclica "Spe salvi": lo speciale di "Avvenire"

Enciclica "Spe salvi": i volti della speranza tratteggiati dal Papa nel documento (Avvenire)

Enciclica "Spe salvi": Radio Vaticana intervista il cardinale Vanhoye e Giuliano Ferrara

"Spe salvi": il commenti di Politi e l'intervista di La Rocca al prof. Cacciari (Repubblica)

Rosso Malpelo spiega il significato etimologico della parola "speranza"

Enciclica "Spe salvi": il commento di Antonio Socci

Enciclica "Spe salvi": il commento di Andrea Tornielli

Enciclica "Spe salvi": il commento di Enzo Bianchi ("La Stampa")

Enciclica "Spe salvi": il commento (in inglese) di John Allen

"Spe salvi", il filosofo Reale: «Conservatore è chi critica questo documento» (Corriere della sera)

Enciclica "Spe salvi": il commento de "Il Corriere della sera"

Enciclica "Spe salvi": il commento de "La Stampa"

"Spe salvi": "Speranza come dono". Il commento di Joaquín Navarro-Valls per "Repubblica"

Enciclica "Spe salvi": "La speranza secondo Benedetto" (Aldo Maria Valli per "Europa")


I COMMENTI ALL'ENCICLICA "SPE SALVI", 30 NOVEMBRE 2007:

Enciclica "Spe salvi": i commenti video di Stefano Maria Paci per Skytg24

Amore, Avvento e Speranza in un testo dell'allora cardinale Ratzinger (da "Cercate le cose di lassù")

"Spe salvi", Enzo Bianchi: nessuna contrapposizione con la scienza. La novità dell'enciclica sta nell'avere parlato dell'inferno

Enciclica "Spe salvi": il commento di Russia Cristiana e della federazione protestante francese (La Croix)

"Spe salvi": apprezzamento dai Protestanti, reazioni scontate dai laicisti

Enciclica "Spe salvi": il commento del Direttore dell'Osservatore Romano, Giovanni Maria Vian

Enciclica "Spe salvi": il commento di Sandro Magister

Enciclica "Spe salvi": il commento di Mons. Bruno Forte per l'agenzia Sir

Enciclica "Spe salvi": il commento di Marco Politi per Repubblica.it

Enciclica "Spe salvi": il commento di Padre Lombardi per Radio Vaticana

Enciclica "Spe salvi": lo speciale di Radio Vaticana

Enciclica "Spe salvi": lo speciale dell'agenzia Sir

ENCICLICA/ PAPA: FEDE E RAGIONE NON SONO IN CONTRADDIZIONE

ENCICLICA PAPA: TRA I TEMI DI ATTUALITA' EUTANASIA E RIFORMA CHIESA

Enciclica, il Papa: "l'uomo non è solo prodotto di condizioni economiche"

ENCICLICA PAPA: IL FUTURO DELL'UOMO PASSA PER LA 'SPERANZA MOTIVATA'

Enciclica "Spe salvi": il commento di Corriere.it

ENCICLICA "SPE SALVI": PRIME NOTE DI AGENZIA

LA FIRMA E LA PUBBLICAZIONE DELL'ENCICLICA: 30 NOVEMBRE 2007, FESTA DI SANT'ANDREA:

IL PAPA FIRMERA' L'ENCICLICA "SPE SALVI" IL 30 NOVEMBRE

ENCICLICA 'SPE SALVI' ESCE IL 30 NOVEMBRE

Il comunicato ufficiale della Santa Sede: l'enciclica "Spe Salvi" sarà firmata e pubblicata venerdì 30 novembre 2007

L'enciclica "Spe salvi" sarà diffusa in allegato a Famiglia Cristiana del 6 dicembre

Rassegna stampa del 30 novembre 2007:

Nella "Spe salvi" Paolo, Agostino, Bakhita...

La «Spe salvi» si propone di ridare un senso all'umanità disorientata (Eco di Bergamo)

Il Papa regala speranza: “Il cielo non è vuoto” (Tosatti per "La Stampa")

ARTICOLI E COMMENTI PRECEDENTI LA PUBBLICAZIONE DELL'ENCICLICA "SPE SALVI":

Domani esce l'enciclica "Spe Salvi": lo splendido commento del Priore di Bose, Enzo Bianchi, per Radio Vaticana

Enciclica "Spe salvi": il Papa non poteva farci regalo migliore per il prossimo Natale

Enciclica "Spe salvi": immagini di speranza così care a Papa Benedetto (Avvenire)

Venerdì 30 novembre esce la seconda enciclica del Papa, "Spe salvi": il commento del Riformista

La speranza del Papa pessimista, ovvero i banali e superati pregiudizi su Benedetto XVI (Eco di Bergamo)

Speranza in Dio, salvezza dal declino del mondo «Spe salvi», la nuova enciclica del Papa (De Carli per "Il Tempo")

Rondoni (Avvenire): il Papa e la speranza, questa grande dimenticata!

Enciclica "Spe salvi": il commento di Mons. Bruno Forte a Radio Vaticana

Il Papa medita sulla speranza

Accattoli (Corriere della sera): l'enciclica "Spe Salvi" non solo sarà firmata ma anche pubblicata il 30 novembre

Il Papa firmerà l'enciclica "Spe Salvi" il 30 novembre, giorno di Sant'Andrea: un chiaro omaggio al mondo ortodosso (Pinna per "Gazzetta del sud")

INDISCREZIONI:

PRONTA LA SECONDA ENCICLICA DEL PAPA: "SPE SALVI"

Pronta la seconda enciclica. Si chiamerà «Spe salvi» (Sole 24ore)

ESCLUSIVA DE "IL MESSAGGERO": IL PAPA PREPARA LA TERZA ENCICLICA, SULLA SPERANZA (forse in uscita prima di quella a sfondo sociale)


Alla scuola della speranza: la "Spe salvi" vista dalla Russia

Vedi anche:

LETTERA ENCICLICA "DEUS CARITAS
EST"


ENCICLICA "CARITAS IN VERITATE": ANTICIPAZIONI

lunedì 17 settembre 2007

MONS.BAGNASCO: CRITICHE AL PAPA DA CATTEDRE DISCUTIBILISSIME


Vedi anche:

Prolusione di Mons.Bagnasco: interviste a Galli Della Loggia e De Rita

Prolusione di Mons. Bagnasco: gli articoli di Avvenire

Prolusione di Mons.Bagnasco: gli articoli del Corriere della sera

Prolusione di Mons. Bagnasco: gli articoli del Giornale e del Quotidiano Nazionale

Prolusione di Mons. Bagnasco: i commenti di Repubblica e Stampa

I giornaloni parlano della prolusione di Mons. Bagnasco ma tacciono la parte piu' importante: la dichiarazione di fedeltà dei vescovi al Papa

Messa tridentina: le parole di Mons. Bagnasco


Conferenza Episcopale Italiana
CONSIGLIO PERMANENTE
Roma, 17-19 settembre 2007


PROLUSIONE DEL PRESIDENTE

Venerati e cari Confratelli,

ci ritroviamo dopo la pausa estiva, all’indomani dell’incontro dei nostri giovani col Santo Padre a Loreto, e alla vigilia quasi della Settimana sociale del centenario, che si svolgerà tra Pistoia e Pisa a metà del mese di ottobre. A unirci sono i vincoli della fede e di una comunione intessuta di fraternità ed amicizia, protesi come siamo alla condivisione della medesima sollecitudine pastorale, per la crescita della fede del nostro popolo.
Invochiamo la sapienza del Signore e la grazia dello Spirito, perché i nostri pensieri e il nostro lavoro siano conformi a ciò che Dio si attende da noi.

1 E il primo pensiero va proprio al recentissimo incontro dei giovani italiani ed europei con Benedetto XVI nella vallata di Montorso, in quel di Loreto. Com’è noto, un analogo convegno, ma naturalmente in un diverso contesto, si era già svolto nel settembre 1995 per invito allora del Servo di Dio Giovanni Paolo II. A dodici anni di distanza, e con una nuova popolazione giovanile, l’incontro si è ora ripetuto come appuntamento intermedio che vuol tenere accesa la fiaccola tra la Giornata mondiale della Gioventù di Colonia e la prossima, programmata a Sidney per l’estate 2008.
Ebbene, non ci poteva essere, per noi e per le nostre comunità, un inizio d’anno più entusiasmante e più carico di promesse di quello vissuto a Loreto. Per il numero dei partecipanti e per la qualità della presenze, l’incontro ha realmente superato ogni attesa. A conferma del fatto che i giovani sanno essere i migliori interpreti della sorpresa che è Dio nelle nostre vite. Quando poi i giovani si uniscono al Papa, sembra quasi che le loro potenzialità vengano come esaltate.
Davvero, possiamo dire anche noi con Benedetto XVI, “quale stupendo spettacolo di fede” è stato − nei suoi diversi momenti − questo appuntamento, per il quale non cesseremo di ringraziare il Signore e la Madre santa. Ritrovarsi a Loreto non ci si sbaglia: quel luogo ha legato a sé una ispirazione speciale. Ma un ringraziamento grande, pieno di ammirazione, lo dobbiamo al Papa stesso, per i doni che ci ha fatto, con la sua presenza e la sua parola. Il dialogo che egli ha intessuto con i giovani, la sua capacità di ascolto, la prontezza e la spontaneità delle sue parole,l’interpretazione che ha dato della loro vita, la comunicazione dello sguardo e dei gesti, sono stati tutti elementi che hanno creato una immediata e straordinaria intesa.

2 Molti di noi, e moltissimi dei nostri Sacerdoti, hanno accompagnato i loro giovani a Loreto, e dunque hanno vissuto di persona quella esperienza, nei suoi aspetti fondamentali. A partire dall’ospitalità che è stata offerta, in avvicinamento a Loreto, dalle 32 diocesi della Romagna, dell’Umbria, dell’Abruzzo e delle Marche, le quali hanno mirabilmente messo a disposizione ciò che di meglio – per fede, storia e arte – potevano porgere ai giovani pellegrini. Ma sono stati proprio gli interventi del Papa a segnare in profondità l’evento, sia nel dialogo intrecciato con i giovani durante la veglia del sabato sia soprattutto nelle parole dell’omelia domenicale. Da subito ha puntato a personalizzare la proposta: “Sì, c’è speranza anche oggi – ha detto nella prima risposta – ciascuno di voi è importante, perché ognuno è conosciuto e voluto da Dio e per ognuno Dio ha un suo progetto”. E quando questo progetto si realizza, non esistono periferie, perché “dove c’è Cristo c’è tutto il centro”. Come non esistono ostacoli insormontabili: “Non abbiate timore – diceva nel discorso della veglia – Cristo può colmare le aspirazioni più intime del vostro cuore… Ciascuno di voi, se resta unito a Cristo, può compiere grandi cose… Niente è impossibile per chi si fida di Dio e si affida a Lui”. E siccome “Dio cerca cuori giovani, cerca giovani dal cuore grande”, ecco che il Papa, attualizzando nella Messa le letture della liturgia, indicava la via del coraggio umile, dell’andare controcorrente: “non ascoltate le voci interessate e suadenti che oggi da molte parti propagandano modelli di vita improntati all’arroganza e alla violenza, alla prepotenza e al successo ad ogni costo, all’apparire e all’avere, a scapito dell’essere”.
Contenuti importanti, anzi decisivi direi, quelli che il Santo Padre ha indicato, e che la nostra Pastorale giovanile non mancherà ora di riproporre in modo adeguato, facendone i capisaldi di una catechesi argomentata. È importante infatti che i giovani siano aiutati a interiorizzare la proposta del Papa, e questo sarà anche il modo per interiorizzare l’esperienza stessa di Loreto.
Su tutto, c’è un messaggio che ricaviamo per noi e per tutti i sacerdoti della nostra Chiesa: che dobbiamo osare, e osare sempre, nel lavoro del Vangelo
.

3 La premura del Papa per l’Italia apparirà ancora una volta domenica prossima, nella visita che ha in programma alla diocesi suburbicaria di Velletri, e fra un mese nel viaggio apostolico che lo porterà a Napoli, dove andrà a rinforzare il desiderio di rinascita che quella gente esprime in una tribolata realtà sociale ed economica.
Ancora vivissima è l’eco del pellegrinaggio che il Santo Padre ha compiuto dal 7 al 9 settembre in Austria. L’occasione prossima era data dall’850° anniversario del Santuario di Mariazell, il più importante del Paese e molto frequentato anche dai fedeli di nazioni vicine. Ma il viaggio si è rivelato come un appuntamento ideale con l’intera Europa, di cui l’Austria è come un ponte che unisce l’Est all’Ovest. In ogni sua tappa, questo viaggio ha tenuto presente il contesto dell’Europa, i problemi e la vocazione del nostro continente. E in ogni suo discorso Benedetto XVI ha dimostrato di saper parlare all’uomo del nostro tempo, con parole forti e di grande fascino.

Nel corso degli ultimi mesi peraltro sono venuti dalla Sede Apostolica interventi importanti sotto il profilo ecclesiologico e pastorale, e che bene esprimono la sollecitudine di Benedetto XVI. È un’azione che trova nei Vescovi italiani una ricezione speciale. Gli siamo vicini con la nostra pronta e incondizionata collaborazione sempre, e in modo particolare quando emergono nell’opinione pubblica voci critiche e discordanti. A ben guardare, sono episodi che in nessuna stagione hanno risparmiato i romani Pontefici. È singolare peraltro quella ricorrente pretesa – mossa da “cattedre” discutibilissime – di misurare la fedeltà altrui, Papa compreso, facendola coincidere ovviamente con i propri stilemi e le proprie evoluzioni.

L’iniziativa su cui si è maggiormente concentrata negli ultimi mesi l’attenzione anche intraecclesiale è il “Motu proprio” Summorum Pontificum, relativo all’uso della liturgia romana anteriore alla riforma del 1970, ed entrato ufficialmente in vigore dal 14 settembre scorso. L’obiettivo di questo pronunciamento è chiaramente tutto spirituale e pastorale. Infatti, da una parte “fa bene a tutti conservare le ricchezze che sono cresciute nella fede e nella preghiera della Chiesa” – come scrive il Papa nella preziosa lettera di accompagnamento del “Motu proprio” –; dall’altra parte è necessario “fare tutti gli sforzi, affinché a tutti quelli che hanno veramente il desiderio dell’unità, sia reso possibile di restare in quest’unità o di ritrovarla nuovamente”.
In questo orizzonte egli chiede di includere come espressione “straordinaria” nella lex orandi della Chiesa il Messale Romano promulgato da San Pio V e aggiornato dal beato Giovanni XXIII nel 1962, posto che la via “ordinaria” resta il Messale Romano varato da Paolo VI nel 1970. E insiste nel precisare che non ci saranno due riti, ma “un uso duplice dell’unico e medesimo rito”, che tutti vogliamo sia sempre più al centro della dinamica ecclesiale, occasione di una piena “riconciliazione” e di un’unità viva nella Chiesa stessa.

4. Quella che il Papa ci sprona ad adottare, oltre le spinte culturali cui si è fatalmente soggetti, è dunque una chiave di lettura inclusiva, non oppositiva. Nella storia della liturgia, come nella vita della Chiesa, c’è “crescita e progresso, ma nessuna rottura”, come già egli ebbe modo di affermare nel discorso alla Curia Romana del 22 dicembre 2005. In quella sede infatti, commemorando il 40° anniversario del Concilio Vaticano II, ha indicato valida non “l’ermeneutica della discontinuità e della rottura”, bensì quella della “riforma, del rinnovamento nella continuità dell’unico soggetto-Chiesa”.

In altre parole, è la sollecitudine per l’unità della Chiesa “nello spazio e nel tempo” la leva che muove Benedetto XVI, una tensione che fondamentalmente tocca al Successore di Pietro.
Ma questa passione per l’unità deve muovere ogni cristiano e ogni pastore dinanzi alle prospettive che si aprono con il “Motu proprio”. Non dunque ricerca di un proprio lusso estetico, slegato dalla comunità, e magari in opposizione ad altri, ma volontà di includersi sempre di più nel Mistero della Chiesa che prega e celebra, senza escludere alcuno e senza preclusione ostativa verso altre forme liturgiche o nei confronti del Concilio Vaticano II. Solo così si eviterà che un provvedimento volto ad unire e ad infervorare maggiormente la comunità cristiana sia invece usato per ferirla e dividerla.
Vorrei tuttavia aggiungere che sono ragionevolmente ottimista sulla migliore valorizzazione del “Motu proprio” nella vita delle nostre parrocchie. E confido che talune preoccupazioni pessimiste, da subito emerse, si riveleranno presto infondate. Il senso di equilibrio che da sempre caratterizza il nostro clero e dunque la nostra pastorale farà trovare, grazie all’azione moderatrice dei Vescovi, i modi giusti per far germinare il virgulto nuovo dalla pianta viva della liturgia ecclesiale, e anzi, in ultima istanza, per rilanciare e incrementare questa nel suo insieme
.

5 Ma c’è un altro intervento di Benedetto XVI che vorrei qui richiamare, il discorso che egli ha fatto in apertura del convegno pastorale della Diocesi di Roma – l’11 giugno scorso – sul tema dell’educazione. In quella sede veniva affrontato in modo esplicito, ossia come “educazione alla fede, alla sequela e alla testimonianza”. E infatti con questa scansione il Papa l’ha effettivamente affrontato, non mancando tuttavia di segnalare come “oggi, in realtà, ogni opera di educazione sembra diventare sempre più ardua e precaria. Si parla perciò – spiegava – di una grande emergenza educativa, della crescente difficoltà che si incontra nel trasmettere alle nuove generazioni i valori-base dell’esistenza e di un retto comportamento”. Una disamina che non lascia margini ad illusioni, considerata la società in cui viviamo, afflitta da uno strano “odio di sé”, e considerata la cultura odierna che fa del “relativismo il proprio credo”, precludendosi in tal modo la possibilità di distinguere la verità e quindi di poterla perseguire.
Come non leggere qui in filigrana le tante vicende di cronaca che hanno assediato la nostra estate, suscitando sgomento e sempre ulteriore allerta? Come non intravedere qui l’atteggiamento di resa che contrassegna tanta prassi sociale, in cui a prevalere sono il divismo, il divertimento spinto ad oltranza, i passatempi solo apparentemente innocui, il disimpegno nichilista e abbrutente la persona, giovane o adulta non importa, ché, tanto, verso il peggio le differenze si annullano?
Su questo tema ingente dell’educazione, possibile anche in una cultura che produce facilmente banalità e omologazione, immagino che come Conferenza episcopale dovremo tornare, alla luce delle piste lanciate dal Papa, con una riflessione articolata che coinvolga magari i diversi soggetti pastorali, e che si stagli all’orizzonte con propositi di un impegno all’altezza delle sfide.

6 Giova tuttavia ricordare che durante il Convegno ecclesiale di Verona – del quale, ad un anno di distanza, vogliamo fare grata memoria – furono già dette cose significative e preziose in ordine all’educare. Non a caso, nella recentissima Nota pastorale che raccoglie i frutti del Convegno, è rifluita buona parte di quelle acquisizioni. Una delle quali mi preme richiamare, non perché sia inedita ma perché è basilare. Mi riferisco all’esigenza ormai da tutti riconosciuta di raccogliere e coltivare sempre meglio l’unità della persona: essa è continuamente insidiata dalla frantumazione e dallo smarrimento, dovuto non tanto alla necessaria articolazione delle esperienze quanto piuttosto alla mancanza di criteri di interpretazione e di sintesi. Il clima di materialismo in cui viviamo tende a sfilacciare le persone e a frantumare i loro punti di vista, in una estenuazione che vorrebbe rendere patetico qualunque richiamo alla coerenza.
Ma il vuoto non si regge in piedi e la vita concreta non si divide a settori o momenti tra loro incomunicabili. Di qui la preziosità dell’indicazione a cui si è giunti a Verona, che peraltro registra consapevolezze già presenti nel nostro laicato più impegnato. Così, quando al numero 12 della Nota si ripercorrono i cinque ambiti sui quali si erano modulati i lavori del Convegno, si vuole dire proprio questo: è la persona, nelle sue dimensioni costitutive, ad essere il soggetto-interlocutore diretto della nostra attenzione pastorale. Dunque, nessun astrattismo si dovrebbe rintracciare nelle nostre iniziative, ma una proposta concreta, che abbraccia la vita, e che porta tutta l’esistenza all’incontro risanatore e liberante di Cristo.
Ed è qui la ragione, a me pare, che sfugge a tanti osservatori “laici”, per la quale anche nell’ambito politico il cattolico cerca una corrispondenza plausibile tra ideali e programmi. Diceva il Papa, nel citato discorso alla diocesi di Roma: “La consapevolezza di essere chiamati a diventare testimoni di Cristo non è pertanto qualcosa che si aggiunge dopo, una conseguenza in qualche modo esterna alla formazione cristiana…”. Questo, mi sia consentita l’osservazione, è esattamente il punto: in nessun ambito, neppure in politica, si possono tralasciare – per opportunismo, o convenzione, o altri motivi – le esigenze etiche intrinseche alla fede. E ciò non in disprezzo, ma per amore della politica e della sottile arte che essa esige.

7 La vicenda di padre Giancarlo Bossi, il missionario rapito nelle Filippine e infine – grazie a Dio – rilasciato (e presente a Loreto con una testimonianza di grande efficacia), come le vite di passione di tutti i nostri missionari, non fanno che renderci consapevoli che questo, anche questo nostro tempo, è tempo di serietà nella fede fino anche al martirio. Il sangue dei martiri non può essere tradito: essi accettano la persecuzione e la morte sempre e solo per amore di Gesù, della Chiesa, e degli uomini che servono in nome di Cristo.
Fin dalle origini, la testimonianza è elemento costitutivo della fede cristiana. I moltissimi fratelli e sorelle che in duemila anni hanno dato e continuano oggi a dare la vita in molte parti del mondo, ci ricordano che non possiamo puntare al ribasso nella vita cristiana, stemperando le esigenze alte del Vangelo e percorrendo la strada dei compromessi dottrinali o morali.
In un simile contesto, amiamo ricordare la testimonianza che offrono i nostri confratelli Vescovi nelle zone più tribolate dalle malversazioni e dai delitti di mafia, camorra e ‘ndrangheta: sappiano che siamo loro vicini e solidali, che li sosteniamo con la preghiera, ammirati della loro dedizione al Vangelo e dell’attaccamento al popolo loro affidato. In tale prospettiva, potrebbe essere opportuno, da parte della nostra Conferenza, riprendere e aggiornare la riflessione che a suo tempo rifluì nel documento dell’Episcopato italiano – “Sviluppo nella solidarietà. Chiesa Italiana e Mezzogiorno” – del 1989.

8 Partecipando – col cuore di Vescovi – alla vita del nostro Paese, e osservando le dinamiche singolari che talora si sviluppano, o certi modelli che si diffondono e fenomeni che improvvisamente prendono piede, c’è un interrogativo che sorge e che formulerei così: esiste una modalità, compatibile con la democrazia, grazie alla quale nutrire un ethos collettivo partecipato e ad un tempo capace di resistere e sopravanzare rispetto alle dissipazioni del costume?
Non è una domanda oziosa. Come non lo è quest’altra: lo Stato, inteso come comunità politica strutturata, ha solo il compito di registrare e in qualche modo regolamentare le spinte comportamentali che emergono dal corpo sociale, o deve anche promuovere un’idea di bene comune da perseguire e dunque trasmettere alle generazioni di domani, in un progetto di società aperta e insieme capace di futuro? So bene che sullo sfondo di simili interrogativi qualcuno potrebbe paventare i fantasmi di uno Stato etico, che in realtà però nessuno vuole, e che noi meno di tutti potremmo accettare. E tuttavia, la preoccupazione di non aprire la strada a queste derive non può essere un alibi che impedisce di affrontare questioni che sono e saranno sempre più decisive.

9 Mi limito qui ad osservare che c’è un legame che unisce il cittadino allo Stato e che questo legame è in concreto condizionato dalla capacità effettiva dello Stato stesso di farsi promotore e garante del bene comune. Si può, d’altro canto, osservare che vi sono situazioni e comportamenti socialmente deplorevoli, anzi criminali, che non riescono a trovare soluzione: pensiamo, ad esempio, al dramma recente e crescente degli incendi boschivi provocati dall’uomo che in questa ultima estate hanno messo in ginocchio intere zone del Paese. Alla luce di simili fatti, ma anche di altre tendenze comportamentali, sembra che diventi sempre più friabile il vincolo sociale e si prosciughi quel tipo di solidarietà su cui una comunità strutturata deve fare affidamento, se vuole essere un paese-non-spaesato.
Ebbene, a me pare illusorio sperare in un improvviso quanto miracolistico rinsavimento morale, se al punto in cui ci troviamo non avviene una ricentratura profonda, da parte dei singoli soggetti e degli organismi sociali, sul senso e sulla ragione dello stare insieme come comunità di destini e di intenti. E se, grazie anche al contributo della religione e alla considerazione ad essa riservata, non acquisteranno una evidenza nuova e una credibilità proporzionata i valori essenziali per una convivenza.
Sono tuttavia convinto che la realtà del nostro popolo non sia assolutamente rappresentata, né tanto meno definita, dai fenomeni peggiori a cui tanta enfasi viene data nella pubblica opinione, rischiando di creare tendenza, quasi si trattasse di nuove scuole di pensiero e di vita. La componente sana della società è ampiamente maggioritaria: nel silenzio dignitoso e in spirito di sacrificio, con ancoraggio alla fede cristiana o per ispirazione a quell’umanesimo non astratto né generico che nel Vangelo trova radici sempre fresche, essa vive i propri doveri, vive la realtà della famiglia e le varie relazioni, vive la sfida irripetibile della propria esistenza terrena con serietà, onestà e dedizione.

10 Dinanzi ai grandi interrogativi cui si è fatto cenno, finiscono per acquistare un valore nuovo le stesse occasioni che il nostro mondo cattolico è solito darsi per “studiare” il tempo presente e utilmente confrontarsi con le istanze che provengono da altri filoni di pensiero o da diverse impostazioni culturali. Dico questo pensando concretamente alla prossima Settimana sociale, in calendario dal 18 al 21 ottobre e che si svolgerà a Pistoia e Pisa. Città scelte non a caso, perché lì prese vita un secolo fa quel movimento delle Settimane sociali che si rivelerà assai significativo nei decenni successivi, quale “luogo” dal quale si contribuì al formarsi di un ethos che corrispondesse ai compiti di uno Stato moderno, partecipato e solidale.
Il tema che è stato individuato dal competente Comitato scientifico e organizzatore è quanto mai cruciale: “Il bene comune oggi”, con un sottotitolo che precisa “un impegno che viene da lontano” ma che sa osare uno sguardo adeguato sul domani, come è ben spiegato nel documento predisposto in vista appunto dell’incontro, e come è stato fruttuosamente lumeggiato nei tre seminari preparatori svoltisi nei mesi scorsi.
Inutile dire l’attesa che nutriamo verso questo appuntamento, nel quale verrà opportunamente messa a fuoco quell’idea di bene comune che è stato uno dei cavalli di battaglia più qualificanti il nostro cattolicesimo sociale, e che nella dottrina del Concilio Vaticano II, come nel magistero più recente dei Papi, ha trovato una trattazione così illuminante da imporsi come ossatura di ogni successivo sviluppo.

11 Attenta com’è alla persona umana, nella sua dimensione sociale e trascendente, la Chiesa non può disinteressarsi dell’esperienza fondamentale del lavoro e dunque anche della Formazione professionale. La giusta attenzione alla formazione permanente e alla riqualificazione lavorativa a favore degli adulti non deve far dimenticare – come sembra accadere in varie Regioni – l’attività di formazione al lavoro da destinare ai giovani: se così si facesse, si finirebbe col far aumentare, anche sotto questo aspetto, le differenze tra il Nord e il Sud del Paese, e si disperderebbe un patrimonio educativo che è stato garantito per decenni da vari enti, anche d’ispirazione cristiana. Il sistema della Formazione professionale – rivelatosi fino ad oggi strumento valido per una crescita basilare dei giovani e per il loro inserimento socio-lavorativo, oltre che preziosa opportunità di prevenzione dal disagio sociale e dalla dispersione scolastica – deve trovare oggi, attraverso un adeguato raccordo tra provvedimenti nazionali e regionali, una nuova definizione che gli faccia superare disomogeneità e frantumazione e lo rilanci in tutto il territorio.
Un altro problema particolarmente acuto, cui come Pastori veniamo continuamente interessati, è quello della casa. Mi riferisco in particolare al dramma di coloro – pensionati o famiglie con un solo reddito – che sono raggiunti da provvedimenti di sfratto e non trovano altre opportunità. Ma pensiamo anche ai giovani fidanzati che vorrebbero sposarsi e nei loro progetti sono annichiliti per il problema dell’abitazione che non si trova oppure è inavvicinabile per le loro risorse. Ci sono inoltre situazioni di promiscuità, dove famiglie diverse sono costrette a vivere in uno stesso appartamento, magari fatiscente, e per ciò stesso non in grado di garantire un vicendevole rispetto.
Su questo fronte, la collettività ai vari livelli deve darsi uno slancio, e approntare quelle soluzioni di edilizia popolare che per vaste zone e in una serie di città appaiono veramente urgenti. Anche agli istituti bancari e di credito vorrei far presente questa emergenza perché, tenendo conto delle condizioni internazionali e secondo le loro possibilità e competenze, vogliano maggiormente contribuire con senso di equità ad una concreata soluzione del problema.

12 Cari Confratelli, mentre ringraziamo il Signore Gesù per il grande bene presente nelle nostre Chiese, non ci nascondiamo le difficoltà e neppure le contraddizioni che il nostro tempo presenta: la storia insegna che ogni epoca porta con sé le sue proprie sfide sul piano religioso, culturale, e socio-politico. Ma porta anche le sue opportunità. Si tratta di luci e ombre che abbiamo evidenziato già negli Orientamenti pastorali per il decennio e più recentemente nella citata Nota pastorale che vuol dar seguito al Convegno ecclesiale di Verona. Come uomini di fede, sappiamo che la storia ha la sua teologia, e dunque è sempre storia di salvezza in quanto procede verso il suo fine, che non è la notte del nulla, ma la luce di Dio. Sappiamo che il Signore Gesù sa trarre il bene per le vie misteriose della sua Pasqua. Sappiamo altresì che ogni epoca non è mai solamente “tempo” (cronos), ma è sempre anche “grazia” (kairòs). Guardiamo dunque a quest’ora con lo sguardo e il cuore di Cristo buon Pastore. È questo sguardo teologale che, insieme ai nostri carissimi Sacerdoti, vogliamo che cresca nelle nostre comunità. Per questo, di fronte a ostacoli e – talora – incomprensioni, non ci abbandoniamo a recriminazioni sterili, e neppure ci affidiamo soltanto a pur opportune metodiche pastorali; ma ci sentiamo chiamati, come inguaribili Pastori, a spremere dal nostro cuore un supplemento d’amore verso tutti.
Amore che si sostanzia della fede nella Croce gloriosa di Cristo e in un più grande sacrificio di noi stessi. Sospinti da questo amore evangelico, non possiamo tacere: a tutti, sempre e dovunque, annunciamo la lieta verità di Dio che è Padre e la lieta verità dell’uomo che risplende in Gesù di Nazareth. Da duemila anni rimbalza da cuore a cuore, da generazione a generazione, la gioiosa notizia del Vangelo che è luce amica di tutti.
Sappiamo che le parole di Cristo rispondono agli interrogativi ultimi della ragione, ma anche sostengono e stimolano la ragione stessa nella ricerca delle verità più profonde sull’uomo e sul creato. Sollecitandola altresì a non accontentarsi di risposte solo immediate e di superficie.
Come non ricordare qui i nostri carissimi Sacerdoti? A loro, che ogni giorno spendono se stessi per il servizio e il bene della gente, sorretti dall’amore di Cristo che colma e rallegra ogni fatica e ogni solitudine, rinnoviamo il nostro affetto di Pastori e la gratitudine della Chiesa.

13 Il valore intangibile della persona e della vita umana, vita che deve essere accolta e accudita fin dal sorgere, ed amorevolmente accompagnata fino al suo naturale tramonto; la famiglia fondata sul matrimonio, cellula fondante e inarrivabile di ogni società; la libertà dei genitori nell’educare i figli; il sereno senso del limite che accompagna la parabola dell’umana esistenza; il codice morale che si radica nell’essere profondo e universale dell’uomo e si esplicita e perfeziona in Gesù; la libertà che – lungi dall’essere mero arbitrio – è impegnativa adesione al bene e alla verità: vedo qui i capisaldi della storia e della tradizione del nostro popolo. Essi costituiscono l’ethos di fondo che – nonostante incoerenze e nuove sfide – dà corpo a quel senso di reciproco riconoscimento e di comune appartenenza che ci fa sentire “società”, “casa” aperta e accogliente verso tutti coloro che vogliono rispettosamente entrare. Sovviene quel che diceva il teorico marxista Roger Garaudy, nel suo studio intitolato “Il marxismo e la morale” (1948): “Il cristianesimo ha creato una nuova dimensione dell’uomo: quella della persona umana. Tale nozione era così estranea al razionalismo classico che i Padri greci non erano capaci di trovare nella filosofia greca le categorie e le parole per esprimere questa nuova realtà. Il pensiero ellenico non era in grado di concepire che l’infinito e l’universale potessero esprimersi in una persona”.
Come la storia dimostra, la vera civiltà non nasce da una buona organizzazione, ma da un’anima buona, cioè da quell’insieme di ideali spirituali, alti e nobili, che riguardano non tanto il funzionamento di un’esistenza, ma il senso dell’esistere. Riaffiora un’affermazione del poeta latino Giovenale: “Considera sommo crimine… perdere per la vita le ragioni del vivere”. È vero, ci sono valori ai quali vale la pena dedicare la vita: barattarli, questi valori, significherebbe annichilire le sorgenti della vita stessa. Là dove essa perderebbe il suo significato. E ciò vale per i singoli come per la società: anche un Paese e la sua civiltà hanno contenuti culturali e valori spirituali che giustificano l’impegno di una vita. Quando questi non esistono più o sono irreparabilmente aggrediti, allora vengono meno le fondamenta stesse e le energie vitali che sostengono ogni autentica comunità.
Solo su simili premesse, che vanno continuamente custodite e alimentate, un Paese vive e prospera. Ed ecco perché ogni attentato alla vita, alla famiglia, alla libertà educativa, alla giustizia e alla pace… troverà sempre una parola rispettosa e chiara da parte della Chiesa. Mi si permetta, al riguardo, un rapido ma accorato riferimento allo scenario internazionale. Ossia, alla vicenda che, nelle ultime settimane, ha visto protagonista Amnesty International, a proposito della clamorosa inclusione, tra i diritti umani riconosciuti, della scelta di aborto, magari anche solo nei casi di violenza compiuta sulla donna. Sono derive che ci rendono ulteriormente avvertiti del pericoloso sgretolamento a cui sono sottoposte le consapevolezze umane anche più evidenti, e della necessità quindi di una presenza qualificata a contrastare simili esiti.

Cari Confratelli, l’Italia merita un amore più grande! L’incanto della sua natura, la ricchezza della sua storia, la fecondità delle sue radici cristiane, la fioritura delle sue tradizioni, quella diffusa sensibilità che è nell’animo della sua gente insieme ad una intelligenza creativa, meritano un maggior apprezzamento da parte di tutti e un rinnovato senso di appartenenza e di amore al Paese. Meritano una responsabilità più grande!
Come Pastori, e insieme alle nostre comunità, continueremo ad annunciare Cristo, riscatto e speranza dell’uomo. Lo annunceremo con tutta la fede e la passione di cui siamo capaci; lo annunceremo quali che siano le conseguenze sul piano umano, persuasi che annunciare Cristo è servire l’uomo e che il Vangelo è sempre fonte di umanità vera per tutti.

Affidiamo noi stessi, le nostre Chiese, il nostro amato Paese alla Vergine Maria, da ogni parte invocata dal nostro popolo con le espressioni più belle della filiale devozione.


Angelo Bagnasco
Presidente