sabato 29 dicembre 2007

I PADRI DELLA CHIESA NELLA CATECHESI DI PAPA BENEDETTO XVI


CICLO DI CATECHESI SUI GRANDI SCRITTORI DELLA CHIESA DI ORIENTE ED OCCIDENTE NEL MEDIOEVO

CICLO DI CATECHESI SULLE GRANDI FIGURE FEMMINILI NEL MEDIOEVO

CICLO DI CATECHESI SUI DOTTORI DELLA CHIESA

Catechesi del Santo Padre

San Clemente Romano (udienza generale, 7 marzo 2007)

Sant'Ignazio d'Antiochia (udienza generale, 14 marzo 2007)

San Giustino, filosofo e martire (udienza generale, 21 marzo 2007)

Sant'Ireneo di Lione (udienza generale, 28 marzo 2007)

Clemente Alessandrino (udienza generale, 18 aprile 2007)

Origene alessandrino [1] (udienza generale, 25 aprile 2007)

Origene alessandrino [2] (udienza generale, 2 maggio 2007)

Tertulliano (udienza generale, 30 maggio 2007)

San Cipriano (udienza generale, 6 giugno 2007)

Eusebio, Vescovo di Cesarea (udienza generale, 13 giugno 2007)

Atanasio di Alessandria (udienza generale, 20 giugno 2007)

San Cirillo di Gerusalemme (udienza generale, 27 giugno 2007)

San Basilio [1] (udienza generale, 4 luglio 2007)

San Basilio [2] (udienza generale, 1° agosto 2007)

Gregorio di Nazianzo [1] (udienza generale, 8 agosto 2007)

Gregorio di Nazianzo [2] (udienza generale, 22 agosto 2007)

San Gregorio di Nissa [1] (udienza generale, 29 agosto 2007)

San Gregorio di Nissa [2] (udienza generale, 5 settembre 2007)

San Giovanni Crisostomo [1] (udienza generale, 19 settembre 2007)

San Giovanni Crisostomo [2] (udienza generale, 26 settembre 2007)

San Cirillo di Alessandria (udienza generale, 3 ottobre 2007)

Sant'Ilario di Poitiers (udienza generale, 10 ottobre 2007)

Sant'Eusebio di Vercelli (udienza generale, 17 ottobre 2007)

Sant'Ambrogio (udienza generale, 24 ottobre 2007)

San Massimo di Torino (udienza generale, 31 ottobre 2007)

San Girolamo [1] (udienza generale, 7 novembre 2007)

San Girolamo [2] (udienza generale, 14 novembre 2007)

Afraate, il "Saggio" (udienza generale, 21 novembre 2007)

Sant’Efrem, il Siro (udienza generale, 28 novembre 2007)

San Cromazio d’Aquileia (udienza generale, 5 dicembre 2007)

San Paolino da Nola (udienza generale, 12 dicembre 2007)

Sant'Agostino di Ippona [1] (udienza generale, 9 gennaio 2008)

Sant'Agostino di Ippona [2] (udienza generale, 16 gennaio 2008)

Sant'Agostino di Ippona [3] (udienza generale, 30 gennaio 2008)

Sant'Agostino di Ippona [4] (udienza generale, 20 febbraio 2008)

Sant'Agostino di Ippona [5] (udienza generale, 27 febbraio 2008)

San Leone Magno (udienza generale, 5 marzo 2008)

Boezio e Cassiodoro (udienza generale, 12 marzo 2008

San Benedetto da Norcia (udienza generale, 9 aprile 2008)

Pseudo-Dionigi Aeropagita (udienza generale, 14 maggio 2008)

Romano il Melode (udienza generale, 21 maggio 2008)

San Gregorio Magno [1] (udienza generale, 28 maggio 2008)

San Gregorio Magno [2] (udienza generale, 4 giugno 2008

San Colombano (udienza generale, 11 giugno 2008

Sant'Isidoro di Siviglia (udienza generale, 18 giugno 2008)

San Massimo il Confessore (udienza generale, 25 giugno 2008)

Vedi anche:

I PADRI DELLA CHIESA NEGLI ARTICOLI E NEI COMMENTI DELL'OSSERVATORE ROMANO

Benedetto XVI, "I Padri della Chiesa - Volume I Edizione Artistica", Libreria Editrice Vaticana 2008

Benedetto XVI, "I Padri della Chiesa. Da Clemente Romano a Sant' Agostino", Libreria Editrice Vaticana 2008

L'amore di Dio non fa differenza fra il neoconcepito ancora nel grembo di sua madre, e il bambino, o il giovane, o l'uomo maturo o l'anziano


DISCORSO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI AI PARTECIPANTI ALL’ASSEMBLEA GENERALE DELLA PONTIFICIA ACCADEMIA PER LA VITA E AL CONGRESSO INTERNAZIONALE "L’EMBRIONE UMANO NELLA FASE DEL PREIMPIANTO"

Sala Clementina
Lunedì, 27 febbraio 2006


Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
Illustri Signori e Signore
!

A tutti rivolgo il mio saluto deferente e cordiale in occasione dell’Assemblea Generale della Pontificia Accademia per la Vita e del Congresso internazionale, appena iniziato, su "L'embrione umano nella fase del preimpianto". In modo speciale saluto il Cardinale Javier Lozano Barragán, Presidente del Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute, come anche Mons. Elio Sgreccia, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, che ringrazio per le gentili parole con le quali ha messo in luce l'interesse particolare delle tematiche che vengono affrontate in questa circostanza.

In effetti, l'argomento di studio scelto per la vostra Assemblea, "L'embrione umano nella fase del preimpianto", cioè nei primissimi giorni che seguono il concepimento, é una questione estremamente importante oggi, sia per le evidenti ripercussioni sulla riflessione filosofico-antropologica ed etica, sia per le prospettive applicative nell'ambito delle scienze biomediche e giuridiche. Si tratta indubbiamente di un argomento affascinante, ma difficile e impegnativo, data la delicata natura del soggetto in esame e la complessità dei problemi epistemologici che riguardano il rapporto tra la rilevazione dei fatti a livello delle scienze sperimentali e la susseguente e necessaria riflessione sui valori a livello antropologico.

Come si può ben comprendere, né la Sacra Scrittura né la Tradizione cristiana più antica possono contenere trattazioni esplicite del vostro tema. Ciononostante, San Luca nel raccontare l'incontro della Madre di Gesù, che lo aveva concepito nel suo seno verginale solo da pochi giorni, con la madre di Giovanni Battista, già al sesto mese di gravidanza, testimonia la presenza attiva, sebbene nascosta, dei due bambini: "Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo" (Lc 1,41). Sant’Ambrogio commenta: Elisabetta "percepì l'arrivo di Maria, lui (Giovanni) l'arrivo del Signore; la donna l'arrivo della donna, il bambino l'arrivo del bambino" (Comm. in Luc., 2,19.22-26). Tuttavia, anche in mancanza di espliciti insegnamenti sui primissimi giorni di vita del nascituro, è possibile trovare nella Sacra Scrittura preziose indicazioni che motivano sentimenti d'ammirazione e di riguardo nei confronti dell'uomo appena concepito, specialmente in chi, come voi, si propone di studiare il mistero della generazione umana. I libri sacri, infatti, intendono mostrare l'amore di Dio verso ciascun essere umano ancor prima del suo prender forma nel seno della madre. "Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo, prima che tu venissi alla luce, ti avevo consacrato" (Ger 1,5), dice Dio al profeta Geremia. E il Salmista riconosce con gratitudine: "Sei tu che hai creato le mie viscere e mi hai tessuto nel seno di mia madre. Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio; sono stupende le tue opere, tu mi conosci fino in fondo" (Sal 139,13-14). Sono parole, queste, che acquistano tutta la loro ricchezza di significato quando si pensa che Dio interviene direttamente nella creazione dell’anima di ogni nuovo essere umano.

L'amore di Dio non fa differenza fra il neoconcepito ancora nel grembo di sua madre, e il bambino, o il giovane, o l'uomo maturo o l'anziano. Non fa differenza perché in ognuno di essi vede l'impronta della propria immagine e somiglianza (Gn 1,26).

Non fa differenza perché in tutti ravvisa riflesso il volto del suo Figlio Unigenito, in cui "ci ha scelti prima della creazione del mondo, ... predestinandoci a essere suoi figli adottivi ... secondo il beneplacito della sua volontà" (Ef 1,4-6). Questo amore sconfinato e quasi incomprensibile di Dio per l'uomo rivela fino a che punto la persona umana sia degna di essere amata in se stessa, indipendentemente da qualsiasi altra considerazione - intelligenza, bellezza, salute, giovinezza, integrità e così via. In definitiva, la vita umana è sempre un bene, poiché "essa è nel mondo manifestazione di Dio, segno della sua presenza, orma della sua gloria" (cfr Evangelium vitae, 34). All'uomo, infatti, è donata un'altissima dignità, che ha le sue radici nell'intimo legame che lo unisce al suo Creatore: nell'uomo, in ogni uomo, in qualunque stadio o condizione della sua vita, risplende un riflesso della stessa realtà di Dio.

Per questo il Magistero della Chiesa ha costantemente proclamato il carattere sacro e inviolabile di ogni vita umana, dal suo concepimento sino alla sua fine naturale (cfr Evangelium vitae, 57). Questo giudizio morale vale già agli inizi della vita di un embrione, prima ancora che si sia impiantato nel seno materno, che lo custodirà e nutrirà per nove mesi fino al momento della nascita: "La vita umana è sacra e inviolabile in ogni momento della sua esistenza, anche in quello iniziale che precede la nascita" (ibid., n. 61).

So bene, cari studiosi, con quali sentimenti di meraviglia e di profondo rispetto per l'uomo voi portiate avanti il vostro impegnativo e fruttuoso lavoro di ricerca proprio sull'origine stessa della vita umana: un mistero il cui significato la scienza sarà in grado di illuminare sempre di più, anche se difficilmente riuscirà a decifrarlo del tutto.

Infatti, appena la ragione riesce a superare un limite ritenuto invalicabile, altri limiti fino allora sconosciuti la sfidano. L'uomo rimarrà sempre un enigma profondo e impenetrabile. Già nel secolo IV, S. Cirillo di Gerusalemme presentava ai catecumeni che si preparavano a ricevere il battesimo la seguente riflessione: "Chi è colui che ha predisposto le cavità dell'utero alla procreazione dei figli? Chi ha animato in esso il feto inanimato? Chi ci ha provvisto di nervi e di ossa circondandoci, poi, di pelle e di carne (cfr Gb 10,11) e, non appena il bambino è nato, fa uscire dal seno abbondanza di latte? In qual modo il bambino, crescendo, diventa adolescente, da adolescente si muta in giovane, successivamente in uomo e infine in vecchio, senza che nessuno riesca a cogliere il giorno preciso nel quale si verifichi il mutamento?" E concludeva: "Stai vedendo, o uomo, l'artefice; stai vedendo il sapiente Creatore" (Catechesi battesimale, 9, 15-16). All'inizio del terzo millennio, rimangono ancora valide queste considerazioni che si rivolgono, non tanto al fenomeno fisico o fisiologico, quanto al suo significato antropologico e metafisico.

Abbiamo enormemente migliorato le nostre conoscenze e identificato meglio i limiti della nostra ignoranza; ma per l'intelligenza umana sembra sia diventato troppo arduo rendersi conto che, guardando il creato, ci si incontra con l'impronta del Creatore. In realtà, chi ama la verità, come voi cari studiosi, dovrebbe percepire che la ricerca su temi così profondi ci pone nella condizione di vedere e anche quasi di toccare la mano di Dio.

Al di là dei limiti del metodo sperimentale, al confine del regno che alcuni chiamano meta-analisi, là dove non basta più o non è possibile la sola percezione sensoriale né la verifica scientifica, inizia l'avventura della trascendenza, l’impegno del "procedere oltre".

Cari ricercatori e studiosi, vi auguro che riusciate sempre più non solo ad esaminare la realtà oggetto delle vostre fatiche, ma anche a contemplarla in modo tale che, insieme alle vostre scoperte, sorgano pure le domande che portano a scoprire nella bellezza delle creature il riflesso del Creatore. In questo contesto, mi è caro esprimere un apprezzamento ed un ringraziamento alla Pontificia Accademia per la Vita per il suo prezioso lavoro di "studio, formazione e informazione" di cui si avvantaggiano i Dicasteri della Santa Sede, le Chiese locali e gli studiosi attenti a quanto la Chiesa propone sul terreno della ricerca scientifica e intorno alla vita umana nel suo rapporto con l'etica e il diritto. Per l'urgenza e l'importanza di questi problemi, ritengo provvidenziale l'istituzione da parte del mio venerato predecessore Giovanni Paolo II di questo Organismo. A tutti voi, pertanto, Presidenza, personale e membri della Pontificia Accademia per la Vita, desidero esprimere con sincera cordialità la mia vicinanza ed il mio sostegno. Con questi sentimenti, affidando il vostro lavoro alla protezione di Maria, imparto a Voi tutti l'Apostolica Benedizione.

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mercoledì 26 dicembre 2007

Il martirio cristiano è esclusivamente un atto d’amore, verso Dio e verso gli uomini, compresi i persecutori


Vedi anche:

FESTIVITA' NATALIZIE 2005-2006-2007

LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS , 26.12.2007

Alle ore 12 di oggi, festa di Santo Stefano, il Santo Padre Benedetto XVI si affaccia alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.
Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:

PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle!

All’indomani del Natale, la liturgia ci fa celebrare la "nascita al cielo" del primo martire, santo Stefano. "Pieno di fede e di Spirito Santo" (At 6,5), egli fu scelto come diacono nella Comunità di Gerusalemme, insieme con altri sei discepoli di cultura greca.
Con la forza che gli veniva da Dio, Stefano compiva numerosi miracoli ed annunciava nelle sinagoghe il Vangelo con "sapienza ispirata".
Fu lapidato alle porte della città e morì, come Gesù, invocando il perdono per i suoi uccisori (At 7,59-60). Il legame profondo che unisce Cristo al suo primo martire Stefano è la Carità divina: lo stesso Amore che spinse il Figlio di Dio a spogliare se stesso e a farsi obbediente fino alla morte di croce (cfr Fil 2,6-8), ha poi spinto gli Apostoli e i martiri a dare la vita per il Vangelo.

Bisogna sempre rimarcare questa caratteristica distintiva del martirio cristiano: esso è esclusivamente un atto d’amore, verso Dio e verso gli uomini, compresi i persecutori. Perciò noi oggi, nella santa Messa, preghiamo il Signore che ci insegni "ad amare anche i nostri nemici sull’esempio di [Stefano] che morendo pregò per i suoi persecutori" (Orazione "colletta").

Quanti figli e figlie della Chiesa nel corso dei secoli hanno seguito questo esempio! Dalla prima persecuzione a Gerusalemme a quelle degli imperatori romani, fino alle schiere dei martiri dei nostri tempi. Non di rado, infatti, anche oggi giungono notizie da varie parti del mondo di missionari, sacerdoti, vescovi, religiosi, religiose e fedeli laici perseguitati, imprigionati, torturati, privati della libertà o impediti nell’esercitarla perché discepoli di Cristo e apostoli del Vangelo; a volte si soffre e si muore anche per la comunione con la Chiesa universale e la fedeltà al Papa.

Nella Lettera Enciclica Spe salvi (cfr n. 37), ricordando l’esperienza del martire vietnamita Paolo Le-Bao-Thin (morto nel 1857), faccio notare che la sofferenza è trasformata in gioia mediante la forza della speranza che proviene dalla fede.

Il martire cristiano, come Cristo e mediante l’unione con Lui, "accetta nel suo intimo la croce, la morte e la trasforma in un’azione d’amore. Quello che dall’esterno è violenza brutale, dall’interno diventa un atto d’amore che si dona totalmente. La violenza così si trasforma in amore e quindi la morte in vita" (Omelia a Marienfeld - Colonia, 20 agosto 2005). Il martire cristiano attualizza la vittoria dell’amore sull’odio e sulla morte.

Preghiamo per quanti soffrono a motivo della fedeltà a Cristo e alla sua Chiesa. Maria Santissima, Regina dei Martiri, ci aiuti ad essere testimoni credibili del Vangelo, rispondendo ai nemici con la forza disarmante della verità e della carità.

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VISITA PASTORALE DEL PAPA A GENOVA E SAVONA (17-18 MAGGIO 2008): LO SPECIALE DEL BLOG


DISCORSI ED OMELIE DEL SANTO PADRE A GENOVA E SAVONA

VISITA PASTORALE DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI A SAVONA E GENOVA (17-18 MAGGIO 2008) - PROGRAMMA UFFICIALE

VISITA DEL PAPA A SAVONA E GENOVA: I VIDEO

Visita del Papa a Genova: lo speciale del sito dell'Arcidiocesi

ALTRI ARTICOLI E COMMENTI:

Card. Bagnasco: «Dal Papa un colpo d’ala per Genova e la Liguria» (Torti)

Un libro racconta la visita del Papa in Liguria (Casabella)

Mons. Piacenza: "A Savona e Genova un'esperienza di Chiesa viva" (Osservatore Romano)

Card. Bagnasco: «Benedetto commosso da Genova» (Il Giornale)

Storie di fede a Savona: una suora dimessa per vedere il Papa, un missionario rientrato dall'Africa...

Genova: Bertone e Bagnasco due devoti "padroni" di casa

Benny Lai: "I Rapporti del card. Siri con Roncalli e Montini, la difesa di Padre Pio, l’alleanza con Ratzinger al Concilio" (Galeazzi)

Vincenzi sindaco-"teologa" per calcolo politico: il commento di Gianni Baget Bozzo

Tra i giovani in piazza a Genova: «Un discorso che ci dà coraggio» (Giorgi)

La fiera dello stupore/2: "Ma come? Il Papa abbraccia e si lascia abbracciare?"

Card. Bagnasco: "Il Papa a Genova, una grande festa di popolo" (Campini)

Il sindaco di Genova: "Il Papa e io, la stagione nuovissima" (Niri)

Un'inedita giornata della gioventù genovese (Osservatore Romano)

La calorosa accoglienza riservata al Papa nel santuario della Madonna della Misericordia (Osservatore)

Il Papa a Savona e a Genova sui passi dei predecessori Pio VII e Benedetto XV: "L'essenza del cristianesimo sta nell'amore" (Osservatore)

Il Papa a Genova: "Le nuvole tacciono all'annuncio del Dio Misericordia" (Corradi)

I disegni dei bimbi del Gaslini

Quelle scuse che Genova non è riuscita a porgere al Papa (Pistacchi)

L'incontro del Papa con i giovani: E il giornalista cede al «Papaboy» (Casabella)

Avrei voluto segnalarvi i disegni che i bambini del Gaslini hanno dato al Papa, ma la "maleducazione" e l'intolleranza di qualcuno me lo impediscono

La preghiera dei bimbi del Gaslini "Benedetto, facci tornare a casa"

Maria antidoto alla secolarizzazione negli occhi felici del Papa a Genova (Galeazzi)

NOTIZIE, RASSEGNA STAMPA E COMMENTI DEL 19 MAGGIO 2008:

Maria antidoto alla secolarizzazione negli occhi felici del Papa a Genova (Galeazzi)

Il Papa al sommelier che gli versava l'aranciata: «Conoscete le mie debolezze, eh» (Albanese)

I giovani al Papa: tu rispondi alle domande di senso (Osservatore Romano)

Giovanni Maria Vian: "Il nome di Dio e la storia dell'uomo". Commento sul viaggio del Papa in Liguria (Osservatore)

«Troppi ragazzi vecchi dentro (Accattoli). Polemiche per l'intervento del sindaco che avrebbe voluto dare un bacio al Papa (Dellacasa)

Il Papa: «Mi ricorderò di Savona» (Granero)

Il Papa: chi ha valori grandi non invecchia (Galeazzi)

Il trionfo del luogo comune: "L´abbraccio dei cinquantamila conquista il Papa tedesco". Ad ogni viaggio lo stesso "stupore"...

Oltre 100 mila persone alla Messa presieduta dal Papa a Genova. Intervista col cardinale Bagnasco (Radio Vaticana)

La devozione a Maria di Pio VII: quando incoronò la sua protettrice a Savona (Osservatore)

Il Papa: "Troppi giovani sono già vecchi dentro" (Tornielli)

Genova, lo show di Marta il sindaco-filosofo all’attacco di Ratzinger

LA DIRETTA TV SI ADDICE A JOSEPH (analisi di Dipollina)

Il Papa: «Giovani, no ai miti». 50mila fedeli in Piazza della Vittoria per la Messa di Benedetto XVI (Viani)

Il richiamo ai giovani: "Non inseguite mode e miti appariscenti" (Bobbio)

Il Papa: fede e dialogo l'impegno dei Cattolici (Bobbio)

Il Papa: "Troppi giovani sono vecchi dentro" (Stefano Zecchi)

NOTIZIE, RASSEGNA STAMPA E COMMENTI DEL 18 MAGGIO 2008:

LA CUCINA GENOVESE CONQUISTA BENEDETTO XVI

Il Papa visita la casa dei suoi «ministri» (Tornielli)

La rivincita di Siri porta la firma di Benedetto (Galeazzi)

Il dialogo del vescovo Lupi con Benedetto XVI sulla papamobile: "Ha voluto sapere molte cose su Savona", "Si è messo anche a cantare"

Savona: "Sotto gli ombrelli un popolo pronto ad accettare la sfida" (Giorgi)

Il Papa a Savona: "Liberi dalle suggestioni del mondo" (Mazza)

L'incontro del Papa con i giovani a Genova: "arrendetevi all'amore di Cristo! Non seguite le mode e i falsi miti!" (Radio Vaticana)

L'incontro del Papa con i giovani: qualche nota di agenzia...

Il Papa ai giovani: "La pioggia mi perseguita"...

A GENOVA INCONTRO FESTOSO DEL PAPA CON I GIOVANI, IN SCENA MINI-GMG

Il Papa a Savona e Genova: i Cristiani affrontino senza compromessi le sfide del materialismo, del relativismo e del laicismo (Radio Vaticana)

Il Papa ringrazia Savona per il sostegno a Pio VII (La Stampa)

Benedetto XVI abbraccia la Liguria (De Carli)

Il Papa è arrivato al Gaslini. Comizio fuori luogo del sindaco di Genova (presente ieri alla manifestazione per la laicità)

«Fede senza compromessi» (Daniele Grillo)

Il Papa al santuario di Genova: nebbia e campane a festa. Bestemmie al «Pride laico» (Bobbio)

Il Papa: «No senza compromessi al laicismo, i sacerdoti vadano in cerca della gente» (Bobbio)

Neppure la pioggia ferma l’abbraccio a Papa Benedetto. Oggi a Genova l’incontro con i giovani e la Messa (Casabella)

Clamoroso flop della manifestazione genovese contro il Papa: poca gente e tanti insulti (Stefania Antonetti)

Il Papa a Savona: «Combattete contro il relativismo» (Tornielli)

Intervista al cardinale arcivescovo Angelo Bagnasco: "A Genova lo attende una comunità accogliente" (Osservatore Romano)

NOTIZIE, RASSEGNA STAMPA E COMMENTI DEL 17 MAGGIO 2008:

Un arcobaleno di nome Benedetto illumina il cielo grigio della Liguria (Galeazzi)

IL PAPA: "NESSUNA PRESSIONE PUO' FAR TACERE LA CHIESA" (Agi)

Bagno di folla per il Papa a Savona: Piazza del Popolo al completo, moltissimi fedeli all'esterno...

IL PAPA E' A SAVONA

Al via nel pomeriggio la visita pastorale del Papa a Savona e Genova (Radio Vaticana)

Santuario della Guardia, l’attesa operosa di Genova

Benedetto XVI a Savona. Mons. Lupi: una svolta interiore (Viana)

Quello tra Joseph Ratzinger e la gente è un rapporto profondo e sorprendente come gli amori che sbocciano piano...(Galeazzi)

Il Papa a Savona e Genova, città del declino dorato (Bobbio)

Savona pronta ad accogliere Benedetto XVI

MALTEMPO, DEVIATI AEREI PER GENOVA. A RISCHIO VOLO PAPA

Mons. Lupi: "Benedetto XVI a Savona tra memoria e futuro sulle orme di Pio VII" (Osservatore)

Intervista di Carlo Di Cicco a Giovanni Maria Flick in occasione della visita in Liguria di Benedetto XVI (Osservatore)

Carlo Di Cicco: Benedetto XVI a Savona e Genova, il Papa dell'armonia tra i popoli (Osservatore)

ARTICOLI E COMMENTI PRECEDENTI LA VISITA PASTORALE DEL SANTO PADRE:

Inizia domani la visita pastorale del Papa a Savona e Genova: intervista con il cardinale Bagnasco (Radio Vaticana)

Card. Bagnasco: "Dal Papa un nuovo slancio. Come in America, anche da noi la dolcezza di Benedetto saprà 'sciogliere' tanti" (Ognibene)

Genova e Savona, doni a Benedetto (Torti e Pittaluga)

Nuovo corso/2, Card. Bagnasco: "Basta estremismi,aiuto a chi rispetta le regole" (Repubblica)

Città illuminata per due giorni di festa con Papa Benedetto (Graffione)

Papa Benedetto XVI in Liguria, un abbraccio lungo due giorni (Viani)

Papa, Genova nel mondo. Domani lo speciale del Secolo XIX

Savona si prepara ad accogliere Benedetto XVI: intervista con mons. Vittorio Lupi (Radio Vaticana)

A Savona un Pontefice "all’inglese". La Genova barocca nel quadro donato al Papa (Il Giornale)

Intervista al cardinale Bagnasco sulla visita del Papa a Genova e Savona (Bobbio per "Famiglia Cristiana")

Savona: restano solo 200 biglietti per la messa del Papa

Il Papa a Genova, la sfida dei giovani: sei notti in chiesa in attesa di Benedetto

Il Papa a Savona. I bagarini tentano di vendere i pass. Attenzione: i biglietti sono gratuiti!

"Il porto e la vita, ecco le ansie di Genova": intervista al cardinale Bagnasco (Repubblica)

La mamma dei soliti noti minaccia di partorire a Genova il 18 maggio ma non è il caso di fare i catastrofici...

Don Marco Granara, rettore del santuario della Guardia: "Il Papa non punta sull´ideologia. Chi contesta sa che uscirà perdente" (Repubblica)

Savona, record di richieste per la Messa del Papa. Allarme della Curia: “Non fotocopiate i pass per piazza del Popolo”

Card. Bagnasco: «Faremo sentire al Papa tutto il nostro affetto»

Pubblicato il programma ufficiale della prossima visita del Papa a Savona e Genova. La gioia del cardinale Bagnasco (Radio Vaticana)

PAPA/ A GENOVA INCONTRERA' BAMBINI DEL GASLINI, VESCOVI, GIOVANI

A Genova Ratzinger sarà contestato: è inevitabile, ha tolto al Papato ogni possibile ambiguità (Baget Bozzo)

Visita del Papa a Savona: restano solo cinquemila posti. Genova: anche le monache di clausura a San Lorenzo

Santuario della Guardia (Genova), dal Papa una "rosa d'oro"

Visita del Papa a Genova e Savona: molte parrocchie hanno già esaurito lo stock di pass a loro disposizione

Il Papa a Savona, è già caccia al pass

Anche "Repubblica" dà voce ai contestatori del Papa a Genova. Si prepara una Sapienza-bis?

Genova si prepara a zittire i contestatori del Papa (Pistacchi)

"Una poesia per il Papa", concorso letterario per i giovani della diocesi di Genova

Visita del Papa a Savona: conto alla rovescia e ulteriori dettagli

Il Secolo XIX prepara il terreno a gruppuscoli di manifestanti contro la visita del Papa a Genova (e pensare che hanno perso le elezioni...)

Dalla preghiera al Santuario alla Messa in piazza del Popolo: ecco il programma definitivo della visita del Papa a Savona

Il Papa a Savona: tutti i dettagli

Il 18 maggio il Papa visiterà i bambini ricoverati all'ospedale Gaslini di Genova

Il Papa e la Juventus, partita impossibile domenica 18 maggio

Il Papa a maggio in visita a Genova ("Il Giornale" e "Repubblica")

PAPA/ NEL 2008 TRASFERTE A SAVONA-GENOVA, BRINDISI E CAGLIARI

Gioia e gratitudine dei fedeli nelle diocesi italiane in cui è stata annunciata la visita del Papa nel 2008

DISCORSO DI FINE ANNO DEL CARDINALE ANGELO BAGNASCO, ARCIVESCOVO DI GENOVA:

“Genova, ravviva la speranza!”

IL PROGRAMMA UFFICIALE DELLA VISITA DEL PAPA A GENOVA

IL PROGRAMMA UFFICIALE DELLA VISITA DEL PAPA A SAVONA

MESSAGGIO URBI ET ORBI DI PAPA BENEDETTO XVI (25 DICEMBRE 2007)


Vedi anche:

FESTIVITA' NATALIZIE 2005-2006-2007


MESSAGGIO URBI ET ORBI DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI

NATALE 2007

“Un giorno santo è spuntato per noi:
venite tutti ad adorare il Signore;
oggi una splendida luce è discesa sulla terra


(Messa del giorno di Natale, Acclamazione al Vangelo).

Cari fratelli e sorelle! “Un giorno santo è spuntato per noi”. Un giorno di grande speranza: oggi è nato il Salvatore dell’umanità! La nascita di un bambino porta normalmente una luce di speranza a quanti lo attendono trepidanti. Quando nacque Gesù nella grotta di Betlemme, una “grande luce” apparve sulla terra; una grande speranza entrò nel cuore di quanti lo attendevano: “lux magna”, canta la liturgia di questo giorno di Natale. Non fu certo “grande” alla maniera di questo mondo, perché a vederla, dapprima, furono solo Maria, Giuseppe e alcuni pastori, poi i Magi, il vecchio Simeone, la profetessa Anna: coloro che Dio aveva prescelto. Eppure, nel nascondimento e nel silenzio di quella notte santa, si è accesa per ogni uomo una luce splendida e intramontabile; è venuta nel mondo la grande speranza portatrice di felicità: “il Verbo si è fatto carne e noi abbiamo visto la sua gloria” (Gv 1,14)

“Dio è luce – afferma san Giovanni – e in lui non ci sono tenebre” (1 Gv 1,5). Nel Libro della Genesi leggiamo che quando ebbe origine l’universo, “la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso”. “Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu” (Gn 1,2-3).

La Parola creatrice di Dio è Luce, sorgente della vita. Tutto è stato fatto per mezzo del Logos e senza di Lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste (cfr Gv 1,3). Ecco perchè tutte le creature sono fondamentalmente buone, e recano in sé l’impronta di Dio, una scintilla della sua luce.

Tuttavia, quando Gesù nacque dalla Vergine Maria, la Luce stessa è venuta nel mondo: “Dio da Dio, Luce da Luce”, professiamo nel Credo. In Gesù Dio ha assunto ciò che non era rimanendo ciò che era: “l’onnipotenza entrò in un corpo infantile e non fu sottratta al governo dell’universo” (cfr Agostino, Serm 184, 1 sul Natale). Si è fatto uomo Colui che è il creatore dell’uomo per recare al mondo la pace. Per questo, nella notte di Natale, le schiere degli Angeli cantano: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli / e pace in terra agli uomini che egli ama” (Lc 2,14).

“Oggi una splendida luce è discesa sulla terra”. La Luce di Cristo è portatrice di pace. Nella Messa della notte la liturgia eucaristica si è aperta proprio con questo canto: “Oggi la vera pace è scesa a noi dal cielo” (Antifona d’ingresso). Anzi, solo la “grande” luce apparsa in Cristo può donare agli uomini la “vera” pace: ecco perchè ogni generazione è chiamata ad accoglierla, ad accogliere il Dio che a Betlemme si è fatto uno di noi.

Questo è il Natale! Evento storico e mistero di amore, che da oltre duemila anni interpella gli uomini e le donne di ogni epoca e di ogni luogo. E’ il giorno santo in cui rifulge la “grande luce” di Cristo portatrice di pace! Certo, per riconoscerla, per accoglierla ci vuole fede, ci vuole umiltà. L’umiltà di Maria, che ha creduto alla parola del Signore, e ha adorato per prima, china sulla mangiatoia, il Frutto del suo grembo; l’umiltà di Giuseppe, uomo giusto, che ebbe il coraggio della fede e preferì obbedire a Dio piuttosto che tutelare la propria reputazione; l’umiltà dei pastori, dei poveri ed anonimi pastori, che accolsero l’annuncio del messaggero celeste e in fretta raggiunsero la grotta dove trovarono il bambino appena nato e, pieni di stupore, lo adorarono lodando Dio (cfr Lc 2,15-20). I piccoli, i poveri in spirito: ecco i protagonisti del Natale, ieri come oggi; i protagonisti di sempre della storia di Dio, i costruttori infaticabili del suo Regno di giustizia, di amore e di pace.

Nel silenzio della notte di Betlemme Gesù nacque e fu accolto da mani premurose. Ed ora, in questo nostro Natale, in cui continua a risuonare il lieto annuncio della sua nascita redentrice, chi è pronto ad aprirgli la porta del cuore? Uomini e donne di questa nostra epoca, anche a noi Cristo viene a portare la luce, anche a noi viene a donare la pace! Ma chi veglia, nella notte del dubbio e dell’incertezza, con il cuore desto e orante? Chi attende l’aurora del giorno nuovo tenendo accesa la fiammella della fede? Chi ha tempo per ascoltare la sua parola e lasciarsi avvolgere dal fascino del suo amore? Sì! È per tutti il suo messaggio di pace; è a tutti che viene ad offrire se stesso come certa speranza di salvezza.

La luce di Cristo, che viene ad illuminare ogni essere umano, possa finalmente rifulgere, e sia consolazione per quanti si trovano nelle tenebre della miseria, dell'ingiustizia, della guerra; per coloro che vedono ancora negata la loro legittima aspirazione a una più sicura sussistenza, alla salute, all'istruzione, a un'occupazione stabile, a una partecipazione più piena alle responsabilità civili e politiche, al di fuori di ogni oppressione e al riparo da condizioni che offendono la dignità umana. Vittime dei sanguinosi conflitti armati, del terrorismo e delle violenze di ogni genere, che infliggono inaudite sofferenze a intere popolazioni, sono particolarmente le fasce più vulnerabili, i bambini, le donne, gli anziani. Mentre le tensioni etniche, religiose e politiche, l’instabilità, le rivalità, le contrapposizioni, le ingiustizie e le discriminazioni, che lacerano il tessuto interno di molti Paesi, inaspriscono i rapporti internazionali. E nel mondo va sempre più crescendo il numero dei migranti, dei rifugiati, degli sfollati anche a causa delle frequenti calamità naturali, conseguenza spesso di preoccupanti dissesti ambientali.

In questo giorno di pace, il pensiero va soprattutto laddove rimbomba il fragore delle armi: alle martoriate terre del Darfur, della Somalia e del nord della Repubblica Democratica del Congo, ai confini dell'Eritrea e dell'Etiopia, all'intero Medio Oriente, in particolare all'Iraq, al Libano e alla Terrasanta, all'Afghanistan, al Pakistan e allo Sri Lanka, alla regione dei Balcani, e alle tante altre situazioni di crisi, spesso purtroppo dimenticate.

Il Bambino Gesù porti sollievo a chi è nella prova e infonda ai responsabili di governo la saggezza e il coraggio di cercare e trovare soluzioni umane, giuste e durature. Alla sete di senso e di valore che avverte il mondo oggi, alla ricerca di benessere e di pace che segna la vita di tutta l’umanità, alle attese dei poveri Cristo, vero Dio e vero Uomo, risponde con il suo Natale. Non temano gli individui e le nazioni di riconoscerlo e di accoglierlo: con Lui “una splendida luce” rischiara l’orizzonte dell’umanità; con Lui si apre “un giorno santo” che non conosce tramonto. Questo Natale sia veramente per tutti un giorno di gioia, di speranza e di pace!

“Venite tutti ad adorare il Signore”. Con Maria, Giuseppe e i pastori, con i Magi e la schiera innumerevole di umili adoratori del neonato Bambino, che lungo i secoli hanno accolto il mistero del Natale, anche noi, fratelli e sorelle di ogni continente, lasciamo che la luce di questo giorno si diffonda dappertutto: entri nei nostri cuori, rischiari e riscaldi le nostre case, porti serenità e speranza nelle nostre città, dia al mondo la pace. E’ questo il mio augurio per voi che mi ascoltate. Augurio che si fa preghiera umile e fiduciosa al Bambino Gesù, perché la sua luce disperda ogni tenebra dalla vostra vita e vi ricolmi dell’amore e della pace. Il Signore, che ha fatto risplendere in Cristo il suo volto di misericordia, vi appaghi della sua felicità e vi renda messaggeri della sua bontà. Buon Natale!

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Benedizione "Urbi et Orbi" di Benedetto XVI - Natale

AUGURI NELLE VARIE LINGUE

martedì 25 dicembre 2007

In qualche modo l’umanità attende Dio, la sua vicinanza. Ma quando arriva il momento, non ha posto per Lui!


(Filippo Lippi, "Natività")

Vedi anche:

FESTIVITA' NATALIZIE 2005-2006-2007


SANTA MESSA DELLA NOTTE NELLA SOLENNITÀ DEL NATALE DEL SIGNORE , 24.12.2006

OMELIA DEL SANTO PADRE

Cari fratelli e sorelle!

"Per Maria si compirono i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo” (cfr Lc 2,6s).

Queste frasi, sempre di nuovo ci toccano il cuore. È arrivato il momento che l’Angelo aveva preannunziato a Nazaret: “Darai alla luce un figlio e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo” (cfr Lc 1,31). È arrivato il momento che Israele aveva atteso da tanti secoli, durante tante ore buie – il momento in qualche modo atteso da tutta l’umanità in figure ancora confuse: che Dio si prendesse cura di noi, che uscisse dal suo nascondimento, che il mondo diventasse sano e che Egli rinnovasse tutto. Possiamo immaginare con quanta preparazione interiore, con quanto amore Maria sia andata incontro a quell’ora. Il breve accenno: “Lo avvolse in fasce” ci lascia intravedere qualcosa della santa gioia e dello zelo silenzioso di quella preparazione.

Erano pronte le fasce, affinché il bimbo potesse essere accolto bene. Ma nell’albergo non c’è posto. In qualche modo l’umanità attende Dio, la sua vicinanza. Ma quando arriva il momento, non ha posto per Lui. È tanto occupata con se stessa, ha bisogno di tutto lo spazio e di tutto il tempo in modo così esigente per le proprie cose, che non rimane nulla per l’altro – per il prossimo, per il povero, per Dio. E quanto più gli uomini diventano ricchi, tanto più riempiono tutto con se stessi. Tanto meno può entrare l’altro.

Giovanni, nel suo Vangelo, puntando all’essenziale ha approfondito la breve notizia di san Luca sulla situazione in Betlemme: “Venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto” (1,11). Ciò riguarda innanzitutto Betlemme: il Figlio di Davide viene nella sua città, ma deve nascere in una stalla, perché nell’albergo non c’è posto per Lui. Riguarda poi Israele: l’inviato viene dai suoi, ma non lo si vuole. Riguarda in realtà l’intera umanità: Colui per il quale è stato fatto il mondo, il primordiale Verbo creatore entra nel mondo, ma non viene ascoltato, non viene accolto.

Queste parole riguardano in definitiva noi, ogni singolo e la società nel suo insieme. Abbiamo tempo per il prossimo che ha bisogno della nostra, della mia parola, del mio affetto? Per il sofferente che ha bisogno di aiuto? Per il profugo o il rifugiato che cerca asilo? Abbiamo tempo e spazio per Dio? Può Egli entrare nella nostra vita? Trova uno spazio in noi, o abbiamo occupato tutti gli spazi del nostro pensiero, del nostro agire, della nostra vita per noi stessi?

Grazie a Dio, la notizia negativa non è l’unica, né l’ultima che troviamo nel Vangelo. Come in Luca incontriamo l’amore della madre Maria e la fedeltà di san Giuseppe, la vigilanza dei pastori e la loro grande gioia, come in Matteo incontriamo la visita dei sapienti Magi, venuti da lontano, così anche Giovanni ci dice: “A quanti però l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio” (Gv 1,12). Esistono quelli che lo accolgono e così, a cominciare dalla stalla, dall’esterno, cresce silenziosamente la nuova casa, la nuova città, il nuovo mondo. Il messaggio di Natale ci fa riconoscere il buio di un mondo chiuso, e con ciò illustra senz’altro una realtà che vediamo quotidianamente. Ma esso ci dice anche, che Dio non si lascia chiudere fuori. Egli trova uno spazio, entrando magari per la stalla; esistono degli uomini che vedono la sua luce e la trasmettono.

Mediante la parola del Vangelo, l’Angelo parla anche a noi, e nella sacra liturgia la luce del Redentore entra nella nostra vita. Se siamo pastori o sapienti – la luce e il suo messaggio ci chiamano a metterci in cammino, ad uscire dalla chiusura dei nostri desideri ed interessi per andare incontro al Signore ed adorarlo. Lo adoriamo aprendo il mondo alla verità, al bene, a Cristo, al servizio di quanti sono emarginati e nei quali Egli ci attende.

In alcune rappresentazioni natalizie del tardo Medioevo e dell’inizio del tempo moderno la stalla appare come un palazzo un po’ fatiscente. Se ne può ancora riconoscere la grandezza di una volta, ma ora è andato in rovina, le mura sono diroccate – è diventato, appunto, una stalla.

Pur non avendo nessuna base storica, questa interpretazione, nel suo modo metaforico, esprime tuttavia qualcosa della verità che si nasconde nel mistero del Natale. Il trono di Davide, al quale era promessa una durata eterna, è vuoto. Altri dominano sulla Terra santa. Giuseppe, il discendente di Davide, è un semplice artigiano; il palazzo, di fatto, è diventato una capanna. Davide stesso aveva cominciato da pastore.

Quando Samuele lo cercò per l’unzione, sembrava impossibile e contraddittorio che un simile pastore-ragazzino potesse diventare il portatore della promessa di Israele. Nella stalla di Betlemme, proprio lì dove era stato il punto di partenza, ricomincia la regalità davidica in modo nuovo – in quel bimbo avvolto in fasce e deposto in una mangiatoia. Il nuovo trono dal quale questo Davide attirerà il mondo a sé è la Croce.

Il nuovo trono – la Croce – corrisponde al nuovo inizio nella stalla. Ma proprio così viene costruito il vero palazzo davidico, la vera regalità. Questo nuovo palazzo è così diverso da come gli uomini immaginano un palazzo e il potere regale. Esso è la comunità di quanti si lasciano attrarre dall’amore di Cristo e con Lui diventano un corpo solo, un’umanità nuova. Il potere che proviene dalla Croce, il potere della bontà che si dona – è questa la vera regalità. La stalla diviene palazzo – proprio a partire da questo inizio, Gesù edifica la grande nuova comunità, la cui parola-chiave cantano gli Angeli nell’ora della sua nascita: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama” – uomini che depongono la loro volontà nella sua, diventando così uomini di Dio, uomini nuovi, mondo nuovo.

Gregorio di Nissa, nelle sue omelie natalizie ha sviluppato la stessa visione partendo dal messaggio di Natale nel Vangelo di Giovanni: “Ha posto la sua tenda in mezzo a noi” (Gv 1,14).

Gregorio applica questa parola della tenda alla tenda del nostro corpo, diventato logoro e debole; esposto dappertutto al dolore ed alla sofferenza. E la applica all’intero cosmo, lacerato e sfigurato dal peccato. Che cosa avrebbe detto, se avesse visto le condizioni, in cui si trova oggi la terra a causa dell’abuso delle energie e del loro egoistico sfruttamento senza alcun riguardo?

Anselmo di Canterbury, in una maniera quasi profetica, ha una volta descritto in anticipo ciò che noi oggi vediamo in un mondo inquinato e minacciato per il suo futuro: “Tutto era come morto, aveva perso la sua dignità, essendo stato fatto per servire a coloro che lodano Dio. Gli elementi del mondo erano oppressi, avevano perso il loro splendore a causa dell’abuso di quanti li rendevano servi dei loro idoli, per i quali non erano stati creati” (PL 158, 955s). Così, secondo la visione di Gregorio, la stalla nel messaggio di Natale rappresenta la terra maltrattata. Cristo non ricostruisce un qualsiasi palazzo. Egli è venuto per ridare alla creazione, al cosmo la sua bellezza e la sua dignità: è questo che a Natale prende il suo inizio e fa giubilare gli Angeli. La terra viene rimessa in sesto proprio per il fatto che viene aperta a Dio, che ottiene nuovamente la sua vera luce e, nella sintonia tra volere umano e volere divino, nell’unificazione dell’alto col basso, recupera la sua bellezza, la sua dignità. Così Natale è una festa della creazione ricostituita. A partire da questo contesto i Padri interpretano il canto degli Angeli nella Notte santa: esso è l’espressione della gioia per il fatto che l’alto e il basso, cielo e terra si trovano nuovamente uniti; che l’uomo è di nuovo unito a Dio. Secondo i Padri fa parte del canto natalizio degli Angeli che ora Angeli e uomini possano cantare insieme e in questo modo la bellezza del cosmo si esprima nella bellezza del canto di lode. Il canto liturgico – sempre secondo i Padri – possiede una sua dignità particolare per il fatto che è un cantare insieme ai cori celesti. È l’incontro con Gesù Cristo che ci rende capaci di sentire il canto degli Angeli, creando così la vera musica che decade quando perdiamo questo con-cantare e con-sentire.

Nella stalla di Betlemme cielo e terra si toccano. Il cielo è venuto sulla terra. Per questo, da lì emana una luce per tutti i tempi; per questo lì s’accende la gioia; per questo lì nasce il canto. Alla fine della nostra meditazione natalizia vorrei citare una parola straordinaria di sant’Agostino. Interpretando l’invocazione della Preghiera del Signore: “Padre nostro che sei nei cieli”, egli domanda: che cosa è questo – il cielo? E dove è il cielo? Segue una risposta sorprendente: “…che sei nei cieli – ciò significa: nei santi e nei giusti. I cieli sono, sì, i corpi più alti dell’universo, ma tuttavia corpi, che non possono essere se non in un luogo. Se, però, si crede che il luogo di Dio sia nei cieli come nelle parti più alte del mondo, allora gli uccelli sarebbero più fortunati di noi, perché vivrebbero più vicini a Dio. Ma non è scritto: ‘Il Signore è vicino a quanti abitano sulle alture o sulle montagne’, ma invece: ‘Il Signore è vicino ai contriti di cuore’ (Sal 34[33],19), espressione che si riferisce all’umiltà. Come il peccatore viene chiamato ‘terra’, così al contrario il giusto può essere chiamato ‘cielo’” (Serm. in monte II 5, 17).

Il cielo non appartiene alla geografia dello spazio, ma alla geografia del cuore. E il cuore di Dio, nella Notte santa, si è chinato giù fin nella stalla: l’umiltà di Dio è il cielo. E se andiamo incontro a questa umiltà, allora tocchiamo il cielo. Allora diventa nuova anche la terra. Con l’umiltà dei pastori mettiamoci in cammino, in questa Notte santa, verso il Bimbo nella stalla! Tocchiamo l’umiltà di Dio, il cuore di Dio! Allora la sua gioia toccherà noi e renderà più luminoso il mondo. Amen.

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domenica 23 dicembre 2007

La Verità che salva la vita accende il cuore di chi la riceve, con un amore verso il prossimo che muove la libertà a ridonare ciò che si è ricevuto


(Piero della Francesca, "Natività")

Vedi anche:

FESTIVITA' NATALIZIE 2005-2006-2007


LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS , 23.12.2007

Alle ore 12 di oggi il Santo Padre Benedetto XVI si affaccia alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.
Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana
:

PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle,

Solo un giorno separa questa IV domenica di Avvento dal santo Natale. Domani notte ci raduneremo per celebrare il grande mistero dell'amore che non finisce mai di stupirci. Dio si è fatto figlio dell'uomo perché noi diventiamo figli di Dio. Durante l'Avvento, dal cuore della Chiesa si è elevata spesso una implorazione : "Vieni, Signore, a visitarci con la tua pace, la tua presenza ci riempirà di gioia." La missione evangelizzatrice della Chiesa è la risposta al grido "vieni, Signore Gesù", che percorre tutta la storia della salvezza e che continua a levarsi tra le labbra dei credenti.
"Vieni Signore a trasformare i nostri cuori, perché nel mondo si diffondano la giustizia e la pace".
Questo intende richiamare la Nota Dottrinale su alcuni aspetti dell'Evangelizzazione appena pubblicata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede.
Il documento si propone, in effetti, di ricordare a tutti i cristiani, in una situazione in cui spesso non è più chiara nemmeno a molti fedeli la stessa ragion d'esser dell'evangelizzazione, che l'accoglienza della buona novella nella fede spinge di per sé a comunicare la salvezza ricevuta in dono.

Infatti, la Verità che salva la vita, che si è fatta carne in Gesù, accende il cuore di chi la riceve, con un amore verso il prossimo che muove la libertà a ridonare ciò che si è gratuitamente ricevuto. Essere raggiunti dalla presenza di Dio, che si fa vicino a noi al Natale, è un dono inestimabile, dono capace di farci vivere nell'abbraccio universale degli amici di Dio, in quella rete di amicizia con Cristo che collega cielo e terra, che protende la libertà umana verso il suo compimento e che, se vissuta nella sua verità, fiorisce in una amore gratuito e colmo di premura per il bene di tutti gli uomini. Nulla è più bello, urgente ed importante che ridonare gratuitamente agli uomini quanto gratuitamente abbiamo ricevuto da Dio.

Nulla ci può esimere o sollevare da questo oneroso ed affascinante impegno. La gioa del Natale che già pregustiamo, mentre ci colma di speranza, ci spinge al tempo stesso ad annunciare a tutti la presenza di Dio in mezzo a noi.

Modello impareggiabile di evangelizzazione è la vergine Maria, che ha comunicato al mondo non un'idea ma Gesù, il Verbo incarnato. Invochiamola con fiducia affinché la Chiesa annunci anche nel nostro tempo Cristo Salvatore. Ogni cristiano ed ogni comunità sentono la gioia di condividere con gli altri la buona notizia che Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio Unigenito perché il mondo si salvi per mezzo di lui. E' questo il senso autentico del Natale, che sempre dobbiamo riscoprire e intensamente vivere.

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venerdì 21 dicembre 2007

Discorso alla Curia: è lecito ancora oggi evangelizzare? Chi ha riconosciuto una grande verità, chi ha trovato una grande gioia, deve trasmetterla!


Vedi anche:

FESTIVITA' NATALIZIE 2005-2006-2007

La convivenza pacifica non si attua con il dialogo buonista, abbinato ad una testimonianza di basso profilo tanto per non urtare la sensibilità altrui

Il Papa alla Curia: «Il cristianesimo forza antagonista del male» (Bobbio per "L'eco di Bergamo")

Si apre una nuova fase nei rapporti fra il Vaticano e la Cina. Il Papa: "Accolta con favore la mia lettera" (Politi per "Repubblica")

DISCORSO DEL PAPA ALLA CURIA ROMANA: I VIDEO

Benedetto XVI alla Curia Romana: l'annuncio del Vangelo guarisce l'umanità dalle ferite della secolarizzazione (Radio Vaticana)


UDIENZA DEL SANTO PADRE ALLA CURIA ROMANA IN OCCASIONE DELLA PRESENTAZIONE DEGLI AUGURI NATALIZI , 21.12.2007

Alle ore 11 di questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza i Cardinali e i membri della Curia Romana e del Governatorato per la presentazione degli auguri natalizi.
Nel corso dell’incontro, dopo l’indirizzo di omaggio al Santo Padre del Cardinale Angelo Sodano, Decano del Collegio Cardinalizio, il Papa rivolge ai presenti il discorso che riportiamo di seguito:

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Signori Cardinali,
venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Presbiterato,
cari fratelli e sorelle!


Già respiriamo, in questo incontro, la gioia del Natale ormai vicino. Vi sono profondamente grato per la vostra partecipazione a questo tradizionale appuntamento, il cui particolare clima spirituale ha bene evocato il Cardinale Decano Angelo Sodano, ricordando il tema centrale della recente Lettera enciclica sulla speranza cristiana. Lo ringrazio di cuore per le calde espressioni con cui s’è fatto interprete dei sentimenti augurali del Collegio cardinalizio, dei Membri della Curia Romana e del Governatorato, come anche dei Rappresentanti Pontifici sparsi nel mondo. È veramente, la nostra – come Ella ha sottolineato, Signor Cardinale - una "comunità di lavoro" tenuta insieme da vincoli di amore fraterno, che le festività natalizie vengono a rinsaldare. In questo spirito, opportunamente Ella non ha mancato di ricordare quanti, già appartenenti alla nostra famiglia curiale, negli scorsi mesi hanno varcato le soglie del tempo e sono entrati nella pace di Dio: in una circostanza come questa fa bene al cuore sentire vicini coloro che hanno condiviso con noi il servizio alla Chiesa ed ora, presso il trono di Dio, intercedono per noi. Grazie dunque, Signor Cardinale Decano, per le Sue parole e grazie a tutti i presenti per il contributo che ciascuno reca all’adempimento del ministero che il Signore mi ha affidato.

Un altro anno sta per finire. Come primo evento saliente di questo periodo, trascorso tanto velocemente, vorrei menzionare il viaggio in Brasile. Il suo scopo era l’incontro con la V Conferenza generale dell’Episcopato dell’America Latina e dei Caraibi e conseguentemente, più in generale, un incontro con la Chiesa nel vasto Continente latino-americano.
Prima di soffermarmi sulla Conferenza di Aparecida, vorrei parlare di alcuni momenti culminanti di quel viaggio. Innanzitutto mi rimane nella memoria la solenne serata con i giovani nello stadio di São Paolo: in essa, nonostante le temperature rigide, ci trovammo tutti uniti da una grande gioia interiore, da un’esperienza viva di comunione e dalla chiara volontà di essere, nello Spirito di Gesù Cristo, servi della riconciliazione, amici dei poveri e dei sofferenti e messaggeri di quel bene il cui splendore abbiamo incontrato nel Vangelo.

Esistono manifestazioni di massa che hanno solo l’effetto di un’autoaffermazione; in esse ci si lascia travolgere dall’ebbrezza del ritmo e dei suoni, finendo per trarre gioia soltanto da se stessi. Lì invece ci si aprì proprio l’animo; la profonda comunione che in quella sera si instaurò spontaneamente tra di noi, nell’essere gli uni con gli altri, portò con sé un essere gli uni per gli altri. Non fu una fuga davanti alla vita quotidiana, ma si trasformò nella forza di accettare la vita in modo nuovo. Vorrei, quindi, ringraziare di cuore i giovani che hanno animato quella serata per il loro essere-con, per il loro cantare, parlare, pregare, che ci ha interiormente purificati, migliorati – migliorati anche per gli altri.

Rimane indimenticabile anche il giorno in cui, insieme ad un gran numero di Vescovi, sacerdoti, religiose, religiosi e fedeli laici ho potuto canonizzare Frei Galvão, un figlio del Brasile, proclamandolo santo per la Chiesa universale. Dappertutto ci salutavano le sue immagini, dalle quali si sprigionava il fulgore della bontà di cuore che egli aveva trovato nell’incontro con Cristo e nel rapporto con la sua comunità religiosa. Circa il ritorno definitivo di Cristo, nella parusía, ci è stato detto che Egli non verrà da solo, ma insieme con tutti i suoi santi. Così, ogni santo che entra nella storia costituisce già una piccola porzione del ritorno di Cristo, un suo nuovo ingresso nel tempo, che ce ne mostra l’immagine in modo nuovo e ci rende sicuri della sua presenza. Gesù Cristo non appartiene al passato e non è confinato in un futuro lontano, il cui avvento non abbiamo neppure il coraggio di chiedere. Egli arriva con una grande processione di santi. Insieme ai suoi santi è già sempre in cammino verso di noi, verso il nostro oggi.

Con particolare vivacità ricordo il giorno nella Fazenda da Esperança, in cui persone, cadute nella schiavitù della droga, ritrovano libertà e speranza. Arrivando lì, come prima cosa, ho percepito in modo nuovo la forza risanatrice della creazione di Dio. Montagne verdi circondano l’ampia vallata; indirizzano lo sguardo verso l’alto e, allo stesso tempo, danno un senso di protezione. Dal tabernacolo della chiesetta delle Carmelitane scaturisce una sorgente di acqua limpida che richiama la profezia di Ezechiele circa l’acqua che, scaturendo dal Tempio, disintossica la terra salata e fa crescere alberi che procurano la vita.

Dobbiamo difendere la creazione non soltanto in vista delle nostre utilità, ma per se stessa – come messaggio del Creatore, come dono di bellezza, che è promessa e speranza. Sì, l’uomo ha bisogno della trascendenza. Solo Dio basta, ha detto Teresa d’Avila. Se Lui viene a mancare, allora l’uomo deve cercare di superare da sé i confini del mondo, di aprire davanti a sé lo spazio sconfinato per il quale è stato creato. Allora, la droga diventa per lui quasi una necessità. Ma ben presto scopre che questa è una sconfinatezza illusoria – una beffa, si potrebbe dire, che il diavolo fa all’uomo.

Lì, nella Fazenda da Esperança, i confini del mondo vengono veramente superati, si apre lo sguardo verso Dio, verso l’ampiezza della nostra vita, e così avviene un risanamento. A tutti coloro che lì operano rivolgo il mio sincero ringraziamento, e a tutti coloro che lì cercano la guarigione, il mio cordiale auspicio di benedizione.

Poi vorrei ricordare l’incontro con i Vescovi brasiliani nella cattedrale di São Paulo. La musica solenne che ci accompagnò rimane indimenticabile.

A renderla particolarmente bella fu il fatto che venne eseguita da un coro e un’orchestra formati da giovani poveri di quella città. Quelle persone ci hanno così offerto l’esperienza della bellezza che fa parte di quei doni per mezzo dei quali vengono superati i limiti della quotidianità del mondo e noi possiamo percepire realtà più grandi che ci rendono sicuri della bellezza di Dio. L’esperienza, poi, della "collegialità effettiva ed affettiva", della comunione fraterna nel comune ministero ci ha fatto provare la gioia della cattolicità: oltre tutti i confini geografici e culturali noi siamo fratelli, insieme col Cristo risorto che ci ha chiamati al suo servizio.

E alla fine Aparecida. In modo del tutto particolare mi ha toccato la piccola statuina della Madonna. Alcuni poveri pescatori che ripetutamente avevano gettato le reti invano, trassero fuori la statuina dalle acque del fiume, e dopo ciò finalmente si avverò una pesca abbondante. È la Madonna dei poveri, diventata essa stessa povera e piccola. Così, proprio mediante la fede e l’amore dei poveri, si è formato intorno a questa figura il grande Santuario che, rimandando tuttavia sempre alla povertà di Dio, all’umiltà della Madre, costituisce giorno per giorno una casa e un rifugio per le persone che pregano e sperano.

Era cosa buona che lì ci riunissimo e lì elaborassimo il documento sul tema "Discipulos e misioneros de Jesucristo, para que en Él tengan la vida".

Certamente, qualcuno potrebbe subito fare la domanda: Ma era questo il tema giusto in quest’ora della storia che noi stiamo vivendo? Non era forse una svolta eccessiva verso l’interiorità, in un momento in cui le grandi sfide della storia, le questioni urgenti circa la giustizia, la pace e la libertà richiedono il pieno impegno di tutti gli uomini di buona volontà, e in modo particolare della cristianità e della Chiesa? Non si sarebbero dovuti affrontare piuttosto questi problemi, invece di ritrarsi nel mondo interiore della fede?

Rimandiamo, per il momento, a dopo questa obiezione. Prima di rispondere ad essa, infatti, è necessario comprendere bene il tema stesso nel suo vero significato; una volta fatto questo, la risposta all’obiezione si delinea da sé.

La parola-chiave del tema è: trovare la vita – la vita vera. Con ciò il tema suppone che questo obiettivo, su cui forse tutti sono d’accordo, viene raggiunto nel discepolato di Gesù Cristo come anche nell’impegno per la sua parola e la sua presenza. I cristiani in America Latina, e con loro quelli di tutto il mondo, vengono quindi innanzitutto invitati a ridiventare maggiormente "discepoli di Gesù Cristo" – cosa che, in fondo, già siamo in virtù del Battesimo, senza che ciò tolga che dobbiamo diventarlo sempre nuovamente nella viva appropriazione del dono di quel Sacramento. Essere discepoli di Cristo – che cosa significa? Ebbene, significa in primo luogo: arrivare a conoscerlo. Come avviene questo? È un invito ad ascoltarlo così come Egli ci parla nel testo della Sacra Scrittura, come si rivolge a noi e ci viene incontro nella comune preghiera della Chiesa, nei Sacramenti e nella testimonianza dei santi. Non si può mai conoscere Cristo solo teoricamente. Con grande dottrina si può sapere tutto sulle Sacre Scritture, senza averLo incontrato mai. Fa parte integrante del conoscerLo il camminare insieme con Lui, l’entrare nei suoi sentimenti, come dice la Lettera ai Filippesi (2,5). Paolo descrive questi sentimenti brevemente così: avere lo stesso amore, formare insieme un’anima sola (sýmpsychoi), andare d’accordo, non fare niente per rivalità e vanagloria, non mirando ciascuno ai propri interessi soltanto, ma anche a quelli degli altri (2,2-4). La catechesi non può mai essere solo un insegnamento intellettuale, deve sempre diventare anche un impratichirsi della comunione di vita con Cristo, un esercitarsi nell’umiltà, nella giustizia e nell’amore. Solo così camminiamo con Gesù Cristo sulla sua via, solo così si apre l’occhio del nostro cuore; solo così impariamo a comprendere la Scrittura ed incontriamo Lui. L’incontro con Gesù Cristo richiede l’ascolto, richiede la risposta nella preghiera e nel praticare ciò che Egli ci dice. Venendo a conoscere Cristo veniamo a conoscere Dio, e solo a partire da Dio comprendiamo l’uomo e il mondo, un mondo che altrimenti rimane una domanda senza senso.

Diventare discepoli di Cristo è dunque un cammino di educazione verso il nostro vero essere, verso il giusto essere uomini. Nell’Antico Testamento, l’atteggiamento di fondo dell’uomo che vive la parola di Dio veniva riassunto nel termine zadic – il giusto: chi vive secondo la parola di Dio diventa un giusto; egli pratica e vive la giustizia.

Nel cristianesimo, l’atteggiamento dei discepoli di Gesù Cristo veniva poi espresso con un’altra parola: il fedele. La fede comprende tutto; questa parola ora indica insieme l’essere con Cristo e l’essere con la sua giustizia. Riceviamo nella fede la giustizia di Cristo, la viviamo in prima persona e la trasmettiamo.

Il documento di Aparecida concretizza tutto ciò parlando della buona notizia sulla dignità dell’uomo, sulla vita, sulla famiglia, sulla scienza e la tecnologia, sul lavoro umano, sulla destinazione universale dei beni della terra e sull’ecologia: dimensioni nelle quali si articola la nostra giustizia, viene vissuta la fede e vengono date risposte alle sfide del tempo.

Il discepolo di Gesù Cristo deve essere anche "missionario", messaggero del Vangelo, ci dice quel documento. Anche qui si leva un’obiezione: è lecito ancora oggi "evangelizzare"?

Non dovrebbero piuttosto tutte le religioni e concezioni del mondo convivere pacificamente e cercare di fare insieme il meglio per l’umanità, ciascuna nel proprio modo? Ebbene, è indiscutibile che dobbiamo tutti convivere e cooperare nella tolleranza e nel rispetto reciproci.

La Chiesa cattolica si impegna per questo con grande energia e, con i due incontri di Assisi, ha lasciato anche indicazioni evidenti in questo senso, indicazioni che, nell’incontro a Napoli di quest’anno, abbiamo ripreso nuovamente.

Al riguardo mi piace qui ricordare la lettera gentilmente inviatami il 13 ottobre scorso da 138 leader religiosi musulmani per testimoniare il loro comune impegno nella promozione della pace nel mondo. Con gioia ho risposto esprimendo la mia convinta adesione a tali nobili intendimenti e sottolineando al tempo stesso l’urgenza di un concorde impegno per la tutela dei valori del rispetto reciproco, del dialogo e della collaborazione. Il riconoscimento condiviso dell’esistenza di un unico Dio, provvido Creatore e Giudice universale del comportamento di ciascuno, costituisce la premessa di un’azione comune in difesa dell’effettivo rispetto della dignità di ogni persona umana per l’edificazione di una società più giusta e solidale.

Ma questa volontà di dialogo e di collaborazione significa forse allo stesso tempo che non possiamo più trasmettere il messaggio di Gesù Cristo, non più proporre agli uomini e al mondo questa chiamata e la speranza che ne deriva?

Chi ha riconosciuto una grande verità, chi ha trovato una grande gioia, deve trasmetterla, non può affatto tenerla per sé. Doni così grandi non sono mai destinati ad una persona sola. In Gesù Cristo è sorta per noi una grande luce, la grande Luce: non possiamo metterla sotto il moggio, ma dobbiamo elevarla sul lucerniere, perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa (cfr Mt 5,15).

San Paolo è stato instancabilmente in cammino recando con sé il Vangelo. Si sentiva addirittura sotto una sorta di "costrizione" ad annunciare il Vangelo (cfr 1 Cor 9, 16) – non tanto a motivo di una preoccupazione per la salvezza del singolo non-battezzato, non ancora raggiunto dal Vangelo, ma perché era consapevole che la storia nel suo insieme non poteva arrivare al suo compimento finché la totalità (pléroma) dei popoli non fosse stata raggiunta dal Vangelo (cfr Rm 11,25). Per giungere al suo compimento, la storia ha bisogno dell’annuncio della Buona Novella a tutti i popoli, a tutti gli uomini (cfr Mc 13,10).

E di fatto: quanto è importante che confluiscano nell’umanità forze di riconciliazione, forze di pace, forze di amore e di giustizia – quanto è importante che nel "bilancio" dell’umanità, di fronte ai sentimenti ed alle realtà della violenza e dell’ingiustizia che la minacciano, vengano suscitate e rinvigorite forze antagoniste!

È proprio ciò che avviene nella missione cristiana. Mediante l’incontro con Gesù Cristo e i suoi santi, mediante l’incontro con Dio, il bilancio dell’umanità viene rifornito di quelle forze del bene, senza le quali tutti i nostri programmi di ordine sociale non diventano realtà, ma – di fronte alla pressione strapotente di altri interessi contrari alla pace ed alla giustizia – rimangono solo teorie astratte.

Così siamo tornati alle domande poste all’inizio: Ha fatto bene Aparecida, nella ricerca di vita per il mondo a dare la priorità al discepolato di Gesù Cristo e all’evangelizzazione? Era forse un ripiegamento sbagliato nell’interiorità? No! Aparecida ha deciso giustamente, perché proprio mediante il nuovo incontro con Gesù Cristo e il suo Vangelo – e solo così – vengono suscitate le forze che ci rendono capaci di dare la giusta risposta alle sfide del tempo.

Alla fine del mese di giugno ho inviato una Lettera ai Vescovi, ai presbiteri, alle persone consacrate e ai fedeli laici della Chiesa cattolica nella Repubblica Popolare Cinese. Con questa Lettera ho voluto manifestare sia il mio profondo affetto spirituale per tutti i cattolici in Cina sia una cordiale stima per il Popolo cinese. In essa ho richiamato i perenni principi della tradizione cattolica e del Concilio Vaticano II in campo ecclesiologico. Alla luce del "disegno originario", che Cristo ha avuto della sua Chiesa, ho indicato alcuni orientamenti per affrontare e per risolvere, in spirito di comunione e di verità, le delicate e complesse problematiche della vita della Chiesa in Cina.

Ho anche indicato la disponibilità della Santa Sede ad un sereno e costruttivo dialogo con le Autorità civili al fine di trovare una soluzione ai vari problemi, riguardanti la comunità cattolica. La Lettera è stata accolta con gioia e con gratitudine dai cattolici in Cina. Formulo l'auspicio che, con l'aiuto di Dio, essa possa produrre i frutti sperati.

Agli altri momenti salienti dell’anno posso, purtroppo, solo accennare brevemente. Erano in realtà eventi che avevano di mira gli stessi scopi, intendevano evidenziare gli stessi orientamenti.

Così la meravigliosa visita in Austria.

L’Osservatore Romano, con una bella espressione, ha caratterizzata la pioggia, che ci accompagnò, come "pioggia della fede": gli acquazzoni non solo non hanno diminuito la nostra gioia della fede in Cristo sperimentata guardando verso sua Madre, ma anzi l’hanno rafforzata.

Questa gioia ha penetrato la cortina delle nuvole che incombevano su di noi. Guardando con Maria verso Cristo abbiamo trovato la Luce che in tutte le tenebre del mondo ci indica la via. Vorrei ringraziare di cuore i Vescovi austriaci, i sacerdoti, le religiose, i religiosi e i tanti fedeli, che in quei giorni si sono posti insieme con me in cammino verso Cristo, per questo incoraggiante segno di fede che ci hanno donato.

Anche l’incontro con la gioventù nell’agorà di Loreto è stato un grande segno di gioia e di speranza: se tanti giovani vogliono incontrare Maria e con Maria Cristo e si lasciano contagiare dalla gioia della fede, allora possiamo tranquillamente andare incontro al futuro.

In questo senso mi sono rivolto in varie occasioni ai giovani: nella visita all’Istituto per minori di Casal del Marmo, come nei discorsi pronunciati in occasione delle Udienze o degli Angelus domenicali. Ho preso atto delle loro attese e dei loro generosi propositi, rilanciando la questione educativa e sollecitando l’impegno delle Chiese locali nella pastorale vocazionale. Non ho mancato ovviamente di denunciare le manipolazioni a cui i giovani sono oggi esposti e i pericoli che ne derivano per la società del futuro.

Molto brevemente ho già accennato all’incontro di Napoli.

Anche lì ci siamo ritrovati – fatto del tutto insolito per la città del sole e della luce – circondati dalla pioggia, ma pure lì la calorosa umanità e la fede viva hanno penetrato le nuvole, facendoci sperimentare la gioia che viene dal Vangelo.

Certo, non bisogna illudersi: i problemi che pone il secolarismo del nostro tempo e la pressione delle presunzioni ideologiche alle quali tende la coscienza secolaristica con la sua pretesa esclusiva alla razionalità definitiva, non sono piccoli. Noi lo sappiamo, e conosciamo la fatica della lotta che in questo tempo ci è imposta. Ma sappiamo anche che il Signore mantiene la sua promessa: "Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Mt 28,20).

In questa lieta certezza, accogliendo la spinta delle riflessioni di Aparecida a rinnovare anche noi il nostro essere con Cristo, andiamo fiduciosamente incontro al nuovo anno. Andiamo sotto lo sguardo materno dell’Aparecida, di Colei che si è qualificata come "la serva del Signore". La sua protezione ci rende sicuri e pieni di speranza. Con questi sentimenti imparto di cuore a voi qui presenti e a quanti fanno parte della grande famiglia della Curia Romana la Benedizione Apostolica.

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