venerdì 23 novembre 2007

L'ENCICLICA "SPE SALVI": LO SPECIALE DEL BLOG


IL TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA ENCICLICA "SPE SALVI" DI PAPA BENEDETTO XVI: CLICCA QUI

CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE DELL’ENCICLICA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI "SPE SALVI"

SPE SALVI: IL TESTO IN PODCAST (H2O)

L'enciclica in Francese, Inglese, Italiano, Latino, Polacco, Portoghese, Spagnolo, Tedesco

"SPE SALVI": EDIZIONE TASCABILE (ECONOMICA)

"SPE SALVI": EDIZIONE RILEGATA

ENCICLICA "SPE SALVI": GIA' VENDUTE UN MILIONE DI COPIE (7 dicembre 2007, a una settimana dalla pubblicazione)

Due nuove sedi per la libreria del Papa grazie allo straordinario successo di vendite dei libri di Benedetto XVI (Corriere)


ALTRI ARTICOLI E COMMENTI

Ad un anno dalla pubblicazione dell’Enciclica “Spe salvi”, la riflessione del vescovo Luigi Negri sulla speranza cristiana (Radio Vaticana)

Ernesto Galli della Loggia: "La «Spe salvi», la Chiesa e l'Occidente" (Osservatore Romano)

Il già e il non ancora nella «Spe salvi»: "L'esperienza della valle oscura dove non si teme alcun male" (Osservatore Romano)

Padre Šmalij: «La Spe salvi? Fondamentale pure per noi ortodossi, perché parla di una certezza: la vita in Cristo è piena di felicità da condividere»

La parusìa nella "Spe salvi": verso l'incontro con il Giudice (Osservatore Romano)

Una lettura della «Spe salvi» dal continente della speranza (Osservatore Romano)

La risposta alla violenza? La conversione. Charles Morerod approfondisce l'argomento attraverso i testi di Benedetto XVI (Osservatore Romano)

Una lettura teologica della Spe Salvi: "Pregando per uno sconosciuto, come insegna Dostoevskij" (Osservatore)

L'Enciclica “Spe salvi” di Benedetto XVI in podcast, ipod e audiolibro (Zenit)

I fondamenti biblici della "Spe salvi". L'umanesimo cristiano, speranza della modernità (Osservatore Romano)

La «Spe salvi» e il carattere morale della fede cristiana. La speranza mette ordine nel cuore dell'uomo (Osservatore)

La "Spe salvi" e il carattere pubblico della fede: "La speranza cristiana cambia il presente" (Osservatore Romano)

Epigrafi funerarie e speranza cristiana: una riflessione in margine alla "Spe salvi" (Osservatore Romano)

Card. Georges Cottier: "Coloro che hanno accusato Benedetto XVI di essere "contro la scienza" hanno letto la Spe Salvi con fretta e prevenzione"

"Spe salvi", Walter Abbondanti: "Dopo Marx, Ratzinger" (Tempi)

Carità e speranza nelle encicliche di Benedetto XVI. Un riassetto teologico dell'intelligenza cristiana (Osservatore Romano)

La "Spe salvi" presentata a Mosca. Un nuovo tassello sulla via del dialogo tra cattolici e ortodossi. «Ci sentiamo vicini a Benedetto XVI» (Tempi)

La "Spe salvi" tra storia ed escatologia: "Una nuova alleanza tra Chiesa e modernità laica" (Aldo Schiavone per l'Osservatore Romano)

L'enciclica in lingua russa presentata da un'esponente del Patriarcato di Mosca: "La Spe salvi, motivo di unità tra cattolici e ortodossi" (O.R.)

Traduzione in russo della "Spe salvi", Mons. Pezzi: "Segnale positivo per il dialogo tra cattolici e ortodossi" (Radio Vaticana)

BENEDETTO XVI: OGGI A MOSCA LA PRESENTAZIONE DELL’ENCICLICA ”SPE SALVI”

Una pura ragione: "Nella Spe salvi Benedetto XVI rilegge il passato che ha reso orfana la modernità"

Spe salvi, il teologo protestante Jürgen Moltmann e Mons. Bruno Forte si confrontano sull'enciclica del Papa

Per un nuovo illuminismo. Voltaire e Pascal, sintesi per un'alleanza tra razionalisti e cattolici (Giulio Giorello per "Il Corriere")

Mons. Sgreccia: "Con speranza e solidarietà accanto all'uomo sofferente" (Osservatore Romano)

Le intuizioni del Papa sulla vera speranza (Parte I). Intervista a padre James Schall (Zenit)

Le intuizioni del Papa sulla vera speranza (Parte II). Intervista a padre James Schall (Zenit)

La speranza cristiana secondo John Henry Newman: "In attesa di una luce più chiara" (Osservatore Romano)

Quella sconosciuta realtà conosciuta: don Stefano Alberto commenta la "Spe salvi" (Tracce)

Il Papa della Spe salvi non teme il dubbio moderno. E affronta a viso aperto il "silenzio di Dio" (Tempi)

Il rabbino Jacob Neusner parla all'Osservatore del suo dialogo a distanza con Joseph Ratzinger: il Papa è un uomo coraggioso

Joseph Ratzinger? Teologo colto e padre benevolo (Nikolaus Lobkowicz sul Papa e la "Spe salvi")

Dialogo tra lo scienziato Marco Bersanelli e il filosofo Costantino Esposito "provocati" dalla "Spe salvi" (Tracce)

«Ratzinger papa della speranza»: Mons. Ambrosio presenta la "Spe salvi"

"Spe Salvi": studenti e professori a confronto. Dibattito fra Mons. Fisichella ed il filosofo Botturi (Zenit)

La "Spe salvi" e la visione dell’uomo nella psicoterapia (Zenit)

"Spe salvi": il commento di Mons. Leuzzi per Zenit

"Spe salvi", il sociologo Alberoni: "Nutriamo speranza certi che Dio si cura di noi" (Zenit)

"Spe Salvi", Pertici: "La storia e la giustizia nella nuova enciclica di Benedetto XVI"

Lo scienziato Bersa­nelli ed il filosofo Esposito si confrontano sulla "Spe salvi"

"Spe salvi", card. Martini: "Affidiamoci alla speranza" (Valli per "Europa")

"Spe salvi", Mons. Fisichella: "La speranza che non delude" (Tempi)

"Spe salvi", il filosofo Fabris: "Il Giudizio è speranza"

Il teologo della Casa Pontificia, Wojciech Giertych, commenta l'enciclica "Spe salvi" (Osservatore Romano)

Le speranze dell'Europa alla luce dell'Enciclica del Papa "Spe salvi": la riflessione di padre Lombardi

"Spe salvi": "Il dramma della speranza, in quattro atti" (di Massimo Introvigne)

Incredibile: Scalfari attacca la Binetti usando la "Spe salvi" come clava...ma non aveva tentato infruttosamente di demolire l'enciclica?

"Spe salvi", Scruton: "La speranza restaura le rovine moderne" (Avvenire)

"Spe salvi", Mons. Fisichella a RomaSette: "Amare perché si radichi la speranza"

John Finnis (Oxford): la "Spe salvi" è un'enciclica giuridica

«Spe Salvi», dai Campi Elisi di Virgilio al Paradiso cristiano (Sordi per "Avvenire")

"Spe salvi", Prof. Dalla Torre: "L'«agire» e la speranza"

"Spe salvi", Amicone: "Un'enciclica per noi pagani"

"Spe salvi"; Gian Maria Vian a "Tempi": "Il tono dell'enciclica è immediato e diretto

"Spe salvi", Lindo Ferretti: Benedetto XVI, il bene più prezioso che ho...

"Spe salvi", Natoli: "Solo il pregiudizio laicista trova il Papa antimoderno e contro il progresso"

"Spe salvi", Prof. Brague a "Il Foglio": "L'ellenismo non ha il copyright del logos"

"Spe salvi", "Se la Chiesa si rialza davanti al mondo" (di Amedeo Costabile)

"Spe salvi", Prof. Brague (Sorbona) ad Avvenire: "Non è certo mestiere della scienza quello di salvare l’uomo"

"Spe salvi", la Speranza e le speranze (Bandinelli per "Il Foglio")

"Spe salvi", Baget Bozzo: "Tutti i cattolici ascoltano ciò che dice Benedetto XVI, ma molti guardano ciò che pensa Ratzinger"

Gibellini (Osservatore Romano): "La «Spe salvi» tra modernità ed escatologia"

"Spe salvi": il commento di Lee Harris per "Il Foglio"

"Spe salvi", Giuliano Ferrara: "Anche se Benedetto non convertirà il mondo, già lo convince"

"Spe salvi", il teologo ortodosso O­livier Clément: Marx e Nietzsche morti di speranza

"Spe salvi": un impressonante dettaglio... (di Antonio Socci)

"Spe salvi", le nuove frontiere della Chiesa cattolica (Guerriero per "Avvenire")

Enciclica "Spe salvi", riflessione del Prof. Lucio Coco

"Spe salvi", Scalfari e la speranza cristiana (Incampo per CulturaCattolica.it)

Pietro De Marco a Baget Bozzo: "Non riduciamo la teologia di Benedetto a fede dei semplici"

"La fede dei semplici", commento di Baget Bozzo alla "Spe salvi"

"Spe salvi", "La poesia della speranza": i commenti di Luca Doninelli e Roberto Mussapi

"Spe salvi", Umberto Berardo: "È un Papa esigente quello che chiede ai battezzati fede profonda nel Dio dell'amore"

Prof. Raynaud (Sorbona): "la Spe salvi è una combinazione di vero pensiero e di vera fede. Rende intelleggibile il Cristianesimo ai non credenti

Angela Ambrogetti commenta per "Korazym" l'omaggio del Santo Padre alla Madonna Immacolata

"Spe salvi", Mons. Sigalini: «La fede è speranza»

Ci mancava solo la speranza: lettera aperta di zio Berlicche a Malacoda :-)

"Spe salvi": Lucetta Scaraffia (Avvenire) risponde a Luisa Muraro (Il Manifesto)

Enciclica "Spe salvi": il commento di Mons. Domenico Sigalini per Radio Vaticana

Maurizio Costanzo a Petrus: "La Spe salvi ci consente di pensare positivo"

"Spe salvi", Marina Corradi (Avvenire): Benedetto ci dice di non avere paura della "cosa ignota", la vita eterna!

"Spe salvi", Giuliano Ferrara per Panorama: "La salvezza non è la salute"

"Spe salvi": il commento di Luisa Muraro per "Il Manifesto"

Enciclica "Spe salvi": il commento di Alessandra Borghese

Enciclica "Spe salvi" e discorso alle Ong: il SOLITO commento stizzito di Odifreddi

Enciclica "Spe salvi": il commento di Alberto Bobbio per "Famiglia Cristiana"

Mons. Santoro (Brasile): la "Spe salvi" è un dono per il mondo postmoderno

"Spe salvi", Padre Scalfi (Russia Cristiana): “La speranza marxista è utopismo”

"Spe salvi", prof. Baggio: la bellezza dell'enciclica sta nel farci capire come anche i piccoli atti d'amore ci portino al di là dei miti contemporanei

"Spe salvi", Giuliano Ferrara: "Ehi, laiconi, provate a rispondere al Papa"

"Spe salvi", Brescia Oggi: quell’enciclica non vuole demolire scienza e ragione

René Girard: la "Spe salvi" è un'enciclica sociale

"Spe salvi", Mons. Amato a Famiglia Cristiana: l'enciclica non critica la scienza, ma la speranza fondata sulla scienza...

"Spe salvi" e discorso alle Ong cattoliche: il Papa eterno incompreso...dai media! Vladimir per Europa (grandioso articolo sui vaticanisti)

Rosso "malpela" Scalfari ("Repubblica") e Franceschelli ("Il Riformista")

Enciclica "Spe salvi": il commento di Orlando Franceschelli per "Il Riformista"

Dai classici ai Cristiani: "La speranza rovesciata dalla fede in Dio" (Osservatore Romano)

“Spe salvi”. Piccola guida per leggerla con frutto (dal blog di Sandro Magister)

"Spe salvi": tre intellettuali di spicco rispondono "per le rime" ad Eugenio Scalfari

"Spe salvi", Natoli: "Credenti e no, alleati per il riscatto del presente"

"Spe salvi", Mons. Thomas Dabre: "L’enciclica della speranza nell’Asia tormentata da problemi e pericoli"

"Spe salvi", lo storico Giovagnoli: "Il Papa chiede a i cristiani di non ripiegarsi su se stessi, ma di testimoniare a tutti la speranza evangelica" (Radio Vaticana)

"Spe salvi", il «grazie» di Bartolomeo I: «Dal Papa un’enciclica che aiuta l’ecumenismo»

"Spe salvi", Davide Rondoni risponde a Scalfari: "La malintesa strada della modernità"

"Spe salvi", il Papa: «Avvento, tempo della speranza»

Enciclica "Spe salvi": l'analisi di Franco Pisano per Asianews

Enciclica "Spe salvi": il commento di Padre Cervellera, direttore di Asianews

La santità di Bakhita nell'Enciclica del Papa

Opera Don Orione: l'enciclica "Spe salvi" smuoverà nel mondo una nuova ondata di freschezza cristiana

"Spe salvi", il teologo Vitiello: l'enciclica valorizza la ragione e la libertà. Per certi media è più comodo andare per slogan che leggere i testi..

"Spe salvi", card. Lehmann (Germania): l'enciclica è un documento impressionante

Speranza: La «Spe salvi» interroga la modernità (Sergio Givone per "Avvenire")

"Spe salvi": Luca Volontè risponde a Scalfari, Odifreddi, Hack e Vattimo

"Spe salvi": né la scienza né la politica redimono l'uomo ma la speranza cristiana (Fontana per "L'Occidentale)


Rassegna stampa del 2 dicembre 2007:

Enciclica "Spe salvi": il commento di Gianni Baget Bozzo per "Il Foglio"

Enciclica "Spe salvi": i commenti di Franco Garelli e Gianni Vattimo ("La Stampa")

Enciclica "Spe salvi": due commenti de "Il Giornale"

Enciclica "Spe salvi": i commenti di Angelo Zema, Paola Bignardi e Gaspare Mura (RomaSette)

Enciclica "Spe salvi": i commenti di Brambilla e Colombo per "Avvenire"

"Spe salvi": "Redenzione fa rima con amore" (Briguglio per "La Gazzetta del sud")

Il vaticanista Lucio Brunelli: "L'inferno, Benigni e Papa Benedetto" (Eco di Bergamo)

Eugenio Scalfari boccia l'enciclica "Spe salvi" con argomenti non nuovi

"Spe salvi", Accattoli: sul «cristianesimo moderno» il Pontefice annuncia un mea culpa

Enciclica "Spe salvi": il commento del Vicedirettore dell'Osservatore Romano, Carlo Di Cicco ("Ritorno alla speranza")


Rassegna stampa del 1° dicembre 2007:

Randazzo (L'Occidentale): leggendo la "Spe Salvi" si ha l’impressione che il Papa si rivolga al singolo lettore, quasi avesse un unico destinario

"Spe salvi": i commenti di Mons. Pieran­gelo Sequeri (teologo) e del prof. Francesco Botturi (filosofo)

Enciclica "Spe salvi": lo speciale di "Avvenire"

Enciclica "Spe salvi": i volti della speranza tratteggiati dal Papa nel documento (Avvenire)

Enciclica "Spe salvi": Radio Vaticana intervista il cardinale Vanhoye e Giuliano Ferrara

"Spe salvi": il commenti di Politi e l'intervista di La Rocca al prof. Cacciari (Repubblica)

Rosso Malpelo spiega il significato etimologico della parola "speranza"

Enciclica "Spe salvi": il commento di Antonio Socci

Enciclica "Spe salvi": il commento di Andrea Tornielli

Enciclica "Spe salvi": il commento di Enzo Bianchi ("La Stampa")

Enciclica "Spe salvi": il commento (in inglese) di John Allen

"Spe salvi", il filosofo Reale: «Conservatore è chi critica questo documento» (Corriere della sera)

Enciclica "Spe salvi": il commento de "Il Corriere della sera"

Enciclica "Spe salvi": il commento de "La Stampa"

"Spe salvi": "Speranza come dono". Il commento di Joaquín Navarro-Valls per "Repubblica"

Enciclica "Spe salvi": "La speranza secondo Benedetto" (Aldo Maria Valli per "Europa")


I COMMENTI ALL'ENCICLICA "SPE SALVI", 30 NOVEMBRE 2007:

Enciclica "Spe salvi": i commenti video di Stefano Maria Paci per Skytg24

Amore, Avvento e Speranza in un testo dell'allora cardinale Ratzinger (da "Cercate le cose di lassù")

"Spe salvi", Enzo Bianchi: nessuna contrapposizione con la scienza. La novità dell'enciclica sta nell'avere parlato dell'inferno

Enciclica "Spe salvi": il commento di Russia Cristiana e della federazione protestante francese (La Croix)

"Spe salvi": apprezzamento dai Protestanti, reazioni scontate dai laicisti

Enciclica "Spe salvi": il commento del Direttore dell'Osservatore Romano, Giovanni Maria Vian

Enciclica "Spe salvi": il commento di Sandro Magister

Enciclica "Spe salvi": il commento di Mons. Bruno Forte per l'agenzia Sir

Enciclica "Spe salvi": il commento di Marco Politi per Repubblica.it

Enciclica "Spe salvi": il commento di Padre Lombardi per Radio Vaticana

Enciclica "Spe salvi": lo speciale di Radio Vaticana

Enciclica "Spe salvi": lo speciale dell'agenzia Sir

ENCICLICA/ PAPA: FEDE E RAGIONE NON SONO IN CONTRADDIZIONE

ENCICLICA PAPA: TRA I TEMI DI ATTUALITA' EUTANASIA E RIFORMA CHIESA

Enciclica, il Papa: "l'uomo non è solo prodotto di condizioni economiche"

ENCICLICA PAPA: IL FUTURO DELL'UOMO PASSA PER LA 'SPERANZA MOTIVATA'

Enciclica "Spe salvi": il commento di Corriere.it

ENCICLICA "SPE SALVI": PRIME NOTE DI AGENZIA

LA FIRMA E LA PUBBLICAZIONE DELL'ENCICLICA: 30 NOVEMBRE 2007, FESTA DI SANT'ANDREA:

IL PAPA FIRMERA' L'ENCICLICA "SPE SALVI" IL 30 NOVEMBRE

ENCICLICA 'SPE SALVI' ESCE IL 30 NOVEMBRE

Il comunicato ufficiale della Santa Sede: l'enciclica "Spe Salvi" sarà firmata e pubblicata venerdì 30 novembre 2007

L'enciclica "Spe salvi" sarà diffusa in allegato a Famiglia Cristiana del 6 dicembre

Rassegna stampa del 30 novembre 2007:

Nella "Spe salvi" Paolo, Agostino, Bakhita...

La «Spe salvi» si propone di ridare un senso all'umanità disorientata (Eco di Bergamo)

Il Papa regala speranza: “Il cielo non è vuoto” (Tosatti per "La Stampa")

ARTICOLI E COMMENTI PRECEDENTI LA PUBBLICAZIONE DELL'ENCICLICA "SPE SALVI":

Domani esce l'enciclica "Spe Salvi": lo splendido commento del Priore di Bose, Enzo Bianchi, per Radio Vaticana

Enciclica "Spe salvi": il Papa non poteva farci regalo migliore per il prossimo Natale

Enciclica "Spe salvi": immagini di speranza così care a Papa Benedetto (Avvenire)

Venerdì 30 novembre esce la seconda enciclica del Papa, "Spe salvi": il commento del Riformista

La speranza del Papa pessimista, ovvero i banali e superati pregiudizi su Benedetto XVI (Eco di Bergamo)

Speranza in Dio, salvezza dal declino del mondo «Spe salvi», la nuova enciclica del Papa (De Carli per "Il Tempo")

Rondoni (Avvenire): il Papa e la speranza, questa grande dimenticata!

Enciclica "Spe salvi": il commento di Mons. Bruno Forte a Radio Vaticana

Il Papa medita sulla speranza

Accattoli (Corriere della sera): l'enciclica "Spe Salvi" non solo sarà firmata ma anche pubblicata il 30 novembre

Il Papa firmerà l'enciclica "Spe Salvi" il 30 novembre, giorno di Sant'Andrea: un chiaro omaggio al mondo ortodosso (Pinna per "Gazzetta del sud")

INDISCREZIONI:

PRONTA LA SECONDA ENCICLICA DEL PAPA: "SPE SALVI"

Pronta la seconda enciclica. Si chiamerà «Spe salvi» (Sole 24ore)

ESCLUSIVA DE "IL MESSAGGERO": IL PAPA PREPARA LA TERZA ENCICLICA, SULLA SPERANZA (forse in uscita prima di quella a sfondo sociale)


Alla scuola della speranza: la "Spe salvi" vista dalla Russia

Vedi anche:

LETTERA ENCICLICA "DEUS CARITAS
EST"


ENCICLICA "CARITAS IN VERITATE": ANTICIPAZIONI

mercoledì 21 novembre 2007

Il vero impegno dell'Avvento è portare la gioia agli altri. La gioia è il dono di Natale, non i costosi regali!


Annunciazione (Beato Angelico), clicca sull'immagine per ingrandirla.

VISITE PASTORALI DEL SANTO PADRE NELLA DIOCESI DI ROMA

Vedi anche:

SANTO NATALE

NUOVA EDIZIONE DEL LEZIONARIO LITURGICO DELLA CHIESA ITALIANA: LO SPECIALE DEL BLOG

VISITA PASTORALE ALLA PARROCCHIA ROMANA SANTA MARIA CONSOLATRICE

OMELIA DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI (Omelia pronunciata completamente "a braccio")

IV Domenica di Avvento, 18 dicembre 2005

Cari fratelli e sorelle,

è per me realmente una grande gioia essere qui con voi questa mattina e celebrare con voi e per voi la Santa Messa. Questa mia visita a Santa Maria Consolatrice, prima parrocchia romana in cui mi reco da quando il Signore ha voluto chiamarmi ad essere Vescovo di Roma, è infatti per me in un senso molto vero e concreto un ritorno a casa. Mi ricordo molto bene di quel 15 ottobre 1977, quando presi possesso di questa mia chiesa titolare. Parroco era Don Ennio Appignanesi, viceparroci erano Don Enrico Pomili e Don Franco Camaldo. Il cerimoniere che mi era stato assegnato era Mons. Piero Marini. Ecco, tutti siamo di nuovo qui insieme! Per me è realmente una grande gioia.

Da allora in poi il nostro reciproco legame è divenuto progressivamente più forte, più profondo. Un legame nel Signore Gesù Cristo, di cui in questa chiesa ho celebrato tante volte il Sacrificio eucaristico e amministrato i Sacramenti. Un legame di affetto e di amicizia, che ha realmente riscaldato il mio cuore e lo riscalda anche oggi. Un legame che mi ha unito a tutti voi, in particolare al vostro parroco e agli altri sacerdoti della parrocchia. E’ un legame che non si è allentato quando sono diventato Cardinale titolare della Diocesi suburbicaria di Velletri e Segni. Un legame cha ha acquisito una dimensione nuova e più profonda per il fatto di essere ormai Vescovo di Roma e vostro Vescovo.

Sono poi particolarmente lieto che la mia visita odierna – come Don Enrico ha già detto – si compia nell’anno in cui celebrate il 60° anniversario dell’erezione della vostra parrocchia, il 50° di ordinazione sacerdotale del nostro carissimo parroco Mons. Enrico Pomili, e finalmente i 25 anni di episcopato di Mons. Ennio Appignanesi. Un anno dunque nel quale abbiamo speciali motivi per rendere grazie al Signore.

Saluto ora con affetto proprio lo stesso Mons. Enrico, e lo ringrazio per le parole tanto gentili che mi ha rivolto. Saluto il Card. Vicario Camillo Ruini, il Card. Ricardo Maria Carles Gordò, titolare di questa chiesa, e quindi mio successore in questo Titolo, il Card. Giovanni Canestri, già vostro amatissimo parroco, il Vicegerente, Vescovo del Settore Est di Roma, Mons. Luigi Moretti; abbiamo già salutato Mons. Ennio Appignanesi, che è stato vostro parroco, e Mons. Massimo Giustetti, che fu vostro vicario parrocchiale. Un saluto affettuoso ai vostri attuali vicari parrocchiali e alle religiose di Santa Maria Consolatrice, presenti a Casalbertone fin dal 1932, preziose collaboratrici della parrocchia e vere portatrici di misericordia e di consolazione in questo quartiere, specialmente per i poveri e per i bambini. Con i medesimi sentimenti saluto ciascuno di voi, tutte le famiglie della parrocchia, coloro che a vario titolo si prodigano nei servizi parrocchiali.

* * * *

Vogliamo adesso brevemente meditare il bellissimo Vangelo di questa quarta Domenica d’Avvento, che è per me una delle più belle pagine della Sacra Scrittura. E vorrei – per non essere troppo lungo – riflettere solo su tre parole di questo ricco Vangelo.

La prima parola che vorrei meditare con voi è il saluto dell’Angelo a Maria. Nella traduzione italiana l’Angelo dice: “Ti saluto, Maria”. Ma la parola greca sottostante, “Kaire”, significa di per sé “gioisci”, “rallegrati”. E qui c’è una prima cosa che sorprende: il saluto tra gli ebrei era “Shalom”, “pace”, mentre il saluto nel mondo greco era “Kaire”, “rallegrati”. E’ sorprendente che l’Angelo, entrando nella casa di Maria, saluti con il saluto dei greci: “Kaire”, “rallegrati, gioisci”.

E i greci, quando quarant'anni anni dopo hanno letto questo Vangelo, hanno potuto qui vedere un messaggio importante: hanno potuto capire che con l’inizio del Nuovo Testamento, a cui questa pagina di Luca faceva riferimento, si era avuta anche l’apertura al mondo dei popoli, all’universalità del Popolo di Dio, che ormai abbracciava non più soltanto il popolo ebreo, ma anche il mondo nella sua totalità, tutti i popoli. Appare in questo saluto greco dell’Angelo la nuova universalità del Regno del vero Figlio di Davide.

Ma è opportuno rilevare subito che le parole dell’Angelo sono la ripresa di una promessa profetica del Libro del Profeta Sofonia. Troviamo qui quasi letteralmente quel saluto. Il profeta Sofonia, ispirato da Dio, dice ad Israele: “Rallegrati, figlia di Sion; il Signore è con te e prende in te la Sua dimora". Sappiamo che Maria conosceva bene le Sacre Scritture. Il suo Magnificat è un tessuto fatto di fili dell’Antico Testamento. Possiamo perciò essere certi che la Santa Vergine capì subito che queste erano parole del Profeta Sofonia indirizzate a Israele, alla "figlia di Sion", considerata come dimora di Dio. E adesso la cosa sorprendente che fa riflettere Maria è che tali parole, indirizzate a tutto Israele, vengono rivolte in special modo a lei, Maria. E così le appare con chiarezza che proprio lei è la "figlia di Sion" di cui ha parlato il profeta, che quindi il Signore ha un'intenzione speciale per lei, che lei è chiamata ad essere la vera dimora di Dio, una dimora non fatta di pietre, ma di carne viva, di un cuore vivo, che Dio intende in realtà prendere come Suo vero tempio proprio lei, la Vergine. Che indicazione! E possiamo allora capire che Maria cominci a riflettere con particolare intensità su che cosa voglia dire questo saluto.

Ma fermiamoci adesso soprattutto sulla prima parola: “gioisci, rallegrati”. Questa è la prima parola che risuona nel Nuovo Testamento come tale, perché l’annuncio fatto dall'angelo a Zaccaria circa la nascita di Giovanni Battista è parola che risuona ancora sulla soglia tra i due Testamenti. Solo con questo dialogo, che l'angelo Gabriele ha con Maria, comincia realmente il Nuovo Testamento. Possiamo quindi dire che la prima parola del Nuovo Testamento è un invito alla gioia: “gioisci, rallegrati!”. Il Nuovo Testamento è veramente "Vangelo", la “Buona Notizia” che ci porta gioia. Dio non è lontano da noi, sconosciuto, enigmatico, forse pericoloso. Dio è vicino a noi, così vicino che si fa bambino, e noi possiamo dare del “tu” a questo Dio.

Soprattutto il mondo greco ha avvertito questa novità, ha avvertito profondamente questa gioia, perché per loro non era chiaro se esistesse un Dio buono o un Dio cattivo o semplicemente nessun Dio. La religione di allora parlava loro di tante divinità: si sentivano perciò circondati da diversissime divinità, l'una in contrasto con l'altra, così da dover temere che, se facevano una cosa in favore di una divinità, l'altra poteva offendersi e vendicarsi. E così vivevano in un mondo di paura, circondati da demoni pericolosi, senza mai sapere come salvarsi da tali forze in contrasto tra di loro. Era un mondo di paura, un mondo oscuro.
E adesso sentivano dire: “Gioisci, questi demoni sono un niente, c’è il vero Dio e questo vero Dio è buono, ci ama, ci conosce, è con noi, con noi fino al punto di essersi fatto carne!" Questa è la grande gioia che il cristianesimo annuncia. Conoscere questo Dio è veramente la "buona notizia", una parola di redenzione.
Forse noi cattolici, che lo sappiamo da sempre, non siamo più sorpresi, non avvertiamo più con vivezza questa gioia liberatrice. Ma se guardiamo al mondo di oggi, dove Dio è assente, dobbiamo constatare che anch’esso è dominato dalle paure, dalle incertezze: è bene essere uomo o no? è bene vivere o no? è realmente un bene esistere? o forse è tutto negativo? E vivono in realtà in un mondo oscuro, hanno bisogno di anestesie per potere vivere. Così la parola: “gioisci, perché Dio è con te, è con noi", è parola che apre realmente un tempo nuovo. Carissimi, con un atto di fede dobbiamo di nuovo accettare e comprendere nella profondità del cuore questa parola liberatrice: “gioisci!”.

Questa gioia che uno ha ricevuto non può tenersela solo per sé; la gioia deve essere sempre condivisa. Una gioia la si deve comunicare. Maria è subito andata a comunicare la sua gioia alla cugina Elisabetta. E da quando è stata assunta in Cielo distribuisce gioie in tutto il mondo, è divenuta la grande Consolatrice; la nostra Madre che comunica gioia, fiducia, bontà e ci invita a distribuire anche noi la gioia. Questo è il vero impegno dell’Avvento: portare la gioia agli altri. La gioia è il vero dono di Natale, non i costosi doni che impegnano tempo e soldi.

Questa gioia noi possiamo comunicarla in modo semplice: con un sorriso, con un gesto buono, con un piccolo aiuto, con un perdono. Portiamo questa gioia e la gioia donata ritornerà a noi. Cerchiamo, in particolare, di portare la gioia più profonda, quella di avere conosciuto Dio in Cristo. Preghiamo che nella nostra vita traspaia questa presenza della gioia liberatrice di Dio.

La seconda parola che vorrei meditare è ancora dell’Angelo: “Non temere, Maria!”, egli dice. In realtà, vi era motivo di temere, perché portare adesso il peso del mondo su di sé, essere la madre del Re universale, essere la madre del Figlio di Dio, quale peso costituiva! Un peso al di sopra delle forze di un essere umano! Ma l’Angelo dice: “Non temere! Sì, tu porti Dio, ma Dio porta te. Non temere!” Questa parola “Non temere” penetrò sicuramente in profondità nel cuore di Maria. Noi possiamo immaginare come in diverse situazioni la Vergine sia ritornata a questa parola, l'abbia di nuovo ascoltata. Nel momento in cui Simeone le dice: “Questo tuo figlio sarà un segno di contraddizione, una spada trafiggerà il tuo cuore”, in quel momento in cui poteva cedere alla paura, Maria torna alla parola dell’Angelo, ne risente interiormente l'eco: “Non temere, Dio ti porta”. Quando poi, durante la vita pubblica, si scatenano le contraddizioni intorno a Gesù, e molti dicono: “E’ pazzo”, lei ripensa: “Non temere", e va avanti. Infine, nell’incontro sulla via del Calvario e poi sotto la Croce, quando tutto sembra distrutto, ella sente ancora nel cuore la parola dell'angelo; “Non temere”. E così coraggiosamente sta accanto al Figlio morente e, sorretta dalla fede, va verso la Resurrezione, verso la Pentecoste, verso la fondazione della nuova famiglia della Chiesa.

“Non temere!”, Maria dice questa parola anche a noi. Ho già rilevato che questo nostro mondo è un mondo di paure: paura della miseria e della povertà, paura delle malattie e delle sofferenze, paura della solitudine, paura della morte. Abbiamo, in questo nostro mondo, un sistema di assicurazioni molto sviluppato: è bene che esistano. Sappiamo però che nel momento della sofferenza profonda, nel momento dell’ultima solitudine della morte, nessuna assicurazione potrà proteggerci. L'unica assicurazione valida in quei momenti è quella che ci viene dal Signore che dice anche a noi: “Non temere, io sono sempre con te”. Possiamo cadere, ma alla fine cadiamo nelle mani di Dio e le mani di Dio sono buone mani.

Terza parola: al termine del colloquio Maria risponde all’Angelo: “Sono la Serva del Signore, sia fatto come hai detto tu”. Maria anticipa così la terza invocazione del Padre Nostro: “Sia fatta la Tua volontà”. Dice “sì” alla volontà grande di Dio, una volontà apparentemente troppo grande per un essere umano; Maria dice “sì” a questa volontà divina, si pone dentro questa volontà, inserisce tutta la sua esistenza con un grande “sì” nella volontà di Dio e così apre la porta del mondo a Dio. Adamo ed Eva con il loro “no” alla volontà di Dio avevano chiuso questa porta. “Sia fatta la volontà di Dio”: Maria ci invita a dire anche noi questo “sì” che appare a volte così difficile. Siamo tentati di preferire la nostra volontà, ma Ella ci dice: “Abbi coraggio, dì anche tu: ‘Sia fatta la tua volontà’, perché questa volontà è buona. Inizialmente può apparire come un peso quasi insopportabile, un giogo che non è possibile portare; ma in realtà non è un peso la volontà di Dio, la volontà di Dio ci dona ali per volare in alto, e cosi possiamo osare con Maria anche noi di aprire a Dio la porta della nostra vita, le porte di questo mondo, dicendo “sì” alla Sua volontà, nella consapevolezza che questa volontà è il vero bene e ci guida alla vera felicità. Preghiamo Maria la Consolatrice, la nostra Madre, la Madre della Chiesa, perché ci dia il coraggio di pronunciare questo “sì”, ci dia anche questa gioia di essere con Dio e ci guidi al Suo Figlio, alla vera Vita. Amen!

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Nel Rosario abbiamo ripetuto le parole dell'Angelo: "Rallegrati Maria, piena di grazia, il Signore è con te"


Annunciazione (Beato Angelico), clicca sull'immagine per ingrandirla.


VISITA AL SANTUARIO DELLA MADONNA DEL DIVINO AMORE

DISCORSO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI AL TERMINE DELLA RECITA DEL SANTO ROSARIO

Lunedì, 1° maggio 2006

Cari fratelli e sorelle,

è per me motivo di conforto essere oggi con voi per recitare il Santo Rosario, in questo Santuario della Madonna del Divino Amore, in cui si esprime il devoto affetto per la Vergine Maria, radicato nell'animo e nella storia del popolo di Roma. Una gioia particolare nasce dal pensiero di rinnovare così l'esperienza del mio amato Predecessore Giovanni Paolo II, che, esattamente 27 anni or sono, primo giorno del mese di maggio 1979, compì la sua prima visita da Pontefice a questo Santuario.

Saluto con affetto il Rettore, Mons. Pasquale Silla, e lo ringrazio per le calde parole che mi ha rivolto. Saluto con lui gli altri Sacerdoti Oblati Figli della Madonna del Divino Amore e le Suore Figlie della Madonna del Divino Amore, che si dedicano con gioia e generosità al servizio del Santuario e di tutte le sue multiformi opere di bene. Saluto il Cardinale Vicario Camillo Ruini e il Vescovo Ausiliare del Settore Sud, Mons. Paolo Schiavon, e voi tutti, cari fratelli e sorelle, che siete qui tanto numerosi.

Abbiamo recitato il Santo Rosario percorrendo i cinque misteri "gaudiosi", che fanno passare davanti agli occhi del nostro cuore gli inizi della nostra salvezza, dal concepimento di Gesù per opera dello Spirito Santo nel grembo della Vergine Maria fino al ritrovamento di Lui, ormai dodicenne, nel Tempio di Gerusalemme, mentre ascoltava e interrogava i Dottori.

Abbiamo ripetuto e fatto nostre le parole dell'Angelo: "Rallegrati Maria, piena di grazia, il Signore è con te", e anche le espressioni con cui santa Elisabetta accolse la Vergine, che si era prontamente recata da lei per aiutarla e servirla: "Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo". Abbiamo contemplato la fede docile di Maria, che si fida senza riserve di Dio e si mette totalmente nelle sue mani.

Ci siamo sentiti anche noi, con i pastori, vicini al Bambino Gesù che giace nella mangiatoia e abbiamo riconosciuto e adorato in Lui il Figlio eterno di Dio diventato, per amore, nostro fratello e così anche nostro unico Salvatore. Siamo entrati anche noi, con Maria e Giuseppe, nel Tempio per offrire a Dio il Bambino e compiere il rito della purificazione: e qui ci siamo sentiti anticipare, nelle parole del vecchio Simeone, insieme alla salvezza la contraddizione e la croce, e quella spada che, sotto la croce del Figlio, trafiggerà l'anima della Madre e proprio così la renderà non soltanto madre di Dio ma anche nostra comune madre.

Cari fratelli e sorelle, in questo Santuario veneriamo Maria Santissima con il titolo di Madonna del Divino Amore. È posto così in piena luce il legame che unisce Maria allo Spirito Santo, fin dall'inizio della sua esistenza, quando nella sua concezione lo Spirito, l'Amore eterno del Padre e del Figlio, prese dimora in Lei e la preservò da ogni ombra di peccato; poi, quando il medesimo Spirito fece nascere nel suo grembo il Figlio di Dio; poi ancora per tutto l'arco della sua vita, lungo la quale, con la grazia dello Spirito, si è compiuta in pienezza la parola di Maria: "Eccomi, sono la serva del Signore"; e finalmente quando, nella potenza dello Spirito Santo, Maria è stata assunta con tutta la sua umanità concreta accanto al Figlio nella gloria di Dio Padre.

"Maria - ho scritto nell'Enciclica Deus caritas est - è una donna che ama ...
In quanto credente che nella fede pensa con i pensieri di Dio e vuole con la volontà di Dio, Ella non può essere che una donna che ama" (n. 41).
Sì, cari fratelli e sorelle, Maria è il frutto e il segno dell'amore che Dio ha per noi, della sua tenerezza e della sua misericordia. Per questo, insieme ai nostri fratelli nella fede di ogni tempo e di ogni luogo, ci rivolgiamo a Lei nelle nostre necessità e speranze, nelle vicende liete e dolorose della vita.
Il mio pensiero va in questo momento, con profonda partecipazione, alla famiglia dell'isola di Ischia, colpita dalla sciagura avvenuta ieri.

Con il mese di maggio aumenta il numero di coloro che, dalle parrocchie di Roma ma anche da tante altre contrade, vengono qui pellegrini, per pregare e anche per godere della bellezza e della serenità riposante di questi luoghi. Da qui, da questo Santuario del Divino Amore, attendiamo dunque un forte aiuto e sostegno spirituale per la Diocesi di Roma, per me suo Vescovo e per gli altri Vescovi miei collaboratori, per i sacerdoti, per le famiglie, per le vocazioni, per i poveri, i sofferenti, gli ammalati, per i bambini e per gli anziani, per tutta l'amata nazione italiana. Attendiamo specialmente l'energia interiore per adempiere il voto fatto dai romani il 4 giugno 1944, quando chiesero solennemente alla Madonna del Divino Amore che questa Città fosse preservata dagli orrori della guerra e furono esauditi: il voto e la promessa cioè di correggere e migliorare la propria condotta morale, per renderla più conforme a quella del Signore Gesù. Anche oggi c'è bisogno di conversione a Dio, a Dio Amore, perché il mondo sia liberato dalle guerre e dal terrorismo. Ce lo ricordano purtroppo le vittime, come i militari caduti giovedì scorso a Nassiriya, in Iraq, che affidiamo alla materna intercessione di Maria, Regina della pace.

Cari fratelli e sorelle, da questo Santuario della Madonna del Divino Amore rinnovo dunque l'invito che ho formulato nell'Enciclica Deus caritas est (n. 39): viviamo l'amore e così facciamo entrare la luce di Dio nel mondo. Amen!

© Copyright 2006 - Libreria Editrice Vaticana

Gli umili sono semplici, pazienti, amati, integri, retti, esperti nel bene, prudenti, sereni, sapienti, quieti, pacifici, misericordiosi...


I PADRI DELLA CHIESA NELLA CATECHESI DI PAPA BENEDETTO XVI

Vedi anche:

Udienza generale: catechesi dedicata ad Afraate e appello alla solidarietà per la Somalia (Radio Vaticana)

VIDEO SKYTG24


UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro
Mercoledì, 14 novembre 2007


Afraate, il "Saggio"

Cari fratelli e sorelle,

nella nostra escursione nel mondo dei Padri della Chiesa, vorrei oggi guidarvi in una parte poco conosciuta di questo universo della fede, cioè nei territori in cui sono fiorite le Chiese di lingua semitica, non ancora influenzate dal pensiero greco. Queste Chiese, lungo il IV secolo, si sviluppano nel vicino Oriente, dalla Terra Santa al Libano e alla Mesopotamia. In quel secolo, che è un periodo di formazione a livello ecclesiale e letterario, tali comunità conoscono l’affermarsi del fenomeno ascetico-monastico con caratteristiche autoctone, che non subiscono l’influsso del monachesimo egiziano. Le comunità siriache del IV secolo rappresentano quindi il mondo semitico da cui è uscita la Bibbia stessa, e sono espressione di un cristianesimo la cui formulazione teologica non è ancora entrata in contatto con correnti culturali diverse, ma vive in forme proprie di pensiero. Sono Chiese in cui l’ascetismo sotto varie forme eremitiche (eremiti nel deserto, nelle caverne, reclusi, stiliti), e il monachesimo sotto forme di vita comunitaria, esercitano un ruolo di vitale importanza nello sviluppo del pensiero teologico e spirituale.

Vorrei presentare questo mondo attraverso la grande figura di Afraate, conosciuto anche col soprannome di “Saggio”, uno dei personaggi più importanti e allo stesso tempo più enigmatici del cristianesimo siriaco del IV secolo. Originario della regione di Ninive-Mossul, oggi in Iraq, visse nella prima metà del IV secolo. Abbiamo poche notizie sulla sua vita; intrattenne comunque rapporti stretti con gli ambienti ascetico-monastici della Chiesa siriaca, di cui ci ha conservato notizie nella sua opera e a cui dedica parte della sua riflessione. Secondo alcune fonti fu anzi a capo di un monastero, e infine fu anche consacrato Vescovo. Scrisse 23 discorsi conosciuti con il nome di Esposizioni o Dimostrazioni, in cui tratta diversi temi di vita cristiana, come la fede, l’amore, il digiuno, l’umiltà, la preghiera, la stessa vita ascetica, e anche il rapporto tra giudaismo e cristianesimo, tra Antico e Nuovo Testamento. Scrive in uno stile semplice, con delle frasi brevi e con parallelismi a volte contrastanti; riesce tuttavia a tessere un discorso coerente con uno sviluppo ben articolato dei vari argomenti che affronta.

Afraate era originario di una comunità ecclesiale che si trovava alla frontiera tra il giudaismo ed il cristianesimo.

Era una comunità molto legata alla Chiesa-madre di Gerusalemme, e i suoi Vescovi venivano scelti tradizionalmente fra i cosiddetti “familiari” di Giacomo, il “fratello del Signore” (cfr Mc 6,3): erano cioè persone collegate per sangue e per fede alla Chiesa gerosolimitana. La lingua di Afraate è quella siriaca, una lingua quindi semitica come l’ebraico dell’Antico Testamento e come l’aramaico parlato dallo stesso Gesù.

La comunità ecclesiale in cui si trovò a vivere Afraate era una comunità che cercava di restare fedele alla tradizione giudeo-cristiana, di cui si sentiva figlia. Essa manteneva perciò uno stretto rapporto con il mondo ebraico e con i suoi Libri sacri. Significativamente Afraate si definisce “discepolo della Sacra Scrittura” dell’Antico e del Nuovo Testamento (Esposizione 22,26), che considera sua unica fonte di ispirazione, ricorrendovi in modo così abbondante da farne il centro della sua riflessione.

Diversi sono gli argomenti che Afraate sviluppa nelle sue Esposizioni. Fedele alla tradizione siriaca, spesso presenta la salvezza operata da Cristo come una guarigione e, quindi, Cristo stesso come medico. Il peccato, invece, è visto come una ferita, che solo la penitenza può risanare: “Un uomo che è stato ferito in battaglia, dice Afraate, non ha vergogna di mettersi nelle mani di un saggio medico…; allo stesso modo, chi è stato ferito da Satana non deve vergognarsi di riconoscere la sua colpa e di allontanarsi da essa, domandando la medicina della penitenza” (Esposizione 7,3).

Un altro aspetto importante nell’opera di Afraate è il suo insegnamento sulla preghiera, e in modo speciale su Cristo come maestro di preghiera. Il cristiano prega seguendo l’insegnamento di Gesù e il suo esempio di orante: “Il nostro Salvatore ha insegnato a pregare così, dicendo: «Prega nel segreto Colui che è nascosto, ma che vede tutto»; e ancora: «Entra nella tua camera e prega il tuo Padre nel segreto, e il Padre che vede nel segreto ti ricompenserà» (Mt 6,6)… Quello che il nostro Salvatore vuol mostrare è che Dio conosce i desideri e i pensieri del cuore” (Esposizione 4,10).

Per Afraate la vita cristiana è incentrata nell’imitazione Cristo, nel prendere il suo giogo e nel seguirlo sulla via del Vangelo. Una delle virtù che più conviene al discepolo di Cristo è l’umiltà.

Essa non è un aspetto secondario nella vita spirituale del cristiano: la natura dell’uomo è umile, ed è Dio che la esalta alla sua stessa gloria. L’umiltà, osserva Afraate, non è un valore negativo: “Se la radice dell’uomo è piantata nella terra, i suoi frutti salgono davanti al Signore della grandezza” (Esposizione 9,14). Restando umile, anche nella realtà terrena in cui vive, il cristiano può entrare in relazione col Signore: “L’umile è umile, ma il suo cuore si innalza ad altezze eccelse. Gli occhi del suo volto osservano la terra e gli occhi della mente l’altezza eccelsa” (Esposizione 9,2).

La visione che Afraate ha dell’uomo e della sua realtà corporale è molto positiva: il corpo umano, sull’esempio di Cristo umile, è chiamato alla bellezza, alla gioia, alla luce: “Dio si avvicina all’uomo che ama, ed è giusto amare l’umiltà e restare nella condizione di umiltà.

Gli umili sono semplici, pazienti, amati, integri, retti, esperti nel bene, prudenti, sereni, sapienti, quieti, pacifici, misericordiosi, pronti a convertirsi, benevoli, profondi, ponderati, belli e desiderabili” (Esposizione 9,14).

Spesso in Afraate la vita cristiana viene presentata in una chiara dimensione ascetica e spirituale: la fede ne è la base, il fondamento; essa fa dell’uomo un tempio dove Cristo stesso abita. La fede quindi rende possibile una carità sincera, che si esprime nell’amore verso Dio e verso il prossimo. Un altro aspetto importante in Afraate è il digiuno, che è da lui inteso in senso ampio. Egli parla del digiuno dal cibo come di pratica necessaria per essere caritatevole e vergine, del digiuno costituito dalla continenza in vista della santità, del digiuno dalle parole vane o detestabili, del digiuno dalla collera, del digiuno dalla proprietà di beni in vista del ministero, del digiuno dal sonno per attendere alla preghiera.

Cari fratelli e sorelle, ritorniamo ancora – per concludere – all’insegnamento di Afraate sulla preghiera. Secondo questo antico “Saggio”, la preghiera si realizza quando Cristo abita nel cuore del cristiano, e lo invita a un impegno coerente di carità verso il prossimo. Scrive infatti:

Da’ sollievo agli affranti, visita i malati,
sii sollecito verso i poveri: questa è la preghiera.
La preghiera è buona, e le sue opere sono belle.
La preghiera è accetta quando dà sollievo al prossimo.
La preghiera è ascoltata
quando in essa si trova anche il perdono delle offese.
La preghiera è forte
quando è piena della forza di Dio
” (Esposizione 4,14-16).

Con queste parole Afraate ci invita a una preghiera che diventa vita cristiana, vita realizzata, vita penetrata dalla fede, dall’apertura a Dio e, così, dall'amore per il prossimo.


APPELLO

Giungono dolorose notizie circa la precaria situazione umanitaria della Somalia, specialmente a Mogadiscio, sempre più afflitta dall’insicurezza sociale e dalla povertà. Seguo con trepidazione l’evolversi degli eventi e faccio appello a quanti hanno responsabilità politiche, a livello locale e internazionale, affinché si trovino soluzioni pacifiche e si rechi sollievo a quella cara popolazione. Incoraggio, altresì, gli sforzi di quanti, pur nell’insicurezza e nel disagio, rimangono in quella regione per portare aiuto e sollievo agli abitanti.

© Copyright 2007 - Libreria Editrice Vaticana

martedì 20 novembre 2007

LE NUOVE LINEE GUIDA SULLA SCUOLA CATTOLICA


Clicca qui per leggere il documento della Congregazione Congregazione per l'Educazione cattolica, approvato dal Santo Padre, dal titolo "Educare insieme nella scuola cattolica - Missione condivisa di persone consacrate e fedeli laici"

lunedì 19 novembre 2007

L'aborto non può mai essere giustificato, ma la comunità cattolica deve essere aperta a quanti si pentono di questo grave peccato


Vedi anche:

Il Papa ai vescovi del Kenya: relativismo e aborto hanno intaccato anche il modo di pensare degli Africani (Radio Vaticana)

Il Papa sulla "grazia del perdono": l'aborto non è giustificabile, ma la Chiesa accolga i pentiti (Gazzetta del sud e Repubblica)

Il Papa sulla "grazia del perdono": l'aborto non è giustificabile, ma la Chiesa accolga i pentiti (Libero e Corriere)

Benedetto XVI: «La Chiesa accolga le donne che si pentono di avere abortito» (Il Messaggero e Libertà)


DISCORSO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI AI MEMBRI DELLA CONFERENZA EPISCOPALE DEL KENYA IN VISITA "AD LIMINA APOSTOLORUM"

Sala del Concistoro
Lunedì, 19 novembre 2007


Cari Fratelli Vescovi,

è con grande gioia che vi porgo il benvenuto, Vescovi del Kenya, in occasione della vostra visita quinquennale sulle tombe degli Apostoli Pietro e Paolo, una visita che serve a rafforzare i vincoli di amore e comunione fraterni fra noi. Ringrazio l'Arcivescovo Njue per le cortesi parole che mi ha rivolto a vostro nome. La vostra sollecitudine reciproca e per le persone affidate alla vostra cura, il vostro amore per il Signore e la vostra devozione per il Successore di Pietro sono per me una fonte di gioia profonda e di rendimento di grazie.

Ogni Vescovo ha la responsabilità particolare di creare l'unità del suo gregge, memore della preghiera del Signore: "perché tutti siano una cosa sola. Come tu, Padre, sei in me e io in te" (Giovanni 17, 21). Unita nell'unica fede, condividendo il Battesimo e credendo nell'unico Signore (cfr Efesini 4, 5) la Chiesa è una in tutto il mondo e, al contempo, è caratterizzata da una ricca diversità di tradizioni ed espressioni culturali. In Africa, il colore e la vivacità con cui i fedeli manifestano i propri sentimenti religiosi hanno aggiunto una nuova dimensione alla ricca trama della cultura cristiana nel mondo e, al contempo, il forte attaccamento del vostro popolo ai valori tradizionali associati alla vita familiare può contribuire a esprimere la fede condivisa che è al centro del mistero dell'unità ecclesiale (cfr Ecclesia in Africa, n. 63). Cristo stesso è la fonte e la garanzia della nostra unità poiché ha vinto tutte le forme di divisione mediante la sua morte sulla Croce e ci ha riconciliato con Dio nell'unico corpo (cfr Efesini 2, 14). Vi ringrazio, cari Fratelli, perché predicate l'amore di Cristo ed esortate il vostro popolo alla tolleranza, al rispetto e all'amore dei suoi fratelli, delle sue sorelle e di tutte le persone. In tal modo, esercitate il ministero profetico che il Signore ha affidato alla Chiesa, e in particolare ai Successori degli Apostoli (cfr Pastores gregis, n. 26).

Infatti, sono i Vescovi che, in quanto ministri e segni di comunione in Cristo, sono chiamati per primi a rendere manifesta l'unità della sua Chiesa.

La natura collegiale del ministero episcopale risale ai dodici apostoli, riuniti da Cristo e da lui incaricati di proclamare il Vangelo e di fare discepoli di tutte le nazioni. I membri del collegio episcopale continuano questa missione in modo tale che "chi li ascolta, ascolta Cristo" (Lumen gentium, n. 20). Vi esorto a continuare la vostra cooperazione fraterna nello spirito della comunità dei discepoli di Cristo, uniti nel vostro amore e nel Vangelo che proclamate. Sebbene ognuno di voi debba rendere un contributo individuale alla voce collegiale comune della Chiesa nel vostro Paese, è importante assicurare che questa varietà di prospettive serva sempre ad arricchire l'unità del Corpo di Cristo, proprio come l'unità dei dodici veniva approfondita e rafforzata dai doni differenti degli apostoli stessi. Il vostro impegno alla cooperazione su questioni di natura ecclesiale e sociale sarà fecondo per la vita della Chiesa in Kenya e per l'efficacia del vostro ministero episcopale.

In ogni diocesi, la vivacità e l'armonia del presbiterato sono un segno chiaro della vitalità della Chiesa locale.

Strutture di consultazione e partecipazione sono necessarie, ma possono non essere efficaci se manca lo spirito giusto. In quanto Vescovi, dobbiamo costantemente adoperarci per creare un senso di comunità nei nostri sacerdoti, uniti nell'amore di Cristo e nel loro ministero sacramentale. Oggi la vita dei sacerdoti può essere difficile. Possono sentirsi isolati o soli e schiacciati dalle proprie responsabilità pastorali. Dobbiamo stare loro vicino e incoraggiarli, in primo luogo, per restare saldamente radicati nella preghiera, perché soltanto chi è nutrito è in grado di nutrire gli altri a sua volta. Che si abbeverino abbondantemente alle fonti della Sacra Scrittura e alla celebrazione quotidiana e rispettosa della santissima Eucaristia! Che si dedichino con generosità alla preghiera della Liturgia delle Ore, una preghiera "in comunione con gli oranti di tutti i secoli, preghiera in comunione con Gesù Cristo" (Discorso ai sacerdoti e ai diaconi permanenti della Baviera, 14 settembre 2006)! Pregando in questo modo includono e rappresentano altri che possono non avere il tempo, le energie o la capacità di pregare. In tal modo, la forza della preghiera, la presenza di Gesù Cristo, rinnova il loro sacerdozio e fluisce nel mondo (ivi). Aiutate i vostri sacerdoti a essere più solidali fra loro, con il proprio popolo e con voi, in quanto vostri collaboratori consacrati! Il dialogo e la vicinanza rispettosi fra Vescovo e sacerdoti non edificano solo la Chiesa locale, ma anche l'intera comunità. Infatti, l'unità visibile fra i responsabili può essere un antidoto potente contro la divisione in seno alla più ampia famiglia del popolo di Dio.

Elementi fondamentali di unità in una comunità sono l'istituzione del matrimonio e la vita familiare, che le persone dell'Africa apprezzano in modo particolare. L'amore devoto delle coppie sposate cristiane è una benedizione per il vostro Paese in quanto esprime in modo sacramentale l'alleanza indissolubile fra Cristo e la sua Chiesa.

Questo tesoro prezioso deve essere serbato a tutti i costi. Troppo spesso i mali che turbano alcuni settori della società africana come la promiscuità, la poligamia e la diffusione di malattie sessualmente trasmesse, possono essere direttamente legati a nozioni confuse di matrimonio e di vita familiare. Per questo motivo, è importante assistere i genitori nell'insegnare ai bambini come vivere cristianamente il matrimonio, concepito come unione indissolubile fra un uomo e una donna, essenzialmente uguali nella loro umanità (cfr Ecclesia in Africa, n. 82) e aperti alla generazione di nuova vita.

Sebbene in Africa questa idea di famiglia cristiana trovi una vasta eco, è motivo di grande preoccupazione il fatto che la cultura secolare globalizzata stia esercitando una sempre maggiore influenza sulle comunità locali come conseguenza di campagne lanciate da agenzie che promuovono l'interruzione della gravidanza.

Questa distruzione diretta di vita umana innocente non può essere giustificata in nessun caso, per quanto difficili siano le circostanze che conducono a fare un passo così grave. Quando predicate il Vangelo di vita ricordate al vostro popolo che il diritto alla vita di ogni essere umano innocente, nato o nascituro, è assoluto e valido per tutte le persone senza alcuna eccezione. Tale uguaglianza "è la base di ogni autentico rapporto sociale che, per essere veramente tale, non può non fondarsi sulla verità e sulla giustizia" (Evangelium vitae, n. 57).

La comunità cattolica deve offrire sostegno a quelle donne che incontrano difficoltà nell'accettare un figlio, soprattutto quando sono isolate dalla propria famiglia e dai loro amici.

Parimenti, la comunità dovrebbe essere aperta all'accoglienza di quanti si pentono di aver partecipato al grave peccato dell'aborto e dovrebbe guidarli con carità pastorale ad accettare la grazia del perdono, la necessità della penitenza e la gioia di poter entrare ancora una volta nella nuova vita di Cristo.

La Chiesa in Kenya è nota per il prezioso contributo reso dalle sue istituzioni pedagogiche nel trasmettere a generazioni di giovani sani principi etici e nel renderli disponibili all'impegno per un dialogo pacifico e rispettoso con i membri di altri gruppi sociali o religiosi. In un momento in cui una mentalità secolarizzata e relativistica si sta sempre più affermando con strumenti globali di comunicazione sociale, è quanto mai fondamentale che continuiate a promuovere la qualità e l'identità cattolica delle vostre scuole e università e dei seminari. Prendete le misure necessarie per affermare e chiarire il loro status istituzionale. La società beneficia grandemente di cattolici istruiti che conoscono e mettono in pratica la dottrina sociale della Chiesa. Oggi, sono particolarmente necessari professionisti ben formati e persone integre nel campo della medicina, i cui progressi tecnologici continuano a sollevare serie questioni morali. Parimenti, il dialogo ecumenico e interreligioso presenta importanti sfide che si possono affrontare in maniera adeguata soltanto grazie a una sana catechesi basata sui principi della dottrina cattolica, come esposto nel Catechismo della Chiesa Cattolica. So che continuerete a vigilare sulla qualità e sul contenuto dell'insegnamento che vengono offerti ai giovani negli istituti cattolici cosicché la luce della verità di Cristo possa risplendere sempre più luminosa sulla terra e sul popolo del Kenya.

Miei cari Fratelli Vescovi, mentre conducete il vostro popolo a quell'unità per la quale Cristo ha pregato, fatelo con amore ardente e ferma autorità, instancabili nella longanimità e nella dottrina (cfr 2 Timoteo 4, 2).

Vi prego di trasmettere i miei affettuosi saluti e il mio incoraggiamento orante al vostro amato popolo e a tutti coloro che operano al servizio della Chiesa, attraverso la preghiera o nelle parrocchie e nelle stazioni di missione, nell'educazione, nell'attività umanitaria e nella sanità. A ognuno di voi e a quanti sono affidati alla vostra sollecitudine pastorale imparto di cuore la mia Benedizione apostolica.

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domenica 18 novembre 2007

Non temiamo per l’avvenire, anche quando esso ci può apparire a tinte fosche


Vedi anche:

APPELLO DEL PAPA SULLE MINE ANTIUOMO: VIDEO DI SKY

MINE ANTIUOMO; LO STOP DEL PAPA: SONO DA BANDIRE COMPLETAMENTE

VIDEO SKYTG24 (2)

Angelus di ieri: commenti


LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS , 18.11.2007

Alle ore 12 di oggi il Santo Padre Benedetto XVI si affaccia alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.
Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:

PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle!

Nell’odierna pagina evangelica, san Luca ripropone alla nostra riflessione la visione biblica della storia e riferisce le parole di Gesù, che invitano i discepoli a non avere paura, ma ad affrontare difficoltà, incomprensioni e persino persecuzioni con fiducia, perseverando nella fede in Lui.
"Quando sentirete parlare di guerre e di rivoluzioni – dice il Signore -, non vi terrorizzate. Devono infatti accadere prima queste cose, ma non sarà subito la fine" (Lc 21,9).
Memore di questo ammonimento, sin dall’inizio la Chiesa vive nell’attesa orante del ritorno del suo Signore, scrutando i segni dei tempi e mettendo in guardia i fedeli da ricorrenti messianismi, che di volta in volta annunciano come imminente la fine del mondo. In realtà, la storia deve fare il suo corso, che comporta anche drammi umani e calamità naturali. In essa si sviluppa un disegno di salvezza a cui Cristo ha già dato compimento nella sua incarnazione, morte e risurrezione. Questo mistero la Chiesa continua ad annunciare ed attuare con la predicazione, con la celebrazione dei sacramenti e la testimonianza della carità.

Cari fratelli e sorelle, raccogliamo l’invito di Cristo ad affrontare gli eventi quotidiani confidando nel suo amore provvidente. Non temiamo per l’avvenire, anche quando esso ci può apparire a tinte fosche, perché il Dio di Gesù Cristo, che ha assunto la storia per aprirla al suo compimento trascendente, ne è l’alfa e l’omega, il principio e la fine (cfr Ap 1,8).

Egli ci garantisce che in ogni piccolo ma genuino atto di amore c’è tutto il senso dell’universo, e che chi non esita a perdere la propria vita per Lui, la ritrova in pienezza (cfr Mt 16,25).

A tener viva tale prospettiva ci invitano con singolare efficacia le persone consacrate, che hanno posto senza riserve la loro vita a servizio del Regno di Dio. Tra queste vorrei ricordare particolarmente quelle chiamate alla contemplazione nei monasteri di clausura. Ad esse la Chiesa dedica una Giornata speciale mercoledì prossimo, 21 novembre, memoria della presentazione al Tempio della Beata Vergine Maria. Tanto dobbiamo a queste persone che vivono di ciò che la Provvidenza procura loro mediante la generosità dei fedeli. Il monastero, "come oasi spirituale, indica al mondo di oggi la cosa più importante, anzi alla fine l’unica cosa decisiva: esiste un’ultima ragione per cui vale la pena vivere, cioè Dio e il suo amore imperscrutabile" (Heilinkreuz, 9 settembre 2007). La fede che opera nella carità è il vero antidoto contro la mentalità nichilista, che nella nostra epoca va sempre più estendendo il suo influsso nel mondo.

Ci accompagna nel pellegrinaggio terreno Maria, Madre del Verbo incarnato. A Lei chiediamo di sostenere la testimonianza di tutti i cristiani, perché poggi sempre su una fede salda e perseverante.


DOPO L’ANGELUS

Nei giorni scorsi un tremendo ciclone ha colpito il sud del Bangladesh, causando numerosissime vittime e gravi distruzioni. Nel rinnovare l’espressione del mio profondo cordoglio alle famiglie e all’intera nazione, a me tanto cara, faccio appello alla solidarietà internazionale, che già si è mossa per far fronte alle immediate necessità. Incoraggio a porre in atto ogni possibile sforzo per soccorrere questi fratelli così duramente provati.

Si apre oggi in Giordania l’8ª Assemblea degli Stati che hanno sottoscritto la Convenzione sul divieto di impiego, stoccaggio, produzione e trasferimento delle mine antiuomo e sulla loro distruzione. Di tale Convenzione, adottata dieci anni or sono, la Santa Sede è tra i principali promotori. Esprimo pertanto di cuore il mio augurio e il mio incoraggiamento per il buon esito della conferenza, affinché questi ordigni, che continuano a seminare vittime, tra cui molti bambini, siano completamente banditi.

Oggi pomeriggio verrà beatificato a Novara il venerabile Servo di Dio Antonio Rosmini, grande figura di sacerdote e illustre uomo di cultura, animato da fervido amore per Dio e per la Chiesa. Testimoniò la virtù della carità in tutte le sue dimensioni e ad alto livello, ma ciò che lo rese maggiormente noto fu il generoso impegno per quella che egli chiamava "carità intellettuale", vale a dire la riconciliazione della ragione con la fede. Il suo esempio aiuti la Chiesa, specialmente le comunità ecclesiali italiane, a crescere nella consapevolezza che la luce della ragione umana e quella della Grazia, quando camminano insieme, diventano sorgente di benedizione per la persona umana e per la società.

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sabato 17 novembre 2007

L'odierna mentalità efficientista tende spesso ad emarginare gli anziani sofferenti, quasi fossero un "peso" o un "problema". Sì alle cure palliative


UDIENZA AI PARTECIPANTI ALLA XXII CONFERENZA INTERNAZIONALE DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER GLI OPERATORI SANITARI , 17.11.2007

Alle 12.15 di questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza i partecipanti alla XXII Conferenza Internazionale promossa dal Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari (per la Pastorale della Salute) sul tema: "La pastorale nella cura dei malati anziani" e rivolge loro il discorso che riportiamo di seguito:

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Signori Cardinali,
venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
illustri Signori e Signore,
cari fratelli e sorelle
!

Sono lieto di incontrarvi in occasione di questa Conferenza Internazionale organizzata dal Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari. A ciascuno rivolgo il mio cordiale saluto, che, in primo luogo, va al Signor Cardinale Javier Lozano Barragán, con sentimenti di gratitudine per le gentili espressioni da lui rivoltemi a nome di tutti. Con lui saluto il Segretario e gli altri componenti del Pontificio Consiglio, le autorevoli personalità presenti e quanti hanno preso parte a quest’incontro per riflettere insieme sul tema della cura pastorale dei malati anziani. Si tratta di un aspetto oggi centrale della pastorale della salute che, grazie all’aumento dell’età media, interessa una popolazione sempre più numerosa, portatrice di molteplici bisogni, ma al tempo stesso di indubbie risorse umane e spirituali.

Se è vero che la vita umana in ogni sua fase è degna del massimo rispetto, per alcuni versi lo è ancor di più quando è segnata dall’anzianità e dalla malattia. L’anzianità costituisce l’ultima tappa del nostro pellegrinaggio terreno, che ha fasi distinte, ognuna con proprie luci e proprie ombre. Ci si chiede: ha ancora senso l’esistenza di un essere umano che versa in condizioni assai precarie, perché anziano e malato? Perché, quando la sfida della malattia si fa drammatica, continuare a difendere la vita, non accettando piuttosto l’eutanasia come una liberazione? E’ possibile vivere la malattia come un’esperienza umana da assumere con pazienza e coraggio?

Con queste domande deve misurarsi chi è chiamato ad accompagnare gli anziani ammalati, specialmente quando sembrano non avere più possibilità di guarigione.

L’odierna mentalità efficientista tende spesso ad emarginare questi nostri fratelli e sorelle sofferenti, quasi fossero soltanto un "peso" ed "un problema" per la società. Chi ha il senso della dignità umana sa che essi vanno, invece, rispettati e sostenuti mentre affrontano serie difficoltà legate al loro stato. E’ anzi giusto che si ricorra pure, quando è necessario, all’utilizzo di cure palliative, le quali, anche se non possono guarire, sono in grado però di lenire le pene che derivano dalla malattia.

Sempre, tuttavia, accanto alle indispensabili cure cliniche, occorre mostrare una concreta capacità di amare, perché i malati hanno bisogno di comprensione, di conforto e di costante incoraggiamento e accompagnamento. Gli anziani, in particolare, devono essere aiutati a percorrere in modo consapevole ed umano l’ultimo tratto dell’esistenza terrena, per prepararsi serenamente alla morte, che - noi cristiani lo sappiamo - è transito verso l’abbraccio del Padre celeste, pieno di tenerezza e di misericordia.

Vorrei aggiungere che questa necessaria sollecitudine pastorale verso gli anziani malati non può non coinvolgere le famiglie. E’ in genere opportuno fare quanto è possibile perché siano le famiglie stesse ad accoglierli e a farsene carico con affetto riconoscente, così che gli anziani ammalati possano trascorrere l’ultimo periodo della vita nella loro casa e prepararsi alla morte in un clima di calore familiare. Anche quando si rendesse necessario il ricovero in strutture sanitarie, è importante che non venga meno il legame del paziente con i suoi cari e con il proprio ambiente. Nei momenti più difficili il malato, sorretto dalla cura pastorale, sia incoraggiato a trovare la forza per affrontare la sua dura prova nella preghiera e col conforto dei Sacramenti. Sia circondato da fratelli nella fede, disposti ad ascoltarlo e a condividerne i sentimenti. E’ questo, in verità, il vero obiettivo della cura "pastorale" delle persone anziane, specialmente quando sono malate, e ancor più se gravemente malate.

In più occasioni, il venerato mio predecessore Giovanni Paolo II, che specialmente durante la malattia ha offerto un’esemplare testimonianza di fede e di coraggio, ha esortato gli scienziati e i medici ad impegnarsi nella ricerca per prevenire e curare le malattie legate all’invecchiamento, senza mai cedere alla tentazione di ricorrere a pratiche di abbreviamento della vita anziana e ammalata, pratiche che risulterebbero essere di fatto forme di eutanasia.

Non dimentichino gli scienziati, i ricercatori, i medici, gli infermieri, così come i politici, gli amministratori e gli operatori pastorali che "la tentazione dell’eutanasia appare come uno dei sintomi più allarmanti della cultura della morte che avanza soprattutto nella società del benessere" (Evangelium vitae, 64). La vita dell’uomo è dono di Dio, che tutti siamo chiamati a custodire sempre. Tale dovere tocca anche agli operatori sanitari, la cui specifica missione è di farsi "ministri della vita" in tutte le sue fasi, particolarmente in quelle segnate dalla fragilità connessa con l’infermità. Occorre un generale impegno perché la vita umana sia rispettata non solo negli ospedali cattolici, ma in ogni luogo di cura.

Per i cristiani è la fede in Cristo ad illuminare la malattia e la condizione della persona anziana, come ogni altro evento e fase dell’esistenza. Gesù, morendo sulla croce, ha dato alla sofferenza umana un valore e un significato trascendenti. Dinanzi alla sofferenza e alla malattia i credenti sono invitati a non perdere la serenità, perché nulla, nemmeno la morte, può separarci dall’amore di Cristo. In Lui e con Lui è possibile affrontare e superare ogni prova fisica e spirituale e, proprio nel momento di maggiore debolezza, sperimentare i frutti della Redenzione. Il Signore risorto si manifesta, in quanti credono in Lui, come il vivente che trasforma l’esistenza dando senso salvifico anche alla malattia ed alla morte.

Cari fratelli e sorelle, mentre invoco su ciascuno di voi e sul vostro quotidiano lavoro la materna protezione di Maria, Salus infirmorum, e dei Santi che hanno speso la loro esistenza al servizio dei malati, vi esorto ad operare sempre per diffondere il "vangelo della vita". Con tali sentimenti, vi imparto di cuore la Benedizione Apostolica, estendendola volentieri ai vostri cari, ai vostri collaboratori e particolarmente alle persone anziane malate.

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