sabato 21 gennaio 2012

Il Papa alla Rota Romana: Il sentire cum Ecclesia ha senso anche nella disciplina, a motivo dei fondamenti dottrinali che sono sempre presenti e operanti nelle norme legali della Chiesa. In questo modo, va applicata anche alla legge canonica quell'ermeneutica del rinnovamento nella continuità di cui ho parlato in riferimento al Concilio Vaticano II, così strettamente legato all'attuale legislazione canonica. La maturità cristiana conduce ad amare sempre più la legge e a volerla comprendere ed applicare con fedeltà

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Il Papa: la maturità cristiana conduce ad amare la legge (Ambrogetti)

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Il Papa: "Il vero diritto è inseparabile dalla giustizia"

UDIENZA AL TRIBUNALE DELLA ROTA ROMANA IN OCCASIONE DELL’INAUGURAZIONE DELL’ANNO GIUDIZIARIO, 21.01.2012

Alle ore 11.30 di questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza i Prelati Uditori, gli Officiali e gli Avvocati del Tribunale della Rota Romana in occasione della solenne inaugurazione dell’Anno giudiziario.
Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa rivolge loro:


DISCORSO DEL SANTO PADRE

Cari Componenti del Tribunale della Rota Romana!

È per me motivo di gioia ricevervi oggi nell’annuale incontro, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. Rivolgo il mio saluto al Collegio dei Prelati Uditori, ad iniziare dal Decano, Mons. Antoni Stankiewicz, che ringrazio per le Sue parole. Un cordiale saluto anche agli Officiali, agli Avvocati, agli altri collaboratori, e a tutti i presenti. In questa circostanza rinnovo la mia stima per il delicato e prezioso ministero che svolgete nella Chiesa e che richiede un sempre rinnovato impegno per l’incidenza che esso ha per la salus animarum del Popolo di Dio.

Nell’appuntamento di quest’anno, vorrei partire da uno degli importanti eventi ecclesiali, che vivremo tra qualche mese; mi riferisco all’Anno della fede, che, sulle orme del mio venerato Predecessore, il Servo di Dio Paolo VI, ho voluto indire nel cinquantesimo anniversario dell’apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II. Quel grande Pontefice – come ho scritto nella Lettera apostolica di indizione – stabilì per la prima volta un tale periodo di riflessione «ben cosciente delle gravi difficoltà del tempo, soprattutto riguardo alla professione della vera fede e alla sua retta interpretazione».1

Riallacciandomi a una simile esigenza, passando all’ambito che più direttamente interessa il vostro servizio alla Chiesa, oggi vorrei soffermarmi su di un aspetto primario del ministero giudiziale, ovvero l’interpretazione della legge canonica in ordine alla sua applicazione.2

Il nesso con il tema appena accennato – la retta interpretazione della fede – non si riduce certo a una mera assonanza semantica, considerato che il diritto canonico trova nelle verità di fede il suo fondamento e il suo stesso senso, e che la lex agendi non può che rispecchiare la lex credendi. La questione dell'interpretazione della legge canonica, peraltro, costituisce un argomento assai vasto e complesso, dinanzi al quale mi limiterò ad alcune osservazioni.

Anzitutto l'ermeneutica del diritto canonico è strettamente legata alla concezione stessa della legge della Chiesa.

Qualora si tendesse a identificare il diritto canonico con il sistema delle leggi canoniche, la conoscenza di ciò che è giuridico nella Chiesa consisterebbe essenzialmente nel comprendere ciò che stabiliscono i testi legali. A prima vista questo approccio sembrerebbe valorizzare pienamente la legge umana. Ma risulta evidente l'impoverimento che questa concezione comporterebbe: con l'oblio pratico del diritto naturale e del diritto divino positivo, come pure del rapporto vitale di ogni diritto con la comunione e la missione della Chiesa, il lavoro dell'interprete viene privato del contatto vitale con la realtà ecclesiale.

Negli ultimi tempi alcune correnti di pensiero hanno messo in guardia contro l'eccessivo attaccamento alle leggi della Chiesa, a cominciare dai Codici, giudicandolo, per l'appunto, una manifestazione di legalismo. Di conseguenza, sono state proposte delle vie ermeneutiche che consentono un approccio più consono con le basi teologiche e gli intenti anche pastorali della norma canonica, portando ad una creatività giuridica in cui la singola situazione diventerebbe fattore decisivo per accertare l'autentico significato del precetto legale nel caso concreto. La misericordia, l'equità, l'oikonomia così cara alla tradizione orientale, sono alcuni dei concetti a cui si ricorre in tale operazione interpretativa. Conviene notare subito che questa impostazione non supera il positivismo che denuncia, limitandosi a sostituirlo con un altro in cui l'opera interpretativa umana assurge a protagonista nello stabilire ciò che è giuridico. Manca il senso di un diritto oggettivo da cercare, poiché esso resta in balìa di considerazioni che pretendono di essere teologiche o pastorali, ma alla fine sono esposte al rischio dell'arbitrarietà. In tal modo l'ermeneutica legale viene svuotata: in fondo non interessa comprendere la disposizione della legge, dal momento che essa può essere dinamicamente adattata a qualunque soluzione, anche opposta alla sua lettera. Certamente vi è in questo caso un riferimento ai fenomeni vitali, di cui però non si coglie l'intrinseca dimensione giuridica.

Esiste un'altra via, in cui la comprensione adeguata della legge canonica apre la strada a un lavoro interpretativo che s'inserisce nella ricerca della verità sul diritto e sulla giustizia nella Chiesa. Come ho voluto far presente al Parlamento Federale del mio Paese, nel Reichstag di Berlino,3 il vero diritto è inseparabile dalla giustizia. Il principio vale ovviamente anche per la legge canonica, nel senso che essa non può essere rinchiusa in un sistema normativo meramente umano, ma deve essere collegata a un ordine giusto della Chiesa, in cui vige una legge superiore. In quest'ottica la legge positiva umana perde il primato che le si vorrebbe attribuire, giacché il diritto non si identifica più semplicemente con essa; in ciò, tuttavia, la legge umana viene valorizzata in quanto espressione di giustizia, anzitutto per quanto essa dichiara come diritto divino, ma anche per quello che essa introduce come legittima determinazione di diritto umano.

In tal modo, si rende possibile un'ermeneutica legale che sia autenticamente giuridica, nel senso che, mettendosi in sintonia con il significato proprio della legge, si può porre la domanda cruciale su quel che è giusto in ciascun caso. Conviene osservare, a questo proposito, che per cogliere il significato proprio della legge occorre sempre guardare alla realtà che viene disciplinata, e ciò non solo quando la legge sia prevalentemente dichiarativa del diritto divino, ma anche quando introduca costitutivamente delle regole umane. Queste vanno infatti interpretate anche alla luce della realtà regolata, la quale contiene sempre un nucleo di diritto naturale e divino positivo, con il quale deve essere in armonia ogni norma per essere razionale e veramente giuridica.

In tale prospettiva realistica, lo sforzo interpretativo, talvolta arduo, acquista un senso e un obiettivo. L'uso dei mezzi interpretativi previsti dal Codice di Diritto Canonico nel canone 17, a cominciare dal «significato proprio delle parole considerato nel testo e nel contesto», non è più un mero esercizio logico. Si tratta di un compito che è vivificato da un autentico contatto con la realtà complessiva della Chiesa, che consente di penetrare nel vero senso della lettera della legge. Accade allora qualcosa di simile a quanto ho detto a proposito del processo interiore di Sant'Agostino nell'ermeneutica biblica: «il trascendimento della lettera ha reso credibile la lettera stessa».4 Si conferma così che anche nell'ermeneutica della legge l'autentico orizzonte è quello della verità giuridica da amare, da cercare e da servire.

Ne segue che l'interpretazione della legge canonica deve avvenire nella Chiesa. Non si tratta di una mera circostanza esterna, ambientale: è un richiamo allo stesso humus della legge canonica e delle realtà da essa regolate.

Il sentire cum Ecclesia ha senso anche nella disciplina, a motivo dei fondamenti dottrinali che sono sempre presenti e operanti nelle norme legali della Chiesa. In questo modo, va applicata anche alla legge canonica quell'ermeneutica del rinnovamento nella continuità di cui ho parlato in riferimento al Concilio Vaticano II,5 così strettamente legato all'attuale legislazione canonica. La maturità cristiana conduce ad amare sempre più la legge e a volerla comprendere ed applicare con fedeltà.

Questi atteggiamenti di fondo si applicano a tutte le categorie di interpretazione: dalla ricerca scientifica sul diritto canonico, al lavoro degli operatori giuridici in sede giudiziaria o amministrativa, fino alla ricerca quotidiana delle soluzioni giuste nella vita dei fedeli e delle comunità.

Occorre spirito di docilità per accogliere le leggi, cercando di studiare con onestà e dedizione la tradizione giuridica della Chiesa per potersi identificare con essa e anche con le disposizioni legali emanate dai Pastori, specialmente le leggi pontificie nonché il magistero su questioni canoniche, il quale è di per sé vincolante in ciò che insegna sul diritto.6 Solo in questo modo si potranno discernere i casi in cui le circostanze concrete esigono una soluzione equitativa per raggiungere la giustizia che la norma generale umana non ha potuto prevedere, e si sarà in grado di manifestare in spirito di comunione ciò che può servire a migliorare l'assetto legislativo.

Queste riflessioni acquistano una peculiare rilevanza nell'ambito delle leggi riguardanti l’atto costitutivo del matrimonio e la sua consumazione e la ricezione dell’Ordine sacro, e di quelle attinenti ai rispettivi processi. Qui la sintonia con il vero senso della legge della Chiesa diventa una questione di ampia e profonda incidenza pratica nella vita delle persone e delle comunità e richiede una speciale attenzione.

In particolare, vanno anche applicati tutti i mezzi giuridicamente vincolanti che tendono ad assicurare quell'unità nell'interpretazione e nell'applicazione delle leggi che è richiesta dalla giustizia: il magistero pontificio specificamente concernente questo campo, contenuto soprattutto nelle Allocuzioni alla Rota Romana; la giurisprudenza della Rota Romana, sulla cui rilevanza ho già avuto modo di parlarvi;7 le norme e le dichiarazioni emanate da altri Dicasteri della Curia Romana.

Tale unità ermeneutica in ciò che è essenziale non mortifica in alcun modo le funzioni dei tribunali locali, chiamati a confrontarsi per primi con le complesse situazioni reali che si danno in ogni contesto culturale. Ciascuno di essi, infatti, è tenuto a procedere con un senso di vera riverenza nei riguardi della verità sul diritto, cercando di praticare esemplarmente, nell’applicazione degli istituti giudiziali e amministrativi, la comunione nella disciplina, quale aspetto essenziale dell'unità della Chiesa.

Avviandomi alla conclusione di questo momento di incontro e di riflessione, vorrei ricordare la recente innovazione - a cui ha fatto riferimento Mons. Stankiewicz - in forza della quale sono state trasferite ad un Ufficio presso codesto Tribunale Apostolico le competenze circa i procedimenti di dispensa dal matrimonio rato e non consumato e le cause di nullità della sacra Ordinazione.8 Sono certo che vi sarà una generosa risposta a questo nuovo impegno ecclesiale.

Nell’incoraggiare la vostra preziosa opera, che richiede un fedele, quotidiano e impegnato lavoro, vi affido all’intercessione della Beata Vergine Maria, Speculum iustitiae, e volentieri vi imparto la Benedizione Apostolica.

________________________

1 Motu pr. Porta fidei, 11 ottobre 2011, 5: L’Osservatore Romano, 17-18 ottobre 2011, p. 4.
2 Cfr can. 16, § 3 CIC; can. 1498, § 3 CCEO.
3 Cfr Discorso al Parlamento Federale della Repubblica Federale di Germania, 22 settembre 2011: L’Osservatore Romano, 24 settembre 2011, pp. 6-7.
4Cfr Esort. ap. postsininodale Verbum Domini, 30 settembre 2010, 38: AAS 102 (2010), p. 718, n. 38.
5 Cfr Discorso alla Curia Romana, 22 dicembre 2005: AAS 98 (2006), pp. 40-53.
6 Cfr GIOVANNI PAOLO II, Allocuzione alla Rota Romana, 29 gennaio 2005, 6: AAS 97 (2005), pp. 165-166.
7Cfr Allocuzione alla Rota Romana, 26 gennaio 2008: AAS 100 (2008), pp. 84-88.
8 Cfr Motu pr. Quaerit semper, 30 agosto 2011: L’Osservatore Romano, 28 settembre 2011, p. 7.

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venerdì 20 gennaio 2012

Il Papa ai Neocatecumenali: La progressiva maturazione nella fede del singolo e della piccola comunità deve favorire il loro inserimento nella vita della grande comunità ecclesiale, che trova nella celebrazione liturgica della parrocchia, nella quale e per la quale si attua il Neocatecumenato, la sua forma ordinaria. Ma anche durante il cammino è importante non separarsi dalla comunità parrocchiale, proprio nella celebrazione dell’Eucaristia che è il vero luogo dell’unità di tutti, dove il Signore ci abbraccia nei diversi stati della nostra maturità spirituale e ci unisce nell’unico pane che ci rende un unico corpo

UDIENZA DEL PAPA AI NEOCATECUMENALI: VIDEO INTEGRALE

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Liturgia e Cammino neocatecumenale nell'insegnamento di Benedetto XVI (Nin)

Fonti Vaticane citate da CNA confermano: sono state approvate solo le preghiere dei momenti di catechesi neocatecumenale

Il cardinale Cañizares: l’azione di Dio nelle celebrazioni del Direttorio del Cammino neocatecumenale per l’iniziazione cristiana (R.V.)

Ai neocatecumenali il diploma. Ma non quello che si aspettavano

Udienza del Papa ai Neocatecumenali (Rome Reports)

Per favore, non gridate pro o contro che: "il Papa ha approvato le liturgie neocatecumenali"...(Cantuale Antonianum)

Siete un dono dello Spirito Santo al nostro tempo: così il Papa al Cammino Neocatecumenale (R.V.)

Benedetto XVI al cammino neocatecumenale. L’Eucaristia aperta a tutti vero luogo dell’unità. Non bisogna mai separarsi dalla comunità parrocchiale (O.R.)

Il Papa: i Neocatecumenali possono celebrare la liturgia domenicale nella piccola comunità dopo i primi vespri della domenica, secondo le disposizioni del vescovo diocesano. La Chiesa ha riconosciuto nel Cammino Neocatecumenale un particolare dono dello Spirito agli uomini del nostro tempo (Izzo)

Il Papa si è soffermato sull’importanza dell’Eucaristia, chiedendo ai neocatecumenali di “non separarsi dalla comunità parrocchiale” (Sir)

La Santa Sede approva le celebrazioni contenute nel Direttorio Catechetico del Cammino Neocatecumenale "che non risultano per loro natura già normate dai Libri liturgici della Chiesa" (Izzo)

Il Vaticano dà via libera alle celebrazioni contenute nel direttorio catechetico del Cammino neocatecumenale che non risultano per loro natura già normate dai libri liturgici della Chiesa

Il Papa ai neocatecumenali: non vivere in modo separato dalla vita della parrocchia (TMNews)

Il Papa: le celebrazioni presenti nel Direttorio catechetico dei neocatecumenali non sono strettamente liturgiche ma fanno parte dell'itinerario di crescita nella fede

Udienza del Papa a neocatecumenali

UDIENZA AI MEMBRI DEL CAMMINO NEOCATECUMENALE, 20.01.2012

Alle ore 11.30 di questa mattina, nell’Aula Paolo VI, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza i Membri del Cammino Neocatecumenale e ha rivolto loro il discorso che pubblichiamo di seguito:

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Cari fratelli e sorelle,

anche quest’anno ho la gioia di potervi incontrare e condividere con voi questo momento di invio per la missione. Un saluto particolare a Kiko Argüello, a Carmen Hernández e a Don Mario Pezzi, e un affettuoso saluto a tutti voi: sacerdoti, seminaristi, famiglie, formatori e membri del Cammino Neocatecumenale. La vostra presenza oggi è una testimonianza visibile del vostro gioioso impegno di vivere la fede, in comunione con tutta la Chiesa e con il Successore di Pietro, e di essere coraggiosi annunciatori del Vangelo.

Nel brano di san Matteo che abbiamo ascoltato, gli Apostoli ricevono un preciso mandato di Gesù: "Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli" (Mt 28, 19). Inizialmente avevano dubitato, nel loro cuore c’era ancora l’incertezza, lo stupore di fronte all’evento della risurrezione. Ed è Gesù stesso, il Risorto – sottolinea l’Evangelista – che si avvicina a loro, fa sentire la sua presenza, li invia ad insegnare tutto ciò che ha comunicato loro, donando una certezza che accompagna ogni annunciatore di Cristo: "Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Mt 28, 20). Sono parole che risuonano forti nel vostro cuore. Avete cantato Resurrexit, che esprime la fede nel Vivente, in Colui che, in un supremo atto di amore, ha vinto il peccato e la morte e dona all’uomo, a noi, il calore dell’amore di Dio, la speranza di essere salvati, un futuro di eternità.

In questi decenni di vita del Cammino un vostro fermo impegno è stato di proclamare il Cristo Risorto, rispondere alle sue parole con generosità, abbandonando spesso sicurezze personali e materiali, lasciando anche i propri Paesi, affrontando situazioni nuove e non sempre facili. Portare Cristo agli uomini e portare gli uomini a Cristo: questo è ciò che anima ogni opera evangelizzatrice. Voi lo realizzate in un cammino che aiuta a far riscoprire a chi ha già ricevuto il Battesimo la bellezza della vita di fede, la gioia di essere cristiani. Il "seguire Cristo" esige l’avventura personale della ricerca di Lui, dell’andare con Lui, ma comporta sempre anche uscire dalla chiusura dell’io, spezzare l’individualismo che spesso caratterizza la società del nostro tempo, per sostituire l’egoismo con la comunità dell’uomo nuovo in Gesù Cristo. E questo avviene in un profondo rapporto personale con Lui, nell’ascolto della sua parola, nel percorrere il cammino che ci ha indicato, ma avviene anche inseparabilmente nel credere con la sua Chiesa, con i santi, nei quali si fa sempre e nuovamente conoscere il vero volto della Sposa di Cristo.

È un impegno - lo sappiamo - non sempre facile. A volte siete presenti in luoghi in cui vi è bisogno di un primo annuncio del Vangelo, la missio ad gentes; spesso, invece, in aree, che, pur avendo conosciuto Cristo, sono diventate indifferenti alla fede: il secolarismo vi ha eclissato il senso di Dio e oscurato i valori cristiani. Qui il vostro impegno e la vostra testimonianza siano come il lievito che, con pazienza, rispettando i tempi, con sensus Ecclesiae, fa crescere tutta la massa. La Chiesa ha riconosciuto nel Cammino un particolare dono che lo Spirito Santo ha dato ai nostri tempi e l’approvazione degli Statuti e del "Direttorio Catechetico" ne sono un segno. Vi incoraggio ad offrire il vostro originale contributo alla causa del Vangelo. Nella vostra preziosa opera ricercate sempre una profonda comunione con la Sede Apostolica e con i Pastori delle Chiese particolari, nelle quali siete inseriti: l’unità e l’armonia del Corpo ecclesiale sono una importante testimonianza a Cristo e al suo Vangelo nel mondo in cui viviamo.

Care famiglie, la Chiesa vi ringrazia; ha bisogno di voi per la nuova evangelizzazione. La famiglia è una cellula importante per la comunità ecclesiale, dove ci si forma alla vita umana e cristiana. Con grande gioia vedo i vostri figli, tanti bambini che guardano a voi, cari genitori, al vostro esempio. Un centinaio di famiglie sono in partenza per 12 Missioni ad gentes. Vi invito a non avere timore: chi porta il Vangelo non è mai solo. Saluto con affetto i sacerdoti e i seminaristi: amate Cristo e la Chiesa, comunicate la gioia di averLo incontrato e la bellezza di avere donato a Lui tutto. Saluto anche gli itineranti, i responsabili e tutte le comunità del Cammino. Continuate ad essere generosi con il Signore: non vi farà mancare la sua consolazione!

Poco fa vi è stato letto il Decreto con cui vengono approvate le celebrazioni presenti nel "Direttorio Catechetico del Cammino Neocatecumenale", che non sono strettamente liturgiche, ma fanno parte dell’itinerario di crescita nella fede. E’ un altro elemento che vi mostra come la Chiesa vi accompagni con attenzione in un paziente discernimento, che comprende la vostra ricchezza, ma guarda anche alla comunione e all’armonia dell’intero Corpus Ecclesiae.

Questo fatto mi offre l’occasione per un breve pensiero sul valore della Liturgia. Il Concilio Vaticano II la definisce come l’opera di Cristo sacerdote e del suo corpo che è la Chiesa (cfr Sacrosanctum Concilium, 7). A prima vista ciò potrebbe apparire strano, perché sembra che l’opera di Cristo designi le azioni redentrici storiche di Gesù, la sua Passione, Morte e Risurrezione. In che senso allora la Liturgia è opera di Cristo? La Passione, Morte e Risurrezione di Gesù non sono solo avvenimenti storici; raggiungono e penetrano la storia, ma la trascendono e rimangono sempre presenti nel cuore di Cristo. Nell’azione liturgica della Chiesa c’è la presenza attiva di Cristo Risorto che rende presente ed efficace per noi oggi lo stesso Mistero pasquale, per la nostra salvezza; ci attira in questo atto di dono di Sé che nel suo cuore è sempre presente e ci fa partecipare a questa presenza del Mistero pasquale. Questa opera del Signore Gesù, che è il vero contenuto della Liturgia, l’entrare nella presenza del Mistero pasquale, è anche opera della Chiesa, che, essendo suo corpo, è un unico soggetto con Cristo – Christus totus caput et corpus – dice sant’Agostino. Nella celebrazione dei Sacramenti Cristo ci immerge nel Mistero pasquale per farci passare dalla morte alla vita, dal peccato all’esistenza nuova in Cristo.

Ciò vale in modo specialissimo per la celebrazione dell’Eucaristia, che, essendo il culmine della vita cristiana, è anche il cardine della sua riscoperta, alla quale il neocatecumenato tende. Come recitano i vostri Statuti, "L’Eucaristia è essenziale al Neocatecumenato, in quanto catecumenato post-battesimale, vissuto in piccola comunità" (art. 13 §1).

Proprio al fine di favorire il riavvicinamento alla ricchezza della vita sacramentale da parte di persone che si sono allontanate dalla Chiesa, o non hanno ricevuto una formazione adeguata, i neocatecumenali possono celebrare l’Eucaristia domenicale nella piccola comunità, dopo i primi Vespri della domenica, secondo le disposizioni del Vescovo diocesano (cfr Statuti, art. 13 §2). Ma ogni celebrazione eucaristica è un’azione dell’unico Cristo insieme con la sua unica Chiesa e perciò essenzialmente aperta a tutti coloro che appartengono a questa sua Chiesa. Questo carattere pubblico della Santa Eucaristia si esprime nel fatto che ogni celebrazione della Santa Messa è ultimamente diretta dal Vescovo come membro del Collegio Episcopale, responsabile per una determinata Chiesa locale (cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium, 26). La celebrazione nelle piccole comunità, regolata dai Libri liturgici, che vanno seguiti fedelmente, e con le particolarità approvate negli Statuti del Cammino, ha il compito di aiutare quanti percorrono l’itinerario neocatecumenale a percepire la grazia dell’essere inseriti nel mistero salvifico di Cristo, che rende possibile una testimonianza cristiana capace di assumere anche i tratti della radicalità.

Al tempo stesso, la progressiva maturazione nella fede del singolo e della piccola comunità deve favorire il loro inserimento nella vita della grande comunità ecclesiale, che trova nella celebrazione liturgica della parrocchia, nella quale e per la quale si attua il Neocatecumenato (cfr Statuti, art. 6), la sua forma ordinaria. Ma anche durante il cammino è importante non separarsi dalla comunità parrocchiale, proprio nella celebrazione dell’Eucaristia che è il vero luogo dell’unità di tutti, dove il Signore ci abbraccia nei diversi stati della nostra maturità spirituale e ci unisce nell’unico pane che ci rende un unico corpo (cfr 1 Cor 10, 16s).

Coraggio! Il Signore non manca di accompagnarvi e anch’io vi assicuro la mia preghiera e vi ringrazio per i tanti segni di vicinanza. Vi chiedo di ricordarvi anche di me nelle vostre preghiere. La Santa Vergine Maria vi assista con il suo sguardo materno e vi sostenga la mia Benedizione Apostolica, che estendo a tutti i membri del Cammino. Grazie!

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Il Papa al Collegio Capranica: La formazione del presbitero esige integralità, compiutezza, esercizio ascetico, costanza e fedeltà eroica, in tutti gli aspetti che la costituisce; al fondo vi deve essere una solida vita spirituale animata da una relazione intensa con Dio a livello personale e comunitario, con particolare cura nelle celebrazioni liturgiche e nella frequenza ai Sacramenti. La vita sacerdotale richiede un anelito crescente alla santità, un chiaro sensus Ecclesiae e un’apertura alla fraternità senza esclusioni e parzialità

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Il Papa chiede ai seminaristi del Capranica di unire gratuità e studio per imparare la visione cattolica (Angela Ambrogetti)

Il Papa: La formazione del presbitero esige integralità, compiutezza, esercizio ascetico, costanza e fedeltà eroica (Sir)

Il Papa agli alunni dell’Almo Collegio Capranica: annunciate la Parola di Dio superando ogni barriera (R.V.)

UDIENZA ALLA COMUNITÀ DELL’ALMO COLLEGIO CAPRANICA DI ROMA , 20.01.2012

Alle ore 11 di questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza la Comunità dell’Almo Collegio Capranica di Roma, e rivolge ai presenti il seguente discorso:

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Signor Cardinale,
Eccellenza,
Cari fratelli!


È sempre motivo di gioia per me incontrare la comunità dell’Almo Collegio Capranica, che da oltre cinque secoli costituisce uno dei Seminari della Diocesi di Roma. Vi saluto tutti con affetto, in particolare naturalmente Sua Eminenza il Cardinale Martino e il Rettore, Mons. Ermenegildo Manicardi. E ringrazio Sua Eminenza per le cortesi parole. In occasione della ricorrenza di Sant’Agnese, Patrona del Collegio, vorrei offrirvi alcune riflessioni suggeritemi proprio dalla sua figura.

Sant’Agnese è una delle famose fanciulle romane, che hanno illustrato la bellezza genuina della fede in Cristo e dell’amicizia con Lui. La sua duplice qualifica di Vergine e Martire richiama la totalità delle dimensioni della santità. Si tratta di una completezza di santità che è richiesta anche a voi dalla vostra fede cristiana e dalla speciale vocazione sacerdotale con la quale il Signore vi ha chiamato e vi lega a Sé. Martirio – per sant’Agnese – ha voluto dire la generosa e libera accettazione di spendere la propria giovane vita, nella sua totalità e senza riserve, affinché il Vangelo fosse annunziato come verità e bellezza che illuminano l’esistenza. Nel martirio di Agnese, accolto con coraggio nello stadio di Domiziano, splende per sempre la bellezza di appartenere a Cristo senza tentennamenti, affidandosi a Lui. Ancora oggi, per chiunque passi in Piazza Navona, l’effige della Santa dall’alto del frontone della chiesa di Sant’Agnese in Agone, ricorda che questa nostra Città è fondata anche sull’amicizia per Cristo e la testimonianza del suo Vangelo, di molti dei suoi figli e figlie. La loro generosa donazione a Lui e al bene dei fratelli è una componente primaria della fisionomia spirituale di Roma.

Nel martirio, Agnese sigilla anche l’altro elemento decisivo della sua vita, la verginità per Cristo e per la Chiesa. Il dono totale del martirio è preparato, infatti, dalla scelta consapevole, libera e matura, della verginità, testimonianza della volontà di essere totalmente di Cristo. Se il martirio è un atto eroico finale, la verginità è frutto di una prolungata amicizia con Gesù maturata nell’ascolto costante della sua Parola, nel dialogo della preghiera, nell’incontro eucaristico. Agnese, ancora giovane, aveva imparato che essere discepoli del Signore vuol dire amarlo mettendo in gioco tutta l’esistenza. Questa duplice qualifica – Vergine e Martire – richiama alla nostra riflessione che un testimone credibile della fede deve essere una persona che vive per Cristo, con Cristo e in Cristo, trasformando la propria vita secondo le esigenze più alte della gratuità.

Anche la formazione del presbitero esige integralità, compiutezza, esercizio ascetico, costanza e fedeltà eroica, in tutti gli aspetti che la costituisce; al fondo vi deve essere una solida vita spirituale animata da una relazione intensa con Dio a livello personale e comunitario, con particolare cura nelle celebrazioni liturgiche e nella frequenza ai Sacramenti. La vita sacerdotale richiede un anelito crescente alla santità, un chiaro sensus Ecclesiae e un’apertura alla fraternità senza esclusioni e parzialità. Del cammino di santità del presbitero fa parte anche la sua scelta di elaborare, con l’aiuto di Dio, la propria intelligenza e il proprio impegno, una vera e solida cultura personale, frutto di uno studio appassionato e costante. La fede ha una sua dimensione razionale e intellettuale che le è essenziale. Per un seminarista e per un giovane prete ancora alle prese con lo studio accademico, si tratta di assimilare quella sintesi tra fede e ragione che è propria del Cristianesimo. Il Verbo di Dio si è fatto carne e il presbitero, vero sacerdote del Verbo Incarnato, deve diventare sempre più trasparenza, luminosa e profonda, della Parola eterna che ci è donata. Chi è maturo anche in questa sua formazione culturale globale può essere più efficacemente educatore e animatore di quell’adorazione «in Spirito e verità» di cui Gesù parla alla Samaritana (cfr Gv 4,23). Tale adorazione, che si forma nell’ascolto della Parola di Dio e nella forza dello Spirito Santo, è chiamata a diventare, soprattutto nella Liturgia, il «rationabile obsequium», di cui ci parla l’apostolo Paolo, un culto nel quale l’uomo stesso nella sua totalità di un essere dotato di ragione, diventa adorazione, glorificazione del Dio vivente, e che può essere raggiunto non conformandosi a questo mondo, ma lasciandosi trasformare da Cristo rinnovando il modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto (cfr Rm 12,1-2).

Cari Alunni del Collegio Capranica, il vostro impegno nel cammino di santità, anche con una solida formazione culturale, corrisponde all’intenzione originaria di questa Istituzione, fondata 555 anni fa dal Cardinale Domenico Capranica. Abbiate sempre un profondo senso della storia e della tradizione della Chiesa! Il fatto di essere a Roma è un dono che vi deve rendere particolarmente sensibili alla profondità della tradizione cattolica. Voi la toccate con mano già nella storia dell’edificio che vi ospita. Inoltre, voi vivete questi anni di formazione in una speciale vicinanza con il Successore di Pietro: ciò vi permette di percepire con particolare chiarezza le dimensioni universali della Chiesa e il desiderio che il Vangelo giunga a tutte le genti. Qui avete la possibilità di aprire gli orizzonti con esperienze dell’internazionalità; qui, soprattutto, respirate la cattolicità. Approfittate di ciò che vi è offerto, per il futuro servizio alla Diocesi di Roma o alle vostre Diocesi di provenienza! Dall’amicizia, che sorge nel vivere insieme, imparate a conoscere le situazioni diverse delle nazioni e delle Chiese nel mondo e a formarvi alla visione cattolica. Preparatevi ad essere vicini ad ogni uomo che incontrerete, non lasciando che nessuna cultura possa essere una barriera alla Parola di vita di cui siete annunciatori anche con la vostra vita.

Cari amici, la Chiesa si aspetta molto dai giovani sacerdoti nell’opera di evangelizzazione e di nuova evangelizzazione. Vi incoraggio perché nella fatica quotidiana, radicati nella bellezza della tradizione autentica, uniti profondamente a Cristo, siate capaci di portarlo nelle vostre comunità con verità e gioia. Con l’intercessione della Vergine e Martire Agnese, e di Maria Santissima, Stella dell’evangelizzazione, il vostro impegno di oggi giovi alla fecondità del vostro ministero. Di cuore imparto a voi e ai vostri cari la Benedizione Apostolica. Grazie.

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giovedì 19 gennaio 2012

Il Papa alla delegazione ecumenica della Finlandia: È necessario che i cristiani giungano a un accordo profondo sulle questioni antropologiche, che può aiutare la società e i politici a prendere decisioni sagge e giuste riguardo a importanti temi nelle sfere della vita umana, della famiglia e della sessualità

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Accelerare la risoluzione delle differenze che permangono tra le Chiese cristiane riguardo le “questioni etiche” o meglio “la comprensione della natura umana e della sua dignità”

Superare le divisioni sulle questioni etiche: così il Papa alla delegazione della Chiesa Luterana di Finlandia

UDIENZA ALLA DELEGAZIONE ECUMENICA DELLA FINLANDIA IN OCCASIONE DELLA FESTA DI SANT’ENRICO, 19.01.2012

Alle ore 12 di questa mattina, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza una Delegazione Ecumenica della Chiesa Luterana di Finlandia in occasione dell’annuale Pellegrinaggio ecumenico a Roma, per celebrare la Festa di Sant’Enrico, patrono del Paese.
Riportiamo di seguito le parole di saluto che il Papa rivolge ai presenti:


SALUTO DEL SANTO PADRE

Caro Vescovo Sippo,
Caro Vescovo Häkkinen,
Stimati amici dalla Finlandia,


È con grande gioia che porgo il benvenuto a voi, membri della delegazione della Finlandia, in occasione del vostro annuale pellegrinaggio ecumenico a Roma per celebrare ancora una volta la festa di sant'Enrico, patrono di Finlandia, che ricorre oggi. Nel ricordare i vostri santi patroni rendiamo grazie per l'azione dello Spirito Santo, che ha modellato e trasformato la vita di quanti ci hanno lasciato un esempio straordinario di fedeltà a Cristo e al Vangelo.

La visita annuale di una delegazione ecumenica della Finlandia testimonia la crescita della comunione tra le tradizioni cristiane rappresentate nel vostro Paese. È mia profonda speranza che tale comunione possa continuare a crescere, recando ricchi frutti tra i cattolici, i luterani e tutti gli altri cristiani nella vostra amata nazione. La nostra amicizia divenuta più profonda e la nostra testimonianza comune di Gesù Cristo -- specialmente dinanzi al mondo attuale, che tanto spesso è privo di un orientamento autentico e desidera ascoltare il messaggio di salvezza -- deve affrettare i nostri progressi verso la soluzione delle restanti differenze, e anche di tutti i temi sui quali i cristiani sono divisi.

Di recente le questioni etiche sono diventate uno dei punti di divergenza tra i cristiani, specialmente per quanto riguarda la giusta comprensione della natura umana e della sua dignità. È necessario che i cristiani giungano a un accordo profondo sulle questioni antropologiche, che può aiutare la società e i politici a prendere decisioni sagge e giuste riguardo a importanti temi nelle sfere della vita umana, della famiglia e della sessualità.

A tale riguardo, il recente documento di dialogo ecumenico bilaterale nel contesto finlandese-svedese non solo rispecchia un ravvicinamento tra cattolici e luterani riguardo alla comprensione della giustificazione, ma esorta anche i cristiani a rinnovare il loro impegno a imitare Cristo nella vita e nelle azioni. Confidiamo nella potenza dello Spirito Santo affinché renda possibile ciò che può sembrare ancora al di fuori della nostra portata: un vasto rinnovamento della santità e della pratica pubblica della virtù cristiana, secondo l'esempio dei grandi testimoni che ci hanno preceduto.

Nella Settimana di preghiera per l'Unità dei Cristiani di quest'anno, la seconda lettura dei testi suggeriti per la giornata odierna ricorda la pazienza di credenti saldi come Abramo (Eb 6, 15), che sono stati ricompensati per la loro fede e la loro fiducia in Dio. La comprensione del fatto che Dio interviene amorevolmente nella nostra storia ci insegna a non porre una enfasi inopportuna su ciò che possiamo realizzare attraverso i nostri sforzi. Il nostro desiderio di una piena e visibile unità dei Cristiani richiede un'attesa paziente e fiduciosa, non in uno spirito d'impotenza o di passività, ma con profonda fiducia nel fatto che l'unità di tutti i cristiani in una sola Chiesa è davvero un dono di Dio e non una nostra realizzazione. Questa paziente attesa, in devota speranza, ci trasforma e ci prepara all'unità visibile non come la programmiamo noi, ma come ce la concede Dio.

È mia fervente speranza che la vostra visita a Roma aiuti a rendere più profonde le relazioni fraterne esistenti tra luterani e cattolici in Finlandia. Ringraziamo Dio per tutto ciò che ci ha concesso finora e preghiamo affinché ci colmi dello Spirito di verità per guidarci verso un amore e un'unità sempre più grandi! Su di voi e su tutti i vostri connazionali invoco le abbondanti benedizioni di Dio.

© Copyright 2012 - Libreria Editrice Vaticana

(Traduzione Osservatore Romano)

Il Papa ai vescovi statunitensi: La testimonianza della Chiesa è per sua natura pubblica: essa cerca di convincere proponendo argomenti razionali nella pubblica piazza. La legittima separazione tra Chiesa e Stato non può essere interpretata come se la Chiesa dovesse tacere su certe questioni, né come se lo Stato potesse scegliere di non coinvolgere, o essere coinvolto, dalla voce di credenti impegnati nel determinare i valori che dovranno forgiare il futuro della nazione

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Proclamare il Vangelo negli Stati Uniti, "in ogni occasione, opportuna e non opportuna". Il Papa richiama il laicato cattolico (Scolozzi)

Il Papa ai vescovi americani: il secolarismo radicale minaccia i valori fondamentali. Separazione fra Stato e Chiesa non significa tacere sui valori. I politici cattolici siano preparati e coerenti sui valori (Izzo)

Nel discorso a vescovi statunitensi il Papa riafferma il diritto della Chiesa a intervenire pubblicamente (O.R.)

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VISITA "AD LIMINA APOSTOLORUM" DEGLI ECC.MI PRESULI DELLA CONFERENZA DEI VESCOVI CATTOLICI DEGLI STATI UNITI D’AMERICA (REGIONI IV-VI), 19.01.2012

Alle ore 11.30 di questa mattina, nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI incontra gli Ecc.mi Presuli della Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti d’America (Regioni IV-VI), ricevuti in questi giorni, in separate udienze, in occasione della Visita "ad limina Apostolorum" e rivolge loro il discorso che pubblichiamo di seguito:

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Cari Fratelli Vescovi,

Saluto tutti voi con affetto fraterno e prego affinché questo pellegrinaggio di rinnovamento spirituale e di comunione profonda vi confermerà nella fede e nella dedizione al vostro compito come Pastori della Chiesa negli Stati Uniti d'America. Come sapete, è mia intenzione riflettere con voi, nel corso di quest'anno, su alcune delle sfide spirituali e culturali della nuova evangelizzazione.

Uno degli aspetti più memorabili della mia visita pastorale negli Stati Uniti è stata l'opportunità che mi ha offerto di riflettere sull'esperienza storica americana della libertà religiosa, e più specificatamente sul rapporto tra religione e cultura. Al centro di ogni cultura, percepito o no, vi è un consenso riguardo alla natura della realtà e del bene morale, e quindi sulle condizioni per la prosperità umana. In America tale consenso, così come racchiuso nei documenti fondanti della nazione, si basava su una visione del mondo modellata non soltanto dalla fede, ma anche dall'impegno verso determinati principi etici derivanti dalla natura e dal Dio della natura. Oggi tale consenso si è ridotto in modo significativo dinanzi a nuove e potenti correnti culturali, che non solo sono direttamente opposte a vari insegnamenti morali centrali della tradizione giudaico-cristiana, ma anche sempre più ostili al cristianesimo in quanto tale.

Da parte sua, la Chiesa negli Stati Uniti è chiamata, in ogni tempo opportuno e non opportuno, a proclamare il Vangelo che non solo propone verità morali immutabili, ma le propone proprio come chiave per la felicità umana e la prosperità sociale (cfr. Gaudium et spes, n. 10). Nella misura in cui alcune tendenze culturali attuali contengono elementi che vogliono limitare la proclamazione di tali verità, o racchiudendola entro i confini di una razionalità meramente scientifica o sopprimendola nel nome del potere politico e del governo della maggioranza, esse rappresentano una minaccia non solo per la fede cristiana, ma anche per l'umanità stessa e per la verità più profonda sul nostro essere e sulla nostra vocazione ultima, il nostro rapporto con Dio. Quando una cultura tenta di sopprimere la dimensione del mistero ultimo e di chiudere le porte alla verità trascendente, inevitabilmente s'impoverisce e diviene preda, come ha intuito tanto chiaramente il compianto Papa Giovanni Paolo II, di una lettura riduzionistica e totalitaristica della persona umana e della natura della società.

Con la sua lunga tradizione di rispetto del giusto rapporto tra fede e ragione, la Chiesa ha un ruolo cruciale da svolgere nel contrastare le correnti culturali che, sulla base di un individualismo estremo, cercano di promuovere concetti di libertà separati dalla verità morale. La nostra tradizione non parla a partire da una fede cieca, bensì da una prospettiva razionale che lega il nostro impegno per costruire una società autenticamente giusta, umana e prospera alla nostra certezza fondamentale che l'universo possiede una logica interna accessibile alla ragione umana. La difesa della Chiesa di un ragionamento morale basato sulla legge naturale si fonda sulla sua convinzione che questa legge non è una minaccia alla nostra libertà, bensì una «lingua» che ci permette di comprendere noi stessi e la verità del nostro essere, e di modellare in tal modo un mondo più giusto e più umano. Essa propone pertanto il suo insegnamento morale come un messaggio non di costrizione, ma di liberazione, e come base per costruire un futuro sicuro.

La testimonianza della Chiesa, dunque, è per sua natura pubblica: essa cerca di convincere proponendo argomenti razionali nella pubblica piazza. La legittima separazione tra Chiesa e Stato non può essere interpretata come se la Chiesa dovesse tacere su certe questioni, né come se lo Stato potesse scegliere di non coinvolgere, o essere coinvolto, dalla voce di credenti impegnati nel determinare i valori che dovranno forgiare il futuro della nazione.

Alla luce di queste considerazioni, è fondamentale che l'intera comunità cattolica negli Stati Uniti riesca a comprendere le gravi minacce alla testimonianza morale pubblica della Chiesa che presenta un secolarismo radicale, che trova sempre più espressione nelle sfere politiche e culturali. La gravità di tali minacce deve essere compresa con chiarezza a ogni livello della vita ecclesiale. Particolarmente preoccupanti sono certi tentativi fatti per limitare la libertà più apprezzata in America, la libertà di religione. Molti di voi hanno sottolineato che sono stati compiuti sforzi concertati per negare il diritto di obiezione di coscienza degli individui e delle istituzioni cattolici per quanto riguarda la cooperazione a pratiche intrinsecamente cattive. Altri mi hanno parlato di una preoccupante tendenza a ridurre la libertà di religione a una mera libertà di culto, senza garanzie per il rispetto della libertà di coscienza.

Qui, ancora una volta, vediamo la necessità di un laicato cattolico impegnato, articolato e ben preparato, dotato di un senso critico forte dinanzi alla cultura dominante e del coraggio di contrastare un secolarismo riduttivo che vorrebbe delegittimare la partecipazione della Chiesa al dibattito pubblico sulle questioni che determineranno la futura società americana. La preparazione di leader laici impegnati e la presentazione di un'articolazione convincente della visione cristiana dell'uomo e della società continuano a essere il compito principale della Chiesa nel vostro Paese; quali componenti essenziali della nuova evangelizzazione, queste preoccupazioni devono modellare la visione e gli obiettivi dei programmi catechetici a ogni livello.

A tale riguardo, vorrei menzionare con stima i vostri sforzi per mantenere i contatti con i cattolici coinvolti nella vita politica e per aiutarli a comprendere la loro responsabilità personale di dare una testimonianza pubblica della loro fede, specialmente per quanto riguarda le grandi questioni morali del nostro tempo: il rispetto della vita dono di Dio, la tutela della dignità umana e la promozione di diritti umani autentici. Come ha osservato il Concilio, e come ho voluto ribadire durante la mia visita pastorale, il rispetto per la giusta autonomia della sfera secolare deve tenere conto anche della verità che non esiste un regno di questioni terrene che possa essere sottratto al Creatore e al suo dominio (cfr. Gaudium et spes, n. 36). Non c'è alcun dubbio che una testimonianza più coerente da parte dei cattolici d'America delle loro convinzioni più profonde darebbe un importante contributo al rinnovamento della società nel suo insieme.

Cari Fratelli Vescovi, con queste brevi osservazioni ho voluto toccare alcune delle questioni più urgenti che dovete affrontare nel vostro servizio al Vangelo e la loro importanza per l'evangelizzazione della cultura americana. Nessuna persona che guarda con realismo a tali questioni può ignorare le difficoltà autentiche che la Chiesa incontra al presente. Tuttavia, per la verità, possiamo trarre coraggio dalla crescente consapevolezza della necessità di mantenere un ordine civile chiaramente radicato nella tradizione giudaico-cristiana, nonché dalla promessa che offre una nuova generazione di cattolici, la cui esperienza e le cui convinzioni svolgeranno un ruolo decisivo nel rinnovare la presenza e la testimonianza della Chiesa nella società americana. La speranza che questi «segni dei tempi» ci offre è di per sé un motivo per rinnovare i nostri sforzi al fine di mobilitare le risorse intellettuali e morali di tutta la comunità cattolica al servizio dell'evangelizzazione della cultura americana e dell'edificazione della civiltà dell'amore. Con grande affetto raccomando tutti voi, e il gregge affidato alle vostre cure, alle preghiere di Maria, Madre della Speranza, e vi imparto di cuore la mia Benedizione Apostolica, come pegno di grazia e di pace in Gesù Cristo nostro Signore.

© Copyright 2012 - Libreria Editrice Vaticana

(Traduzione Osservatore Romano)

mercoledì 18 gennaio 2012

Il Papa: Vi è sempre stata una chiara consapevolezza del fatto che la mancanza di unità tra i cristiani impedisce un annuncio più efficace del Vangelo, perché mette in pericolo la nostra credibilità. Come possiamo dare una testimonianza convincente se siamo divisi? Certamente, per quanto riguarda le verità fondamentali della fede, ci unisce molto più di quanto ci divide. Ma le divisioni restano, e riguardano anche varie questioni pratiche ed etiche, suscitando confusione e diffidenza, indebolendo la nostra capacità di trasmettere la Parola salvifica di Cristo

UDIENZA GENERALE: VIDEO INTEGRALE

CATECHESI DEL SANTO PADRE: AUDIO INTEGRALE DI RADIO VATICANA

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Dal Papa gli alluvionati della Liguria (Osservatore Romano)

Al termine dell'udienza generale il Papa saluta gli alluvionati della Liguria, i bimbi ricoverati all'Istituto Tumori di Milano e la fondazione intitolata a padre Balducci (Izzo)

Aula Nervi insufficiente per la folla di fedeli arrivata all'udienza generale. Il Papa: le divisioni fra i Cristiani ostacolano l'evangelizzazione. Le chiese sono divise anche da questioni pratiche ed etiche (Izzo)

All'udienza generale Benedetto XVI parla della Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani (O.R.)

Il Papa: i Cristiani pregano per la vittoria su ingiustizie e violenze. Benedetto XVI agli avvocati: la verità è presupposto fondamentale della giustizia (Izzo)

Alluvionati Liguria in udienza: contiamo sulla preghiera del Papa (Adnkronos)

Il Papa: "Se divisi i cristiani sono meno credibili" (Speciale)

Non per galateo ma per obbedienza all’unico Signore. Il tema del primato al centro del dialogo teologico tra Chiesa cattolica e Chiesa ortodossa (Palmieri)

Il Papa: l'ecumenismo significa servizio (Ambrogetti)

Il Papa: l’unità dei cristiani per “una risposta comune alla sete spirituale dei nostri tempi” (AsiaNews)

Ecumenismo, priorità della Chiesa, cristiani più credibili se uniti: così il Papa all'udienza generale

L'unità dei cristiani: testimonianza convincente e visibile del Vangelo. L'udienza generale del Santo Padre (Sir)

Il Papa all'udienza generale: l'ecumenismo è responsabilità dell'intera Chiesa e di tutti i fedeli (Radio Vaticana)

Il Papa: La mancanza di unità tra i cristiani impedisce un annuncio più efficace del Vangelo

Aula Nervi insufficiente per la folla dei fedeli presentatisi all'udienza generale

L’UDIENZA GENERALE, 18.01.2012

L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 10.30 nell’Aula Paolo VI dove il Santo Padre ha incontrato gruppi di fedeli e pellegrini provenienti dall’Italia e da ogni parte del mondo.
Nel discorso in lingua italiana, il Papa ha incentrato la sua meditazione sulla Settimana di preghiera per l’Unità dei Cristiani, che quest’anno ha per tema: Tutti saremo trasformati dalla vittoria di Gesù Cristo, nostro Signore (1 Cor 15, 51-58).
Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre Benedetto XVI ha rivolto particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.
L’Udienza Generale si è conclusa con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica.


CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani

Cari fratelli e sorelle!

Inizia oggi la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani che, da oltre un secolo, viene celebrata ogni anno da cristiani di tutte le Chiese e Comunità ecclesiali, per invocare quel dono straordinario per cui lo stesso Signore Gesù ha pregato durante l’Ultima Cena, prima della sua passione: "Perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me ed io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato" (Gv 17,21). La pratica della Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani fu introdotta nel 1908 da Padre Paul Wattson, fondatore di una comunità religiosa anglicana che entrò in seguito nella Chiesa cattolica. L’iniziativa ricevette la benedizione del Papa san Pio X e fu poi promossa dal Papa Benedetto XV, che ne incoraggiò la celebrazione in tutta la Chiesa cattolica con il Breve Romanorum Pontificum, del 25 febbraio 1916.

L’ottavario di preghiera fu sviluppato e perfezionato negli anni trenta del secolo scorso dall’Abbé Paul Couturier di Lione, che sostenne la preghiera "per l’unità della Chiesa così come vuole Cristo e conformemente agli strumenti che Lui vuole". Nei suoi ultimi scritti, l’Abbé Couturier vede tale Settimana come un mezzo che permette alla preghiera universale di Cristo di "entrare e penetrare nell’intero Corpo cristiano"; essa deve crescere fino a diventare "un immenso, unanime grido di tutto il Popolo di Dio", che chiede a Dio questo grande dono. Ed è precisamente nella Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani che l’impulso impresso dal Concilio Vaticano II alla ricerca della piena comunione tra tutti i discepoli di Cristo trova ogni anno una delle sue più efficaci espressioni. Questo appuntamento spirituale, che unisce cristiani di tutte le tradizioni, accresce la nostra consapevolezza del fatto che l’unità verso cui tendiamo non potrà essere solo il risultato dei nostri sforzi, ma sarà piuttosto un dono ricevuto dall’alto, da invocare sempre.

Ogni anno i sussidi per la Settimana di Preghiera vengono preparati da un gruppo ecumenico di una diversa regione del mondo. Vorrei soffermarmi su questo punto. Quest’anno, i testi sono stati proposti da un gruppo misto composto da rappresentanti della Chiesa cattolica e del Consiglio Ecumenico Polacco, che comprende varie Chiese e Comunità ecclesiali del Paese. La documentazione è stata poi rivista da un comitato composto da membri del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani e della Commissione Fede e Costituzione del Consiglio Ecumenico delle Chiese. Anche questo lavoro fatto insieme in due tappe è un segno del desiderio di unità che anima i cristiani e della consapevolezza che la preghiera è la via primaria per raggiungere la piena comunione, perché uniti verso il Signore andiamo verso l'unità. Il tema della Settimana di quest’anno - come abbiamo sentito - è preso dalla Prima Lettera ai Corinzi: - "Tutti saremo trasformati dalla vittoria di Gesù Cristo, nostro Signore" (cfr 1 Cor 15,51-58), la sua vittoria ci trasformerà. E questo tema è stato suggerito dall’ampio gruppo ecumenico polacco che ho citato, il quale, riflettendo sulla propria esperienza come nazione, ha voluto sottolineare quanto forte sia il sostegno della fede cristiana in mezzo a prove e sconvolgimenti, come quelli che hanno caratterizzato la storia della Polonia. Dopo ampie discussioni è stato scelto un tema incentrato sul potere trasformante della fede in Cristo, in particolare alla luce dell’importanza che essa riveste per la nostra preghiera in favore dell’unità visibile della Chiesa, Corpo di Cristo. Ad ispirare questa riflessione sono state le parole di san Paolo che, rivolgendosi alla Chiesa in Corinto, parla della natura temporanea di ciò che appartiene alla nostra vita presente, segnata anche dall’esperienza di "sconfitta" del peccato e della morte, in confronto a ciò che porta a noi la "vittoria" di Cristo sul peccato e sulla morte nel suo Mistero pasquale.

La storia particolare della nazione polacca, che ha conosciuto periodi di convivenza democratica e di libertà religiosa, come nel XVI secolo, è stata segnata, negli ultimi secoli, da invasioni e disfatte, ma anche dalla costante lotta contro l’oppressione e dalla sete di libertà. Tutto questo ha indotto il gruppo ecumenico a riflettere in maniera più approfondita sul vero significato di "vittoria" - che cosa è la vittoria - e di "sconfitta". Rispetto alla "vittoria" intesa in termini trionfalistici, Cristo ci suggerisce una strada ben diversa, che non passa attraverso il potere e la potenza. Egli infatti afferma: "Se uno vuol essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servo di tutti" (Mc 9,35). Cristo parla di una vittoria attraverso l’amore sofferente, attraverso il servizio reciproco, l’aiuto, la nuova speranza e il concreto conforto donati agli ultimi, ai dimenticati, ai rifiutati. Per tutti i cristiani, la più alta espressione di tale umile servizio è Gesù Cristo stesso, il dono totale che fa di Se stesso, la vittoria del suo amore sulla morte, nella croce, che splende nella luce del mattino di Pasqua. Noi possiamo prendere parte a questa "vittoria" trasformante se ci lasciamo noi trasformare da Dio, solo se operiamo una conversione della nostra vita e la trasformazione si realizza in forma di conversione. Ecco il motivo per cui il gruppo ecumenico polacco ha ritenuto particolarmente adeguate per il tema della propria meditazione le parole di San Paolo: "Tutti saremo trasformati" dalla vittoria di Cristo, nostro Signore" (cfr 1 Cor 15,51-58).

La piena e visibile unità dei cristiani, a cui aneliamo, esige che ci lasciamo trasformare e conformare, in maniera sempre più perfetta, all’immagine di Cristo. L’unità per la quale preghiamo richiede una conversione interiore, sia comune che personale. Non si tratta semplicemente di cordialità o di cooperazione, occorre soprattutto rafforzare la nostra fede in Dio, nel Dio di Gesù Cristo, che ci ha parlato e si è fatto uno di noi; occorre entrare nella nuova vita in Cristo, che è la nostra vera e definitiva vittoria; occorre aprirsi gli uni agli altri, cogliendo tutti gli elementi di unità che Dio ha conservato per noi e sempre nuovamente ci dona; occorre sentire l’urgenza di testimoniare all’uomo del nostro tempo il Dio vivente, che si è fatto conoscere in Cristo.

Il Concilio Vaticano II ha posto la ricerca ecumenica al centro della vita e dell’operato della Chiesa: "Questo santo Concilio esorta tutti i fedeli cattolici perché, riconoscendo i segni dei tempi, partecipino con slancio all’opera ecumenica" (Unitatis redintegratio, 4). Il beato Giovanni Paolo II ha sottolineato la natura essenziale di tale impegno, dicendo: "Questa unità, che il Signore ha donato alla sua Chiesa e nella quale egli vuole abbracciare tutti, non è un accessorio, ma sta al centro stesso della sua opera. Né essa equivale ad un attributo secondario della comunità dei suoi discepoli. Appartiene invece all’essere stesso di questa comunità" (Enc. Ut unum sint, 9). Il compito ecumenico è dunque una responsabilità dell’intera Chiesa e di tutti i battezzati, che devono far crescere la comunione parziale già esistente tra i cristiani fino alla piena comunione nella verità e nella carità. Pertanto, la preghiera per l’unità non è circoscritta a questa Settimana di Preghiera, ma deve diventare parte integrante della nostra orazione, della vita orante di tutti i cristiani, in ogni luogo e in ogni tempo, soprattutto quando persone di tradizioni diverse s’incontrano e lavorano insieme per la vittoria, in Cristo, su tutto ciò che è peccato, male, ingiustizia, violazione della dignità dell’uomo.

Da quando il movimento ecumenico moderno è nato, oltre un secolo fa, vi è sempre stata una chiara consapevolezza del fatto che la mancanza di unità tra i cristiani impedisce un annuncio più efficace del Vangelo, perché mette in pericolo la nostra credibilità. Come possiamo dare una testimonianza convincente se siamo divisi? Certamente, per quanto riguarda le verità fondamentali della fede, ci unisce molto più di quanto ci divide. Ma le divisioni restano, e riguardano anche varie questioni pratiche ed etiche, suscitando confusione e diffidenza, indebolendo la nostra capacità di trasmettere la Parola salvifica di Cristo.

In questo senso, dobbiamo ricordare le parole del beato Giovanni Paolo II, che nella sua Enciclica Ut unum sint parla del danno causato alla testimonianza cristiana e all’annuncio del Vangelo dalla mancanza di unità (cfr nn. 98, 99). E’ una grande sfida questa per la nuova evangelizzazione, che può essere più fruttuosa se tutti i cristiani annunciano insieme la verità del Vangelo di Gesù Cristo e danno una risposta comune alla sete spirituale dei nostri tempi.

Il cammino della Chiesa, come quello dei popoli, è nelle mani del Cristo risorto, vittorioso sulla morte e sull’ingiustizia che Egli ha portato e ha sofferto a nome di tutti. Egli ci fa partecipi della sua vittoria. Solo Lui è capace di trasformarci e renderci, da deboli e titubanti, forti e coraggiosi nell’operare il bene. Solo Lui può salvarci dalle conseguenze negative delle nostre divisioni. Cari fratelli e sorelle, invito tutti ad unirsi in preghiera in modo più intenso durante questa Settimana per l’Unità, perché cresca la testimonianza comune, la solidarietà e la collaborazione tra i cristiani, aspettando il giorno glorioso in cui potremo professare insieme la fede trasmessa dagli Apostoli e celebrare insieme i Sacramenti della nostra trasformazione in Cristo. Grazie.

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martedì 17 gennaio 2012

VISITA DEL SANTO PADRE AD AREZZO, LA VERNA E SANSEPOLCRO (13 MAGGIO 2012): LO SPECIALE DEL BLOG


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Arezzo, i soldi raccolti per il Papa andranno ai poveri

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Un ponte gettato tra passato e futuro. In Toscana il Papa ha rinvigorito l'antica e sempre nuova esperienza della fede di un popolo che sa guardare avanti (Ponzi)

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Benedetto XVI a Sansepolcro: "Alla sfiducia i cristiani devono contrapporre impegno e responsabilità" (Scolozzi)

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La Gerusalemme tiberina. A Sansepolcro per celebrare il millenario (Alberto Gallorini)
 


Il pellegrinaggio francescano di Benedetto XVI (Marcella Serafini)

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Il Papa che ha dimostrato alla gente di Toscana come la cattedra di Pietro non sia lontana dai suoi «allievi» (Canè)

Il coraggio di osare. L’incontro a Sansepolcro: annullata la visita a La Verna (Sir)

La testimonianza dei fedeli presenti alla Messa ad Arezzo (Radio Vaticana)

Il Papa al Vescovado di Arezzo: foto La Nazione

Il Papa ad Arezzo. Una città dal volto umano (Sir)
 


Il Papa a San Sepolcro: video Corriere


La testimonianza dei fedeli presenti alla Messa ad Arezzo (Radio Vaticana)

Il Papa al Vescovado di Arezzo: foto La Nazione

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La visita del Papa in Toscana: servizio di Lucio Brunelli

Da Benedetto XVI messaggi di fiducia e valori contro la crisi (La Nazione)

Il Papa: i Cristiani in politica superino gli interessi di parte. I giovani abbiano il coraggio di impegnarsi per il bene comune (Izzo)

I cristiani contribuiscano alla nascita di una nuova etica pubblica. Così il Papa a San Sepolcro dopo la tappa ad Arezzo dove aveva incitato l'Italia a riprendere la via del rinnovamento (R.V.)


ARTICOLI, NOTIZIE, INTERVISTE E COMMENTI DEL 13 MAGGIO 2012

Il Papa a Sansepolcro: «Giovani portate fiducia in politica» (Sanna)

I bambini cantano per il Papa ad Arezzo la Laude alla Madonna di Petrarca (Cantuale Antonianum)

La nebbia impedisce al Papa di salire a La Verna, per "essere rapito dall'amore di Cristo" (Angela Ambrogetti)

A causa del maltempo il Papa salta la visita alla Verna. Ad Arezzo fuoriprogramma del Santo Padre con gli sbandieratori (Izzo)

Il Papa ha incontrato i cittadini di Sansepolcro. E ha tracciato l’identikit del politico cattolico: “Servono laici illuminati” (Galeazzi)

Il Papa: i Cattolici siano presenti, intraprendenti e coerenti. Dalla Toscana un messaggio di libertà all'Europa. La visita privata del Santo Padre alla Cattedrale di Arezzo (Izzo)

Il maltempo fa saltare la tappa al santuario francescano di La Verna. Il Papa ha scritto una intensa riflessione sul sacerdozio e sulla missione (Galeazzi)

Il Papa dal Vescovado: "Grazie sbandieratori, avete toccato il mio cuore". Fuori programma con gli artisti in strada (Benigni)


Ultimora: il Papa diretto a San Sepolcro poi, se Dio vorrà, a La Verna

Il Papa ad Arezzo: servizio di Alessandra Buzzetti

Alle radici della spiritualità, la ricetta di Benedetto XVI per l'Italia del disagio (Galeazzi)

Il Papa. L'Italia reagisca alla tentazione dello scoraggiamento. Crisi economica complessa, si supera cambiando cultura. Appello per la difesa della vita e del matrimonio (Izzo)

Il Papa e la visita in Toscana. Quel legame speciale con Fiesole e la comunità benedettina

Il Papa ad Arezzo: servizio di Lucio Brunelli


Tutte le campane di Arezzo salutano l'arrivo del Papa. Ad accoglierlo quattro paggetti che rappresentano i quartieri della città ed il premier Monti (Izzo)


Il Papa: «Crisi, tutelare le fasce più deboli» (Vecchi)

Messa, Benedetto XVI : "Vi guidi il luminoso esempio dei vostri santi e la tradizione del vostro popolo" (Baldi)

Il Papa in Cattedrale Pietro ha incontrato Donato e la Madonna del Conforto (Crestini)

Benedetto XVI ha affrontato il tema della crisi, con accenti chiari e pragmatici, in una omelia in cui ha ripercorso la storia dei santi e dei grandi personaggi aretini e toscani (Chirri)

Il Papa ad Arezzo: foto Ansa

Il Papa in cattedrale: foto La Nazione

Il Papa ad Arezzo: le foto di Repubblica.it

Coldiretti offre menu a chilometri zero per il Papa ad Arezzo

Il Papa ad Arezzo accolto da migliaia di persone: l'Italia riprenda la via del rinnovamento spirituale ed etico (R.V.)
 


Il Papa ad Arezzo: foto Corriere (2)

Il Papa ad Arezzo: foto Corriere

Il Papa ad Arezzo: il commento audio di Ansaldo

Il Papa: Mediante Maria, reagire alla tentazione dello scoraggiamento di fronte alla crisi economica (AsiaNews)


Il Papa ad Arezzo: foto Tgcom

Il Papa chiede agli aretini di continuare ad essere testimoni di carità (Ambrogetti)

Nel pomeriggio il Papa a La Verna: con noi fra Michele Maria Pini (R.V.)
 

Il Papa in visita oggi anche alla città di San Sepolcro: la gioia della cittadinanza nelle parole del Parroco

La folla per il Papa ad Arezzo: foto Repubblica

Il Papa: "Basta cultura dell'effimero. Cambiare stili di vita contro la crisi" (Galeazzi)

Il Papa: Questa terra, dove nacquero grandi personalità del Rinascimento, da Petrarca a Vasari, ha avuto parte attiva nell'affermazione di quella concezione dell'uomo che ha inciso sulla storia d'Europa






Poche ore dall'arrivo del Papa in Toscana. Tutte le tappe


ARTICOLI, NOTIZIE, INTERVISTE E COMMENTI PRECEDENTI IL VIAGGIO DEL SANTO PADRE

Ad Arezzo la prima visita pastorale del 2012 in Italia

"Il Papa ad Arezzo contro la crisi". Parla a "Vatican Insider" l'arcivescovo Riccardo Fontana (Galeazzi)

Il cristocentrismo bonaventuriano nella riflessione e negli studi di Joseph Ratzinger. A La Verna un viaggio del cuore (Bellandi)

La prima volta del Papa in Toscana. Domenica ad Arezzo, La Verna e Sansepolcro (Ponzi)

Il sindaco di San Sepolcro: la visita del Papa darà slancio alla società civile (Radio Vaticana)

Arezzo attende con gioia il Papa. Il vescovo Fontana: momento di verifica della nostra fede

Chianina e asparagi nel menù del Santo Padre: ad Arezzo pranzo all'insegna dei prodotti locali


Arezzo in attesa di Benedetto XVI. Intervista con il vescovo, mons. Fontana (R.V.)


Arezzo aspetta il Papa (Caremani)


Il Papa ad Arezzo, card. Betori: tutta la Toscana lo aspetta. L'amore di Ratzinger e Wojtyla per la Regione (Izzo)

IL PAPA AD AREZZO: IL FASCICOLO SPECIALE DELLA DIOCESI 

Il Papa ad Arezzo: Benvenuto nella storia e tra le Chiese di Toscana (Giuseppe Betori)

Benedetto XVI, il Papa teologo che ci guida a Dio (Piero Coda)

La prima visita di Benedetto XVI in Toscana (Fagioli)

Il Papa ad Arezzo, un regalo per tutta la Toscana
 


Arezzo attende il Papa con orgoglio e speranza. Intervista con il sindaco Fanfani

A San Sepolcro concerto per i mille anni della città aspettando l'arrivo del Papa (Radio Vaticana) 

Comunicato dei vescovi toscani sulla visita del Papa ad Arezzo e La Verna (Sir)

Vescovo Fontana: "Indetta una colletta per i più poveri in occasione della visita del Papa"

L'arcivescovo di Arezzo, Riccardo Fontana: "La nostra Chiesa attende il Papa con gioia" (Radio Vaticana)

Il 13 maggio il Papa visiterà Arezzo, La Verna e San Sepolcro (Izzo)

Domenica 13 maggio il Papa in visita ad Arezzo: gli appuntamenti (R.V.)

Il Papa a La Verna alla scuola di Francesco:il programma

Matteo e Giada, canzone per il Papa: i due minicantori di 12 anni protagonisti in Cattedrale

Auguri al Papa dai giovani della diocesi di Arezzo, meta della sua prossima visita pastorale

Benedetto XVI ad Arezzo, La Verna e Sansepolcro I dettagli della Visita Pastorale di domenica 13 maggio

La visita del Papa ad Arezzo non sarà una passeggiata...

Il 13 maggio il Papa ad Arezzo La Verna e Sansepolcro (O.R.)

Il 13 maggio il Papa visiterà Arezzo, La Verna e Sansepolcro (Izzo)

Il 13 maggio il Papa in visita pastorale ad Arezzo e Sansepolcro. L'annuncio del vescovo mons. Fontana (Radio Vaticana)

Il Papa compirà domenica 13 maggio 2012 una visita pastorale alla diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro (Sir)

Il Papa in visita ad Arezzo e Sansepolcro il prossimo 13 Maggio‎. L'annuncio del vescovo

VISITA PASTORALE DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI AD AREZZO, LA VERNA E SANSEPOLCRO (13 MAGGIO 2012) - PROGRAMMA